Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1546 del 26 maggio 2022 - Resoconto

OGGETTO N. 1546/XVI - Interrogazione: "Andamento delle iscrizioni all'Università della Valle d'Aosta".

Bertin (Presidente) - Punto n. 26. Risponde l'assessore Caveri.

Caveri (AV-VdA Unie) - Il tema proposto è un tema interessante e devo dire che, proprio in occasione del Consiglio dell'Università delle scorse ore, si è sviluppato su questo un dibattito legato in parte a decisioni più amministrative che didattiche, cioè alle azioni di spostamento, quindi agli acquisti necessari per consentire l'apertura della quasi conclusa nuova sede dell'Università presso la ex Caserma Testafochi; in effetti, questa questione dei numeri non è una questione banale a fronte dell'investimento che è stato fatto e anche naturalmente degli investimenti che dovranno essere fatti per il completamento del campus.

Devo dire che anche in questa occasione, lo dico proprio in premessa, si è scelta la strada di aprire un dibattito anche presso la società civile rispetto agli obiettivi e fare un po' una sorta di punto a capo partendo anche dal presupposto, lo dico sempre, della diminuzione dei bambini che avremo, quindi di potenziali allievi della nostra Università, e sapendo che o avremo un impatto più forte di internazionalizzazione e di attrattività dell'Università, oppure è vero che questo gioco dei numeri che adesso andrò a dettagliare è in qualche maniera una questione seria da affrontare.

Naturalmente io mi rifaccio a dati che sono stati acquisiti dall'Università.

Il dato relativo alle iscrizioni ai corsi di laurea e di laurea magistrale dell'Università della Valle d'Aosta mostra dall'anno 2000-2001, anno di istituzione dell'Ateneo, un incremento progressivo sino al 2010-2011, particolarmente significativo nei primi anni e più contenuto negli anni successivi.

A partire dall'anno 2011-2012 c'è stata una graduale diminuzione che si è attestata negli ultimi anni poco sopra le mille unità, scendendo per la prima volta sotto tale quota nel corrente anno 2021-2022; quanto sopra in generale, mentre la rappresentazione più dettagliata dell'evoluzione degli scritti necessiterebbe di tempo, quindi rinvio a un'apposita tabella e a dei grafici che le farò consegnare, perché è del tutto evidente che altrimenti mi metto a citare dei numeri e facciamo confusione.

Una risposta significativa rispetto alla seconda domanda può essere fornita limitando brevemente l'analisi ai seguenti due diversi periodi temporali: confronto fra l'anno con maggior numero d'iscritti, come ho detto 2010-2011, e quello con minor numero d'iscritti: 2021/2022.

Il numero d'iscritti totale è passato da 1.244 a 927, con una differenza di 317 iscritti pari a una diminuzione del 25%.

Questo necessiterà, come dicevo, di ulteriori approfondimenti, perché è chiaro che c'è stato questo boom a cui poi è seguita questa situazione di décalage.

Dall'anno 2016-2017 al 2020-2021, mi limiterei quindi agli ultimi anni, il numero di iscritti è stato sostanzialmente stabile in quanto è osservabile una flessione del 2%, pertanto nei suddetti anni non è osservabile una sensibile diminuzione. Cioè nel 2016, 2017, 2020 e 2021 c'è una sorta di assestamento.

È da segnalare una particolare flessione dell'11% avvenuta in un solo anno, 2020-2021, rispetto al 2021-2022; peraltro occorre attendere, per valutare questa flessione, anche con riferimento al complesso dell'Università, l'entità dell'impatto connesso al Covid e alle modalità emergenziali di erogazione della didattica.

Quando c'è stato il Covid, si vede che le persone si sono un po' liberate e hanno avuto più tempo libero, ed essendo le lezioni erogate anche on line, c'è stato un boom di cui quest'anno invece prendiamo il rinculo, cioè molte persone erano a casa, si sono iscritte all'Università, hanno frequentato i corsi dando gli esami on-line e quindi c'è stata una specie di facilità, tanto che nella discussione che è emersa, si è aperto un grosso dibattito nel Consiglio dell'Università della Valle d'Aosta dicendo: "Ma dessimo anche una connotazione più on-line", qualcuno del corpo accademico è intervenuto dicendo: "Per carità", devo dire il Sindaco di Aosta che è anche professore dell'Università, ha detto: "No, l'Università deve essere un luogo fisico e non può essere un luogo virtuale".

