Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1313 del 23 febbraio 2022 - Resoconto

OGGETTO N. 1313/XVI - Interpellanza: "Previsione di un apposito strumento legislativo regionale per la disciplina degli abbruciamenti dei residui vegetali".

Bertin (Presidente) - Punto n. 32. Per l'illustrazione la consigliera Minelli ne ha facoltà.

Minelli (PCP) - Grazie Presidente. Il problema degli abbruciamenti dei residui vegetali è un problema annoso ed in queste settimane è tornato purtroppo di attualità a causa dei numerosi incendi che in gran parte hanno avuto origine proprio dagli abbruciamenti. Nella nostra Regione non ci sono delle precise disposizioni di legge al riguardo, ad oggi sono previste le linee guida per la corretta gestione degli abbruciamenti agricoli che sono pubblicate sul sito della Regione però la nostra Regione è rimasta tra le poche, se non l'unica, non vorrei sbagliare, ad essere priva di un apposito strumento legislativo. Alcuni anni fa, nel 2017, su proposta dell'allora assessore Roscio, la Giunta aveva deliberato di vietare, in via del tutto sperimentale, ai fini della tutela dell'ambiente e per evitare delle ricadute sulla salute umana sul territorio regionale, la pratica degli abbruciamenti dal primo novembre di quell'anno 2017 al 15 febbraio del 2018 indipendentemente dalla quota altimetrica. In quella deliberazione si era stabilito che gli abbruciamenti dei materiali vegetali, derivanti da attività agricole durante il periodo del divieto, potevano essere effettuati previa autorizzazione del Sindaco del Comune interessato e su segnalazione del Corpo Forestale se sussisteva la necessità di interventi di carattere fitosanitario che prevedessero appunto l'abbruciamento di parti infette dovuto, ad alcuni insetti e patogeni come per esempio la processionaria del pino.

Come ricordavo in apertura, recenti incendi boschivi in varie zone del territorio regionale, legati anche a queste pratiche, hanno prodotto degli ingenti danni al patrimonio forestale, hanno messo in pericolo, in alcune situazioni, anche delle abitazioni dei villaggi con delle conseguenze di dispendio di risorse economiche notevoli, come è accaduto recentemente nel mio Comune con un incendio che è durato oltre una settimana, ed è anche di ieri la notizia di un altro principio di incendio ad Ayas. Il problema degli abbruciamenti era stato affrontato nel corso dei primi sei mesi di questa legislatura, c'erano state - lo ricordo - delle interlocuzioni tra la sottoscritta e l'Assessore all'agricoltura, con l'analisi delle criticità, un primo esame delle leggi che erano state adottate da altre Regioni e l'intenzione che con l'assessore Sapinet avevamo cercato di manifestare era di arrivare ad una proposta di normativa che tenesse conto, da una parte, della necessità di tutelare la salute dei cittadini, perché i dati che abbiamo sulle emissioni dovute a questi abbruciamenti sono particolarmente preoccupanti, e, dall'altro, invece valutare le necessità degli addetti al settore agricolo e delle loro attività. Poi io non so bene che cosa ne è stato di quel primo abbozzo di lavoro ma spero che il collega Sapinet, che aveva chiesto tra l'altro in quel momento una certa cautela per affrontare la questione e la necessità di confrontarsi con le associazioni di categoria, sia andato avanti. È anche importante in questa discussione, a mio avviso, sottolineare che la pulizia e la manutenzione del nostro territorio, che sono sempre più difficili sia per la particolare morfologia che ha la nostra Regione ma anche per il progressivo abbandono di molti villaggi, bisogna sottolineare che molti cittadini ancora si occupano della pulizia e della manutenzione, però bisogna anche evidenziare al contempo che queste pratiche richiedono una regolamentazione adeguata perché altrimenti il rischio aumenta.

Tornando a quelle interlocuzioni che c'erano state, ricordo che anche diversi rappresentanti del Corpo forestale sul territorio avevano segnalato lo scorso anno la loro necessità di avere dei riferimenti normativi chiari e precisi per poter svolgere al meglio il loro compito che è di controllo ed è di sorveglianza prima ancora che di sanzioni da rilevare ad eventuali persone che non si comportano correttamente. C'è stato ad inizio del mese di febbraio il decreto del Presidente della Regione che ha insistito sullo stato di grave pericolosità di incendio boschivo sul territorio non innevato della Regione, e ha ordinato il divieto di abbruciamento fino al verificarsi di precipitazioni consistenti che avrebbero dovuto abbassare il livello di pericolo. Purtroppo non è ancora piovuto e siamo in una situazione che mantiene tutta la sua criticità. Nel decreto si ricorda poi anche che su tutto il territorio della Valle è vietato accendere fuochi, bruciare stoppie eccetera eccetera, però il problema abbiamo visto che si era già ripresentato in passato, quest'anno è stato più serio. Quello che chiediamo a questo punto, pensavo che mi rispondesse l'assessore Sapinet ma evidentemente non è così, quali sviluppi ci sono stati dallo scorso anno, dalla primavera scorsa ad oggi, circa una proposta di normativa sugli abbruciamenti, e quali siano le intenzioni del Governo al riguardo se si presenterà una bozza di disegno di legge sulla tematica di cui mi sembra che sia evidente l'urgenza.

