Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1215 del 27 gennaio 2022 - Resoconto

OGGETTO N. 1215/XVI - Interpellanza: "Correttivi che si intendono attuare per rispondere alla grave carenza di medici di continuità assistenziali".

Bertin (Presidente) - Punto n. 36 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione dell'interpellanza, ha chiesto la parola la consigliera Erika Guichardaz.

Guichardaz E. (PCP) - Il sistema sanitario si basa sin dalla sua istituzione su tre principi fondamentali: universalità, uguaglianza ed equità. Oggi più che mai il perseguimento di questi principi richiede un cambio di prospettiva passando da sistemi sanitari progettati intorno alle malattie e alle istituzioni verso sistemi sanitari vicini alla comunità, progettati per le persone e con le persone. In tale ottica e contesto si inserisce la necessità di potenziare i servizi assistenziali territoriali per consentire l'effettiva applicazione dei livelli essenziali di assistenza, riducendo le disuguaglianze e contestualmente costruendo un modello di erogazione dei servizi condiviso e omogeneo sul territorio nazionale. L'assistenza territoriale rappresenta la prima porta d'accesso a un sistema sanitario, essa costituisce l'approccio più inclusivo, equo, conveniente ed efficiente per migliorare la salute fisica e mentale degli individui, come il benessere della società. Il sistema sanitario persegue pertanto questa visione attraverso la pianificazione, il rafforzamento e la valorizzazione dei servizi territoriali, con la partecipazione e la valorizzazione di tutte le risorse della comunità nelle sue diverse forme attraverso la piena partecipazione dei diversi attori locali. In quest'ottica il servizio di continuità assistenziale rappresenta, per una Regione montana e turistica come la nostra, uno di questi attori.

I medici di continuità assistenziale rappresentano un prezioso strumento per dare risposte al territorio, supportare le emergenze e dare un apporto nella gestione della pandemia. Per questo, viste le tante segnalazioni ricevute circa la carenza di guardie mediche e dei conseguenti numerosi turni scoperti, come Tavolo sanità di PCP, abbiamo lavorato per acquisire i dati riferiti ai primi sette mesi dell'anno sulla continuità assistenziale, capire gli sviluppi e gli orientamenti per rispondere a questa criticità. La sostanza della nostra analisi è che a settembre si è raggiunto un picco del 45 percento di turni scoperti con i distretti 1 e 2 particolarmente svantaggiati. Vi sono poi sedi con numeri di accessi annui che variano dai trecentottanta ai duemilasettecentoventiquattro, esclusa Aosta, che ne conta oltre seimilatrecento, con diversità notevoli tra i periodi a maggior afflusso turistico e tra le tipologie di intervento. Il medico di continuità assistenziale, si rileva con chiarezza analizzando i dati, fa da filtro importante al Pronto Soccorso e all'Ospedale, infatti la percentuale di invii in Pronto Soccorso rispetto alle prestazioni totali è inferiore al 10 percento in tutti i distretti e rispetto agli accessi totali, circa quindicimila accessi all'anno, solo settecentosettanta sono inviati in Ospedale, quindi veramente un ottimo filtro del territorio rispetto all'Ospedale. Altro dato molto significativo e degno di analisi è la percentuale rispetto al totale non diviso per sede delle prestazioni: 30 percento sono visite ambulatoriali, 13 percento solo prescrizioni, 13 percento visite domiciliari e solo il 5 percento l'invio in Ospedale e un 28 percento di consulenza telefonica. È quindi evidente l'importanza di questo servizio e la sua pianificazione. In un articolo del 3 gennaio scorso il Direttore della centrale operativa sanitaria riportava che il 1° gennaio ci sono state quattrocentosessantaquattro chiamate, novantacinque uscite in ambulanza e sedici in elicottero; chiedeva un maggior filtro del territorio, segnalava la continua richiesta di ricette, certificati di malattia INPS o informazioni sui tamponi invitando residenti e turisti a non farle e chiedendo l'attivazione di filtri telefonici. In risposta il Direttore dell'area territoriale dell'USL sottolineava di aver strutturato i turni nel modo migliore possibile.

