Oggetto del Consiglio n. 1315 del 23 febbraio 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1315/XVI - Interpellanza: "Avvio di progetti per l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità psichica".
Bertin (Presidente) - Punto n. 34. Per l'illustrazione consigliere Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Grazie Presidente. Disabili psichici incontrano notevoli barriere nell'accesso al lavoro, anche più degli altri disabili purtroppo, ne sono causa le oggettive difficoltà nello svolgere un lavoro ma un ruolo di peso è giocato anche dalle imprese che tendono a diffidare della loro utilità e temono di ottenere dalla loro assunzione più problemi che benefici. Secondo un rapporto dell'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in quasi tutti i paesi il rapporto tra la disabilità e il lavoro è il medesimo, il tasso di occupazione dei disabili è più o meno la metà di quello dei non disabili. Il tasso di occupazione dei disabili psichici è più o meno la metà di quello degli altri disabili. La riduzione, da caso a caso, oscilla fra il 30 e il 60 per cento Le ragioni di queste differenze sono sostanzialmente due: la prima accumuna tutti i disabili e riguarda l'oggettiva difficoltà a svolgere un lavoro. Nel caso del disabile fisico, le barriere riguardano, a seconda del tipo di problema, lo svolgimento di specifiche mansioni, mentre nel caso del disabile psichico si possono invocare le difficoltà di attenzione e concentrazione, di pianificazione delle operazioni e di gestione dello stress sul lavoro. Nel caso dei disabili psichici, vi è una seconda barriera, lo stigma. Lo stigma rappresenta la diffidenza dell'ambiente, il disabile psichico è talvolta anche inconsciamente discriminato per la sfiducia nelle sue capacità di lavorare e di non creare problemi. Quest'atteggiamento può riguardare i colleghi ma più spesso la differenza del datore di lavoro rappresenta l'ostacolo all'ingresso. Una simile esperienza può indurre il lavoratore ad interiorizzare lo stigma, maturando una sensazione di inadeguatezza e ritirandosi dal mercato, chiaramente rientrando in quelli che noi chiamiamo e definiamo i famosi NEET. Si stima che tra i disabili psichici solo il 20 per cento dei non occupati cerchi un lavoro, se il lavoro può avere al di là del beneficio economico una valenza curativa, la sua mancanza diventa un ulteriore fattore di marginalizzazione.
Esistono però delle politiche attive del lavoro rivolte specificamente ai disabili psichici, come il Supported Employment che mirano ad una breve preparazione e ad un inserimento tempestivo nel mondo del lavoro. Ne è un esempio, e questo è ritengo il cuore della nostra iniziativa ed interpellanza, il progetto Tsunami che è l'acronimo di Traineeship as a Springboard out of Unemployment for those Affected by Mental Illness realizzato in Piemonte tra il 2016 e il 2019. Esso si è concentrato sui disoccupati con disabilità psichica che si sono rivolti ai servizi pubblici per l'impiego. Gli iscritti ai centri per l'impiego nel periodo di interesse sono invitati a partecipare al progetto. Gli aderenti sono inseriti in un percorso di circa dodici mesi dove i primi due o tre mesi sono dedicati a servizi di consulenza e orientamento per preparare al lavoro e i tre-sei mesi successivi sono dedicati allo svolgimento di un tirocinio nel mercato competitivo. Al termine di questo tirocinio il periodo restante è dedicato ai servizi di supporto per inserire la persona al lavoro con un contratto ordinario.
Chiaramente la figura chiave del progetto è il Job Coach, un operatore debitamente formato, che ha il compito di strutturare e personalizzare il percorso di ogni disoccupato, prevedere l'occasione di inserimento in tirocinio e seguire l'evoluzione dell'esperienza attraverso regolari confronti con il lavoratore e il datore, intervenendo all'emergere di eventuali problemi. Il progetto, considerata la fragilità dei presi in carico, prevede la possibilità di sospensioni temporanee dei percorsi per eventuali necessità di assistenza e cura. La valutazione del progetto Tsunami ha mostrato che la partecipazione del progetto aumenta in modo considerevole le opportunità di tirocinio, molto rare per i disabili psichici, con la partecipazione produce un aumento dal 9 al 20 per cento.
