Oggetto del Consiglio n. 1595 del 8 giugno 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1595/XVI - Interrogazione: "Interventi per arginare la dispersione scolastica e promuovere l'istruzione universitaria".
Bertin (Presidente) - Punto n. 17. Risponde l'assessore Caveri.
Caveri (AV-VdA Unie) - I dati Istat presi a riferimento sono quelli che emergono dal Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, precisamente l'analisi è stata condotta su di una tabella intitolata "Grado di istruzione per età". Io ho chiesto all'Università della Valle d'Aosta ovviamente di analizzare questi dati per una competenza specifica e mi dicono che non è corretta l'indicazione che il 13,4 è la percentuale di laureati rispetto alla popolazione, in quanto nel conteggio sono stati sommati anche i diplomi conseguiti presso gli ITS, gli istituti tecnici superiori. Questi, nonostante siano titoli ai quali si accede dopo il conseguimento di un diploma di maturità o di scuola secondaria di secondo grado di cinque anni, non sono comunque assimilabili a titoli universitari, quindi non dovrebbero essere conteggiati.
L'analisi prende a riferimento tutta la popolazione che ha aderito al Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni la quale, per quanto rappresentativa, rappresenta un campione piuttosto piccolo della popolazione totale suddivisa per regione di residenza. A livello regionale i dati vengono suddivisi per regione di residenza, come dicevo, quindi per quanto concerne la Valle d'Aosta, si includono nel censimento sia i laureati valdostani che hanno conseguito il titolo presso Univda, sia i laureati valdostani che hanno conseguito il titolo presso atenei fuori regione, sia come dicevo il titolo ITS. Nel nord-ovest e in altre regioni gli ITS sono stati attivati in quanto sono molto richiesti dalle aziende; noi abbiamo dei voucher che consentono ai ragazzi di poterci andare. L'analisi poi non tiene conto dell'anno di conseguimento del titolo, ma somma tutti i possessori di tali titoli nell'anno del censimento. In ultimo, ma non per importanza, il denominatore è riferito a classi di età dai nove anni in su, quindi è ovvio che questo dato viene in qualche maniera falsato dal fatto che ci sono anche persone in età molto bassa. Infine, come per tutte le statistiche di questo tipo, la nostra regione è comunque penalizzate dai piccoli numeri. Infatti, se noi guardiamo la classifica da cui lei ha estratto la Valle d'Aosta, la Provincia autonoma di Bolzano si colloca all'ultimo posto della classifica, per quanto abbia un'università che vanta una trentina di corsi universitari e post-laurea, rispetto ai nostri sei corsi di laurea e laurea magistrale.
Per quanto riguarda le iniziative messe in campo per aumentare i soggetti laureati nella nostra regione, l'Univda ha promosso negli anni passati varie iniziative di orientamento presso le istituzioni scolastiche regionali, lezioni all'Università della Valle d'Aosta per gli studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori, "Rising Star", stella nascente, al Forte di Bard, che è una manifestazione apposita e poi gli open day, quando cioè è possibile - per chi fosse interessato - visitare l'Università della Valle d'Aosta.
Anche nel periodo pandemico l'attività di orientamento ha continuato da remoto, con varie iniziative analoghe agli open day e partecipazione ai saloni di orientamento, nonché qualche attività di open day anche in presenza. Con l'allentamento delle procedure di confinamento, l'Univda ha ripreso anche le iniziative in presenza e ha mandato i suoi studenti e docenti all'infopoint della Fiera di Sant'Orso e al Salone del libro di Torino. Il 15 luglio ci sarà l'open day presso la sede di Strada Cappuccini e l'ufficio orientamento è sempre disponibile per eventuali informazioni. Si rammenta infine che è possibile anche prenotare colloqui individuali.
Potrei aggiungere grossomodo gli stessi argomenti che ho già sollevato nella risposta al consigliere Rollandin: ci sono poi tutte le borse di studio che, ovviamente, non valgono esclusivamente per l'Università della Valle d'Aosta, ma anche per coloro che vanno a fare l'università al di fuori della nostra Valle.
