Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1667 del 23 giugno 2022 - Resoconto

OGGETTO N. 1667/XVI - Interpellanza: "Predisposizione di un provvedimento normativo per attuare il passaggio da deflusso minimo vitale a deflusso ecologico nei torrenti regionali".

Sammaritani (Presidente) - Passiamo ora alla trattazione del punto 41 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola alla consigliera Minelli.

Minelli (PCP) - Torniamo su un tema che è già stato affrontato durante lo scorso Consiglio regionale, ma con una prospettiva diversa e partendo da considerazioni altrettanto differenti. Tutti sappiamo che la produzione di energia da idroelettrico rappresenta il settore più remunerato della finanza pubblica, attraverso gli incentivi verdi che sono normati e che rispondono a una serie di possibilità, ma anche di obblighi.

È noto a tanti, ma lo spieghiamo per chi ci segue e non conosce nel dettaglio la materia, che per ogni prelievo di acqua da fiumi e torrenti, il concessionario di un impianto idroelettrico deve garantire un deflusso minimo vitale al corso d'acqua di cui fa uso, il cosiddetto DMV. Questa denominazione oggi è cambiata e si parla più correttamente di deflusso ecologico, termine che ormai in molti paesi sostituisce il precedente. La differenza tra le due terminologie non è banale, ma è di tipo concettuale e riguarda un diverso approccio alla questione, ritenendo in buona sostanza che non sia corretto e sufficiente concentrarsi su una quantità d'acqua che rappresenta il minimo per la vita di un fiume e di un torrente. Il concetto di deflusso ecologico rappresenta infatti un'evoluzione di quello di deflusso minimo vitale, perché con esso si passa dal garantire una portata istantanea minima al garantire un regime idrologico per il raggiungimento degli obiettivi ambientali, come viene richiesto dalla direttiva quadro in materia di acque che è la n. 2060.

In pratica, l'attuazione di questo deflusso ecologico avviene attraverso alcuni fattori correttivi del DMV, che permettono di calcolare la portata da rilasciare in un corpo idrico in funzione sia di una componente idrologica che di una componente ambientale, che è volta a mantenere o di raggiungere l'obiettivo della conservazione degli habitat naturali e la fruizione degli stessi. Le norme attuali non prevedono che i dati relativi alle misurazioni vengano comunicati alle autorità che concedono l'autorizzazione, spesso i dati non vengono nemmeno registrati; quello che si deve fare è registrare e trasmettere i dati della produzione di energia. Quindi, il controllo del rispetto del cosiddetto DMV da noi si può fare solo attraverso un sopralluogo diretto da chi ne ha l'autorità e con gli strumenti manuali e tradizionali.

Altrove, in altre realtà, per esempio in Lombardia, da tempo i controlli vengono effettuati in modo diverso, attraverso il telecontrollo e in collaborazione con ARPA. Dal 2016 infatti la Regione Lombardia, con un decreto, ha fissato le modalità e i tempi di attuazione degli obblighi di installazione dei sistemi per la misurazione e il monitoraggio telematico in continuo del DMV per le derivazioni di acqua superficiale. E l'ARPA Lombardia ha predisposto anche il modello di progetti che i gestori devono compilare per la richiesta di allacciamento alla rete DMV, in un'ottica che è improntata alla corretta gestione di questa problematica.

Da noi, in Valle d'Aosta, è almeno da circa dieci anni che la Regione non riesce a ottenere che venga rispettato il deflusso minimo vitale nei torrenti regionali. È noto come l'azione penale che si è intrapresa si sia risolta, in buona sostanza, con una dichiarazione d'impotenza da parte delle strutture e non si può negare che nel tempo ci sono state varie situazioni che hanno superato i confini del rispetto delle regole, mettendo in pericolo la salvaguardia ecologica del sistema fluviale, cosa per cui sono state comminate delle sanzioni che, tuttavia, sono molto basse se rapportate a quelli che possono essere i guadagni di un aumento della produzione.

Fin dal 2015 è emerso un problema di prelievi eccedenti e il danno anche che questo comporta per le casse regionali. Come è già stato ricordato in quest'aula, ci sono 163 casi di sanzioni che sono rimaste in sospeso, per le quali si contesta il fatto che un prelievo superiore a quanto concessionato possa costituire potenzialmente un illecito e quindi prevedere una sanzione. Nel complesso, gli importi di queste sanzioni, sommati ovviamente, riguardano delle somme che sono sottratte, in buona sostanza, alla collettività.

