Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1304 del 23 febbraio 2022 - Resoconto

OGGETTO N. 1304/XVI - Interpellanza: "Azioni volte alla creazione di tavoli di lavoro congiunti per fronteggiare la crisi del settore lattiero-caseario valdostano in adeguamento della direttiva UE 2019/633".

Bertin (Presidente) - Punto n. 23. Per l'illustrazione consigliere Planaz ne ha facoltà.

Planaz (LEGA VDA) - Grazie Presidente. Torniamo ancora una volta su un'iniziativa che era già stata presentata dal nostro gruppo ai primi di dicembre dove si andava chiedere se c'era la possibilità di intervenire con dei tavoli di lavoro, con degli studi e quant'altro, per capire in base alla normativa europea poi recepita in Italia dal Decreto legislativo 198, entrato in vigore - all'epoca della discussione non era ancora in vigore- dal 15/12/2021 in fatto di pratiche sleali in ambito del settore agro-alimentare.

Dopo questa iniziativa avevamo presentato una risoluzione che è stata respinta ma che dimostra il fatto che, ad oggi, spero che mi possa dare risposta diversa, non sia stato fatto, o meglio, quello che è stato fatto non abbia ancora dato delle risposte a seguito di quell'iniziativa proposta. Non sto adesso ad elencare tutte le problematiche, tanto le sappiamo benissimo. Il problema non è migliorato, anzi, è peggiorato, i costi di produzione per tutte le attività sono aumentati, di conseguenza non tutte le attività ad esempio nel settore agricolo possono andare a ricaricare i costi sia energetici ma anche di produzione sul prodotto, perché a volte legati a dei contratti di lungo termine con delle filiere agroalimentari organizzate, e questo fa sì che oggi questo settore si trovi letteralmente in crisi e purtroppo incominciamo a vedere che ogni tanto qualcuno decide di chiudere - non può abbassare le serrande perché in questo momento non può - ma decide di chiudere le porte e di eliminare in questo caso i capi di bestiame.

Oggi, con quest'iniziativa, abbiamo voluto di nuovo portare l'attenzione su questa problematica, avrei preferito non farlo per aver ricevuto e aver preso atto che siano state fatte delle iniziative però a quanto mi pare così non è, per sapere quali sono le azioni intraprese dal Governo regionale o dall'Assessore competente, o che intenda intraprendere a breve, a livello regionale a seguito delle dichiarazioni dell'Assessore Sapinet, in occasione della replica all'iniziativa presentata dal gruppo Lega Valle d'Aosta il 1° dicembre 2021 dalle quali emergeva la volontà di creare dei tavoli di lavoro congiunti, e portare avanti quelli già esistenti per fronteggiare la crisi che sta attanagliando il settore lattiero caseario.

Oggi con questa iniziativa vorrei cercare di sensibilizzare ancora di più la sua attenzione, anche perché da quanto ho visto, si sono mosse anche le associazioni di categoria e penso che abbia avuto dei confronti, l'abbiano ancora una volta giustamente, come parti rappresentative, fatto presente il problema che abbiamo, tenendo conto che in questo settore è una crisi che si porta dietro da anni e che già gli studi fatti dal CREA nel 2018/2019 riportavano dei costi di produzione superiore a ricavi, si parlava già allora a differenza da un'azienda all'altra dagli 80 ai 90 centesimi di costi di produzione/litro di latte. Oggi con gli aumenti che ci sono stati, bisogna intervenire - secondo me - celermente per andare a cercare di dare delle risposte urgenti. Grazie.

Presidente - Risponde l'assessore Sapinet.

Sapinet (UV) - Grazie Presidente. Una prima parte di risposta sarà incentrata un po' sulla direttiva, per poi parlare delle azioni che sono in corso e che saranno attivate di qui a qualche settimana, una conseguenza di altre azioni che stiamo già portando avanti, all'interno delle quali ovviamente, è scontato dirlo ma è giusto ricordarlo, i confronti con le categorie e con le associazioni sono praticamente settimanali su queste problematiche e non solo ma su tutte quelle che coinvolgono il settore.

