Oggetto del Consiglio n. 1498 del 11 maggio 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1498/XVI - Interpellanza: "Soluzione della problematica inerente il divieto di conferimento di rifiuti presso le isole ecologiche per i detentori di partita Iva".
Bertin (Presidente) - Punto n. 29. Si è prenotata la consigliera Foudraz per l'illustrazione, ne ha facoltà.
Foudraz (LEGA VDA) - Ho ascoltato la risposta del presidente Lavevaz sull'interpellanza che mi ha preceduta del collega Perron, sostanzialmente la mia la ricalca un poco: i rifiuti di cui si parla in quest'interpellanza non sono rifiuti derivanti da sfalci, ma sono rifiuti derivanti da attività artigianali, quali falegnameria ed edilizia, quindi in parte alcune risposte le ho già sentite.
Ho presentato quest'interpellanza perché, a partire dal febbraio di quest'anno, le varie isole ecologiche situate lungo il territorio valdostano appunto non ricevono più i rifiuti che provengono da soggetti titolari di partita Iva.
A questo proposito, come il collega Perron, anche a me sono pervenute numerose segnalazioni da artigiani valdostani che operano in diversi settori produttivi e che mi hanno segnalato l'impossibilità di conferire i materiali da destinare poi anche al successivo riutilizzo presso le varie isole ecologiche.
Si è appreso, sempre attraverso le segnalazioni, che i soggetti che detengono la Partita Iva non possono conferire i rifiuti presso le isole ecologiche, mentre questa facoltà di conferimento è concessa a tutti coloro che non svolgono attività d'impresa.
Sempre dal mese di febbraio gli operatori dei vari centri di raccolta dirottano quindi tutti coloro che si presentano ai punti di raccolta al punto centrale sito a Brissogne, perché sostengono che non possono più procedere nell'accettazione del materiale conferito proveniente da soggetti che posseggono partita Iva.
Lei ha spiegato che con l'entrata in vigore del Decreto legislativo 116/2021 questa situazione avrebbe già dovuto essere così a partire dall'anno scorso, quindi non è facile capire per chi opera nel settore, perché comunque un Decreto legislativo, che avrebbe già dovuto essere in vigore l'anno scorso, subentri solo un anno dopo.
Si pone il problema che chi non opera nella cintura della Plaine, come ha già fatto presente il collega Perron, deve percorrere la valle in lungo e in largo per poter conferire il materiale, ovviamente questo va a discapito non solo dell'artigiano - che trascorre le sue ore lavorative non sul cantiere ma sull'automezzo - ma anche di coloro che commissionano i lavori, perché si vedono ovviamente aumentare i prezzi delle ore lavorate a causa del tempo che purtroppo chi passa sui veicoli non lo passa lavorando.
L'altro problema che ha già segnalato il collega e che mi è stato segnalato è proprio causato dalle lunghe code che si verificano al centro di conferimento a Brissogne, code che a volte interessano anche una mezza giornata.
Ovviamente se un artigiano deve passare il suo tempo in coda, non può portare avanti i lavori e quindi neanche rispettare le scadenze che si era prefissato, a danno quindi dell'utenza finale che ha commissionato i lavori.
Vorrei evidenziare anche che comunque questo genere di scelta ha dei grossi impatti anche a livello ambientale perché, come sappiamo tutti benissimo, dobbiamo andare verso un'economia e una gestione dell'ambiente sempre più green, però non possiamo pensare che per conferire un cassone di legname o di ferro da Gressoney o da Courmayeur si attraversi metà Regione macinando un centinaio di chilometri quando se ne potrebbe fare un quinto.
Io credo che bisognerebbe trovare una soluzione, quella che lei ha prospettato prima al collega, magari di punti di raccolta non più presenti come prima, ma tre punti di raccolta disseminati lungo la Valle potrebbero sicuramente attenuare un poco questo problema.
Il fatto di non poter più conferire alle isole ecologiche fa comunque riscontrare delle problematiche; io personalmente ho assistito ad abbandono di rifiuti, ho visto, dalla sera alla mattina, nei punti di conferimento dove sono situati i vari cassonetti della plastica piuttosto del cartone, ho visto abbandonate delle ringhiere, dei serramenti, e questo sicuramente a livello visivo non è bello e impatta anche a livello di decoro ambientale. Influisce anche sugli aspetti turistici della regione perché per anni si è cercato di fare informazione alla cittadinanza su come correttamente conferire i vari materiali presso le isole ecologiche, adesso purtroppo assistiamo a questi abbandoni, perché poi alla fine non tutti sono corretti, ovviamente i punti non sono presidiati da telecamere e quindi non si può neanche risalire a chi abbandoni i materiali.
