Oggetto del Consiglio n. 1263 del 9 febbraio 2022 - Resoconto
OGGETTO N. 1263/XVI - Interrogazione: "Adozione di azioni di contenimento e prevenzione dei contagi da peste suina sul territorio regionale" e Interpellanza: "Nomina di un Commissario straordinario per la gestione della peste suina in Valle d'Aosta".
Bertin (Presidente) - Al punto n. 39 si ricollega anche l'interrogazione al punto n. 21. Pertanto, dopo l'illustrazione, risponderà l'assessore Sapinet congiuntamente alle due iniziative e poi le repliche dell'interpellante e dell'interrogante. Per l'illustrazione il consigliere Carrel.
Carrel (PA) - Parliamo di peste suina, un virus che si sta avvicinando anche alla Valle d'Aosta, che colpisce i suidi domestici e selvatici, non è trasmissibile all'uomo, questo ci tengo a dirlo, ma come vedremo ha sicuramente dei risvolti molto importanti per la vita di ognuno di noi, soprattutto se veniamo classificati come zona infetta. La nostra interpellanza nasce dal fatto che il 7 gennaio il centro di referenza nazionale per lo studio delle malattie ha individuato un primo caso di positività in un cinghiale, trovato morto in Piemonte nel Comune di Ovada in Provincia di Alessandria. Questo ha scatenato una serie di iniziative anche politiche che hanno portato diversi rappresentanti della Liguria e del Piemonte, tra cui il presidente Toti e il vicepresidente della Regione Piemonte Alessandro Piana, a un incontro il 25 di gennaio con il Ministro della salute Roberto Speranza e il ministro Patuanelli alle politiche agricole.
Noi vogliamo chiedere il motivo per cui la Regione Valle d'Aosta non era presente in questa riunione e chiediamo inoltre il motivo per cui la Liguria e il Piemonte hanno individuato e nominato come commissario straordinario per questo virus il dottor Angelo Ferrari, mentre non è stato nominato anche per la Valle d'Aosta. Visto l'importante lavoro che il dottor Ferrari svolge anche per la Valle d'Aosta in questi settori, crediamo che possa essere utile nominare Ferrari come commissario straordinario anche per la nostra regione, anche se non siamo attualmente classificati come zona infetta.
Lo dico perché, leggendo la circolare del 13 di gennaio 2022 e l'ordinanza del Ministero della salute, viene definito che per quanto riguarda tutte le zone infette vi è il divieto di attività venatoria e di qualsiasi tipologia di attività all'aperto, così come definite dalla circolare. Nella circolare vi sono definite queste attività all'aperto con vietata la raccolta di funghi, di tartufi, vietata la pesca, vietato il trekking, vietata la mountain bike e le altre attività che prevedono l'interazione diretta o indiretta con cinghiali infetti o potenzialmente infetti che comportino un rischio per la diffusione della malattia. Quindi, nel caso in cui trovassimo un caso positivo nella zona della Valle d'Aosta, non possiamo più svolgere una serie di attività che sono anche fondamentali: l'attività venatoria sicuramente per molti valdostani, ma anche turisticamente, penso al trekking e alla mountain bike; non possiamo più svolgerle, perché il rischio è di spaventare i cinghiali che potenzialmente sono infetti e portano in giro questo virus.
Credo che sia ancora più necessario capire il motivo per cui non abbiamo nominato il commissario straordinario e ancora più urgente andare a nominare questo commissario straordinario ora che non abbiamo il problema, per evitare di averlo, perché una volta che abbiamo il problema, poi tutte queste attività per legge dobbiamo vietarle e avremo altri problemi anche dal punto di vista turistico; non vedo l'Assessore al turismo, ma è un tema che sicuramente riguarda anche il turismo, soprattutto in prospettiva dell'estate.
