Oggetto del Consiglio n. 1619 del 9 giugno 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1619/XVI - Interpellanza: "Analisi del nuovo rapporto Censis e riflessione sulle prospettive di sviluppo per una sanità attiva, di prevenzione e paziente-centrica".
Bertin (Presidente) - Punto n. 41. Ha chiesto la parola il consigliere Manfrin per l'illustrazione.
Manfrin (LEGA VDA) - Il 28 marzo scorso è stato presentato, in occasione della prima edizione di "Italian Health Day" il nuovo rapporto Censis che racconta la sanità del futuro per com'è percepita, ma anche evidentemente auspicata dai cittadini che la vivono. Da questo rapporto si trae una fotografia che io ritengo non sia particolarmente positiva della nostra Regione: per esempio, per quanto riguarda le forme familiari, ovvero la composizione dei nuclei familiari della nostra Regione, assistiamo a un decollo delle famiglie unipersonali, quindi quelle composte da una sola persona: ben uno su tre, cioè il 41,5 percento delle famiglie valdostane sono composte da una persona e di questi quasi la metà, il 48,8 percento, è over 60.
Oltre a questo, è evidente che l'invecchiamento della popolazione porta a una moltiplicazione di patologie invalidanti e cronicità che generano degli altri fabbisogni socio-sanitari e di assistenza, in particolare anche qui il dato che riguarda la Valle d'Aosta fa squillare un campanello d'allarme perché abbiamo quasi un terzo degli over 75 che presenta multicronicità e limitazioni gravi, quindi quasi il 30 percento.
Per far fronte a queste sfide - e questo era quello che emergeva dal sondaggio che è stato effettuato -, secondo i cittadini, è necessario passare da una medicina riparativa a una attiva e di prevenzione. Questo include non solo il recupero delle visite mancate durante il periodo Covid, come possiamo leggere nel rapporto, c'è stato il meno 61,8 percento di screening di prevenzione oncologica e il meno 68 percento relativo alle diagnosi, ma anche una più alta adozione di stili di vita salutari per innalzare le persone in buona salute che in Valle d'Aosta sono il 76,4 percento.
La sanità del futuro dovrà farsi trovare pronta non solo a possibili nuove emergenze ma anche alle implacabili previsioni socio-demografiche del nostro Paese che rispecchiano quelle regionali, mi permetto di evidenziare gli allarmi che abbiamo lanciato più volte in questo Consiglio, ricordo anche gli interventi dell'assessore Caveri in questo senso e anche quelle che sono state le proposte d'intervento che sono state presentate rispetto al sostegno alla natalità in Valle d'Aosta.
Un sistema orientato sempre più alla personalizzazione, questa è la fotografia che emerge, che beneficia della mobilitazione di tutti gli attori, tratti indispensabili per rispondere a una triplice sfida di gestione della malattia acuta cronica delle nuove emergenze, tenendo ben presente l'aspetto fondamentale della sostenibilità economica.
Venendo ai dati, i cittadini hanno evidenziato in primis il ruolo chiave dell'innovazione, decisiva per migliorare la cura, i percorsi assistenziali e le difese delle nuove emergenze.
Sono oltre nove su dieci le persone che hanno fiducia nei ricercatori scientifici e altrettanto coloro i quali ritengono che la spesa pubblica in ambito salute rappresenti un investimento e non un costo e sicuramente questo investimento è tale nel momento in cui va a incidere sulla prevenzione perché evidentemente previene invece l'insorgere di patologie che a quel punto richiederebbero una spesa sicuramente maggiore.
Gli innovatori, incluse le imprese, non sono più percepiti come una componente esterna alla sanità ma attori decisivi che permettono di ottimizzare l'impatto sulla salute e la qualità della vita dei pazienti.
Secondo gli Italiani, la sanità del futuro dovrà essere sempre più paziente-centrica e su misura, il 94,3 percento auspica una maggiore personalizzazione di cure con il 92,9 percento che si aspetta che i percorsi di cura dal domicilio al territorio fino agli Ospedali siano modulati sulle esigenze personali del paziente. Questo desiderio è accompagnato dalla propensione dei cittadini a svolgere un ruolo quanto più diretto e attivo nei tanti processi relativi alla propria salute, a partire dalla relazione con il medico riconosciuto come la voce più autorevole della sanità che farà sempre prevalere la tutela della salute di fronte alle esigenze economiche o di altro tipo.
Ben nove Italiani su dieci hanno fiducia nei medici, il 92,1 percento, e per altrettanti la loro figura dovrebbe essere al centro della sanità del futuro: il 93,9 percento. Risulta molto alta anche la percentuale dei cittadini che nutrono fiducia nel servizio sanitario della propria Regione: il 73,2 percento; su questo mi permetto di fare un inciso, bisognerebbe chiedere e fare uno studio specifico sulla soddisfazione dei cittadini valdostani sulla sanità attuale, probabilmente non so che percentuali verrebbero fuori ma sarebbe interessante farlo.
