Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 816 del 21 luglio 2021 - Resoconto

OGGETTO N. 816/XVI - Interpellanza: "Motivazioni delle scelte in ordine all'ambito di applicazione delle misure di rilancio del commercio dei prodotti agroalimentari regionali di qualità".

Bertin (Presidente) - Punto n. 20 all'ordine del giorno. Il consigliere Planaz per l'illustrazione, ne ha facoltà.

Planaz (LEGA VDA) - Questa iniziativa è nata a seguito dell'approvazione della Giunta regionale del premio Voucher per l'acquisto di prodotti agroalimentari: disponibili 3 milioni; 3 milioni salta all'occhio, è una bella cifra per incentivare i prodotti tipici locali.

Nello specifico, la norma prevede la possibilità di concedere aiuti "alle imprese operanti nel settore della somministrazione di alimenti e bevande, agli esercizi che commerciano alimenti e bevande per l'acquisto di materie prime provenienti da aziende agricole regionali, di prodotti trasformati ottenuti dalle materie prime agricole o di prodotti agroalimentari di origine locale afferenti a regimi di qualità". L'entità dell'aiuto erogato è del 30% e questo va benissimo.

Andando nello specifico di questa legge, nell'articolo 1 "ambito di applicazione": "Le presenti disposizioni applicative disciplinano la concessione e l'erogazione del contributo a fondo perduto, previsto dall'articolo 12 della legge regionale 16 giugno 2021 n. 15 "Assestamento di bilancio di previsione ecc" per l'acquisto, al punto A: "di materie prime agricole prodotte da aziende agricole regionali" e c'è un elenco di prodotti che se uno non fa più che attenzione... troviamo il latte al punto A, al punto B i prodotti trasformati, ottenuti prevalentemente (in termini di peso o di valore economico) con le materie prime di cui alla lettera precedente - che sarebbe, immagino, la A - "Nel caso di produzione di bevande alcoliche, ai fini della verifica e della prevalenza, non si tiene conto degli ingredienti alcool e zucchero", e questo mi sta anche bene.

Poi c'è tutta una serie di prodotti sul punto C, prodotti DOP e quant'altro.

Al punto D: "I seguenti prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) regionali con esclusione dei prodotti già ricompresi nella lettera A". E qui c'è una serie di prodotti ma a me salta l'occhio su una tipologia di prodotto, e le spiegherò poi anche successivamente il perché.

Vedo un prodotto tipico valdostano, tutelato tra i nostri prodotti agricoli tradizionali, che è la mocetta distinta in quattro tipologie: mocetta, motsetta, motzetta, mocetta di carne valdostana, e qui mi sembra che tutto quello che ho letto precedentemente... sembra quasi che ci sia qualcosa che dia per scontato che ci sia un tipo di mocetta di carne non valdostana.

Se andiamo a vedere i dati della carne valdostana che entra in etichetta volontaria - significa che segue un disciplinare ed esce come carne valdostana - ci assestiamo su una cifra di bovini macellati all'anno - tra vitelli, bovini adulti e vitelloni - attorno ai 2 mila capi. Poi ci sarà una serie di animali che verranno destinati in macelli fuori valle e altri magari anche venduti da vita però stiamo parlando di cifre molto irrisorie che forse non ci va molto, e l'obiettivo di questa legge è proprio dare un aiuto in più a chi lavora, a chi produce dei prodotti tipici locali, perché come tutte le problematiche che seguono l'agricoltura, la nostra agricoltura - come ha citato prima il collega Rollandin - ci sono metodologie di comportamenti di condurre mandrie, di condurre dei protocolli, di controlli, di rispetto, di disciplinare che non è obbligatorio, giustamente in tutte le altre parti del nostro Paese, sia in Italia che in Europa, ma qui andiamo ancora oltre, perché per tutti gli alimenti che vengono commercializzati, e avevo già fatto altre iniziative - che forse qualcuno pensa che mi sto stufando ma non mi sto stufando - è per il semplice fatto che ci sono tante aziende che non si sono ancora stufate di produrre a certe condizioni e non sono tutelate, perché se noi vogliamo mantenere la montagna, l'alpeggio e il nostro territorio, la cosa principale è il prodotto, prodotto di qualità, il controllo di questo, i costi, tenere bene in mente i costi di produzione che dobbiamo affrontare nella nostra regione in qualsiasi ambito, sia dal punto di vista produttivo, ma anche commerciale, i costi di produzione delle aziende valdostane hanno altri costi rispetto a quelli della pianura, non devo essere io a ricordarlo tutte le volte! Per questo questa legge andava nell'ottica di rafforzare, diciamo così, l'acquisto dei prodotti locali mentre dava un aiuto alle aziende locali.

Ma se poi io nell'elenco dei prodotti vedo lo stesso prodotto identificato in quattro modi diversi e tra i quali uno mi dice anche: "Mocetta di carne valdostana", ma lo sappiamo già che facciamo della mocetta con carne non valdostana? Lo sappiamo già che andiamo a dare un premio a carne che non siamo sicuri da dove proviene?

Lei una volta mi ha risposto che ci sono delle regole di libero mercato, giustamente, dell'Unione Europea e a me sta bene, lo sappiamo tutti, ma infatti nessuno va a vietare l'uso di determinati prodotti di nessun tipo, ma quando noi andiamo a investire 3 milioni di soldi pubblici per incentivare le attività del territorio, bisognerebbe avere la certezza che queste siano veramente nel territorio perché sennò succede come per gli alpeggi, chiediamo tanti soldi e poi a usufruirne sono quelli che arrivano da fuori valle e che non fanno niente per il bene della Valle, perché alla prima nevicata che viene se ne vanno e magari in questo caso, come finisce la pandemia, magari anche questi prodotti non svaniranno proprio del tutto, ma... tanto per fare un esempio. Allora io le chiedo perché la distinzione di questa tipologia?

Poi ce ne sono anche altri, potremmo aprire un capitolo anche sui latticini: sappiamo che a livello comunitario non c'è l'obbligo di etichettatura del latte e della provenienza del latte, però noi che veramente vogliamo provare a chi lavora sul territorio e al consumatore la provenienza del prodotto, dovremmo fare un poco più di attenzione e non cercare di fare dei documenti fuorvianti che non si sa bene perché a chi va poi a finire veramente questa tipologia di premio, se ad aziende che hanno lavorato e seguito dei disciplinari o ad aziende che acquistano prodotti o lotti di prodotti e delle produzioni che non sono neanche paragonabili alla nostra realtà e che le immettono sul mercato, nascondendosi dietro a dei prodotti agricoli tradizionali, che di prodotti agricoli tradizionali hanno solo le foto o le immagini che sono a attirare l'attenzione di questo prodotto.

Allora adesso io pongo a lei, Assessore, i quesiti che sono in questa iniziativa, per capire quali sono gli intendimenti che andremo a mettere in atto per tutelare questa tipologia di aziende.

Presidente - Risponde l'assessore Sapinet.

Sapinet (UV) - Il "Porteremo" è corretto, perché poi dovremo fare anche dei ragionamenti sul futuro dei prossimi anni di questa misura, una misura nata nel 2020, come abbiamo già ricordato molte volte, in un momento di crisi sia politica che sanitaria, una misura che è piaciuta nello scorso anno, nonostante il tempo di applicazione fosse limitato e nonostante poi anche ci fosse questo grosso dubbio, un grosso interrogativo sull'apertura degli impianti sciistici invernali, che di fatto ha poi generato un mancato acquisto da parte di molti operatori.

Quindi si è deciso di riproporre tout court la misura, cercando di snellire la procedura, per quel che riguarda il discorso dei codici prodotti, andando anche a mettere qualche vincolo in più, ad esempio quel 70% del codice prodotto minimo dello stesso prodotto per andare un po' a incentivare anche una diversificazione nell'acquisto.

Di conseguenza andando anche ad aumentare un po' la comunicazione sia dal punto di vista del mondo agricolo - dunque di chi il prodotto lo propone - ma anche forse soprattutto da chi poi il prodotto deve offrirlo e somministrarlo. Lì, probabilmente, dobbiamo lavorare, lavorare sul territorio al fine di far conoscere questa misura e affinché i nostri operatori ne possano trarre dei vantaggi, andando a proporre i prodotti del territorio.

Per quanto riguarda l'elenco inserito all'articolo 1, "Ambito di applicazione", quindi il punto A della delibera di Giunta regionale 831/21, qui vengono riportate tutte le materie prime agricole prodotte in Valle d'Aosta, ad eccezione dei prodotti della caccia, che non possono essere considerati un prodotto agricolo.

Per quanto riguarda, comunque, l'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali, quindi fatti dalla Valle d'Aosta, istituito ai sensi del decreto legislativo 30 aprile 1998 n. 173 e Decreto ministeriale 350/99, lì si indicano i prodotti denominati "Mocetta" e "Motsetta, Motzetta (Mocetta di carne valdostana)", le cui schede identificative sono state integrate nell'elenco dei PAT con la delibera di Giunta regionale 1500/2015, quindi si è partiti da lì lo scorso anno e si è continuato quest'anno, pur consapevoli che qualche riflessione anche nella direzione da lei proposta andrà fatta in futuro.

Da tali schede si può evincere che la principale differenza tra i due prodotti risiede nella provenienza della materia prima che nel caso della "Mocetta" e "Motsetta, Motzetta Mocetta di carne valdostana)", deve provenire da bovini adulti di razza valdostana e pecore o capre allevate in Valle d'Aosta, mentre la "Mocetta" prevede la sola lavorazione in Valle come lei sa bene.

Le schede identificative disponibili sul sito regionale per la consultazione. contengono la descrizione del prodotto e altre informazioni dettagliate relative ai metodi di lavorazione, ai materiali e ad attrezzature specifiche, descrizione dei locali di lavorazione e stagionatura, nonché gli elementi che comprovano la tradizionalità dei prodotti.

Io so bene quale vuole essere l'obiettivo della sua iniziativa e condivido anche parte dei contenuti, è chiaro che ci va un po' di cautela e ci andrà un lavoro accurato per andare in quella direzione, la volontà dell'Assessorato - ma che dovrà essere condivisa - è comunque di rendere strutturale il voucher per l'acquisto dei prodotti agricoli regionali, perché deve essere un momento di educazione anche enogastronomico, un momento d'inserimento di valorizzazione dei nostri prodotti, nato in un momento di grande crisi, di grande difficoltà ma che può veramente riuscire ad aumentare la percentuale di etichette dei vini valdostani nei locali, di diffondere maggiormente il prodotto fontina e tutti gli altri.

