Oggetto del Consiglio n. 1031 del 17 novembre 2021 - Resoconto
OGGETTO N. 1031/XVI - Interrogazione: "Azioni volte ad assicurare un servizio medico e psicologico adeguato all'interno della Casa circondariale di Brissogne".
Bertin (Presidente) - Punto n. 12 dell'ordine del giorno. Per il Governo risponde l'assessore Barmasse.
Barmasse (UV) - Con riferimento all'oggetto dell'interrogazione il cui tema è stato già più volte argomento di discussione da parte di quest'Assemblea, ritengo anzitutto prioritario, necessario e imprescindibile fare richiamo all'importante principio di parità di trattamento in materia di assistenza sanitaria tra detenuti e i cittadini in stato di libertà, per cui la condizione di restrizione non fa della popolazione carceraria una popolazione di per sé automaticamente malata.
Ai sensi del decreto legislativo n. 230/1999, articolo 1, i detenuti e gli internati hanno infatti diritto, al pari dei cittadini in stato di libertà, all'erogazione delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazioni efficaci e appropriate sulla base degli obiettivi di salute dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), tra cui deve essere annoverata la possibilità di accesso al Pronto Soccorso.
Si precisa che i detenuti fruiscono di un particolare codice di esenzione F01 valido per qualsiasi prestazione venga loro erogata all'interno e all'esterno dell'istituto di detenzione, contrariamente al resto della popolazione che contribuisce ordinariamente, tramite ticket, alla spesa della prestazione ricevuta salvo i casi di esenzione per età, reddito e patologia.
Si porta altresì l'attenzione sul DPCM del 1° aprile 2008 che all'allegato A definisce che l'assistenza sanitaria è organizzata secondo principi di globalità dell'intervento sulle cause di pregiudizio della salute, di unitarietà dei servizi e delle prestazioni, di integrazione dell'assistenza sociale e sanitaria e di garanzia della continuità terapeutica.
Presso la Casa circondariale di Brissogne tutti i detenuti nuovi giunti dall'esterno tradotti da altri istituti sono sottoposti a visita in cui vengono rilevati anche gli eventuali rischi che possono pregiudicare la loro e l'altrui salute tenendo conto delle terapie già in atto.
Stante quanto premesso, ricordo che il tema oggetto di esame fa capo al decreto legislativo 26 ottobre 2010 n. 192 per cui le funzioni in materia di assistenza sanitaria svolte dall'Amministrazione penitenziaria ai detenuti e agli internati nel territorio regionale e più nello specifico agli ospiti della Casa circondariale di Brissogne sono state trasferite dal Ministero della giustizia alla Regione autonoma Valle d'Aosta. Tale trasferimento è stato reso esecutivo con DGR n. 1850 del 10 dicembre 2015 in recepimento dell'accordo sul documento "Linee guida in materia di modalità di erogazione dell'assistenza sanitaria negli istituti penitenziari per adulti, implementazione delle reti sanitarie regionali e nazionali" approvato dalla Conferenza unificata in data 22 gennaio 2015, l'approvazione di direttive all'Azienda USL della Valle d'Aosta in materia di sanità penitenziaria attraverso la quale la Regione ha, a sua volta, trasferito le competenze sanitarie proprie all'Azienda USL della Valle d'Aosta.
Riprendendo i contenuti della DGR del 2015, la n. 1850, si osserva che nello specifico la medesima prevede l'assistenza medica di base, medico di sanità penitenziaria, presenza in sede in orario 08:00-18:30 con mezz'ora di pausa dal lunedì al venerdì, dalle 08:00 alle 14,00 sabato, domenica e festivi, l'intervento su chiamata del medico di continuità assistenziale nelle restanti ore al pari di ogni altro cittadino. L'assistenza infermieristica per 24 ore giornaliere, 365 giorni all'anno e adeguata assistenza specialistica.
Si desume da quanto riportato che i LEA sono pienamente erogati al pari di come sono garantiti a tutti i cittadini.
Per quanto attiene alla presenza in sede del medico nelle ore notturne, questo non risolverebbe l'accesso dei detenuti che ne necessitino al Pronto Soccorso. L'infermiera è operatore laureato ha le competenze per stabilire quando il soggetto ha necessità di intervento ed è sminuente nei confronti di questa professione affermare che non risolve alcuna criticità garantendo la sola somministrazione dei farmaci, a cui tempo addietro provvedevano gli agenti di Polizia penitenziaria privi di formazione significa.
La presenza di un medico, qualora un detenuto inghiotta a scopo anticonservativo o dimostrativo pile o lamette, non eviterebbe in alcun modo l'invio al Pronto Soccorso.
Nel caso in cui un detenuto si procuri dei tagli, l'infermiere è perfettamente in grado di verificare la profondità delle ferite, applicare qualora siano superficiali steri-strip, medicare e monitorare il sanguinamento con eventuale sutura da parte del medico il giorno successivo. Inoltre, attraverso la chiamata alla CUS, in caso di necessità, viene effettuato il dispatch, ovvero la spedizione e inviato un mezzo idoneo rispetto ai sintomi lamentati.