Per queste ragioni vorremmo capire dall'Assessore regionale alla sanità il numero di turni scoperti nei mesi invece tra ottobre, novembre e dicembre e i correttivi che sono stati previsti, o si intendono prevedere per rispondere a questa grave carenza, quanti medici di medicina generale hanno dato la disponibilità a svolgere i turni come medici di continuità assistenziale, se è stata valutata la possibilità di attivare la reperibilità come da accordo integrativo regionale, articolo 5 relativo alla reperibilità domiciliare, e quanti e quali sono stati i corsi di formazione e aggiornamento negli ultimi cinque anni in tema di emergenza/urgenza che sono stati rivolti ai medici di continuità assistenziale e qual è stata la loro partecipazione.

Presidente - Risponde l'assessore Barmasse.

Barmasse (UV) - Per quanto riguarda il primo quesito sul numero di turni scoperti, l'Azienda USL Valle d'Aosta ha trasmesso una tabella che riporta in modo dettagliato il numero dei turni scoperti nel periodo richiesto. Posso mettere a disposizione tali dati evitando in questo momento di elencare una serie di numeri che sarebbero di difficile comprensione, la tabella prevede tutte le carenze distretto per distretto, penso sia abbastanza noioso. Se vuole, gliela faccio avere, sennò se la devo leggere, penso che non ci seguiranno in molti, quindi gliela faccio avere molto volentieri. Sulla conferma della carenza di guardie mediche di continuità assistenziale, questa non può essere che una conferma, medici non ne abbiamo, quindi questa è la situazione.

Alla luce dei dati trasmessi, pur nella consapevolezza che la grave carenza di medici di continuità assistenziale è condizione che caratterizza non solo il territorio regionale, ma l'intero territorio nazionale e non può trovare risoluzione con azione a effetto immediato informo che in data 22 ottobre 2021 è stato sottoscritto, in sede di Comitato permanente regionale, uno specifico accordo integrativo regionale con oggetto: "Misure straordinarie per garantire la continuità assistenziale" approvato con DGR n. 1398 in data 2 novembre 2021, il quale, tra l'altro, ha previsto la possibilità per i medici che si rendono disponibili in caso di necessità e su richiesta del direttore di distretto, di coprire anche i turni in sedi diverse rispetto a quella abituale, con corresponsione di un'indennità di disagio, così definita, per ciascun turno prestato all'interno del distretto di appartenenza durante il quale si è richiesta la copertura di un territorio aggiuntivo limitrofo: euro 10 all'ora lordo medico, per ciascun turno prestato presso postazioni di continuità assistenziali diverse da quelle del proprio distretto di appartenenza, preventivamente autorizzate dal direttore distretto; euro 15 all'ora lordo medico; che la postazione di Aosta sia costituita da due medici ai quali per ogni turno viene riconosciuta l'indennità di cui sopra di euro 10 all'ora lordo medico ed è attivato un terzo medico nel caso in cui tutte le altre postazioni su tutto il territorio regionale siano coperte; la possibilità per l'Azienda USL della Valle d'Aosta, nel rispetto di specifiche condizioni, di consentire ai medici titolari di doppio incarico di assistenza primaria di continuità assistenziale di mantenere l'incarico di continuità assistenziale; l'autorizzazione all'Azienda USL della Valle d'Aosta, al verificarsi di certe condizioni, di acquisire la disponibilità dei medici di assistenza primaria per lo svolgimento dei servizi di continuità assistenziale, durata semestrale dell'incarico, eventualmente rinnovabile e previo preavviso di trenta giorni; la possibilità per l'Azienda USL della Valle d'Aosta di assegnare incarichi provvisori o di sostituzione di continuità assistenziale, ai sensi dell'articolo 70 della CN vigente, anche per un numero di dodici ore settimanali a seguito di esplicita richiesta dei medici interessati e iscritti alle graduatorie aziendali. Si tratta di una serie di misure, perlopiù remunerative, che hanno l'obiettivo di rendere maggiormente flessibile la gestione organizzativa del contributo dei medici convenzionati. Nell'integrazione delle suddette misure, come ho già avuto modo di ricordare in occasione della precedente riunione di questo Consiglio regionale, vanno considerate le disposizioni di attrattività nell'ambito delle figure professionali della medicina convenzionata approvate con l'articolo 19 della legge di stabilità regionale 2022/2024 n. 35/2021, con il quale ,oltre a definire nel loro quantum gli oneri per la retribuzione della quota variabile soggetta a incentivazione per il personale a regime di convenzione con il servizio sanitario regionale, sono state previste nuove e specifiche risorse da destinare alla stipula di accordi integrativi regionali volti al riconoscimento di incentivi per lo sviluppo, la riorganizzazione e il potenziamento dell'assistenza territoriale in Valle d'Aosta secondo quanto stabilito dalla programmazione regionale. A tal proposito avevo già riferito che la competente struttura dell'Assessorato, compatibilmente con le tante incombenze quotidiane, è ancora connessa all'emergenza sanitaria in corso ed è già al lavoro per rendere concrete le suddette disposizioni di legge e che a breve si terranno le prime riunioni per gli opportuni confronti con i referenti dei comitati regionali della medicina convenzionata. Ricordo, infine, che la competente struttura dell'Assessorato sta seguendo regolarmente l'evoluzione delle disposizioni a livello centrale, che sono volte a riformare l'assetto della medicina convenzionata anche alla luce della riorganizzazione dell'assistenza territoriale nell'ambito degli interventi di cui al piano nazionale di ripresa e resilienza.

