Oggetto del Consiglio n. 1605 del 8 giugno 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1605/XVI - Interpellanza: "Interventi svolti a scongiurare per il futuro la chiusura di scuole dell'infanzia e primarie sul territorio valdostano".
Bertin (Presidente) - Punto n. 27. Si è prenotato il consigliere Lavy, ne ha facoltà.
Lavy (LEGA VDA) - Questo è un tema che è già stato trattato più volte in Consiglio regionale, un tema che cade a pennello oggi che è il giorno della fine delle scuole e che si proietta già un pochino verso il futuro, verso il prossimo anno scolastico, per capire qual è la situazione per quanto riguarda le scuole di infanzia e le scuole elementari. Sappiamo benissimo che magari purtroppo alcune di queste non potranno più riaprire, mi viene in mente la scuola d'infanzia del Comune di Champorcher. Ecco perché bisogna fare una sorta di punto per capire qual è la situazione, per capire se ci sono delle possibilità per non fare chiudere altre scuole.
Io so benissimo, Assessore, che lei citerà due cose: una è lo studio demografico, in cui dirà che magari alcuni comuni sono purtroppo spacciati dal punto di vista della popolazione; la seconda è che magari farà la battuta sul fatto che l'unica soluzione è quella di fare figli. È assolutamente vero, però si sa benissimo che per avere un effetto, per quanto riguarda le scuole, si deve per forza aspettare almeno tre anni, perché per avere nuovi bambini nelle scuole dell'infanzia bisogna aspettare tre anni.
Ecco che però è importante capire un pochino quali siano le sensazioni e quali sono le idee, se queste siano presenti per quanto riguarda la vostra Giunta, per il mantenimento delle scuole di montagna. Sappiamo tutti che sono un presidio fondamentale per le comunità di montagna, il primo presidio su cui una comunità vive. Abbiamo già avuto più volte modo di scambiarci opinioni e idee riguardo a questo tema e sa benissimo che io la penso in una certa maniera e lei in un'altra, poi io spero che in questo caso invece mi dia conforto con alcune sue risposte. È questo il senso dell'interpellanza: capire bene o male qual è la situazione da qui ai prossimi anni, per quanto riguarda la struttura delle scuole d'infanzia ed elementari.
Ritorno allo studio demografico, perché alla fine l'ho riletto proprio in preparazione a quest'interpellanza e, come avevo già detto in un altro Consiglio, c'è qualcosa che manca, perché sembra che alcuni dati non siano presenti, un po' forse per giustificare una sorta di politiche. Ho fatto una richiesta di accesso agli atti e ho avuto accesso ai dati comunali. Quelli sono interessanti! Sono quelli interessanti per capire l'evoluzione della popolazione nei vari comuni e da quello si nota che non tutta la Valle d'Aosta soffre di spopolamento, ci sono alcuni comuni che ne soffrono maggiormente, altri molto meno, e quelli che ne soffrono maggiormente sono i comuni montani. Ora, bisogna chiedersi il motivo per cui questi comuni montani soffrono maggiormente la questione dello spopolamento, e capire quali possibili soluzioni possono essere portate avanti.
È ovvio che non essendo presenti questi dati sullo studio, se non con delle zone individuate, alta montagna turistica, alta montagna non turistica, media montagna, di cui però non si sa quali comuni facciamo parte, viene il dubbio di dire: "ma non è che questo studio sia stato anche in parte costruito per giustificare un certo tipo di politiche? Poi lei, Assessore, mi fugherà il dubbio assolutamente, però con quest'interpellanza si voleva proprio fare chiarezza da questo punto di vista, per avere un pochino una prospettiva per il prossimo anno scolastico e per i prossimi anni scolastici e capire se avete in mente qualcosa per invertire una rotta che, a oggi, sembra inesorabile, ma purtroppo, o meglio per fortuna, non lo è.
Presidente - Risponde l'assessore Caveri.
Caveri (AV-VdA Unie) - Io intanto sarei molto cauto a pensare che l'Università Cattolica di Milano, per uno studio indipendente, si faccia influenzare dalla Giunta regionale per una qualche deviazione dello studio, in una logica di immaginare che noi siamo contenti di chiudere le scuole. È una sorta di complottismo che francamente non capisco.
