Oggetto del Consiglio n. 1272 del 10 febbraio 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1272/XVI - Interpellanza: "Dotazione alle strutture sanitarie dedicate ai pazienti Covid di letti che consentano migliori condizioni di degenza".
Bertin (Presidente) - Punto n. 47. Si è prenotato il consigliere Manfrin da remoto, ne ha facoltà.
Manfrin (LEGA VDA) - Per illustrare questa iniziativa ho deciso di leggere semplicemente due segnalazioni che sono state poste all'attenzione dell'opinione pubblica valdostana che arrivano da due direzioni diverse, da due strumenti diversi: una condivisa sui social e l'altra condivisa invece da un organo di informazione locale e nazionale. Queste due segnalazioni riguardano appunto una condizione di chi affronta la degenza e nello specifico la degenza appunto Covid, chi è purtroppo colpito già da patologie gravi pregresse e chiaramente ha necessità di avere un supporto, un sostegno in più e chi ha invece necessità di essere supportato durante il periodo terribile che ovviamente è connesso alla situazione della degenza quando c'è il collocamento nella terapia intensiva.
Arrivando alla prima delle questioni che riguarda appunto i letti dotati di materassi, leggo quanto esposto da una delle persone che hanno vissuto in prima persona queste criticità: "sono dal 1° gennaio uscito dal reparto Covid dell'Ospedale Umberto Parini di Aosta. Desidero innanzitutto ringraziare tutto il personale competente ed eccezionalmente disponibile e volenteroso che mi ha accompagnato in questo percorso dove sono stato tra la vita e la morte per interminabili giorni e notti, secondo me, non tanto solo per il virus ma per una serie di concause, tra queste l'assurda mancanza di letti dotati di materassi che consentono al paziente di restare, per ottimizzare la ventilazione e ossigenazione, in decubito pronato con il capo dotato di maschera ossigenatrice in posizione ergonomica e fisiologica, cioè senza dover fare assurde e insopportabili torsioni laterali del capo dolorosissime in presenza di artriti ed ernie discali varie del rachide del collo.
Purtroppo non potendo stare in questa posizione, sono arrivato alle porte della rianimazione, qualcun altro è andato oltre. Non potendo stare in questa posizione, mi sono ritrovato in pochi giorni da essere persona energicamente autonoma a quasi del tutto inerme larva umana incapace di muoversi nel letto. Ho conosciuto e abitato per sei interminabili notti e giorni in quel limbo surreale al primo impatto angosciante che io chiamo "confine miracoloso" in cui non sai se è giunto il momento di assistere alla separazione tra tuo corpo e la tua energia vitale. Ora sono uscito da questa assurda esperienza con dentro di me una crescita esponenziale che in occasione del mio 75esimo compleanno mi sta dando una forza incredibile di fare di tutto affinché quanto è successo a me diventi fonte di vita per altri, cioè eliminare le cause più evidenti: mancanza, inadeguatezza dell'attrezzatura e la grande difficoltà di creare l'alleanza terapeutica tra paziente che cerca di spiegare in ogni modo il suo peggioramento e il protocollo da applicare a oltranza. Si tratta quindi di costruire letti con materasso salvavita che possano mettere in modo più agevole possibile il decubito pronato di cui sopra, posizione indispensabile per migliorare la ventilazione e ossigenazione che poi, grazie a un prototipo fatto di cuscini realizzato con i suggerimenti e con la preziosa collaborazione di medici infermieri e OSS, sono riuscito a sperimentare, a migliorare e passare nel Reparto di Pneumologia dopo tre tamponi negativi".
Questa la prima segnalazione che pone alla nostra attenzione un problema direi grave molto grave e che è ricompresa all'interno di questa iniziativa.