Per quanto riguarda il punto 2, cioè "quanti medici di medicina generale hanno dato la disponibilità a svolgere turni di continuità assistenziale", in applicazione del già citato AIR, cioè l'Accordo Integrativo Regionale di cui alla DGR n. 1398, i medici di assistenza primaria che hanno dato la propria disponibilità ad aggiungere al loro già importante carico di lavoro anche i servizi di continuità assistenziale sino ad oggi sono stati tre.

Per quanto riguarda la terza domanda: "se è stata valutata la possibilità di attivare la reperibilità", la grave carenza di figure mediche non ha consentito di procedere con l'istituto della reperibilità domiciliare di cui all'articolo 5. I medici già operanti hanno un carico troppo elevato in termini di ore e questo non consente loro di poter aggiungere ulteriori servizi a quelli nei quali già sono impegnati.

Per quanto riguarda la quarta domanda: "quali e quanti corsi di formazione", i medici di continuità assistenziale, così come le altre figure della medicina convenzionata, svolgono in via autonoma la formazione annuale al fine del conseguimento dei crediti ECM, cioè l'Educazione Continua in Medicina, pertanto, alla luce di tale autonomia organizzativa, non vi è la possibilità di imporre la frequenza a corsi tematici. È tuttavia da precisare che tra i vari corsi organizzati dall'Azienda USL vi sono anche quelli in materia di emergenza-urgenza ai quali possono accedere anche i medici convenzionati.

Seppure la CN stabilisce che il medico di continuità assistenziale debba assicurare ai cittadini residenti in ambito territoriale afferente la propria sede di servizio le prestazioni sanitarie non differibili, tra le quali non rientrano quelle di emergenza-urgenza, le quali sono invece di competenza dei servizi CUS 118 ed elisoccorso, condivido la necessità che tali figure sanitarie, sia per una questione di ordine professionale, sia per una questione deontologica, partecipino a momenti di formazione in materia di assistenza in emergenza-urgenza. A tale proposito vi informo che sarà mio impegno invitare l'Azienda USL Valle d'Aosta affinché organizzi dei corsi tematici sull'emergenza-urgenza rivolti in particolare ai medici di continuità assistenziale pur non potendo obbligare tali medici a parteciparvi.

Presidente - Per la replica, ha chiesto la parola la consigliera Erika Guichardaz.

