Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1364 del 9 marzo 2022 - Resoconto

OGGETTO N. 1364/XVI - Interpellanza: "Proposte di modifica dell'attuale bozza di disegno di legge a favore delle aree montane con particolare riferimento alla "fiscalità montana"".

Bertin (Presidente) - Punto n. 33. Per l'illustrazione, ha chiesto la parola il consigliere Aggravi.

Aggravi (LEGA VDA) - Non è la prima volta che presentiamo un'iniziativa relativa al futuro o al percorso di questa legge a favore delle aree montane che è stata promossa dal Ministero per le autonomie ricoperto principalmente dal ministro Gelmini. Abbiamo però fino ad oggi trattato in generale la materia, con quest'interpellanza vogliamo invece concentrare l'attenzione su uno dei capi di questa o di queste bozze che sono in esame, in elaborazione.

In particolare i passaggi, io direi l'insieme di articoli o di proposte che riguardano la fiscalità montana, in particolare quelle che sarebbero le istituzioni della zona fiscalità di vantaggio, ovvero di zona franca montana. Non devo ricordare l'interesse o comunque anche se vogliamo un po' i sentimenti di Amarcord... zona franca a cui ci fanno pensare e forse anche a delle occasioni perse e anche a un mondo che cambia, perché ovviamente, rispetto a quello che si pensava nel passato, parlare oggi di zona franca è una cosa ben diversa rispetto alla genesi negli anni immediatamente del dopoguerra e soprattutto un mondo fatto di dogane che almeno fino a questo momento, poi vedremo quale sarà il futuro della mondializzazione, ma per adesso è un mondo che non c'è più. Soprattutto la stessa integrazione europea, fra un po' specie dirla così, però, almeno dal punto di vista delle barriere doganali, ha cambiato notevolmente la conformazione e la struttura delle zone franche.

Avevamo anche - lo citiamo in premessa - presentato con un ordine del giorno la richiesta di costituire una Commissione speciale per l'analisi dell'applicazione dell'articolo 14 dello Statuto, ovviamente in chiave moderna, purtroppo la maggioranza e il Consiglio non hanno accettato questa proposta, e un po' mi spiace; a fronte di questo abbiamo pensato però di andare a declinare e ad approfondire una serie di temi - perché no? - anche con l'utilizzo delle iniziative consiliari.

All'interno delle bozze, come già dicevo in precedenza, ci sono tutta una serie di proposte di principi, tra l'altro, c'è anche un passaggio che riguarda la fatidica IMU, categoria D, che anche quella spesso è stata anche oggetto di discussione, ma va detto che poi all'interno della bozza si rimanda e si dice sostanzialmente che, nell'ambito dell'applicazione di queste misure, si prevede per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome l'applicazione attraverso le disposizioni dei rispettivi Statuti e delle norme di attuazione.

A fronte di questo era stato oggetto di interlocuzione con lo stesso Ministro da parte del nostro movimento Dipartimento Montagna, era stata inviata una nota proprio dove noi siamo andati a sottolineare - e penso che questo sia anche stato fatto a livello di Regioni autonome e di Province autonome - il rischio che si sarebbe potuto creare, se vogliamo, una sorta di svantaggio competitivo, tra le Regioni a Statuto ordinario, per cui l'eventuale applicazione tout court di queste previsioni avrebbe potuto permettere un'applicazione molto più rapida con una legge ordinaria rispetto a dei meccanismi, ovvero quelli delle norme di attuazione che sono notevolmente più rigidi - in parte anche oggi abbiamo avuto occasione di sentirlo e di parlarne nuovamente - rispetto ovviamente a una legge ordinaria.

