Oggetto del Consiglio n. 1650 del 22 giugno 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1650/XVI - Interpellanza: "Valutazioni in merito all'apertura di un secondo centro di lavorazione della selvaggina autorizzato sul territorio regionale".
Bertin (Presidente) - Il Presidente della Regione non è ancora rientrato, passiamo pertanto - come annunciato - alle interpellanze successive dell'Assessore all'agricoltura. Punto n. 27. Per l'illustrazione dell'interpellanza, il Consigliere Ganis.
Ganis (LEGA VDA) - Trattiamo oggi in Consiglio regionale un tema che rappresenta una parte molto importante delle attività legate al mondo venatorio.
Quest'iniziativa nasce dalla richiesta dei cacciatori della Media e Alta Valle per poter usufruire di una struttura adibita alla lavorazione della selvaggina. In pratica, di un macello autorizzato al fine di poter consegnare i capi abbattuti durante il controllo della specie del cinghiale, ma non solo; tale centro sarebbe utile ai cacciatori anche per portare i capi abbattuti durante tutta la stagione venatoria, perché non tutti i cacciatori hanno la possibilità di macellare l'animale per conto proprio.
Ad oggi l'unico centro autorizzato e che rispetta le normative di igiene stabilite dalla Comunità Europea è quello situato ad Arnad, dove ha sede la cooperativa La Kiuva.
Facciamo però un passo indietro nel tempo, fino al 2012, anno in cui - con l'entrata in vigore delle nuove disposizioni europee sull'igiene degli alimenti, i selvatici abbattuti devono essere lavorati unicamente in centri autorizzati, rispettando tutte le norme vigenti.
Ecco che l'unico centro ritenuto idoneo fu quello della Kiuva ad Arnad, un centro di lavorazione della selvaggina messo a norma presso i locali di proprietà regionale e gestito dalla cooperativa, dove i cacciatori valdostani posso recapitare i capi abbattuti durante il controllo e durante il periodo dell'attività venatoria.
Dopo questa breve cronistoria, è importante però parlare del malcontento dei cacciatori della Media e Alta Valle, un malcontento legato al fatto che, per portare un capo abbattuto, ci si debba spostare nell'unico centro di lavorazione della selvaggina, ubicato ad Arnad.
Immaginiamo ora il cacciatore che, dopo aver prelevato un capo a La Thuile, debba raggiungere Arnad per far macellare l'animale.
Questo comporta chiaramente una perdita di tempo e di denaro, visto anche i costi sempre più esosi di benzina e autostrada, infatti la possibilità di avere per i cacciatori un centro di lavorazione della selvaggina ubicato in Alta Valle potrebbe snellire le procedure di consegna e di ritiro, ma non solo, potrebbe rappresentare, inoltre, un'opportunità di lavoro.
Ricordo l'importanza dell'attività venatoria programmata che permette di controllare la quantità di una determinata specie selvatica nell'equilibrio dell'ecosistema.
In base a queste considerazioni, interpelliamo il Governo regionale per conoscere se l'Amministrazione regionale abbia intenzione di valutare l'apertura di un secondo centro di lavorazione della selvaggina autorizzato e, in caso affermativo, quale sia la tempistica e l'ubicazione dell'immobile destinato a tale attività.
Presidente - Risponde l'assessore Sapinet.
Sapinet (UV) - Mi associo a quanto ha detto lei, l'importanza dell'attività venatoria, che stiamo cercando di sostenere; proprio a questo proposito nell'autunno e nel periodo d'inizio inverno del 2021, insieme al Presidente e al Vicepresidente del Comitato per la gestione venatoria della nostra regione, insieme al dirigente della struttura Flora e fauna con un suo funzionario, abbiamo intrapreso un interessante confronto con il mondo venatorio della nostra regione, un momento di confronto per cogliere i vari punti di vista, le sensibilità, le critiche - che ovviamente ci sono anche state, molto costruttive tra l'altro - ma anche i vari consigli.
Un percorso che ci ha portato in tutte e otto le circoscrizioni con delle serate molto interessanti, più un'altra dedicata alle associazioni di categoria, dalle quali è emerso anche tutto quello che lei ha giustamente descritto, in particolare dai cacciatori dell'Alta Valle e della Media Valle.
Suggestioni delle quali in un primo momento ci siamo già fatti portavoce, suggestioni e richieste che porteremo anche su altri tavoli.
Come sa, ai sensi del regolamento della Comunità Europea n. 853/2004, la carne di selvaggina abbattuta, sia in attività venatoria che in attività di controllo, per poter essere commercializzata deve necessariamente passare attraverso un centro autorizzato di elaborazione della carne di selvaggina, un centro di lavorazione della carne di fatto assimilato a un macello, che si configura quindi come un'attività commerciale.
L'apertura di un centro e la sua gestione rientrano tendenzialmente pertanto in una sfera imprenditoriale privata.
Al fine di verificare la possibilità di aprire alcuni centri di lavorazioni ubicati in più località sul territorio regionale, proprio per andare incontro a quelle criticità e a quelle problematiche che anche lei ha sottolineato, la Regione ha condotto, già in passato, un'apposita indagine di mercato che ha coinvolto la maggior parte dei gestori di macelleria presenti in Valle.
Purtroppo allo stato attuale non vi è stata la disponibilità - a causa dei notevoli investimenti necessari - per adeguare i locali di macellazione alle normative sanitarie, che prevedono appunto filiere separate per i domestici e i selvatici, pertanto attualmente l'unico centro di lavorazione della carne di selvaggina - ma l'ha già ricordato lei - presente nella nostra regione si trova presso la Kiuva di Arnad la cui gestione è affidata alla cooperativa omonima.
Come già detto, dopo le prime interlocuzioni informali, la questione verrà trattata nelle prossime occasioni di confronto in programma con gli operatori del settore in specifici tavoli di lavori nei quali questa questione verrà illustrata e portata.
Presidente - Per replica, il consigliere Ganis.
Ganis (LEGA VDA) - Mi fa piacere che lei abbia collaborato con i soggetti coinvolti, quindi con i cacciatori, e conosco le normative vigenti.
Partiamo dal presupposto che nessuno di noi ha intenzione di fare i conti in tasca a chi gestisce la cooperativa, ma visto che il settore delle carni di selvaggina ha un costante aumento della domanda e dell'offerta, ecco che non vanno sottovalutati i potenziali risultati in termini economici e occupazionali.
Bisogna riconoscere che la filiera è garantita e tracciata, quindi la carne può essere venduta in ristoranti, agriturismi e mense. Per questi motivi l'apertura di un secondo centro potrebbe giovare a qualcuno, o meglio, a chi ha intenzione di fare impresa.
Lei giustamente ha parlato di un'indagine sul territorio, io direi di più: si potrebbe a questo punto indire un bando per un nuovo centro di lavorazione della selvaggina, non solo un'indagine, per appurare se ci sono delle persone intente a investire in un'attività come questa, molto costosa, come lei ha sottolineato. Un modo questo per creare nuovi posti di lavoro e andare incontro alle esigenze del mondo venatorio valdostano.