Io sarei lieto di avere da lei una ricetta miracolosa per evitare che le scuole si chiudano. È vero che lo studio ha lavorato sull'entità delle Unités des Communes e non sui singoli comuni, però io posso rassicurarla sul fatto che le previsioni fino al 2036 portano a un calo generalizzato delle nascite, quindi soffrono di più le zone di montagna dove non c'è il turismo di massa, soffrono altrettanto le realtà del fondovalle, ma anche il Comune di Aosta, quindi è tutto manifesto che l'aspetto ha una drammaticità evidente. Non vedo tra l'altro perché l'Assessore alla pubblica istruzione, che un giorno o l'altro, non so chi sarà, si troverà nelle condizioni di avere anche un surplus di insegnanti e non solo pochi bambini, dovrebbe in qualche maniera gioire di una situazione di questo genere.
Allo stato, per il prossimo anno scolastico, per quanto riguarda la scuola dell'infanzia, noi sappiamo che c'è un solo bambino a Champorcher. Credo che realisticamente si debba pensare che quando c'è un solo bambino non si può aprire una scuola, perché altrimenti non ci intendiamo. Se noi pensiamo di tenere un bambino per un'insegnante, facciamo del male al bambino, perché il bambino è, per antonomasia, qualcuno che deve avere all'interno della propria classe altri con cui confrontarsi. Io non sono contento che ci siano le pluriclassi, ma queste assicurano in molti casi la possibilità di mantenimento delle scuole e delle classi.
A questo punto le elenco le possibili criticità all'interno anche dei comuni. Scuola dell'infanzia: io mi rifaccio all'organico di diritto 2022-2023. Aosta Excenex,16 alunni; Aosta Via Avondo, 13 alunni - parliamo delle materne -; Aosta Quartiere Cogne, 16 alunni; Valdigne-La Thuile, 16 alunni; Pré-Saint-Didier, 10 alunni; Cerlogne di Saint-Nicolas - lei lo sa perfettamente - 5 alunni; Sarre Chesallet, chiusura del plesso nel 2022-2023 delle materne, con una delibera del Comune dello scorso anno, ma restano aperti due plessi, Sarre Montan e capoluogo. Per quanto riguarda invece la zona dell'Istituto scolastico Viglino, che è la situazione particolarmente critica - so tra l'altro che lei ha chiesto un incontro con il dirigente scolastico - non ci sono iscritti a Rhêmes e a Valsavarenche nelle materne, ci sono due alunni di Valgrisenche che sono stati ricondotti ad Arvier, ma dovrebbe esserci un terzo bambino anticipatario che non era riportato nell'elenco, quindi dovrebbe essere attivata, ho già rassicurato la Sindaca, dell'apertura della scuola in Valgrisenche. Introd ,13 alunni; Villeneuve, 16 alunni.
Per quanto riguarda la Grand Combin: Doues, 10 alunni; Oyace, che è considerata scuola di montagna, 9; Roisan, 11. Monte Emilius 2: in prospettiva occorre porre attenzione ai plessi di Brissogne,19 alunni e Quart Chantignan, dove ci sono 17 alunni, mentre a Quart Villair ce ne sono 62.
Monte Emilius 3: Charvensod capoluogo, 11 bambini; Charvensod Plan Felinaz, 38; il caso di Jovençan, 14 alunni. Prosper DUC di Châtillon La Sounère, frazione collinare, 13 alunni; a Châtillon Chameran sono 24; Pontey, 11 alunni; Verrayes capoluogo, 13; a Champagnet invece sono 11 alunni.
Per quanto riguarda invece l'Abbé Trèves, quindi siamo nella zona Saint-Vincent: Antey, scuola di montagna, 10 alunni; Torgnon, scuola di montagna, 13; Saint-Vincent capoluogo, delibera del consiglio di istituto: "Impossibilità di mantenere il plesso in funzione di Saint-Vincent", le materne regionali sono state chiuse; Moron, 27 alunni. Luigi Barone, Brusson, scuola di montagna, 14 alunni; Challand-Saint-Anselme, 17 alunni; Challand-Saint-Victor, 16. Osvaldo Jacquemet Champdepraz, 12 alunni; Emarèse, scuola di montagna, alle materne 6 alunni.