Per completezza informativa riferisco inoltre che, a seguito di numerosi confronti avvenuti nel corso degli anni 2019 e 2020 tra l'Amministrazione regionale e il Ministero della giustizia, è stato aggiornato il testo del protocollo d'intesa avente a oggetto la Casa circondariale di Brissogne.
Tale protocollo, trasmesso all'Amministrazione regionale, da ultimo nella sua versione definitiva da parte del provveditore reggente del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, Provveditorato regionale del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta Pierpaolo D'Andria nel mese di luglio 2021 è oggi posto alla firma del Ministro della giustizia e dedica un articolo intero, l'articolo 2, al tema dell'assistenza sanitaria socio-riabilitativa. Il comma 2 dell'articolo 2, nel ribadire rapporti regolatori tra i diversi livelli di Governo in materia carceraria, specifica che la Regione recepisce le indicazioni e le disposizioni emanate a livello centrale in materia di assistenza sanitaria penitenziaria e impartisce in tal senso le direttive e gli indirizzi all'Azienda USL della Valle d'Aosta, la quale esercita le funzioni in materia di medicina e sanità penitenziaria a livello regionale.
Al comma 5 dell'articolo 2 del protocollo d'intesa si chiarisce altresì che la Regione si impegna, sulla base delle proposte formulate, a una specifica Commissione Paritetica composta da rappresentanti dell'Assessorato regionale competente in materia di sanità, dal Provveditorato regionale Dipartimento Amministrazione penitenziaria, dall'Azienda USL della Casa circondariale di Brissogne a impartire opportune direttive all'Azienda USL della Valle d'Aosta affinché la medesima provveda a svolgere una serie di importanti azioni, tra le quali: individuare il Responsabile del presidio sanitario all'interno della Casa circondariale - in merito informo che il Responsabile Direttore sanitario è già stato individuato con opportune delibere aziendali nel marzo 2021 nella persona della dottoressa Marina Tumiati, specialista in medicina legale e responsabile di medicina preventiva. A norma della DGR n. 1850/2015 la stessa è stata anche individuata per far fronte alla richiesta di prestazioni medico-legali a favore del personale della Polizia penitenziaria -; garantire la copertura del servizio sanitario H24 - attualmente il servizio sanitario è garantito tramite appalto in scadenza il 22 novembre 2022, che prevede in struttura la presenza H24 dell'infermiere e H12 del medico -; individuare interventi migliorativi in termini di prestazioni specialistiche con particolare attenzione a progetti di telemedicina e teleconsulto nel rispetto delle risorse finanziarie riducendo le visite ospedaliere. In particolare, riguardo al servizio psicologico, presente anni orsono, poi sospeso anche a causa del noto stato pandemico, si specifica che sono presenti per 20 ore settimanali due psichiatri e anche psicoterapeuti, che supportano i detenuti con problematiche sia psichiatriche che psicologiche sia legate a tossicodipendenza.
Da ultimo informo che, nell'ottica del miglioramento delle prestazioni specialistiche, in data 16 ottobre 2021 il Direttore sanitario della Casa circondariale, coinvolgendo una specialista infettivologa sempre dell'Azienda USL, in accordo con la Direzione della Casa circondariale e del Comandante della Polizia penitenziaria, ha tenuto un incontro con i detenuti al fine di implementare la campagna vaccinale per i detenuti stessi. L'occasione è stata anche un'opportunità per i detenuti che hanno potuto ricevere risposta a numerose richieste in tema vaccinale, di green pass e più in generale in materia di problematiche infettivologiche.
Un'altra iniziativa che ritengo importante comunicare riguarda gli incontri effettuati, con cadenza mensile, tra la Direzione della Casa circondariale, la Direzione della Polizia penitenziaria, la Direttrice sanitaria della Casa circondariale nominata dall'Azienda USL per integrare e aggiornare le problematiche emergenti sia in termini di rischio suicidario, sia in termini di gestione emergenza sanitaria Covid-19, sia in termini di rischio clinico.
Con riferimento, infine, alle iniziative volte a sollecitare gli Enti locali per la redazione dei progetti che possono portare all'impiego dei detenuti per lavori di pubblica utilità, informo che il Dipartimento politiche sociali, nell'ambito delle attività del piano di zona, ha avviato due progettualità a valere sui fondi della Cassa delle ammende in partnership con il Dipartimento del lavoro e della formazione con la Casa circondariale di Brissogne, l'Ufficio di esecuzione penale esterna e il Centro per la giustizia minorile del Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta e il CELVA. Nello specifico, le azioni intraprese sono volte a potenziare i percorsi formativi in favore dei detenuti e i progetti di reinserimento occupazionale e lavorativo. Nel corso dell'anno 2021 è stato realizzato un percorso formativo all'interno dell'istituto che verrà riproposto nel corso dell'anno 2022 e che ha coinvolto dieci detenuti per un totale di 26 ore.
Sono stati, inoltre, avviati dieci percorsi di tirocinio che hanno coinvolto sia persone in esecuzione penale esterna che detenuti che hanno ottenuto, grazie alle suddette progettualità, l'autorizzazione da parte del Magistrato di sorveglianza a terminare la rispettiva pena agli arresti domiciliari.