Noi crediamo che, al fine di superare quest'inefficacia, come è stato rilevato, dell'azione penale, ma anche evitare che si verifichi un rimpallo di responsabilità tra enti accertanti successivi e per scongiurare il rischio di arrivare ad avere i corsi d'acqua in secca, sia necessario un intervento da parte del Governo regionale. Questa è una necessità sempre più impellente, la necessità di regolamentare l'uso delle acque pubbliche, in previsione di future gravi diminuzioni della disponibilità idrica in conseguenza dei cambiamenti climatici, cosa di cui ormai abbiamo contezza anche oggi, che notiamo anche oggi senza nemmeno poi pensare a quello che sarà il futuro, che evidentemente potrà essere anche più critico.

Temiamo anche che, qualora non si intervenisse, si potrebbe arrivare a ipotizzare un'inadempienza della Regione con un danno patrimoniale per i mancati introiti. In ogni caso, sulla base di quella direttiva europea che ho citato precedentemente, bisogna attivare il passaggio dal deflusso minimo vitale al deflusso ecologico. Credo che siamo in ritardo, perché mi sembra che questo dovesse realizzarsi entro il 31 dicembre del 2021; infatti, come dicevo, altre Regioni hanno già provveduto.

Abbiamo ascoltato la risposta dell'assessore Marzi all'interpellanza del collega Marquis lo scorso Consiglio, relativa alle sanzioni ai concessionari. In questa risposta si affermava che sono in corso degli approfondimenti sulle motivazioni delle pronunce del Tribunale di Aosta circa le recenti sentenze sul tema e che la Regione è sul pezzo e disposta a cambiare l'attuale iter. Naturalmente la nostra valutazione però va in una direzione diversa rispetto a quella che aveva prospettato il collega Marquis, che in quell'occasione ha proposto di ritirare tutti i contenziosi in essere. Crediamo invece che ci debba essere un intervento normativo che permetta di gestire la situazione più correttamente e nel rispetto delle leggi, tenuto conto dell'importanza che i corsi d'acqua rivestono come beni comuni, come elementi importanti anche da un punto di vista paesaggistico e turistico della nostra regione, senza dimenticare naturalmente il loro ruolo nell'economia agricola che, in questi giorni, è forse quella che si pone come più importante.

Per questo chiediamo se si intenda predisporre in tempi brevi un provvedimento per attuare il passaggio da DMV a DE, secondo le indicazioni fornite dalle direttive europee, allo scopo di salvaguardare gli ecosistemi acquatici e il mantenimento degli obiettivi ambientali dei corpi idrici. In caso affermativo, se si intenda prevedere che questo provvedimento dia alle strutture competenti, agli enti, gli strumenti e le risorse per controllare il rispetto del deflusso ecologico, affinché non si verifichino dei fenomeni di prelievo eccessivo da parte dei concessionari, con il conseguente degrado di fiumi e torrenti. Queste sono le domande che poniamo.

Presidente - Per la risposta la parola all'assessore Marzi.

Marzi (SA) - L'importante tema del deflusso ecologico è stato oggetto di particolare confronto sui tavoli tecnici di discussione, avvenuto durante l'iter di aggiornamento del Piano di tutela delle acque. Ricordo che fin dal 1995 la Regione si è dotata di una disciplina del deflusso minimo vitale e che con il PTA del 2006 tale disciplina è stata ulteriormente raffinata ed estesa a tutti i concessionari idroelettrici. Oggi, pertanto, tutti coloro che derivano acqua a scopo idroelettrico o nell'ambito di una sperimentazione, oppure fissato per una concessione, rilasciano a valle della propria derivazione una portata d'acqua per salvaguardare l'ecosistema fluviale. Sono limitati i casi di non ottemperanza ai decreti di concessione, come rilevato dal Corpo forestale nell'ambito delle proprie attività di controllo del territorio.

Per maggior dettaglio, la portata viene rilasciata a valle della derivazione, in modo che il corso d'acqua possa conservare le sue caratteristiche naturali anche in presenza delle pressioni o di quelle che, più banalmente, vengono definite sottrazioni di acqua. La definizione non è quella formale della legge, perché quello che conta è come viene calcolata la portata. Dal PTA del 2006 in Regione questa portata è calcolata secondo un sistema congruente con la definizione di deflusso ecologico, tanto che l'autorità di distretto del fiume Po, in una sua audizione alla Commissione parlamentare agricoltura e produzione agroalimentare del 16 novembre del 2021, dichiarava la totale coerenza tra la disciplina attuativa delle Regioni, la disciplina dell'autorità di distretto e il decreto direttoriale che norma il deflusso ecologico a livello nazionale, che tra l'altro è una copia di quello distrettuale. Pertanto, le vigenti disposizioni adottate dalla Regione autonoma Valle d'Aosta sono già allineate alle indicazioni fornite dall'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po per gli adeguamenti previsti dalla Direttiva Quadro Acque in termini di deflusso ecologico. Anzi, il criterio 2 dell'allegato G alle norme di attuazione del PTA, utilizzato in particolar modo per le nuove derivazioni idroelettriche, quelle insomma concessionate successivamente all'entrata in vigore del PTA, prevede dei rilasci addirittura superiori a quelli proposti dall'Autorità di bacino.

