Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1839 del 22 settembre 2022 - Resoconto

OGGETTO N. 1839/XVI - Interpellanza: "Concessione del patrocinio dell'UniVda alla manifestazione "Pride" e aderenza ai criteri previsti dal relativo Regolamento".

Bertin (Presidente) -Punto n. 52. Per l'illustrazione, consigliere Manfrin ne ha facoltà.

Manfrin (LEGA VDA) - Come illustrato nelle premesse, si terrà nella giornata dell'8 ottobre 2022 una manifestazione denominata "Pride" che, per brevità, definiremo "Gay Pride", per accorciare.

Questa manifestazione, che ha totalizzato alcuni patrocini, ne ha raccolto uno che mi ha particolarmente incuriosito, poiché proprio l'Università della Valle d'Aosta, secondo quanto riportato dagli organi d'informazione, avrebbe dichiarato di patrocinare l'intera rassegna a essa collegata.

Ovviamente giova premettere che non c'è un evento scollegato rispetto a un altro, ma che tutta la settimana di eventi del "Gay Pride" è collegata alla manifestazione successiva che si svolgerà sabato 8 ottobre, potremmo definire quasi pittoresca, vedremo come si svolgerà, e quello che cozza un po' è quello che viene collegato con la possibilità che il regolamento dell'Ateneo fornisce per poter concedere il patrocinio degli eventi.

All'articolo 10 del regolamento dell'Ateneo valdostano viene specificato che: "La concessione del patrocinio non è rilasciata per iniziative palesemente non coincidenti e in conflitto con le finalità dell'Università, per attività con scopi o finalità commerciali prevalenti ed esclusivi anche indiretti, per iniziative promosse da sindacati, partiti o movimenti politici. Inoltre il patrocinio è escluso per gli eventi promossi da organizzazioni che rappresentano categorie o forze sociali, nonché da ordini e collegi professionali, ai fini della promozione o proselitismo per il finanziamento della propria struttura organizzativa".

Noi abbiamo guardato - ma banalmente, li poniamo all'attenzione dell'Aula - alcune dichiarazioni o alcuni documenti presenti proprio su questa manifestazione.

Il soggetto organizzatore, per esempio, è la sezione valdostana di Arcigay nazionale che si dichiara sul suo sito, se uno va a vedere, un vero e proprio soggetto politico - come abbiamo peraltro detto anche più volte in quest'aula - e viene scritto proprio sul sito che l'Associazione agisce direttamente a livello nazionale come soggetto d'iniziativa politica e istituzionale, quindi ci troviamo evidentemente nella fattispecie che il regolamento indica come contrastante e ostativa per il rilascio del patrocinio.

Ma le criticità non finiscono qui, perché la manifestazione "Gay Pride" prevede, e chiunque può, andando sul sito, verificarlo, un vero e proprio manifesto politico; c'è un manifesto politico collegato alla manifestazione del "Gay Pride", non è solo una manifestazione pittoresca, ma c'è un vero e proprio manifesto politico e nel manifesto politico - ne leggo solo dei brani - viene spiegato in maniera chiara: "Il primo scopo del Gay Pride è dunque quello di restituire visibilità alla comunità LGBTQIA+, visibilità ai nostri corpi che sono strumento politico, perché testimoniano la nostra esistenza ma anche le richieste di diritti che ancora aspettiamo di ottenere", direi visibilità.

Oltre a questo, viene scritto l'obiettivo principale, c'è proprio scritto: "Obiettivo principale: l'obiettivo finale è inevitabilmente e indiscutibilmente l'uguaglianza civile e sociale delle categorie marginalizzate, condizioni che ben lontano dall'essere completa come dimostra il naufragio in Senato nell'ottobre 2021 del DDL Zan che, per quanto imperfetto, rappresenta un'urgenza normativa che l'Italia, tra gli ultimi Paesi europei, attende da un quarto di secolo", quindi qui viene addirittura evocato un DDL che è evidentemente un atto che è stato esaminato a livello politico dalle istituzioni italiane.

Quindi nessun timore di sbagliarci: la manifestazione è evidentemente politica con obiettivi politici.

Lo stesso Assessore del Comune di Aosta in un'intervista si è detto rammaricato, perché la manifestazione avrebbe dovuto svolgersi il 24 di settembre, ma non si è potuta svolgere perché c'era il silenzio elettorale in concomitanza.

Ora quale manifestazione, che sia non politica, non si può svolgere quando c'è il silenzio elettorale? È evidente che questa è una manifestazione politica e l'Assessore lo chiarisce con le sue dichiarazioni: "Le elezioni potrebbero tranquillamente convivere con la settimana del Pride ma non con la manifestazione finale del 24, essendo il giorno di silenzio elettorale, è impossibile che nello stesso momento si svolga una manifestazione politica. Gli appuntamenti del Pride Week si potrebbero fare ma è chiaro che..." e c'è tutto il continuo.