Fatte quindi queste assolute e doverose premesse, anche per illustrare quello che è il valore aggiunto che questo progetto introduce, con quest'interpellanza abbiamo ritenuto opportuno interrogare l'Assessore competente per conoscere quali siano i dati relativi all'occupazione dei disabili psichici in Valle d'Aosta, se siano attivi sul territorio regionale progetti di inserimento lavorativo quale il Supported Employement e, in caso negativo, se sia intenzione dell'Amministrazione regionale attivarsi per garantire l'inserimento lavorativo dei soggetti con disabilità psichica. Grazie.
Presidente - Risponde l'assessore Bertschy.
Bertschy (AV-VdA Unie) - Grazie. La ringrazio collega Manfrin, secondo me è brutto personalizzarlo, però questi sono veramente temi sui quali è corretto trovare anche il modo di dedicare del tempo ma anche di portare degli esempi di altre Regioni, come lei ha portato, o anche di altre situazioni, perché a queste persone che hanno comunque famiglie, che hanno bisogno di attenzioni particolari, è corretto a dedicare politiche sempre più attente perché ne va dell'interesse generale della crescita della comunità. Quindi confrontarci su questi temi lo trovo anche di stimolo per le nostre strutture, per le strutture dell'Amministrazione regionale, in particolare in questo caso del Dipartimento delle politiche del lavoro ma non solo, per la comunità tutta perché lei ha citato giustamente le imprese private ma il tentativo che faremo, in particolare in quest'anno, sarà quello di stimolare in primo luogo le Amministrazioni pubbliche e forse tutti i nostri enti partecipati, perché la legge 68, le politiche sull'inclusione sociale, che poi sono politiche di progresso sociale della comunità, devono vedere in prima linea soprattutto chi ha possibilità di rendere tutto questo un po' più semplice, anche se nella semplicità non si possono costruire progetti così complessi, però non quanto invece si trovano quei processi produttivi che però alla fine del loro intervento devono dare una risposta anche in termini di efficacia e di produzione . Una rapida risposta che poi le darò perché ci sono anche questioni che è bene lasciare allo studio, noi abbiamo al momento, al 31/12/2021 seicentoventidue iscritti al collocamento mirato, seicentotredici sono persone con invalidità, duecentoventidue di queste persone sono persone che hanno invalidità di tipo psichico, centotrentasei uomini e ottantasei donne, e persone ultraquarantenni, quasi il 66 per cento, sono in questa situazione, molti di loro con la licenzia media, alcuni con diploma di scuola superiore. Rispetto ai dati sull'occupazione con disabilità psichica nel 2021, le borse lavoro attive sono state diciannove e di queste, quindici hanno interessato persone con disabilità psichica.
Sono stati trattati cinquantanove progetti di lavoro di persone con disabilità ai sensi della legge 68, rilascio di nulla osta all'assunzione, assunzione a seguito di concorsi pubblici e riconoscimenti di assunzioni. Queste sei assunzioni hanno riguardato persone con disabilità di tipo psichico, sono inoltre state effettuate ventitré assunzioni nella pubblica Amministrazione a seguito di chiamate pubbliche a copertura dagli obblighi previsti dalla legge 68 cui possono candidarsi solo persone però che hanno disabilità fisica o sensoriale. Qui è il primo lavoro che stiamo cercando di fare per allargare le maglie oltre al limite che c'è sulla chiamata numerica, su quelle nominative per cercare di portare anche i progetti di lavoro sulle chiamate delle disabilità psichiche nella possibilità di essere di attenzione all'Amministrazione pubblica Se siano attivi sul nostro territorio progetti di inserimento simili a quelli del Piemonte. Ci sono parecchi progetti che ovviamente saranno da verificare e da implementare o anche da ricondurre a progetti che hanno già dimostrato di essere più performanti su altri territori. Ci sono una serie di progetti che le elenco lasciando poi il numero di persone coinvolte alla sua lettura.
C'è il progetto Password che è attualmente in corso che offre opportunità di accompagnamento all'inserimento presso le aziende valdostane attraverso la realizzazione di diversi interventi di sostegno personalizzati e di azioni di sistema in capo al Dipartimento politiche del lavoro e della formazione per il consolidamento della rete dei servizi e delle risorse del territorio impegnate nell'inclusione socio-lavorativa delle persone con disabilità. Sono progetti che sono gestiti da un'équipe multidimensionale, assistente sociale, operatore del centro di diritto al lavoro dei disabili svantaggiati, ulteriori operatori sociali e operatori del terzo settore. Il progetto è stato avviato a dicembre 2020, gli interventi finora realizzati sono rivolti a persone con disabilità che necessitano di un accompagnamento mirato e personalizzato a sostegno dell'azienda. Il progetto Password ha raccolto persone con disabilità marcate di vario tipo, tra cui la maggior parte presenta anche disabilità psichiche, otto su quattordici persone disabili fino ad ora prese in carico. È un dato che conferma le criticità relative nell'inserimento del mondo del lavoro delle persone con disabilità psichica ma dall'altro dimostra l'impegno del Dipartimento.