Io credo che si debba trovare una soluzione, per cui la mia iniziativa interpellava l'Assessore per sapere: se fosse a conoscenza della problematica e, da quello che ha risposto precedentemente la risposta è "sì"; qual era il motivo per cui a partire dal febbraio di quest'anno non era più possibile conferire presso le isole ecologiche i vari materiali derivanti da scarti di lavorazione; qual era la normativa entrata in vigore, e l'ha specificato, e quali potrebbero essere gli intendimenti per risolvere in maniera proficua la questione.
Presidente - Risponde il presidente della Regione Lavevaz.
Lavevaz (UV) - In effetti con il senno di poi avremmo potuto accorpare queste due iniziative, non mi è venuto in mente di proporlo nella capigruppo ma seppur l'oggetto sia un poco diverso, in buona sostanza la problematica è del tutto analoga e quindi sarò anche sintetico nella mia risposta.
Ribadisco, il nocciolo della questione è che la normativa - così come è stata modificata dal Decreto 116/20 che è entrato in vigore il primo gennaio 2021 - ha definito in maniera chiara che tutto quello che è prodotto in ambito domestico sia da trattare come rifiuto urbano, tutto quello che è prodotto in senso molto, molto generale da tutta quella che è attività d'impresa è da considerarsi rifiuto speciale.
Quindi anche rispetto alla risposta data prima al collega Perron, si capisce bene che lo stesso identico rifiuto, quindi dei rami da potatura, se sono prodotti da un privato cittadino che pota il suo melo sono un rifiuto urbano, se sono frutto del lavoro di un'attività d'impresa, quindi un'impresa che fa verde, quello diventa un rifiuto speciale. Questo è il nocciolo che deve essere chiaro a tutti, anche perché, come dicevo prima, il rifiuto urbano rientra in una gestione, come tutti gli altri rifiuti urbani, di un certo tipo: voi sapete che tutta la gestione dei rifiuti è un servizio cosiddetto a rilevanza economica, quindi se 100 spendiamo per un servizio, 100 deve essere pagato dall'utenza; quel ramo prodotto dal singolo cittadino rientra nel novero della gestione del rifiuto urbano e quindi il costo per raccoglierlo dal punto di raccolta, smaltirlo fino alla sua definizione finale è un costo che viene sostenuto all'interno della TARI, quindi dall'intera comunità. Lo stesso ramo, invece, portato al centro di conferimento da un'impresa, è da considerarsi un rifiuto speciale perché quel costo lo deve sostenere direttamente l'impresa, non deve essere un aggravio sui costi della comunità.
Questa è la differenza che deve essere chiara; una volta che è chiara questa differenza, si capisce il perché non può essere conferito il verde o la ramaglia all'interno del centro di conferimento comunale, perché al centro di conferimento comunale, il costo di gestione è il costo di gestione che viene poi caricato sulla TARI ai cittadini.
È facile capire anche perché è difficile anche quello che stiamo ipotizzando, cioè di creare due o tre poli sul territorio, perché quei due o tre poli devono essere non solo presidiati, come lo sono i centri di conferimento, ma devono essere anche attrezzati perché il camioncino carico di erba dell'impresa deve essere pesato, deve essere quantificato in maniera corretta la quantità di rifiuto che viene conferito, perché su quello viene fatto pagare il quantum.
A livello di gestione è abbastanza complesso.
Ripeto ancora, ma l'ho detto prima, che la norma prevede che nella pianificazione regionale, in materia di rifiuti speciali non ci sia l'obbligo della chiusura del cerchio a livello regionale perché, come dicevo prima, i rifiuti speciali stanno sul libero mercato, quindi in teoria le aziende di qualsiasi tipo - più in generale è più corretto parlare di attività di impresa - si possono attivare con tutti i canali che ritengono più corretti e più economici per smaltire il proprio rifiuto.
La gestione di questa novità ha complicato parecchio, perché prima si metteva tutto insieme e si conteggiava poi nell'ambito della TARI una parte a carico dell'attività produttiva e una parte a carico dei cittadini e si trovava una soluzione che era sostenibile.
Questo non è più possibile, quindi dobbiamo attrezzarci per cercare di dare le risposte migliori con gli strumenti che abbiamo e attenendoci alle normative, che sono queste.
Presidente - Per la replica la consigliera Foudraz.
Foudraz (LEGA VDA) - Ribadisco quanto ha già fatto presente il collega Perron: tutti gli artigiani che comunque mi hanno fatto la segnalazione non criticano il fatto di pagare per il conferimento, sono disposti a pagare; vorrebbero evitare di perdere delle mezze giornate di lavoro per spostarsi da una vallata all'altra per conferire a Brissogne.
Se si riuscisse a ipotizzare questi tre poli di raccolta sarebbe il massimo, sarebbe veramente voler andare incontro a un'imprenditoria... nel più dei casi noi stiamo parlando di imprese individuali, quindi cercare di favorire proprio questo tessuto economico imprenditoriale della nostra regione.
Presidente - Con il rientro dell'assessore Barmasse finiamo le due interpellanze dell'Assessore in questione com'era preventivato e poi passiamo ai punti all'ordine del giorno 30 e seguenti.
