Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1490 del 11 maggio 2022 - Resoconto

OGGETTO N. 1490/XVI - Interpellanza: "Azioni e interventi di tutela posti in essere presso il complesso difensivo di Saint-Germain a Montjovet".

Bertin (Presidente) - Punto n. 24. Per l'illustrazione il consigliere Distort.

Distort (LEGA VDA) - So di essere insistente, avevo già presentato quest'argomento nella scorsa legislatura ma di fronte all'inerzia la mia insistenza, cocciutaggine se vogliamo, o perseveranza, diventa un imperativo categorico. Per dirla con Kant, oppure per dirla con Heidegger, "La grandezza dell'uomo si misura in base a quel che cerca e all'insistenza con la quale cerca".

Allora senza arrogarmi questo senso di grandezza, vi confesso che è una mia inclinazione personale la tendenza a voler risolvere i problemi, quindi questo si trasforma in insistenza, perseveranza; tralascio altri termini.

Come accennato, nel 2019 avevo già portato all'attenzione del Consiglio regionale il complesso difensivo di Saint-Germain nel Comune di Montjovet; allora era dieci anni dalle dichiarazioni dell'Assessore ai beni culturali che, appunto, dieci anni prima aveva comunicato che si sarebbero presto avviati i primi lavori di tutela, a partire da un urgente intervento di messa in sicurezza della cinta muraria e delle parti particolarmente più instabili. Questo si prometteva nel 2009.

Nel 2019, quando come gruppo Lega avevamo presentato un'interpellanza in merito, ci siamo trovati, combinazione, lo stesso Assessore, il quale ha ribadito che si sarebbe provveduto quanto prima a mettere in atto delle misure.

Allora festeggiavamo dieci anni dalle prime promesse, oggi festeggiamo ulteriori tre anni dalle promesse iniziali e il complesso difensivo di Saint-Germain in tutti questi anni ha visto come uniche opere di tutela un intervento di messa in sicurezza per eventuali visitatori, disponendo un segnale di edificio pericolante con divieto di accesso e un nastro bianco e rosso sostenuto da palette a precludere il sentiero di accesso al complesso difensivo.

La precarietà statica è data innanzitutto da un'incuria che si perde nella notte dei tempi dell'amministrazione regionale ed è poi stata aggravata dall'attività di furto degli stipiti e dei relativi architravi in pietra presenti nelle aperture della cinta muraria e in altre parti della costruzione. Una piccola nota di carattere tecnico: gli stipiti e gli architravi, nell'ambito di una struttura muraria in pietra a secco, non costituiscono degli elementi decorativi. Sono elementi strutturali, sono elementi che garantiscono la continuità della tessitura muraria; nel momento in cui si rimuovono, la tessitura muraria ovviamente si ritrova con dei fori che evidentemente indeboliscono la struttura, soprattutto quando la struttura è composta da un assemblaggio di pietre con un eventuale presenza di malta che ha - ricordo - circa 800 anni di età.

Quindi possiamo immaginare quanto sia fondamentale poter intervenire quantomeno e quanto prima nel ripristino di questi elementi di architrave, tra l'altro un ripristino che potrebbe essere fatto anche con elementi in acciaio, anche strani, senza bisogno di pensare a un intervento del massimo rigore della coerenza storica, ma fondamentalmente di messa in sicurezza temporanea.

Io so che non aspettavate altro che questa descrizione tecnica, comunque questo è importante, perché rivela il fatto che, di fronte all'imponenza del bene culturale, può essere sufficiente un intervento anche modesto dal punto di vista dell'impegno di consolidamento e quindi dell'impegno economico.

Però se non si interviene con urgenza, con almeno questo primo intervento di consolidamento strutturale delle forature, otto secoli di storia potrebbero cancellarsi nel giro di pochi istanti, perché ai primi segnali di indebolimento strutturale, si può arrivare - questa è materia tecnica - a un punto di tale turbamento del regime statico da generare immediato collasso.

Allora non voglio essere la Cassandra della situazione e non voglio neanche portare iella, ci mancherebbe, e auguro veramente che questo bene storico imponente, che resiste tenace da otto secoli, possa resistere ancora, però io chiedo, chiediamo con questa nostra interpellanza indicazioni da parte del Governo. Perché un bene storico, al di là del fatto che rappresenta la ricchezza di una civiltà, al di là del fatto che è un bene irriproducibile... questo lo colloca nella dimensione della sostenibilità. Noi oggi siamo sensibili a questa parola: "sostenibilità"; sostenibilità non è altro che consentire alle generazioni che ci seguono la fruibilità dei beni di cui noi usufruiamo in questa generazione.

La fruibilità dei beni culturali è fondamentale, anche perché sono esattamente quei beni che, come ho già detto, e lo ripeto, sono irriproducibili.

Questo dovere morale e amministrativo nello stesso tempo deve attuarsi chiaramente attraverso una politica di programmazione, attraverso capacità di ricercare e trovare canali economici che consentano la realizzazione degli interventi di tutela e poi, a seguire, una corretta politica di valorizzazione.