Terza domanda: sulla base di quanto anzidetto, ribadisco che non è possibile affermare la presenza di una sensibile diminuzione d'iscritti negli ultimi anni e comunque bisogna, in maniera più approfondita di quanto possiamo fare qui, e lo possiamo fare ad esempio in Commissione, poterne contestualizzare le cause.

Il calo d'iscritti, di 317 iscritti, pari al 25% fra l'anno con maggior numero di iscritti a quello con il minore cui ho accennato, è spiegato addirittura nella misura dell'80% dalla scelta che fu fatta di disattivare due corsi di laurea. Il primo è il corso di laurea in Scienze dell'educazione: nell'anno 10-11 contava 150 iscritti, nell'anno 21-22 solo tre in conclusione di carriera, anche se poi su Scienze dell'educazione dobbiamo riflettere per la semplice ragione che in questo momento - chi si occupa della scuola lo sa - abbiamo un surplus.

Noi quest'anno lo abbiamo attivato con 25 posti, però i concorsi che sono stati fatti e la diminuzione demografica rischiano di creare delle illusioni, quindi si tratta veramente di pensare a come rimodulare questa facoltà.

Poi ci fu il corso di laurea specialistica magistrale in Psicologia che andava fortissimo all'inizio, poi c'era una tipologia di persone anche un po' attempate che decidevano di diventare psicologi, e nel 2010-2011 aveva 106 iscritti, nel 2021-2022 solo due in conclusione di carriera. Questo è un dato, anche di abbandono, che fa riflettere.

Sulla base dei documenti di programmazione dell'epoca, la disattivazione di entrambi i corsi era stata necessaria in quanto il Consiglio dell'Università aveva valutato non sostenibile finanziariamente la loro offerta formativa, in particolare sotto il profilo di reclutamento del personale per i requisiti minimi di docenza, perché poi quando tu attivi un corso universitario, devi avere i professori, e il giorno in cui tu lo dovessi disattivare non è neanche così banale il loro reimpiego.

Per ciò che concerne il corso di studi in Scienze dell'educazione, il corso è stato disattivato perché poi è nato il ciclo unico in Scienze della formazione primaria, che è quella appunto sulla quale dobbiamo riflettere.

Non solo, ma se si esclude il corrente anno accademico 2021-2022, quindi si fa un confronto più significativo sempre a partire dal 2010-2011 ma sino al 2020-2021, e se per lo stesso periodo si analizza l'evoluzione dell'offerta formativa in termini di numero di corsi di studio attivati, si arriva a ulteriori e interessanti considerazioni, ossia il calo diminuisce a 205 iscritti pari al 16%, percentuale che rimarrebbe comunque significativa, ma i corsi di studio triennali di Scienze dell'educazione e magistrale di Psicologia non sono stati più attivati rispettivamente nel 2011-2012, 2012-2013; ciò ha causato il correlato e inevitabile calo di iscritti, potendosi dunque limitare l'analisi agli altri corsi di studio, storici rimasti o nuovi attivati, essendo registrato un incremento di 46 iscritti.

Le lascio poi lo scritto, perché già io leggendo ho difficoltà, quando l'ho letto la prima volta, l'ho dovuto rileggere.

Risulta opportuno segnalare ancora che oltre l'offerta di corsi di laurea e laurea magistrale che non ha purtroppo registrato nell'ultimo decennio sviluppi in termini numerici, l'Ateneo ha sempre garantito, anche in risposta a specifiche esigenze del territorio, l'attivazione di ulteriori percorsi formativi che non sono inclusi negli scritti; glieli lascio, sono corsi manageriali: corso di formazione per la sanità, educatore professionale, tutta una serie di cose che io le lascio per ragioni di brevità.

Infine nel campo della ricerca, con riferimento alla valutazione dell'ANVUR, a esito del processo di accreditamento periodico dell'Ateneo che si è concluso positivamente lo scorso anno, nel confermare la soddisfazione per i riscontri ottenuti sul versante delle attività didattiche dei servizi amministrativi di supporto agli studenti, si precisa che ci sono state delle criticità rilevate sul versante della ricerca che non attengono alla quantità e ai prodotti della stessa, bensì alla necessità di strutturare maggiormente l'attività di definizione, gli obiettivi ed il monitoraggio dei risultati ottenuti, anche rafforzando le strutture preordinate a tale attività.

In sostanza si fa la ricerca ma non lo si viene a sapere. Questa è l'accusa principale dell'ANVUR.

Le fornisco, vista la complessità, sia la tabella, sia il testo della mia risposta.

Presidente - Per replica, la consigliera Minelli.

Minelli (PCP) - Grazie, Assessore, per la risposta molto articolata e soprattutto per il documento che vorrà fornirmi, perché effettivamente era denso.