La nostra Regione inoltre sta anche adottando, oltre a quanto previsto a livello padano, delle metodologie molto più raffinate (quella che viene tecnicamente definita la metodologia MesoHABSIM) su un numero di casi e un'estensione territoriale che non ha eguali a livello nazionale. Per questo la Valle d'Aosta è citata dagli attuali responsabili del Ministero della transizione ecologica, competenti in materia di tutela dell'ambiente e quindi delle acque, quale esempio virtuoso nel panorama nazionale.

È da evidenziare inoltre che sul territorio regionale sono attive sperimentazioni che coinvolgono complessivamente ottantacinque impianti idroelettrici, per raffinare ulteriormente la determinazione dei rilasci da garantire a valle delle derivazioni. Le sperimentazioni utilizzano la sopracitata metodologia MesoHABSIM, espressamente prevista dal decreto direttoriale del Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare, quale metodica per approfondire le valutazioni di primo livello fornite dalle Autorità di bacino distrettuali.

Pertanto, a fronte di quanto espresso, in relazione ai quesiti posti, non vi è la necessità di predisporre in tempi brevi il provvedimento normativo per attuare il passaggio da deflusso minimo vitale a deflusso ecologico, perché le vigenti disposizioni adottate dalla Regione sono già allineate alle indicazioni fornite dall'Autorità di bacino distrettuale del Po in termini di deflusso ecologico.

Presidente - Per replica consigliera Minelli.

Minelli (PCP) - Grazie Assessore per la sua risposta. Prendiamo atto che non ravvisate questa necessità, perché "già siamo allineati alle dispositive date dal Ministero". Io faccio riferimento ad azioni che sono state fatte da altre Regioni che, pur avendo anch'esse una situazione che dal Ministero era giudicata positiva, hanno sentito l'esigenza di normare questo passaggio per istituzionalizzarlo, per renderlo più manifesto, dal deflusso minimo vitale al deflusso ecologico: il Veneto a fine 2021, il Consiglio regionale del Piemonte che si è espresso il 2 novembre sempre del 2021. Perché non c'è soltanto una questione di portate e di rilasci che possono essere congrui rispetto a quello stabilito dalla legge, ma c'è proprio una diversa maniera d'intendere quello che è il tipo di rilascio. È un paradigma diverso che, a nostro avviso, sarebbe opportuno invece in qualche maniera definire da un punto di vista anche tecnico e normativo, in modo che non si parli più di deflusso minimo vitale, ma di deflusso ecologico.

Per quanto riguarda la situazione che lei ha evidenziato, quindi la virtuosità della nostra regione, manteniamo dei dubbi, ma riteniamo che la discussione che ci sarà a breve, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, sul PTA e sui suoi allegati, lei ha citato in particolare l'allegato 2, sarà sicuramente un momento importante. In questi giorni abbiamo fatto anche la richiesta di poter vedere le sentenze, quelle che citava il collega Marquis nella sua iniziativa dello scorso Consiglio. Abbiamo visto che il Tribunale superiore delle acque pubbliche ha deciso che il superamento della portata media annua non costituisce un illecito. Questa posizione del Tribunale è fatta sulla base di un'interpretazione letterale, a nostro avviso anche un po' stiracchiata, di un regio decreto del 1920. Bene ha fatto invece la Regione a opporsi, perché le sue concessioni si basano sulla potenza nominale media annua e non sulla portata media annua; sono due cose diverse. Infatti, è la portata annua che, se è eccessiva, porta via l'acqua al torrente nel complesso dell'anno e quindi lo riduce, in sostanza. La portata massima, se viene superata, vuol dire che in quel momento nel torrente c'è moltissima acqua e quindi il danno non è così evidente, e non è comunque limitato al momento specifico. È vero che il Tribunale si è pronunciato in questo senso, rimane però aperta completamente la strada del recupero del canone e del sovracanone, come anche la possibilità per la Regione d'intervenire, nel caso in cui succeda, e ci sono dei casi di maltolto, di recuperarlo in qualche maniera e fare delle norme.

Noi riteniamo che una riflessione in questo senso sia importante. Abbiamo capito che non c'è questa volontà, ma nel caso invece si fosse ravvisata la necessità di mettere mano anche a questa situazione, a nostro avviso sarebbe importante che gli attori coinvolti fossero in primo luogo il Corpo forestale, che in questi anni ha effettuato i controlli, ma anche l'ARPA, i rappresentanti del Consorzio pesca, perché sono evidentemente interessati alla questione, i rappresentanti delle associazioni ambientaliste. Chiedere che ci sia un'ulteriore riflessione in questo senso credo che sia lecito, ma avremo modo di discuterne anche durante tutto il percorso che in Commissione farà il PTA.