Oggetto del Consiglio n. 1552 del 26 maggio 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1552/XVI - Interpellanza: "Riforma del sistema degli enti locali valdostani e valutazioni in ordine all'evoluzione dell'attuale sistema di finanza derivata".
Bertin (Presidente) - Punto n. 32. Illustra l'interpellanza il consigliere Aggravi a cui passo la parola.
Aggravi (LEGA VDA) - Non è la prima iniziativa che questo Consiglio affronta riguardo al futuro degli enti locali valdostani, ne abbiamo poi anche in realtà in parte già parlato ieri, parlando e affrontando la legge sul sistema idrico integrato, in quel caso non era direttamente concernente il modello organizzativo e di finanziamento degli enti locali, ma comunque riguardava degli elementi di spesa, degli elementi di governo da parte delle unità comunali.
Questa è un'interpellanza di prospettiva che si pone tre domande per cercare di fare sia un punto della situazione attuale - ovviamente l'interpellanza è indirizzata al Presidente quale referente della delega, ma riguarda e ha riguardato nella preparazione della risposta anche altri organi, perché sappiamo che, ad esempio, la I Commissione sta lavorando su questo aspetto - e quindi "Conoscere come stiano evolvendo le attività propedeutiche alla definizione del testo di riforma del sistema degli enti locali valdostani".
Genericamente abbiamo scelto di parlare di testo di riforma, perché sappiamo che tanti sono gli argomenti sul tavolo, in parte poi anche ieri su un altro punto si è parlato del discorso dei segretari... quindi è un vasto programma quello degli enti locali.
"Capire se queste valutazioni abbiano tenuto anche conto della necessità di evolvere l'attuale modello dello sportello unico", perché questa domanda? Perché abbiamo anche voluto dare attenzione a quello che poi è uno dei punti di contatto principali con il cittadino e con l'utenza, perché quando si parla di Comuni, sicuramente si parla di territorio, si parla dei nostri amministratori, ma poi alla fine dobbiamo pensare a quelli che sono sostanzialmente gli azionisti del Comune, quindi la cittadinanza, e capire se anche questo modello ha riguardato le valutazioni fatte.
"Quali siano gli intendimenti e/o le valutazioni" - io penso forse più le valutazioni - "in materia di evoluzione dell'attuale sistema di finanza derivata", cito - io la definisco famigerata - la legge 48 perché ha delle logiche che avevano forse un senso all'epoca, ma che oggi, almeno qua parlo a livello personale, non hanno più senso, nel senso - scusate il gioco di parole - bisogna pensare non soltanto a dei ragionamenti chiamiamoli di natura solo solidaristica, ma anche di prospettiva, per l'evoluzione dal '95 a oggi dei nostri Comuni, dei fabbisogni, dei servizi e soprattutto delle necessità, che sono cambiati enormemente, quindi è sicuramente uno dei temi più scottanti da considerare, ma io ritengo essere anche poi quello fondamentale perché, come ci insegnano gli amici svizzeri, c'est l'argent qui fait la guerre et qui fait l'administration.
"Se si ritenga che l'attuale stato di avanzamento delle attività possa consentire la presentazione di un testo di riforma entro la fine del corrente anno", questa è una domanda provocatoria, non me ne voglia il Presidente, ma mi servirà poi più per la replica, però è importante chiederlo per un semplice motivo, perché un po' tutte le scadenze successive alla presentazione della "fu proposta di legge 32" prevedevano sempre una scadenza per arrivare a definire un ultimo provvedimento che poi puntualmente... è un po' come in Italia la riforma delle Province o l'eliminazione dello scorporo, diciamo quei provvedimenti che sono più all'interno del libro dei sogni che altro, però io penso, sennò sarebbe inutile parlare di programmazione, di fabbisogni e di quant'altro, che se non si ha un'idea di dove si vuole andare, è un grosso problema.
È bene sondare tutte le attività e gli argomenti importanti e fondamentali per il nostro futuro.
Io penso che - visto che abbiamo discusso relativamente un rendiconto e quindi abbiamo parlato di numeri - un peso notevole di spesa e io direi di investimento sulla cittadinanza ce l'hanno i nostri enti locali e quindi è bene capire dove stiamo andando, se stiamo andando da qualche parte o dove potremmo andare.
