Oggetto del Consiglio n. 1497 del 11 maggio 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1497/XVI - Interpellanza: "Problematiche riguardanti il conferimento di rifiuti nell'area ecologica di Brissogne da parte delle imprese del verde".
Bertin (Presidente) - Ritorniamo ora al punto all'ordine del giorno n. 28; per l'illustrazione dell'interpellanza si è prenotato il consigliere Perron.
Perron (LEGA VDA) - Veniamo a un tema che ci è stato segnalato da numerose imprese del settore del verde. Qual è il problema? In pratica loro ci segnalano questa criticità, cioè hanno l'impossibilità da un tot di tempo - in realtà sono mesi se non qualche anno che ci sono stati cambiamenti - di conferire gli sfalci, le ramaglie e i residui di potature nei Comuni in cui lavorano o risiedono. Per fare un esempio, se queste imprese, mettiamo di Châtillon, lavorano nell'area di Pont-Saint-Martin o di Issime, non lo so, quando finisce il lavoro hanno i mezzi carichi, in genere conferivano nelle aree prossime a dove avevano fatto il lavoro o prossime al proprio territorio, oggi non possono più farlo e possono conferire soltanto più nell'area di Brissogne ad orari specifici in giorni stabiliti e quindi questo ovviamente crea delle code, degli ingorghi, mi dicono anche a volte hanno aspettato delle ore prima di riuscire a conferire, quindi ovviamente delle perdite di tempo che, per chi lavora, si traducono in perdita di denaro.
Teniamo presente che la maggior parte di queste imprese sono piccole imprese, addirittura micro, con poche persone che lavorano, quindi perdere un pomeriggio a conferire è un grave problema.
C'è in questo senso un danno economico alle imprese, ovviamente, maggiori costi, un ricarico poi sui clienti in questo caso, all'ambiente ovviamente perché ci sono mezzi che devono viaggiare di più; nell'insieme di questi "side effects", effetti negativi, viene incentivato anche il lavoro nero, perché ricordo che nelle aree di conferimento che restano nei Comuni chi non ha Partita Iva riesce, almeno a quanto ci risulta, ancora a conferire questo tipo di rifiuto, quindi c'è il paradosso per cui uno che non ha l'azienda, non ha nessun tipo di Partita Iva, riesce a conferire; uno magari che fa portare le cose all'amico con l'Ape nel centro di conferimento allora vengono presi.
Ovviamente stiamo affrontando un problema con evidenti paradossi. C'è anche l'incentivo del materiale perché in molti casi loro possono tenere su un terreno loro, poi ci sono le aziende che vengono a prendere, anche questo avviene, però chiaramente è un problema di costi, è un problema perché qualcuno probabilmente se lo terrà nei suoi terreni, c'è il rischio che qualcuno abbandoni in giro, eccetera.
Per tutta una serie di problemi legati a questa problematica, chiediamo in questo caso AL Presidente, all'Assessore competente se sia a conoscenza di tale problematica, quale sia il quadro normativo di riferimento e per quale motivo le condizioni siano cambiate negli ultimi anni - a noi risulta che anni fa si potesse tranquillamente fare - e quali intendimenti abbia previsto poi per risolvere il problema e favorire le attività delle imprese del verde che da questa serie di considerazioni che abbiamo fatto ovviamente sono notevolmente penalizzate.
Presidente - Per la risposta il presidente Lavevaz ne ha facoltà.
Lavevaz (UV) - Siamo perfettamente a conoscenza della questione, ne ho parlato anche personalmente con alcune ditte che fanno questo tipo di lavoro, e non sarà sfuggito che in parte anche nel nuovo Piano regionale di rifiuti appena approvato una parte di questa problematica è stata trattata, in particolare dove si parla delle questioni inerenti all'agricoltura che in parte attengono a questa problematica. Ne abbiamo parlato anche durante il dibattito e credo anche in Commissione: la novità fondamentale sta nel fatto che i rifiuti prodotti in ambito agricolo sono, con la nuova normativa, da considerarsi nel novero dei rifiuti speciali. Questo è un grande problema del quale appunto il Piano rifiuti si fa carico, in qualche modo prevede alcuni interventi e alcune soluzioni, da attivare anche con il coinvolgimento dell'Assessorato all'agricoltura e, nei prossimi mesi, adesso con il piano approvato, li affronteremo. Questa è una parte che tocca in maniera tangente questo problema.
In realtà le novità normative ci sono, il quadro normativo in particolare è cambiato dal primo gennaio del 2021, da quando è entrato in vigore il Decreto legislativo 116 del 2020, decreto legislativo che, a seguito di una direttiva europea già di qualche anno fa, del 2018 , ha modificato il famoso testo unico dell'ambiente che è il Decreto legislativo 152/2006, poi ritorneremo su questi aspetti anche nell'iniziativa successiva, sempre del vostro gruppo, perché in buona parte la problematica è esattamente la stessa, cioè rientriamo sempre nel novero del trattamento dei rifiuti speciali e delle novità che sono state introdotte rispetto ai rifiuti speciali. Ci sono una serie di rifiuti che sono stati, con la nuova normativa e con queste modifiche, ritenuti speciali, e che quindi rientrano in una gestione completamente diversa rispetto ai rifiuti urbani.
