Oggetto del Consiglio n. 1668 del 23 giugno 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1668/XVI - Interpellanza: "Predisposizione di un apposito studio volto all'implementazione dei collegamenti intervallivi e dei conseguenti effetti sul territorio".
Sammaritani (Presidente) - Passiamo alla trattazione del punto n. 42 all'ordine del giorno. Per la presentazione, la parola al consigliere Lavy
Lavy (LEGA VDA) - Quest'interpellanza nasce da un convegno, svoltosi qui sotto ormai più di un mese fa, in merito all'analisi di quello che doveva poi essere il piano regolatore studiato da Olivetti. Purtroppo questo piano regolatore non ha mai visto la realizzazione, però i lavori prodromici per il suo sviluppo sono stati un pochino esposti in questo convegno. Leggendo di questi lavori - naturalmente deve essere tutto contestualizzato, perché quei lavori sono stati fatti in epoca fascista, quindi si comprendeva la Provincia di Aosta che aveva anche Ivrea e parte del Canavese al suo interno - è interessante notare come ci sia stata un'analisi economica e sociale della Valle d'Aosta e anche un possibile sviluppo di alcune soluzioni, come la riqualificazione della zona di Courmayeur, la riqualificazione della zona di Pila o altrimenti la conca del Breuil. Poi si proponevano anche tutta una sorta di interventi stradali da fare, per dare uno sviluppo ulteriore in senso turistico alle valli e per togliere i grandi problemi, che erano visti come problemi sociali, ad esempio, la povertà, il fatto che i valdostani in certe valli vivessero ancora con gli animali nelle stalle, proprio per dare uno sviluppo alternativo alla Valle d'Aosta, sia in senso turistico sia appunto in senso sociale.
Con quest'interpellanza si vuole più che altro puntare un pochino i riflettori di nuovo su queste tematiche. Oggi se parliamo di collegamenti intervallivi, il primo che viene in mente è quello di Cime Bianche; in questo caso si parlerebbe più che altro di collegamenti dal punto di vista stradale. Quindi non è un'interpellanza che chiede poi di mettersi alla guida, lei Assessore, di una talpa meccanica e andare a bucare le montagne, ma di capire se nel passato siano stati fatti degli studi per avere coscienza del fatto che questi eventuali collegamenti intervallivi possano avere uno sviluppo, possano portare allo sviluppo di alcune terre alte o meno, o se, nel caso non siano stati fatti questi studi, capire se ci sia la volontà di farli o meno. Poi inoltre bisogna anche concentrarsi un pochino su quelli che sono i collegamenti intervallivi sul tavolo, quindi sicuramente Cime Bianche, ma anche altri.
Se si guarda un pochino la storia della Valle d'Aosta, ci sono sempre stati questa sorta di movimenti orizzontali fra le valli. Basti pensare ai vari collegamenti che vedevano i colli protagonisti, e questo manteneva, ovviamente anche in un'epoca climatica in cui faceva addirittura più caldo di oggi, le persone in montagna nelle terre alte. L'Abbé Henry conta più di venti villaggi a più di 2000 metri abitati tutto l'anno e questo fa capire che comunque i colli avevano una certa importanza e davano anche una sorta di vivacità economica alla Valle d'Aosta. Contestualizzando a oggi questo genere di concetto, è ovvio che avere questi movimenti orizzontali fra valli, significa avere dei collegamenti intervallivi. Purtroppo, oggi lo vediamo chiaramente in tantissime situazioni, la spinta, o meglio, la calamita del fondovalle crea dei movimenti verticali fra gli abitanti delle terre alte e il fondovalle stesso, e spesso capita che le genti che abitano nelle valli decidano di stabilirsi nel fondovalle, per tutta una questione di massa critica, di servizi e quant'altro.
Riportare un pochino sul tavolo la questione dei collegamenti intervallivi, che potrebbe anche semplicemente essere la strada del Colle Ranzola o altrimenti quella del Colle del Nivolet, poi è anche interessante capire come ci fossero addirittura delle ipotesi di collegamento fra Cogne e Champorcher, fra la Valtournenche e Bionaz, sono tutte questioni che ovviamente bisognerebbe magari approfondire con uno studio, per capire i costi di un eventuale intervento, ma poi soprattutto per capire un eventuale ritorno. Perché ovviamente, lei Assessore potrebbe dire che la strada del Colle Ranzola costa 80 milioni di euro, però se contestualizzati questi 80 milioni in un eventuale ritorno di 300 milioni di euro - sparo una cifra a caso, non ho idea - tutto ha una dimensione leggermente diversa. In merito, per esempio, alla questione del Colle Ranzola basti pensare se eventualmente e malauguratamente fosse arrivata giù una frana ancora peggiore rispetto a quella che è capitata a inizio maggio a Gaby, ci sarebbe stata l'alta Valle del Lys totalmente isolata. Avere un'eventuale via di fuga nel Colle Ranzola, sarebbe stata un'ipotesi proprio per non chiudere del tutto una valle.
