Oggetto del Consiglio n. 1890 del 6 ottobre 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1890/XVI - Interpellanze: "Implementazione delle risorse dell'Unità di Valutazione Multidimensionale della Disabilità (UVMDi) e programmazione dei servizi sul territorio" e "Valutazioni in ordine al modello organizzativo e al funzionamento dell'Unità di Valutazione Multidimensionale della Disabilità (UVMDi)".
Bertin (Presidente) - I punti n. 45 e 46 sono discussi congiuntamente, pertanto queste due interpellanze si svolgeranno con l'illustrazione dei due interpellanti, la risposta unica dell'Assessore e poi le repliche degli interpellanti. Per l'illustrazione, ha chiesto la parola la consigliera Minelli, ne ha facoltà.
Minelli (PCP) - Durante la seduta del Consiglio regionale di inizio luglio, discutendo congiuntamente un'iniziativa del collega Marquis e un'iniziativa della sottoscritta relativa al servizio di accompagnamento e sui centri educativo-assistenziali per persone con disabilità, si è fatto riferimento all'Unità di Valutazione Multidimensionale della Disabilità e ai suoi compiti. Questa struttura è stata istituita nella nostra Regione il 29 gennaio del 2018 con la delibera n. 75 ed è deputata alla valutazione di funzionamento delle persone con disabilità sulla base della classificazione internazionale del funzionamento di salute e disabilità, previsto dall'Organizzazione mondiale della sanità nel 2021, e alla conseguente elaborazione del progetto di vita della persona, che prevede la definizione di obiettivi prioritari e interventi idonei a soddisfare i bisogni emersi. Si tratta di un importante organismo che opera - bisogna dirlo - con competenza e che offre un servizio indispensabile nell'ambito di tutto quello che riguarda le persone con disabilità. Tuttavia - e lo avevamo già evidenziato a luglio in quella seduta -, l'unità è sottodimensionata in quanto a organico e, con tutta la buona volontà, non può materialmente predisporre in tempi adeguati i vari progetti di vita come richiederebbe la situazione, perché non è una cosa così semplice come compilare un modulo, soprattutto bisogna considerare che c'è un alto numero di persone con disabilità presenti nella nostra regione, ancorché i dati non sono chiari. Infatti, devo sottolineare che abbiamo provato a reperire - si diceva anche poco fa - i dati aggiornati sul totale delle persone con disabilità residenti in Valle d'Aosta e non ci sono, ce lo hanno confermato anche i responsabili di alcune associazioni e organismi che molto più di noi conoscono questa realtà. Ci sono i dati relativi ai disabili nei vari ordini di scuola, ci sono i dati relativi ai ciechi e agli ipovedenti, agli invalidi complessivamente, agli invalidi civili, alle persone che hanno il riconoscimento ex legge n. 104, però non si riesce a capire complessivamente quante sono le persone con una disabilità riconosciuta in Valle d'Aosta. Io ho trovato un documento che risale al 2017 della Struttura invalidità civile, disabilità del Dipartimento sanità salute e politiche sociali della Regione, che era stato redatto in occasione della "Giornata mondiale dei diritti delle persone con disabilità" di quell'anno e lì si apprende che gli archivi a cui fare riferimento sarebbero tre: la banca dati della legge n. 118/1971 per l'invalidità civile, la banca dati della legge n. 104 relativa ovviamente alle persone con una situazione di disabilità e di disabilità grave, la banca dati legge n. 68/1999 per le persone che vengono valutate come idonee ai fini di un collocamento lavorativo mirato, a cui si devono aggiungere i dati che sono in possesso attraverso i dati della scuola, della Sovrintendenza. Incrociando questi dati, ma mi riferisco a quelli del 2017 perché io altri non ne ho trovati, il totale sarebbe di oltre 5 mila persone e per una parte consistente, però noi non sappiamo adesso per quanti, dovrebbe essere redatto il progetto di vita a cui facevo riferimento poco fa. Da questo progetto di vita discende la scelta dei servizi e delle attività di cui necessitano gli utenti e che bisogna garantire loro e poi anche il loro inserimento o meno in strutture che sono dedicate, in strutture che sono ritenute idonee.