A fronte di questo, le tre domande che i colleghi Distort, Planaz e io abbiamo presentato vogliono cercare di fare un po' di chiarezza, ovvero capire "se le prospettate misure di "fiscalità montana" possano essere applicate, in caso di approvazione della legge così come oggi scritta - facciamo un po' di esercizio, se vogliamo, di stile ma è utile io penso perché capire dove si va è sempre importante - nella nostra realtà con semplice legge regionale oppure occorrerà necessariamente avviare la procedura di definizione..." di una o più specifiche norme di attuazione. Chiediamo poi "se le misure di "fiscalità montana" possano generare distonie e/o conflitti con l'attuale impianto della norma di attuazione n. 184", in sintesi sappiamo che la 184 ci consente di poter manovrare le imposte facendo leva sul bilancio regionale, quindi capire se sono state fatte anche delle valutazioni in tal senso, magari potrebbero esserci delle problematiche eventualmente. Domandiamo poi "se sia intenzione del Governo regionale proporre modifiche all'attuale bozza in discussione inerenti la materia fiscale nelle deputate sedi e/o in interlocuzioni con il Ministro referente".

Sappiamo che l'assessore Caveri più volte ne ha parlato anche in seno alla Conferenza delle Regioni, forse è più che intenzione capire se è stato presentato qualcosa e soprattutto se c'è una linea comune nelle realtà autonome, perché, ripeto, non me ne vogliano i colleghi delle Regioni a Statuto ordinario ma il rischio che si creino sostanzialmente due velocità nell'eventualità che questa parte possa avere poi applicazione, si potrebbe rischiare davvero di vedere realtà che hanno scritte nei loro Statuti, nelle loro Costituzioni regionali delle previsioni che non sono mai state applicate, per carità di Dio, spesso anche con notevoli palliativi rispetto alle potenzialità che c'erano state, ma comunque con accordi anno per anno... Dall'altro lato, trovarsi magari Regioni, che, tra l'altro, hanno strutture economiche e settori più sviluppati, il Triangolo del Nord Italia, oppure anche altre Regioni che avevano avviato dei percorsi di autonomia differenziata e di proposte hanno già fatto dei ragionamenti in tal senso... rischiare di trovarsi in un momento in cui magari noi avremmo delle difficoltà, soprattutto perdere il tempo, che sarebbe una cosa estremamente negativa e creerebbe non tanto alla fine una fiscalità di vantaggio ma una posizione di svantaggio rispetto a realtà che non solo numericamente ma anche per certi versi più strutturate e più pronte a rispondere alle necessità delle realtà produttive. Mi concentro principalmente su quelli che possono essere gli insediamenti di nuove produzioni, considerato anche che forse, a differenza di quello che si pensava nel primo lockdown e che si è un po' sviluppato nel secondo lockdown e che forse si sta sviluppando ancora di più a fronte della crisi che c'è in Ucraina, il fatto di andare a pensare a delle politiche di reshoring, quindi riportare certe produzioni direttamente in Europa anche strategiche... pensiamo a tutta la filiera tecnologica dove il fatto anche di avere una guerra che coinvolge l'Est e che avrà degli effetti rischia poi anche di far saltare quel collegamento con la Cina che oggi è sostanzialmente il produttore madre di tutta una serie di cose.

Posto poi il fatto, e chiudo la presentazione con quest'immagine, che è bastata una nave di traverso nel Canale di Suez per mandare in tilt l'industria europea, ci dimentichiamo di questo che ovviamente una nave in tilt è sicuramente meno impattante rispetto a una guerra, ma in realtà ha avuto degli effetti, seppur per breve tempo, molto simili a quelli che oggi stiamo vivendo e che altre realtà purtroppo stanno vivendo.

Presidente - Risponde l'assessore Caveri.