Sicuramente andrà valutata la possibilità d'introdurre eventuali ulteriori restrizioni sull'ammissibilità dei prodotti che afferiscono a regime di qualità, limitandola a quelle ottenute con sole materie prime agricole regionali, così come per dei ragionamenti in caso di misura strutturale: potrà essere fatta anche sulla percentuale; sono interrogativi e domande che ci poniamo, ma che devono avere il giusto tempo per fare un percorso il più possibile corretto e condiviso.

Ricordo - ed è proprio da lì che ci va una certa cautela - che due delle DOP regionali sono tenute, nel rispetto sicuramente di un rigido disciplinare, con materie prime di origine non locale, quindi, come dicevo prima, l'eventuale scelta in tal senso, che posso anche condividere, dovrà essere attentamente valutata per portare avanti un percorso attento, condiviso, perché vengano generati comunque dei benefici per le aziende e per il nostro territorio.

Presidente - Per la replica, il consigliere Planaz ne ha facoltà.

Planaz (LEGA VDA) - Assessore, io incomincio da dove lei ha finito, lo so bene il motivo della sua iniziativa, e bisogna avere molta cautela!

Lo sa in cosa si traduce la sua cautela? Nella chiusura di altre aziende, nella disincentivazione e nell'abbandono della montagna! Perché? Cos'è che bisogna stare a pensare di così importante per distinguere un prodotto locale da un prodotto che non sappiamo neanche da dove proviene?!

A volte vediamo anche, e qui mi rivolgo un po' a tutti, perché vedo che si schierano tutti dietro la bandiera ambientalista, vediamo prodotti che arrivano dall'altra parte del mondo, l'abbattimento della foresta amazzonica, potremmo anche essere noi i complici, poi qua vogliamo essere tutti verdi, ambientalisti, tutti primi della classe, e poi sotto una problematica ma così... è il principio, perché se noi vogliamo dimostrare a chi è fuori, a chi lavora sul territorio, che veramente lavoriamo per loro, dobbiamo comportarci in quel modo.

Se invece vogliamo far vedere fuori che ci comportiamo in un certo modo, ma vogliamo fare l'esatto contrario, come in questo caso, dobbiamo solo dire a chi sta lavorando, a chi... come prima accennava il collega Rollandin, facciamo le passeggiate e non troviamo più il personale, non troviamo più gente che accudisca gli allevamenti e sono tutti soli, è perché non ce n'è più, perché non ci sono i soldi, perché non ci sono le risorse per avere del personale qualificato, mandare avanti le mandrie, mandare avanti la produzione, controllare le produzioni, perché abbiamo dei regolamenti molto restrittivi. Dall'altra parte abbiamo una concorrenza sleale che porta sui nostri piatti tutto l'opposto di quello che stiamo facendo noi qua.

È per questo motivo che, quando io ancora ero Presidente in Associazione, in collaborazione con l'Assessorato avevo cercato di studiare qualcosa per aiutare le aziende che lavorano nel territorio e che rispettano dei requisiti di qualità che in altri posti del mondo non esistono, ma che noi abbiamo per le caratteristiche della nostra montagna.

Questa legge è l'ennesima mazzata per chi lavora in montagna, perché ci saranno dei bilici di roba che arriva da fuori Valle che entrerà in commercio in questi mesi e che verrà premiata. Il produttore locale avrà, come adesso, fatto una produzione nel periodo invernale perché con tutti gli annunci che ci sono stati delle aperture degli impianti di sci avrà i magazzini stoccati di merce di alta qualità che poi difficilmente riuscirà a conservare, e dovrà svendere perché ai prezzi dei prodotti che arrivano da altre regioni è impossibile concorrere, e con questa legge adesso si trova senza prodotti e con dei prodotti che non arrivano neanche dal nostro territorio che continuano a essere sovvenzionati, come se fossero prodotti valdostani. Complimenti per il lavoro, non le dico altro!

OGGETTO N. 817/XVI - Interpellanza: "Individuazione di una tappa del prossimo Giro d'Italia nella nostra regione".

Bertin (Presidente) - Punto n. 21. Per l'illustrazione, il consigliere Brunod.

Brunod (LEGA VDA) - Richiamata l'interrogazione presentata il 30 dicembre, avente per oggetto "Proposta di un percorso alternativo per lo svolgimento in Valle d'Aosta di una tappa del Giro d'Italia 2021";

richiamata l'interpellanza presentata il 29 gennaio 2021, avente per oggetto "Notizie relative ai grandi eventi sportivi organizzati dalla Regione";

evidenziato che su alcuni siti specializzati di ciclismo si iniziano ad apprendere anticipazioni e indiscrezioni circa il possibile percorso del Giro d'Italia 2022 e purtroppo da tali notizie, sebbene non ufficiali, non compaiono al momento tappe in Valle d'Aosta;

rilevato che nell'edizione del Giro d'Italia 2021, terminato da alcune settimane, per quanto riguarda le tappe del percorso, cinque delle ventuno tappe totali erano all'interno del Piemonte e addirittura la prima tappa ha ospitato la grande partenza del Giro d'Italia 2021;

preso atto dalle notizie stampa che, per arrivare alla realizzazione del progetto che offre la grande opportunità per le due destinazioni turistiche Zermatt e Cervinia - e quindi per la Valle d'Aosta e la Svizzera e le relative federazioni - di organizzare un'apertura internazionale della Coppa del mondo di velocità a partire, nella migliore delle ipotesi, dalla stagione invernale 2023-2024, vi sono già stati incontri per definire i dettagli dell'evento sportivo e il coinvolgimento della Regione Valle d'Aosta nel comitato organizzatore;

rimarcato che nel DEFR 2021-2023 al punto "1.10 Sport" si apprende che, relativamente alle attività di supporto all'organizzazione di grandi eventi sportivi, si provvederà allo studio delle principali esperienze maturate presso altre Regioni relativamente alla costituzione delle cosiddette "Sport Commission", quegli organismi operanti aventi funzioni di cabina di regia e di coordinamento dei grandi eventi nonché di supporto agli organizzatori nella gestione di dossier di candidatura e nelle attività trasversali, con particolare riguardo alla comunicazione, alle relazioni esterne e alla ricerca di sponsor;

considerato che la programmazione e l'organizzazione di eventi risultano essere un aspetto strategico di fondamentale importanza per l'attrattività e l'offerta turistica della nostra regione, inoltre è da rilevare che la grande importanza a livello internazionale che riveste la presenza di tale evento per quanto riguarda tutto il settore relativo alla promozione e valorizzazione delle nostre numerose ricchezze storiche, culturali, enogastronomiche, paesaggistiche e in modo particolare in merito alla promozione e all'offerta turistica di tutto il settore in forte espansione che ruota attorno al mondo delle due ruote nelle sue diverse specialità: bici da strada, mountain bike, e-bike, gravel bike, fat bike;

evidenziato, inoltre, che nel 2022 si terranno i festeggiamenti per il centenario del Parco nazionale del Gran Paradiso e considerato che la vallata di Cogne si è già dimostrata interessata e molto vicina al settore delle competizioni ciclistiche, infatti la terza tappa del cinquantasettesimo giro internazionale della Valle d'Aosta, terminato domenica 18 luglio, aveva come percorso della tappa Fénis-Cogne con arrivo proprio in Valnontey nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, una tappa di 149 km con ben quattro gran premi della montagna.

Non a caso è stata individuata questa tappa proprio con arrivo in Valnontey in quanto già nel 7 giugno del 1985, in una tappa del Giro d'Italia di circa 58 km, la tappa n. 20 che partì da Saint-Vincent arrivò proprio a Valnontey, dove vinse il forte ciclista americano Andrew Hampsten.

Dopo queste premesse, si vuole chiedere all'Assessore competente se vi siano stati incontri con gli organizzatori del Giro d'Italia per riportare la competizione nella nostra regione, quanti incontri vi sono stati dal mese di gennaio 2021 a oggi e quali riscontri concreti ci sono stati, quali percorsi di tappa - o tappe - si intendono proporre per le prossime edizioni del giro d'Italia e quali modalità e accordi si intendono sottoscrivere con gli organizzatori del Giro per valorizzare e promuovere al meglio le numerose particolarità presenti sul nostro territorio.

Inoltre voglio chiedere se nei vari incontri avuti sono stati presi accordi con l'organizzazione del Giro d'Italia per pianificare su più anni la presenza della grande manifestazione ciclistica sul territorio della nostra regione.

Infine, chiederei anche se le stesse richieste che ho fatto inerenti al Giro d'Italia sono state portate avanti per un grande sogno, cioè avere il Tour de France nella nostra regione.

Presidente - Risponde l'assessore Jean-Pierre Guichardaz.

Guichardaz J. (PCP) - Riguardo alle premesse, intanto condivido con lei la penultima considerazione nella quale lei evidenzia l'importanza dello sport e dei grandi eventi, anche ai fini turistici, ed è uno dei propositi che stiamo cercando di portare avanti, lei ha assistito come me al Giro della Valle d'Aosta, ha visto anche effettivamente quanto sia importante il mondo del ciclismo, oltre agli altri eventi a cui lei è sempre stato presente anche sia nel corso delle competizioni, sia alla presentazione, quindi con me sfonda ovviamente una porta aperta, non posso che condividere con lei.

Rispondo alle domande che lei mi ha posto nell'interpellanza. Lei mi chiede se vi siano stati degli incontri con gli organizzatori per riportare la competizione nella nostra regione.

Come ho già avuto modo di precisare nei precedenti quesiti da lei posti, la risposta è affermativa, ci sono stati degli incontri. Da inizio anno ve ne sono stati svariati - dopo la sua precedente iniziativa - sia di persona sia a distanza, l'ultimo dei quali lo scorso 13 luglio.

Un prossimo incontro di persona, proprio programmato ad Aosta, avverrà a fine luglio, quindi la prossima settimana, direttamente con l'amministratore delegato di RCS e con i suoi collaboratori, proprio con l'obiettivo di concretizzare la possibilità di riportare la competizione nella nostra regione nel 2022, quindi la risposta, rispetto alle sue richieste, è sì, l'intendimento è proprio quello, poi naturalmente la concretizzazione va perfezionata tenendo in considerazione gli aspetti finanziari, il reperimento delle risorse, il coinvolgimento dei territori, cioè tutti quei passaggi che lei conosce molto bene che "in piccolo" abbiamo dovuto già fare e di cui abbiamo assistito con gli eventi che abbiamo finora sostenuto.

