Oggetto del Consiglio n. 1601 del 8 giugno 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1601/XVI - Interpellanza: "Servizio sostitutivo di mensa per i dipendenti dell'Amministrazione regionale".
Bertin (Presidente) - Passiamo ora alle interpellanze. Punto n. 23. Per l'illustrazione dell'interpellanza, si è prenotata la consigliera Minelli, ne ha facoltà.
Minelli (PCP) - Quest'iniziativa propone un argomento che riteniamo particolarmente rilevante e che interessa molte attività della ristorazione, o meglio, dei bar e e ristoranti della nostra regione, e tanti cittadini. Il 30 giugno prossimo scade il contratto di servizio sostitutivo di mensa con i buoni pasto elettronici, che riguarda circa seimila dipendenti regionali, vale a dire gli impiegati, i lavoratori della cantieristica, i cantonieri forestali, il personale scolastico, un po' tutti coloro che lavorano nell'amministrazione. Il nuovo contratto avrà una durata di ventiquattro mesi.
Nei giorni passati abbiamo ricevuto numerose segnalazioni da parte di esercenti che operano in varie località del territorio, relative a quello che è l'aumento esagerato e abnorme delle commissioni che sono legate a questi buoni e che saranno sostanzialmente a carico degli esercenti stessi. È un problema che non ha carattere soltanto regionale, è un problema nazionale, ma che in Valle d'Aosta coincide, come dicevo, con il rinnovo di questo contratto e risulta ancora più preoccupante, perché sarebbero previste delle commissioni sostanzialmente raddoppiate rispetto alla situazione attuale: si passerebbe da 8,50 percento del valore a 15,76, che poi sostanzialmente corrispondono allo sconto che la ditta effettua al committente, il quale ovviamente è l'Amministrazione regionale. In pratica succede che, a fronte di un buono nominale che è di euro 6,50, agli esercenti andrebbero, con lo scorporo dell'IVA, meno di 5 euro netti, che ci sembrano una cifra davvero esigua e direi anche quasi impossibile per la fornitura di un pasto di media qualità, se si vuole mantenere anche un certo standard.
Va anche evidenziato che in relazione ai buoni pasto è previsto che la stazione appaltante effettui la gara non con il sistema dell'offerta più vantaggiosa, ma con l'affido a chi offre il prezzo più basso. Su questa modalità, cioè quella di costruire le gare in tale maniera, noi crediamo che sia opportuno anche fare una riflessione, perché impostare soltanto in termini di ribassi economici senza fare anche altre valutazioni, non ci sembra del tutto corretto.
Abbiamo saputo che in varie situazioni gli esercenti, anche comprensibilmente, stanno cominciando a chiedere un contributo aggiuntivo ai clienti per continuare a offrire un servizio con gli stessi standard del passato. Questo creerà dei disagi, delle criticità, che si sono già anche manifestati, per esempio, nelle motivazioni dello sciopero dello scorso mese dei lavoratori del comparto unico, tra le quali erano state evidenziate anche problematiche relative ai buoni pasto.
Questa situazione che ho brevemente illustrato è critica in generale, però risulta ancora più complicata e più complessa nelle vallate laterali e nelle zone più periferiche della regione dove spesso, durante i giorni feriali, le entrate di molti esercizi sono essenzialmente limitate a quello che è, a tutti gli effetti, un servizio mensa che viene fornito ai dipendenti pubblici, perché manca in settimana spesso l'afflusso di turisti. Occorre poi anche tener conto che in alcune realtà gli esercizi pubblici di questo tipo forniscono un servizio che è essenziale per i lavoratori, perché non hanno alternative di mense aziendali o di soluzioni similari, e non possono sempre regolarmente portarsi pasti da casa.
C'è poi da ricordare che oltre ai dipendenti dell'Amministrazione regionale, usufruiscono di buoni pasto elettronici con altri contratti anche i dipendenti della USL, tanti dipendenti pubblici e privati, che addirittura portano alcuni locali a dover utilizzare contemporaneamente cinque apparecchiature elettroniche, cinque POS che sono corrispondenti ad altrettanti circuiti che prevedono all'incirca lo stesso sistema di commissioni e di sconti, e che hanno un aggravio di burocrazia che è assolutamente pesante, così come sono pesanti le penalizzazioni economiche.