Progetto Startup che prevede percorsi di avvicinamento al lavoro specificatamente rivolto ai giovani disabili psico-intellettivi, ci sono state due edizioni che hanno coinvolto complessivamente venti persone. Il corso della durata di ventiquattro mesi si articola in attività di aula, laboratori e tirocini e da diversi anni questa tipologia di corso viene periodicamente riproposta soprattutto per dare risposte ai ragazzi con disabilità psichica in uscita dalla scuola superiore. Progetti di orientamento professionale Compass, ne sono stati fatti cinque edizioni, ventidue persone disabili o con disagio sociale, di questi sedici persone erano portatrici di una disabilità di tipo psichico. I progetti Polaris Tris e Polaris New, tratta di iniziative che hanno coinvolto complessivamente sedici persone disabili o svantaggiati, di cui tre con disabilità di tipo psichico, e poi altri progetti dove ciascuna edizione ha coinvolto otto persone per una durata di cinquecento ore. Delle ventiquattro persone coinvolte, complessivamente sette sono portatrici di una disabilità di tipo psichico.
Poi i progetti Agorà , si tratta di moduli formativi brevi di tre tipologie, ricerca attiva, preparazione ai concorsi pubblici, vita professionale e sociale. Nel 2021 ne sono state attivate sei edizioni per un totale di sessanta partecipanti, tra questi cinque erano persone con disabilità di tipo psichico. Poi alla fine ci sono i progetti di utilità sociale che hanno visto otto persone coinvolte sempre con invalidità di tipo psichico. Le persone sono state prese tutte in carico, non a tutte è stata offerta una possibilità, perché poi ci sono tutta una serie di attività di orientamento, comunque sono state quindici persone che hanno avuto un percorso con disabilità inserite in borsa lavoro, sei persone avviate ai sensi della legge 68, otto inserite in progetti di utilità sociale, cinquantanove in percorsi di orientamento e formazione.
Per il 2022 si porteranno avanti queste iniziative, ci sarà la novità del progetto Bon Emploi e GOL ma soprattutto ci saranno due iniziative che credo di fondamentale importanza, un'iniziativa che ci porterà a formare il profilo professionale del Disability Manager che è un profilo richiesto tra l'altro dal Decreto legislativo 151 del 2015 che prevede, per le Amministrazioni con più di duecento dipendenti, di avere questa figura che coordina, guida e fa un po' da tutoraggio non nella fase di inserimento ma nella fase poi del lavoro, perché se c'è una cosa dove siamo in ritardo, come ha correttamente detto lei, anche non sufficientemente pronti poi ad accogliere nei posti di lavoro come nella vita sociale questo tipo di disabilità, è proprio nel dare poi continuità, perché le borse lavoro, i progetti di orientamento, tutta una serie di attività, sono fatte con tutta l'attenzione del caso, la professionalità del caso da parte degli operatori del nostro Dipartimento però poi la vita e il progetto si consacra quando si inserisce la persona nella sua posizione di lavoro, nel suo ambiente di lavoro, e lì ci va una preparazione anche delle persone che lavorano in quell'azienda, in quell'ambiente e in quell'Amministrazione. Queste persone vanno formate allo stesso modo e con la stessa attenzione perché poi il progetto possa avere successo altrimenti l'isolamento si sposta solo da una parte all'altra, da una posizione all'altra e non abbiamo raggiunto quello che è l'obiettivo che è quello di inserire le persone e dar loro una possibilità di non essere isolate loro e le loro famiglie. Io le fornirò questa risposta ma soprattutto l'impegno a dare continuità e ad implementare queste politiche e direi andare a fare l'osservazione attenta e costruttiva di quanto è avvenuto nel territorio piemontese e in altri territori.