Tutte queste ipotesi devono, credo, essere rimesse un pochino sul tavolo, anche perché, riprendendo un pochino i concetti di questo studio di ormai 80 anni fa, sì che bisogna capire quali potrebbero essere eventuali conseguenze economiche e sociali di avere dei collegamenti intervallivi, perché sappiamo benissimo che alcune valli, che in gran parte si stanno spopolando (anche allora c'era una questione di spopolamento, ma era essenzialmente dovuta all'emigrazione), soffrono di gravissimi problemi sociali; basta pensare alla questione dell'alcoolismo, alla questione dei suicidi. È ovvio che se si ha una maggiore massa critica in alto, un maggiore collegamento, maggiore condivisione fra le varie valli, questo genere di problemi sociali potrebbero essere almeno ridotti.
Con quest'interpellanza si chiede veramente se ci sia una volontà o meno di approfondire la questione, magari è già stato fatto in passato, non lo so, dubito, perché non ho avuto nessun tipo di elementi in mano, e capire un pochino a che punto sia lo stato degli ipotetici collegamenti intervallivi a oggi.
Presidente - Grazie Consigliere. Per la risposta, la parola all'assessore Marzi.
Marzi (SA) - Rispondendo congiuntamente al primo e al terzo quesito, segnalo che sul territorio valdostano esistono collegamenti intervallivi, realizzati nel tempo, per una lunghezza complessiva di circa 75 chilometri. Nello specifico, i collegamenti già realizzati sono i seguenti: la strada regionale n. 33 del Col di Joux, che collega Brusson con Saint-Vincent; la strada comunale del Col Tzecore, che collega Challand-Saint-Anselme con Emarèse; la strada regionale n. 42 del Col Saint Pantaleon, che collega Torgnon con Verrayes; la strada regionale n. 39 del Colle d'Arpy, che collega Morgex con La Thuile.
A oggi, purtroppo, non risultano redatti studi complessivi sul territorio valdostano volti ad implementare i collegamenti intervallivi. Ahimè, eventuali realizzazioni di nuovi collegamenti intervallivi comporterebbero la necessità di approfondire specifiche tematiche, in considerazione delle peculiarità geografiche e morfologiche, richiamate tra l'altro dal collega Lavy, che vedono nel nostro territorio un'altezza media di oltre 2100 metri sul livello del mare, con solo il 20 percento della sua superficie, quindi della superficie valdostana, al di sotto dei 1500 metri. Gli approfondimenti riguarderebbero prioritariamente tre aspetti: le difficoltà insite nel realizzare infrastrutture a quote elevate; i costi di manutenzione straordinaria di gestione delle medesime; la costante difficoltosa attività manutentiva, unita alla necessità di prevedere un adeguato servizio di sgombero neve qualora il collegamento debba rimanere aperto anche durante la stagione invernale. Tutto ciò, tra l'altro, avrebbe dei costi assolutamente rilevanti.
A proposito invece di uno dei possibili sviluppi, da lei richiamato, contemporanei di collegamenti intervallivi - ricordo tra l'altro l'iniziativa del collega Rollandin che, con un paio di segnali, anche durante la sua presentazione, ha fatto presente che aveva una primogenitura - di un collegamento tra la Valle d'Ayas e la valle di Gressoney. Tale collegamento nello specifico potrebbe ipotizzarsi su una tipologia prettamente sentieristica e forestale e vedrebbe alcuni tratti già realizzati a scopo agricolo-forestale per la manutenzione degli impianti di risalita. Credo che questi siano alcuni degli ambiti, se non l'ambito principale, più appropriati per valutare di realizzare quanto richiesto, in quanto sono quelli più attinenti alla cura e al presidio del territorio.
Il collegamento tra Brusson e Gressoney-Saint-Jean si renderebbe possibile tramite una pista poderale a uso prettamente agricolo e turistico, che dalla località di Weissmatten di Gressoney, seguendo gli alpeggi di Areso Ranzola, porta al Colle di Ranzola per ridiscendere alla località Fenêtre di Brusson. Il tracciato della pista si sviluppa per una lunghezza di circa 4 chilometri, superando un dislivello positivo di 270 metri con una pendenza media indicativa del 7 percento.