La seconda invece è stata riportata, come dicevo prima, dal quotidiano "La Stampa" e riguarda anch'essa una segnalazione di una persona che con patologie pregresse è stata ricoverata ma in una struttura differente. "Sono stati giorni umilianti, mentre ero sola come un cane senza televisione e senza Wi-Fi, senza possibilità di potermi alzare da un letto inadeguato". È questo lo sfogo di una donna con disabilità che ha contratto il Covid ed è stata trasferita nella struttura polmone di Variney destinata a persone positive che non possono rientrare nel loro domicilio. Ha 57 anni e la sclerosi multipla, è abituata alla sofferenza ma descrive la settimana passata a Variney come la più brutta della sua vita. È indignata ma anche triste e stanca, malgrado ieri mattina sia potuta rientrare a casa sua a distanza di due settimane e dopo una polmonite da Covid curata inizialmente nel Reparto di Malattie infettive del Parini. "Anche adesso che sono a casa mia tutto mi sembra ancora surreale, grazie a Dio il tampone era negativo, non avrei potuto farcela a rimanere ancora lassù a Variney. Ho vissuto la depressione totale, la mattina non potevo alzarmi dal letto perché non c'era abbastanza personale per aiutarmi a mettere sulla sedia a rotelle. Non è colpa loro, chi c'era era gentilissimo ma in pochi dovevano far fronte alle esigenze di tutti i pazienti, così mi è capitato di passare ore e ore immobile nel letto e il cibo, pranzi e cene passate a mangiare i grissini perché, malgrado fossi allergica al pesce, un giorno sì e un giorno no il menù era quello. La solitudine, l'isolamento, letti non adatti a persone con i suoi problemi, avevo dei dolori alla schiena fortissimi ma da sola non potevo muovermi, avevo paura perché malgrado il vaccino mi sono presa il Covid, paura pura. Ero sola, ero isolata, sommando tutto, la situazione era davvero insostenibile".
Ha lodato il personale della struttura, "devono occuparsi di trenta pazienti" dice e accusa la politica, è arrabbiata perché a volte basterebbero piccole cose per migliorare la degenza di un paziente. "Sono disabile, buona parte del mio tempo a casa la passo davanti alla televisione perché non posso muovermi. Fa compagnia, non è poco, e mi chiedo: in una Regione autonoma come la nostra come sia possibile non mettere nemmeno una TV nelle camere di una struttura dove persone malate devono rimanere a lungo? Un televisore nella sala comune c'era ma poteva capitare che a volte mi tirassero su dal letto e mi mettessero sulla sedia rotelle in modo da andare lì ma non si sapeva per quante ore. È capitato che rimanessi anche cinque ore lì davanti addormentandomi con la testa appoggiata sul tavolo e non si ha idea di quanto possa far male ed essere scomodo a rimanere su una sedia a rotelle immobili così a lungo. I politici potrebbero anche pensare a un Wi-Fi, considerato che serve per tenersi in contatto con le persone all'esterno e non penso che qualche televisione possa costare miliardi di euro. Sono piccole cose che per chi si trova in una situazione simile fanno la differenza".
Ora, io ritengo che queste due segnalazioni ci devono portare assolutamente a una riflessione rispetto all'esperienza che viene vissuta da chi, purtroppo, vive un'esperienza di ricovero, sia in reparti intensivi piuttosto che in situazioni di strutture che sono adatte per accogliere altri tipi di degenza, però queste riflessioni ci devono assolutamente portare a un pensiero: quello di andare a migliorare la vita di queste persone.
Io penso che chiunque abbia vissuto un periodo di ospedalizzazione, di ricovero... io ricordo quando venni operato a una spalla, in quel momento ci si rende conto di essere davvero in balìa e nelle mani e nelle braccia di altri e di non poter più essere "protagonisti" o comunque di poter modificare il proprio destino e la propria vita. Ci si infila nel letto, ci si mette il pigiama e da quel momento si dipende totalmente dagli altri. Se si vuole un antidolorifico, bisogna attendere chi ce lo porta, se si vuole avere una posizione più comoda, bisogna chiedere e aspettare e se non si può ottenere, la frustrazione è assolutamente importante.
