Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1365 del 9 marzo 2022 - Resoconto

OGGETTO N. 1365/XVI - Interpellanza: "Individuazione di un programma di riconoscimento, valorizzazione e inclusività per gli studenti ad alta dotazione cognitiva".

Bertin (Presidente) - Punto n. 34 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione dell'interpellanza, ha chiesto la parola il collega Segretario Distort, ne ha facoltà.

Distort (LEGA VDA) - Come gruppo Lega, stiamo continuando a portare all'attenzione dell'Aula elementi che caratterizzano la nostra visione di buon governo in ogni ambito e a ogni Consiglio.

Con quest'interpellanza vogliamo portare all'attenzione dell'Aula il tema della plusdotazione intellettuale, un tema che si direbbe non possa essere altro che un dono ricevuto per sé stessi e per gli altri e non certo un problema.

Approfondiamo il discorso: i bambini con iperdotazione cognitiva, detta anche plusdotazione, sono studenti che mostrano o hanno il potere di mostrare altissime performance se confrontate con i loro pari in una o più aree: abilità intellettiva generale, abilità scolastica, pensiero creativo, eccetera. Si parla di plusdotazione quando un indice del quoziente di intelligenza è maggiore o uguale a 130, si parla invece di alto potenziale cognitivo per un quoziente di intelligenza medio o uguale a 120, laddove la media si riferisce a 100 per comuni mortali in cui spero almeno di collocarmi, la normalità va da 85 a 115.

Secondo le statistiche, la plusdotazione registra casi tra il 2 percento fino a un 5 percento secondo il fatto che si ampli la plusdotazione anche al settore dell'alto potenziale cognitivo fino a 5-6 percento della popolazione scolastica.

Se il percorso scolastico è un percorso di apprendimento e se l'apprendimento passa attraverso la facoltà intellettuale, chi è maggiormente dotato di intelligenza non può che esserne agevolato. Dove sarebbe il problema? Il sillogismo è corretto nella forma ma il contenuto, se si esamina attentamente, purtroppo non dà ragione al sillogismo. Infatti occorre ricordare che i bambini e i ragazzi plusdotati non sono soltanto più intelligenti, quanto diversamente intelligenti, è un'intelligenza che si manifesta e si attua in maniera particolare, estremamente particolare. Apprendono e interagiscono in modo diverso. In particolare la plusdotazione intellettuale genera ricadute significative e questa significatività può essere sia in senso positivo che negativo, ma il più delle volte è negativo perché se non correttamente gestite, le ricadute si rivelano negative e i percorsi scolastici a questo punto risultano inefficaci trasformando il plusdotato in un disadattato o addirittura in un presunto ipodotato o comunque in un soggetto che accusi disturbi comportamentali, il che è molto tipico dei plusdotati, rispetto agli standard in atto. Possono adottare comportamenti sia di inerzia, di abulia, da un lato, oppure l'opposto, ipercinetismo, sino all'aggressività, associate o meno a disturbi di attenzione.

Queste reazioni negative sono l'esatto corollario di un percorso, come ho accennato, didattico non adeguato alle loro potenzialità, sono paradossalmente le reazioni alla noia intellettuale. Con questo io non voglio dipingere un programma di insegnamento regionale catastrofico, sottolineo il tema perché il discorso, al di là di un'evidente inclusività, un concetto di inclusività di cercare di includere questi ragazzini e ragazzine, ovviamente intendo in termine generale, consente non solo di risolvere un evidente problema etico di inclusività, ma anche proprio di andare a sfruttare, ad approfondire delle potenzialità. Ricordo la raccomandazione 1248 del Consiglio d'Europa del 1994, che recita: "i bambini con talento dovrebbero poter beneficiare di condizioni adeguate di insegnamento, capaci di sviluppare completamente le loro potenzialità nel loro interesse e nell'interesse della società". Nessun Paese si può permettere di sprecare dei talenti poiché sarebbe proprio uno spreco di risorse umane, non identificare in tempo delle potenzialità intellettuali o di altra natura per le quali sono necessari strumenti adeguati. Necessitano quindi di percorsi didattici speciali, ma il problema non si esaurisce qui, non è soltanto una questione di percorsi didattici: è un qualcosa che va anche un po' a monte. Prioritariamente è indispensabile un corretto percorso di riconoscimento del soggetto plusdotato e questa è materia non facile, assolutamente non facile, ma è materia in ambito psicologico ed è materia specializzata. Quando dico "specializzato", rafforzo il concetto che in ogni professione la genericità della formazione accademica non necessariamente risolve e permette di risolvere un compito, soprattutto un compito così delicato come l'individuazione e il riconoscimento di una plusdotazione, che, a livello di sintomi, risulta apparentemente estremamente simile a quella dei semplici disturbi comportamentali o disturbi legati a problematiche di apprendimento, un'anamnesi, una diagnosi particolarmente difficile affidata agli psicologi.