Guichardaz E. (PCP) - Mi bastava anche capire mensilmente - se poi mi fa avere il dettaglio... - quanti erano i turni scoperti, giusto per avere il quadro complessivo annuale. La carenza di medici disponibili per il servizio continuità assistenziale, secondo noi, non si deve affrontare solo con incentivi economici, come ci è stato detto, perché non sono i motivi economici a rendere poco attrattiva questa professione, riguarda anche la valorizzazione, la sicurezza del ruolo e la costruzione di sinergie reali con la rete delle cure primarie e dei servizi sanitari preposti all'emergenza nell'interesse pubblico dei cittadini utenti. Per avere cura degli utenti, bisogna avere cura anche degli operatori che li devono assistere.

Il servizio medico di continuità assistenziale notturno, prefestivo e festivo, previsto dall'articolo 67 dell'accordo collettivo nazionale per la medicina generale, è un LEA. Come potremmo quindi immaginare un servizio di continuità assistenziale efficiente e moderno? Ecco qui alcune delle nostre proposte, senz'altro la gestione in sicurezza delle patologie acute richiede la disponibilità di strumenti diagnostici e l'addestramento al loro utilizzo. Mi fa piacere che ha sottolineato il fatto che si farà portatore di una richiesta verso l'USL per garantire anche a loro una formazione adeguata. Non può senz'altro prescindere dalla gestione condivisa dei dati sanitari degli assistiti su un portale di continuità delle cure o sul fascicolo sanitario elettronico. È infatti importante consentire ai medici di continuità assistenziale di conoscere le informazioni sanitarie necessarie per un rapido e appropriato intervento domiciliare in sicurezza nel caso concreto e lei sa benissimo che questo problema di dialogo fra portali è sicuramente una cosa da risolvere, poi l'uso della telemedicina, anche in questo senso può essere utile, per esempio per un triage in videochiamata con gli operatori delle residenze per anziani e disabili, per il monitoraggio di utenti fragili con patologie croniche e per stabilire la necessità o meno di una visita domiciliare. Per poter fare tutto ciò, non si può prescindere da una formazione continua di cui abbiamo parlato, ma l'attrattività, visto anche il cospicuo numero di giovani donne che lavorano in questo servizio, non può sottovalutare la sicurezza nelle sedi di guardia medica dove la normativa prevede, ad esempio, la presenza di almeno due operatori in turno per sede, eventualmente accorpando due sedi limitrofe o l'inserimento della sede in una struttura in cui opera altro personale a 24 ore, o un collegamento con le Forze dell'ordine e la centrale del 112, oltre a sistemi di videosorveglianza e di telesoccorso.

Particolarmente interessante è l'analisi che abbiamo fatto del quaderno, le centrali operative standard di servizio modelli organizzativi, pubblicato da Agenas, che fornisce spunti di riflessione per tutti i portatori di interesse e contribuisce, assieme alla definizione degli standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale e ospedaliera attualmente in discussione, a supportare il sistema sanitario e le Regioni nell'affrontare le sfide future, che, come lei ricordava, saranno importanti, come, ad esempio, l'istituzione e la piena operatività delle centrali operative, numero unico europeo per l'accesso alle cure mediche non urgenti e ad altri servizi sanitari territoriali a bassa intensità, il 116 e 117 per intenderci, o il completamento di percorsi in materia di maxi emergenza finalizzati alla piena integrazione delle diverse componenti del sistema sanitario, alla pianificazione in continuità tra la fase extraospedaliera e quella ospedaliera in raccordo con i meccanismi previsti dal Dipartimento della Protezione civile. Da questo quaderno emerge inoltre che la Valle d'Aosta è la Regione con la percentuale di chiamate di continuità assistenziale più alta: è oltre del 30 percento.

Ora speriamo che queste iniziative, alcune considerazioni nate dalla stessa, su come incentivare la continuità assistenziale non finiscano nel cassetto come quelle sulle USCA o sui Covid hôtel per poi poterle prendere in considerazione non quando saremo in uno stato di emergenza ma da subito. Siamo in una fase di pianificazione della sanità e questo è il momento migliore per confrontare anche le nostre idee.