Oggetto del Consiglio n. 925 del 7 ottobre 2021 - Resoconto
OGGETTO N. 925/XVI - Interpellanza: "Mantenimento della scuola dell'infanzia pubblica di Perloz".
Bertin (Presidente) - Punto n. 30 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, il consigliere Lavy ne ha facoltà.
Lavy (LEGA VDA) - Trattiamo ora un tema che magari potrebbe essere visto come circoscritto a un fatto comunale, ma in realtà purtroppo denota quelli che sono gli effetti degli ultimi decenni, potremmo dire, di spopolamento della montagna, di calo demografico e magari di scarsa attenzione, da un certo senso, per le scuole di montagna. L'oggetto di questa interpellanza è la scuola d'infanzia di Perloz, che purtroppo da diversi mesi è alla ribalta proprio perché ci sono pochi bambini a Perloz, alcuni hanno deciso di mandare i propri ragazzi a Pont-Saint-Martin e dunque si è posto il problema della chiusura o meno della scuola stessa.
Per fortuna ad oggi la scuola di Perloz non è chiusa, ma semplicemente perché - è assolutamente da ammirare il ruolo del Sindaco che si è battuto in maniera molto forte per mantenere la scuola di Perloz - la scuola stessa è stata bene o male "privatizzata" con l'intervento di una cooperativa.
È ovvio che a livello regionale un fatto del genere, che può essere visto come una vittoria dal punto di vista del Comune, in sé è un fallimento, perché dimostra che purtroppo il pubblico, la Regione, magari non ha fatto ciò che doveva fare o comunque non ha gestito nel migliore dei modi la situazione, pur essendo una situazione molto difficile proprio perché i bambini non è che si possono inventare da un giorno all'altro. Quello della scuola di Perloz non è neanche un modello replicabile ovunque, perché ci sono anche altre situazioni in cui il calo demografico purtroppo fa sì che ci si ponga degli interrogativi sull'esistenza o meno continuativa di una scuola, però era un pochino per fare chiarezza questa interpellanza, anche per capire che ruolo ha avuto la Regione nel rendersi parte attiva o meno riguardo alla gestione della scuola stessa o comunque della problematica.
Con questa interpellanza le chiedo bene o male quale è stata l'evoluzione nell'ultimo anno dei fatti riguardanti la scuola di Perloz, come la Regione si sia fatta parte attiva e quali siano le prospettive per il futuro della scuola regionale di Perloz, semplicemente perché purtroppo ci sono anche altri casi, e questo non vorrei che potesse diventare un precedente "pericoloso", perché per carità, va benissimo l'intervento dei privati, ma sappiamo benissimo che questa non può essere una questione funzionale anche ad altri territori.
Presidente - Risponde l'assessore Caveri.
Caveri (VdA Unie) - Prima di trattare il caso specifico di Perloz, vorrei ricordare che il continuo calo demografico e il basso tasso di natalità, quindi la risposta precedente è stata propedeutica al segnalare questo fatto, stanno determinando situazioni di plessi, per ora in particolare della scuola dell'infanzia, ma poi ci sarà il rinculo sulla scuola primaria e di secondo grado, in cui il numero di bambini iscritti non raggiunge il numero prescritto affinché il plesso possa concorrere alla determinazione dei posti di organico. I bambini iscritti sono comunque considerati, ai fini della determinazione dei posti della dotazione organica complessiva regionale e sono ricondotti al plesso viciniore, dove contano ai fini dell'assegnazione dei posti di organico. Sostanzialmente, se una scuola chiude per mancanza di numeri e la si sposta altrove, comunque aumenta il numero degli insegnanti nel plesso vicino.
Come già evidenziato, i criteri e i parametri di definizione degli organici dei posti di insegnamento nella nostra regione sono diversi e assai migliorativi rispetto a quelli nazionali, e sono volti sia all'aumento, all'ampliamento dell'offerta formativa, sia anche alla tutela delle cosiddette scuole di montagna. Per l'infanzia il numero minimo di iscritti per il funzionamento di un plesso è pari a dieci bambini, ridotto a cinque per le scuole di montagna situate oltre i 1000 metri di altitudine e che distano più di 5 chilometri dalla scuola regionale più vicina.