Con questa interpellanza, a fronte di queste due segnalazioni, chiediamo all'Assessore competente per conoscere se sia a conoscenza delle segnalazioni summenzionate e, in caso affermativo, se sia intenzione dell'Amministrazione regionale di acquistare letti oppure di provare a trovare una soluzione, com'è stato proposto, letti che consentano una posizione prona del ricoverato per Covid-19 in modo da favorirne la guarigione e ancora se sia intenzione dell'Amministrazione regionale garantire nelle varie strutture dedicate ai pazienti Covid-19 un periodo di degenza che non arrechi ulteriori danni sia fisici che psicologici alle persone ricoverate.
Presidente - Risponde l'assessore Barmasse.
Barmasse (UV) - In relazione al primo quesito, cioè "se siamo a conoscenza delle segnalazioni", non sono pervenute all'Assessorato delle segnalazioni dirette ed ufficiali, alcune notizie, così come ha riportato lei su uno specifico caso, sono state prese dagli organi di informazione.
Alla seconda domanda, cioè "se in caso positivo se sia intenzione dell'Amministrazione regionale acquistare letti che consentano la posizione prona del paziente ricoverato per Covid-19 in modo da favorirne la guarigione", preciso che per posizione prona si intende il malato a pancia in giù. Tale posizione serve a far diventare antigravitaria delle zone del polmone che in posizione supina sono gravitarie per permetterne, con meno resistenza, una ventilazione spontanea e/o assistita. Per quanto riguarda la rianimazione, questa è dotata di tutti i presidi necessari a posizionare i pazienti in posizione prona. Tali presidi sono aggiornati alle ultime tecnologie messe a disposizione sul mercato, letti da terapia intensiva con funzionalità pulmo-care, materassi antidecubito, cuscini antilesione da pressione di ultima generazione. Per gli altri reparti i letti sono quelli previsti dagli standard vigenti in ambito ospedaliero. I pazienti vigili e coscienti, cioè in grado di muoversi, infatti non necessitano di attrezzature particolari per riuscire a trovare una posizione comoda, in posizione prona o in decubito laterale alternato.
Per quanto concerne la struttura di Variney, si precisa che già nel 2021 l'Azienda USL aveva programmato la sostituzione dei letti di proprietà dell'Unité des Communes Grand-Combin con letti elettrici di degenza ospedaliera. Siamo lieti di informarvi che la consegna dei nuovi letti è prevista per il giorno 9 febbraio e che tale attività è un segno tangibile dell'attenzione dell'USL all'umanizzazione delle cure nei confronti dei pazienti valdostani.
Terzo quesito: "se sia intenzione dell'Amministrazione regionale garantire nelle varie strutture dedicate ai pazienti Covid un periodo di degenza che non arrechi ulteriori danni sia fisici che psicologici alle persone ricoverate", presso l'Azienda USL Valle d'Aosta è già prassi insita nell'operato del personale sanitario delle strutture aziendali, deputate alla fornitura dei presidi necessari ai reparti di degenza, garantire il maggior livello di comfort ai pazienti Covid e non Covid nei limiti di quanto consentito nella struttura ovviamente ospedaliera. Inoltre, ricordo che i requisiti della dotazione dei reparti ospedalieri sono definiti da standard specifici ai quali noi ci atteniamo.
Presidente - Per la replica, si è prenotato il consigliere Manfrin, ne ha facoltà.
Manfrin (LEGA VDA) - Grazie Assessore per la sua risposta, parto dalla parte positiva della sua risposta, ovvero il fatto che i letti siano in arrivo, ci ha detto il 9 febbraio, quindi ieri, e quindi perlomeno siamo riusciti a incidere in qualche maniera e ci auguriamo che non debbano mai servire ad alleviare le sofferenze ma nel caso in cui dovessero servire sarà sicuramente un passo avanti.