È chiaro che conclusione di questa presentazione e natura di questa nostra interpellanza è suscitare una sensibilizzazione, perché la plusdotazione, a seconda di come viene riconosciuta e gestita, può generare in un verso inclusività e sviluppo appieno delle potenzialità, quindi dei talenti capaci di contribuire in modo significativo al bene di una comunità, ma paradossalmente la plusdotazione, se mal gestita, è un grande problema. Siamo di fronte a questo paradosso, se gestita bene, è una grande risorsa, se gestita male, è un grande problema, non esiste una situazione intermedia. Per questo chiediamo al Governo regionale: "quali siano le attuali misure in ambito scolastico per consentire il riconoscimento e l'inclusività e valorizzazione degli studenti ad alta dotazione cognitiva e se esistano intenzioni attuali o future in merito a un miglioramento, approfondimento, la costruzione quindi in ambito scolastico di un opportuno programma di riconoscimento di inclusività e di valorizzazione per gli studenti ad alta dotazione cognitiva".

Presidente - Per la risposta, ha chiesto la parola l'assessore Caveri.

Caveri (AV-VdA Unie) - Intanto la ringrazio perché confesso, consigliere Distort, che mi ha obbligato a studiare un settore che non conoscevo a fondo, conoscevo i BES in generale ma questo problema degli studenti ad alta dotazione cognitiva mi era sfuggito nel mio apprendimento, come si dice in cattivo italiano: "nessuno nasce imparato".

Nel definire e riconoscere il bisogno educativo degli alunni e degli studenti plusdotati, credo sia giusto ricordare quanto la scuola, anche in Valle d'Aosta nel proprio piccolo, abbia sempre messo al centro dell'attenzione il dibattito molto complicato sulla pedagogia inclusiva. Ai nostri tempi questi problemi non si ponevano sia che fossero molto intelligenti, sia che avessero delle difficoltà. A più di quarant'anni ormai dai primi riferimenti normativi, che risalgono al 1977, passando attraverso una legge quadro del 1992, si è concretizzato il passaggio verso quella che viene definita "didattica inclusiva" che dovrebbe consentire il pieno sviluppo formativo di tutti gli alunni. Questo mi consenta di dirlo: noi, avendo numeri piccoli, non possiamo permetterci di lasciare indietro nessuno, allargando quindi in maniera progressiva, e per questo facevo riferimento alle generazioni come la mia, l'orizzonte delle possibili difficoltà scolastiche della condizione di disabilità ai disturbi specifici dell'apprendimento fino a includere tutti gli alunni che possono presentare bisogni educativi speciali, anche quindi chi è molto intelligente, come diceva lei, rispetto alla modellistica della scuola, magari muore di noia e spiegherò anche quale tipo di difficoltà si aggiungono a quelle che lei ha già esplicitato.