Anche gli organizzatori dello stesso articolo in una nota spiegano che "Non è infatti possibile né tanto meno opportuno celebrare il Pride nella giornata del silenzio elettorale, durante il quale sono vietate manifestazioni pubbliche" - non proprio, la sagra del tartufo o dello stambecco non sono vietate, sono vietate quelle politiche - "E qualsiasi forma di azione che possa in qualsivoglia e maniera influenzare l'elettorato. Le regole della democrazia vanno inderogabilmente rispettate" e aggiungo io: le regole che l'Ateneo valdostano si è dato.

Dopodiché c'è un divieto espresso e anche qui integriamo perfettamente questa fattispecie.

"Non si può sostenere manifestazioni ai fini di promozione o proselitismo o per il finanziamento della propria struttura organizzativa".

La cosa che io ho trovato particolarmente curiosa è che proprio l'Arcigay valdostana abbia deciso di diffondere e di consegnare alle aziende valdostane un documento nel quale chiedeva specificamente un sostegno economico all'iniziativa. Non è che questo l'ha fatto prima di organizzarlo, l'ha fatto dopo averlo organizzato e io credo che chiunque qui, se ha dovuto organizzare una gita, prima si sia premurato di avere i soldi per fare benzina alla macchina, o di comprare i biglietti del treno, e dopo abbia organizzato la gita perché se io non ho i soldi per fare il pieno alla macchina, o per comprare il biglietto del treno, non posso fare la gita.

Ora io dubito fortemente che queste persone abbiano detto: "Sai che c'è? Adesso organizziamo la manifestazione ma non sappiamo se abbiamo i soldi per farla, lo chiediamo dopo alle associazioni e alle aziende". No, i soldi ce li avevano, loro chiedono un contributo ulteriore. Non so se ricordate, ci sono state delle manifestazioni come la vendita di oggetti gommosi per sponsorizzare questa manifestazione o l'esibizione di ballerine barbute in un locale di Aosta, queste manifestazioni erano a supporto di questa splendida iniziativa, per raccogliere fondi ovviamente.

Quindi anche qui, con queste modalità, noi integriamo perfettamente quelle fattispecie che il regolamento di Ateneo prevede quali ostative per la concessione e il rilascio del patrocinio.

A fronte di quello che abbiamo illustrato, proprio per evitare che vi sia una palese violazione di quelle stesse regole che l'Ateneo si è dato, a questo punto e con quest'interpellanza le chiediamo, Assessore, per quale motivo non siano state rilevate precedentemente queste evidenti incongruenze e se sia intenzione dell'Amministrazione trasmettere i summenzionati rilievi all'Università della Valle d'Aosta, affinché escluda dal patrocinio una manifestazione che non rispetta i criteri previsti dal regolamento.

Presidente - Risponde l'assessore Caveri.

Caveri (AV-VdA Unie) - Io vorrei dire anzitutto che questa manifestazione è del tutto legittima e rientra nell'alveo della nostra Costituzione, quindi, visto che lei mi chiede sempre un giudizio personale, io ritengo che sia del tutto logico che questa manifestazione si svolga nell'ambito delle regole che evidentemente sono regole che verranno dettate da ragioni di ordine pubblico, di organizzazione e che porterà ad Aosta comunque migliaia di persone, come ha segnalato anche qualche commerciante su Facebook, che dice "Prima di prendersela con una manifestazione che ha anche un'ampiezza di questo genere, bisognerebbe pensarci due volte".

Comincio dal fondo: io non credo che ci siano dei rilievi da trasmettere all'Università della Valle d'Aosta, un po' perché questa decisione è una decisione che, secondo le regole dell'Università, non viene assunta né dal Consiglio dell'Università, di cui noi facciamo parte né dalla Giunta esecutiva di cui io faccio parte. Maria Grazia Monaci mi ha inviato, se vuole gliene leggo una parte, le motivazioni che hanno portato lei, in quanto titolare di questa possibilità di dare i patrocini, ad assumere questa scelta. Dice la rettrice dell'Università: "L'Università della Valle d'Aosta promuove il dibattito pubblico, la crescita culturale, lo sviluppo sociale della comunità universitaria e del suo contesto di riferimento, impegnandosi per l'inclusione e le pari opportunità e contro le discriminazioni di ogni genere. Come richiamato nell'articolo 2 del suo statuto, l'UniVda concorre nella propria autonomia all'individuazione e al perseguimento degli obiettivi della crescita culturale e dello sviluppo socio-economico del territorio. Autonomia" - dice la rettrice - "Che, come ricordato all'articolo 1 del suo codice etico, si basa su valori espressi nella Magna Charta Universitatum, a partire dall'autonomia dell'istituzione e dall'indipendenza morale e scientifica dell'Università nei confronti di ogni potere politico e economico", quindi se ne assume la responsabilità, ritenendo che questo rientra nell'alveo dell'autonomia universitaria.