Colgo anche favorevolmente la sua disponibilità a fare un passaggio in Commissione, perché questo è un argomento sicuramente di grande interesse per tutti.

Abbiamo presentato l'interrogazione, poi ovviamente i dati che lei ci ha fornito sono quelli dell'Università e alcuni sono disponibili anche sui siti, quindi alcune cose c'erano, abbiamo guardato anche il sito di Almalaurea per confrontare, però è anche vero che questi dati non sono forniti in modo omogeneo e complessivo, quindi diventava difficile evincere dall'andamento delle iscrizioni di riflesso la situazione di salute del nostro Ateneo. Siamo convinti che qualsiasi valutazione del presente e soprattutto dell'organizzazione futura dell'Università debba passare anche, e non solo ovviamente, attraverso un'analisi delle iscrizioni che, come lei ha confermato, sono in calo e soprattutto se facciamo riferimento a quel 25%, poi lei ci ha anche spiegato che se controlliamo tutto è un 16 per gli anni presi in considerazione, quelli più recenti, però è un calo di cui non si può non tener conto.

Tra l'altro segnalo che c'è un'anomalia, lei mi ha fornito un dato che io non conoscevo: 927 iscritti per questo anno accademico; sul sito del Miur risultano 1.003 iscrizioni, quindi c'è qualche cosa che non funziona, ma verificheremo.

Sulla questione delle cause, lei ha spiegato: la chiusura di alcuni corsi, la non attivazione di altri eccetera eccetera; quello che ci poniamo come interrogativo è anche questo: possono esserci anche altre cause per quanto riguarda soprattutto l'attrattività degli studenti da fuori Valle?

Penso per esempio che abbiamo un solo corso di laurea magistrale, questa è una cosa su cui bisognerà riflettere perché le lauree triennali sono state importanti, e lo sappiamo, perché hanno contribuito a un miglioramento del livello di preparazione di studi degli studenti valdostani, ma anche di quelli fuori Valle, però io credo che attrarre studenti da oltre Pont-Saint-Martin, significa avere anche dei corsi di laurea magistrale interessanti.

Potrebbe essere un'altra causa quella della tipologia dei singoli insegnamenti, ma anche l'assenza di uno studentato o comunque di soluzioni abitative adeguate anche dal punto di vista economico.

Credo che in un'analisi approfondita delle criticità della nostra realtà universitaria, varrà la pena di fare una valutazione a tutto tondo.

Riguardo alla questione della ricerca, lei ha detto che l'ANVUR non ha i risultati delle attività di ricerca, è anche vero però che il bilancio dell'Università è di circa 10 milioni, il finanziamento della Regione è di circa 7, ci sono degli Atenei simili al nostro che hanno dal 50% al 100% in più di risorse.

Io credo che molto, come lei ha spiegato, vada per gli stipendi, per le spese fisse, quindi rimarrà anche poco per la ricerca.

Al di là della non precisa valutazione dei risultati, credo che ci sia anche questa criticità.

C'è poi un terzo elemento che, secondo noi, dovrebbe essere preso in considerazione insieme alle due prime missioni dell'Università, cioè la didattica e la ricerca. La terza missione è il rapporto che ogni Ateneo instaura con il proprio territorio di riferimento.

La presenza dell'Università della Valle d'Aosta ha aumentato nella regione il numero di primi laureati in famiglia, lo sappiamo e questo è molto importante, sia pure con una laurea triennale e anche un livello più generale dell'istruzione, però bisogna fare probabilmente un salto di qualità migliorando il livello della nostra offerta.

Secondo noi, ci sono due criticità principali alla base della situazione: una è la mancanza di un progetto più chiaro e definito, di una mission per l'Università, bisogna infatti decidere se ci accontentiamo di una buona didattica triennale oppure se vale la pena prevedere il completamento della formazione fuori Valle o far sì che il nostro Ateneo locale abbia delle lauree magistrali e dei dottorati; la seconda è l'incertezza dei finanziamenti che non consente, credo, un'efficace programmazione dell'attività didattica e di ricerca.

Lei Assessore aveva già detto, rispondendo a un'interpellanza del collega Sammaritani, il 14 gennaio 2021, che era opportuno- fatti salvi i problemi della pandemia, che in effetti ci sono stati - fare in primavera una sorta di consultazione pubblica, e l'ha detto anche in apertura del suo intervento.

Io credo che sia davvero opportuno fare questo e coinvolgere, come diceva lei, tutta la società su una valutazione della nostra Università e del suo futuro.