Caveri (AV-VdA Unie) - Seguire l'iter di questa legge è stata una delle esperienze più singolari che abbia vissuto in vita mia, nel senso che è possibile che questa legge vada domani al Consiglio dei ministri, perché queste sono le notizie degli ultimi istanti e devo dire che questa proposta di legge in realtà ha avuto un iter abbastanza travagliato e a tutt'oggi, che io sappia, i grandi partiti che fanno parte del Governo, non ne hanno una consapevolezza piena. Ho parlato con esponenti regionali del PD, della Lega, della stessa Forza Italia, che è lo stesso partito del ministro Gelmini e anche con i Presidenti o gli Assessori di Fratelli d'Italia, in realtà questo testo è cambiato mille volte con un percorso a zigzag, che personalmente seguo oramai dal giugno del 2021, quando è nato questo Tavolo tecnico-scientifico nazionale per le montagne italiane. Titolo roboante dietro al quale ci sono stati vari esponenti, per la Valle d'Aosta era stato chiamato, non su nostra richiesta ma su richiesta del ministro il professore Alderighi dell'Università della Valle d'Aosta, che si è trovato anche un po' spiazzato, nel senso che abbiamo avuto parecchi incontri in cui mi sono permesso anche un po' di alfabetizzarlo su di una materia che è specifica, quindi uno può essere un professore universitario, uno scienziato, ma è del tutto evidente che qui ci troviamo di fronte a una materia che nel tempo è cambiata e che nasce sostanzialmente dalla legge sulla montagna nel 1994 ampiamente disattesa.

Che cos'è successo da allora? Che il Ministro ha scarsamente interloquito con le Regioni, abbiamo avuto degli incontri a dicembre, a gennaio di quest'anno, fino a un momento topico: l'8 di febbraio, in cui sostanzialmente sull'ultima ennesima bozza di legge abbiamo cercato, come Regione, di presentare una serie di emendamenti, che partivano, tra l'altro, da una previsione. Questa legge avrà, se mai verrà approvata, anche se ormai siamo a un annetto dalle elezioni politiche e c'è di mezzo la finanziaria, francamente non so se si arriverà alla fine... però in realtà questa legge ha una copertura finanziaria di 100 milioni per quest'anno e 200 milioni per l'anno a venire. È del tutto evidente che, e questa era la domanda che noi avevamo posto, se davvero fossero state messe in campo tutte queste misure, e non mi riferisco solo a quelle fiscali, davvero 100 milioni che, detto così, appaiono un cifrone ma sparso su una montagna italiana in cui addirittura nelle proposte iniziali non si capiva neanche quale sarebbe stata la perimetrazione, perché la proposta iniziale del Ministro era mantenere le perimetrazioni del 1952 che rappresentavano una montagna di una vastità tale da rendere degli spiccioli questa ripartizione delle cifre. Le ripeto: questa non è una considerazione di Luciano Caveri, è una considerazione di tutto il mondo della montagna in maniera totalmente pluralistica.

A questo punto io sarei stato tentato di analizzare questo Capo V (Fiscalità montana), dandole naturalmente ragione; è del tutto evidente che questa è l'applicazione esatta dell'articolo 48bis del nostro Statuto, cioè armonizzare la legislazione nazionale con l'ordinamento della Regione Valle d'Aosta tenendo conto delle particolari condizioni di autonomia attribuite alla Regione. Non è una norma di attuazione di applicazione dello Statuto, ma è una norma integrativa rispetto al fatto che le norme dello Stato spesso, come potrebbe esserlo in questa materia, non tengono conto della situazione valdostana e da lì... e anche nell'ultimo testo, di cui le parlerò, che ho ricevuto pochi minuti, fa esiste questa clausola di salvaguardia, che, come lei sa, è un po' stucchevole, nel senso che poi bisogna nella trattativa con lo Stato trovare esattamente il punto di caduta.

Che cosa resta al di là dei 100 milioni, che restano, purtroppo, tali e quali? Io in questo momento, poi le darò la copia ricevuta solo ora, mi sono confrontato con Marco Bussone dell'UNCEM perché facciamo un po' i Cric e Croc della situazione... adesso resta una norma generale che è l'articolo 13 (Finalità della fiscalità montana), che è molto generica e, tra l'altro, dice: "le misure di sostegno di cui al presente Capo sono regolate in conformità agli articoli 107 e 108 del Trattato". Si mettono le mani avanti perché c'è tutta la questione degli aiuti di Stato, c'è tutta la questione di fare in modo che questa norma non violi tutta una serie di principi comunitari.