Rispetto ai dati, c'è da aggiungere una riflessione però, perché, andando a guardare i dati ISTAT, i dati nazionali, si indica una media nazionale di persone con disabilità, è una media quindi ovviamente i dati sono da prendere con le molle, però la media dice che ci dovrebbero essere persone con disabilità per il 5,2 percento. Fatti i calcoli della nostra Valle, rispetto sempre a quei dati del 2017, la percentuale viene del 4 percento. Ora, i casi sono due: o noi siamo in una situazione fortunatamente migliore, però purtroppo non credo sia così, sennò vuol dire che se ne sono persi, se n'è perso un numero, non è solo un piccolo numero, è un po' di più di qualche persona perché verrebbero circa 1.500 persone, che obiettivamente, con i nostri numeri, non è poco, è molto...
A causa della carenza delle risorse di quest'Unità di Valutazione Multidimensionale che dicevo prima, è stato valutato in questi anni - e direi anche, secondo me, comprensibilmente - di dare la precedenza nell'elaborazione di questi progetti di vita delle persone con disabilità in uscita dal percorso scolastico, cioè le persone più giovani che hanno la vita davanti a sé, quindi il progetto di vita viene costruito, però la riflessione viene spontanea: questo può aver penalizzato degli altri utenti dei quali si rischia di non valutare, nemmeno di conoscere i reali bisogni. Noi crediamo che l'Unità di Valutazione Multidimensionale vada assolutamente potenziata per garantire un'effettiva presa in carico delle esigenze. Se è verosimile che il numero delle persone con disabilità nella nostra regione si aggira sui 5 mila - io dico che probabilmente sono di più, ma prendiamo pure la cifra di 5 mila - per realizzare tutti i progetti di vita e arrivare a regime, considerato quanti si riesce a farne in un anno, passeranno degli anni e si aggiungeranno altre persone, nel frattempo alcune di queste non ci saranno più, perché sappiamo che ci sono anche persone che sono molto in là con gli anni, ma ce ne saranno di nuove, e poi ci sarà tutta la fascia centrale che non avrà avuto nel frattempo il suo progetto di vita: dico questo perché, dalle informazioni che abbiamo cercato di reperire, i progetti di vita che si elaborano ogni anno sono alcune decine, ma perché non ci si riesce, non si può fare di più, chi è lì fa quello che può. Allora se in ogni anno si fanno dai venti ai trenta progetti di vita, il calcolo è presto fatto: per 5 mila persone, probabilmente oltre 6 mila, non so quando arriveremo.
L'ultima cosa che aggiungo è che l'Unità di Valutazione Multidimensionale, per redigere questo progetto di vita, che fa insieme quando è possibile alla persona con disabilità o insieme alla sua famiglia, per fare in modo che questo progetto sia il più possibile rispondente alle esigenze e non solo alle esigenze... perché c'è anche un altro aspetto: alle esigenze e ai desiderata delle persone, perché il progetto di vita che ognuno di noi prova a costruirsi per la sua vita riguarda sia le esigenze che sono primarie e secondarie, ma poi riguarda anche i desideri, gli obiettivi, ciò che uno pensa di poter fare nella vita e queste persone ne hanno tutto il diritto come ce l'abbiamo noi... dicevo, per redigere questi progetti congiunti, c'è necessità di riorganizzare il sistema dei servizi sul territorio, anche alla luce - e questo noi dobbiamo tenerlo in considerazione - del nuovo paradigma sulla disabilità che discende dalla Convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità. Questo sistema oggi non c'è, non è presente.
Quello che noi chiediamo all'Assessore, consapevoli del fatto che il problema non è di oggi, è un problema che si trascina da tempo, è quindi di sapere: "quali e quante sono le figure professionali che operano nell'Unità Multidimensionale, quanti sono i progetti di vita elaborati dal 2018 ad oggi e quanti progetti, alla data attuale, si prevede di dover ancora realizzare - per capire anche un po' meglio qual è la situazione - se si sta operando o se è sua intenzione operare per incrementare le risorse che ci sono e in che modo", e poi "se è in atto, oltre a quest'incremento dell'Unità di Valutazione Multidimensionale, anche la programmazione di un sistema di servizi in grado di rispondere alle varie esigenze e a dare attuazione poi a questi progetti di vita", perché ovviamente non bisogna solo riuscire, ed è già complicato, a scriverli, ma poi anche ad attuarli.