La possibilità è ancora del tutto aperta, infatti, come ci è stato assicurato dagli organizzatori, a oggi non vi sono conferme sul percorso e sulle tappe del Giro 2022.

Posso confermare che gli organizzatori hanno manifestato un grosso interesse per percorsi e tappe nella nostra regione per l'edizione 2022, ma dico anche che ogni anticipazione in questa fase sarebbe inopportuna, perché oltre a violare i vincoli di riservatezza che accompagnano la manifestazione, rischierebbe di mettere in discussione anche i rapporti che stiamo intrattenendo con i responsabili dell'organizzazione dell'evento, con il rischio appunto di compromettere il raggiungimento degli obiettivi e di riportare il Giro d'Italia in Valle d'Aosta.

Sicuramente lei lo sa meglio di me, essendo un atleta di grande esperienza - e ho scoperto essere anche un atleta interessato moltissimo al mondo del ciclismo - che i calendari delle tappe del Giro sono annunciati ufficialmente alla stampa con un evento pubblico organizzato proprio da RCS Sport nel mese di novembre dell'anno precedente l'evento, quindi l'aspetto della narrazione o della definitiva riserva rispetto alle tappe viene evidenziato proprio nell'ambito di una conferenza stampa che è quella che svela poi il calendario, i percorsi e le tappe.

Rispetto alla domanda n. 3, i percorsi e le tappe, seppur valutati con i territori ospitanti, sono alla fine decisi da RCS Sport, anche sulla base di questioni di natura tecnico sportiva quali, ad esempio, i percorsi delle giornate precedenti e successive.

È veramente un orologio che si combina sulla base di una costruzione di un cronoprogramma e di un circuito che avviene in itinere.

Gli accordi con gli organizzatori per lo sfruttamento tra l'altro del passaggio del Giro ai fini di promozione del territorio sottostanno a stringenti condizioni contrattuali che sono comuni a tutte le tappe.

Peraltro, le scelte relative alla regia della copertura televisiva dell'evento non dipendono da RCS Sport, quindi non è RCS Sport il soggetto che si occupa degli aspetti dei diritti televisivi e di altre questioni ma proprio dalla RAI, che anche sulla base dell'andamento della competizione decide poi sul momento se e in che misura cogliere le proposte, i suggerimenti di punti di interesse, scorci panoramici da includere nelle riprese a scopo promozionale.

Anche lì comunque saremo assolutamente presenti nell'evidenziare, rispetto alla questione - credo che sia una questione, da quello che mi raccontano, di vecchia data - la questione degli accordi con chi di fatto fa le riprese, affinché, visto che un evento di questa importanza ha un grosso traino di tipo turistico, possano essere valorizzati anche i luoghi attraversati dal Giro di Italia.

In ogni caso è nostra intenzione attivare iniziative ed eventi collaterali per massimizzare le possibili ricadute promozionali collegate al passaggio del Giro anche in collaborazione con l'Amministrazione comunale interessata dal percorso della competizione con altri soggetti rilevanti ai fini della promozione turistica, pubblici e privati, ad esempio i consorzi e le associazioni.

Riguardo al Tour de France stiamo anche su quello definendo con alcuni soggetti che ci fanno da collegamento e stiamo intraprendendo delle relazioni, ma sul Tour de France al momento non ho ulteriori elementi da rappresentare.

Sarebbe bello, certo, nel 2022, ma, come lei sa, il Tour de France è più complesso come macchina e ha delle difficoltà anche proprio legate alla diversa organizzazione, ai diversi soggetti con cui interagire, ma le posso garantire che comunque le relazioni sono avviate. Sul Giro d'Italia questo è lo stato dell'arte.

Presidente - Per la replica, il consigliere Brunod ne ha facoltà.

Brunod (LEGA VDA) - La ringrazio per la passione che ha anche lei per questi sport, infatti ci siamo trovati la scorsa settimana proprio sui percorsi di gara, quindi questo è già un buon punto.

Quello che mi lascia un po' perplesso... ci sono alcuni passaggi che lei ha fatto... come lei ha detto, già nelle precedenti mie iniziative ci aveva fatto sapere che erano stati avviati dei contatti, c'erano dei contatti futuri programmati e noi oggi ci saremmo aspettati di avere delle certezze sulla fattibilità proprio dell'assegnazione della tappa nel 2022 in quanto, da addetti ai lavori molto, molto vicini all'organizzazione del Giro d'Italia, abbiamo appreso che per inserire una tappa valdostana nel Giro 2022 i tempi sono veramente molto stretti e che gli accordi andrebbero definiti e chiusi nel giro di una settimana-dieci giorni. Quindi io mi immaginavo oggi di avere da lei una risposta, anche se non poteva magari dare delle notizie ufficiali in merito ma comunque dire che nel Giro d'Italia 2022 c'è la Valle d'Aosta.

Invece, purtroppo, questo non c'è; ho sentito che ci saranno altri incontri, ma di concreto e di garanzie di avere questo Giro d'Italia nel 2022 a oggi abbiamo capito che purtroppo non ce ne sono.

Sul Tour de France state lavorando ma siamo ancora lontani e un altro aspetto molto importante è che molte volte in quest'aula si è parlato di programmazione, non solamente per avere un evento spot nella nostra regione, che è sempre molto importante, questo non lo nego, anzi, ma su eventi così importanti come lei ha ribadito nelle precedenti iniziative... che un Giro d'Italia viene ufficialmente definito, cioè presentato più che definito, perché come abbiamo saputo è già quasi chiuso al 90 e più per cento adesso, ma a settembre-ottobre viene presentato.

Anche se ci mancano alcuni mesi, noi abbiamo deciso oggi di presentare questa iniziativa perché poi con la pausa estiva saremmo andati a fine settembre e lì i giochi erano fatti, quindi rischiavamo di fare una iniziativa e sentirci dire che poi oramai il Giro d'Italia del 2022 non c'era più. Ecco quindi questa grande attenzione per il Giro.

Voglio ancora aggiungere una considerazione: so che sono aspetti particolari, però io credo che la Regione Valle d'Aosta meriti anche nella scelta dei percorsi di poter avere maggiore voce in capitolo, non forse come è stato detto prima nella sua risposta che i percorsi vengono decisi totalmente da RCS, io credo che congiuntamente si può fare un bel lavoro e promuovere perfettamente la nostra regione.

Lo stesso discorso vale per la RAI, perché mi ricordo qualche edizione fa, non so esattamente quale, c'erano state un po' di polemiche che dicevano "Abbiamo la tappa che ci attraversa tutta la Valle d'Aosta, passa su tutti i castelli e tante altre peculiarità, è un peccato non vedere in diretta a livello mondiale tutte queste nostre peculiarità".

Ecco, questo è in modo collaborativo che lo dico, cercare di mettere magari dei punti fissi sulla valorizzazione della tappa e di tutto quello che c'è di contorno, perché comunque la nostra regione è piccola, portare una tappa, un finale in Valle d'Aosta vuol dire attraversare immagino tre quarti della Valle d'Aosta e concludo l'intervento dicendo che il centenario del Parco del Gran Paradiso secondo me merita molta attenzione perché sarebbe un bel regalo a questa meravigliosa area naturalistica, quindi un pensierino lo farei, però bisogna accelerare i tempi.

OGGETTO N. 818/XVI - Interpellanza: "Individuazione degli interventi strutturali necessari per l'organizzazione delle gare di Coppa del Mondo di sci a partire dal 2023 a Breuil-Cervinia".

Bertin (Presidente) - Punto n. 22 all'ordine del giorno. Consigliere Carrel per l'illustrazione ne ha facoltà.

Carrel (PA) - Rimaniamo in tema di grandi eventi e torniamo al 14 maggio del 2021 quando con comunicato stampa l'assessore Guichardaz con l'assessore Bertschy ha comunicato che la FISI, insieme agli amici svizzeri, ha dato ufficialmente comunicazione dell'avvio di tutte le procedure necessarie all'organizzazione della Coppa del Mondo di discesa femminile e maschile a Plateau Rosa a partire dal 2023, con una tappa di Coppa Europa a partire dal 2022.

Una notizia sicuramente ottima, una notizia che ci vede entusiasti e di cui ovviamente ringraziamo chi si è occupato di organizzare questa proposta - come Assessorati e immagino anche con uno stretto rapporto con il nostro delegato FISI, il delegato valdostano - ma oltre all'organizzazione di questa manifestazione poi vi è anche un contorno, un contorno che deve essere all'altezza per ospitare un grande evento come questo, un evento che, ci tengo a sottolinearlo, sarà sicuramente un unicum in quanto è una gara di Coppa del Mondo su due Stati, è una gara di Coppa del Mondo che occuperebbe due weekend, è una gara di Coppa del Mondo che non termina al centro di un paese, bensì termina su un ghiacciaio su cui abbiamo visto che come Giunta avete già provveduto con una delibera, la delibera 661 del giugno del 2021, a dare mandato alla Cervino S.p.A. di realizzare la nuova pista, la pista 7 bis.

Sicuramente ci sono diversi aspetti organizzativi molto delicati su cui dobbiamo concentrarci come Regione e sicuramente state già operando anche attraverso - ci auguriamo - la nomina al più presto di un comitato che si occupi nella pratica di gestire tutte queste problematiche che ho evidenziato.

Detto ciò, apprendiamo sempre dalla stampa di un comunicato stampa del Consiglio comunale di Valtournenche il quale evidenzia alcune criticità, cioè la mancanza di posti auto - e quindi la necessità d'investire nelle infrastrutture come il parcheggio Châteaux - e di un palazzetto dello sport dove di fatto dovrebbero poi svolgersi tutte le attività degli uffici stampa e dovrebbe svolgere un po' da polo anche per gli eventi di premiazione.

Quindi quello che vogliamo chiedere con questa interpellanza, prendendo ovviamente spunto da questa importante manifestazione che non è ancora stata approvata ma ci auguriamo tutti venga approvata, è come la Giunta regionale vuole intervenire già da oggi, perché questi interventi, se li ritenete necessari, sono da realizzare già dal 2021 inizio 2022 per essere realmente poi pronti nel 2023.

Dico questo cercando di entrare nel merito - e qui forse entro anche nelle competenze dell'assessore Marzi - ma credo che possiamo sfruttare questo grande evento per dare a Breuil Cervinia delle soluzioni a dei problemi che sono già noti e vecchi quali, ad esempio, la viabilità e i posti auto che sono strettamente collegati e un luogo in cui svolgere diverse attività. Con ciò sto dicendo che questo evento può essere uno stimolo per risolvere altre problematiche, anche perché Breuil Cervinia ospita diverse grandi manifestazioni e nel caso in cui avessimo la possibilità di infrastrutturare al meglio questa località, sicuramente potrebbe essere sfruttato 365 giorni all'anno, o comunque almeno 200 giorni che sono poi di fatto i giorni di alta stagione a Breuil Cervinia.

