Oggetto del Consiglio n. 1481 del 11 maggio 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1481/XVI - Interpellanza: "Criteri di suddivisione dei profughi provenienti dall'Ucraina nei Comuni della Regione."
Bertin (Presidente) - Punto n. 15 dell'ordine del giorno. Per l'illustrazione il consigliere Lavy.
Lavy (LEGA VDA) - Questa è un'interpellanza che potremmo definire quasi un aggiornamento di un'iniziativa che era già stata trattata qualche Consiglio fa e riguarda proprio "l'emergenza" dei profughi ucraini, che purtroppo vedrà la regione protagonista da qui a chissà quanto tempo, speriamo il meno possibile. Ovviamente questa gestione potrebbe anche essere vista come una sorta di opportunità per diversi fattori, però inizialmente bisogna capire un po' a oggi quali siano i numeri di quest'emergenza, quante persone siano arrivate in valle e magari capire anche se ci siano dei criteri ben specifici, al di là di quelli ovviamente della disponibilità degli appartamenti, tramite cui queste persone sono state suddivise.
Dalla scorsa iniziativa che era stata trattata, da ciò che ricordo, sembrava in pratica che l'unico criterio fosse quello, bene o male, dei ricongiungimenti familiari, quindi le persone che arrivavano, venivano collocate nei pressi di parenti o comunque conoscenti. Io mi auguro che magari in questi mesi siamo stati trovati altri generi di criteri per la suddivisione dei profughi, ed ecco perché, con quest'interpellanza, chiedo innanzitutto quanti profughi a oggi siano stati raccolti sul territorio regionale, se e in quali comuni siano stati dislocati questi profughi e con quali criteri, e se ci sia l'intenzione di procedere da qui a tot tempo, perché purtroppo forse l'emergenza potrebbe durare da qui a diversi altri mesi, di trovare magari altri generi di criteri per la suddivisione dei profughi; magari una questione anche riguardo ai piccoli Comuni o no. Questo è un pochino per fare un fact-checking di quella che è la stazione attuale, per capire quali siano le prospettive per la suddivisione dei profughi in Valle d'Aosta.
Presidente - Risponde il Presidente della Regione.
Lavevaz (UV) - Ringrazio il collega per l'interpellanza che permette, come giustamente ha detto lui stesso, di fare un punto e un aggiornamento; è anche il motivo per il quale non l'ho fatto nelle mie comunicazioni iniziali, visto che c'era quest'interpellanza che permette di farlo in maniera più puntuale. Come giustamente è stato detto, l'arrivo dei profughi ha avuto un'evoluzione durante le settimane, perché proprio nei primi giorni dopo l'invasione, che è iniziata il 24 febbraio, mi pare, già a inizio di marzo sono arrivati i primi profughi. Quindi, al netto delle considerazioni fatte sui tavoli con il Governo nazionale, con le prime indicazioni, ci si è dovuti muovere fin da subito, come vi avevo comunicato già dalle prime settimane, con l'aiuto in particolare anche del mondo del volontariato e del terzo settore che ha dato un aiuto fondamentale in questa fase, al di là delle istituzioni, dell'azienda USL e della protezione civile, che hanno incarichi di questo tipo.
Venendo alle questioni puntuali richieste nell'interpellanza, in particolare quanti siano a oggi i profughi arrivati, i dati sono sostanzialmente aggiornati a ieri. Il numero complessivo dei cittadini che sono transitati attraverso gli hub sia di Villeneuve, che come sapete è gestito direttamente alla Croce Rossa, sia di Fénis, che è stato costituito in buona sostanza per un arrivo massivo (a oggi ne abbiamo avuto soltanto uno), in quel caso gestito dal volontariato della Protezione civile, sono in totale 443 cittadini. A oggi, però, sul territorio valdostano le persone effettivamente presenti sono un po' meno: sono 411, perché 32 cittadini ucraini sono già transitati, nel senso che si sono mossi sul territorio nazionale per ricongiungimenti autonomi con familiari o comunque con conoscenti presenti sul territorio nazionale. Quindi sono 411 di cui 278 sono donne, 74 sono minorenni, 133 sono gli uomini, la stragrande maggioranza minorenni, cioè 96 minorenni su 133. Invece, non sono fortunatamente presenti minori non accompagnati per il momento, che ovviamente hanno un iter di trattamento e di necessità di procedure molto più complesse.