Presidente - Sempre per l'illustrazione dell'interpellanza, la parola al consigliere Marquis.
Marquis (FI) - Alcune parole a integrazione di quanto ha già detto bene la collega Minelli. Sicuramente l'Unità di Valutazione Multidimensionale della Disabilità ha un ruolo importante e nell'interpellanza precedente, quando mi riferivo ai corti circuiti soprattutto nell'ambito delle deleghe, mi riferivo proprio a questa situazione dove dalla parte del settore del lavoro si dice che devono presiedere tutti i tavoli, ma nell'ambito della disabilità è l'Unità di Valutazione Multidimensionale che crea il progetto di vita della persona disabile. Da quel progetto di vita emerge un'esigenza, laddove ce ne sono i requisiti, d'individuare un'attività lavorativa adeguata alle possibilità della persona, quindi è quel tavolo che deve presiedere la gestione del problema, perché è qui il punto di contatto dove uno si sovrappone all'altro e tutti si fermano perché dicono: "non sappiamo, tocca a me? Tocca all'altro? Non so chi deve deliberare". Nell'ambito di quest'Unità di Valutazione è stata istituita la figura del Case Manager, abbiamo fatto la richiesta per sapere quanti ce ne sono coinvolti perché a noi risulta che non ce ne sono più disponibili, quindi oggi, se bisogna fare dei progetti di vita, non c'è la figura principale, ma il problema che mancano queste figure è anche dettato da lacciuoli che si è messa da sola l'Amministrazione regionale, a differenza di tutte le altre Regioni. C'è stata una deliberazione che ha detto che questa figura deve essere per forza un educatore professionale, ma chi l'ha detto che deve essere un educatore professionale a fare il Case Manager? Può essere tranquillamente un ingegnere che ha quella sensibilità e può portare avanti la gestione di quella materia, può essere addirittura una persona vicina alla famiglia. Il problema quindi è che l'andare a mettere ancora quella barriera di accesso ha fatto sì che non ci sono le figure che possono adempiere al ruolo e quindi si blocca la gestione e la realizzazione di tutti questi progetti di vita. Tutte queste cose stanno andando avanti per la capacità e la sensibilità che ci mettono le persone che ne fanno parte, ma non grazie alla modalità organizzativa disegnata a monte. È questo il problema vero per cui è importante la discussione in quest'aula. La politica deve dotare le strutture delle risorse adeguate per dare le risposte: è questo il nostro ruolo! Questa materia qui l'abbiamo già trattata un po' di Consigli fa, è stato detto: "mancano le risorse, vediamo", però un minimo di riorganizzazione... Io mi rendo conto che ci sono tante priorità, però, laddove ci sono dei blocchi e tutto si ferma, bisogna cercare di rimuovere questi ostacoli per dare delle soluzioni al problema, perché tutte queste persone che fanno parte delle Unità operano con difficoltà e lamentano la situazione in cui sono lasciate e mi risulta che abbiano scritto delle lettere già da tempo per richiedere del personale, però è qui che ricade sempre il solito discorso, si dice: "bisogna fare una riorganizzazione". Due anni fa si parlava di riorganizzazione della macchina regionale, però riorganizzazioni non ne abbiamo ancora viste. Cerchiamo d'intervenire su queste situazioni che sono le più delicate quanto meno che attengono alla vita delle persone, perché se noi stiamo fermi e lasciamo passare due anni nell'attesa che si possa trovare una soluzione, nel frattempo sono trascorsi due anni di una vita, che magari è stata compromessa irrimediabilmente perché non sono state messe in atto delle azioni che necessitavano proprio in quel frangente. Attendiamo la sua risposta.
Presidente - Risponde l'assessore Barmasse.