Presidente - Risponde il Presidente della Regione.

Lavevaz (UV) - Grazie Presidente. Innanzitutto prendo atto, consigliera Minelli, che lei abbia un brutto ricordo della sua esperienza al Governo perché è passata da fare auto interpellanze post-redatte come avevo detto al parlare di sé come Assessore in terza persona addirittura, quindi credo proprio che abbia un ricordo veramente terribile di quei sei mesi al Governo. In effetti potevo anche non rispondere io perché nell'interpellanza si passa da questioni di tutela ambientale alla questione del rischio incendi a questioni che afferiscono a potenziali pericolosi sulla salute dei cittadini, quindi poteva anche rispondere addirittura l'Assessore Barmasse. La rassicuro anche sul fatto che dopo i primi sei mesi di legislatura le cose sono comunque andate avanti rispetto a queste interlocuzioni che giustamente erano state avviate tra il Dipartimento ambiente, il Dipartimento risorse naturali e il Corpo forestale. Premetto anche che non è proprio vero che non ci sia una disciplina specifica perché delle norme esistono e va anche premesso che l'abbruciamento dei residui vegetali è una pratica consolidata e ammessa, è una pratica agricola che esiste ed è disciplinata peraltro anche in un decreto legislativo, il particolare il 152/2006, oltre al Codice civile che ne parla e anche noi nello specifico abbiamo delle linee guida che sono state emanate nell'agosto 2019 che hanno sia una parte di analisi tecnica dove sono illustrati anche gli effetti sulla qualità dell'aria, c'è tutta una parte invece di sintesi delle linee comportamentali estrapolate dalle normative vigenti e anche una parte che riguarda il regime sanzionatorio per chi trasgredisce alle norme in materia.

Questo non toglie il fatto che si debba affrontare la problematica in maniera diretta, arrivando anche ad una legislazione specifica, questo ovviamente non voglio negarlo. Come correttamente menzionato dalla sua interpellanza, il nodo centrale è legato alla qualità dell'aria, a me non risultano criticità particolari sulla qualità dell'aria anche rispetto agli abbruciamenti, però è chiaro che questo ha una ricaduta in quell'ambito. Il nostro piano aria prevede delle azioni volte proprio alla gestione della problematica che sono da attivare di concerto con le strutture competenti in materia di gestione dei rifiuti e di agricoltura perché bisogna suddividere l'origine di quanto viene eventualmente bruciato, come lei sa, in primo luogo se questo arriva dalla sfera di produzione dei rifiuti urbani, sfalci eccetera, o derivante dall'attività di imprenditori agricoli. Le vie si dividono in maniera molto netta. Nel primo caso i cittadini non devono bruciare il rifiuto e hanno la possibilità, attraverso i Sub-Ato, a seconda dell'organizzazione dei diversi Sub-Ato, di conferire questo materiale direttamente presso il centro di conferimento comunale, isola ecologica a seconda di come è organizzato il sub-Ato. Nel secondo caso invece, ai sensi del Decreto legislativo, quindi nel caso in cui si parli di materiale derivante dall'attività agricola, in questo caso ci sono delle novità che derivano dal Decreto legislativo 116/2020 e il materiale prodotto è considerato un rifiuto speciale, pertanto deve trovare un flusso di smaltimento diverso dai rifiuti urbani ed è questo poi il nocciolo della questione ed è su questo in particolare che l'Assessorato all'agricoltura sta lavorando e ha effettuato con il supporto del Dipartimento ambiente diversi incontri anche con le associazioni di categoria, credo che nelle prime abbia partecipato anche lei, al fine proprio di individuare una soluzione a questo problema, perché è chiaro che se si devono conferire come rifiuti speciali quanto viene prodotto dalle pulizie dei terreni agricoli, è inutile dire che questo diventa un problema di altra natura, non tanto di rischio di qualità dell'aria ma rischio di sostentamento delle nostre aziende agricole. In conclusione, confermo la volontà di affrontare la problematica in modo da regolamentare questa pratica agricola ai fini dell'emissione nell'atmosfera, ma anche con la possibilità che le attività agricole siano tutelate e abbiano la possibilità di gestire anche gli eventuali conferimenti senza un aggravio di costi o anche di gestione concreto delle pratiche.