Credo però, rispondendo invece a questa parte a braccio e senza il testo scritto che mi è stato preparato, che la questione che lei pone, quella della dispersione scolastica, sia uno dei temi più importanti. Nelle settimane scorse si sono svolti in diverse località della Valle, io ho partecipato ad Aosta e poi a Verrès, degli incontri molto interessanti nell'ambito di un fondo comunitario all'interno di Interreg di un progetto che si chiama P.R.I.MO, cioè c'è stato un confronto tra le realtà valdostane e le realtà francesi per capire come mai ancora oggi siamo di fronte a fenomeni di abbandono scolastico. Lei usa il termine "dispersione", perché in effetti ci sono due fenomeni: da una parte c'è l'abbandono, quindi ragazzi che raggiunti i 16 anni troncano con il mondo della scuola. Il lavoro che stiamo facendo con il mio vicino di banco che si occupa della formazione professionale - faremo l'orientamento assieme quest'anno - è proprio per cercare di far capire che delle volte, se uno va male al liceo, può benissimo iscriversi ai corsi di formazione professionale da elettricista o da informatico, cosa che non è sempre così banale, anche perché purtroppo nella mentalità - lo vediamo nelle iscrizioni attuali alle scuole valide per l'anno prossimo - si continua a ritenere, forse perché è un titolo di studio riconosciuto, questa è una vecchia polemica, il diploma come un elemento assolutamente mitico, quando invece esistono un sacco di mestieri che possono consentire di poter fare le cose. Questa questione delle passerelle è sicuramente importante. L'altra questione è invece l'abbandono, che è qualche cosa di diverso. Ci si trova a 16-17 anni sballottati, si va magari ai corsi serali del CRIA dove magari ragazzi di 16-17 anni si trovano con persone di 40-50 anni, che con il CRIA fanno quello che fu fatto 30-40 anni fa con le 150 ore; allora si raggiungeva la terza media, oggi si raggiunge il diploma.
Il tema poi alla fine è valido e ruota attorno alla questione capitale dell'orientamento. Quando tu finisci quella che io chiamo ancora terza media, oggi le dizioni sono un po' diverse, ma quando tu la finisci hai un orientamento che ti dice quale scuola superiore fare. Riteniamo che questo, per il momento, non sia ancora efficace, perché molto spesso si sbaglia a scegliere la scuola e la stessa cosa purtroppo avviene anche nel momento in cui si fa la maturità e bisogna decidere a quale facoltà universitaria iscriversi.
Quindi è vero che questa questione dell'università oggi si può ritenere essenziale. Una volta bastava il diploma, oggi è indubbio che per scalare determinati posti di lavoro l'università è diventata qualche cosa d'importante. Anche qui dobbiamo sforzarci, da una parte in una logica direi autoctona di valorizzare l'Università della Valle d'Aosta, e dall'altra, con il diritto allo studio e la possibilità di ottenere borse di studio, che non sto qui a declinare perché l'ho fatto prima, bisogna fare in maniera di poter soddisfare le esigenze e le speranze dei giovani valdostani che decidono di andare a fare l'università fuori aiutandoli e supportandoli, perché è chiaro che noi viviamo una situazione di difficoltà logistica e di lontananza, per cui se uno decide di fare DAMS a Bologna, comunque dal punto di vista economico per una famiglia è qualche cosa di estremamente significativo e pesante.
Sono lieto che lei abbia fatto questa domanda, rilevo ancora che il dato derivante da questa nuova forma di censimento, che non è quello che c'era una volta, quando si fissava un certo numero di anni e si faceva il censimento. Oggi c'è questo censimento sempre vivo su piccoli campioni, però è indubbio che il problema della scolarizzazione delle scuole superiori, ma anche dell'università, resta un tema alla nostra attenzione.
