Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 924 del 7 ottobre 2021 - Resoconto

OGGETTO N. 924/XVI - Interpellanza: "Incentivazione dell'attività di sensibilizzazione indirizzata all'orientamento verso il percorso di studi proposto dall'Institut agricole régional".

Bertin (Presidente) - Alla presenza di 35 consiglieri, possiamo dare avvio ai lavori del Consiglio. Ieri sera ci siamo fermati al punto n. 28, riprendiamo con il punto n. 29 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione dell'interpellanza, il consigliere segretario Distort ne ha facoltà.

Distort (LEGA VDA) - Buona giornata colleghe, colleghi e chi ci segue da casa. "Il buongiorno si vede dal mattino": spero che questa interpellanza possa essere all'altezza di questo detto. Forse in modo un po' irrituale questa interpellanza non va a segnalare qualcosa che non funziona, ma va a trattare esattamente qualcosa che sta funzionando molto bene, che ha dimostrato di funzionare bene. Parliamo dell'Institut agricole régional, di tutta quell'eredità accademica che l'Institut, a partire da quando nel 1951 l'allora Giunta regionale aveva dato incarico alla congregazione dei canonici del Gran San Bernardo di occuparsi di una scuola di agricoltura, è riuscito a dare al nostro territorio. Indubbiamente, fuori da ogni dubbio e penso sia assolutamente opinione condivisa da chiunque abbia un minimo di conoscenza del settore, l'Institut è riuscito a essere avanguardia, tra l'altro è quello che succede quando si mettono insieme studio, approfondimento, ricerca, sperimentazione, intelligenza, passione; è facile che tutti questi ingredienti generino le condizioni per un'avanguardia; un'avanguardia del rispettivo settore e così è stato. E permettetemi, un po' per la mia impostazione di stampo cattolico, questo è né più né meno che il frutto e la concretizzazione della dottrina sociale della chiesa, che vede l'umano ingegno che è messo in campo attraverso quella dimensione, quel pathos spirituale che rafforza e che porta a una dimensione decisamente più profonda e superiore i risultati.

Questo ruolo di avanguardia nel settore è successo soprattutto nell'ambito della vinificazione. Io appartengo a quella generazione che ha assistito al passaggio da una vinificazione di tipo puramente di autoconsumo e, laddove non c'era autoconsumo, il livello e la qualità del prodotto del mondo vitivinicolo comunque non riusciva a raggiungere livelli qualitativi significativi. Ora tutta questa attività didattica dell'Institut agricole ha fatto sì che si diffondesse un virtuoso conoscere, un approccio verso un settore dell'attività agricola e si raggiungessero livelli di eccellenza.

In questa sorta di sillogismo, la prima premessa è il livello qualitativo raggiunto da un settore produttivo del nostro territorio a opera della capacità di guida di una struttura scolastica, che non è chiaramente soltanto attività didattica ma, come detto, anche capacità di vero e proprio supporto scientifico, ricerca, spinta altresì della dimensione imprenditoriale. Questa è la prima premessa.

La seconda premessa è il fatto che, analizzando l'attività attuale dell'Institut, veniamo a conoscenza del fatto che esiste un cosiddetto numero chiuso. Il numero chiuso di per sé non è un aspetto negativo, tutt'altro: il numero chiuso è un aspetto che genera la selezione, il discernimento, la scelta e quindi spinge all'eccellenza. Ovviamente l'altro aspetto del numero chiuso è puramente organizzativo: è chiaro che ci sono dei limiti logistici per poter gestire un'attività didattica. L'attività didattica in una struttura scolastica non è un qualcosa che si può estendere o diminuire a piacimento come un elastico, deve ovviamente seguire le regole di una organizzazione logistica, però questo aspetto mi fa riflettere ed è proprio da esso che nasce lo spirito di questa interpellanza.

Noi da un lato diciamo: abbiamo l'Institut che ha forte eccellenza, che va non solo dal punto di vista formativo didattico, ma entra nel mondo della produzione, nel tessuto economico addirittura; dall'altro abbiamo un numero chiuso. Allora, ciò che mi chiedo è proprio la ragione di questa interpellanza che poi viene esplicitata nelle domande, la necessità di avere dei dati, conoscere per agire o per proporre ulteriormente un nuovo oggetto da presentare in Consiglio con una progettualità. Mi chiedo se questo numero chiuso innanzitutto oggi ci permetta di leggere quante persone, quanti ragazzi e ragazze sono esclusi, per capire un dato numerico e capire se questo dato numerico è significativo oppure no, per poter pensare anche a una revisione, una riforma, una riorganizzazione, un ampliamento, un potenziamento che sarà poi tutto da decidere come costruirlo dal punto di vista progettuale. Poi, se questo numero di studenti che non è ammesso invece rimane abbastanza esiguo, ma a monte potrebbe esserci una sensibilizzazione che viene operata a livello della scuola media, in vista proprio del percorso di orientamento che è previsto per gli studenti, allora andando a potenziare, ad approfondire e aumentare la sensibilizzazione su questo settore, si potrebbe pensare di aumentare la platea e quindi di raggiungere quei livelli, quei numeri che permettono questo passaggio di potenziamento; sempre - e preciso sempre - nel criterio dell'eccellenza, della forte motivazione, non un estendere per diminuire l'intensità, ma estendere per moltiplicare le intensità, in modo tale che, quale sarebbe l'obiettivo finale, cioè la visione a medio termine?