Già dal 2009, grazie a un accordo sottoscritto fra l'amministrazione scolastica e le organizzazioni sindacali, sull'utilizzo delle risorse finanziarie previste dalla legge regionale 18 del 2005, in sede di adeguamento dell'organico di diritto alla situazione di fatto, le scuole ubicate in zone montane con significative difficoltà di collegamento con le sedi vicine possono funzionare con tre alunni iscritti, in luogo dei cinque ordinariamente prescritti per le scuole di montagna, nel limite massimo di sei unità docenti. Nel 2018, con successivo accordo, tali disposizioni sono state estese, fermo restando il limite di sei unità docenti, a tutte le altre scuole uniche di montagna sopra i 1000 metri e oltre i 5 chilometri da altra scuola, e anche alle scuole uniche di montagna che accolgono bambini residenti in comuni situati oltre i 1000 metri di altitudine con cinque iscritti invece dei dieci ordinari.
Per rispondere ai bisogni del territorio, come segnalato dai sindaci, a gennaio di quest'anno abbiamo sottoscritto, con alcune difficoltà devo dire, una intesa con le organizzazioni sindacali scolastiche regionali per gli anticipi alla scuola dell'infanzia. Si tratta di una sperimentazione per l'anno scolastico 2021-2022 che consente, nel rispetto delle finalità educative e formative della scuola dell'infanzia, l'anticipo alla scuola dell'infanzia per i bambini che compiono tre anni di età entro il 30 aprile 2022, nei plessi dei comuni fino a 700 abitanti, prioritariamente laddove non siano presenti strutture o servizi dedicati alla prima infanzia, previa valutazione da parte dell'istituzione scolastica, di concerto con l'ente locale, dell'offerta educativa dei servizi di prima infanzia sul territorio. Le iscrizioni di questi bambini, che sono chiamati anticipatari, concorrono alla determinazione dei posti dell'organico da assegnare all'istituzione scolastica. In soldoni qual era il problema? Visto che fuori Valle questi anticipatari nella scuola nazionale venivano presi e da noi non venivano presi, questo significava che soprattutto in bassa Valle, specialmente nella Valle del Lys, molti iscrivevano i bambini a Quincinetto o a Carema e questo significava farli uscire dal sistema scolastico regionale.
Venendo alla situazione del plesso di Perloz, dell'Istituzione scolastica Walser e Mont Rose B, oggi dedicata a Elio Reinotti, si fa presente che i bambini iscritti per l'anno scolastico 2021-2022 erano sei, di cui tre con meno di tre anni. Essendo inferiore ai dieci prescritti, perché Perloz non è una scuola di montagna in quanto non è sopra i 1000 metri, gli stessi sono stati ricondotti alla scuola viciniore di Pont-Saint-Martin Prati Nuovi, dove hanno concorso a determinare il numero di posti da assegnare al plesso.
È stato molto difficile incontrare il Sindaco; questa è una scuola che, tra l'altro, è stata di recente ristrutturata, quindi si sono spesi anche dei soldi. Il problema, l'ha già segnalato lei, è che i numeri a Perloz c'erano e che purtroppo, malgrado la moral suasion delle autorità comunali, molti hanno preferito portare i bambini altrove per motivi prevalentemente di lavoro, perché magari lavorano nella plaine e quindi scendono giù. Devo dire, per esempio, che nella scuola il Pontey c'era esattamente la stessa situazione: lì il Sindaco e l'amministrazione comunale sono riusciti nell'intento di convincere le persone rispetto al danno che ci sarebbe stato con la chiusura della scuola materna.
L'istituzione scolastica di Pont-Saint-Martin nella sua autonomia ha ritenuto non sussistessero le ragioni dal punto di vista pedagogico didattico - perché io devo dirvi che i dirigenti scolastici e gli insegnanti, quando ci sono scuole vicine e non la situazione di scuole di montagna, sono molto critici rispetto al fatto di avere delle materne con pochissimi bambini, per la semplice ragione che questo pesa comunque sul loro sviluppo; questo lo dicono loro che sono esperti di pedagogia e non il sottoscritto - per togliere risorse al plesso di Pont-Saint-Martin e consentire il funzionamento di quello di Perloz. Il Comune, dopo tale scelta da parte dell'istituzione scolastica, ha valutato autonomamente - ribadisco: autonomamente - di attivare un progetto educativo sperimentale tramite la cooperativa con metodo Montessori, di cui noi siamo venuti a conoscenza nei giorni scorsi tramite i giornali.