Molto interessante è una direttiva ministeriale del 2012, quindi datata ma sempre valida, che introduce il necessario approfondimento sui bisogni educativi speciali, i famosi BES di cui parlavo prima. La direttiva fa riferimento a una complessa realtà all'interno delle classi, riconoscendo come rilevante l'apporto che considera la persona nella sua totalità in una prospettiva, biologica psicologica e sociale, cioè, per capirci, ci deve essere un'analisi di contesto. C'è questo metodo diagnostico che si chiama ICF, che consente di individuare questi bisogni educativi speciali che ovviamente riguardano ogni singolo alunno nella logica che ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare bisogni educativi speciali, una separazione, un lutto, sono non solo delle questioni che restano per sempre, ma possono essere anche degli episodi nella vita di un alunno. Questo può avvenire per motivi fisici: una malattia, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici sociali, quindi anche una situazione di difficoltà, di povertà, rispetto ai quali è necessario che le scuole possano offrire una risposta - questo è il termine esatto - personalizzata. La citata direttiva tuttavia suggerisce un parallelismo fra bisogni educativi speciali e difficoltà nell'apprendimento spesso interpretate solo come difficoltà legate a bassi livelli cognitivi e non a chi svetta per quelle ragioni che lei ha elencato. A precisazione dunque c'è una nota del 2019 del MIUR che fornisce chiarimenti sugli alunni con bisogni educativi speciali e dedica un paragrafo agli alunni e studenti ad alto potenziale intellettivo ribadendo che è corretta la prassi di individuare tali alunni e studenti nell'ambito dei BES, cioè i BES non sono solo quelli che hanno difficoltà, ma anche quelli che hanno difficoltà perché sono a un livello troppo alto. Ne consegue la prospettiva della personalizzazione degli insegnamenti, la valorizzazione degli stili di apprendimento individuale e il principio di responsabilità educativa.

Poi... come dire? C'è una congerie che, per motivi di tempo, poi magari le darò la risposta scritta... c'è tutta una spiegazione che consente, ad esempio, con decreti ministeriali di saltare a un certo punto da una classe all'altra, a un certo punto il mondo della scuola si rende conto che questa persona dotata è in grado, essendo di alto potenziale, di passare a un ciclo di istruzione successiva. Quando leggiamo: "si è laureato a 18 anni", si è laureato a 18 anni perché esistono dei meccanismi che consentono di poter saltare le tappe quando la scuola si rende conto di avere una persona che ha delle caratteristiche intellettuali eccezionali.

A livello regionale, in riferimento alla normativa citata, si prevede che le scuole possano attivare percorsi di personalizzazione, anche con piani didattici personalizzati.

Come per tutti gli alunni e studenti con bisogni educativi speciali, si richiama l'importanza della collaborazione con la famiglia, del pieno coinvolgimento dei consigli di classe e dei team dei docenti. Stiamo aggiornando il protocollo BES regionale che scade nell'agosto del 2022 nel quale le posso dire è già stato inserito un richiamo specifico su questa situazione della plusdotazione. Si prevede inoltre di riportare in maniera puntuale indicazioni sulle caratteristiche degli alunni plusdotati e di segnalare strategie didattiche per includere questi che dobbiamo definire dei talenti, perché tali sono. Presso l'USAS è operativo l'Ufficio inclusione che si occupa di supportare scuola e famiglia nell'individuazione delle strategie inclusive migliori. È stata creata nel 2020 la classroom DAD Inclusione disabilità, che è un luogo di discussione e di comunicazione che vede una parte dedicata proprio ai BES per aiutare i docenti a riconoscere e a capire.

In un'ottica di ottimizzazione delle risorse di lotta alla dispersione scolastica, sono organizzati a livello centrale da parte della Sovrintendenza agli studi momenti informativi e formativi per capire i bisogni educativi speciali, compresa oramai anche questa tipologia.

Nell'ambito dei tavoli di lavoro sull'inclusione, si è condiviso che la formazione sui BES potesse comprendere tipologie diverse di alunni; proprio nell'ambito di queste tipologie rientrano anche i bambini plusdotati, che, come noto, possono vivere un profondo disagio, come lei diceva, provocato dallo scarso rendimento che appare paradossale per chi è molto intelligente, dal perfezionismo, dal loro sviluppo, come dicono gli esperti, asincrono ed è importante precisare infatti che ci sono bambini plusdotati che presentano una doppia eccezionalità dove la plusdotazione può essere abbinata a un disturbo nell'area degli apprendimenti e dell'attenzione o, come lei ha ricordato, problematiche psicologiche.

Risulta fondamentale combattere il pregiudizio per il quale il bambino ad alto potenziale, grazie alla sua dotazione intellettiva, possa sviluppare le sue capacità da solo e crescere in modo armonioso. Questa convinzione è molto pericolosa perché rischia di rendere invisibili dei bambini dotati, che per varie ragioni presentano un rendimento paradossalmente molto inferiore alle loro possibilità e che in alcuni casi mettono in atto, ed è la cosa peggiore, delle condotte disfunzionali.