La visione è il fatto di poter pensare che un maggior numero di studenti e quindi di risorse intellettuali che, a parità o addirittura migliorando ancora di più il livello qualitativo di approfondimento di formazione, possano essere proposti al mondo dell'attività lavorativa, possano generare quell'impulso di intelligenze che si mettono in moto anche per altri settori, per tutti i settori che riguardano il grande ambito dell'agricoltura e dell'allevamento. Tra l'altro, è un ambito che ha bisogno nella nostra realtà territoriale di un impulso dal punto di vista imprenditoriale, dal punto di vista accademico, dal punto di vista scientifico, dal punto di vista organizzativo, da tutta una serie di punti di vista che potrebbero permettere di far passare la nostra economia rurale da un livello di sussistenza a un livello di imprenditorialità, sfruttando le tipicità e gestendo esattamente i limiti del nostro territorio.

Quindi detto questi sono i quesiti dell'interpellanza. Primo, quali sono i dati relativi agli ultimi cinque anni in merito al numero di candidati al primo anno dell'Institut agricole régional e il rispettivo numero di candidati che non hanno superato l'esame di ammissione, con la specifica delle motivazioni di diniego; nei limiti della privacy, cioè per capire un attimino quali sono orientativamente i motivi di diniego. Secondo, se è prevista un'attività di sensibilizzazione indirizzata all'orientamento verso gli studi proposti dall'Institut agricole durante il periodo di svolgimento delle scuole secondarie di primo livello e, in caso, con quali modalità. Terzo, se rispetto alle attuali dinamiche di sensibilizzazione all'orientamento verso un percorso di studi nel settore dell'agricoltura e dell'allevamento sia nell'intenzione dell'attuale Governo, in sintonia chiaramente con l'autonomia della direzione dell'istituto, incentivare gli effetti di tale sensibilizzazione, al fine di accrescere il numero di studenti che scelgono tale tipo di percorsi di studi.

Presidente - Risponde l'assessore Caveri, ne ha facoltà.

Caveri (VdA Unie) - La ringrazio anzitutto consigliere Distort per aver ricordato la storicità dell'école, perché fu una grande intuizione all'inizio degli anni cinquanta la scelta di coinvolgere les chanoines du Saint Bernard, fu una scelta della Giunta Caveri che aveva piena consapevolezza all'epoca di come, nel solco di una lunga tradizione iniziata con i comices agricoles, ci fosse la necessità di dare una professionalizzazione sempre più forte al settore agricolo. Come lei sa poi nel tempo purtroppo, a causa della crisi delle vocazioni, piano piano i canonici ci hanno lasciato, anche se poi continuiamo ad avere un rapporto con loro, perché tutta la zona di Montfleury, come lei sa, è in capo a una proprietà dei canonici stessi.

Rispondo alle sue domande e poi farò una considerazione finale. Nell'anno scolastico 2010-2011, anno di attivazione del nuovo percorso tecnico in agraria agroalimentare e agroambientale del percorso IFP, operatore agricolo - l'IFP è la parte più propriamente di formazione professionale che si è messa a fianco della scuola, che porta invece ad avere un diploma che consenta anche di andare all'università - il numero degli studenti che ha frequentato la scuola è salito da 162 ai 204 dell'anno scolastico corrente, con un picco di 225 iscritti nell'anno scolastico 2020-2021 dove, a causa della pandemia, non era stato effettuato l'esame di ammissione e sono stati accettati tutti quelli che avevano presentato la domanda di iscrizione. Questo ci dà già un dato: 204, 225; quindi ogni anno, più o meno, quelli che non riescono a entrare sono una ventina, tanto per capirci.

La percentuale di donne si è mantenuta costante fra il 30 e il 40 percento, quindi una presenza interessante per il mondo agricolo, anche perché lei conoscerà o avrà visto come molte eccellenze dell'attuale agricoltura hanno studiato lì; questo è un dato che l'Institut è in grado di poter elaborare.