Presidente - Per la risposta, il Presidente della Regione.
Lavevaz (UV) - Giustamente - come ha detto il collega Aggravi nella sua illustrazione puntuale di come sono incardinate le cose - di fatto abbiamo un testo di riforma che è all'analisi di questo Consiglio, nello specifico della sottocommissione creata appositamente in I Commissione, che anche se un primo termine l'abbiamo già saltato, quello della fine del 2021, si è data un obiettivo sicuramente arduo perché il compito non è solo quello di una revisione puntuale della legge 6/2014, ma una sorta di creazione di una legge quadro che tenga in considerazione tutta la materia che riguarda gli enti locali, materia molto articolata e anche, in questo momento, "sparpagliata" - scusate il termine poco professionale ma è così - poiché ci sono tante norme che si occupano in questo momento di enti locali.
Ha citato lei la questione dei Segretari comunali che - ne abbiamo parlato ancora ieri - è stata oggetto di tanti emendamenti, di tanti tacconi a una norma che va oggettivamente rivista alla luce della nuova situazione.
C'è il tema più complesso che è quello della riorganizzazione dei servizi associati che era un po' il fulcro della legge regionale n. 6 del 2014.
C'è la questione del SUEL, dello sportello unico degli enti locali, questo ha un iter - di cui si sta occupando il collega Bertschy - che è abbastanza avanzato a livello d'ipotesi di revisione, in particolare di revisione della governance; peraltro in una riunione della settimana scorsa a livello nazionale, con i colleghi delle altre Regioni, sono stati fatti i complimenti per l'organizzazione dello sportello unico valdostano che noi sappiamo avere tante criticità e tanti problemi, anche perché sennò non si spiegherebbe il fatto per il quale stiamo cercando di trovare delle migliorie, ma è stato apprezzato lo sforzo organizzativo che la Regione a suo tempo ha fatto in questo senso e l'avanzamento di quest'organizzazione che in altre Regioni è ben più indietro.
La parte economica, come lei dice giustamente, e lo condivido, è la parte più scottante e sicuramente la più fondamentale di tutto questo quadro, ma viene in ordine logico alla fine, nel senso che nel momento in cui si fanno dei ragionamenti sulla riorganizzazione dei servizi piuttosto che su questioni anche importanti dal punto di vista delle riforme di cambiamento rispetto allo status attuale, penso a mero titolo di esempio, perché poi la discussione è sul tavolo della Commissione consiliare, a delle forme di premialità: su chi fa sforzi maggiori in ordine alla semplificazione, in ordine all'efficientamento dei servizi eccetera. Sono tutti ragionamenti che in fondo devono essere poi nel ragionamento dei reparti oggetto di riflessione e poi di scrittura in legge.
Condivido con lei, abbiamo già avuto modo di parlarne anche in altre iniziative, che la legge legge regionale n. 48 del 1995 ha sicuramente necessità di avere un cambio di paradigma alla base del ragionamento.
È un tema molto complesso, molto complicato, io come sapete ho fatto parte dell'assemblea del CPEL per quasi quindici anni e per quasi quindici anni ho sentito parlare della necessità di revisione della legge regionale n. 48, ma non siamo mai stati in grado di fare una proposta di revisione di questa legge. Non è un'accusa, non è una critica rispetto all'assemblea dei Sindaci, ma è un dato di fatto.
La legge 54/98 che - lo dico sempre e lo ripeto, ritengo una delle leggi più importanti del nostro ordinamento, in quanto ha l'organizzazione del nostro sistema delle autonomie, una legge sicuramente visionaria per come è stata scritta all'epoca - dà peraltro un ruolo molto importante al Consiglio permanente degli enti locali, che non è solo quello di dare dei pareri, ma di fare delle proposte.
Questa è una cosa molto importante, che va oltre tutti gli altri aggiornamenti.
È stato un tema caldo anche quest'anno quello dei riparti, quando è stato dato il parere sulla delibera di Giunta regionale che andava a definire i riparti. La questione è sempre quella tra i Comuni più turistici e i Comuni meno turistici, questo perché non è stata modificata la legge, ma i parametri vanno aggiornati, in particolare quello dell'IMU-ICI: nel momento in cui si è passati dall'ICI all'IMU è andato a detrimento in maniera abbastanza importante dei Comuni turistici, quindi i Comuni turistici hanno visto sempre di più un "meno" rispetto agli altri Comuni, che hanno visto un "più", perché un aggiornamento dei dati questo comporta.