Presidente - Per la replica il consigliere Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Grazie Presidente. Grazie Assessore per l'articolata risposta che già riporta tutta una serie di dati su cui chiaramente riflettere e lavorare. Credo che siano state dette delle cose importanti a cominciare da una che ha riconosciuto, ovvero che l'inserimento lavorativo, questo in generale, al di là chiaramente della tipologia di disabilità di cui si parla, è un vantaggio ed è un beneficio per la persona nel momento in cui effettivamente non è soltanto un guadagno economico, perché se fosse soltanto incentrato su questo l'obiettivo, è chiaro che sarebbe sufficiente erogare una quantità di denaro sufficiente per corrispondere i bisogni della persona e si potrebbe chiudere lì la questione. Effettivamente il punto essenziale è quello che verte e che si concentra sull'inserimento all'interno della società che chiaramente l'inserimento lavorativo porta con sé, quindi inserire una persona disabile in un posto di lavoro significa permettere a questa persona di potersi inserire a tutti gli effetti all'interno del mondo, all'interno della società, poterne far parte e sentirsi parte di questa società. Chiaramente il beneficio economico passa in quel momento in secondo piano. Lei ha anche detto, secondo me, una cosa importante, giustamente io le ho evidenziato il settore dell'impiego privato e lei ha introdotto la questione dell'impiego pubblico. C'è una differenza fondamentale, secondo me, fra queste due modalità di impiego, nel senso che sempre più, e non me ne voglia chiaramente chi si occupa di questo nella Pubblica Amministrazione ma ritengo che sia un rilievo che va fatto - non parlo della Valle d'Aosta, parlo in generale - sempre di più come ben sappiamo ci sono delle norme che dispongono la necessaria assunzione all'interno delle aziende di una quota chiaramente di disabili e sappiamo bene come funziona, la Pubblica Amministrazione, evidentemente lo fa, perché chiaramente sottostà all'obbligo, le imprese private preferiscono pagare le sanzioni e non assumere il personale disabile.
Ora che cosa accade? Accade che, mentre nella Pubblica Amministrazione il disabile viene assunto e purtroppo, questo va detto, viene relegato a volte in uffici sperduti sostanzialmente dicendo "Non fare troppi danni, non rompere troppo le scatole, stai qui, il tuo stipendio ti arriva alla fine del mese"; quello che avviene invece quando c'è un'assunzione all'interno di un'azienda privata è che il privato, quando assume un disabile, chiede a questo disabile di lavorare, ed è secondo me questa la variabile, cioè quando un disabile lavora, oltre a conseguire uno stipendio, si sente parte di una società e chiaramente ha un effetto benefico del sentirsi parte di questa società. C'è stato recentemente un servizio molto interessante a Le Iene, erano andati in un'azienda privata che credo fabbricasse dei materiali, adesso non so di quale tipo, c'era un tornio mi pare, e quest'imprenditore aveva fatto un investimento e aveva formato e impiegava venti - trenta persone disabili che avevano specificamente una disabilità intellettiva. Quest'imprenditore spiegava in questo servizio che queste persone che avevano questa disabilità intellettiva erano però assolutamente migliori nel lavoro rispetto ad un altro tipo di lavoratore perché, per esempio, non avevano fonte di distrazioni, quindi si applicavano con costanza a questo lavoro e addirittura questi lavoratori arrivavano ad amare così tanto il proprio posto di lavoro da non voler fare né ferie, né Natale, né domeniche e di voler continuamente presentarsi lì perché si sentivano utili e si sentivano parte di qualcosa. Io ritengo che questo sia l'effetto assolutamente benefico che va ricercato, quello di inserire queste persone e quello di farle sentire utili nella società perché effettivamente siamo tutti utili, ognuno ha qualcosa da dare e ognuno lo dà secondo quella che è la sua possibilità.
Ben venga l'inserimento nelle aziende pubbliche se a questo viene seguito un attento monitoraggio per fare in modo che effettivamente vi sia un lavoro da parte dei disabili, ma forse ancora più importante è l'inserimento in aziende private che chiedono un rendimento alla persona e quindi la fanno sentire assolutamente parte di quest'azienda. Oltre a questo, ed è secondo me corretto quello che ha detto, ovvero che apprendo con piacere che esistono molte disposizioni, molti progetti che prevedono l'inserimento lavorativo, però effettivamente anche questa è una criticità, spesso si arriva a fare un percorso a cui segue un tirocinio a cui però purtroppo gran parte delle volte non segue un'effettiva assunzione. Effettivamente ottimo l'obiettivo, ottimo il progetto di avere una borsa che prepara il lavoro, una borsa che crei le condizioni, più importante ancora però è poi far sfociare questa preparazione in un'assunzione vera e propria. Grazie.