La citata direttiva, 633/2019, recante: "Disposizioni in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese della filiera agricola e alimentare", introduce dei principi doverosi che potrebbero, nel tempo, fornire strumenti importanti per la tutela dei produttori agricoli.

La Commissione fa presente l'opportunità di introdurre un livello minimo di tutela rispetto alle pratiche commerciali sleali per ridurne la frequenza, in quanto possono avere un effetto negativo sul tenore di vita della comunità agricola.

Lo Stato italiano, prima con la legge delega 53 del 22 aprile 2021, e poi con il Decreto legislativo 198 dell'8 novembre 2021, ha recepito i principi enunciati nella predetta direttiva, introducendo anche altri elementi di tutela che vanno a salvaguardare il lavoro delle aziende della filiera agricola e agroalimentare, fissando dei principi fondamentali che devono essere rispettati nella stesura dei contratti di cessione in considerazione nella stipula dei contratti tra acquirenti e fornitori.

Tra i principi fondamentali troviamo i tempi di pagamento, le modalità di modifica ai contratti, gli oneri in caso di deterioramento dei prodotti, il risarcimento, eccetera.

Di particolare interesse appare la lettera b), comma 1, dell'articolo 5 che enuncia, tra le pratiche commerciali sleali, l'imposizione di condizioni contrattuali eccessivamente gravose per il venditore, ivi compresa quella di vendere appunto prodotti agricoli alimentari a prezzi al di sotto dei costi di produzione, quello che anche lei spesso ha citato e sollevato.

In pratica gli acquirenti, che non rispettano tali principi nei contratti con i fornitori, sono passibili di sanzioni amministrative fino ad un 3% del fatturato realizzato nell'ultimo esercizio precedente all'accertamento e in ogni caso di un importo non inferiore a 10 mila euro.

Va detto che tali disposizioni che prendono in considerazione tutte le filiere agroalimentari e non solo quella lattiero-casearia, non sono applicabili ai rapporti che intercorrono tra cooperative di primo e secondo livello e i loro soci, ma esclusivamente ai contratti di cessione che intercorrono tra questi e gli acquirenti commerciali. Sono esclusi dal campo di applicazione della normativa anche le cessioni dirette tra produttori e consumatori finali.

Il Decreto legislativo designa, l'ICQRF (Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi) quale autorità nazionale di contrasto deputata all'attività di accertamento delle violazioni delle disposizioni di cui al presente Decreto e all'interrogazione delle relative sanzioni, su indagini condotte da propria iniziativa, sia su segnalazione di terzi. Presso il medesimo è stata istituita un'apposita unità di contrasto alle pratiche commerciali sleali denominata Ups.

Il punto cruciale è quello di individuare i costi di produzione delle materie prime e dei prodotti trasformati da utilizzare quali prezzi di riferimento nei contratti di cessione.

Nella legge delega, alla lettera q) dell'articolo 7, si definiva una pratica sleale l'utilizzo e l'applicazione di un prezzo del 15% inferiore ai costi medi di produzioni risultanti dall'elaborazione dell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, noto come ISMEA.

Nel Decreto legislativo tale definizione non è stata esplicitata chiaramente, ma la definizione dei costi di riferimento viene sempre demandata appunto a ISMEA. Per quanto riguarda il costo di produzione del latte alimentare, questo va ricordato, ISMEA ha per ora definito solo i prezzi di riferimento per il latte destinato al consumo alimentare prodotto in quattro Regioni. Questi argomenti sono già stati affrontati, e lo saranno a breve, nelle riunioni del Comitato tecnico lattiero-caseario, in particolare trattando il tema delle modifiche al disciplinare della fontina che è di certo una competenza del consorzio ma è comunque di interesse, per tutto il mondo dell'allevamento valdostano riguardo agli aspetti che riguardano le materie prime, e sul rilevamento dei prezzi della carne, che poi è stato oggetto di un apposito accordo con la Chambre.