Il PNRR probabilmente offre delle opportunità in tal senso, sarà il Governo a rispondere.

In ogni caso, alla luce di queste considerazioni storiche, tecniche, economiche e strategiche, evidenziamo ed esplicitiamo le richieste di quest'interpellanza. La prima: "Quali azioni di tutela sono state poste in atto a tutt'oggi in merito al bene culturale in questione" e la seconda: "Quale azione di tutela il Governo intende condurre, con quali criteri e con quali tempi".

Presidente - Risponde l'assessore Jean-Pierre Guichardaz.

Guichardaz J. (FP-PD) - Intanto nessuna cocciutaggine da parte sua, quando si parla di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio culturale, credo che l'insistenza sia sempre ben riposta e sia un'azione doverosa, ma credo che lei possa concordare con me che, quando si cambiano sette-otto Governi in sette-otto anni, diventa difficile che le promesse degli amministratori o le garanzie degli amministratori in ordine ad azioni future possano essere tali e possano trovare continuità in chi viene successivamente.

Io credo che la storia di questi ultimi anni... lei ha citato una sua interpellanza raccontando del precedente Assessore che francamente non so chi è, ho perso un po' i conti, che gli aveva probabilmente promesso che si sarebbe impegnato in questo, io francamente non posso fare promesse senza essere in qualche modo accusato di fare promesse da marinaio, promesse da politico valdostano, in un periodo in cui c'è un po' l'abitudine di cambiare Governi con una rapidità un po' troppo inconsueta.

Voglio essere schietto e non le darò una risposta probabilmente che la soddisferà, glielo anticipo già subito, facilmente lei mi dirà nella formula, anche cortese, con la quale lei riesce sempre comunque a interfacciarsi, e di questo la ringrazio, mi dirà "Io non sono particolarmente soddisfatto della sua risposta", ma quello che posso dirle è ciò che in qualche modo stiamo facendo adesso, e dopo chi verrà se il decorso di questa cosiddetta crisi è tale da presupporre un cambiamento di Governo, deciderà poi lui in qualche modo che tipo di garanzie potrà darle.

Io le leggo la risposta che è una risposta interlocutoria ma che comunque fornisce delle informazioni che credo lei possa apprezzare.

Nel 1737 il noto storico e politico valdostano Jean-Baptiste de Tillier scriveva: "Il castello di Saint-Germain è oggi ridotto a rudere" e in tale stato infatti è giunto nelle mani dell'Amministrazione regionale. Competenti uffici della Soprintendenza per i beni e le attività culturali hanno intrapreso negli anni azioni di analisi di parti del sito mirate alla conoscenza del suo sviluppo e del suo grado di conservazione, misure di tutela e conservazione delle strutture, nonché interventi di messa in sicurezza delle zone poste lungo il muro di cinta che sono gli interventi consueti che si fanno per cercare di mantenere - quantomeno nello stato di fatto - il nostro patrimonio culturale che, ricordo, essere immenso, lei lo ricorda spessissimo, abbiamo censito, e credo siano decisamente di più, un centinaio di castelli, case forti e torri, quindi lei può immaginare anche la difficoltà che ha la Regione rispetto alle sue proprietà a mantenerle nello stato di conservazione quantomeno di provenienza e nel mantenere la sicurezza in modo tale che non siano comunque un pericolo per eventuali persone che vi si accostano.

Il castello di Saint-Germain è importante nel panorama storico, architettonico e culturale valdostano e merita di essere degnamente valorizzato ma è, nel contempo, come lei sa bene, un sito complesso per la posizione, per le vie di accesso, per le dimensioni, per la struttura architettonica, per la necessità di notevoli e complessi interventi di messa in sicurezza in vista di una fruizione pubblica.

Tale complessità non consente, in questo momento, di ipotizzare un valido progetto di recupero e di valorizzazione alla luce delle risorse finanziarie disponibili sui capitoli di spesa destinata agli investimenti nel campo della cultura che, in questi ultimi anni -anche a causa delle premesse che le ho fatto - sono stati notevolmente ridimensionati e della dotazione di personale del Dipartimento Soprintendenza, che è molto assorbito dalle numerose e complesse attività attualmente in corso.

Si ricorda infatti che gli uffici sono impegnati nei cantieri di restauro del Palazzo Roncas e dei Castelli di Quart e Saint-Pierre, nel completamento degli spazi museali dell'area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans, nella manutenzione straordinaria e nel nuovo percorso di visita al Castello Sarriod de La Tour, nei lavori di completamento per l'apertura che è prossima - sarà la prossima settimana - del Castello di Aymavilles, nel rifacimento dei tetti del rustico di Arnad, dell'ex chiesa del Monastero della Visitazione, del Castello di Ussel, in interventi impiantistici al museo archeologico regionale, in interventi sull'illuminazione nei Castelli di Sarre e Issogne, nell'avvio dei lavori di Aosta Est, senza contare tutta una serie di manutenzione ordinaria indispensabile per attività di valorizzazione e manutenzione dei siti culturali regionali.