È noto che i rifiuti speciali sono tutti quelli che sono gestiti o prodotti da attività d' impresa e quindi i relativi costi devono essere sostenuti dall'attività di impresa. I rifiuti urbani, invece, sono quelli che vengono pagati all'interno delle tariffe dalla comunità intera.
Per rispondere alla sua domanda puntuale, bisogna suddividere la questione in due tipologie, il verde pubblico, prodotto dallo sfalcio di aree pubbliche e il verde privato, perché il pubblico. Proprio questo Decreto legislativo 116, nell'andare a modificare l'articolo 183 del testo unico dell'ambiente, ha ridefinito la nozione di rifiuto urbano ed è stata integrata inserendo al punto 5, così ha i riferimenti precisi: "I rifiuti derivanti dalla manutenzione del verde pubblico come foglie, sfalci d'erba, potature eccetera eccetera".
Per quanto riguarda la manutenzione del verde pubblico, questo è da considerarsi rifiuto urbano, quindi è l'ente pubblico proprietario del verde, ovviamente tramite un appalto o tramite diciamo operai interni, quello che produce lo conferisce come rifiuto urbano, quindi nelle linee dedicate.
Invece per quanto riguarda le foglie, sfalci d'erba e potature di alberi derivanti invece dalla manutenzione del verde privato, bisogna fare due distinzioni, perché sempre l'articolo 183 individua tutta una serie di rifiuti urbani provenienti da altre fonti che sono simili per natura ai rifiuti urbani cosiddetti assimilati, di cui conoscete la natura e la definizione, e in questi assimilati non c'è la potatura, le erbe da sfalcio eccetera.
Questo vuol dire che per quanto riguarda le attività legate alla manutenzione del verde, queste rientrano nel novero dei rifiuti speciali.
In buona sostanza, allo stato attuale della normativa, il rifiuto proprio derivante dalla manutenzione del verde pubblico può essere considerato rifiuto urbano e quindi essere conferito presso le isole ecologiche o anche presso il centro regionale di Brissogne.
Il rifiuto verde prodotto in ambito domestico privatamente, quindi da un privato cittadino, invece, rientra nell'ambito del rifiuto urbano e quindi può essere conferito presso i centri comunali e le isole ecologiche.
Il problema riguarda invece il materiale di risulta prodotto dalle attività che lo fanno per professione; quelle rientrano per legge nel novero dei rifiuti speciali e quindi non possono essere inseriti nel circuito del rifiuto urbano perché, anche a livello di copertura dei costi, hanno due coperture completamente diverse. I rifiuti speciali devono essere, come dicevo prima, sostenuti dal costo di impresa, da chi lo fa, non nella logica di chi più inquina paga; invece il rifiuto domestico, il rifiuto urbano, ha una logica di rientro all'interno delle tariffe pagate dalla comunità.
Questo è il vero nocciolo della questione, quindi anche rispetto all'ultima domanda, "Quali intendimenti si prevedano eccetera per risolvere questa problematica", ne abbiamo parlato a lungo, sia con le strutture ma già da diversi mesi anche con le aziende e anche con il CELVA, per provare a trovare delle soluzioni alternative; si pensa, ad esempio, all'introduzione di un circuito di raccolta sul territorio per le imprese, su due o tre punti, perché non è che si può mettere in maniera puntuale su tutti i Comuni perché deve avere, come dicevo, un suo circuito e anche una sua tariffazione puntuale, quindi ha una complessità di gestione ovviamente molto diversa rispetto a un rifiuto urbano.
Questo è quello che si sta cercando d'ipotizzare come soluzione a una problematica che oggettivamente esiste ed è esattamente come lei dice, nel senso che, purtroppo, nel pomeriggio si creano delle code, obbligando anche le ditte a organizzare il lavoro in modo da essere lì durante gli orari di apertura, quindi questo è un problema.
Una cosa che aggiungerei - ma ne parliamo di nuovo dopo perché riguarda più l'iniziativa successiva - è che per quanto riguarda rifiuti speciali la competenza non è regionale, o meglio, non è esclusivamente regionale, perché per i rifiuti speciali ovviamente vige il libero mercato, quindi lì c'è anche tutto un altro discorso che si apre.
Il centro di Brissogne è sempre stato disponibile a raccogliere anche i rifiuti speciali, quelli che può raccogliere, ovviamente facendo pagare però a chi li conferisce.
Presidente - Per la replica, il consigliere Perron.
Perron (LEGA VDA) - Grazie, Presidente e Assessore, ovviamente il tema è complicato, la ringrazio per i riferimenti normativi che lei mi ha dato che non mancherò di controllare.
Quello che mi preme di dire è che, parlando con le imprese, sono molti quelli che dicono: "Ma noi paghiamo volentieri, non è un problema". Il problema è proprio quello, come diceva lei, a questo punto di trovare una soluzione per fargli trovare dei centri di conferimento che siano un po' più numerosi, di modo da evitare queste code e di risolvere il problema, però anche in tempi che possano essere un po' celeri, perché giustamente i costi di impresa poi vanno a pesare su dei bilanci che, per la natura di questo tipo di industria... tra l'altro il tessuto della nostra regione è ampiamente fatto di questo tipo d'imprenditoria, quindi è un problema che veramente deve essere in qualche modo risolto o calmierato all'interno delle normative.
Credo che ci ritorneremo su questo argomento perché trovare una soluzione in tempi brevi è importante.