Tra le prossime iniziative, già avviate con incontri informali, ci sarà un confronto a 360 gradi con i produttori e i trasformatori della filiera carni, quello che vuole essere un avvio di un nuovo percorso.

Il protocollo di intesa tra le organizzazioni agricole, le cooperative, l'industria e la grande distribuzione organizzata, definita come GDO, per la salvaguardia degli allevamenti italiani siglato nell'autunno scorso presso il Ministero delle politiche agricole forestali, non è - per le ragioni sopra esposte - replicabile sul nostro territorio, né dopo un primo entusiasmo sembra aver dato i frutti attesi; certamente però è un passo importante.

È doveroso e delicato al tempo stesso provare a percorrere una strada simile e adattarla a quella che è la particolarità della nostra Regione. Anche in questo campo i buoni risultati ottenuti dalla filiera ortofrutticola valdostana sono allo studio per cercare di replicare questo percorso che è stato iniziato in una filiera molto più delicata come quella lattiero-casearia.

In tale contesto sappiamo quanto i rapporti di forza siano decisamente poco equilibrati e come i produttori agricoli debbano far valere le loro ragioni e le loro giuste attese remunerative, evitando guerre di prezzi o ritorsioni.

Quanto al provvedimento energia che citava per intervenire contro il caro bollette con misure strutturali per aumentare la produzione nazionale approvato pochissimi giorni fa dal Governo nazionale, attendiamo tutti - come dimostra l'approvazione all'unanimità - che esplichi i sui frutti.

Sappiamo come queste misure non siano immediate e come sia necessario ragionarle e tararle in modo oculato perché il beneficio ricada sull'utente finale e non finisca per spingere a speculazioni il produttore o il distributore. È un argomento che poiché non riguarda solo il settore dell'allevamento e dell'agricoltura, è oggetto di iniziativa e approfondimento all'interno del Governo regionale, qui ringrazio il collega Bertschy per il lavoro che sta portando avanti, anche come detto in relazione alle azioni prese a livello centrale.

Vorrei ricordare, inoltre, perché le pratiche sleali di cui si parla sono uno dei tanti aspetti da cui i nostri prodotti devono tutelarsi dell'importante accordo in merito ai controlli sulle repressioni frodi firmato dal Consorzio di tutela della DOP fontina con il Consorzio parmigiano, un accordo che è operativo e che si è già reso utile in più di un'occasione, che autorizza i loro ispettori a verificare anche la vendita e l'utilizzo del prodotto principale della nostra economia agricola.

Queste sinergie sono indispensabili per affrontare i prossimi mesi e le ultime notizie, se ci rasserenano dal lato della pandemia, ovviamente ci preoccupano per le notizie di quanto sta accadendo ai margini dell'Europa.

Come Assessorato ci impegneremo, ed è quello che stiamo anche portando avanti, a proseguire gli approfondimenti sull'argomento, lavorando su più tavoli in più direzioni.

Le sedute del tavolo tecnico lattiero-caseario continueranno con sedute specifiche proprio su questa tematica, con il coinvolgimento assoluto di tutti gli attori della filiera.

Proseguiranno inoltre gli approfondimenti con gli uffici dell'ICQRF della sede nord ovest di Torino con i quali abbiamo già avuto una serie di scambi e con i quali il dialogo è aperto.

Nelle prossime settimane verrà contattata ISMEA per garantire le modalità operative per la determinazione e il riconoscimento dei costi di produzione dei nostri prodotti lattiero-caseari.

Poi proseguiranno i lavori intrapresi dal Comitato di rilevazione prezzi all'ingrosso del settore zootecnico, lattiero-caseario regionali istituiti presso la Chambre, al fine di poter esplicitare dei valori indicativi di riferimento che possano poi, tra l'altro, costituire una base per le transazioni economiche ed uno strumento comunque al servizio della politica di pianificazione che vedono il coinvolgimento di tutti gli enti che operano a vario titolo all'interno delle filiere, quindi l'Assessorato, l'AREV, l'ANA.Bo.Ra.Va, l'Institut Agricole.

