Oggetto del Consiglio n. 1500 del 11 maggio 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1500/XVI - Interpellanza: "Notizie in merito all'eventuale chiusura di una struttura socio-sanitaria assistenziale ad Antey-Saint-André".
Bertin (Presidente) - Punto n. 37. Per l'illustrazione, il consigliere Marquis.
Marquis (FI) - Siamo venuti a conoscenza che la cooperativa sociale Anteo di Biella, assegnataria della gestione della Casa di riposo di Antey-Saint-André intende cessare l'attività socio sanitaria e assistenziale sul territorio valdostano per via delle recenti difficoltà legate all'emergenza sanitaria del Covid-19 e della conseguente irreperibilità di personale infermieristico di assistenza, tenuto conto che le assunzioni di personale da parte dell'Azienda USL della Valle d'Aosta e delle ASL limitrofe hanno reso di fatto impossibile la prosecuzione del servizio.
Questa è una bella struttura assistenziale ubicata in Antey-Saint-André per la cura di persone anziane, parzialmente autosufficienti e non autosufficienti, ed è dislocata in due nuclei differenti: il primo ha un'impronta di tipo alberghiero con quindici posti letto e ospita anche degli anziani che frequentano con le famiglie la località turistica nel periodo estivo, il secondo - con una caratterizzazione più prettamente sanitaria, infermieristica e assistenziale - con una ventina di posti letto secondo piani personalizzati rispetto alle esigenze del singolo ospite.
La struttura socio sanitaria in oggetto ha sempre fornito un servizio fondamentale per il territorio di riferimento, e non solo, come dimostra la saturazione dei posti letto disponibili specialmente negli ultimi due anni caratterizzati dalla pandemia.
La cooperativa, nel tempo, ha fatto anche degli interventi non trascurabili nella Casa di riposo che ora si è resa disponibile alla ricollocazione degli ospiti della struttura valdostana presso una RSA fuori Valle, circostanza che comporterà indubbiamente, se così sarà, tutta una serie di disagi per gli anziani ospitati e per le loro famiglie.
A questo riguardo s'interpella l'Assessore alla sanità per conoscere se tale scenario corrisponda a verità, la domanda ormai è superata in quanto abbiamo letto anche sugli organi di stampa che la situazione purtroppo è così come rappresentata; più che altro siamo interessati a conoscere quali sono le contromisure che la struttura competente del suo Assessorato intende adottare per ovviare in maniera immediata agli indubbi disagi che la chiusura di una struttura socio sanitaria assistenziale sul territorio sicuramente comporterà alla comunità.
Presidente - Risponde l'assessore Barmasse.
Barmasse (UV) - Come giustamente ha già detto lei, consigliere Marquis, la notizia corrisponde al vero, quindi la conferma è superflua.
La cooperativa Anteo ha comunicato all'Assessorato in data 27 aprile la cessazione dell'attività per le motivazioni sopra riportate, in particolare per l'irreperibilità di personale infermieristico di assistenza, con l'ulteriore precisazione che tali circostanze hanno evidenziato ancor di più l'inadeguatezza di una struttura che per la sua posizione decentrata da danni patisce l'insufficiente occupazione di posti letto.
In merito alle contromisure da adottare, si precisa che la struttura di Antey è una struttura privata, autorizzata con classificazione protetta, non convenzionata con l'Amministrazione regionale a causa della posizione decentrata e dell'assenza dei requisiti strutturali idonei a ospitare gli utenti con elevati carichi assistenziali che sono quelli al momento in lista di attesa e di più difficile collocazione.
Si ritiene che la cessazione di tali attività, rispetto al fabbisogno complessivo regionale, non determinerà significativi impatti per gli utenti in quanto al momento nelle strutture pubbliche e private del territorio regionale sono disponibili 178 posti di cui 45 nelle strutture pubbliche site anche nel territorio dell'Unité Mont-Cervin, così come il personale OSS ivi operante che potrà trovare pronta ricollocazione anche nel comprensorio di riferimento a causa della carenza di tali figure professionali di cui c'è forte richiesta.
In merito all'effettiva chiusura della struttura, si segnala che da informazioni pervenute all'Assessorato pare che ci sia l'interesse al subentro della gestione della struttura di Antey da parte di una cooperativa del Canavese che è in trattativa con la società Anteo.
Presidente - Per la replica, consigliere Marquis.