Gli inserimenti lavorativi sia presso gli Enti locali che presso le aziende del territorio hanno subito un rallentamento a causa della pandemia e delle relative misure di contenimento, ma la collaborazione avviata permetterà di potenziare l'integrazione tra il territorio e la Casa circondariale.
Presidente - Per la replica, ha chiesto la parola il consigliere Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Prima di cominciare con la mia risposta, desidero soffermarmi su alcune parole che ha espresso l'Assessore pochi minuti fa. Lei nella sua risposta ha dato come per assodato, o forse ha risposto non so a quale iniziativa, che io avessi affermato nella mia iniziativa che il personale infermieristico si limita a somministrare farmaci e basta. Io non ho scritto, né detto, né pensato niente di tutto ciò, quindi io chiederei magari, se lei ha pensato questo e mi ha attribuito queste frasi, di dire a chi le ha scritto l'intervento che forse dovrebbe leggere meglio l'iniziativa la prossima volta.
Secondo: quello che io ho scritto nella mia iniziativa relativamente alla questione dell'assistenza medica all'interno della struttura è questo: è stata più volte manifestata l'assenza del personale medico dopo le ore 20:00. Da quello che ci ha detto adesso è dopo le ore 18:30, quindi abbiamo detto semplicemente qualcosa che corrisponde al vero e ho scritto: "questa mancanza è conosciuta dai detenuti che approfittano della summenzionata assenza per creare disagi. Per intervenire dopo le ore 20:00 viene chiamata la guardia medica esterna che viene così sottratta al servizio della collettività" e lei mi conferma che effettivamente c'è l'intervento su chiamata. Ora, mi corre l'obbligo di ricordare che quest'Aula è stata testimone, e ho letto anche alcuni comunicati stampa, dell'assenza e della carenza di guardie mediche sul territorio. Allora se lei mi dice che c'è l'intervento della guardia medica all'interno della struttura, confermiamo ulteriormente questo dato, cioè che, se c'è una necessità, bisogna chiamare la guardia medica distraendola dall'assistenza di altre persone.
C'è poi una terza criticità che io le ho elencato e che lei ha fatto finta di non vedere: il trasferimento di un detenuto al Pronto Soccorso - sappiamo benissimo che è un suo diritto, e ci mancherebbe altro -, che crea una paralisi dello stesso, soprattutto quando si tratta di collaboratori di giustizia, perché lei deve sapere che un collaboratore di giustizia che viene tradotto in Pronto Soccorso significa che quest'ultimo deve essere sgombrato perché non ci può essere nessuno a parte lui e deve essere piantonato dal personale. Questo significa interrompere un servizio. Assessore quindi la mia domanda era assolutamente centrata, lei però su questo non ha risposto e ha detto semplicemente: "ah sì, c'è l'infermiere, c'è il medico e nel caso si porta in Ospedale", quindi questa criticità rimane.
Sul servizio di assistenza alla sigla del protocollo del rischio suicidario era stata chiesta un'integrazione del servizio psicologico, io le ho chiesto se essa è stata accordata o meno e lei ci ha detto che ci sono venti ore di servizio per i detenuti. Io in questa interrogazione però le ho chiesto anche se c'era la possibilità di avere un servizio per la Polizia penitenziaria e il personale amministrativo, perché il carico che queste persone affrontano è molto pesante e la fornitura di un servizio che li possa aiutare è richiesta da tutto il personale, se avete fatto degli incontri, non possono non avervene parlato! Il fatto quindi che ci siano venti ore la settimana ma che non si parli di agenti di Polizia evidentemente è un problema perché abbiamo delle persone che affrontano criticità tutti i giorni con criminali, persone che aggrediscono, persone che si tagliano, persone che insultano, persone che fanno pressione, il che evidentemente deve essere in qualche maniera supportato.
Terza questione: ci ha decantato i risultati della collaborazione con il carcere. La collaborazione sono dieci detenuti che hanno fatto 26 ore in un anno. Caspita, non si saranno mica ammazzati di lavoro? Saranno stanchi morti dopo queste 26 ore in un anno, avranno quest'anno per riposarsi e magari riprendersi per l'anno prossimo e ne faranno 27. Noi dobbiamo persone che costano alla collettività 45 euro a persona al giorno, che devono restituire quello che chiaramente spendono della collettività, quindi più persone lavorano e più queste persone possono pagare i loro costi all'interno della struttura o queste persone le facciamo lavorare, altrimenti sono un costo e basta. Siccome sono già lì che hanno chiaramente molto tempo libero e più tempo libero si lascia e più l'ozio - e questo lo dicono tutte le Forze di Polizia - produce chiaramente un effetto distruttivo perché hanno il tempo dell'ozio per trovare modi per angariare il prossimo, sia il loro vicino di cella, sia l'agente di Polizia penitenziaria, più noi occupiamo il loro tempo, più loro potranno restituire alla comunità quello che gli hanno tolto, più potranno spendere meno i soldi dei cittadini e più potranno lasciare tranquille le Forze di Polizia. Ci rifletta.
