Oggetto del Consiglio n. 1655 del 22 giugno 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1655/XVI - Interpellanza: "Revisione della normativa concernente le strutture ricettive "Case e Appartamenti per Vacanza"".
Marguerettaz (Presidente) - Punto n. 33 all'ordine del giorno. Ha chiesto la parola il consigliere Segretario Distort.
Distort (LEGA VDA) - Chissà perché prendo di mira le case e appartamenti per vacanze, un tema così specifico.
La spiegazione viene data per una questione strategica o tattica addirittura.
Per la legge di bilancio di dicembre 2020 io, come gruppo Lega, avevo portato all'attenzione dell'Aula un ordine del giorno che impegnava i Presidenti delle Commissioni consiliari III e IV a dare inizio a un percorso di revisione del corpus legislativo regionale del settore turistico ricettivo.
L'anno dopo, dicembre 2021, avevo riproposto lo stesso argomento, però con un'impegnativa leggermente diversa, visto che non era avvenuto un seguito, benché fosse stato promesso tale seguito; allora ho tentato con un secondo attacco nell'ottica del repetita iuvant, chiedendo attraverso gli uffici regionali un approfondimento tecnico e normativo finalizzato alla revisione del corpus legislativo regionale del settore turistico ricettivo.
Anche quest'ordine del giorno non è stato approvato, ma la cosa interessante - non è minimamente una lamentela sul fatto che un Consigliere di opposizione presenti a nome del suo gruppo di opposizione un ordine del giorno e quest'ordine giorno non venga approvato, non è minimamente un problema - ma la cosa interessante è che non venivano approvati due ordini del giorno perché si stava - in sintesi - già lavorando in tal senso, quindi era necessario pensare di lavorare con tempi meno solleciti, meno ristretti, rispetto a quanto indicato negli ordini del giorno.
Io direi che questi tempi, passiamo dal primo, siamo a un anno e mezzo di distanza, considerato che in nove mesi si fa un bambino, allora a un anno e mezzo di distanza c'è il silenzio più totale in tal senso, a meno che non salti fuori all'ultimo momento un disegno di legge, che esca da un cassetto di scrivania, ed esca come un coniglio dal cilindro del prestigiatore, portato in Commissione e poi in Consiglio per l'approvazione.
Allora io, in attesa di quest'eventualità, provo con il sistema della finestra di Overton, cioè rapporti incrementali, quindi parto con piccoli passaggi, un piccolo morso dopo l'altro.
Parto da case e appartamenti per vacanze, ecco svelato il mistero di quest'interesse sulle case e appartamenti per vacanze.
In realtà non è soltanto una questione di tipo tattico, ma nasce anche dal fatto che le performance emerse dalla crisi Covid hanno evidenziato grandissime difficoltà note al settore turistico-ricettivo, parallelamente hanno dato indicazioni sulle preferenze di tanti utenti verso case e appartamenti per vacanze, probabilmente perché proprio il concetto di casa e appartamento per vacanze poteva assicurare una certa sicurezza dal punto di vista del superamento dei rischi di trasmissibilità del virus.
Ma questa aumentata preferenza si affianca anche alle mutate esigenze del mercato del turismo: lo ricordavamo nell'ordine del giorno del 2020, l'abbiamo ricordato nell'ordine del giorno del dicembre 2021, lo ricordiamo oggi.
Il turismo sta evolvendo tantissimo, si stanno creando nuovi modelli in continua evoluzione e noi, come Regione Valle d'Aosta, abbiamo nel turismo la fonte principale d'introito del nostro prodotto interno lordo, quindi l'attività del turismo nell'ambito dell'economia della Valle d'Aosta è prioritaria, quindi noi non possiamo assolutamente esimerci da avere un approfondimento e un approccio adeguato a questo settore.
Se proprio in questo specifico settore delle case noi creiamo già il primo passaggio di approfondimento, ci accorgiamo che per case e appartamenti per vacanze, proprio queste nuove tendenze, relative alle esigenze di mercato, esplicitano la richiesta di servizi aggiuntivi al semplice alloggio. In realtà si chiede anche parallelamente la somministrazione di cibi e bevande, parallelamente l'attività di un centro benessere.
Allora è del tutto evidente che, laddove l'attività di case e appartamenti per vacanze avviene in un contesto urbanizzato, l'utente va a cercarsi nel contesto urbanizzato il ristorante, il centro benessere e, tra l'altro, anche gli spazi relativi a riunioni, perché possono essere presi in affitto alloggi per famiglie da parte di famiglie che poi prevedono un certo tipo di uso della vacanza di tipo comunitario: sono nuovi modelli.