Marquis (FI) - La risposta purtroppo non è molto confortante rispetto alla situazione che siamo chiamati a dover gestire. Una struttura che viene chiusa è sicuramente una grossa perdita per il territorio; è una struttura che è stata inaugurata nel 2004, figlia di un progetto di diffusione territoriale della sanità che è stato messo in atto nel 1988 dove era stato deciso con le comunità locali di creare un polo di recupero di riabilitazione post-ospedaliero ad Antey e un centro traumatologico a Valtournenche.
Purtroppo la situazione è mutata, dal 2017 è stata trasformata in residenza protetta ed è stata affidata dalla USL a una gestione privata, come lei ha significato.
A mio avviso c'è un errore a livello comportamentale della pubblica Amministrazione, perché non bisognerebbe fare una distinzione tra privato e pubblico ma ognuno che opera sul territorio è parte del sistema, recitando un ruolo diverso, ma al servizio di una comunità.
Questo mi lascia intendere che purtroppo, in questa situazione, ci sono state sicuramente delle responsabilità da parte di tutti, ma probabilmente non c'è stato un ruolo proattivo da parte della Regione per cercare di salvaguardare questa struttura territoriale. Piuttosto è stata rappresentata come una situazione in cui noi abbiamo affittato i locali e poi sono problemi di chi gestisce se più o meno può stare in piedi.
Anche il fatto che la struttura non è convenzionata questo cosa significa? Che non riceve le risorse da parte della Regione, la Regione nelle strutture che gestisce corrisponde 115 euro pro-capite, la struttura privata deve stare in piedi con 85 euro a persona.
Bisognerebbe fare anche dei ragionamenti tenuto conto che da una parte noi incrementiamo le risorse per gli infermieri e per i medici, dall'altra parte, purtroppo, chi opera nel regime privato non può stare in piedi a queste condizioni. Se ci fosse stato anche un percorso di convenzione, questo avrebbe reso possibile probabilmente il mantenere in vita questa struttura.
Altra cosa: lei ha detto che non ci sono significativi impatti sugli ospiti perché possono essere trasferiti in un'altra situazione.
Io le posso dire che sono stato contattato da dei figli di genitori novantenni che mi hanno detto: "Papà è arrivato a 90 anni però sicuramente se verrà trasferito rischia di morire".
Ci sono delle persone che sono fragili quando hanno raggiunto quest'età, sono ancora lucide, hanno già dovuto subire un percorso di allontanamento da casa con tutta una serie di sofferenze e hanno ripristinato un loro modo di vivere con delle abitudini, confrontandosi e anche creando delle amicizie e non è che possono essere spostati fuori valle come dei pacchi o in un'altra realtà.
Sicuramente questo crea, a mio avviso, un grosso disagio, no un non significativo impatto agli ospiti e alle loro famiglie. La cooperativa di gestione ha proposto di trasferire queste persone fuori Valle; a questo c'è una disponibilità, ma ci rendiamo conto che cosa significa l'impatto sulle famiglie che hanno cura dei loro propri cari sul territorio e hanno la necessità di una presenza giornaliera o settimanale per stargli accanto e accudirli?
Secondo me ci sono delle grosse problematiche, pertanto l'invito che si fa, pur considerando tutte le difficoltà del caso, è di rendersi pro-attivi per cercare di trovare una soluzione e non aspettare che magari una cooperativa s'informi e cerchi di trovare un accordo per subentrare alla gestione con l'impresa cessante.
Io credo che la Regione politicamente debba assumersi questa responsabilità perché la struttura di Antey è una struttura bellissima, immersa nel verde, in condizioni ambientali non comuni.
In più è una struttura in cui prima venivano anche fatti i prelievi, adesso non vengono fatti più i prelievi; sta perdendo piano piano la sua connotazione. Tutto questo mi sembra un po' contrario rispetto all'approccio che abbiamo detto che deve essere della sanità, della socio-assistenza sul territorio di una maggiore diffusione nella comunità.
Teniamo conto che Antey risponde a un bacino che, dopo il bacino della Plaine di Aosta, è il secondo bacino della Valle. Prendiamo i Comuni di Saint-Vincent, di Châtillon, di Pontey, di Antey e della Valle del Cervino e credo che meriti queste attenzioni.
Pertanto l'invito che facciamo è quello d'intervenire per cercare di trovare una soluzione che possa mantenere in vita la struttura.