Presidente - Per la replica il consigliere Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Grazie Assessore. Sui numeri io credo che ci sia la necessità di comprendere, nel senso che è corretto il ragionamento che lei fa rispetto alla modifica che le modalità di censimento hanno avuto nel tempo, ma è altrettanto vero che gli stessi campioni tendenzialmente vengono anche replicati. È chiaro che noi siamo una piccola comunità, ma quando si prende un campione di una comunità, questo rispecchierà quella che è la dimensione della comunità e restituirà una fotografia che ovviamente, a meno che non si intervistino tutti gli abitanti di un certo territorio, non potrà mai rispecchiare al centesimo la fotografia, ma sicuramente sarà indicativo.
Come lei ha osservato, è indicativo il fatto che siamo collocati non bene, come ho evidenziato all'interno dell'interrogazione, al quindicesimo posto tra le ventuno regioni e province autonome italiane. Ma credo che sia stato chiarito ancora di più da un altro dato che è emerso, perché giustamente lei ha evidenziato il dato di Bolzano, ma non le sarà sfuggita immagino anche una tabella che è stata fatta anche su realtà più piccole, che è quella relativa all'incidenza del numero di iscritti 2021 sulla popolazione residente dello stesso anno. Per esempio, realtà molto grandi e strutturate come l'Università di Urbino, per un paese di 14 mila abitanti vede 14.984 studenti e quindi un 107,45 percento di presenza, ma siamo in presenza di un'università che storicamente è radicata nel territorio. Io ho frequentato la facoltà di giurisprudenza a Pavia oltre a quella dell'Università della Valle d'Aosta, quindi sicuramente sono realtà non paragonabili. Ma questa tabella prende in esame, per esempio, realtà che sono molto più paragonabili alla nostra, come la città di Enna che ha 25 mila abitanti e ha 5 mila studenti, quindi circa un 20 percento di incidenza di iscritti sulla popolazione residente.
La città di Cassino, 35 mila abitanti e 7 mila iscritti, anche qui circa il 20 percento, e quella di Campobasso, un pochino più grande della città di Aosta, 47 mila abitanti e anche qui siamo al 17 percento. Il problema è che, messo a confronto con quella che è la realtà del Comune di Aosta che ha 33 mila abitanti, si vede restituire una fotografia che, come è stato poi evidenziato dai giornali, vede poco meno di mille studenti, con un'incidenza del 2,79 percento, quindi decisamente molto bassa e fra le ultime rispetto a questa classifica. Comunque lo si voglia leggere, è un dato preoccupante.
La ringrazio per aver fatto questo passaggio, sia per quanto riguarda la parte di popolazione laureata, sia per quanto riguarda la dispersione scolastica, quindi sono lieto di sapere che ci sono anche delle iniziative che vengono pensate per andare in questa direzione. Credo che sia stato fatto anche un approfondito studio rispetto a quella che è la dimensione con la quale l'Univda è nata: un ateneo studiato per 2 mila studenti, ma che 2 mila studenti non li ha mai raggiunti. Quando ero rappresentante io nel senato accademico per gli studenti dell'Univda, eravamo circa 1300, se non sbaglio, con una buona percentuale di persone che venivano da fuori.
Una realtà che ha bisogno di attenzioni, una realtà che soprattutto ha bisogno di un contrasto rispetto alla dispersione scolastica, e giustamente - come ha detto lei - anche dell'abbandono, perché è chiaro che se a questi numeri non si porrà rimedio, andremo verso un progressivo scivolamento rispetto alle classifiche, che non sono soltanto un numero nel quale si colloca una regione, una città o una provincia, ma sono un dato del proprio tessuto sociale che evidentemente va sicuramente a detrimento della generale preparazione della popolazione soprattutto giovane, la quale si trova a non avere gli strumenti per poter affrontare il mondo del lavoro, come giustamente è stato ricordato.
Io la ringrazio anche per avere ricordato le iniziative che sono state messe in campo. Ci auguriamo che queste iniziative possano al più presto far effetto per poter incidere anche su questa cattiva classificazione della nostra regione.