Nei medesimi anni il numero degli alunni convittori, cioè che dormono e stanno nella scuola dal lunedì al venerdì, è salito da 102 del 2010 ai 137 attuali. La percentuale di studenti appartenenti a famiglie di agricoltori, in questo periodo si attesta su una media del 51 percento, minimo 28 percento quest'anno, massimo 76 percento nel 2019, così suddivisa: 48 percento nel corso tecnico e 58 percento nel IFP.

La provenienza degli studenti negli ultimi dieci anni è stata così ripartita: 31 percento dall'alta Valle, 34 percento dalla media Valle, 21 percento dalla bassa Valle, 8 percento dalla città di Aosta, 6 percento dal Piemonte, dato quest'ultimo condizionato dal fatto che il numero di studenti provenienti da fuori regione che possono essere ammessi a frequentare la scuola è limitato a tre per anno scolastico, mentre le domande di iscrizione per studenti che provengono prevalentemente dal Piemonte sono in crescita negli ultimi 3-4 anni, quindi in molti casi gli esclusi sono piemontesi che vorrebbero venire qua ma esiste questo tetto. La massima capacità di accoglienza dell'Istituto viene condizionata sia dalle disponibilità economiche della fondazione, ma soprattutto dal numero della capienza delle aule e ancora più dalla possibilità di accoglienza del convitto.

Come lei sa la scuola ha un cordone ombelicale con l'Assessorato all'agricoltura, con il quale si sta studiando, nel quadro dell'edilizia scolastica, tutta una serie di interventi che dovrebbero rendere più funzionale la scuola: si va dalla palestra ai laboratori e a tutto il resto. La scuola purtroppo sente, malgrado tutta una serie di ristrutturazioni, un po' il peso dell'età dal punto di vista edilizio.

Al momento, con le limitazioni legate alla pandemia, risulta un fattore di grande complessità anche l'accoglienza degli attuali studenti che devono svolgere attività pratiche nelle strutture dell'azienda agricola, perché come lei sa lì c'è una vera alternanza scuola-lavoro, attività che nel loro insieme rappresentano il punto di forza dell'offerta scolastica dell'Institut. Pertanto l'andamento del numero di iscritti allo IAR si può definire in costante crescita a partire dal 2010 e ha raggiunto in questi anni il numero massimo di studenti che possono essere accolti. Possiamo dire che siamo "a tappo" e resteremo a tappo, perché noi non possiamo immaginare di avere strutture troppo ridondanti, perché purtroppo, come dirò più avanti, sappiamo che ci sarà il rinculo della crisi demografica, quindi è inutile dimensionare eccessivamente, perché già nelle materne e nelle elementari abbiamo una situazione veramente molto difficile, cioè i valdostani fanno pochi figli.

Possiamo dire che oggi la capacità di accoglimento delle strutture è non tanto superiore alle 200 unità, di cui non più di 125-130 convittori. Per tali motivi ogni anno viene effettuato un esame di ammissione che verte su prove di italiano, francese - il francese, come lei sa, è molto curato nell'Institut agricole - matematica e una prova scientifica di conoscenza del contesto agricolo regionale. La graduatoria finale viene stilata in base ai punteggi ottenuti nelle singole prove e tiene anche in considerazione la media dei voti di materia e il voto di condotta conseguiti nelle scuole secondarie di primo grado nel primo quadrimestre, nonché di un punteggio integrativo per gli studenti che dimostrano l'appartenenza a famiglie di agricoltori pari al 10 percento del punteggio; credo che sia interessante, si guarda anche come è andato il risultato scolastico e si privilegiano in parte quelli che vengono dal mondo dell'agricoltura.

Stante un'accoglienza teorica prevista di studenti non iscritti di 36 per il corso tecnico e 15 per quello IFP, il numero di studenti che si è presentato all'esame di ammissione negli ultimi dieci anni è stato in media di 58 alunni, minimo 42 nel 2017, 74 nel 2018; ne consegue una percentuale media di ammissione studenti alla frequentazione del primo anno dell'82 percento, quindi piuttosto elevato. Minimo 51 nel 2014, massimo 100 percento nel 2010, 2017, 2019 e nel 2020, quando però non si è fatto l'esame di ammissione per via della pandemia.

Per ciò che concerne l'orientamento nei confronti degli studenti frequentanti l'ultimo anno delle scuole secondarie di primo grado, l'Institut da anni fa parte e partecipa alla rete di orientamento della regione e ogni anno partecipa a una quindicina di incontri di orientamento presso le sedi delle varie istituzioni scolastiche regionali, nonché propone una o due giornate di portes ouvertes presso la sede dello IAR. Inoltre partecipa alle attività di orientamento proposte dalla rete nazionale degli istituti agrari e associazioni, come Confindustria. Annualmente produce volantini e filmati divulgativi della propria offerta formativa, tiene costantemente aggiornato un sito specifico e ha delle pagine anche sui social più diffusi, che sono poi lo strumento oramai più adoperato dai ragazzi che devono scegliere dove iscriversi.

