Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 116 del 11 marzo 1982 - Resoconto

OGGETTO N. 116/VII - INTERVENTI REGIONALI PER L'ADEGUAMENTO DEI LIVELLI DEI MINIMI DELLE PENSIONI SOCIALI E PREVIDENZIALI (Interpellanza).

PRESIDENTE: Do lettura dell'interpellanza presentata dal Consigliere Carlassare:

INTERPELLANZA

VISTO il livello estremamente basso dei minimi delle pensioni sociali e previdenziali;

CONSTATATO che il continuo aumento del costo della vita pone le persone anziane ed inabili al lavoro, che non posseggono altri redditi o proventi di altra natura, nella assoluta impossibilità di mantenere autonomamente un sufficiente livello di vita;

PRESO ATTO di un recente giudizio della Magistratura che ha condannato i figli che non sono intervenuti in aiuto di un genitore in possesso del solo provento derivato da una pensione sociale al livello minimo, affermando così, con questa sentenza, "ufficialmente" una verità che tutti conosciamo, cioè che meno di 200.000 lire al mese non sono sufficienti per vivere;

INTERPELLA

la Giunta regionale per sapere:

1) quali interventi sono stati effettuati dall'Amministrazione regionale in favore di queste categorie;

2) se non ritiene il caso di avviare dei provvedimenti nell'ambito regionale per sopperire organicamente alla manchevolezza dello Stato che non garantisce il minimo vitale a tutti i cittadini.

PRESIDENTE: Ha chiesto di illustrare l'interpellanza il Consigliere Carlassare, ne ha facoltà.

CARLASSARE - (Democrazia Proletaria - Nuova Sinistra): Non ho indirizzato in modo specifico all'Assessore Rollandin questa interpellanza, perché penso che questo sia un problema di più ampia portata, che non va visto solo sotto l'aspetto prettamente assistenziale. Va precisato che mi rendo conto - come ho anche chiarito nell'interpellanza - che questo non è un problema di stretta attinenza dell'Amministrazione regionale e che toccherebbe allo Stato mettere in moto dei meccanismi che garantissero a tutti i cittadini un minimo per vivere, onde non ci sia nessuno che debba dipendere per la sopravvivenza da qualsiasi altra persona, anche se si tratta dei figli.

Ho fatto riferimento ad un giudizio espresso dalla Magistratura mesi addietro, per cui sono stati condannati i figli che non avevano provveduto ad integrare la pensione sociale al livello minimo del genitore; con questo giudizio penso che la Magistratura abbia dichiarato ufficialmente insufficienti i contributi che lo Stato dà con le pensioni al livello minimo.

Come ho detto nell'interpellanza, penso non ci sia bisogno di fare dei grossi studi per appurare che meno di 200.000 lire al mese per un qualsiasi individuo non sono sufficienti per mangiare, vestirsi, insomma per vivere, per cui mi rivolgo alla Giunta per sapere in quale modo interviene ora e come intende muoversi in futuro per affrontare questo problema, soprattutto alla luce delle maggiori disponibilità derivanti dal riparto fiscale.

Questo problema non deve necessariamente essere visto come l'elargizione di una pensione da parte della Regione nei confronti di queste persone, ma richiede che si mettano in moto meccanismi di altra natura, quali mense, servizi sociali di vario genere, che possano rendere più facile l'esistenza di queste persone, che percepiscono un reddito così basso, permettendo loro di poter ugualmente stare "all'onor del mondo".

Questa interpellanza non si pone altri obiettivi se non quello di sollevare questa problematica, non solo nei suoi risvolti politici, ma in prima istanza in quelli umani, perché molte volte si sente dire che chi non ha lavorato nel corso della sua gioventù, non ha poi dei vantaggi nella vecchiaia. L'esperienza ci insegna che le persone che hanno questi redditi derivanti da pensioni a livello minimo, in molti casi, hanno lavorato anche più degli altri. Faccio l'esempio delle casalinghe, soprattutto quelle più vecchie che hanno adesso settant'anni e che hanno vissuto nei paesi nelle condizioni che tutti conosciamo, delle quali non si può dire certo che non abbiano lavorato; hanno forse lavorato più di tanti altri, solo che non c'erano allora quei meccanismi previdenziali che consentono oggi di avere una pensione dignitosa.