Presidente - Risponde l'assessore Jean-Pierre Guichardaz.

Guichardaz J. (PCP) - Grazie, collega Carrel, così mi dà l'opportunità di aggiornare. Naturalmente rispondo a nome anche dell'assessore Bertschy - che ha la delega sugli impianti a fune e che quindi è diciamo massimamente impegnato su tutti gli aspetti tecnici, tecnico pratici e su tutto l'aspetto anche della logistica - e anche a nome della Giunta, con la quale condividiamo il percorso di questa bella avventura che, come dice lei, sarà sicuramente una gara epica anche se non si farà; è una gara che potrebbe in alcune situazioni particolari magari non essere svolta, trattandosi della gara più alta del mondo, una delle più lunghe del mondo, è una stagione particolare e sarà epica proprio per le sue condizioni, le sue difficoltà, la sua altitudine, il fatto che sia una gara transfrontaliera, quindi elementi che già la rendono un mito.

Sarà anche credo compito di tutti, indipendentemente poi da chi ci sarà, da chi sarà seduto su queste poltrone, promuovere e continuare a raccontare e a narrare questa gara come questa merita.

Cervino S.p.A., per rispondere alle sue richieste, di concerto con la società Svizzera di Zermatt, ha avviato un'analisi di dettaglio delle attività necessarie, degli investimenti direttamente collegati alla realizzazione del progetto Coppa del Mondo; ci siamo trovati svariate volte sia in Svizzera sia in Italia proprio di persona, perché il tema presuppone comunque dei confronti molto importanti e quindi la scelta anche di trovarsi faccia a faccia con tutti i soggetti interessati è una scelta che dice anche dell'intenzione forte e della serietà del progress.

Un tavolo di lavoro congiunto al quale partecipano tutti gli enti coinvolti, funge da organo di coordinamento sull'avanzamento dell'iter e garantisce un costante monitoraggio delle iniziative. Un planning dei lavori è stato quindi realizzato ed è in corso di attuazione.

Nel corso di diverse riunioni con i soggetti interessati - compresi i rappresentanti della Giunta di Valtournenche, gli uffici del turismo e tutti gli altri soggetti interessati - le questioni relative alle infrastrutture necessarie allo svolgimento della manifestazione sono state prese in debita considerazione.

Ancora lunedì scorso la Giunta regionale ha incontrato il Sindaco di Valtournenche, che ha rappresentato alcune necessità di carattere logistico e strutturale - che sono in parte quelle che lei ha rappresentato e che sono scritte poi sui giornali - e si è impegnata a fare le opportune valutazioni nell'ambito di un quadro d'insieme, tenendo conto anche delle specificità che verranno indicate proprio dall'Amministrazione stessa, nel senso che queste strutture, così come altre, riguardano una progettazione d'insieme che alla fine dipingerà o disegnerà il progetto nel suo insieme. In ogni caso, qualunque tipo d'intervento necessario verrà poi stipulato in forma di accordo di programma tra la Regione e il Comune.

Al momento siamo ancora nella fase di definizione - per rispondere alla n. 3 - dei reciproci impegni di spesa che saranno ripartiti nelle intenzioni, ma sembra che ci sia un accordo neanche troppo di massima ma un accordo di reciprocità tra Italia e Svizzera. Indicativamente il costo massimo per i soggetti, poi il costo è sicuramente superiore, ma per i soggetti interessati dovrebbe aggirarsi intorno ai 600 mila franchi svizzeri a carico del cantone e della Regione e di 200 mila franchi svizzeri - dei due ciascuno, quindi 600 e 600 e 200 e 200 - a carico dei due Comuni interessati, quindi il Comune di Cervinia e il Comune di Zermatt, e abbiamo verificato la disponibilità anche da parte loro ad affrontare questo investimento e di questa spesa. Parlo di stanziamenti annuali, ovviamente.

Abbiamo poi aperto, per rispondere alla n. 4, un tavolo di confronto con tutti i soggetti, è stata già costruita una road map molto dettagliata e alcuni interventi, come lei ha già accennato, sono già in fase di esecuzione, lei lo ha detto: sono in corso i lavori di realizzazione e sistemazione della pista da gara nel tratto di competenza della Cervino S.p.A., questo a dimostrazione ovvia che il processo è assolutamente partito.

Tengo a sottolineare che per questo evento c'è un coinvolgimento molto positivo e fattivo da parte quindi della Regione, del Canton Valais, dei Comuni di Valtournanche e di Zermatt, della società degli impianti di risalita e anche devo dire degli operatori turistici che sono assolutamente convinti della grandissima opportunità che questa partita gioca sul buon nome sicuramente di Cervinia, di Zermatt ma anche, credo, della Regione Valle d'Aosta che è assolutamente coinvolta in questa partita, anzi, diciamo che è soggetto se vogliamo promotore insieme agli amici di Zermatt e della parte svizzera.

Per concludere FISI e Swiss-Ski, con ovviamente il supporto e la supervisione della FIS, stanno già interagendo in modo assolutamente produttivo: vi sono già dei documenti e dei protocolli strutturati d'intenzione, al fine di definire in modo formale gli impegni di entrambi, in modo tale anche da avere poi tutte le garanzie e i tempi certi per addivenire appunto alla conclusione di questo progetto che, le assicuro, è di una complessità enorme da un punto di vista organizzativo.

Devo dire che anche da un punto di vista politico però vi è una grossa disponibilità da parte di tutti i soggetti coinvolti, quindi, ripeto, questa cosa a me ha fatto molto piacere, anche al collega Bertschy e anche a tutti i soggetti coinvolti, è veramente un progetto che vede coinvolti, al di là degli schieramenti o al di là di qualunque altro tipo di ragionamento partitico politico, tutti noi e credo tutta la Valle d'Aosta.

Presidente - Per la replica, consigliere Carrel.

Carrel (PA) - Sì, Assessore, sicuramente è complesso organizzare una gara di Coppa del Mondo soprattutto se transfrontaliera, pensiamo solamente ai diritti televisivi e a cosa ci sta dietro e a chi incassa, quindi mettersi d'accordo su queste questioni sarà sicuramente molto difficile e ci sarà sicuramente bisogno di un lavoro diplomatico politico importante.

Proprio per questo credo che dobbiamo cercare di lavorare con un comitato che ponga le basi già oggi per poter risolvere i problemi che dovremo affrontare nel 2022, perché nel 2022 abbiamo la Coppa Europa ipoteticamente e nel 2023 la Coppa del Mondo, quindi domani e dopodomani.

Noi abbiamo la fortuna di avere un po' di esperienza grazie al Comitato che ha gestito la Coppa del Mondo a La Thuile, quindi credo che possa essere anche utile un confronto per poter iniziare a lavorare in tal senso.

L'interpellanza chiedeva - e su questo non mi ha risposto, forse volontariamente - se l'Amministrazione regionale concordava sulla necessità di predisporre un palazzetto dello sport e di procedere alla costruzione del parcheggio Châteaux o di altri parcheggi, proprio perché, come le ho detto nell'introduzione, credo che possa essere questa l'occasione per risolvere dei problemi che sono da anni insiti in Breuil Cervinia, nella località turistica; quindi sfruttare la possibilità di avere una Coppa del Mondo e una gara di Coppa del Mondo spalmata su due weekend a inizio stagione per poter risolvere i problemi che chi abita in quella zona conosce bene, sono dei problemi che durano da dicembre a marzo, a volte anche aprile-maggio, dipende quando cade Pasqua, ma nel periodo caldo della stagione andare a Cervinia è sicuramente un problema: non si sa dove lasciare la macchina, quindi l'idea credo che possa essere quella di riorganizzare interamente la località turistica e di rilanciarla cogliendo l'occasione di ospitare la Coppa del mondo.

Condivido con lei il fatto che questa è una gara epica, è una gara che entrerà sicuramente nella storia, proprio per questo motivo dobbiamo fare ancora più attenzione, perché ogni minimo errore che commettiamo verrà amplificato al massimo, quindi non possiamo assolutamente permetterci di sbagliare e dobbiamo appunto, come le ho detto, approfittare di questa occasione per iniziare a rivedere e a riorganizzare l'intera località turistica.

OGGETTO N. 819/XVI - Interpellanza: "Risoluzione delle criticità rappresentate dalle proloco valdostane in merito all'utilizzo del Green Pass per l'accesso alle sagre estive".

Bertin (Presidente) - Punto n. 23 all'ordine del giorno. Illustra l'interpellanza il Consigliere Brunod.

Brunod (LEGA VDA) - Richiamato l'articolo pubblicato lunedì 5 luglio 2021 sul giornale Gazzetta Matin, dove si apprende dal titolo che: "È incognita Green Pass sull'estate delle Pro Loco, grande preoccupazione per norme e burocrazia";

preso atto che il Covid ha cancellato l'80% degli eventi organizzati dalle Pro Loco e delle grandi preoccupazioni del Presidente delle Pro Loco valdostane in vista dell'estate dalle mille incognite;

evidenziato che le incombenze burocratiche, la burocrazia asfissiante, le norme in materia di security sono sempre maggiori, la situazione è diventata insostenibile e sempre più assistiamo allo scioglimento delle Pro Loco;

rilevato che il Presidente delle pro loco valdostane ha ribadito che è davvero inimmaginabile pensare di controllare il Green Pass di ogni persona che partecipa a una sagra o ad una serata pensando alle diverse problematiche legate alla logistica, agli spazi per organizzare ingressi, uscite, zone di controllo e soprattutto ai tempi necessari per la realizzazione di tali procedure;

ritenuto che le attività medio-grandi portate avanti dalle Pro Loco, associazioni, comitati attraverso le sagre, mercatini, rievocazioni storiche e spettacoli sono fondamentali per la promozione a 360° del territorio valdostano nel settore turistico, sia a livello nazionale che internazionale;

con queste premesse si interpella l'Assessore competente per conoscere quali azioni si intendano mettere in campo per risolvere le diverse criticità manifestate dal Presidente delle Pro Loco valdostane e quanti incontri e interlocuzioni ci sono stati con i vari rappresentanti delle Pro Loco, delle associazioni e dei comitati per cercare di risolvere le varie problematiche emerse in vista di un riavvio ottimale delle diverse manifestazioni nella stagione turistica estiva 2021.