Riguardo invece alle altre domande, quindi i criteri piuttosto che le modalità di distribuzione sul territorio, come vi avevo forse già detto nelle comunicazioni dei Consigli scorsi e come giustamente è stato detto, non abbiamo un criterio che collochi i cittadini ucraini sul territorio in base a una ripartizione territoriale legata alle dimensioni dei comuni, piuttosto che altre cose. Quello che è stato fatto fin da subito è cercare di rendere questo inserimento il più facile possibile per le persone direttamente coinvolte. Questo per diversi motivi, perché al di là di tutte quelle persone che sono arrivate per collegamenti già presenti, amicizie piuttosto che legami di parentela, che sono un totale di 255 su 411, quindi la grande maggioranza direi, gli altri 144 che sono alloggiati presso appartamenti che sono stati offerti gratuitamente dalla popolazione, il passaggio è stato fatto cercando di venire incontro alle esigenze di queste persone. Se queste hanno già dei legami con altre persone o altri cittadini ucraini sul territorio, abbiamo cercato di metterli il più vicino possibile. Si è cercato di fare l'inserimento anche a seconda delle necessità, in particolare in presenza di minori, per l'ambito scolastico, a seconda della disponibilità delle scuole ad accoglierli.
Abbiamo cercato di mettere insieme, con la Protezione civile, un nucleo, direi una piccola commissione gestita dalla Protezione civile stessa, che è il soggetto attuatore per la gestione di quest'emergenza. In essa sono presenti dei tecnici, quindi dei geometri della Protezione civile che fanno un sopralluogo sull'appartamento e valutano tecnicamente la congruità dell'alloggio rispetto alle persone che eventualmente si possono inserire. Ci sono le politiche sociali che valutano tutte le ripercussioni, soprattutto in presenza di minori. C'è il CSV che è inserito in questo gruppo di lavoro di inserimento, perché incaricato della gestione e accompagnamento puntuale di queste persone, del "mantenimento", del seguito dell'assistenza più propriamente. Ci sono gli enti locali coinvolti; se l'inserimento deve essere fatto in un comune specifico, l'ente locale viene coinvolto in questa procedura. In una seconda fase, sempre in ambito di presenze di minori, anche l'istruzione, in modo da cercare di fare un inserimento che permetta una gestione più facile possibile della scuola.
A oggi lo abbiamo gestito in questo modo. Cosa succederà da qua
ai prossimi mesi, è una discussione che è aperta e lo è anche sui
tavoli della Conferenza delle Regioni perché come giustamente ha
detto lei, non sappiamo quale sia l'orizzonte temporale della
chiusura di quest'emergenza, che potrebbe essere ancora lunga. Non
è detto che questo tipo di approccio che abbiamo tenuto in questi
primi mesi, sarà quello che verrà mantenuto, se la cosa dovesse
prolungarsi ulteriormente. Al momento questa è l'impostazione e
abbiamo ancora margini abbastanza importanti sulla disponibilità
degli alloggi, quindi per il momento questa è la situazione
e viene gestita in questo modo.
Presidente - Per la replica il consigliere Lavy.
Lavy (LEGA VDA) - Grazie presidente Lavevaz, ma non mi ha risposto a una parte della domanda che chiedeva in quali comuni fossero dislocate queste persone, però mi ricordo dall'ultima interpellanza che bene o male i comuni principali in cui erano stati dislocati i profughi, erano praticamente quasi tutti del fondovalle.
Credo che manchi alla base un minimo di visione, perché ovviamente ci sono tutti questi problemi "tecnici" e ovviamente bisogna andare anche incontro alle richieste dei profughi, che se poi hanno la possibilità di ricongiungersi con familiari o amici è giusto che vengano accontentati. Però per quanto riguarda quella piccola parte, che non è poi così tanto piccola, di profughi che arrivano e non hanno magari dei familiari o degli amici qui in Valle, è lì che il ragionamento dovrebbe essere fatto forse in maniera diversa.