Barmasse (UV) - Farò ovviamente una premessa anche per spiegare ai non addetti ai lavori cosa è l'UVMDi e vorrei fare anche una puntualizzazione, perché poi magari nell'interpellanza mi dimentico di farla, sulla valutazione di quanti sono i disabili in Valle d'Aosta. Nella risposta precedente facevamo riferimento alle cosiddette "104", che sono 4.900, non esisteva un censimento dei disabili perché non basta vedere la 104 in Valle d'Aosta, abbiamo fatto un progetto con la Fondazione comunitaria proprio per poter cercare di arrivare a un censimento, anche se la parola non è giusta, dei disabili perché la disabilità ha talmente tante sfaccettature che non è facile arrivarci, per cui non possiamo basarci solamente su chi accede ai servizi, su chi ha fatto le visite e ha un'invalidità, ma la disabilità, come sappiamo tutti, è un mondo molto particolare e variegato e quindi si sta cercando di fare questo tipo di ricerca, come dicevo prima, in collaborazione con la Fondazione comunitaria dove comunque mancano dei dati perché sono dati che non avevamo. Su una cosa concordo: per poter fare anche della programmazione, bisogna avere i dati perché senza quelli non facciamo niente e questo è il tentativo che stiamo facendo. Anch'io sono rimasto stupito del fatto che non avessimo questi dati, ma poi mi sono reso conto della difficoltà di averli e questo sicuramente è il motivo per cui non siamo mai riusciti ad averli al di là di quello che è stato detto prima.
Sul numero dei progetti di vita, come ho già risposto nella precedente interpellanza, è vero che gli aventi diritto - questo per legge - sono circa 5 mila, ma il fatto di essere un avente diritto non vuol dire che sia stata fatta richiesta di un progetto di vita, questo solo per specificare che il processo non è automatico, ma è su richiesta delle famiglie e ovviamente del disabile quando il disabile stesso la può fare.
Come dicevo prima, una premessa, questo perché così tutti abbiamo un'idea di cosa sia l'UVMDi, che sicuramente gli interpellanti conoscono benissimo, ma magari non tutti. L'Unità di Valutazione Multidimensionale della Disabilità (UVMDi), che è prevista dall'articolo 8 della legge regionale n. 14/2008: "Sistema integrato di interventi e servizi a favore delle persone con disabilità", è istituita con deliberazione n. 75/2018, è composta da un assistente sociale, con funzione di coordinamento individuata all'interno del Dipartimento politiche sociali, un educatore professionale con funzione di segreteria di coordinatore vicario dell'UVMDi in assenza del coordinatore, di coordinamento del Case Manager individuato all'interno del Dipartimento politiche sociali, due rappresentanti dell'Azienda USL della Valle d'Aosta individuati nelle seguenti figure professionali: un tecnico della riabilitazione, uno psicologo, nel medico di base o specialista che ha in cura la persona con disabilità, dell'équipe territoriale multiprofessionale composta da assistente sociale e dallo psicologo, oltre che da eventuali altri operatori sanitari che hanno in carico la persona disabile, della persona con disabilità e la sua famiglia e/o da chi ne esercita la tutela al fine di assicurare la sua più ampia partecipazione alla progettazione del proprio progetto di vita a garanzia dell'autodeterminazione e del rispetto della libertà individuale di scelta.
È prevista la possibilità d'integrare l'UVMDi su indicazione del coordinatore della stessa qualora ne ravvisi la necessità con competenze e professionalità specifiche ulteriori, quali esperto di valutazione su base ICF, i gestori dei servizi che compongono l'offerta occupazionale e assistenziale disponibile, oltre a esperti e soggetti competenti utili a illustrare i diversi aspetti e le diverse soluzioni per la vita indipendente, eventuali rappresentanti della competente struttura regionale delle politiche del lavoro per illustrare specifiche opportunità di inserimento lavorativo, il tutor, referente del giovane con disabilità, qualora la persona oggetto di valutazione sia in uscita dal percorso scolastico.