L'altra questione è più politica. Piemonte e Liguria si ritrovano con i ministri della salute e delle politiche agricole il 25 di gennaio, proprio durante le votazioni per l'elezione del Presidente della Repubblica, quindi chiediamo le motivazioni per cui la Valle d'Aosta non c'era in quella riunione. Due sono i temi: uno è sicuramente più politico, l'altro è più di prevenzione e di capire come intendiamo agire su questo problema, prima che questo diventi veramente insormontabile sotto vari aspetti che assolutamente credo che tutti noi dobbiamo cercare di evitare, proprio in vista anche della stagione turistica estiva.
Presidente - Come detto risponde a tutte e due le iniziative consiliari l'assessore Sapinet.
Sapinet (UV) - Inizio con l'interrogazione dei colleghi Planaz e Ganis. Ringrazio la struttura Igiene e Sanità Pubblica Veterinaria che ha predisposto le risposte, con le quali il dipartimento risorse naturali, ma in particolar modo il Corpo forestale sta collaborando; il Corpo forestale è coinvolto nell'individuazione delle carcasse e poi nel loro eventuale inoltro, qualora se ne trovassero, all'Istituto Zooprofilattico sperimentale per le analisi del caso.
Nell'interrogazione si chiede: come ha previsto di attivarsi per far fronte ai divieti imposti da alcuni paesi terzi nei confronti degli acquisti di carne o prodotti suini provenienti dall'intero territorio italiano. Per quanto riguarda le esportazioni di prodotti di carni suine dai paesi coinvolti dalla peste suina africana, più nota come PSA, in Europa vige il principio della regionalizzazione. Questo principio prescrive che in presenza di alcuni casi di PSA, come quelli rilevati in Piemonte e in Liguria, non si bloccano tutte le esportazioni di carne suina dalle due regioni o dall'intero paese, ma solo quelle dai comuni che rientrano nella zona infetta. Questo principio riconosciuto anche da Regno Unito, Stati Uniti e Canada, non è però riconosciuto da Cina, Giappone, Taiwan, Corea del Sud, Messico, Cuba e Sudafrica, che quindi hanno bloccato l'importazione di quasi tutti i salumi Made in Italy.
L'epidemia di PSA negli scorsi anni ha portato in Cina all'abbattimento di centinaia di milioni di capi, con pesanti conseguenze sui listini mondiali delle carni suine. Ecco perché questo paese adotta una politica molto severa verso i paesi coinvolti dalla malattia. Su questo fronte non resta che la strada della diplomazia e del lavoro negoziale da parte dell'Italia, nello specifico del Governo italiano, con i paesi che non riconoscono il principio di regionalizzazione; un percorso complesso, ma non impossibile. La Francia, ad esempio, ha appena stretto un accordo bilaterale con la Cina, nel quale Pechino riconosce il principio di regionalizzazione nei confronti di Parigi, ma le trattative per arrivare all'accordo chiuso qualche anno fa sono partite nel 2019.
Il secondo quesito dell'Interrogazione: se sono stati intrapresi studi o adottate iniziative di contenimento e prevenzione della peste suina. In Valle d'Aosta, come in tutte le regioni d'Italia, esiste un piano di sorveglianza e prevenzione della PSA che prevede la sorveglianza passiva nelle popolazioni di cinghiali, che viene attuata attraverso la segnalazione del controllo diagnostico di tutti i cinghiali rinvenuti morti, inclusi i morti per incidenti stradali, e di tutti i casi sospetti, ad esempio mortalità aumentata, sintomatologia riferibile a peste suina, collegamento epidemiologico. La procedura viene gestita direttamente dalle stazioni forestali che provvedono al recupero della carcassa e al successivo invio all'Istituto Zooprofilattico sperimentale.
C'è poi la sorveglianza passiva negli allevamenti suini, che si basa sul prelievo di campioni sul test per la ricerca del genoma del virus della PSA in tutti gli animali morti spontaneamente in allevamento e sul rilevamento precoce di ogni segnale sospetto: tutti i casi di febbre alta, morte improvvisa, presenza di emorragie cutanee o di organi interni.
Poi, la gestione della popolazione dei cinghiali che prevede un censimento puntuale con aggiornamento il più possibile esaustivo della stima della popolazione di cinghiali in Valle d'Aosta suddivisa per aree. Il piano prevede inoltre: il divieto di alimentazione e abbeveramento artificiale, non derogabile per i motivi atmosferici; il divieto di movimentazione della specie su tutto il territorio nazionale; il divieto di introduzione della specie in ogni istituto faunistico.