Presidente - Per replica la consigliera Minelli.

Minelli (PCP) - Grazie Presidente. Comincio con il dirle che i mesi in cui io sono stata Assessore, sono stati sicuramente dei mesi interessanti per quello che sono riuscita ad imparare e anche per quello che si è riusciti, per quanto il tempo sia stato limitato, a fare. Le confermo che non ricordo quei sei mesi come uno dei periodi migliori della mia vita, anzi, per varie ragioni che non credo che sia il caso adesso di spiegare ma, se vuole, a parte che alcune le sa, posso anche rinfrescarle la memoria. Non ho utilizzato la terza persona né per una sorta di volontà di distacco da quello e nemmeno per un plurale maiestatis come qualcuno potrebbe intendere, ma le spiego in maniera molto semplice: perché inizialmente questa Interpellanza era a doppia firma.

Poi io e la collega Guichardaz avevamo già firmato, e lei sa che non possiamo avere più di tre iniziative per tipo, di conseguenza non ho corretto tutto, mi scuso se c'è un errore in questo senso, ma vengo alle cose più importanti. Non credo che questa sia una auto-interpellanza, io ho fatto riferimento ad una situazione che avevamo affrontato in quel periodo, c'era stato un inizio di lavoro secondo me anche interessante e importante che andava nella direzione giusta. Adesso lei in chiusura del suo intervento diceva "Bisogna tener conto delle necessità degli agricoltori", ed è esattamente quello che ho detto, cioè bisogna cercare un modo per avere un equilibrio tra la tutela di quella che è la salute e il contrasto all'inquinamento e la possibilità per queste persone che fanno il loro lavoro, e in più ci sono anche coloro che non sono agricoltori ma fanno manutenzione del territorio, bisogna trovare una regolamentazione. Secondo me non c'è assolutamente ancora una volta, come qualcuno può adombrare in qualche maniera, la volontà di avere soltanto tutela ambientale, che poi è importante, ma anche avere un occhio di riguardo per il lavoro delle persone. Lei dice che le cose sono andate avanti, la cosa mi fa piacere ma sinceramente non ho capito bene che cosa sia stato fatto, al di là dell'intenzione di arrivare o ad una normativa o comunque ad una serie di regole o di regolamentazione; non sono riuscita a capire che cosa effettivamente sia stato fatto. Lei dice "Non è vero che non ci sono norme, ci sono le linee guida", cosa che peraltro io ho ricordato nell'illustrazione dell'Interpellanza, e poi c'è il Codice civile, ma al di là di questo non c'è una normativa che invece quasi tutte le altre Regioni, adesso forse mi confondo ma mi sembra tutte, hanno e soprattutto non ci sono dei periodi in cui c'è un divieto che potrebbe anche essere un divieto scelto a seconda di quelle che sono le condizioni meteorologiche, ma onde evitare di arrivare con delle ordinanze successive quando ormai i danni sono già anche stati fatti, forse sarebbe il caso di pensarci preventivamente. Sul fatto poi che lei dica "Non sono a conoscenza di criticità dell'aria legate alle pratiche di abbruciamenti", vada a chiedere ad Arpa perché io invece i valori li avevo visti e non era esattamente così.

Sul fatto che occorra dividere l'origine di quanto viene bruciato a seconda che siano rifiuti o sfalci o materiali di risulta dai lavori o della vigna o di altro, certamente che bisogna pensare che sia da dividere all'origine tutto questo. Sinceramente però credo che su questa strada bisogna proseguire, perché non penso che si possa credere che adesso è così e l'anno prossimo vedremo, piuttosto si deciderà man mano. Ci vuole una regolamentazione ma a tutela di tutti, a tutela delle persone che devono avere salvaguardia per la loro salute ma anche per chi lavora nel campo agricolo o per chi si occupa della manutenzione del territorio, ognuno deve sapere come comportarsi, perché poi io immagino che le persone che in qualche maniera possono essere ritenute responsabili, avranno anche delle conseguenze e questa non è una cosa positiva. Quindi a monte dovrebbe essere la Regione che dà delle indicazioni precise, anche alla Forestale che deve operare perché lo richiedono loro stessi, glielo assicuro.