Venendo al quesito n. 2, mi prendo l'impegno di valutare la possibilità sia tecnica che politica di poter avviare uno studio. Lo dico perché, tra l'altro parlando spesso con una sua conoscenza politica e anche personale, mi è capitato di dare assoluto rilievo; diciamo che spesso ragionando di prospettive e di quello che dovrebbe anche essere un approccio programmatorio e politico del nostro territorio, bisogna anche cercare di andare oltre quelle che sono le difficoltà. Lo dico per un semplice motivo: se io avessi dovuto semplicemente leggere la risposta che mi era stata preparata dagli uffici - come tra l'altro da lei richiamato nella seconda domanda, quando dice "se la risposta 1 è negativa che cosa facciamo" - io avrei dovuto praticamente dirle che non se ne parla, però loro lo sanno, io non sono assolutamente d'accordo con queste impostazioni.
Ritengo che alcuni dei casi da lei citati, in realtà tutti e due: il Colle del Nivolet rimane un gigantesco sogno, per tutta una serie di motivi che non è il caso di valutare, anche perché, ringraziando il cielo, c'è un Ente parco che quest'anno compie un secolo e quindi la tematica sarebbe di complessissima gestione. Però, se invece di parlare solo ed esclusivamente di amministrazione possiamo fare dei ragionamenti quasi - permettetemi il termine visto che si parla di collegamenti intervallivi in quota - come dei voli pindarici, potremmo anche arrivare a pensare di replicare quanto è stato fatto nel passato.
Augusta Praetoria Salassorum nasce nel 25 a.C. e vede il cardo e il decumano disassati perché coloro i quali nel 25 a.C. la scelsero come tappa di appostamento militare per andare nelle Gallie e in Elvetia, scelsero fondamentalmente di presignare, e quindi di scrivere sulla carta, l'allora 26 e l'allora 27. Quindi se noi percorriamo Via Martinet e arriviamo in Via Croce di Città, ci rendiamo conto che la parte del decumano che va da Piazza della Repubblica a Via Croce di Città è più corta di quella che da Croce di Città va all'Arco di Augusto. Perché? Perché chi fondò Augusta Praetoria Salassorum scelse, come suo centro, quello di essere in mezzo a una vallata che doveva guardare oltre, che doveva essere terra di passaggio, ma in realtà già dal 1000 d.C., si parla della Valle d'Aosta come il carrefour d'Europe, perché fondamentalmente esistono due visioni di Valle d'Aosta: una che si chiude su sé stessa e una che invece guarda tutto quello che è attorno a lei. Per quanto mi riguarda io la vedo esattamente nella seconda maniera e penso che proprio in queste sue caratteristiche e peculiarità ci sia la maggior fonte di sviluppo per la nostra regione.
Ho la fortuna di vivere a pochissimi chilometri dal Colle del Gran San Bernardo, che frequento svariate volte la settimana, e ho anche la fortuna di essere un motociclista. Per chiunque abbia voglia di farsi un giro in quelli che sono i colli valdostani, si renderà conto come il passaggio sia occasione di confronto, di ricchezza, di sviluppo e di turismo. Sono, tra l'altro, ho appena finito di dire da appassionato motociclista, anche un cicciottello gironzolone e di conseguenza, in quanto tale, spesso mi capita di andar per colli, direbbe qualcuno. Esiste una cosa meravigliosa dei nostri cugini franzosi che a me non sono sempre simpaticissimi, a differenza di altri, che riguarda la Route des Grandes Alpes. Considerando chi ha avuto la fortuna di farla, per coloro i quali hanno il fisico e sono più moderni correndo su e giù per le montagne, per quanto mi riguarda invece lo faccio sempre a due ruote, trattandosi di svariate centinaia di chilometri al giorno, ci si renderà conto di come sono riusciti a trasformare quelli che apparentemente sono dei limiti - guardo altri colleghi, come il collega Distort che è a sua volta motociclista e tra l'altro possessore della mia stessa moto, però lui è più tonico e quindi di conseguenza ha scelto una moto cicciottella perché la può tener su.