Non mi proponevo nient'altro se non di sollevare questo problema.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.

ANDRIONE - (U.V.): E' giusto sollevare questo problema, che non ha però degli aspetti così acuti in Valle d'Aosta, a quanto ci risulta.

Per quanto riguarda il numero due, così com'è formulato, evidentemente la risposta è no, perché è una questione di competenze e non possiamo certo stabilire un secondo pensionamento organico al di sopra di quello che è il pensionamento ufficiale dato dallo Stato.

Gli interventi in atto credo siano conosciuti: vanno dal ricovero delle persone anziane, al pagamento della retta in diversi Istituti esistenti che sono però - e questo è un punto negativo - assolutamente insufficiente rispetto alla domanda che si moltiplica. Sono stati previsti dei fondi particolari specifici nel bilancio, in quanto il problema degli anziani, specialmente se soli, si pone in maniera molto grave dal punto di vista assistenza e manchiamo di queste strutture.

Per l'altro tipo di interventi, dobbiamo dire che normalmente l'intervento è sempre stato fatto ad personam.

Di fronte a situazioni particolari, che sono documentate, l'Amministrazione regionale è sempre intervenuta nei casi più gravi. Mi risulta anche vi siano dei casi come quello citato dal Consigliere Carlassare, anche se penso che la Magistratura in questo caso ha dichiarato l'applicabilità di quell'articolo del Codice Civile, che obbliga i congiunti agli alimenti, e non ha espresso la dichiarazione, come invece ha estrapolato con un po' di audacia il Consigliere Carlassare: l'obbligo degli alimenti è un dato di fatto, e quella è la risposta.

Comunque il nostro impegno maggiore nei confronti dei pensionati è quello di dotare tutta la Regione di una serie di punti di appoggio e di assistenza per le persone anziane.

Questi punti di assistenza oggi in parte esistenti, sono assolutamente insufficienti ed abbiamo un piano dove localizziamo nel Fondo Valle queste strutture.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare, ne ha facoltà.

CARLASSARE - (Democrazia Proletaria - Nuova Sinistra): Vorrei precisare, sul giudizio della Magistratura, che chiaramente la sentenza era dovuta al codicillo del Codice Civile che obbliga i familiari a dare gli alimenti.

Però, uno degli elementi su cui si era dibattuto in quel processo, era che il figlio si era difeso dicendo che suo padre percepiva il reddito di una pensione sociale, per cui questa sentenza ha ribadito non in quanto tale, ma come principio generale, che una pensione a livello minimo non la si può considerare un reddito sufficiente e pertanto i familiari sono obbligati in questi casi ad intervenire.

A questo punto il problema da giuridico diventa politico, ed assume un'importanza fondamentale, perché tutti, indipendentemente dal loro comportamento nel corso della propria esistenza, non devono ritrovarsi, ad una certa età, a non avere più un reddito sufficiente per vivere dignitosamente.

Ritengo che uno degli elementi che la Regione dovrebbe superare, e la Giunta dovrebbe impegnarsi seriamente, è quello dell'intervento ad hoc, ad personam, che ritengo possa essere tenuto in piedi in casi assolutamente eccezionali.

La Regione dovrebbe impegnarsi, come mi pare di avere colto nelle dichiarazioni del Presidente della Giunta, a mettere in piedi dei meccanismi che consentano la risoluzione o almeno l'attenuazione di questo problema, senza avere la necessità di quegli interventi ad hoc, che ritengo assolutamente negativi, innanzitutto perché in molti casi implicano per quell'individuo la necessità di rivolgersi all'autorità come persona, ed in secondo luogo favorire il crearsi di un'atmosfera dove facilmente si sviluppa il discorso clientelare. Quindi il problema va affrontato alla radice attraverso la creazione di strutture che si propongano di risolverlo.