Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1607 del 8 giugno 2022 - Resoconto

OGGETTO N. 1607/XVI - Interpellanza: "Impiego a titolo sperimentale di teli geotessili in funzione protettiva dei ghiacciai valdostani".

Bertin (Presidente) - Punto n. 29 all'ordine del giorno. Si è prenotato il consigliere Ganis, ne ha facoltà.

Ganis (LEGA VDA) - Quest'interpellanza nasce dalle molteplici discussioni in questo Consiglio su temi di grande importanza e di attualità, come quello della carenza idrica, dei cambiamenti climatici, in particolar modo sulla siccità e su come gestire al meglio le nostre risorse idriche. Sono temi che abbiamo ampiamente discusso in Consiglio, cercando di trovare delle possibili soluzioni, dando delle indicazioni o dei suggerimenti, affinché si possano in qualche modo limitare gli effetti negativi su ambiente, territorio ed esseri umani. Purtroppo non è così semplice intervenire nell'immediato, perché tutte le possibili soluzioni e progetti passano attraverso studi di fattibilità, con la conseguente perdita ulteriore di tempo e di denaro.

Ecco che diventa semplice copiare o prendere in considerazione progetti o idee che sono già operativi sul campo. Mi riferisco in questo caso all'utilizzo di teli geotessili per preservare i ghiacciai a scopo turistico e commerciale. Infatti, dopo un rapido studio sull'utilizzo di questi teli, abbiamo appreso che in località Ponte di legno il ghiacciaio del Presena viene coperto ogni anno con dei teli, al fine di preservarne la neve e di renderlo percorribile e fruibile alle prime nevicate, favorendo così la ripartenza della stagione sciistica. Quest'operazione di copertura avviene utilizzando dei teli geotessili che riflettono i raggi del sole e limitano il fenomeno dell'ablazione, evitando così la trasmissione di calore alla neve sottostante. Questi teli, che misurano 5 metri di larghezza per 70 metri di lunghezza, vengono applicati con i gatti delle nevi e hanno la particolarità, come ho detto, di riflettere i raggi solari e la trasmissione di calore alla neve, preservando così il manto nevoso e il ghiaccio sottostante.

Vorrei ricordare che quest'operazione, effettuata per la prima volta nel 2008, viene ripetuta ogni anno, riuscendo così a diminuire la perdita del ghiacciaio di circa il 50 percento. L'utilizzo di questa tecnologia può limitare lo scioglimento dei ghiacciai e preservarne le riserve d'acqua e va vista soprattutto in contesto economico legato al turismo estivo e/o invernale.

In base a queste considerazioni, interpelliamo l'Assessore competente per conoscere se l'Amministrazione regionale abbia preso in considerazione, anche solo a titolo sperimentale, l'impiego di teli geotessili per proteggere in parte i ghiacciai valdostani.

Presidente - Consigliere Perron, sempre per l'illustrazione, per i minuti restanti.

Perron (LEGA VDA) - Ho aderito volentieri a quest'iniziativa del collega Ganis, il quale in realtà ha già detto tutto; tirerò fuori solo qualche punto saliente.

È chiaro che questo discorso non è fatto sull'insieme dei ghiacciai, perché in Valle abbiamo 209 ghiacciai, mi pare. Questo è un intervento specifico, come ha già detto il collega, che riguarda la tutela di un interesse di una certa area. Ad esempio, noi pensiamo al ghiacciaio del Plateau Rosa, legato allo sci estivo, molto specifico.

I siti ambientalisti spesso parlano di questa tecnica che viene utilizzata come greenwashing, cioè un modo per mascherare e far finta di essere ambientalisti. Qua bisogna essere chiari ovviamente: parliamo di un intervento specifico, a tutela di un interesse di tipo turistico ed economico da valutare. Come tutto, l'intervento non è scevro da effetti negativi: ad esempio, dal punto di vista ambientale ho letto che stanno valutando l'effetto delle fibre plastiche sui ghiacciai, tutto da valutare. Il costo, certamente: in Svizzera hanno fatto una valutazione dei costi, che in effetti sono alti; io ho trovato tra uno 0,6 e 8 euro all'anno di costo per un metro cubo di ghiaccio circa. Ovviamente, se parliamo in un ghiacciaio con tot metri cubi, gli interventi possono essere costosi.