Come detto, non si tratta di salvare l'una piuttosto che l'altra scuola dell'infanzia che non raggiunge il numero di iscritti necessari per poter funzionare. Come dicevo, prima la questione è legata al calo demografico. La Giunta regionale, come ricordavo prima, ha previsto questo studio demografico per capire come sarà nell'arco dei prossimi dieci anni l'evoluzione, specie ma non solo, in età scolastica; ci dedicheremo anche alle persone anziane che ovviamente saranno un problema: il contraltare rispetto alla diminuzione dei bambini sarà la crescita delle persone anziane. A breve sarà avviato un tavolo di confronto con esperti e organizzazioni sindacali scolastiche regionali per monitorare la sperimentazione degli anticipatari, perché purtroppo in una vasta zona della Valle, in particolare la comunità montana Monte Cervino, purtroppo per una serie di dinamiche che io non ho condiviso, a un certo punto le autorità scolastiche non hanno accettato di fare la sperimentazione; speriamo che ci si possa tornare sopra, perché sicuramente è stato un elemento negativo, e anche in parte nella comunità montana Evançon.
Come è emerso dagli incontri effettuati con il Comune - rispondo all'ultima domanda, cioè "ce la faremo a riaprire la scuola?" - e con l'istituzione scolastica di riferimento, si dice - speriamo - che nel 2022-2023 i bambini iscritti potranno raggiungere di nuovo le dieci unità e quindi la scuola di Perloz potrà nuovamente funzionare. Particolarmente importante sarà il lavoro di orientamento da svolgere sul territorio da parte degli enti locali e della scuola, per portare un maggior numero di famiglie a riflettere sul loro progetto di vita, cioè a valutare l'opportunità di frequentare una scuola di paese, che è un fatto importantissimo, lo abbiamo vissuto ciascuno di noi nella propria realtà, e tra l'altro - nel caso della scuola di Perloz - hanno la cuoca che cucina, c'è una scuola ristrutturata di recente immersa nel verde, però ci sono dei fenomeni che dovremmo osservare. Noi quest'anno abbiamo tenuto aperto per un pelo la scuola materna che si trova sulla collina di Quart, abbiamo dovuto chiudere la scuola materna regionale di Saint-Vincent, perché lì l'offerta è molto ricca, c'è la scuola materna di Moron, quella della collina, che attualmente è in paese per via di una ristrutturazione edilizia, abbiamo dovuto chiudere la scuola materna regionale di Courmayeur, perché tutti si iscrivono alla scuola paritaria, quindi anche nel rapporto con le scuole paritarie che spesso attraggono moltissimo, come capita anche a Saint-Vincent, bisognerà fare qualche riflessione. Ma il dato capitale, e su questo concludo veramente, è che questo studio ci consentirà di capire come questa catena di diminuzione demografica andrà ad avere una conseguenza, oggi sulle materne, domani sulle primarie, poi sulle secondarie e poi in prospettiva sull'intera comunità valdostana e sulla sua vitalità.
Presidente - Per la replica il consigliere Lavy, ne ha facoltà.
Lavy (LEGA VDA) - Partiamo dal contesto generale: il calo demografico, lo spopolamento della montagna. Qui sembra che questi fenomeni siano irreversibili: non è così! Ovviamente, se si analizzano certe tendenze...
Interruzione fuori microfono
... assolutamente sì, ma non per forza questo deve essere fatto con il fare i figli in un determinato territorio, perché la gente si può anche spostare.
Se vediamo oggi la conformazione della Regione Valle d'Aosta abbiamo una plaine che è satura e i luoghi montani meno. Ora, il Covid ha mostrato che un ritorno alla montagna è possibile, perché chi vive nelle città ha capito che la vita in città non vale quanto quella della montagna. Bisogna però incentivare questo genere di spostamento, di ritorno alla montagna, ma questa è una questione generale.
Per risolvere un problema riguardo alla montagna servono essenzialmente due cose: la conoscenza del territorio e le idee. Qui purtroppo - adesso le spiegherò perché - mi sembra che da questo punto di vista il suo operato in questo caso, riguardante la scuola di Perloz, sia stato un pochino carente.