Alla luce di questo rapporto che riteniamo sia assolutamente importante per comprendere le evoluzioni della società e soprattutto i desiderata che i cittadini si pongono quando gli si parla di sanità, chiediamo con quest'interpellanza se sia a conoscenza dei dati riportati dal rapporto Censis riguardanti la nostra Regione e quali azioni intenda mettere in campo l'Amministrazione regionale per intercettare i problemi rilevati dall'analisi per arrivare a un tipo di sanità attiva di prevenzione e paziente-centrica.
Presidente - Risponde l'assessore Barmasse.
Barmasse (UV) - In effetti il 25 marzo del 2022, nel quadro di "Italian Health Day" è stato presentato il nuovo rapporto Censis che illustra le possibili sfide e l'opportunità per il nuovo servizio sanitario da cui emerge il desiderio dei cittadini di una maggiore personalizzazione delle cure e dei percorsi di cura di una nuova centralità del medico che va liberato dagli eccessivi carichi burocratico-amministrativi e supportato nel salto del digitale. Inoltre, nel rapporto viene sottolineato che, per massimizzare il valore in sanità, decisiva sarà la gestione intelligente dei dati che i cittadini sono pronti a fare la loro parte.
La prima domanda è: "se sia a conoscenza dei dati riportati dal rapporto Censis riguardanti la nostra Regione" e la risposta è sì, si è a conoscenza dei dati riguardanti la Regione riportati dal rapporto, ma questi dati non sono una novità perché alla stessa analisi di contesto di profilo di salute della popolazione valdostana si è giunti per stabilire gli obiettivi e le azioni del piano regionale della prevenzione 2021-2025 approvato con deliberazione di Giunta regionale n. 1654 del 6 dicembre 2021 a cui si rimanda.
"Quali azioni intenda mettere in campo l'Amministrazione regionale per intercettare i problemi rilevati dall'analisi": le azioni che si intendono mettere in campo si ritiene che siano già delineate nel Piano regionale per la salute e il benessere sociale Valle d'Aosta 2022/2025, recentemente approvato con DGR e con questa inviato per l'approvazione al Consiglio regionale, infatti l'obiettivo di tale Piano è evolvere dal concetto di educazione alla salute a quello di prevenzione attiva fino anche alle modalità di comunicazione del rischio. La Giunta con questo piano ritiene che sia necessario un profondo ripensamento culturale che risulta inutile se non lo si accompagna alla progettazione di un nuovo modello organizzativo funzionale dei servizi sanitari e di quelli della prevenzione diverso da quello attuale, ai quali anche il piano nazionale cronicità ha riconosciuto un ruolo centrale. Tale modello è rappresentato dalle istituende case della comunità il cui obiettivo è quello di garantire in modo coordinato l'accesso all'assistenza sanitaria, socio-sanitaria e socio-assistenziale in un luogo visibile, facilmente raggiungibile e accessibile da parte della popolazione di riferimento, la prevenzione e la promozione della salute in forma soprattutto proattiva, la valutazione del bisogno della persona e l'accompagnamento alla risposta maggiormente appropriata, programmabile e non programmabile, la risposta alla domanda di salute della popolazione e la garanzia della continuità dell'assistenza anche attraverso il coordinamento di tutti i servizi sanitari territoriali H12 e H24 di norma a livello distrettuale attraverso i medici di continuità assistenziale, la presa in carico della cronicità e della fragilità secondo il paradigma della medicina di iniziativa, l'attivazione di percorsi di cura multidisciplinari che prevedono l'integrazione tra servizi sanitari, ospedalieri e territoriali e tra servizi sanitari e sociali, la partecipazione della comunità locale, dell'associazione di cittadini, dei pazienti e dei caregiver, la promozione dell'integrazione con l'Ospedale regionale per acuti con Ospedale di comunità e con le altre strutture residenziali e territoriali per garantire la continuità e l'assistenza. Aggiungerei sicuramente il programma di telemedicina nel quale sono stati fatti investimenti importanti per la nostra Azienda e che sicuramente è uno dei programmi più all'avanguardia attualmente presentati in Italia, tant'è vero che siamo stati anche promoter di questo tipo di iniziativa.