Presidente - Per la risposta, l'assessore Jean-Pierre Guichardaz.

Guichardaz J. (PCP) - Consultati gli uffici sia dell'Office du Tourisme che del Dipartimento Turismo, nonché del Dipartimento Lavoro, che si occupa della valutazione dei protocolli di cui al decreto legislativo 81/2008, non ci risulta al momento obbligatorio il possesso del Green Pass per accedere a una sagra.

Per quanto concerne gli atti burocratici e di sicurezza, il Dipartimento Turismo ha già provveduto a prendere in considerazione la problematica, interfacciandosi direttamente con il Presidente della Pro Loco Calgaro, che anche io, tra l'altro, ho sentito al telefono per una lunga e costruttiva chiacchierata dopo la sua interpellanza e anche in relazione appunto all'intervista.

A tale proposito le leggerei la nota del coordinatore del Dipartimento da cui risulta la concretizzazione da parte della Regione di un notevole impegno economico finalizzato, proprio come lei chiedeva, a sostenere le Pro Loco nelle loro attività sotto il profilo delle misure di sicurezza.

"Come è noto", risponde appunto il coordinatore, "La tragedia di Piazza San Carlo a Torino avvenuta nel 2017 in occasione della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid e il pericolo legato alla minaccia terroristica avevano spinto il Governo a un intervento più stringente nella gestione della sicurezza delle manifestazioni pubbliche", ne sappiamo qualcosa con la Fiera di Sant'Orso, che ha cambiato completamente i suoi protocolli di safety e di security.

Il Ministro dell'Interno quindi aveva emanato la famosa circolare Gabrielli sui modelli organizzativi e procedurali per garantire alti livelli di sicurezza in occasione delle manifestazioni pubbliche, che ha sostituito di fatto la legislazione precedente. Per far fronte all'aumento delle procedure, dei costi dovuti alle nuove normative per la sicurezza, in seguito proprio all'emanazione della circolare Gabrielli, con l'articolo 30 della legge regionale 1/2020 abbiamo previsto la concessione di contributi straordinari alle Pro Loco operanti nel territorio regionale, proprio per le spese correlate all'adempimento degli obblighi previsti dalla normativa nazionale in materia di gestione della sicurezza nelle manifestazioni pubbliche.

Al fine di definire modalità condivise per la semplificazione delle procedure e degli adempimenti amministrativi necessari per l'organizzazione delle manifestazioni è stato istituito presso l'Assessorato al turismo un apposito tavolo di lavoro che si è riunito il 18 marzo e l'8 giugno del corrente anno.

In data 5 luglio è stata approvata quindi dalla Giunta regionale la deliberazione 820, con la quale sono state definite le disposizioni applicative per la concessione dei contributi straordinari alle Pro Loco di cui all'articolo 30 della legge regionale 1/2020, contributi - come lei saprà - che sono concessi nella misura del 50% della spesa sostenuta e ritenuta ammissibile, in ogni caso nella misura massima di 5.000 euro per ogni evento organizzato proprio dalle Pro Loco.

Per l'anno 2021 sono stati allocati 250 mila euro nel bilancio regionale.

Il testo della suddetta deliberazione è stato, come lei saprà, ampiamente condiviso con le Pro Loco e con il Presidente, che hanno dimostrato tra l'altro ampia soddisfazione proprio in merito agli aiuti previsti.

In ogni caso, a oggi ribadisco che non esistono ulteriori limitazioni rispetto a quelle previste nelle ultime linee guida nazionali, che prevedono le solite cautele igienico-sanitarie.

Proprio in questi minuti, chiedevo al Presidente, la conferenza Stato-Regioni avrebbe dovuto riunirsi ieri, poi la riunione è stata rinviata a oggi mi sembra e dovrebbero definire domani un posizionamento proprio sul tema del Green Pass.

Quindi al momento non vi sono novità che io posso darle per certo, esiste un contributo delle Regioni e Province autonome al Governo per il decreto legge che dovrebbe essere emanato a brevissimo, nella quale nota le Regioni e le Province autonome tutte si dicono preoccupate per la diffusione della variante Delta, chiedono al Governo una forte azione di sollecitazione della campagna vaccinale anche tra i soggetti compresi nella fascia di età 12-18 e più in generale under 30 e in più - almeno fino a due giorni fa, adesso bisogna capire se il posizionamento sia leggermente modificato - alla luce di quanto sopra dicono le Regioni: "La conferenza ritiene necessario che l'utilizzo delle certificazioni verdi possa essere modulato anche in ragione del contesto epidemiologico territoriale, estendendo l'ambito di attività per le quali l'accesso deve essere consentito esclusivamente a coloro che siano in possesso di una delle certificazioni verdi rilasciate ai sensi dell'articolo 9 della 52/2021 convertito dall'87 al 2021".

Le Regioni chiedono al Governo: "Tuttavia si ritiene indispensabile che l'utilizzo delle certificazioni verdi sia esteso, a prescindere dal contesto epidemiologico territoriale di riferimento alle seguenti attività: grandi eventi sportivi e di spettacolo, discoteche, fiere e congressi".

Tra l'altro il problema che in questo periodo rallenta un poco tutto questo processo di trattativa tra le Regioni e il Governo - Regioni che spingono per paradossalmente restringere il campo, e quindi avere maggiori garanzie - è il problema legato alla privacy, cioè chi sono i soggetti che verificheranno e si assumeranno la responsabilità di verificare questi Green Pass, perché le Regioni effettivamente vogliono avere delle chiare disposizioni, delle chiare indicazioni da parte dell'autorità garante per la protezione dei dati, perché nel momento in cui si fanno soggetti di controllo, attraverso anche appunto i soggetti che verranno regolamentati, si chiede al Governo - dicono le Regioni - di disciplinare in maniera puntuale gli ambiti e le finalità generali per l'utilizzo delle suddette certificazioni, solo in questo modo infatti sarà possibile evitare provvedimenti sanzionatori da parte dell'autorità garante, nel momento in cui le Regioni e Province autonome andranno ad applicare o attuare quanto previsto dalla normativa vigente nelle norme di prossima adozione.

Questo per dire che il motivo per cui non si è ancora risolto questo inghippo è plurimo, siamo in Italia, quindi evidentemente anche questo problema di capire chi fa che cosa, chi sanziona e chi controlla è legato anche a degli aspetti che alle volte non vengono presi in considerazione ma che non sono per nulla da sottovalutare.

Comunque a oggi non c'è nulla, il Presidente Calgaro è stato avvisato e quindi credo che la questione, la riserva si scioglierà presumo da domani a venerdì, così poi magari la tengo informato.

A parte che già oggi sui giornali si è data ampissima eco alla questione, su tutte le prime pagine dei giornali per la questione dei Green Pass che è di fatto è poi la questione dirimente, credo, per il vero avvio di quest'estate che purtroppo tarda un po' a decollare.

Presidente - Per la replica, consigliere Brunod ne ha facoltà.

Brunod (LEGA VDA) - Grazie, Assessore, per la risposta, siamo anche contenti che le nostre iniziative stimolino poi comunque anche voi dell'Amministrazione a mettervi direttamente in contatto con i responsabili, come mi ha riportato lei, con il Presidente delle Pro Loco. Secondo me è un aspetto molto importante mantenere dei grandi rapporti con chi deve coordinare le Pro Loco che sono delle associazioni estremamente importanti e fondamentali per la promozione turistica del nostro territorio, ricordiamoci che c'è un esercito di volontari e che senza di loro non si farebbe niente.

Noi siamo sempre stati molto vicini alle Pro Loco, siamo ben consapevoli dell'impegno economico, come lei ha ribadito, che c'è, e ne siamo molto contenti. Siamo anche convinti che parallelamente bisognerebbe portare avanti delle azioni per cercare in concreto di sburocratizzare il lavoro che quotidianamente queste Pro Loco, associazioni e comitati devono portare avanti. Questo è il vero problema, la causa dello scioglimento di tantissime Pro Loco: abbiamo visto anche negli ultimi mesi, purtroppo leggiamo sui giornali che ogni tre per due una Pro loco si scioglie non tanto per il discorso delle criticità a livello finanziario, ma proprio per la complessità sul lato burocratico, come ha accennato anche lei.

Questo potrebbe essere uno spunto sul quale lavorare in futuro, sì la parte di contributo finanziario, ma in parallelo aiutare anche sotto l'aspetto della parte burocratica tutti questi enti che organizzano eventi sportivi e qualsiasi manifestazione.

Il concetto del Green Pass l'ha ben evidenziato, ovviamente noi ci auguriamo che venga attuato solamente sul discorso veramente dei grandi eventi, perché altrimenti sarebbe una grande criticità applicare questo concetto sulla miriade di attività, sagre e manifestazioni che abbiamo noi in Valle d'Aosta che per la gran parte sono medio-piccole, quindi questo sarebbe già una bella boccata d'ossigeno.

Speriamo che parta al più presto questa stagione estiva e che anche le Pro Loco abbiamo ancora voglia di fare un gran lavoro, come hanno sempre fatto.

OGGETTO N. 820/XVI - Interpellanza: "Reperimento delle risorse finanziarie necessarie a garantire alla Federazione valdostana sport popolari la realizzazione di corsi nelle scuole valdostane".

Bertin (Presidente) - Punto n. 24 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, il consigliere Carrel.

Carrel (PA) -. Sin dal 2014 per la Bataille de reines e dal 2016 per la Fent il CELVA aveva una convenzione che permetteva di contribuire come enti locali al mantenimento delle nostre tradizioni con un contributo, anche economico, di 5 mila euro massimi per la Bataille de reines e 8 mila per la Fent che organizzava dei corsi nelle scuole elementari per far conoscere i nostri cinque sport popolari.

Ovviamente il CELVA ha dovuto adeguarsi alle normative nazionali e si è dotato di un apposito regolamento che va a prevedere delle regole con dei requisiti minimi e una giuria e una commissione che va a valutare i vari progetti che il CELVA poi va a finanziare; quest'anno in toto ha finanziato ben quattordici progetti per un importo che va dai 600-700 fino a un massimo di 2.500 euro, che però è decisamente inferiore a quello richiesto e concordato con la Fent sino a due anni fa, in quanto l'ultimo anno non è stato possibile organizzare i corsi alle scuole elementari.

Con questa interpellanza dunque chiediamo se sia intenzione dell'Amministrazione regionale provvedere a finanziarie questi 8 mila euro che sono vitali per la Fent, in quanto il bilancio dei corsi scolastici si aggira all'intorno su delle spese che vanno dai 13 ai 15 mila euro, in base al numero di classi che aderiscono.