Quest'elenco naturalmente non vuole essere una giustificazione fine a se stessa e non significa assolutamente che gli uffici si siano comunque dimenticati del Castello di Saint-Germain.

Nel corso del 2021, infatti, le strutture della Soprintendenza - le quali svolgono visite periodiche nel sito per lo svolgimento delle ordinarie manutenzioni ordinarie per un controllo sui cancelli di accesso che, peraltro, come lei ha ricordato, talora sono oggetto di atti vandalici - hanno provveduto ad acquisire un servizio per la redazione del progetto definitivo esecutivo per la manutenzione straordinaria, con rifacimento di alcune porzioni del percorso di accesso al castello.

L'accesso al sito avviene mediante un percorso pedonale distinto in due tratti che presentano oggi stati di conservazione differenti. Un primo tratto sistemato, sia per quanto riguarda la pavimentazione sia per quanto concerne la recensione di bordo, e un secondo tratto all'interno del muro di cinta, che presenta irregolarità nel piano di calpestio nelle protezioni laterali.

Tale manutenzione straordinaria, con il parziale rifacimento di alcune porzioni del percorso di accesso al castello, è indispensabile per poter procedere, non appena sarà possibile, a successivi approfondimenti di natura archeologica volti alla raccolta delle informazioni storiche e architettoniche funzionali a un futuro corretto recupero del castello.

Alla sua seconda domanda, "Quali azioni di tutela il Governo intende condurre, con quali criteri e con quali tempi", come le ho già illustrato, gli uffici della Soprintendenza per i beni e le attività culturali monitorano il sito e - compatibilmente con i fondi attribuiti, il procedere dei cantieri in corso e le risorse umane assegnate - cercano di portare avanti interventi funzionali a un futuro recupero del castello.

Tenuto conto della complessità del sito, un progetto complessivo di recupero, preceduto da una valutazione costi-benefici e inserito in un corretto piano di valorizzazione del bene, non è al momento possibile se non fermando altri investimenti in corso.

Nella programmazione delle attività dei prossimi anni spero che si terrà in conto la necessità di procedere a tale investimento, che è tutt'altro che modesto.

Aggiungo che non credo sia solo un problema di risorse, così come per altre strutture di proprietà regionale non credo sia solo un problema di risorse finanziarie; come le ribadivo prima, le strutture hanno dei limiti operativi che sono dovuti alla sommatoria di progetti e di attività che - come lei ben sa, essendo stato parte di una forza che ha governato per un certo periodo la Regione - ha anche dei limiti assunzionali di reperimento delle risorse umane e professionali che siano in grado di seguire e di valorizzare come si vorrebbe - come credo tutti gli amministratori vorrebbero, perché non credo che ci sia un amministratore che non sarebbe contento se le cose funzionassero bene - e non è in grado tutt'ora - con il personale che ha, con le forze che ha, con i limiti ovviamente dovuti agli organici, all'organizzazione - di seguire tutto ciò che si vorrebbe seguire.

Presidente - Per replica, il consigliere Distort.

Distort (LEGA VDA) - La ringrazio anche per la schiettezza, anche se diventa di una facilità incredibile attaccarla come forza di opposizione per la debolezza della risposta. É una tentazione che- siccome è talmente facile - io sto cercando di resisterle, benché certe tentazioni si vincano assecondandole.

Allora io dico questo: innanzitutto voglio solo sgombrare il campo per una questione che non vorrei fosse letta come mancanza di delicatezza. Il fatto di aver citato un Assessore che non è più in questo Consiglio - è vivo, eh - non voleva essere minimamente un chiamarlo in causa, non voleva essere un'azione di conflittualità nei suoi confronti, voleva essere semplicemente un resoconto storico.

Così mi rendo conto che degli impegni assunti dai suoi predecessori, lei, Assessore, chiaramente non ha responsabilità. Va benissimo, era soltanto per inquadrare e per raccontare il fatto che ci troviamo con 800 anni di storia che rimangono in una sorta di limbo: "Faremo, potremo, vorremmo, avremmo voluto".

Allora in questa situazione di alternative, io vorrei soltanto mettere in chiaro un fatto: bisogna operare delle scelte, perché non si tratta necessariamente di dover mettere in atto un progetto di recupero e valorizzazione integrale. C'è una fase che è una fase di messa in sicurezza in regime di urgenza; questo è importante, perché questo è il primo livello della tutela, il primo, e, tra l'altro, mi permetta, il livello minimo di governo del nostro patrimonio culturale è la tutela per garantire il principio di sostenibilità.

Se non siamo in grado di trasmettere il patrimonio del nostro passato, abbiamo fallito come generazione, ma prima di chiunque altro, avete fallito voi, ora, che avete il mandato di governare questo territorio.

Questo lo dico per onor del vero. Poi è chiaro che il livello successivo è la valorizzazione, è chiaro che tutto questo presuppone programmazione, è chiaro che bonum ex integra causa però non cadiamo nel tranello di aspettare il meglio, in attesa del meglio non facciamo nulla, perché il meglio spesso è nemico del bene.

Grazie per l'attenzione.