La bio sicurezza negli allevamenti suini prevede la verifica dei livelli di applicazione e delle misure di biosicurezza, con particolare attenzione verso gli allevamenti familiari e di tipo semibrado.
Una campagna di formazione e informazione degli stakeholder, che nel nostro caso ha previsto nel 2021 degli incontri formativi con rappresentanti dei veterinari, dei cacciatori, del Corpo forestale della Valle d'Aosta e delle altre forze dell'ordine e la divulgazione di dépliant e locandine riguardanti le misure corrette da adottare per evitare la diffusione della malattia.
Il terzo quesito: quali tipi di azioni ha deciso di intraprendere per individuare eventuali casi e per prevenire l'espandersi del contagio sul territorio valdostano. In seguito alle positività di PSA riscontrate in Piemonte e Liguria lo scorso 27 gennaio si è svolto un incontro con i rappresentanti della USL, dell'Assessorato alla Sanità, dell'Assessorato all'Agricoltura, del Corpo forestale, della Presidenza della Regione e dei cacciatori, nel quale è stato fatto il punto della situazione epidemiologica in Italia. Sono state presentate le misure dettate dall'ordinanza del Ministro della salute, d'intesa con il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali del 13 gennaio 2022, riguardanti sia la zona infetta di sorveglianza che tutto il territorio nazionale. Per quanto riguarda la nostra regione, l'ordinanza prevede: il censimento di tutti gli stabilimenti che detengono suini e cinghiali e l'immediato aggiornamento della BDN; il divieto di movimentazione dei cinghiali catturati presenti in aree protette e negli altri istituti faunistici, diversa da quella finalizzata alla macellazione; la verifica dei livelli di biosicurezza degli allevamenti, dando priorità a quelli di tipologia semibrado, attraverso la compilazione delle apposite checklist; l'obbligo di recinzione degli allevamenti della tipologia semibrado e identificazione individuale di tutti i riproduttori ivi presenti.
Venendo invece all'interpellanza al punto n. 39 del collega Carrel: quali siano i motivi per cui la Regione Valle d'Aosta non ha partecipato all'incontro richiamato nelle premesse. In realtà la Regione Valle d'Aosta non è stata invitata all'incontro, in quanto l'emergenza sta interessando le Regioni Piemonte e Liguria e la figura del Commissario di interesse delle due regioni. Sulla questione c'è stata poi un'interlocuzione formale, ma direi più informale, con i vari assessori delle Regioni.
Quali siano i motivi per cui la Regione autonoma Valle d'Aosta non ha nominato un commissario straordinario per la gestione della peste suina, vista la vicinanza territoriale con i casi accertati. Le uniche due regioni coinvolte per ora sono, come detto, il Piemonte e la Liguria, quindi il provvedimento non riguarda la Valle d'Aosta, come non ha riguardato la Lombardia e l'Emilia Romagna, regioni ad alta densità di allevamenti suinicoli, anch'esse confinanti, perché la localizzazione del focolaio è circoscritto da due arterie autostradali e l'origine del focolaio, molto probabilmente antropica, da una parte rendono più facile il suo confinamento e dall'altra non escludono il rischio di contagio per nessuno, per cui tutti sono chiamati ad applicare delle misure di prevenzione a partire dal cittadino.
La Regione Valle d'Aosta, al riguardo delle emergenze epidemiche, ha provveduto a approvare sin dal 4 ottobre 2013 un piano di protezione civile di gestione delle crisi epidemiche ed un piano generale di gestione delle crisi epidemiche non epidemiche e nel settore degli alimenti e dei mangimi, che prevede l'istituzione di un'Unità di crisi regionale per la gestione di tali emergenze. Inoltre sin dal 23 dicembre 2020 la Regione, attraverso l'Assessorato alla sanità, salute e politiche sociali, ha adottato delle linee guida specifiche per l'applicazione del piano nazionale di sorveglianza della peste suina africana in Regione, che prevedono il coinvolgimento del Corpo forestale e di tutte le stazioni forestali, del Comitato di gestione venatoria, dei servizi veterinari dell'azienda USL, della struttura flora e fauna del dipartimento risorse naturali, del Centro di referenza per le malattie degli animali selvatici e dell'Istituto zooprofilattico sperimentale Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta.