Ci sono pro e contro da valutare, ma riteniamo che sia un tema che ha potenzialità interessanti. Ripeto, non facciamo greenwashing, non stiamo parlando di portare indietro il cambiamento climatico, purtroppo non possiamo farlo, o meglio, riducendo le emissioni, non è questo il caso, ma quantomeno nel futuro avere la possibilità in aree specifiche di valutare interventi che possano tutelare i nostri interessi economici, direi che quello è un qualcosa che possiamo eventualmente fare senza troppi problemi e valutare.

In chiusura il tema dei ghiacciai è molto più ampio, è di tipo ambientale. Anche sulle riserve idriche, non è questo il caso perché il ghiacciaio viene mantenuto da questi teloni, per cui non è una questione idrica, ma riguarda soprattutto lo sci estivo. Quest'anno, tra l'altro, abbiamo una stagione che rischia di essere tra le peggiori per il bilancio dei ghiacciai, che vivono di precipitazioni invernali da una parte e temperature estive dall'altra. Quest'anno abbiamo pochissima neve, come sappiamo, abbiamo avuto la siccità e se avremo un'estate calda, o anche solo un'estate normale come non avviene più da parecchio tempo, purtroppo avremo un'altra mazzata ai nostri ghiacciai.

Ripeto, non è un intervento di tipo ambientale, non è greenwashing, non facciamo i finti tonti, qua stiamo parlando di poter considerare un intervento che vada a tutelare un interesse specifico turistico ed economico per la nostra regione.

Presidente - Risponde il Presidente della Regione.

Lavevaz (UV) - Confesso di essere stato un po' pris au piège da quest'interpellanza, perché leggendola sembrava riguardare un aspetto ambientale. Questo è il motivo per il quale rispondo io, invece in realtà, da come è stata posta, sarebbero forse stati più competenti l'assessore Bertschy e l'assessore Guichardaz, però credo che nei dati che ho raccolto ci siano anche gli aspetti turistici.

La questione dei ghiacciai e dello scioglimento è un aspetto molto seguito, in particolare in Valle d'Aosta. Ho avuto la fortuna in questi mesi, da quando ho ricoperto l'interim all'ambiente, di partecipare a diversi eventi di alto livello, in cui la Valle d'Aosta ha un ruolo centrale nello studio e anche un po' di laboratorio dal punto di vista della glaciologia in generale. Purtroppo i ghiacciai oggi non sono più 209 come lei dice, ma sono 184: abbiamo avuto la perdita di 32 ghiacciai in 22 anni. Siamo passati dai 216 ghiacciai del 1999 ai 184 del 2020, con una perdita complessiva di 34 chilometri quadrati: siamo passati da 154 a 120 chilometri quadrati, quindi con una perdita pari a 1,4 chilometri quadrati all'anno, che è un dato abbastanza impressionante

Fin dal 2005 è stata costituita la Cabina di regia dei ghiacciai valdostani, che ha un ruolo di osservazione ma anche di previsione e di studio. La cabina di regia è un po' a cavallo tra le strutture dell'ambiente e quelle dell'assessore Marzi, in particolare la struttura assetto idrogeologico dei bacini montani. É gestita operativamente da Fondazione Montagna Sicura che è diventata, negli anni, un'eccellenza in questo senso e che vede tra i soggetti che vi aderiscono ARPA, Comitato glaciologico italiano, CNR, CVA, Parco nazionale Gran Paradiso, Unione valdostana guide di alta montagna, Società meteorologica italiana.