È stato avviato inoltre un dialogo con la grande distribuzione operante sul territorio regionale proprio per capire alcune dinamiche e, sull'esempio un po' della filiera ortofrutticola, andare a potenziare e valorizzare quella che può essere una collaborazione che sicuramente potrà portare i suoi frutti.

Credo che i momenti anche non solo di aggiornamento, ma anche di confronto, non mancheranno anche all'interno di quest'Aula o nelle Commissioni, come abbiamo avuto l'occasione di fare martedì su tematiche che coinvolgono le filiere agroalimentari sulla futura programmazione, quindi che possano essere questi non solo momenti dove il Governo aggiorna, ma anche sicuramente momenti di confronto per cogliere poi anche le suggestioni che sono arrivate e che sicuramente arriveranno. Grazie.

Presidente - Per la replica consigliere Planaz.

Planaz (LEGA VDA) - Grazie Presidente. Guardi Assessore, non mi ha soddisfatto affatto a differenza di stamattina. Accetto però la sua proposta di portare alle Commissioni questa problematica, non solo dalle organizzazioni e dalle associazioni, ma anche da coloro che commercializzano il prodotto nella nostra Regione. Lei ha parlato di GDO ma il prodotto di riferimento non si basa sulla catena della GDO ma ci sono altri passaggi ed io approfitto, con questo suo invito, che se vuole noi saremmo felici di poter capire quali siano, se ci sono, delle possibilità per andare ad intervenire su questo problema.

Ha citato che solo quattro Regioni hanno aderito, forse dobbiamo aspettare che ci vengano a bussare da ISMEA o dal Ministero all'Agricoltura e ci dicano: "Guardate, se volete potete partecipare anche voi, sappiate che c'è questo Decreto legge".

Poi ha citato anche una cosa che voglio correggere sul documento dell'Ispettorato centrale repressione frodi, dove c'è tutta la documentazione che io non vorrei mai che accada una cosa di questo tipo visto il mercato della nostra Regione che non è come a tutti gli altri mercati lattiero-caseari delle altre Regioni, però fa una differenza dove lei cita le cooperative, il Consorzio tutela fontina, esplicita bene chi sono i componenti in cui non ci devono essere delle grosse diversità tra i costi di produzione, e di conseguenza quello che viene pagato al produttore, e quello che viene recepito. C'è l'acquirente e il fornitore, e le leggo cosa c'è scritto a fornitore: "Qualsiasi produttore agricolo o persona fisica o giuridica che vende prodotti agricoli e alimentari, ivi incluso un gruppo di tali produttori agricoli o un gruppo di tali persone fisiche e giuridiche, come l'organizzazione di produttori, le società cooperative, le organizzazioni di fornitori, le associazioni di tali organizzazioni". Non è perché un 50-60% del mercato è legato al sistema cooperativistico che non si può andare ad intervenire e fare in modo che questa - che non è una frode ma secondo me è mancanza di visione sul mercato - venga affrontata in modo da dare delle risposte, perché se già prima della pandemia c'era già tutta una serie di problematiche che oggi, con dei costi di produzione che sono lievitati dal 40 al 50%, le tengo a dire che - non so se lei è informato o no - a livello europeo il prezzo medio del latte è aumentato del 20%.

Allora io le consiglio di prendere una calcolatrice, metta il prezzo medio del latte dell'anno scorso in Valle d'Aosta e lo aumenta del 20% penso che la gran parte degli allevatori ne sia già molto soddisfatto. Il problema è che qua non aumenta neanche del 5%, allora come si può andare ad affrontare un aumento dei costi di produzione dal 40 al 50% e dalle previsioni non è ancora finita perché con quello che sta succedendo tra Russia e Ucraina avremo delle conseguenze di nuovo sui costi energetici e sulle materie prime, io penso che possiamo cercare di correre un po' ai ripari, ma se riusciamo ad aumentare del 20% il prezzo del prodotto nella nostra Regione, secondo me diamo già una bella risposta a tutto l'intero settore. Grazie.