Sul terzo quesito: se siano stati valutati i rischi della peste suina sul nostro territorio. Sono stati valutati, ancora durante un'ultima riunione lo scorso 27 gennaio, quando si è svolto un incontro tra i rappresentanti della USL, dell'Assessorato alla Sanità, dell'Assessorato all'Agricoltura, del Corpo forestale, del Gabinetto, della Presidenza della Regione e delle associazioni venatorie.
L'ultimo quesito: se sia intenzione dell'Amministrazione nominare il dottor Angelo Ferrari come Commissario straordinario per la gestione della peste suina africana anche in Valle d'Aosta. Va detto che la nomina ufficiale del dottor Angelo Ferrari non è ancora stata formalizzata da un decreto, che verrà fatto nei prossimi giorni; lo hanno anche sottolineato gli assessori coinvolti; è stato nominato poi in più un Commissario per la Provincia di Alessandria nel dottor Giorgio Sapino. Per quanto riguarda la nostra Regione, qualora dovessimo trovarci nelle condizioni tali da richiedere la nomina di tale figura, sicuramente quella del dottor Angelo Ferrari sarà la prima a essere presa in considerazione e si andrà sicuramente in quella direzione; è il direttore dell'Istituto zooprofilattico del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta.
Presidente - Per la replica il consigliere Planaz.
Planaz (LEGA VDA) - Vede Assessore, quando ho presentato quest'iniziativa mi sembrava che fosse una cosa forse non sentita, ma da quanto ho appreso dalle sue dichiarazioni mi dispiace che venga presa con molta leggerezza. Parto dalla risposta al secondo e al terzo quesito che ho presentato. Lei ha risposto in un certo modo, dicendo: divieto di introduzione di animali, divieto di movimentazioni di cinghiali e quant'altro.
Al di là del fatto che stiamo parlando principalmente di animali selvatici, che potrebbero in una sola notte anche spostarsi di centinaia di chilometri, magari in casi un po' più singoli ma decine di chilometri sempre, non sono gli unici vettori di questo virus. Può essere trasmesso anche tramite certi tipi di alimentazione che trovano questi animali nel girovagare nei territori, i quali non possono - parliamo di animali selvatici, lo sappiamo tutti - essere controllati quando attraversano una provincia o un comune; ma può essere trasmesso anche tramite delle semplici zecche che possono venire a contatto e contagiare animali.
La preoccupazione è che - ha già illustrato bene il collega Carrel precedentemente nella sua iniziativa - se dovessimo avere un caso così nella nostra regione, vediamo anche dal punto di vista commerciale le difficoltà che potrebbero insorgere, perché i paesi, soprattutto quelli che sono già stati toccati da questo virus, non vogliono proprio sentire parlare che il Piemonte sia una zona con delle restrizioni, ma il prodotto che proviene dalla Valle d'Aosta possiamo tranquillamente farlo entrare; proprio non vogliono sentirne parlare. É quello che non facciamo noi! Perché quando pensiamo che Ovada o la Provincia di Alessandria siano così lontani, ma a poche centinaia di chilometri, perché siamo proprio vicini, dove questi animali possono tranquillamente nel giro di un periodo; il primo caso era il 6 gennaio 2021. Non vorrei andare a fare l'avvocato del diavolo, ma le possibilità di trasmissione di questo virus sono tantissime.