Montrose A: Donnas Vert, 10 alunni; Donnas capoluogo, 26 alunni. Elio Reinotti: Perloz, 7 alunni, la dirigente ha deciso comunque di attivare il plesso, in accordo con il Comune, l'anno scorso era stata chiusa questa materna. È interessante che in quella zona lì hanno cominciato a fare dei ragionamenti anche grazie a quelli che poi lei conosce, ma descriverò per gli altri, i cosiddetti anticipatari. Però è interessante che a Gressoney-Saint-Jean e a Gressoney-La-Trinité hanno cominciato a fare dei ragionamenti complessivi, la stessa cosa sta facendo Gaby, Issime e Lilianes e Fontainemore, laddove non ci sono spostamenti così drammatici e tenendo conto del numero esiguo di alunni.
Per quanto riguarda la scuola primaria, oltre alla chiusura del plesso di Sarre-Chesallet e del plesso di Montjovet Ruelle, le situazioni potenzialmente più critiche si evidenziano presso l'istituto scolastico Maria Ida Viglino, Avise, plesso chiuso con delibera comunale nel 2019, Rhêmes 7 alunni, Valgrisenche 7 alunni, Valsavarenche 4 alunni, mentre nella Mont-Rose A abbiamo 12 alunni a Champorcher e presso l'Istituto Reinotti a Fontainemore 9 alunni.
Il tasso di natalità sta determinando situazioni di plessi, in particolare nella scuola dell'infanzia che è quella che prenderà il primo rinculo, in cui il numero di bambini scritti non raggiunge il minimo prescritto affinché il plesso possa concorrere direttamente alla determinazione dei posti in organico. I bambini iscritti sono comunque considerati, ai fini della determinazione dei posti della dotazione organica complessiva e sono ricondotti al plesso vicino, dove contano ai fini dell'assegnazione dei posti di organico.
Come già evidenziato, i criteri e i parametri di definizione degli organici dei posti di insegnamento della Regione sono diversi e migliorativi rispetto a quelli nazionali e sono volti sia all'ampliamento dell'offerta formativa, sia alla tutela delle scuole di montagna. Per l'infanzia il numero minimo di iscritti per il funzionamento di un plesso è pari a 10 bambini, ridotto a 5 per le scuole di montagna, situate oltre i 1000 metri di altitudine e che distino più di 5 chilometri dalla scuola regionale più vicina. Già dal 2009, grazie a un accordo sottoscritto da parte dell'amministrazione scolastica e le organizzazioni sindacali, in sede di adeguamento dell'organico di diritto alla situazione di fatto, le scuole di montagna, con significative difficoltà di collegamento con le sedi vicine, possono funzionare con 3 alunni iscritti, al posto dei 5 ordinariamente prescritti per le scuole di montagna, nel limite massimo di 6 unità docenti. Nel 2018, con successivo accordo, tali disposizioni sono state estese, fermo restando il limite di 6 unità docenti, a tutte le altre scuole uniche di montagna e anche le scuole uniche di montagna che accolgono bambini residenti in comuni situati oltre i 1000 metri di altitudine, funzionamento con 5 iscritti invece dei 10.
Per rispondere ai bisogni del territorio, come segnalato dal CPEL, abbiamo sottoscritto un'intesa con il CPEL stesso e le organizzazioni sindacali per gli anticipi alla scuola d'infanzia. È una sperimentazione che consente, nel rispetto delle finalità educative e formative della scuola, l'anticipo alla scuola dell'infanzia anche ai bambini che compiono 3 anni di età entro il 30 aprile, come avviene a livello nazionale nei plessi dei comuni fino a 700 abitanti, prioritariamente laddove non siano presenti strutture o servizi dedicati alla prima infanzia, previa valutazione da parte dell'istituzione scolastica di concerto con l'ente locale, e non sempre le istituzioni scolastiche hanno dato il loro assenso. Le iscrizioni di anticipatari, e questa è una prima risposta, concorrono alla determinazione dei posti di organico.