Negli ultimi tre-quattro anni abbiamo accettato la proposta che il Consiglio permanente ha fatto di una forma di perequazione nelle more della revisione della legge regionale n. 48 di questi parametri proprio per contemperare in parte questi aumenti dovuti agli aggiornamenti; quest'anno il CPEL ha autonomamente deciso, anche a fronte della nostra disponibilità a erogare ancora questa forma di perequazione, di non applicarla più e quindi di applicare tout court i parametri e l'aggiornamento dei parametri.
Se il problema da risolvere - ne abbiamo parlato tante volte anche con l'assemblea dei Sindaci - è quello dell'extragettito IMU, perché quello è un problema da risolvere e da affrontare, forse la perequazione quest'anno aveva ancora un senso nelle more dell'aggiustamento di questo parametro, quindi des deux l'une, nel senso che non può essere ribaltata su di noi questa scelta che loro autonomamente hanno fatto. C'è una questione che va affrontata e la affronteremo.
Invece purtroppo qualcuno ancora quest'anno si è lanciato in dichiarazioni del tipo "La Regione è passata da mamma a matrigna", dichiarazioni di giornali che prendiamo come tali, probabilmente la Regione era mamma quando trasferiva solo una parte del gettito Irpef, del famoso 95% di nove decimi, o addirittura quando prelevava ai Comuni gli avanzi di Amministrazione e lì il CPEL dava pareri favorevoli a maggioranza.
Invece ora la Regione è diventata matrigna quando trasferisce di più di quello che dovrebbe ai sensi della legge regionale 48 e lasciamo perdere il trend che è cambiato radicalmente.
Io e lei condividiamo la passione per i numeri, i miei numeri sono un po' più romantici dei suoi che sono un po' più asettici, però la passione per i numeri sicuramente ce l'abbiamo tutti e due. Mi sono fatto mandare le tabelle questa mattina perché non avevo una risposta preparata.
Nel 2016, che è l'annus horribilis, in cui sono stati anche prelevati gli avanzi di amministrazione - tra l'altro in questi giorni mi hanno inviato un articolo dell'epoca in cui io apprezzavo l'allora Presidente che non cito per evitare discussione, prendevo atto della visione relativistica della matematica, a proposito di numeri, di quei tempi - il gettito IRPEF era quello del 2014, come è noto, quindi quello dei due anni precedenti, il 95% dei 9 decimi era di 213 milioni, questo sarebbe stato, ai sensi della 48, il gettito di finanza locale; in realtà invece, in deroga alla 48, come è stato portato avanti per tanti anni, in quell'anno la finanza locale era di 181 milioni, quindi da 213 a 181 milioni. In più quell'anno c'è stato il famoso prelievo degli avanzi, ma lì c'è stato un parere favore.
Quest'anno, il 2022, con gettito IRPEF del 2020 che è di 171 milioni, quindi 95 di 9 decimi è 171 milioni, la finanza locale, ai sensi dell'articolo 13 della nostra finanziaria della legge 35/21 è di 218 milioni.
Mi piacerebbe sapere quanti dei nostri Sindaci hanno presente quest'aspetto, che oggi noi siamo in deroga alla 48, ma non perché abbiamo meno, perché abbiamo molto di più.
Cioè la legge regionale n. 48 oggi direbbe: "Finanza locale dovrebbe essere 171 milioni, oggi la finanza locale è 218 milioni".
Questo è un aspetto che - al di là di tutto, al di là dei ragionamenti che abbiamo fatto, ne parlavamo l'altro giorno quando abbiamo presentato il piano demografico dell'importanza di avere i dati, di conoscere i dati prima di decidere - vale anche qui, nel senso che per amministrare dobbiamo decidere, dobbiamo conoscere i dati, dobbiamo ragionare, discutere, battere i pugni sul tavolo, magari solo in ultima analisi fare dichiarazioni alla stampa, questo lo lascio come ragionamento finale.
Per chiudere con l'ultima domanda, io spero vivamente che si possa arrivare a questo procedimento di riforma importante entro la fine di quest'anno, perché questo è un passaggio fondamentale ed è un momento di chiarezza che va fatto non solo per gli enti locali ma per tutto il sistema delle autonomie della nostra regione.