È per quello che dobbiamo tenere alta l'allerta e fare in modo che questo non accada. E la cosa più importante in questo momento, le misure più efficaci, a mio avviso, sono il contenimento di questa specie, soprattutto anche con l'intervento dei cacciatori, finché possiamo ancora farlo, anche con battute, soprattutto nella nostra situazione demografica, anche dall'alta Valle verso il fondovalle dove andiamo in qualsiasi modo, non ce l'abbiano con me i vicini piemontesi, ad allontanare gli animali dalla nostra regione, così per restare e garantire che resteremo ufficialmente indenni da questo virus. Lei ha già accennato che valuteremo l'incarico al dottor Ferrari, ma non dobbiamo aspettare che questo accada, noi dobbiamo agire adesso e fare in modo che non accada, l'abbiamo già visto anche per il Covid. Quando in Piemonte c'erano i contagi che volavano da una provincia all'altra: "ah, da noi qua non arriva!"; abbiamo visto che quando è arrivato ha fatto più disastri delle regioni vicine. Io penso che oggi bisogna attivare delle misure necessarie, in tutti i modi, per far sì che questo non accada. Finché diciamo: "non è un problema nostro, tanto è la regione vicina", questo modo di ragionare qua dura molto poco.
Presidente - Sempre in fase di replica, il consigliere Carrel.
Carrel (PA) - Cerco di essere sintetico e rapido, in quanto ha già risposto anche il collega Planaz. Per quanto riguarda l'aspetto politico, il fatto che non siamo stati invitati a una riunione in cui si nominava colui che è il direttore dell'Istituto zooprofilattico anche della Valle d'Aosta, credo che sia un atto politico grave. Dovevamo essere comunque coinvolti in questa riunione e, dal mio punto di vista, un coordinamento che vada oltre l'istituto, che lavora bene, che porta dei risultati che tutti noi conosciamo e apprezziamo, ma che vada anche sulla gestione di quest'emergenza, credo che sia auspicabile e necessaria, anche perché non possiamo paragonare il territorio della Valle d'Aosta con quello della Lombardia. Vero è che hanno altre peculiarità, ma è altrettanto vero che la Valle d'Aosta è molto piccola e una volta che troviamo un caso, qui rischiamo di chiudere tutto e quindi addio mountain bike, addio trekking, addio caccia, addio passeggiate per andare a funghi. Credo che sia sicuramente un aspetto che turisticamente dobbiamo valutare e dobbiamo cercare di prevenire a tutti i costi.
Dal nostro punto di vista, quello che abbiamo cercato di portare all'attenzione dell'aula con quest'interpellanza è la necessità di andare a raccordarsi con il Piemonte e la Liguria, con cui già collaboriamo in questo settore, per andare a nominare il commissario straordinario per la gestione di quanto sta accadendo, per coordinarci al meglio e per cercare di porre in essere tutte le iniziative necessarie per evitare di arrivare, magari in estate, con un problema che non riusciremo più a gestire, perché una volta che questo virus arriva, ovviamente diventa difficile. Non dico che nominando il direttore come commissario straordinario evitiamo questa possibilità, perché lo sappiamo tutti che questa è una possibilità, però dobbiamo porre in essere tutte le azioni necessarie per cercare di limitare questo rischio, altrimenti se non limitiamo questo rischio poi ne portiamo delle conseguenze anche turistiche rilevanti.
Credo che questo sia un aspetto che non dobbiamo sottovalutare, anche perché tantissimi enti locali e tantissime associazioni hanno già organizzato delle gare di trekking o delle gare di mountain bike e non vorrei che la peste suina fosse una delle motivazioni per cui dobbiamo cancellarle. Questo credo che sia importante ribadirlo e su cui invito il Governo a riflettere e a cercare delle soluzioni per quanto ovviamente possibile.
Presidente - Assessore Sapinet per una precisazione.
Sapinet (UV) - Solo una precisazione. Noi non eravamo al tavolo perché i Ministri hanno chiamato alla riunione solo le Regioni coinvolte. Poco fa ho interloquito con l'Assessore del Piemonte, che mi ha confermato che sia Piemonte che Liguria stanno sollecitando i Ministri, al fine di effettuare questo decreto che ufficializzi la figura del dottor Ferrari, decreto che ad oggi non è ancora stato fatto. Mi è stato confermato poco fa, era solo una precisazione.