Nei due minuti rimanenti mi limito a segnalare il fatto che quindi oggi si può ritenere soddisfacente il livello di riempimento dell'Institut agricole, e fa anche piacere. Probabilmente il collega Sapinet lo potrebbe spiegare meglio di me, perché è più esperto del settore agricolo: è del tutto evidente che esiste anche una corrispondenza molto interessante tra fare questa scuola e poi entrare nel mondo agricolo. Purtroppo la stessa corrispondenza non esiste per altre professioni: credo che anche oggi sulla stampa ci sia un articolo in cui si ribadisce la mancanza di idraulici, la mancanza di elettricisti, la mancanza di informatici. Quindi, questa scuola in qualche maniera deve diventare sempre più un modello, perché è del tutto evidente che oggi questo decremento demografico così drammatico rispetto al quale, come lei sa, abbiamo anche predisposto uno studio che verrà presentato alla fine di quest'anno, bisogna fare in modo che domanda e offerta del lavoro si incontrino, perché altrimenti rischiamo di avere questo fenomeno abbastanza curioso, anche di quest'anno come negli anni precedenti, cioè un'iscrizione alle scuole superiori quasi prevalentemente nei licei, per poi abbandonarli magari andando verso porti più sicuri di studi più professionalizzanti.

La ringrazio per l'attenzione nei confronti dello IAR e ribadisco che da parte del Governo regionale, dell'assessore Sapinet e del sottoscritto c'è la massima attenzione, sapendo che questo resta, come è stato in passato, un fiore all'occhiello per la nostra istruzione tecnico-professionale.

Presidente - Per la replica il consigliere Distort.

Distort (LEGA VDA) - Mi conforta, ma non ne avevo dubbio, che ci fosse una sintonia, perché quando le situazioni sono evidenti o quando si affronta il percorso sul vero in maniera onesta, è molto facile che ci si incontri e ci sia una sorta di coincidenza; mica per niente Tommaso d'Aquino definiva la verità come adaequatio intellectus ad rem, cioè la cosa è quella, l'intelletto si adegua a quello. Così avviene quando si percorre la strada in questo modo. Quindi, da un lato mi conforta, dall'altro lato però mi permetto di continuare il suggerimento, perché questo è il ruolo dell'opposizione, un ruolo di controllo e anche, se sfruttato in maniera intelligente, di suggestione per il Governo.

Il fatto è questo: è fuori da ogni dubbio che il settore agricolo nel nostro territorio abbia assolutamente bisogno del massimo supporto formativo e questo supporto formativo deve essere assolutamente forte. L'Institut ha il carattere per svolgere questo ruolo. La suggestione che accende una progettualità potrebbe essere questa: dai banchi dell'opposizione arriva un suggerimento. Pensiamo anche all'approfondimento di un percorso successivo all'istituto, pensiamo anche - il modo lo definirete voi, perché siete voi al Governo - che a livello di studi di ateneo possa esserci un percorso di studi indirizzato al settore dell'economia di montagna, che comprenda esattamente questo e che si rafforzino questi approfondimenti. A quel punto, le motivazioni andrebbero ancora di più a incrementare le scelte degli studenti e dei ragazzi che vedrebbero la possibilità di non concludere un percorso formativo con un istituto, fatto assolutamente dignitoso, ma è del tutto evidente che può essere interessante pensare che questo percorso possa affinarsi con studi a livello di ateneo specifici per il nostro territorio, con un sapore e con un approfondimento che è finalizzato e indirizzato al nostro territorio, anche perché la sfida del domani è dietro l'angolo, è fondamentale ed è una sfida imponente. La sfida è di fronte al mondo del mercato globale, dove la dinamica del massimo rendimento con il minimo sforzo economico sul mercato detterà le regole. L'unico contraltare che può reggere da questo punto di vista è lavorare su un'eccellenza, su una tipicità che non può essere riprodotta in serie e quindi esce da queste regole.

Poi aggiungiamo anche un altro fatto: noi stiamo assistendo esattamente in questo periodo alla mancanza sempre più sensibile e sempre più diffusa di materie prime. Pensiamo sia un effetto della crisi Covid, ma probabilmente è una trasformazione strutturale del sistema economico mondiale, quindi il pensare di lavorare molto di più sulle materie prime del territorio è sicuramente un indirizzo politico fondamentale per una classe che ha il compito di governare la nostra regione, nella piccolezza della nostra territorialità, ma nella particolarità della nostra territorialità.