Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1554 del 26 maggio 2022 - Resoconto

OGGETTO N. 1554/XVI - Interpellanza: "Incrementi dei controlli finalizzati ad evitare chiusure di aree destinate al turismo per casi di peste suina".

Bertin (Presidente) - Riprendiamo i lavori. Siamo al punto n. 34 dell'ordine del giorno. Per l'illustrazione, Consigliere Ganis ne ha facoltà.

Ganis (LEGA VDA) - Questa interpellanza nasce dal fatto che la PSA, peste suina africana, si sta diffondendo sempre di più nel nostro territorio nazionale, in particolar modo nel vicino Piemonte dove ad oggi sono state accertate circa 125 positività.

Vorrei rassicurare i cittadini valdostani che nella nostra regione ad oggi nessun animale sottoposto ad analisi finora è risultato positivo alla peste suina africana.

Ma cos'è la PSA? La peste suina africana è una malattia virale, altamente contagiosa e spesso letale, che colpisce la specie animale appartenente alla famiglia dei suidi, in particolare i maiali e i cinghiali. Questa malattia fortunatamente non è trasmissibile agli esseri umani, ma fa parte di quelle malattie classificate come zoonosi.

Essendo un virus, quello che colpisce gli animali, quest'ultimo può sopravvivere nel sangue dell'animale per oltre diciotto mesi e possiamo ritrovarlo in un ambiente esterno - come nel cibo - fino a cento giorni. La trasmissione del virus si diffonde tra animali infetti, oppure attraverso la puntura di zecche; indirettamente il virus può veicolare attraverso attrezzature e indumenti contaminati oppure somministrando ai maiali scarti di cibo contaminato.

Va ricordato che nel caso emergesse la presenza di un animale positivo al virus, in base alle normative di sorveglianza e di prevenzione nazionali - Decreto legge 17 febbraio 2022 n. 9 - le procedure da adottare risulterebbero alquanto drastiche e restrittive.

Si arriverebbe così a creare una zona rossa larga 6 km, limitando così tutti gli spostamenti all'interno dell'area circoscritta, limitando l'attività venatoria e la distribuzione di tutti i prodotti a base di carne ottenuti dai suini cacciati o macellati e si andrebbe inoltre a limitare tutte le attività outdoor.

Inoltre si andrebbe a creare attorno a questa zona rossa una seconda zona di sorveglianza, ampia circa 10 km, chiamata buffer, con restrizioni di allevamento di suini, obblighi di riproduzione e controlli virologici.

Proprio per i motivi summenzionati, tutte le Regioni dovranno adottare un piano regionale per il controllo e l'eliminazione del virus della peste suina africana sul territorio. Il piano includerebbe la ricognizione della presenza di cinghiali e i corsi di formazione per cacciatori esperti, nell'eventuale attivazione della zona rossa, e controlli preventivi negli allevamenti e negli alpeggi da parte delle autorità competenti.

È evidente che anche la presenza di un solo caso di peste suina andrebbe a minare un sistema economico già messo a dura prova dalla pandemia, dalla crisi economica e dalla guerra.

Inoltre è una malattia che comporta pesanti ripercussioni su tutto il patrimonio zootecnico suino, recando danni ingenti per la salute dell'animale e a tutto il ciclo produttivo e commerciale degli animali e dei loro prodotti.

È importante quindi arrivare a estirpare il virus, affrontando il problema del cinghiale in modo specifico e puntuale, anche tramite piani di controllo e di abbattimento.

Rimane evidente che la prevenzione della diffusione della PSA nel nostro territorio diventa una priorità; il piano di sorveglianza regionale può prevenire il diffondersi della malattia, lavorando al meglio sul controllo, sensibilizzando allevatori e agricoltori e anche cittadini, ma questo non basta.

In base a queste considerazioni, s'interpella l'Assessore competente per conoscere se il piano di sorveglianza e il monitoraggio della peste suina abbiano previsto anche un controllo sul numero di cinghiali presenti sul territorio valdostano, tramite prelievi da parte delle autorità competenti e cacciatori formati.

Se esista un piano di prevenzione e di sensibilizzazione a livello regionale sul problema della diffusione della peste suina africana e se, vista la stagione estiva alle porte, l'Amministrazione regionale non prenda in considerazione di incrementare i controlli affinché non si arrivi in piena stagione a dover effettuare delle chiusure localizzate di aree destinate al turismo.

Presidente - Risponde l'assessore Sapinet.

Sapinet (UV) - Ringrazio il collega Ganis che porta all'attenzione la questione della peste suina africana e ci dà l'opportunità di fare il punto della situazione. Un supporto agli allevamenti, non sono tantissimi, ma quei pochi sono stati informati e lo sono tutt'ora da parte degli uffici competenti.

Per venire alle prime due domande, come giustamente ha ricordato, il Decreto legge del 17 febbraio 2022 n. 9 "Misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana", più nota come PSA, convertito in legge con modificazioni del 7 aprile dalla legge n. 29, prevede che le Regioni e le Province autonome redigano un piano regionale di interventi urgenti, PRIU, per la gestione, il controllo e l'eradicazione della peste suina africana nei suini da allevamento e nella specie cinghiale.

Le Regioni indenni, come la nostra, devono redigere il PRIU nell'ottica di ridurre il rischio d'introduzione dell'infezione e migliorare la gestione del cinghiale nel territorio di competenza, per eventualmente facilitare poi l'applicazione delle misure previste in caso di emergenza da PSA.