Io mi sono stupito quando, in occasione dell'inaugurazione dell'anno scolastico a Cogne lei ha detto, se n'è uscito con questa frase, "La scuola del futuro in Valle d'Aosta manterrà le realtà di media montagna"; e sono d'accordo, sono assolutamente d'accordo. Il problema, però, è che nei fatti questo non si è concretizzato, e adesso le dico il perché.
Riguardo alla scuola di Perloz, per la prima volta ci poteva essere un'inversione di tendenza: la conoscenza del territorio. Perloz dista da Pont-Saint-Martin circa dieci minuti, 5 chilometri, quindi non è lontano. L'istituzione scolastica è la stessa, però manca una parte, mancano delle idee. Fra le idee che sono uscite una è stata, visto che l'istituzione scolastica è la stessa, di fare a rotazione e portare una sezione di Pont-Saint-Martin, visto che ci sono diverse sezioni, per qualche mese a Perloz, proprio perché, come ha detto lei: la scuola di Perloz è immersa nel verde, c'è la cucina, c'è un altro tipo di ambiente, è un valore! La scuola di montagna è un valore! E a rotazione queste sezioni potevano fare diversi mesi in montagna. Questo la preside l'ha ritenuto assolutamente fattibile, anche perché il problema del trasporto non c'era, essendoci il pulmino. E sa chi l'ha proposta questa idea alla preside? Il sottoscritto.
Il sottoscritto è andato a incontrare sia la Sindaca di Perloz, che ringrazio per la sua disponibilità e per la sua voglia di mantenere la scuola, e anche la preside, che pure lei ringrazio proprio perché ha accolto molto favorevolmente quest'idea di dire: "Sì, è una cosa che può essere fattibile, perché per la prima volta una scuola di montagna può essere vista come un valore, non come un peso"! Perché purtroppo adesso, se si va a vedere nella storia recente in Valle d'Aosta, sono sempre stati quelli della montagna che si sono dovuti spostare verso il basso. In questo caso per la prima volta poteva esserci un'inversione di tendenza.
Ora, per fortuna la questione non è del tutto terminata, proprio perché certi ragionamenti si possono fare soprattutto verso l'anno prossimo, ma il fatto qual è? È che bisogna volerle certe cose. Il fatto di dire: noi valorizziamo la scuola di montagna perché il metodo di insegnamento, perché la vita nella scuola di Perloz per i bambini è migliore, deve essere una scelta politica che, sì, deve prendere il Comune, ma si deve prendere anche a un livello un pochino più alto. E le condizioni sono fattibili, perché la preside dell'istituzione scolastica non si è inventata delle cose: se non era fattibile me l'avrebbe detto senza nessun tipo di problema.
Ecco perché questo della scuola di Perloz è un ragionamento che in realtà si astrae dalla concezione stessa della scuola di Perloz, perché è un ragionamento che deve essere fatto su tutto il livello regionale. Non è più ammissibile continuare con la politica di dire: portiamo i bambini che sono in montagna giù. Non è più ammissibile, perché altrimenti è ovvio che la montagna si spopola, è ovvio che i Comuni muoiono. All'inizio questo genere di scelte può essere assolutamente impopolare, perché la gente può dire: "Eh ma, cavolo! È molto meglio avere un ambiente più grande, è molto meglio anche per comodità portare i bambini verso il basso proprio perché ci sono diversi servizi", di qui, di là, di su e di giù. Ma se c'è un'organizzazione a monte, se c'è un valore di comunicazione per cui si dice: no, l'insegnamento in certe zone è migliore, è un valore, allora si vede che nel medio termine anche le persone più scettiche poi queste cose le capiscono. Ed ecco che, sì, poi la montagna può tornare a essere protagonista, perché qualcuno magari, visto che manda i bambini a scuola in montagna, può decidere di trasferirsi. È tutta una questione che ovviamente deve evolversi, ma se non c'è a monte una volontà, non si fa niente. Quindi, assessore, meno twit, più idee, più lavoro!
Presidente - Per fatto personale, l'assessore Caveri.
Caveri (VdA Unie) - Peccato che la dirigente scolastica così brillante nell'incontro con lei, non abbia mai proposto a nessuno questa soluzione dell'ascensore verso Perloz.