Quali siano le intenzioni. Nei territori dove si evidenziano le criticità legate a un numero esiguo di bambini, bisogna avviare un tavolo di confronto con enti locali, scuole e famiglie possibilmente non a ridosso delle iscrizioni, per effettuare delle valutazioni a livello di sistema, per ottimizzare le risorse e garantire un'offerta educativa di qualità. Aggiungerei anche che bisognerebbe evitare che nasca la tentazione di alcuni comuni di andare a rubare i bambini nel comune vicino per poter completare le classi, perché qui si farebbe una specie di lotta gli uni contro gli altri che sarebbe estremamente negativa.
Presidente - Per la replica il consigliere Lavy.
Lavy (LEGA VDA) - Grazie Assessore. Il fatto di essere dipinto un po' come un complottista mi mancava. Però fa strano, perché non so se lei abbia avuto la possibilità di vedere i dati comunali, sono molto interessanti, molto di più rispetto a quelli in base alle comunità montane, che però non sono del tutto indicativi: non si sa quali comuni appartengono a queste aree definite, non c'è scritto, quindi questa è un'altra questione.
La risposta, bene o male, devo dire che mi ha stupito, perché forse ha capito qual è l'indirizzo su cui bisognerebbe andare. Io ho portato un ordine del giorno, se lo ricorderà bene, e lei mi aveva fatto un esempio dicendo: "pensi se i bambini di Verrès dovessero spostarsi su a Challand", come se fosse una bestemmia...
Voce fuori microfono.
... anche, però lei aveva detto Verrès, Challand. Certo, lei parla della sua zona e io della mia, anche se io mi occupo di tutta la Valle.
Però, il fatto che lei abbia citato la questione di Gressoney-Saint-Jean e Gressoney-La-Trinité, per cui si faccia un ragionamento complessivo, mi fa capire che questo ragionamento che le avevo esposto quella volta lì nell'ordine del giorno, che poi non era passato, in realtà è anche il suo, perché altrimenti non ha senso questo genere di ragionamento. Mi ricordo la sua risposta di allora, che mi ha sinceramente lasciato abbastanza basito, perché ho detto: qui non c'è una volontà di ragionare in maniera sistematica. Oggi sono contento che lei tiri fuori, come un esempio positivo, il caso di Gressoney-Saint Jean e Gressoney-La-Trinité. Questo, per fortuna, non è solamente un esempio isolato, perché gli amministratori locali su questo tema sono molto sensibili e c'è la volontà di mettersi d'accordo per fare in modo che poi le scuole di montagna non vengano sistematicamente smobilitate, perché non è che sempre debbano essere quelli della montagna a spostarsi in basso, può avvenire anche il contrario. Ovvio, servono dei tavoli, serve mettere d'accordo le persone, gli amministratori, i dirigenti, le famiglie, non è un lavoro semplice, però se si ha la volontà lo si può fare.
Il fatto che io abbia cercato di sentire la dirigente dell'istituzione scolastica Maria Ida Viglino: non mi è stato concesso, perché lei aveva degli impegni; però, per carità, è diversi giorni che le ho chiesto un incontro, le avevo anche lasciato il mio numero di cellulare per combinare, comunque un minimo di tempo credo dovesse essere trovato, però non c'è problema, la incontrerò prossimamente.
Questo ragionamento complessivo è qualcosa che gli amministratori locali sentono molto e che può essere portato avanti se c'è una volontà di base. Ovvio, deve esserci anche la volontà a livello di cappello, a livello della Regione, perché altrimenti gli amministratori locali da soli non possono fare chissà che.
Da un lato devo ammettere che questa risposta che mi ha dato in parte mi conferma alcune questioni che avevo tirato fuori in quel famoso ordine del giorno, la cui risposta mi aveva lasciato un pochino senza parole in negativo. Pian pianino il lavoro sta portando i suoi frutti, per cui sono contento che finalmente anche su questo lei si stia sensibilizzando.