Spero che ci sia un atteggiamento un po' meno sindacalizzato - permettetemi il termine - e che si arrivi, dalla nostra parte c'è la massima disponibilità a mettersi allo stesso livello, lo abbiamo dimostrato tante volte, degli enti locali per discutere una riforma che è certamente necessaria e urgente.
Presidente - Per la replica, consigliere Aggravi.
Aggravi (LEGA VDA) - Ringrazio il Presidente per il quadro e anche per alcuni numeri interessanti da tenere in considerazione. La vicenda degli avanzi mi fa ricordare quando era stata ridata disponibilità dell'utilizzo degli avanzi nel 2018 e qualcuno preventivamente era venuto a battere immediatamente cassa, preoccupato che non si sarebbe ridato corso a quegli avanzi, e ho utilizzato parte di quegli articoli che furono, e anche io non faccio citazioni, per dire che qualcuno era appena arrivato e non si voleva comportare poi così male.
Però va detto che bisogna giustamente fare i calcoli in maniera completa e capire effettivamente una cosa: quanto è il monte a disposizione, la suddivisione e i criteri di suddivisione.
Il discorso delle premialità sicuramente è fondamentale e importante anche per dare una risposta che non sia al suo livello statica ma dinamica, perché abbiamo tutta una serie di segnali preoccupanti: il discorso demografico, lo spopolamento anche in termini di imprese e di creazione di ricchezza in alcune realtà. Magari un meccanismo di premialità e anche - per carità - solidaristico in alcuni casi laddove ci sono delle difficoltà, deve essere à la une e utilizzato ma io penso che debba essere modulare e non possa essere più considerato uguale per tutte le realtà, perché comunque in qualche maniera bisogna governare l'andamento e lo sviluppo dei nostri Comuni e in generale della Regione.
È bene, ed è forse la parte più difficile, trovare, come si dice da noi, una quadra per il termine di sindacato che ognuno di noi può avere; chi è ovviamente dal lato dell'Amministrazione regionale difende certi equilibri, chi è nelle singole realtà comunali è più propenso magari ad alzare i toni per difendere le posizioni o le prospettive, anche perché poi magari è quello che pensa possa dare una risposta diretta al proprio cittadino. In realtà non è così, bisognerebbe guardare un po' a livello prospettico, a livello d'insieme e magari, anche in alcuni casi, anche di maggior collaborazione tra Comuni limitrofi perché, sinceramente, di fronte a tutta una serie di richiami e di sentori certi tipi di posizione, hanno poco senso, ma sappiamo che è molto complicato perché poi ognuno cerca di difendere la propria posizione.
Sono anche d'accordo, perché è corretto costruire così un modello efficiente, definire il modello e poi capire come finanziarlo e come governarlo, perché poi a governarlo è la finanza, alla fine.
Mi spiace dirlo, è vero, i miei numeri sono più nel perimetro euclideo e non quantistico che rende più romantici i suoi numeri, però alla fine sono brutti, sporchi e dannati, e quelli ce li dobbiamo tenere e ci devono guidare; forse ci devono guidare un po' di più rispetto al passato e anche certi finanziamenti, in termini di finanza locale, magari non direttamente destinati ai Comuni, devono essere ben valutati, proprio per capire l'efficienza della spesa, perché altrimenti non faremmo il bene della cittadinanza considerato anche - lo diciamo tutte le volte - che le risorse sono sempre più scarse, le spese sono sempre maggiori e quindi bisognerà fare delle scelte.
Qui chiudo e mi chiedo, ricollegandomi un po' alla mia affermazione provocatoria di ieri, se i tanti maîtres à penser che sono anche all'interno degli enti locali stanno valutando il costo che ha il ritardo di questa riforma e che soprattutto si ribalta su di loro e sugli enti che governano. Alcuni maîtres a penser sono anche all'interno degli enti locali.
Forse è bene che ci sia una dose di sano pragmatismo e che faccia aprire gli occhi a tutti e far capire che solo alcune forze possono fare delle scelte forti che guardino al futuro della Valle d'Aosta, altrimenti su tutto il resto saranno soltanto tacconi, e di tacconi ne abbiamo già messi troppi negli anni.