Uno dei problemi che era emerso era proprio il passaggio a pettine da parte del MEF perché i Ministeri fanno i gradassi, poi finisce al MEF e una serie di cose spariscono. Tra queste è sparita la zona franca montana, nel testo non c'è più, c'è un articolo, che è l'articolo 14 che si chiama: "Misure fiscali di favore per le imprese montane "giovani"", quindi si immagina che per "giovani" sono delle microimprese e, come tali, più facilmente ascrivibili agli aiuti di Stato, ed è rimasta un'altra norma che si chiama "Io resto in montagna"; anche in questo caso bisogna avere caratteristiche di età: che non abbiano compiuto, non so perché, 41 anni di età, quindi io sono ampiamente fuori, io credo che lei c'è ancora ampiamente dentro, se vuole fare un'iniziativa, sappia che c'è "Io resto in montagna" che stanzia però per il 2023, perché si portano già avanti capendo che nel 2022 non ci sarà, 17,5 milioni, come si suol dire "bruscolini". Resta poi un'agevolazione fiscale per il trasferimento di proprietà di fondi rustici in Comuni classificati montani o accorpamento di proprietà diretto-coltivatrici. È vero che qui, per fortuna, è passato l'emendamento che noi abbiamo proposto che riguarda la classificazione dei Comuni montani, cioè si prevede che ci sia una nuova classificazione dei Comuni montani e questo è certamente positivo.

Lei ha perfettamente ragione, nel momento in cui il Parlamento, o almeno uno dei due rami del Parlamento congelerà le norme, noi dovremo vederle rispetto alle norme di attuazione vigenti. Sparisce la zona franca montana, perché sparisce? Perché, in effetti, in uno dei testi intermedi non si prevedevano delle regole così precise per individuare quali fossero, tant'è che le Regioni hanno detto: "guardate ragazzi che o voi mettete delle norme in cui si capisce chi sarà zona franca montana, oppure è del tutto evidente che questa legge non andrà avanti, perché, nel momento in cui la platea si allarga a dismisura e abbiamo 100 milioni di euro, non si capisce come si può fare".

Io credo che lei abbia ragione nel dire... e so che c'è stato un lavoro di approfondimento da parte del Consiglio regionale con uno studio e con una giornata di riflessione sulla zona franca, credo che sia comunque sempre interessante capire che cosa capiterà nell'iter e semmai spunteranno queste zone franche che ogni tanto spuntano nelle finanziarie e poi finiscono magari per essere applicate, come è capitato in Liguria, in un Comune a confine tra Ventimiglia e Mentone, perché vede su questo io penso al geometra Sarteur, che è il capo degli Indipendentisti, che molto spesso continua a ripetere che noi siamo perdenti perché non abbiamo applicato la zona franca. Io credo, come lei ha detto giustamente, che il tema della zona franca sia un tema veramente complesso. Se fosse stata applicata la zona franca nel secondo dopoguerra, e si cita questo famoso comizio di Amintore Fanfani in Piazza Chanoux, che disse: "tranquilli Valdostani - si era sotto elezioni - tra poche settimane poi avrete la zona franca"... se la zona franca fosse stata fatta allora, noi probabilmente oggi godremmo ancora di qualche residuo della zona franca. Nel frattempo la legislazione nazionale e la legislazione soprattutto europea hanno messo un bollino rosso sulle zone franche esistenti e un bollino ancora più rosso sulle possibili zone franche nuove, il che non vuol dire... il collega Bertschy ha studiato anche lui questa normativa e la ricerca di soluzioni possibili... oggi una delle cose che si potrebbero fare è immaginare di avere un punto franco che possa in qualche maniera consentire l'esportazione a Paesi terzi, perché non potrebbero essere Paesi dell'Unione europea perché si andrebbero a violare dei principi fondamentali dei Trattati.

Io le consegno l'ultimo testo, non so se alla fine domani andrà in Consiglio dei ministri perché io so che molti partiti, compreso il suo, sul passaggio al Consiglio dei ministri di questo testo hanno profondi dubbi.

Presidente - Per la replica, ha chiesto la parola il consigliere Aggravi.