L'UVMDi effettua di norma due sedute settimanali in forma collegiale: una il martedì presso gli uffici di invalidità civile a Saint-Christophe e un'altra il giovedì presso gli uffici dell'Azienda USL della Valle d'Aosta nel Poliambulatorio di Châtillon.
Arrivo adesso alle risposte alle interpellanze, quindi "quante sono le figure professionali che operano nell'Unità Multidimensionale e quanti progetti di vita sono stati attivati nella costituzione dell'UVMDi e quanti Case Manager sono stati coinvolti". L'UVMDi, per l'espletamento della funzione di Case Management, si avvale di trenta unità di personale che ricomprendono i seguenti profili professionali: un educatore professionale part time interamente dedicato a tale attività, un educatore professionale a tempo pieno coordinatore vicario dell'UVMDi, responsabile dei Case Manager, diciotto educatori professionali che operano nei centri diurni educativo-assistenziali, i cosiddetti "CEA", ai quali viene riconosciuta anche la funzione di Case Manager esclusivamente sui progetti di vita elaborati in favore di persone che frequentano il loro servizio, otto assistenti sociali territoriali che seguono alcuni casi per i quali è stato valutato più funzionale che a ricoprire il ruolo di Case Manager fosse tale figura, due medici, di cui uno specializzato in psichiatria e un secondo specializzato in pediatria, che seguono alcuni casi per i quali, come per gli assistenti sociali, è stato valutato più funzionale che a ricoprire il ruolo di Case Manager fosse la figura del medico.
"Quanti sono i progetti di vita lavorati dal 2018 e quanti progetti di vita sono stati attivati dalla costituzione dell'UVMDi": a questa domanda ho già risposto nella precedente interpellanza per cui scusate la ripetizione. Dal 2018 ad oggi sono stati lavorati 90 progetti, ad oggi sono attivi 84 progetti e 4 in fase di realizzazione. La lista di attesa di coloro che hanno fatto richiesta di accesso all'UVMDi consiste in 30 persone. Occorre precisare che ogni anno l'UVMDi dedica il primo semestre alla presa in carico dei ragazzi in uscita dalla scuola, accompagnando la persona nella delicata fase di transizione verso la vita adulta. Esaurita tale attività prioritaria, l'UVMDi riesce a elaborare circa dieci progetti per le persone in lista d'attesa. Infine, l'UVMDi effettua annualmente mediamente 40 rivalutazioni dei processi in atto. Posto che ritengo che sia indispensabile potenziare le risorse di personale dedicate all'elaborazione dei progetti di vita, questo è già stato detto anche in precedenti azioni ispettive, informo che una risposta potrà anche arrivare con i finanziamenti del PNRR nell'ambito della progettualità in materia di servizi sociali, disabilità e marginalità sociali, a valere sulla missione 5, componente 2 del PNRR. Per l'attuazione dei progetti a valere sulla linea di attività e interventi per la disabilità in fase di presentazione è quindi prevista anche l'assunzione di due unità di personale nel periodo tra gennaio 2023 e dicembre 2024. Sarebbe necessario il potenziamento delle figure professionali da dedicare all'attività di Case Management e in tale ottica era stata richiesta, nell'ambito del piano del fabbisogno del personale, l'assunzione di figure di educatori professionali in numero di 6 unità. Tuttavia tale richiesta non è stata ancora accolta e si sta provvedendo a cercare soluzioni alternative, in particolare attraverso l'affidamento di un servizio per cui verrà bandito un concorso per educatori nel 2023, cosa che non è stato possibile nel 2022. L'esperienza maturata attraverso l'attività dell'UVMDi, che ha visto persone con disabilità e familiari diventare possibili protagonisti attivi di un modello di partecipazione, coprogettazione e personalizzazione di percorsi di vita, sta consentendo sempre più all'Amministrazione regionale una programmazione di servizi e attività dedicate alla disabilità più rispondenti ai bisogni. Le necessità finora emerse sono state il potenziamento dei servizi educativi, potenziamento dell'assistenza personale e domiciliare, potenziamento dell'accoglienza presso centri diurni, attivazione e potenziamento dell'assistenza presso strutture residenziali anche per soggiorni brevi, potenziamento e adeguamento di attività sportive e di socializzazione, potenziamento e adeguamento di assistenza materiale e cura della persona, attivazione e potenziamento di esperienze di inclusione sociale e programmi per il raggiungimento dei livelli più alti di autonomia e vita indipendente, attivazione e potenziamento di attività di servizi e di alleggerimento del carico familiare. Infine, è emersa la necessità che l'UVMDi, adeguatamente potenziata e integrata da professionalità specifiche perfezioni la determinazione del cosiddetto "budget di progetto", intendendo una puntuale definizione quantitativa e qualitativa delle risorse economiche, strumentali, professionali e umane atte a garantire la piena fruibilità dei sostegni indicati per qualità, quantità e intensità del progetto personalizzato.