È stato presentato una settimana e mezzo fa, se ricordo bene, lo studio demografico. Io personalmente l'ho letto e non ci ho visto niente di così sconvolgente: sono cose bene o male che si sapevano, già tradotte in numeri. Ma l'impressione che ho avuto è anche che magari quello studio fosse stato un pochino quasi corretto da una sorta di "maestrina" - è una citazione questa - che abbia con una penna rossa eliminato alcune parti, perché su alcune essenzialmente non viene detto nulla. La ripartizione territoriale delle prospettive demografiche non viene evidenziata, se non con queste macro aree di cui però non si sa neanche quali siano i comuni che ne fanno parte. Sembra quasi che questo studio sia stato studiato per non dire certi aspetti, tra l'altro quello che la montagna in questi anni si è spopolata molto di più rispetto al fondovalle, che non ha sofferto di spopolamento. Però era interessante capire quali fossero i comuni che erano maggiormente coinvolti e questo ha tutta una ripercussione poi sui servizi e anche sulla scuola.
La gestione dei profughi potrebbe essere come una sorta di opportunità per andare a "rimpinguare" certe zone, perché ho come una netta sensazione che purtroppo una parte di persone che arriverà, non tornerà più a casa propria in Ucraina. Ovvio che qui, ecco il ragionamento da politica, non è prendere atto dello spopolamento di alcune zone o prendere atto del fatto che ci siano certe scuole che chiudono; no, è trovare delle soluzioni. Ovviamente, se ci sono delle disponibilità di appartamenti in certi comuni che soffrono di spopolamento, è lì che la politica dovrebbe farsi delle domande e dire: ma proviamo a mandare lì i profughi, essenzialmente per due motivi. Il primo, proprio per evitare lo spopolamento, perché magari uno o due bambini in più aiutano a mantenere aperta una scuola di montagna. Il secondo, anche nell'interesse del profugo, perché qui, chiunque sia stato un amministratore comunale di un piccolo Comune, sa molto bene che per una persona che arriva da fuori, che non ha legami e che ha perso tutto, non c'è cosa migliore che ritrovarsi in una comunità, perché si sa che nei piccoli comuni, se arrivano persone da fuori in difficoltà, e i profughi lo sono, è la comunità che si mobilità; non c'è situazione migliore per chi arriva che trovarsi coinvolto in una comunità, perché è proprio la comunità che si mobilita.
Ecco che è qui il ragionamento che deve stare alla base, è qui il ragionamento che poi deve delimitare alcune zone o meno di influenza dalla politica e "spartire" (è brutto questo termine, lo so) le persone, i profughi, sul territorio, proprio perché potrebbe essere questa un'opportunità anche per salvaguardare i piccoli comuni di montagna che oggi soffrono di spopolamento, che vedono le loro scuole chiudere. Questo andrebbe ovviamente anche nell'interesse del profugo, che sicuramente si può trovare molto meglio integrato in una comunità che gli dà attenzione, perché una comunità si mobilita, rispetto a stare magari in un grande comune in cui ci sono rapporti solamente con le associazioni, in cui però non si ha un minimo di rapporto con quello che è il contesto generale.
Presidente - A integrazione ha chiesto la parola il Presidente della Regione. Successivamente sospenderemo per arieggiare.
Lavevaz (UV) - Proprio dieci secondi, perché effettivamente avevo l'elenco dei comuni negli appunti e ho dimenticato di comunicarli. Attualmente i comuni nei quali sono presenti gli alloggi sono: Aosta, Aymavilles, Châtillon, Gressan, Introd, La Salle, Morgex, Nus, Pollein, Quart, Saint-Marcel e Sarre.
Presidente - Come anticipato, sospendiamo brevemente per arieggiare i locali. Il Consiglio è sospeso.
La seduta è sospesa dalle ore 10:59 alle ore 11:19.