Ricordo inoltre che nel 2017/2018 hanno aderito ben 1.186 bambini a questi corsi per un totale di 752 ore suddivise in 86 classi e nel 2019 le classi erano addirittura 102 per un totale di 874 ore.

Credo che questi corsi siano vitali per il mantenimento di un aspetto fondamentale della nostra cultura come gli sport tradizionali, perché abbiamo dei dati che sono sicuramente in vostro possesso che affermano che dopo questi corsi molti giovani entrano poi a far parte delle squadre giovanili di Tsan, Fiolet, Rebatta e Palet - perché la Morra non rientra nei giochi praticati in questi corsi - e poi alcuni di essi continuano la loro attività mantenendo viva la nostra tradizione.

Moi je crois que le travail qui ont accompli les représentants de la Fent, soit au sein de la FIGES, soit au sein du CONI, mais même avec l'entrée dans l'AEJST qui est l'Association Européenne des Jeux et Sports Traditionnels de Noutra Tera pour la Vallée d'Aoste, doit être bien sûr soutenu par une Région autonome comme la Vallée d'Aoste.

Nous pouvons soutenir cet effort avec un petit aide économique de 8.000 euros pour permettre à nos jeunes et à nos enfants de connaître et de pratiquer notre sport.

Je demande alors avec cette interpellation si est dans l'intention de l'administration de continuer à financer cet important cours au sein des écoles élémentaires.

Presidente - Risponde l'assessore Caveri.

Caveri (VdA Unie) - Credo, consigliere Carrel, che si debba essere molto realisti rispetto a questa tematica così come è stata presentata, perché un conto è se questa iniziativa si svolgerà - come si è sempre svolta - nel mese di maggio e un conto è se questa iniziativa, come annunciato dalla Fent, si dovesse svolgere a settembre-ottobre.

È del tutto evidente che rispetto a settembre-ottobre, come lei sa conoscendo la questione del bilancio regionale, noi al momento abbiamo solo i 5 mila euro che sono stati stanziati normalmente da parte dell'Amministrazione regionale nell'ambito delle politiche educative.

Oltretutto, l'anticipazione a settembre-ottobre di questa manifestazione pone qualche interrogativo, perché, come lei sa, la manifestazione finale impegna circa 1.200 bambini e io non so se a settembre-ottobre si può montare una macchina organizzativa che prevede prima la presenza nelle scuole e "l'insegnamento" di questi nostri sports de Noutra Tera e poi successivamente la manifestazione finale.

Congiuntamente con il collega Guichardaz che si occupa di sport, incontreremo nuovamente la Fédérachon Esport de Nohtra Téra per fare con loro un ragionamento.

Normalmente come funziona? Funziona che noi, come Sovraintendenza, mandiamo nelle scuole una circolare; a questa circolare rispondono, come lei sa, nell'ambito dell'autonomia scolastica le singole istituzioni scolastiche. Mi permetto di ritenere che, immaginando di poter mandare questa circolare alla fine del mese di agosto, sia molto difficile immaginare un'iniziativa così complessa in un periodo nel quale noi abbiamo costruito l'inizio della scuola non nei termini di assoluta normalità, perché è del tutto evidente che prudenzialmente in questa fase si aprano le scuole con le stesse identiche attenzioni che noi abbiamo avuto nel corso del precedente anno scolastico.

Quindi ribadiamo l'assoluta linearità di questo tipo d'iniziativa che tra l'altro rientra anche nelle linee guida del Ministero che suggeriscono l'attività motoria all'esterno.

Sarei in difficoltà a dirle che noi siamo in grado di sostituire in larga parte, con il finanziamento mancante del CELVA, in una prospettiva settembre-ottobre.

È molto diverso se invece, come tradizionalmente si svolge questa iniziativa, si facesse come sempre è stata fatta nella primavera avanzata, cioè nel mese di maggio, è sicuro che in quel caso noi saremmo in grado di poterla organizzare tempestivamente, perché oggi immaginare di anticipare la manifestazione a settembre-ottobre, soprattutto con la numerosità dei bambini della manifestazione finale che è un momento - lo riconosco - assolutamente straordinario per promuovere i nostri usi e costumi, rientra addirittura - mi sentirei di dire - nell'educazione civica, che è questa nuova materia che consente di mettere in connessione i nostri bambini con un mondo che spesso è un mondo difficile da conoscere, perché chi come noi viene dai paesi ha una contezza, certo che per gli alunni delle scuole di Aosta può essere veramente un'esperienza assolutamente affascinante quella di scoprire i nostri sport popolari.

Quindi congiuntamente con l'Assessore Guichardaz prendiamo l'impegno d'incontrare nuovamente questi della Fédérachon, spiegando loro che l'orizzonte settembre-ottobre è veramente prematuro, immaginando che purtroppo la scuola comincerà di nuovo con le stesse accortezze che hanno reso impossibile lo scorso anno poter svolgere queste lezioni. Noi purtroppo al momento attuale non conosciamo ancora l'aggressività della variante Delta, mi sento però di dire che al confine fra la fine della primavera e l'inizio dell'estate è probabile che la situazione sarà in qualche maniera più serena.

Quindi l'impegno è proseguire questa manifestazione, oggi non mi sento di dire che questa manifestazione si possa svolgere tra due mesi.

Presidente - Per la replica, il consigliere Carrel.

Carrel (PA) - Assessore, nessuno - non io - ha detto che questa manifestazione deve essere svolta a settembre-ottobre, bensì la Fent può averlo chiesto, io so dirle perché ho sentito il Presidente della Fent qualche giorno fa: questo è ovviamente impossibile in quanto anche la Fent ha bisogno di determinati tempi per individuare gli istruttori.

Quindi quello su cui volevamo porre l'attenzione era la possibilità di effettuare questi corsi nell'anno scolastico 2021-2022.

Credo inoltre, e condivido con lei, che sia molto più appropriato farla in primavera, vista la situazione e anche per lasciare la possibilità di organizzarsi sia dalla parte delle istituzioni scolastiche sia dalla parte della Fent, quindi su questo condivido ma, ripeto, né nell'interpellanza né nelle mie e nelle nostre intenzioni vi era quella di effettuare questi corsi durante l'autunno, proprio perché capiamo bene la situazione; però vi è la volontà da parte nostra di sottolineare che è fondamentale che questi 8 mila euro vengano finanziati dalla Regione per cercare di mantenere questo importante momento, che non è solamente ludico bensì è un momento, come ha detto lei, anche di divulgazione e di conoscenza della nostra storia.

Quindi quello che volevamo chiedere era proprio questo impegno, dopodiché ovviamente ci auspichiamo che la Fent sia d'accordo e ci si possa organizzare al meglio proprio per partire già da settembre-ottobre a organizzare questi corsi che poi si svolgeranno sicuramente nel secondo quadrimestre e quindi ad aprile- maggio quando speriamo tutti di avere una situazione migliore che possa poi permettere lo svolgimento di queste attività all'aperto.

OGGETTO N. 821/XVI - Interpellanza: "Modalità utilizzate dalla società in house Inva S.p.A. per le assunzioni a tempo indeterminato di personale dipendente".

Bertin (Presidente) - Punto n. 25. Per l'illustrazione dell'interpellanza la Consigliera Spelgatti a cui passo la parola.

Spelgatti (LEGA VDA) - Letta la delibera della Corte dei Conti di Aosta, n. 12 del 29 giugno 2021, "Deliberazione e relazione sul controllo della legittimità e della regolarità della gestione della società Inva S.p.A. per il periodo 2011/2018"; appreso che nel periodo preso in esame la Corte scrive: "Anche su tale aspetto merita di essere segnalato come la società abbia riferito di procedere, alla stabilizzazione al termine dei 36 mesi di somministrazione, delle risorse ritenute idonee. Tale dato ingenera qualche perplessità se riguardato alla luce del quadro normativo vigente, come interpretato dalla giurisprudenza, secondo cui il già citato divieto di cui al Decreto legislativo 368/2001 applicabile anche alle pubbliche Amministrazioni, per quanto compatibile, per i contratti a tempo determinato anche se protrattasi in modo abusivo, esclude per il lavoro pubblico la possibilità di convertire il rapporto a tempo indeterminato se l'assunzione non è avvenuta con una procedura concorsuale, diversamente da quel che accade nel lavoro privato".

Considerato che quanto riferito alla Corte è già accaduto in altre società partecipate, come Monterosa Ski e non solo, per questo chiediamo: quante persone siano state assunte a tempo indeterminato presso la società Inva S.p.A. con la procedura della stabilizzazione dopo 36 mesi di assunzione a tempo determinato;

se sia prassi consolidata che le società partecipate assumano personale a tempo indeterminato senza le corrette procedure concorsuali;

se sia intenzione della Giunta, per il tramite dell'Assessore alle partecipate, di prendere i provvedimenti del caso nei confronti dei responsabili del procedimento che hanno approvato tali assunzioni.

Questa relazione è della Corte dei Conti, è appena uscita ed è estremamente interessante e fa una fotografia della questione delle assunzioni in Inva che è abbastanza inquietante.

Allora dobbiamo estrapolare, perché la relazione è molto lunga, sono 57 pagine molto dettagliate, però estrapolo le parti più importanti.

Parto "Dall'analisi del regolamento assunzioni del testo in vigore dal 5 ottobre 2017: al 28 marzo 2018 non risulta documentazione riferibile al periodo precedente, emerge che Inva S.p.A. in materia di personale ha dichiarato di aver applicato le norme del decreto legislativo 175/2016 articolo 19 comma 1 e 2 e della legge regionale 20/2016, articolo 5, che prevede una disciplina specifica per l'assunzione del personale istituendo da una parte che le stesse possono avvenire esclusivamente mediante selezione pubblica in conformità ai principi anche di derivazione europei, di trasparenza, pubblicità e imparzialità e dei principi di cui all'articolo 35 comma 3 decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165, dall'altra che per procedere all'assunzione di personale a tempo determinato e a tempo indeterminato è necessario che la società si doti di un provvedimento, regolamento di attuazione della citata normativa".