Sappiamo che ci sono anche delle realtà in cui le persone che devono sottoscrivere un pre-contratto, ci stanno ripensando, stanno valutando se farlo o meno. Se questo non avvenisse, andremo incontro a una insufficiente copertura del territorio e quindi a una difficoltà a istituire il servizio stesso, il contratto stesso, e sappiamo che ci sono invece altri che stanno rivedendo le condizioni di fornitura dei pasti o anche i prezzi degli stessi.
Fatte queste premesse, quello che chiediamo è di sapere se c'è l'intenzione di prevedere nel rinnovo del contratto che dovrebbe essere siglato a breve, probabilmente riconfermando alla società BluBe S.r.l., ovviamente se sarà considerata sufficiente la copertura, la distribuzione degli esercizi sul territorio che è in corso di verifica da parte della società stessa, una revisione delle condizioni di affido, in particolare riducendo i ribassi sul prezzo richiesto in fase di gara alle società emettitrici dei buoni. In secondo luogo, se è condivisa la necessità di un cambiamento, di una riforma complessiva del sistema, al fine di migliorare il valore nominale dei ticket stessi, cercando di chiedere una diminuzione delle commissioni - ovviamente non si possono eliminare del tutto - oppure aumentando il valore degli stessi buoni, anche definendo dei tempi più rapidi e certi per il pagamento dei rimborsi che sono un'altra delle criticità che vengono lamentate, perché passa veramente moltissimo tempo dall'emissione delle fatture ai pagamenti.
Presidente - Per la risposta il Presidente della Regione.
Lavevaz (UV) - Chiaramente la proposta dell'interpellanza è una questione, per la realtà territoriale della Valle d'Aosta, più difficile da gestire rispetto ad altre realtà, in particolare quelle più antropizzate, come quelle cittadine. Storicamente in Valle d'Aosta si è sempre scelto di attribuire ai dipendenti buoni pasto sostitutivi rispetto al servizio mensa per questioni contingenti, questo anche perché non può essere garantita una presenza di mensa territorialmente diffusa su tutto il territorio.
Venendo nel merito della questione, lei ha parlato della gara appena espletata, per il contratto in scadenza al 30 giugno, di una gara fatta al massimo ribasso. In realtà non è così, è una gara che è stata fatta proprio ai sensi del codice dei contratti, il decreto legislativo 50 del 2016, che prevede nello specifico che, per l'affidamento dei servizi sostitutivi di mensa, questo avvenga con il criterio cosiddetto OEV, l'offerta economicamente più vantaggiosa, e così è stato fatto, sulla base di un progetto tecnico economico che tiene conto in maniera più puntuale del rapporto qualità-prezzo e non solo del mero aspetto economico. Il bando di gara, nello specifico, doveva stabilire i criteri di valutazione della parte tecnica e anche economica: fra questi erano previsti il ribasso sul valore nominale del buono pasto, quindi la parte economica, la rete degli esercizi da convenzionare, lo sconto incondizionato verso gli esercenti, i termini di pagamento di esercizi convenzionati e un progetto tecnico di gestione.
L'Amministrazione regionale ha esperito e pubblicato il bando in data 18 agosto, tramite la Centrale unica di committenza. Nel bando, con il metodo dell'offerta economicamente più vantaggiosa, si è dato ampiamente spazio, 82 punti su 100, proprio alla valutazione tecnica e solo 18 alla valutazione economica del progetto; questo a conferma del fatto che si volesse trovare la migliore soluzione anche dal punto di vista dell'offerta ai fruitori, oltre che all'aspetto economico. Sul bando era specificata una copertura minima da garantire suddivisa per zone: ogni zona aveva un minimo di locali che dovevano essere convenzionati. L'aggiudicatario, in sede di gara, ha offerto - proprio perché questo che non è un appalto al massimo ribasso, prevede anche la possibilità di proporre delle cosiddette migliorie - settanta convenzioni in più rispetto al numero minimo proposto. Dal punto di vista della copertura territoriale, al netto delle questioni tecniche che lei ha posto come problematica, è chiaro che la copertura è garantita.