La nostra Regione ha provveduto all'approvazione del piano regionale di misure urgenti di prevenzione e contenimento della diffusione della peste suina africana sul territorio regionale per il periodo 2022-2024 con la deliberazione della Giunta regionale n. 337 del 28 marzo 2022.

Il documento è composto da una prima parte che riassume il quadro conoscitivo essenziale, in cui vengono forniti gli esiti della sorveglianza passiva del 2021 e dell'inizio del 2022, sia sul selvatico che sul domestico, e i dati sulla stima della popolazione dei selvatici e degli allevamenti di suini e cinghiali all'interno del territorio regionale.

Prosegue poi con una seconda parte, che racchiude gli obiettivi specifici del piano e le misure da intraprendere per cercare di evitare il diffondersi del virus nella nostra regione.

Termina, infine, con una terza parte, dove vengono descritte le misure da attuare in caso di presenza di un focolaio nella nostra regione.

Il controllo numerico dei cinghiali è affrontato nella seconda parte del piano, al paragrafo 5C, "Piano di depopolamento della specie cinghiale".

Le tempistiche dell'attività di abbattimento degli esemplari di cinghiale sono così individuate:

abbattimento in attività di controllo, quindi da subito e fino a tutto il 2024 compreso, con possibilità di prevedere l'eventuale prolungamento anche negli anni successivi, a seguito di idonea richiesta all'ISPRA. Tale attività viene effettuata durante tutto l'arco dell'anno, anche in periodo notturno, mediante tiro selettivo, girate e catture con gabbie e chiusini;

abbattimenti in attività venatoria, oltre al tradizionale prelievo venatorio previsto dalla legge 64/94 della durata dei cinque mesi, quindi da settembre a gennaio mediante caccia di selezione a settembre-ottobre, caccia vagante da novembre a metà dicembre, e in braccata da metà dicembre a gennaio.

Al fine di attuare gli interventi urgenti per la gestione, il controllo e l'eradicazione della peste suina africana, si prevede di prolungare il periodo venatorio unicamente con tiro selettivo per tutto il periodo invernale ulteriormente prorogabile in funzione appunto degli abbattimenti effettuati. I soggetti coinvolti nel prelievo sono nelle attività di controllo il personale del Corpo forestale della Valle d'Aosta, le guardie delle aziende faunistico venatorie, i cacciatori formati e abilitati per i prelievi selettivi in attività venatoria, i soggetti abilitati alla caccia con metodi selettivi.

Per quel che riguarda la terza domanda, dove si fa riferimento anche alla stagione estiva, l'argomento è sicuramente importante, nella nostra regione e anche nelle altre: sono di ieri alcune foto con cinghiali ovunque, dalle spiagge del Molise a quelle della Sardegna, un problema forse ancora più grave al di fuori della Valle d'Aosta dove, ormai, il cinghiale è paragonato a un animale con frequenti avvistamenti nelle varie città.

Il piano prevede d'intensificare il depopolamento della specie cinghiale nelle aree di maggiore densità di cinghiale, vale a dire quindi nella parte sud orientale del territorio regionale, corrispondente alle giurisdizioni forestali di Châtillon, Verrès e Pont-Saint-Martin; in particolare, poi, nelle zone di fondovalle della Dora Baltea e nei tratti iniziali delle valli laterali.

Deve essere appunto perseguito il massimo sforzo di prelievo ottenibile teso a raggiungere possibilmente l'80% di prelievo della popolazione stimata, come indicato dalle linee guida per la gestione del cinghiale in ambito della peste suina africana, al fine di raggiungere una densità di circa 0,5-1 animale per chilometro quadrato.

A tal fine le stazioni forestali interessate si sono già attivate e ad oggi il prelievo e il controllo della specie è già superiore a una cinquantina di capi rispetto al medesimo periodo dello scorso anno.

Tutte le azioni descritte nei punti precedenti devono essere svolte anche nelle aree protette, nei parchi nazionali e regionali, come previsto dal D.L. n. 9 del 17 febbraio 2022, adottando o adeguando i rispettivi piani di gestione alle disposizioni della deliberazione regionale.

Presidente - Per replica, il consigliere Ganis.

Ganis (LEGA VDA) -. Come ho detto, è importante impiegare anche i cacciatori formati per effettuare questi prelievi a scopo preventivo e, come ha detto lei, che fanno parte del piano di depopolamento.

Una cosa importante, che non ho sentito da lei, è che sarebbe importante individuare e smaltire le carcasse - dovesse mai capitare - infette.

Cosa succede nel resto d'Italia? Succede che vengono utilizzati - potrebbe essere una soluzione questa - dei cani addestrati nel ritrovamento delle carcasse che sono cani da ricerca, quindi potrebbero essere utilizzati per questo scopo.

Ma non basta, come ha detto lei bisogna sicuramente cercare di ridurre il numero di cinghiali tramite un abbattimento selettivo e controllato.

Questa è una proposta che è stata presa anche in considerazione dalla Regione Liguria, tramite il parere dell'ISPRA, quindi è fondamentale creare delle sinergie tra tutti gli organi competenti, affinché attraverso il monitoraggio, il controllo sanitario e la prevenzione si possa contrastare la PSA.

Bisogna evitare che il problema della PSA non rechi un danno al mondo zootecnico e a tutto l'indotto alimentare, ma non solo: come ho detto, in Valle d'Aosta, nella nostra Regione, in vista dell'inizio della stagione estiva, dobbiamo tutelare tutte le attività commerciali anche legate al mondo della montagna, perché la presenza di una zona rossa renderebbe impraticabile anche tutte le attività di trekking e minerebbe anche il mondo legato all'attività venatoria.