Per concludere, direi che sicuramente la carenza del personale è un fatto importante, stiamo cercando di potenziarci da questo punto di vista sia con richieste di assunzioni, sia con il PNRR, che ci darà delle risorse per avere almeno l'assunzione di altri due educatori; penso che questo sia essenziale per poter dare più risposte, per seguire meglio i casi e dare parzialmente perlomeno comunque un miglioramento delle risposte in tale ambito.
Presidente - Per la replica, la parola alla consigliera Minelli.
Minelli (PCP) - Grazie Assessore per la risposta. Parto da un dato positivo, perché cerchiamo di prendere quello che c'è di buono qualche volta, sicuramente questo progetto che è in piedi, insieme a Fondazione comunitaria per arrivare a una definizione, ancorché complicata, del numero delle persone con disabilità è importante. Bisognerebbe anche riuscire a capire che previsione di tempi c'è per avere dei risultati, comunque è qualche cosa di positivo.
Mi soffermo poi però su un'altra cosa che è un po' meno positiva: lei ha detto che i progetti di vita che devono essere attivati lo sono sulla base di richieste. Io credo che fra queste 5 mila o più persone che sono in una condizione diversa ma comunque di disabilità molto probabilmente - e non mi riferisco ovviamente a chi è più giovane, perché, essendo dentro nel canale della scuola o della formazione, le famiglie possono essere informate di questa possibilità - ci sono moltissime altre persone che forse nemmeno sanno di questo, quindi l'azione è duplice: da una parte, va sicuramente potenziata l'Unità Multidimensionale, e lo abbiamo detto tutti quanti, lei compreso, ma non solo perché deve poi mettere in piedi e attivare questi progetti e ci è stato detto che sono mediamente - io avevo detto quasi 20 - invece lei ci ha detto 10 all'anno oltre alle rivalutazioni, ci dovrà essere un'azione informativa, di accompagnamento in questo senso, perché io credo che, al di là di assolvere a un obbligo che è previsto dalla normativa, quindi di dare gli strumenti all'Unità per poter operare, c'è anche un'assunzione di responsabilità che dev'essere delle istituzioni che operano in un contesto del 2022, che è di fare tutto ciò che è nelle possibilità non solo di risorse economiche ma proprio nelle possibilità di un'istituzione di far sì che tutta la sua popolazione, in questo caso quella che è in una condizione particolare, abbia la conoscenza anche, oltre che poi gli appoggi, per sviluppare questo progetto di vita, perché mi sembra che questo sia un aspetto che forse non viene tanto preso in considerazione.