Il 30 giugno scade il contratto, quindi dal primo luglio parte il nuovo ed è evidente che, la gara è già stata esperita, quindi diventa difficile oggi ipotizzare di andare a modificare delle condizioni di affido in fase di sottoscrizione del contratto, perché è stato posto a base di gara un progetto, una richiesta di un servizio, è stata fatta un'offerta su quella base e quindi oggi non possiamo andare a modificare gli elementi di affido di questo contratto. È chiaro che una revisione più generale del sistema è certamente possibile, venendo alla sua seconda domanda, ma questo comporta dei tempi e modi che non possono essere quelli tra il bando e la firma del contratto. Potrà essere eventualmente fatto per il prossimo affidamento.
Presidente - Per la replica la consigliera Minelli.
Minelli (PCP) - Forse io non mi sono spiegata bene su alcuni aspetti. Una delle ultime cose che lei mi ha spiegato è che la società ha offerto settanta convenzioni in più, questo quando è stato fatto il contratto che poi va in scadenza. Attualmente la società sta verificando con coloro che avevano pre-aderito - diciamo così - alla possibilità di stipulare la convenzione, quindi di fare il servizio mensa, e da quello che ci risulta ci sono delle criticità, perché a fronte di quello che si è verificato successivamente, questo aumento esponenziale delle commissioni, ci sono delle marce indietro. Se non c'è una copertura, come lei diceva, adeguata nelle varie zone, perché non si fa un ragionamento su una copertura complessiva del territorio, ma lo si fa per zone, poi alla fine la società avrà un numero di ditte e di imprese che hanno aderito, ma sappiamo che rischiano di rimanere scoperte delle zone. Sono settanta in più, ma bisogna anche vedere dove, nel senso che in città il discorso è un po' diverso rispetto a quello che è nelle zone più periferiche. Sappiamo che il grosso della popolazione, ma anche della popolazione che è dipendente dell'Amministrazione regionale lavora più sul territorio urbano della città di Aosta che non in altre situazioni. Anche altre questioni legate alla quantità di altri clienti che ci possono essere, che è maggiore dove c'è più concentrazione di popolazione.
Il problema dell'offerta economicamente vantaggiosa: lei mi diceva che solo il 18 percento riguardava l'aspetto economico e invece l'82 percento è la valutazione dei requisiti. Però, a un certo punto, su una fornitura che prevede in alcuni casi non solo un piatto, ma anche di più con varie tipologie di offerta, a fronte di quello che adesso viene richiesto come aumento delle commissioni, tutto questo sistema rischia di entrare in crisi, perché effettivamente cambia moltissimo. Il sistema rimane vantaggioso per l'Amministrazione regionale, nel senso che lei mi ha anche parlato dello sconto incondizionato, però quello è lo sconto che rimane per l'Amministrazione, ma le commissioni vanno a chi deve fornire il servizio. Per chiudere la questione, è un servizio che viene fornito e di cui ha necessità l'Amministrazione per i suoi dipendenti, che, come ha detto giustamente lei, non può istituire le mense ovunque, ma nemmeno in qualche posto come un tempo; credo che non ce ne siano più di mense regionali. È un problema che interessa l'Amministrazione la quale deve avere questo servizio e non ne è toccata più di tanto dal punto di vista economico, però è un problema che riguarda chi invece il servizio lo deve dare e che invece, dal punto di vista del suo guadagno o comunque di quello che deve incamerare, è fortemente penalizzata.
Come dicevo non è un problema che riguarda solo la regione, è un problema nazionale, perché il sistema dei buoni elettronici è ormai adottato ovunque, molto complicato per quello che riguarda la burocrazia che richiede; molto complicato e, come le dicevo, con delle lentezze esasperanti nel recupero di quelli che sono poi i crediti. È un problema generale, però nel momento in cui l'Amministrazione regionale, che ha seimila persone che usufruiscono potenzialmente di questo servizio, forse nel momento in cui si devono rivedere le condizioni e i nuovi contratti, su questo bisogna fare una riflessione. Credo che in una realtà limitata come la nostra, ci vada anche un occhio di attenzione a quella che è una categoria, che oltretutto in questi ultimi due anni - come ben sappiamo, visto che abbiamo messo in piedi anche delle leggi di aiuto specifiche - ha veramente fatto fatica, e su questo sta facendo adesso ancora più fatica.
Io credo che una riflessione, anche nella Commissione competente, forse varrebbe la pena di farla. È un argomento che tempo fa, non in un momento così critico come quello che ho appena evidenziato, ma lo scorso anno, avevo fatto presente anche all'assessore Bertschy e avevamo convenuto che era un tema su cui valeva la pena di riflettere.