Gli scenari futuri sono ancora peggiori, come è prevedibile immaginare. In particolare, gli scenari climatici elaborati nell'ambito del progetto AdaPT Mont-Blanc stimano che nel 2050, quindi non fra 200 anni ma fra 30 anni, in Valle d'Aosta rimarrà sostanzialmente poco, quasi nulla a livello di ghiacciai. Questo a causa dell'innalzamento delle temperature, ed è chiaro che questa è una dinamica - come giustamente ha detto lei - che non può essere arrestata o rallentata con attività puntuali o locali. Abbiamo parlato spesso e in diverse occasioni della differenza che c'è tra mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. La mitigazione è una dinamica di ordine globale alla quale siamo tutti chiamati: dobbiamo tutti fare il nostro dovere per cercare di essere dei cittadini migliori e di lasciare alle prossime generazioni una terra migliore rispetto a quella che abbiamo trovato. Cosa diversa è l'adattamento, quello che voi dite è un modo di adattare la vita in montagna, quindi lo sci, l'attività turistica e ricreativa, a un mondo che cambia. Adattiamo la possibilità di fare lo sci sui ghiacciai adattandoci in anticipo ad una situazione che sta mutando.

Questo è un aspetto diverso rispetto all'andamento climatico generale, come giustamente avete detto, ed è una cosa che forse non ha bisogno di essere sperimentata, nel senso che altri territori simili al nostro l'hanno sperimentato per anni: abbiamo delle cifre che adesso dirò e quelle che abbiamo noi sono anche più alte rispetto a quelle che lei ha citato. Da qualche anno abbiamo, ad esempio, anche non lontano da noi il versante svizzero del Cervino sul quale sono stati utilizzati i teli geotessili per anticipare l'apertura delle stagioni in autunno. Ma quest'anno - come è noto - anche la Cervino S.p.A. sta procedendo a un'attività di snowfarming presso la zona di Cervinia. Questo è legato all'organizzazione della gara di coppa del mondo che sarà in una parte abbastanza anticipata rispetto alla stagione invernale, a ottobre-novembre, quindi si sta in questo momento accumulando della neve che verrà coperta con dei teli di TNT, esattamente come viene fatto altrove, nel mese di settembre si provvederà a togliere questi teli e a stendere la neve sul tracciato di gara, realizzando uno strato nervoso di base che permetterà di preparare la pista. Venendo ai numeri, la superficie coperta da quest'attività sul Cervino è di 25 mila metri quadrati, per un volume di neve stoccato pari a circa 100 mila metri cubi - questa è una stima - per un costo complessivo di circa 300 mila euro, quindi il costo al metro cubo facilmente calcolabile è di 3 euro. Ovviamente più l'accumulo è piccolo, più il costo al metro cubo aumenta, questo è molto facile intuirlo.

Questi dati quantitativi e questi numeri dimostrano il fatto che queste possono essere delle attività puntuali, che possono essere fatte rispetto a degli scenari e a degli impianti sciistici molto localizzati e non certo - ma l'ha detto molto bene lei - immaginare questa come una soluzione generale per risolvere l'arretramento dei ghiacciai.

C'è stato anche di recente, a gennaio 2022, un documento firmato da quarantaquattro scienziate e scienziati esperti in glaciologia, che hanno proprio evidenziato come quest'attività non solo sia greenwashing, come giustamente ha detto lei, ma addirittura possa essere dannosa, perché il fatto di posare i teli, di movimentare dei mezzi, si rischia che questi rilascino nell'atmosfera dei residui plastici, eccetera. É tutta una questione che rischia di essere in qualche modo dannosa per l'ambiente, ma anche solo la questione ecosistemica che sta intorno al ghiacciaio vive legata al ghiacciaio stesso, quindi il fatto di coprirlo va a cambiare comunque un ecosistema.