Dice la Monaci: "L'obiettivo fondamentale dell'Aosta Pride del prossimo 8 ottobre, come riporta la stessa interrogazione, citando il sito della manifestazione, è quello di promuovere l'uguaglianza civile e sociale delle categorie marginalizzate. Nella storia di quest'iniziativa, cioè dal 1969, quest'intenzione è sempre stata portata avanti restituendo visibilità alla comunità, sia facendo comunità lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer, intersessuali, asessuali e chiunque non si definisca eterosessuale, sia facendo questa stessa occasione portatrice di richieste di diritti".

Dice la Monaci: "Lo statuto dell'Università della Valle d'Aosta prevede, nei suoi principi generali, articolo 2 comma 4, le pari opportunità con la loro relativa promozione e realizzazione nella comunità universitaria. Il codice etico dell'UniVdA, che ne traccia gli assetti valoriali di fondo, ricorda all'articolo 1 che l'Ateneo trae ispirazione e riconosce come riferimento fondante i principi espressi nella Costituzione italiana, quindi l'articolo 2, i diritti inviolabili dell'uomo, e l'articolo 3, tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso... e il proseguo dell'articolo 3.

Non a caso lo stesso articolo 1 del codice etico prevede al comma 2 che nei suoi valori fondamentali sia compresa la promozione del riconoscimento e il rispetto dei diritti individuali. Al comma 3 lettera A la necessità di realizzare e diffondere i valori fondamentali della libertà, della legalità, della solidarietà e del rifiuto di ogni discriminazione, mentre, nel successivo articolo 3, si prevede esplicitamente l'impegno a rispettare, proteggere e promuovere i seguenti principi e valori fondamentali: libertà e dignità personale, accoglienza e valorizzazione delle diversità, rifiuto di ogni discriminazione e risoluzione di ogni conflitto.

Inoltre dal marzo di quest'anno presso l'UniVdA è attivo il Comitato permanente di garanzia sul quale, nell'articolo 4 del relativo regolamento, si legge che il CPG promuove altresì la cultura delle pari opportunità, della non discriminazione e della valorizzazione delle differenze, favorendo la diffusione degli studi di genere all'interno delle diverse discipline, stimolando il monitoraggio delle carriere e dando impulso ad attività di formazione e ricerca diretta alla sensibilizzazione e al rispetto di tali principi. Si ricorda infine" - così dice la rettrice - "Che l'Aosta Pride non è un'iniziativa promossa da sindacati, partiti o movimenti politici, categorie, forze sociali e ordini professionali - le definite e precise cause di esclusione del patrocinio, secondo quanto riportato dall'articolo 10 del relativo regolamento richiamato nell'interrogazione - bensì dall'ArciGay che", dice la rettrice, "Non è un sindacato, un partito, un movimento politico, non si è mai presentato in quanto tale a nessun appuntamento politico a nessun livello. Arcigay è un'Associazione nazionale di promozione sociale con sede legale a Bologna, senza fini di lucro, che opera per la costruzione di una società laica e democratica in cui le libertà individuali e i diritti umani e civili siano riconosciuti, promossi e garantiti senza discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale, identità di genere o ogni altra condizione personale sociale, e in cui la personalità di ogni individuo possa realizzarsi in contesto di pace e di sereno rapporto con l'ambiente sociale e naturale, articolo 1 dello Statuto".

Nel successivo articolo 3, vale a dire "I fini", vengono indicati gli obiettivi generali di creare le condizioni per il benessere, la piena realizzazione e la piena visibilità di ogni persona gay, lesbica, bisessuale, trans, intersessuale, combattendo il pregiudizio, la discriminazione e la violenza in ogni loro forma, attraverso una serie di azioni, e qui vengono citate.

Poi - dice la rettrice - l'articolo 32 dello stesso statuto prevede che non possono essere eletti alla carica di Presidente nazionale, di Vicepresidente nazionale e di Segretario nazionale a ricoprire un incarico in segreteria nazionale coloro che ricoprano la carica di Consigliere comunale, provinciale, regionale, parlamentare italiano, europeo o che ricoprano incarichi esecutivi o politici in partite sindacali. "Di conseguenza" dice la rettrice "Da una parte non ricorre nessuna causa di esclusione fra quelle indicate dal regolamento dell'UniVdA e nessuna finalità '"palesemente non coincidenti o in conflitto con quelle dell'Università". Dall'altra, sono rinvenibili evidenti assonanze e convergenze con i valori fondanti culturali e costituzionali su cui si fonda la comunità universitaria.