Se uno ha la fortuna di farsi il giro dei colli, mi limito a quelli francesi ed elvetici, si renderà conto come ogni singolo apparente muro sia stato in realtà valicato e trasformato in un'occasione di sviluppo, di passaggio e quindi anche di opportunità. Ogni singolo laghetto è stato trasformato, artificiale o naturale, in un'occasione di turismo, di accoglienza e di opportunità. Per cui io ritengo che in alcuni casi accoppiarsi fa bene e di conseguenza ritengo anche che, rispondendo anche a microfono acceso ai miei coordinatori di riferimento, che avrebbero voluto tarpare nel caso specifico le sue ali e le mie gomme, assolutamente ci sia l'opportunità di approfondire determinati passaggi, di farlo in termini di sviluppo prospettico. Probabilmente non avrò più la possibilità, quando questo sarà avvenuto, di farmi un giro in moto per andare a vedere delle possibilità di rapporto e di confronto, ma confido di poterlo fare in una qualche maniera comunque.
Ci sono, ad esempio, delle meravigliose opportunità turistiche - purtroppo lo dico in termini empirici per quella che è una delle peculiarità che ho, di gironzolare solo soletto - che ad esempio, citando il Nivolet e i rapporti con il parco, vedrebbero nei rapporti turnativi con il Piemonte, delle opportunità tendenti a infinito. Ora, se magari anche non ci fosse la possibilità, io lo capisco, perché la tutela dell'ambiente, il rispetto dell'ambiente viene sopra tutto, ma il semplice fatto di poter arrivare a dare la possibilità di vedere che ci si riesce a collegare, oggi è una grandissima opportunità che ci si dà, perché se invece si scende appena più in basso, in tutti i passaggi che collegano l'Italia alla Francia, ci si rende conto delle grandissime opportunità che ci sono. Per chi ha avuto la fortuna di fare, come meglio ha ritenuto opportuno, tutti i valichi che ci sono tra l'Italia e la Francia, costeggiando la Via del Sale fino a Ventimiglia e poi dopo tutto quello che resta, ha avuto assolutamente contezza di quanto sto dicendo.
Noi tutti viviamo spesso dell'adagio che tutte le strade portano a Roma e il motivo è perché è realmente così. Se si fa una radiografia delle strade europee, ci si rende conto che così è, e del resto quella civiltà, che per certi versi ha dato i natali ad alcuni passaggi, è nata sul concetto di lento pede, quindi non correvano, però parlavano di strade e di diritto.
Presidente - Grazie Assessore anche per l'ironica leggerezza della sua trattazione. Per la replica la parola al consigliere Lavy.
Lavy (LEGA VDA) - Grazie Assessore per la risposta. Lei ha citato i Romani, io venendo da un comune, Saint-Nicolas, che anticamente si chiamava Cyvoix, perché passavano sei vie proprio in quella zona, cito i Salassi, proprio perché anche lì c'era una sorta di strada dei Salassi.
Devo dire che apprezzo il suo sforzo, anche di andare un pochino oltre la visione che magari certi suoi dirigenti le danno dato, perché noto e apprezzo il fatto che lei comunque su queste tematiche sia abbastanza sensibile, al di là delle sue scampagnate in moto o delle sue passeggiate. Se si vuole pensare a un futuro diverso della Valle d'Aosta, è ovvio che bisogna anche credere, pensare, immaginare anche un tipo di viabilità diversa all'interno della Valle d'Aosta.
Poi di sicuro tutti i progetti avviati o comunque in qualche maniera abbozzati nel progetto del piano regolatore di Olivetti non si potrebbero e non si potranno realizzare, però avere una cognizione ovviamente dei costi, perché l'ha detto lei, costerebbe un sacco la realizzazione di queste opere, però avere anche una sorta di visione dei ritorni di eventuali spese, è ovvio che lì tutto porta ad avere una sorta di visione diversa anche dell'eventuale investimento iniziale. Se un investimento di tot milioni poi porta ad avere una massa critica che rimane in montagna fino a mantenere i servizi, a mantenere le scuole, magari a essere interiormente attrattiva, rendere la montagna attrattiva sotto altri punti di vista, quei costi iniziali poi verrebbero ammortizzati e, anzi, ci sarebbe un investimento sul territorio.
Apprezzo veramente questo suo sforzo e credo che questo studio eventualmente, se verrà poi in qualche maniera commissionato all'università o a qualche altro ente che potrebbe studiare questa tematica, debba proprio riguardare tutta la Valle d'Aosta in generale e non solo, anche le terre limitrofe, perché sicuramente anche altri territori alpini non vedono i colli a mille metri, vedono colli anche ad altezze molto maggiori. Qui non ci si concentra sulla cementificazione di tutte le montagne, bisogna capire se in alcuni contesti ci sarebbe la possibilità o meno di sviluppare dei collegamenti alternativi, sempre nell'ottica del mantenimento delle persone in montagna, anche proprio per risolvere certi problemi sociali che purtroppo in montagna sono molto evidenti. Quindi grazie Assessore.