Per quanto riguarda quello che ha detto prima, su cui concordo, bisognerebbe fare un sondaggio anche sulla sanità valdostana, anche perché penso che di solito faccia sempre più rumore chi si lamenta di chi invece è soddisfatto, quindi forse bisognerebbe farlo perché dovremmo renderci conto che la nostra sanità, pure in questo momento di criticità, è comunque all'avanguardia dal punto di vista dei servizi rispetto a tante altre realtà del nord Italia. Teniamo presente che noi abbiamo 1.500 interventi in arretrato che stanno riducendosi, Ivrea ne ha 10.600, tanto per farci un'idea. I Pronto Soccorso che funzionano in Piemonte sono cinque, gli altri hanno delle enormi criticità, la metà dei servizi di Pronto Soccorso e dei punti nascita del Trentino sono stati esternalizzati, questo per dare solamente alcuni dati. Io penso che i Valdostani siano sempre molto coscienti della realtà e siano, quindi, anche coscienti di ciò che serve, di ciò che funziona, che non funziona compatibilmente con la situazione attuale.
Presidente - Per la replica, ha chiesto la parola il consigliere Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Mi fa piacere che l'Assessore abbia quest'immensa fiducia nella soddisfazione dei Valdostani e a questo punto io lo inviterei a fare una prova: provi a passare un weekend magari al Pronto Soccorso e ad ascoltare quello che dicono i Valdostani rispetto ai servizi che vengono loro offerti e poi credo che avrà i risultati del suo sondaggio probabilmente, la invito a fare un sondaggio di questo tipo o magari provi a chiamare e a parlare con le mille persone che hanno sottoscritto la petizione che il collega Ganis ha evidenziato nell'interpellanza poco fa e chieda loro se sono felici dell'attuale situazione. Se probabilmente, come lei pensa, saranno soddisfatti, allora questo discorso è evidente che si chiude qui, se però dovessero manifestare qualche lieve criticità rispetto alle manchevolezze e anche qui l'esercizio... lei giustamente dice che chi si lamenta fa più rumore di chi invece è soddisfatto, immagino anche che però la tecnica di allargare e guardare le manchevolezze di altre strutture sanitarie probabilmente non è che sollevi dalle proprie la nostra Regione.
Io penso che più che a fare polemica e a rivendicare risultati che probabilmente non troverebbero conferma nella realtà, ma ne sarei felice, Assessore, se facesse un approfondimento di questo tipo perché ci permetterebbe di avere una fotografia chiara, non un sondaggio addomesticato, un sondaggio di quelli che ovviamente chiedono in maniera neutra e terza alle persone cosa pensano della sanità, credo che ci potrebbe restituire una fotografia interessante del pensiero delle persone, anche perché, e parlo come membro della V Commissione, abbiamo visto sfilare in queste settimane e in questi mesi numerosi componenti della parte sanitaria e tutti - credo di poterlo dire anche per i colleghi di maggioranza - non è che ci abbiano fatto un quadro roseo della situazione e soprattutto tutti non è che ci abbiano manifestato una soddisfazione personale del momento, quindi non penso di dire una corbelleria nel momento in cui dico che se gli stessi sanitari dicono che la sanità valdostana non è che sia proprio in questo momento in uno stato di grazia, probabilmente credo che i pazienti sarebbero di un'idea leggermente simile se non ancora più pesantemente critica.
Detto questo, però, Assessore, io voglio prendere la parte positiva, lei giustamente ha parlato del piano socio-sanitario che lei dice è stato approvato, adesso è in esame e dovrà passare ovviamente, come lei sa, un lungo esame della V Commissione con le parti sociali, con le parti sanitarie, con i rappresentanti e i portatori di interesse e credo che quello sarà il momento vero nel quale evidenzieremo quali sono le necessità delle persone e quali rispondenze queste trovino all'interno del piano socio-sanitario.
Quello che però rimane, secondo me, di fondo sono due valutazioni: la prima che è quella che ho messo in cima all'intervento che ho fatto in illustrazione di quest'interpellanza, è che la prevenzione sicuramente deve occupare uno spazio preminente perché - e anche qui abbiamo potuto prendere atto di quello che i rappresentanti delle varie specialità sanitarie ci hanno rappresentato - forse si lavora sempre in emergenza ma mai per prevenire dei problemi: penso banalmente ai fisioterapisti che ci hanno parlato di tutta una serie di interventi che si possono fare direttamente con i medici di famiglia che, come il rapporto illustra, hanno la possibilità di parlare direttamente con le persone e hanno la fiducia dei loro assistiti riguardo alla prevenzione e alla promozione di stili di vita sani, che è il secondo punto su cui volevo incentrare l'attenzione, quindi attività di prevenzione rispetto all'insorgere di patologie e attività appunto di promozione di stili di vita sani che possono prevenire patologie e cronicità, soprattutto nelle persone anziane.
Poi, secondo me, è importante porre - e questo da un punto di vista sociale - l'accento sulla necessità di fare dei ragionamenti sul nostro tessuto sociale perché pensare che la composizione delle famiglie sia così largamente suddivisa, frazionata e pensare che i nuclei della Valle d'Aosta siano per larga parte formati da una sola persona, peraltro in larga parte anche qui over 60, evidentemente restituisce un segnale che non è assolutamente da sottovalutare.