Pertanto si ritiene non solo utile ma socialmente doveroso offrire il patrocinio generale all'iniziativa del primo Pride che si terrà in Valle d'Aosta, accogliendo anche iniziative di carattere culturale, di approfondimento scientifico e divulgativo nella propria Aula magna, che vedono la collaborazione e il contributo dei nostri docenti.

In questo modo gli spazi"- dice la Monaci - "Diventano simbolo di libero confronto, partecipazione e promozione da parte dell'Ateneo valdostano e la diffusione della cultura delle pari opportunità, del rispetto dei diritti e del contrasto delle discriminazioni e dei pregiudizi sui quali esse si fondano".

Conclude dicendo "Non è un caso che negli ultimi anni, proprio richiamando i valori fondanti e universali presenti nei loro statuti, a concedere il patrocinio al Pride sono state altre istituzioni accademiche del sistema universitario nazionale, vicine e lontane, quali Politecnico di Torino, l'Università di Torino, di Genova, di Trento, il Politecnico di Milano, la Statale di Milano, l'Università di Bari, quella della Calabria, lo IUAV, l'Iinsubria a Palermo, Pavia, Sassari, Siena, Siena Stranieri, Trieste, l'Università della Tuscia e l'Università di Udine".

Questo è quanto la rettrice sostiene rispetto a questo patrocinio e quindi io ho riferito quanto di dovere.

Presidente - Per la replica, consigliere Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - In questo caso ovviamente non è che ha assunto una posizione, cioè lei ha assunto una posizione in relazione alla manifestazione, che è assolutamente legittima e che nessuno ha messo in dubbio, nessuno ha detto "Non si deve fare", noi riteniamo che non sia ovviamente una manifestazione che aggiunge qualcosa, ma questa è un'opinione personale, ognuno può avere la sua. Le manifestazioni le fanno i partiti, le fanno i sindacati, le fa chiunque, con le finalità più disparate, ed è libero di farle.

Io credo che però si debba definire, una volta per tutte, come a volte si faccia politica in maniera coperta, nascosta ma neanche, cioè si faccia politica sotto il cappello delle associazioni per sfuggire a questo tipo di disposizioni, però non sempre la si fa franca.

Credo che sia importante e sarà importante per esempio la discussione di quello che come Lega abbiamo presentato anche al Comune di Aosta, che abbiamo diffidato e a cui poi seguiranno le dovute e relative azioni per accertare le responsabilità dell'erogazione del patrocinio per le stesse identiche motivazioni, peraltro, perché vede, Assessore, un rettore potrà anche dirmi che non c'è nessun problema, ma prima o poi qualcuno dovrà rispondere, perché dire che non è politica una manifestazione che non può svolgersi il giorno del silenzio elettorale perché è politica mi sembra effettivamente un controsenso.

Se quella manifestazione non avesse avuto nulla di politico, il 24 di settembre si sarebbe tranquillamente svolta, eppure è stata spostata.

Basterebbe questo, basterebbe esclusivamente questo per confermare il fatto che quella è evidentemente una manifestazione politica, ma poi abbiamo detto gli elementi. C'è un manifesto politico di riferimento di questa manifestazione, un manifesto politico, che fa riferimento a un atto parlamentare, cioè sostiene un atto parlamentare, un atto politico. Come si può pensare di dire: "Non è una manifestazione politica"? Ci sono le richieste di soldi alle associazioni e alle imprese!

Come si può dire che questo non è un finanziamento alla propria struttura organizzativa?

Non si può, è sotto gli occhi di tutti. Chi si assume le responsabilità, lo dichiara probabilmente perché pensa che questa sia una dichiarazione di principio che non porterà nessuna criticità, ma mi dispiace, quel tempo è finito, è ora che finalmente chi sbaglia paga!

Quindi prendiamo atto delle parole del rettore, prendiamo atto di tutte le sigle che ci ha citato, prendiamo atto anche, ricordiamolo sommessamente, che l'articolo 3 della Costituzione già garantisce che non ci siano discriminazioni - a meno che non ricordi male, ma lei è stato parlamentare e quindi se lo ricorderà meglio di me - e che quindi tutte queste sovrastrutture altro non sono che dichiarazioni semplicemente politiche per ottenere gli obiettivi, e ricordiamo anche qui sommessamente che direttamente sul sito dell'Arcigay si dichiara che quello è un soggetto che agisce a livello politico e istituzionale.

Si vuole dire che non è un soggetto d'iniziativa politica? Lo si dica, ma poi se ne risponderà. Lascio la parola al collega Perron.

Presidente - Per i minuti restanti consigliere Perron.

Perron (LEGA VDA) - Solo per aggiungere, telegrafico, forse anche un po' sibillino, che mi auguro che dal 26 settembre si possa rompere quell'assioma progressismo uguale cultura e che molti rubinetti pubblici possano essere chiusi finalmente. Questo me lo auguro.