Veniamo però alle note dolenti. Lei ci ha detto che già la terapia intensiva, ma così come tutte le altre strutture, sono già dotate dei presidi necessari e sono dotate di tutti gli standard che vengono richiesti. Benissimo, però a questo punto non si spiega quanto è stato raccontato nella prima testimonianza, non si spiegano due cose: la prima è l'enorme sofferenza che è stata denunciata dalla persona in questione, penso che lei possa tranquillamente risalire di chi si tratta e, se vuole, poi le do anche i riferimenti, qui siamo coperti da privacy e quindi non si possono neanche dire le denunce pubbliche, chissà quale violazione alla privacy commetteremmo... Non ci si spiega come mai se tutti i presidi e gli standard di sicurezza sono rispettati, non si capisce come mai questa persona si sia lamentata ma non lamentata dicendo: "ah, qua non funziona niente, fa tutto schifo", si è lamentata con una denuncia circostanziata precisa e non solo. C'è un particolare da aggiungere, cioè nell'ultima parte del suo intervento questa persona dice una cosa molto importante: dice che "grazie a un prototipo fatto di cuscini realizzato con i miei suggerimenti e con la preziosa collaborazione di medici, infermieri e OSS, sono riuscito a sperimentare, migliorare e passare in Reparto Pneumologia dopo tre tamponi negativi". Ora, Assessore, se quello che lei mi dice fosse corretto, una persona che arriva e dice: "guardi che possiamo mettere questo nuovo modello, possiamo modificare, cambiare e migliorare", verrebbe cortesemente accompagnato all'uscita dicendo: "guardi che abbiamo già tutto, grazie e arrivederci", invece qui si dice proprio che c'è stata anche la collaborazione del personale medico infermieristico per provare a realizzare questo prototipo e quindi a ridurre le sofferenze delle persone, allora forse su questo sarebbe assolutamente necessario un approfondimento perché probabilmente le cose non sono come lei racconta oppure come le riferiscono le strutture.
Venendo invece alla seconda parte di quest'interpellanza, lei giustamente ha detto che sulle strutture della Comunità montana c'è stato un rinnovo dei letti, di questo possiamo esserne felici, ma l'interpellanza verteva anche su un secondo aspetto, cioè sulla dotazione delle strutture anche di strumenti che oggi sono diventati assolutamente indispensabili. Parliamo della connessione Internet che permetterebbe, chiaramente a chi è ricoverato, di collegarsi e connettersi al mondo, perlomeno con le persone care e questa mi pare una cosa assolutamente importante e fondamentale soprattutto per chi deve vivere in una situazione di quarantena e di isolamento rispetto ai cari, sappiamo quello che viene ancora applicato in Valle d'Aosta a dispetto alle disposizioni nazionali sugli isolamenti, sugli accessi alle RSA e quant'altro, sono scelte evidentemente politiche visto che a livello nazionale si è dato il via libera alle visite, ma qui si continua a negarle, ma questo ce lo teniamo per noi e lo diamo come valutazione ai Valdostani all'esterno, però una connessione sicuramente può intervenire e può migliorare la vita di chi è costretto a vivere in isolamento per un lungo periodo.
L'altra questione, ancora più semplice ma al tempo stesso sicuramente ancora più importante è la dotazione di strumenti che possano permettere alle persone che sono ricoverate in isolamento e che devono passare lunghi periodi a letto, immobilizzati piuttosto che nelle strutture, di avere un momento di svago. La televisione non sarà una grande cosa, non sarà rivoluzione sesquipedale però sicuramente è uno strumento che permette, perlomeno a chi è solo per tutto il giorno e per tanti giorni e poi magari tante settimane di avere un momento di fuga, di svago, di distrazione. Sapere e sentire che nella sua risposta, Assessore, lei non ha fatto minimamente cenno a questi due elementi, evidentemente non può che farmi ritenere parzialmente insoddisfatto della sua risposta che ha toccato un aspetto, e ne siamo felici, ma che ne ha ignorati altri due e su questo non possiamo essere soddisfatti.