Questi spazi tanto quanto negli ambienti, nelle localizzazioni urbanizzate possono trovare risposta, ma nei contesti non urbanizzati non trovano nessuna risposta.
Tra l'altro i contesti non urbanizzati sono quei contesti che, dal punto di vista dell'economia territoriale, sono tendenzialmente svantaggiati economicamente.
Allora ecco che pensare di poter modificare la normativa prevista dalla 11/96 e anche dalla legge 19/2001, relativa ai finanziamenti previsti in regime di aiuto, per quanto riguarda le CAV, inserendo anche la possibilità di fornire questi servizi come già avviene per le strutture di affittacamere, sarebbe un passaggio estremamente significativo, relativo al fatto di poter attuare questa realtà.
Lei mi sta già anticipando che esiste già, quindi io non vedo l'ora di aspettare la sua risposta. Io dico: come per gli affittacamere possa essere introdotta anche per case e appartamenti per vacanze.
È vero che una certa logica può dire: "Ma se io prendo un appartamento, ho tutto lì dentro e mi faccio da mangiare".
Non è vero, non è così, è proprio una tendenza di mercato diversa che dice "Io voglio l'appartamento perché comunque mi va questo tipo di vacanza, questo modello di soggiorno, però a fianco "sento il bisogno di".
Allora siccome turismo è rispondere esattamente a questa domanda "Sento il bisogno di", diventa prioritaria la possibilità di attuare queste risposte.
Allora cosa succede? Se anche un imprenditore illuminato dice: io mi faccio il mio intervento di case e appartamenti per vacanze e su questo seguo la legge 11/96 e mi prendo i finanziamenti previsti dalla 19/2001. Poi parallelamente io realizzo nel mio spazio, nella mia proprietà, anche uno spazio per centro benessere o uno spazio per somministrazione di eventuali cenette per gli ospiti. È ovvio che questo non è contemplato, cioè è un'attività illecita. Questo è il primo vulnus, questo è il primo problema. Secondo: essendo illecita, non essendo prevista, non si potrà fatturare, non si potrà svolgere questo servizio, e in più le opere per realizzare questi tipi di servizi non sarebbero assoggettate ai regimi di finanziamento previsti dalla legge 19.
Ecco perché con quest'interpellanza noi portiamo l'attenzione su questo tema all'Aula, fondamentalmente all'Assessore di riferimento, perché almeno su questo settore s'inizi a prendere dei provvedimenti in tal senso. Grazie per l'attenzione.
Presidente - Per la risposta l'assessore Jean-Pierre Guichardaz.
Guichardaz J. (FP-PD) - Sono stato abbastanza lungo nelle precedenti risposte ma sono tutte questioni e domande precise che fanno riferimento anche a specifiche disposizioni di legge, quindi mi scuso se a volte le risposte sembrano troppo tecniche.
Riguardo alla questione degli impegni, noi stiamo andando avanti, nel senso che, come lei sa, il DEFR contiene una serie d'impegni che noi stiamo portando avanti; il regolamento igienico sanitario per esempio è già stato depositato e sono stati individuati i relatori nelle Commissioni. Quello era uno dei primi impegni che noi ci eravamo assunti nel DEFR.
Come rispondevo alla collega, l'accompagnatore di media montagna è stato condiviso con le associazioni eccetera, quindi il testo di legge è pronto, quello sulle locazioni turistiche è pronto. Non è che non ci siano dei lavori che non sono stati fatti, ma sono presenti e così come poi nella risposta, le risponderò circa anche lo stato di avanzamento dei lavori del testo di legge di riforma della legge 11.
Il sistema normativo regionale in materia di attività turistico-ricettive è organizzato in modo da operare, sia dal punto di vista strutturale che dei singoli servizi erogabili, una netta diversificazione per ogni singola tipologia di attività.
Tale scelta è derivata dall'opportunità di generare un'offerta articolata e differenziata in grado di soddisfare tutte le esigenze di ospitalità con assenza di duplicazione e sovrapposizione in modo da fornire alla domanda un quadro informativo chiaro e facilmente identificabile rispetto ai servizi erogabili è così allo stato attuale in Valle d'Aosta vi sono tre diversi settori di offerta turistico-ricettiva: quello alberghiero disciplinato dalla legge 33/84, dove ci sono gli alberghi propriamente detti, le residenze turistico-alberghiere e gli alberghi diffusi; quello della ricettività all'aperto disciplinato dalla legge regionale 8/02 con le due diverse tipologie, i campeggi e i villaggi turistici, e poi è stata recata disciplina anche per le aree attrezzate riservate ai camper e gli attendamenti occasionali, e poi quello extra-alberghiero disciplinato appunto dalla legge 11/96 con sette diverse tipologie: quelle per ferie, per esempio le cosiddette colonie, gli ostelli per la gioventù, i rifugi alpini, i bivacchi fissi, i dortoir, gli affittacamere, i bed and breakfast e, infine, le case e appartamenti per vacanze, cioè i CAV.