Sul greenwashing avrei tanti altri esempi da fare, ma che non posso fare finché ho l'interim all'ambiente; la mia sensazione è che ci siano tante situazioni di greenwashing, ma parlo a livello globale, generale, non di attività dell'Amministrazione regionale. Poi è chiaro che - questa è una mia sensazione - l'ambito della transizione ecologica è un mondo molto complesso, nel quale il confine a volte è labile tra quello che può essere più una questione di immagine o quello che è effettivamente un risparmio di produzione di CO2 piuttosto che altre cose. Va sempre fatto un ragionamento globale dall'inizio alla fine della produzione.

In conclusione, fatte salve alcune iniziative che potranno coinvolgere soggetti gestori dei comprensori dal punto di vista dello snowfarming, che potranno coinvolgere altre situazioni rispetto al Cervinia, i teli per preservare i ghiacciai valdostani credo invece che non abbiano senso.

Presidente - Per la replica il consigliere Ganis.

Ganis (LEGA VDA) - Grazie Presidente per la risposta. Come ha evidenziato il collega Perron questo è un intervento specifico e visto in un contesto turistico commerciale economico, anche perché comunque - come ha detto lei - in alcune stazioni sciistiche, come la Francia, l'Austria e la Germania, la copertura dei teli è una realtà, quindi la stanno utilizzando.

Mi permetta di fare una differenza rispetto allo snowfarming, che è una tecnica differente da quella che ho proposto io, sono due cose diverse: un conto è mettere da parte una quantità di neve, un altro è coprire una parte specifica del ghiacciaio, quindi per mantenere un certo tipo di economia. Ovviamente non sarà una soluzione risolutiva, appare ovvio, ma può essere una pratica per generare per altri anni la pratica dello sci. Credo che questa pratica possa essere d'aiuto a tutta l'economia legata al mondo della montagna; credo che si possa magari valutarla.

Presidente - Consigliere Perron per i due minuti restanti.

Perron (LEGA VDA) - Grazie per la risposta, ha già detto tutto il mio collega. Solo un ultimo appunto: il cambiamento climatico che ci troviamo ad affrontare avrà anche delle parti di opportunità. Da una parte avremo la media montagna che diventerà attrattiva d'estate, se le estati saranno troppo calde, quindi anche in tema di riduzione demografica rendere la Valle d'Aosta maggiormente attrattiva su quelle zone di montagna. Ricrescerà la vegetazione dove adesso ci sono i ghiacciai, eccetera, e potranno esserci possibilità di altri tipi, oppure alzare le coltivazioni; questo anche si potrà fare, come già avvenne durante i periodi più caldi, anche se oggi la climatologia nega un po' i periodi del passato, ma questo sarebbe un altro discorso.

In ultimo, riguardo agli studi che vengono fatti. Io li ho guardati e sono interessanti, ovviamente si sta parlando per prima cosa di proiezioni, cioè noi pensiamo che, se si produrrà CO2 nei prossimi anni a determinati livelli, avremo certi risultati; non è tutto certo. Ad esempio, a livello di precipitazioni: spesso si parla di global warning qui in Valle d'Aosta, di carenza di precipitazioni, ma questo è poco vero. Quest'anno abbiamo una siccità forte, ma ce ne sono state anche nel passato, anche nel '700 quando ci fu la piccola era glaciale. Non c'è un trend vero e proprio nelle Alpi di diminuzione delle precipitazioni negli anni, quello che c'è è l'aumento delle temperature; anzi, gli studi vedono che nel futuro, probabilmente nel 2050, sopra i 2500 metri aumenteranno le precipitazioni, probabilmente anche nervose, quindi stiamo parlando di quote alte. Ovviamente avremo il rischio di pioggia, come già sta succedendo in questi anni, anche fino ad altitudini di 1800-2000-2200 metri, l'abbiamo visto a capodanno di quest'anno, ma l'alta montagna in un certo modo, almeno fino al 2050, sarà comunque tutelata a livello di innevamento dai 2500/3000 metri in su. In quest'ottica non tutto è perduto, quindi anche interventi specifici riteniamo che si possano valutare.