Si segnala infine che ormai è ben diffusa tra le scuole valdostane la valorizzazione del merito attraverso la selezione di studenti per la partecipazione a concorsi e a Olimpiadi nazionali e internazionali. A titolo esemplificativo Rallye Mathématique Transalpin a cui partecipano soprattutto gli alunni della scuola primaria e secondaria, si tratta di una competizione internazionale di classe, ci sono le Olimpiadi Problem Solving, competizione promossa dal Ministero, i giochi matematici della Bocconi, ci sono delle sfide sull'informatica, sono delle competizioni internazionali, le Olimpiadi di lingue e culture classiche, le Olimpiadi di filosofia. Lei sa perfettamente che ogni tanto esce la notizia di ragazzi valdostani che hanno vinto queste competizioni, spesso sono in questa condizione.

Concludo dicendo che si ipotizza, a partire dal prossimo anno scolastico, una ricognizione puntuale dei casi di plusdotazione nelle scuole di ogni ordine e grado, comprese le paritarie, con una raccolta di interventi e azioni adottati dai docenti al fine di condividere e implementare le buone prassi da mettere a sistema.

Scherzando potrei concludere dicendo che anche in politica si dice, talvolta riferendosi agli avversari: "pensi davvero di essere un intelligentone?". Devo dire che così dicendo rischiamo di essere offensivi nei confronti invece di chi l'intelligenza ce l'ha, cioè è ad alta dotazione cognitiva ed è un particolare che lei ha giustamente sottolineato, cioè la necessità di essere corrispondenti all'intelligenza di queste persone, conoscendone non solo le ampie possibilità di espressione ma anche, purtroppo, quelle fragilità che ho cercato in quest'intervento di esplicitare.

Presidente - Per la replica, ha chiesto la parola il consigliere Distort.

Distort (LEGA VDA) - Grazie Assessore. Ero quasi pronto a scommettere che avrei suscitato la sua attenzione e la sua comprensione del problema esattamente nei termini della mia esposizione. Ci troviamo in questo caso in cui entrambi diciamo la stessa cosa. Allora, visto che prima parlavo di sillogismo, una regola del sillogismo - lei si ricorderà - è ambae affirmantes nequeunt generare negantem, quindi sia io che lei affermiamo la stessa cosa, come non potrebbe andare meglio?

È chiaro che a lei adesso rimane un fardello importante, perché io svolgo il mio ruolo da Consigliere e, finita l'esposizione di quest'interpellanza, al di là dell'approfondimento del tema, al di là di un'attività di indagine e di verifica, ho più o meno esaurito il mio compito, per lei, che è Assessore, il compito non può limitarsi ad acconsentire e a essere d'accordo su quanto detto.

Io mi permetto di dare delle indicazioni, siccome normalmente la plusdotazione si individua nella fascia di giovane età, quindi quando il bambino è alla scuola primaria, è estremamente importante che non sia affidato solo al personale docente il riconoscimento e l'individuazione, è estremamente importante che ci sia un affiancamento professionale esterno, quindi una commissione o comunque figure professionali specializzate in campo psicologico per il riconoscimento, questo è estremamente importante, perché questa è la sinergia che è richiesta, anche con il coinvolgimento delle famiglie. Sicuramente coinvolgere la famiglia è importante perché loro, prima dell'inizio dell'attività scolastica, hanno già percepito una serie di problematiche che possono in qualche modo diventare oggetto di una sinergia estremamente importante.

Tutto questo lo dico per completare e per battere il ferro finché è caldo, siccome la vedo ben caricato, Assessore, della bontà di quest'iniziativa, allora voglio ricordare quanto aveva detto Ken Robinson, autore inglese, conferenziere, consigliere internazionale sull'educazione, per Governi e Istituzioni, purtroppo deceduto nel 2020: "le risorse umane sono come le risorse naturali, giacciono in profondità: ecco perché bisogna andarle a cercare e soprattutto bisogna creare le condizioni affinché queste risorse si manifestino". Anche questa visione rientra nel compito di programmazione di un Governo regionale, che, volente o nolente, è chiamato a rivelarsi all'altezza.

I miei migliori auguri, Assessore, quindi perché altrimenti fallirebbe il suo scopo.