Relativamente a tale ultimo settore, è già in corso di ultimazione la redazione di un disegno di legge regionale che ammodernerà la disciplina di diverse fattispecie di attività turistico-ricettive extralberghiere, tra cui proprio quelle della CAV e semplificherà ulteriormente i relativi procedimenti amministrativi. Ragionevolmente, l'iter volto all'approvazione di questo DDLR, potrà essere avviato nel corso di quest'estate. Quindi lei avrà motivo poi di chiedermi perché non è andata avanti.
Ai fini del riscontro specifico ai quesiti posti dall'interpellante, è utile ricordare sinteticamente come l'articolo 17 della legge regionale 11/96 definisce le CAV: "Si considera gestione di case e appartamenti per vacanze la gestione non occasionale organizzata di due o più unità abitative ad uso turistico, ubicate anche in stabili diversi, purché situate nel medesimo territorio comunale, composte da uno o più locali arredate e dotate servizi igienici e di cucina autonoma", come lei ricordava prima. "Le unità abitative devono essere gestite unitariamente da soggetti senza offerta di servizi centralizzati o prestazione di tipo alberghiero nel corso di una o più stagioni con contratti aventi validità non superiore a cinque mesi consecutivi", oggi questo prevede la norma.
Il comma 5 dell'articolo 17 inoltre così dispone: "La gestione di case e appartamenti per vacanze non può comunque comprendere la somministrazione di alimenti e bevande", al contrario degli affittacamere, come citava lei.
In sostanza, la gestione di una CAV si concretizza nella mera locazione per scopo turistico di almeno due alloggi, con obbligo di fornitura di pochi servizi alberghieri essenziali: ricevimento, pulizia settimanale, cambio biancheria settimanale.
Il fatto che durante l'evento pandemico la clientela abbia preferito il ricorso ad appartamenti autonomi - anche con locazioni da persone fisiche piuttosto che a camere ubicate in strutture alberghiere o di affittacamere o ancora di bed and breakfast - è derivata esclusivamente dalla necessità di evitare luoghi che potessero generare assembramenti e quindi un incremento della possibilità di contrarre il virus. Non è detto che, a fronte della sistematizzazione delle misure di protezione e delle campagne vaccinali, la predetta dinamica debba ripetersi.
Ad ogni buon conto, il divieto per le CAV di fornitura del servizio di somministrazione di alimenti e bevande, di cui al citato comma 5, trova ragion d'essere nella seguente valutazione, qualcuna l'ha già accennata lei tra le righe, anticipando la mia risposta.
Intanto, trattandosi di ospitalità in appartamenti dotati di cucina, tendenzialmente questi sono scelti dai clienti, prevalentemente famiglie, proprio per la possibilità di potersi preparare i pasti autonomamente, senza la necessità di ricorso a un ristorante.
Consentire a una CAV il servizio di somministrazione di alimenti e bevande genererebbe una sovrapposizione con i servizi forniti dalle RPA, che sono aziende alberghiere a tutti gli effetti che dispongono della possibilità di offrire il servizio di pensione completa o mezza pensione.
Per rispondere poi a una delle sue considerazioni, fermo restando che allo stato attuale della normativa nazionale non è possibile realizzare un ristorante all'interno di un appartamento, nulla vieta a un imprenditore di gestire una CAV in possesso dei requisiti e, disponendo di appositi locali a norma, di aprire, con titolo abilitativo autonomo e contabilità e gestione separate, un ristorante aperto al pubblico a cui gli ospiti della CAV medesima possano accedere come un qualsiasi altro cliente esterno, potendo anche ricorrere eventualmente al servizio di consegna a domicilio del consumatore.
Le imprese che esercitano attività di somministrazione di alimenti e bevande, in quanto tali, possono già beneficiare delle agevolazioni previste dalla legge regionale 19/01 per gli investimenti dalle stesse effettuati.
Per quanto attiene infine ai servizi dedicati al benessere degli ospiti delle CAV, il disegno di legge regionale di ammodernamento della legge regionale 11/96 di cui le ho detto, prevede per le CAV la seguente nuova disposizione: "È consentito dotare lo stabile, o ogni singola unità abitativa, di spazi e attrezzature da destinare a centro benessere al servizio esclusivo delle persone alloggiate".