Si dice: "trenta sono le richieste, riusciamo a evaderne dieci più le rivalutazioni e quindi in qualche maniera, con il numero di educatori che si spera d'implementare, si affronterà la questione". Secondo me, c'è qualche cosa di più da fare che ovviamente è complicato, ma si deve entrare in un'ottica diversa. Questa questione del progetto di vita, che poi in alcune situazioni le famiglie ci dicono anche essere non sempre accettato, non sempre concordato e forse per alcuni non essere neanche la soluzione migliore... però questo è ciò che è previsto, la direttiva è questa, si va nella direzione di non avere più anche soltanto il servizio dei CEA. Lei in una precedente iniziativa ci aveva risposto, quando avevamo protestato per il fatto che si chiudevano alcuni servizi dei CEA per le persone con disabilità: "ma non si può più fare, così non si possono più far rimanere queste persone soltanto nei CEA perché adesso c'è il progetto di vita che prevede anche delle cose diverse". Peccato che però poi per tante persone non c'è più né l'uno né l'altro, perché il problema è questo. C'era anche chi poteva usufruire almeno di quello e adesso vuoi per la difficoltà dell'Unità Multidimensionale di fare i progetti, per la scarsità di risorse, vuoi per tutte le difficoltà contingenti, c'è chi è rimasto a piedi senza nessun servizio. Ci ha detto che una risposta potrà arrivare dal PNRR, da questa missione 5, componente 2, per potenziare i Case Manager. Speriamo che sia così però, come dicevo, al di là degli studi che si possono fare per fare la fotografia della popolazione, dev'essere messa in campo un'azione che incida molto di più anche sulla conoscenza delle possibilità.
Presidente - Per la replica, la parola al consigliere Marquis.
Marquis (FI) - Due considerazioni che credo le potranno essere utili: quanto al discorso dei progetti di vita, giusto per contestualizzare anche qui la situazione, perché sennò sembra magari che si chiedono delle cose che sono impossibili: la Sardegna ha 41 mila progetti di vita. Facendo le proporzioni con il numero di abitanti, noi ne dovremmo avere 3.500, ne abbiamo 90. Capisce la differenza di dove sono gli altri e dove siamo noi... Non è quindi colpa sua, la situazione è questa. L'invito che io mi sento di farle, alla luce degli interventi che abbiamo fatto anche sulle altre iniziative, perché toccano tutte lo stesso tema, evidenziano che è abbastanza da rifare l'organizzazione: si prenda a cuore questa vicenda adesso che c'è il DEFR e il bilancio e ridisegni complessivamente l'approccio, è l'unica soluzione che c'è per creare una ripartenza, ma una ripartenza che abbia una visione, che tolga tutte le stratificazioni che si sono ereditate e accumulate sino ad oggi dove ci sono i cortocircuiti tra un Assessorato e l'altro. Guardate con attenzione questa situazione, non credo sia difficilissimo trovare la soluzione, ci va della buona volontà però e prendersi a cuore il problema e ci vanno delle ore da dedicarsi e ritenerla una priorità. Se avete bisogno, ci venite a chiedere una mano, siamo qui in Consiglio e ve la diamo, siamo a disposizione, non ci sottraiamo noi a darvi una mano, a dirvi dove ci sono le problematiche o a individuarle per andare poi a metterci mano, però se non c'è questo tipo di approccio, non si va da nessuna parte. Questo glielo dico con assoluta cognizione di causa. Ho passato dei mesi a leggere tutte le delibere, a leggere il modello organizzativo che c'è ma le dico che è una cosa impossibile da pensare se fosse da realizzare quello che c'è oggi in atto. Facciamo finta quindi che non ci sia niente e si deve ridisegnare tutto. La macchina va ridisegnata, si prende il buono che c'è e lo si ricolloca in un nuovo modello organizzativo, ma è l'unica maniera per trovare soluzioni a questo problema.
Guardi che anche a livello di Case Manager, per fare solo una battuta, sa perché riescono ad andare avanti? Perché oggi c'è il Case Manager che ne ha tre in carico, tre progetti di vita da seguire e, siccome non ce ne sono delle nuove disponibilità, chiamano quello che ne ha tre e gli dicono: "prenditi anche il quarto", quello che ne ha quattro "prenditi il quinto" e poi il paradosso dei paradossi, questi sono progetti di vita, vorrebbe dire che quella persona dovrebbe sempre seguire la persona in affiancamento, e a chi lo facciamo seguire? Ad un'assistente sociale assunta dall'interinale che magari dura lì un anno, sei mesi, due anni, non è neanche un organico della Regione, ma ci rendiamo conto? (intervento dell'assessore Barmasse, fuori microfono) ...certo che lo so, è per questo che dico ne parleremo nei prossimi Consigli, penso che bisogna assumere queste figure nell'organico regionale, perché diversamente mi dica lei come possono essere dei riferimenti per la gente sul territorio!