Aggravi (LEGA VDA) - La ringrazio, Assessore, anche per il testo che avrò con i colleghi occasione di esaminare dopo la consegna, sicuramente le preoccupazioni che poi alla fine sono comuni... soprattutto laddove un testo che nasce con un nobile titolo ma che poi, per certi versi, a un certo punto è diventato anche una piccola diligenza dove tutti hanno aggiunto dei pezzi, perché l'altra volta mi ricordo che avevamo anche parlato della parte della sanità di montagna, c'era la parte riguardo alle figure professionali di montagna, c'è stato un po' un popolamento caotico degli articoli se vogliamo. Sul discorso delle zone franche poi, vedendo anche l'esperienza, lei citava quella della Liguria, ma anche tutta l'esperienza e gli effetti delle zone economiche speciali che al sud sono state promosse, che poi però alla fine hanno portato quello che hanno portato... perché poi comunque c'è un problema di natura comunitaria, c'è un problema legato, come diceva lei, agli aiuti di Stato, a tutta una serie di limitazioni... blocca notevolmente lo sviluppo di queste realtà, che, a mio giudizio, se non troveranno una lobby buona in Europa, poco si potrà fare.

Sul discorso del punto franco delle esportazioni, sicuramente, come dicevo in premessa e come ha detto giustamente lei, è bene anche ricordarlo, perché ogni tanto ci dimentichiamo che il perimetro dell'area economica europea nasceva per mettere ordine all'IVA, nel senso che nelle varie importazioni ed esportazioni e nel sogno dei primi padri costituenti dell'Europa c'era in realtà quello di avere un'omologazione oppure una standardizzazione a zero nelle importazioni ed esportazioni tra gli Stati europei, poi sappiamo come sono andate le cose. Poi noi, purtroppo, in Italia l'IVA la conosciamo molto bene rispetto ad altre realtà, cosa che crea non solo una sorta di barriera all'entrata delle importazioni, ma poi soprattutto un problema anche di mercato interno perché, quando andiamo poi a pagare il conto della spesa o di altro, ci rendiamo conto dell'IVA.

Come il mio movimento ha espresso più volte anche in sede degli Europarlamentari ma anche di tutto il gruppo che si occupa di montagna, la speranza di bloccare un disegno di legge che rischia di creare notevoli problematiche applicative, lei ha citato quella più grossa, ovvero sulla classificazione di che cosa sia montagna, poi in Italia siamo specialisti sotto questo punto di vista, soprattutto anche sulle altezze, dall'altro lato però la vera problematica era poi avere un'ennesima legge di difficile, complessa o disordinata applicazione.

Sulle cifre non vado a dire nulla perché lei l'ha già detto: il Fondo montagna per il Covid superava i 700 milioni, 100 milioni, magari anche con la creazione dell'agenzia che qualcuno voleva avremmo potuto creare l'ennesimo carrozzone.

Chiudo dicendo che sicuramente se la zona franca fosse stata applicata come lo era nel 1948-1949, nel dopoguerra, forse oggi qualcosa ci sarebbe rimasto; è vero anche che forse in quel momento ci sarebbe stato un diverso sviluppo della Valle, perché quello che ci dimentichiamo spesso e volentieri è che la zona franca ha un pro e un conto, poi dipende uno come la vede. Io preferisco avere meno tasse che ridistribuire la ricchezza, c'è chi in una visione più progressista, più solidarista o più nordica, se vogliamo, dal punto di vista dei Paesi scandinavi, anche se poi non è sempre così, preferisce avere un'imposizione fiscale più alta e redistribuire. Ovviamente però oggi non siamo qui a parlare di storia e poi comunque bisogna pensare che probabilmente avremo delle sfide future ben peggiori e ben più importanti che forse ci faranno anche cambiare idea su tanti concetti.

Bene è però non fermarsi e valutare sempre quelli che possono essere gli effetti e le incombenze di norme che magari hanno, ripeto, un bel titolo ma che possono poi nascondere notevoli insidie.