Con l'approvazione di tale nuova norma, anche gli investimenti effettuati per tali scopi dalle imprese titolari di CAV potranno beneficiare delle agevolazioni previste dalla legge regionale 19/2001.
Le aggiungo solo che gli affittacamere possono sì fare servizio di ristorazione ma, come lei sa, solo ed esclusivamente per le persone alloggiate. Spesso e volentieri, se si volesse riportare la stessa logica nelle CAV, alla fine - per quello che posso pensare io, anche avendo frequentato per diversi decenni locali pubblici - sarebbe piuttosto anti-economico aprire un'attività che sia al servizio esclusivo delle CAV.
Diversamente, come le dicevo prima, è possibilissimo aprire un esercizio di somministrazione di tipologia 2, o 3 4 attualmente per ristorazione più o meno complessa disponendo però dei requisiti che sono fissati dalla normativa europea, quindi il possesso di una cucina, il bagno, bagno dei disabili, percorsi eccetera, che sono requisiti ineludibili, sui quali non si può derogare nella maniera più assoluta, perché parliamo di somministrazione di alimenti e bevande, quindi la somministrazione deve rispettare piani di autocontrollo, percorsi, layout e tutta una serie di requisiti che lei da architetto immagino conosca abbastanza, avendo probabilmente già affrontato questa tipologia di attività.
Presidente - Per la replica la parola al consigliere Segretario Distort.
Distort (LEGA VDA) - Partiamo dal fondo: "sarebbe anti-economico". Se mi permette un consiglio, lasciamo che sia l'imprenditoria a decidere se è economico o non è economico, noi creiamo gli strumenti normativi per consentire certi tipi d'iniziative e la flessibilità, poi sarà l'imprenditore che sarà in grado di capire se gli conviene farlo o non farlo.
Chiaro è che il pensare di dire "Può sempre aprire un ristorante e renderlo aperto al pubblico", questo è chiaro, ma è proprio quello lo specifico su cui verteva la richiesta di visione, non solo di revisione ma di visione politica nei confronti delle attività turistico-ricettive, in questo caso delle CAV, perché è chiaro che quella sì che sarebbe una situazione probabilmente anti-economica, cioè io apro un'attività di CAV con minimo due alloggi e posso andare avanti con qualche altro alloggio, ma a un certo punto pensare poi di aprire una seconda attività, come il ristorante, è chiaro che la cosa diventa sicuramente impegnativa.
Poi ci sarà l'imprenditore che lo vuol fare, può farsi anche tre-quattro attività contemporaneamente, ma il concetto era: cercare di portare a ripetere il modello interessante che già esiste per gli affittacamere, laddove, per i soli ospiti, si svolge un esercizio di somministrazione di cibi e bevande, però lei sa benissimo non con gli stessi requisiti di un ristorante, con requisiti molto più semplificati, dal dimensionamento della cucina, diamo per beneficio d'inventario, lei dice no, io dico sì: io vengo da progettazioni recenti dove con 10 metri quadri è sufficiente una cucina per un affittacamere, in un ristorante non è ammessa una cucina con 10 metri quadri.
Nel caso di tutta una serie di trattamenti, si tratta di avere certi equipaggiamenti, un abbattitore, tutta una serie di equipaggiamenti, che però comunque sono alla portata di un'iniziativa imprenditoriale di quel livello.
L'idea è di porre in atto anche per le CAV situazioni di questo genere, che permettano a un certo punto agli ospiti, magari alla sera, di poter offrire una polenta concia o qualcosa che oltretutto costituirebbe addirittura un diverso modello di convivialità nell'ambito turistico.
Poi, io le voglio dire con tutta sincerità, non so se lei si è reso conto che l'85-90% della sua risposta è stato un ripetere quello che è contenuto nella legge 11/96, che io conosco.
Benissimo, repetita iuvant, però nel 1996 sono ventisei anni fa. Nel 1996 si ragionava in quel modo, sono passati ventisei anni ed oggi è bene che si veda in maniera diversa, tant'è che la richiesta era "Se nelle intenzioni attuali e future sussista la volontà di operare le dovute modifiche delle norme di settore, in modo da consentire l'adeguamento delle CAV a standard più consoni alle tendenze di mercato descritte nelle premesse. In caso affermativo con quali modalità e con quali tempi".
Dalla risposta lei ci ha portato indietro di ventisei anni.
Questa sarebbe la visione a livello turistico? Mi permetta, non la prenda come critica demolitiva, la prenda quantomeno come pressing, perché assolutamente non si può trattare un settore come il turismo con una mentalità che si è bloccata nel 1996.