Il medesimo documento in analisi all'articolo 4 stabilisce inoltre che "Può essere valutata la possibilità di attivare altri canali esterni che possano essere rappresentati da società di somministrazione di lavoro temporaneo, società specializzate nella selezione del personale, centri per l'impiego, servizi specifici offerti dall'agenzia del lavoro e Università, cui vengono demandate le fasi di ricerca e selezione sulla base del profilo ricercato dalle esigenze aziendali, in particolare qualora dovessero emergere in modo non pianificabile in sede di definizione del piano assunzioni esigenze immediate, temporanee di inserimento di personale, permettendo così anche il rispetto dei livelli di servizio contrattualizzati nonché il presidio di servizi organizzativi anche su turni, potrà essere attivata la ricerca, selezione e assunzione attraverso il canale dell'agenzia di somministrazione a tempo determinato.

Tale soluzione permette inoltre, in caso di rinuncia e/o non superamento del periodo di prova previsto una immediata sostituzione.

Sono altresì possibili l'assunzione a tempo determinato e l'attivazione di contratti di somministrazione limitatamente ai soli casi di estrema necessità e massima urgenza rispetto al livello di servizio contrattuale definitivo, o copertura immediata di commesse e per profili professionali particolarmente qualificati.

Solo in questi casi sarà possibile procedere per un periodo di tempo limitato alla sola emergenza, l'assunzione di personale attingendo alla banca dati dell'azienda o alle agenzie per il lavoro e il previsto colloquio selettivo.

Per quanto concerne poi la pubblicità e trasparenza delle selezioni, il regolamento chiarisce che le modalità di selezione garantiscono imparzialità, tempestività, economicità e celerità di espletamento.

Il processo di selezione del personale è avviato su indicazioni" e via così.

Questo è il regolamento, poi andiamo a guardare tutti gli altri passaggi, ci sono varie sentenze, dopodiché dice la Corte dei Conti, premesso quello che è il regolamento interno: "Alla luce di quanto precede l'analisi svolta da questa sezione permette di affermare come non in tutte le posizioni esaminate risulti rispettata la regola fissata dal regolamento adottato" che ho appena letto "Secondo cui sono altresì possibili assunzioni a tempo determinato e attivazione di contratti di somministrazione limitatamente ai soli casi di estrema necessità e massima urgenza e per profili professionali particolarmente qualificati. In talune circostanze infatti non risultano evidenziate specifiche ragioni che sulla base di una interpretazione letterale del testo offerto abbiano integrato quelle circostanze di estrema necessità e massima urgenza che congiuntamente all'elevata qualificazione professionale richiesta ai soggetti interessati potessero consentire il ricorso alla somministrazione di lavoro cui, viceversa, si è attinto in modo molto ampio e con volumi a momenti anche sostenuti".

Poi ci sono sentenze della Corte di Cassazione che vanno tutte in questa direzione, giurisprudenza consultiva della Corte dei Conti, poi si dice: "Anche la giurisprudenza civile ha ribadito la necessità del rispetto anche da parte delle società partecipate pubbliche, dei vincoli e dei principi imposti all'amministrazione pubblica nella fase del reclutamento del personale, la cui violazione oggi peraltro è espressamente sanzionata con la nullità del contratto di lavoro.

Infatti, come si evince dalla sentenza della Corte Costituzionale 68/2011, il ricorso a clausole sociali non può essere utilizzato come strumento per eludere il rispetto dei principi dell'evidenza pubblica previsti in materia di assunzioni da parte di società a partecipazione pubblica che trovano diretto fondamento nell'articolo 97 della Costituzione".

Vado a un altro pezzo: "Il legislatore nazionale, pur mantenendo ferma la natura privatistica del rapporto di lavoro, sottratti alla disciplina dettata dal decreto legislativo 165/2001, con l'articolo 19 del TUSP, ha inteso estendere alle società partecipate i vincoli procedurali imposti alle Amministrazioni pubbliche nelle fasi del reclutamento del personale, nonché l'erogazione di servizi di interesse generale con l'esigenza di selezionare secondo i criteri di merito e di trasparenza i soggetti chiamati allo svolgimento dei compiti che quell'interesse perseguono" e ci sono tutte le indicazioni sulle sentenze. "La giurisprudenza si è anche preoccupata di evidenziare il carattere imperativo della disposizione in esame con la conseguenza che l'omesso rispetto dei principi fissati dalla medesima norma è suscettibile di determinare la nullità del contratto di lavoro. Anche su tale aspetto merita di essere segnalato come la società Inva abbia riferito di procedere alla stabilizzazione del termine di 36 mesi di somministrazione delle risorse ritenute idonee.

Tale dato ingenera qualche perplessità se riguardato alla luce del quadro normativo vigente, come interpretato dalla giurisprudenza, secondo cui il già citato divieto di cui al Decreto legislativo 368/2001 applicabile anche alle pubbliche Amministrazioni per quanto compatibile per i contratti a tempo determinato anche se protrattisi in modo abusivo, esclude per il lavoro pubblico la possibilità di convertire il rapporto a tempo indeterminato se l'assunzione non è avvenuta con una procedura concorsuale, diversamente da quel che avviene nel lavoro privato".

Un'ultima annotazione ancora veloce "Le norme generali discendenti dal principio dell'accesso tramite pubblico concorso che governa l'assunzione del lavoro pubblico, cioè questo consolidato orientamento della giurisprudenza della Corte di Cassazione, da questo orientamento deriva anche l'esclusione dell'instaurazione di un rapporto a tempo indeterminato, per l'effetto dell'abusiva utilizzazione di contratti a termine da parte della pubblica Amministrazione. Questo comporta il necessario superamento di una procedura di selezione, suscettibile di sussunzione nell'ambito concettuale giuridico del concorso. Quindi bisogna fare procedura concorsuale caratterizzata da: indizione di un bando iniziale, fissazione dei criteri valutativi, presenza di una Commissione incaricata alla valutazione dei candidati, formazione di una graduatoria finale, infatti in tema di accesso al pubblico impiego sono consentite deroghe al principio generale del concorso solo con forme di reclutamento alternative, quali l'avviamento delle liste di collocamento, questione dei disabili e quant'altro per il discorso delle categorie protette piuttosto che laddove si debba essere del tutto volti a contemperare il meccanismo di selezione dei migliori con l'esigenza di ricoprire posizioni di non rilevante contenuto professionale e quant'altro"... non faccio più in tempo a leggere il resto.

Presidente - Per la risposta, l'assessore Caveri.

Caveri (VdA Unie) - Consigliera Spelgatti, naturalmente - come per tutte le prese di posizione, per l'insieme delle valutazioni che vengono fatte dalla Corte dei Conti - abbiamo letto con grande attenzione questa decisione assunta dalla sezione di controllo che riguarda il periodo 2011/2018.

Comincio con il dato secco che lei mi chiede, cioè quante persone siano state assunte in questo periodo. Sono nove persone, relativamente ripeto al periodo 2011/2018; la società, su nostra richiesta, ha precisato che la trasformazione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato è avvenuta, così dice, in tutti i casi previo espletamento di un processo valutativo d'idoneità.

"Se sia prassi consolidata che le società partecipate assumano personale a tempo indeterminato senza le corrette procedure concorsuali": io fossi in possesso di dati di questo genere dovrei evidentemente presentare denuncia, perché non si può pensare di operare in spregio delle leggi, in particolare, come lei ha ricordato, dell'articolo 19 del testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, cioè la famosa legge 175/2016, che fissa tutta una serie di paletti, che in qualche maniera sono poi collegati a quella rete normativa che, peraltro, la stessa Corte dei Conti sezione di controllo ribadisce all'interno di questo suo documento.

Ricordo in più che a livello regionale è in vigore la legge n. 20/2016 articolo 5, che dispone che le società controllate direttamente o indirettamente dalle Regioni disciplinino con propri regolamenti - pubblicati in apposita sezione dedicata o nel sito della Regione o nel sito di Finaosta - criteri e modalità per il reclutamento del personale nel rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità che lei stessa ha evocato.

I predetti regolamenti sono stati regolarmente trasmessi alla competente Commissione consiliare, le assunzioni presso le società controllate direttamente o indirettamente dalla Regione hanno un passaggio in più e cioè la conoscenza della lingua francese.

L'articolo infine specifica che tali disposizioni non si applicano nel caso di lavoratori assunti a tempo determinato per lo svolgimento di attività stagionali presso le società controllate.

Quindi, l'insieme di queste norme è indubitabile che si applichi anche a una società in house qual è Inva, quindi la disciplina sopra richiamata deve essere applicata.

Ora - nel rispondere alla sua domanda, cioè: "se sia prassi consolidata che le società partecipate assumano personale in spregio al dettato normativo" - io non credo che sia così e se questo avvenisse è del tutto evidente che avrebbero violato quanto previsto e saremmo di fronte, come ho già detto prima, a un reato.

Ora, per quel che riguarda la deliberazione della sezione di controllo n. 12/2021, noi non potremmo che - e lo faremo naturalmente con una lettera e con anche con degli incontri - ribadire alla società la portata precettiva delle disposizioni contenute nel Decreto legislativo 175/2016, perché è del tutto evidente che questa è una normativa alla quale nessuno e in nessun modo possa derogare.

"Qual è il ruolo della Giunta regionale e, nel caso in esame, dell'Assessore che si occupa delle partecipate?": noi non abbiamo una possibilità di assumere dei provvedimenti nei confronti dei responsabili del procedimento che eventualmente risultasse viziato ab origine, atteso che si tratta di un rapporto di lavoro che è instaurato da un soggetto giuridico autonomo rispetto all'ente Regione, a cui spettano dunque - in quanto si assumono la loro responsabilità - ovviamente delle valutazioni di cui, ripeto, si assumono ogni responsabilità.

Ricordo però che il 28 novembre 2019, tanto per ricordare delle cose che sono precedenti anche alla mia assunzione di responsabilità, l'allora struttura regionale competente in materia di società aveva trasmesso una lettera in cui ribadiva alle società partecipate la normativa di riferimento, anche e soprattutto con riferimento alle assunzioni di personale ed era stato anche inoltrato un regolamento che conteneva tutti i suggerimenti per poter avere una chiarezza di comportamento da parte delle società, peraltro i regolamenti sono presenti sul sito web della Regione nella sezione "Amministrazione trasparente".

Ora è chiaro che nel caso in esame, a fronte di quanto scritto dalla sezione di controllo, effettueremo tutta quella attività che un'azionista che abbia la testa sul collo - quindi nel caso delle società a gestione diretta si tratta della Regione, invece quelle a gestione indiretta è la Finaosta - deve svolgere; noi continueremo a dire che non si possono compiere dei reati e nel caso in cui si decidesse di trasformare contratti a tempo determinato in situazioni di lavoro a tempo indeterminato - soprattutto laddove agiscano società di somministrazione di personale - l'unica strada che viene indicata è quella di seguire delle corrette procedure concorsuali. Il concorso è e resta lo strumento attraverso il quale si può entrare nel sistema delle partecipate.

Presidente - Replica la consigliera Spelgatti.

Spelgatti (LEGA VDA) - In risposta alla prima domanda, lei ha detto che la società ha specificato che le assunzioni sono avvenute a seguito di un processo valutativo d'idoneità. Sì, ma non è quello che prevede la legge, infatti la Corte dei Conti è quello che contesta. Non lo contesto io, Nicoletta Spelgatti, non lo contesta la Lega.

È chiaro che la domanda n. 2, "se sia prassi consolidata che le società partecipate assumano personale a tempo indeterminato senza le procedure concorsuali rivolte alla Giunta" era una domanda provocatoria, perché qual è il punto essenziale di questa relazione? È che ha messo il dito nel cancro della Valle d'Aosta, fotografando Inva perché la relazione è stata fatta su Inva, però in realtà noi sappiamo - noi Valdostani genericamente sappiamo - che il sistema delle assunzioni facili in generale - io non sto parlando in maniera specifica di Inva e non sto parlando del caso concreto, io lì ho riportato solo quello che ha detto la Corte dei Conti, adesso passo al generale - in generale sappiamo che purtroppo uno dei cancri della Valle d'Aosta è sempre stato la collusione tra il sistema della politica rispetto al voto di scambio, voto di scambio che è sempre avvenuto....

Sì, caro assessore Caveri, io parlo in generale, io sto parlando di un sistema in generale, non sto parlando di qualcuno di specifico, io parlo in generale. Il sistema di dire "Nel momento in cui mi voti ti prometto di assumerti Tizio, Caio e Sempronio".

Questo è un sistema che in Valle d'Aosta purtroppo conosciamo troppo bene e, ripeto, è un sistema che è andato avanti per una vita e non ci sono soggetti specifici da incolpare piuttosto che forze specifiche da incolpare, ma è un certo tipo di sistema. Lo sappiamo tutti che questo è sempre stato un tipo di sistema.

Ora se vogliamo veramente che la Valle d'Aosta cambi marcia e soprattutto vogliamo che la situazione della Valle d'Aosta cambi, non possiamo che eliminare tutti questi cancri che troviamo in giro e soprattutto non possiamo che cercare di portare legalità innanzitutto nel sistema delle assunzioni, perché laddove non c'è meritocrazia, non ci sarà mai un lavoro fatto correttamente, non ci sarà mai la giustizia sociale e soprattutto ci sarà sempre una popolazione piegata di fronte al politico, perché bisogna essere amico di, parente di eccetera eccetera per ottenere un posto di lavoro, sennò vieni tagliato fuori.

Questo sistema deve finire definitivamente, ci deve essere un impegno ed una volontà da parte di tutti per far sì che queste cose in Valle d'Aosta non esistano più.

La relazione della Corte dei Conti ha messo proprio il dito nella piaga - partendo dal discorso di Inva ma io lo estendo in generale al sistema - in quello che sono i problemi principali e proprio legati alle assunzioni in generale, il sistema delle assunzioni in generale nelle varie partecipate e quant'altro.

Quindi genericamente la denuncia, partendo dallo specifico di una fotografia fatta dalla Corte dei Conti... il discorso deve essere generalizzato e ampliato, perché ci deve essere una presa di coscienza forte da parte della politica, di tutti sul fatto che queste cose il sistema le deve espellere da se stesso, il sistema non deve più funzionare così, non ci deve essere più popolazione piegata che ha paura di non avere il posto del lavoro se non è" amico di" e che deve andare con il cappello in mano dal politico "per".

Le persone devono essere assunte o non assunte a seconda delle capacità, della meritocrazia e per concorsi e non ci deve essere la possibilità da parte di nessuno - della politica o della longa manus della politica - di arrivare a gestire questo tipo di rapporti perché questo incide sulla vita delle persone, sulla libertà delle persone e sul futuro della nostra regione perché, ripeto, se non c'è meritocrazia, non ci sarà mai una Valle che riparte e che guarda al futuro dove si possa veramente pensare di far crescere i nostri figli in una maniera degna di una società civile.

Presidente - A questo punto sospendiamo per arieggiare i locali del Consiglio. Riprendiamo i lavori tra una decina di minuti.

La seduta è sospesa dalle ore 17:16 alle ore 17:41.

OGGETTO N. 822/XVI - Interpellanza: "Verifica di eventuali economie sui trasferimenti regionali in favore della Cittadella dei Giovani per la mancata o limitata erogazione del servizio negli anni 2020 e 2021".

Bertin (Presidente) - Punto n. 26 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, il consigliere Manfrin ne ha facoltà.

Manfrin (LEGA VDA) - Purtroppo anche questa volta devo dire che torniamo su una vexata quaestio che riguarda la Cittadella dei Giovani; abbiamo trattato più volte della Cittadella in quest'aula, diciamo che io, in realtà, ho cominciato a parlare della Cittadella molto tempo fa, già quando ricoprivo l'incarico di Consigliere comunale presso il Comune di Aosta ed è da allora che ho avuto modo d'interessarmi di questa struttura, ho portato alcune iniziative in quest'aula, ne ho portate altre quando ero in Comune, ne ho portate altre ancora nella scorsa legislatura, ho visto veramente passare in quella Cittadella di tutto: dalla promozione degli alcolici all'affissione abusiva di volantini, la distribuzione di preservativi, la presentazione di libri sul gender, la serata di raccolta fondi per i migranti, le favole sui travestiti, insomma abbiamo visto davvero passare di tutto all'interno di quella struttura e l'ultimo in ordine cronologico è, da quello che ho potuto vedere, l'evento denominato "A braccia aperte dall'accoglienza all'autonomia" che si è svolto a Saint-Vincent, dove c'erano il gruppo territoriale dei "Refugees Welcome" - quello di cui abbiamo parlato questa mattina - e ovviamente anche qui, come sempre, non si capisce bene cosa c'entri la Cittadella, ma io penso che di questo avremo modo di parlare.

L'oggetto però di questa interpellanza è differente, come giustamente l'Assessore e quest'Aula possono immaginare, perché come ho già avuto modo di evidenziare - anche questo nella scorsa legislatura - la Cittadella dei Giovani era partita male, con una proroga, per quanto riguardava appunto l'affidamento della Cittadella, con una gara che era stata bandita dal solo Comune di Aosta, perché la Regione, giustamente, si era rifiutata di mettere la propria parte a fronte della mancanza di certezze che venivano poste in ordine appunto all'affidamento. La continuazione penso proprio che sia peggiorata, non certo per colpa, questa volta, della gestione della Cittadella ma bisogna evidenziare, in maniera che così sia chiaro per tutta quest'Aula, che quella struttura assorbe mezzo milione di euro, lo ripeto ancora: mezzo milione di euro.

Questo mezzo milione di euro che quella struttura assorbe non vede una contropartita di valore, nel senso che l'ultimo verbale su cui ho avuto modo di posare gli occhi - e la volta scorsa abbiamo scambiato qualche battuta con l'Assessore - evidenziava una perdita di gestione di 55 mila euro che, peraltro, la Cittadella chiedeva di ripianare così, non so per quale motivo, ma, a prescindere da questo, quello che ho voluto evidenziare in questa interpellanza è che sappiamo che, in realtà, tra i numerosi obblighi che la pandemia ci ha imposto c'è anche la cancellazione e la chiusura delle attività aggregative in presenza e, ovviamente, la Cittadella dei Giovani non ha fatto eccezione.

Ho voluto evidenziare appunto le delibere che ho richiamato all'interno del testo di questa interpellanza unitamente al Decreto legge di chiusura e i vari Dpcm che si sono susseguiti nel tempo e sappiamo, dai calcoli che ho fatto, che la struttura è rimasta chiusa sicuramente, in forza di quei decreti, per almeno undici mesi e mezzo, ma potenzialmente potrebbe esserlo stata anche di più. In ogni caso, indicativamente, la chiusura di questa struttura è arrivata praticamente a un anno dove bar, teatro, aule studio e di registrazione non hanno segnalato appunto attività.

A fronte di questo - ed è per questo che con un 116 ho chiesto di avere i verbali non soltanto perché giustamente mi era stato annunciato che sarebbero state assunte delle prese di posizione durante il gruppo interistituzionale da parte della Regione, ma anche per vedere effettivamente cosa veniva detto precedentemente nelle riunioni del gruppo interistituzionale , sono poi soltanto tre quelle che si sono tenute dal 2019 a oggi -ho voluto verificare se si fosse ventilata l'ipotesi che a fronte di queste chiusure il generosissimo contributo che la Regione eroga, quel mezzo milione di euro, per il 55% erogato dalla Regione autonoma Valle d'Aosta, dai due Assessorati, l'Assessorato istruzione e l'Assessorato politiche giovanili... come sappiamo, in ogni caso, a fronte di questo fondo possiamo immaginare che i lavoratori assunti avranno senza dubbio lavorato meno, se non saranno stati messi in cassa integrazione, il bar senza dubbio non avrà fatto il carico delle bevande - peraltro il bar pare che sia la voce che pesa di più nel passivo della Cittadella dei Giovani - le utenze si saranno senza dubbio ridotte perché senza frequentare la Cittadella, le luci, le acque e quant'altro non vengono utilizzate, le pulizie saranno sicuramente state fatte con meno frequenza e quindi ci sarà stata tutta una serie di riduzioni di spesa a fronte di questo.

Noi abbiamo scansionato, visto, guardato, letto e riletto quello che dispone la varia documentazione sull'affido di questa struttura. All'articolo 14 del documento che disciplina i rapporti fra gli enti viene detto che i pagamenti verranno effettuati previa presentazione di regolari fatture con le modalità previste dal regolamento comunale contabilità - questo perché i pagamenti vengono effettuati dal Comune di Aosta - salvo che non siano pervenute delle segnalazioni o che non siano state constatate dall'amministrazione irregolarità o insufficienza delle prestazioni.

Io credo che la chiusura di quasi un anno della Cittadella possa essere tranquillamente una segnalazione; quindi una mancanza di erogazione certo non per colpa dei gestori della Cittadella, ma per colpa delle situazioni contingenti, e inevitabilmente una riduzione che comporta una riduzione anche delle spese e quindi, a fronte di queste riflessioni, abbiamo voluto presentare questa interpellanza sulla Cittadella, chiedendo: se siano state visionate dall'Amministrazione regionale o dal gruppo interistituzionale le fatture relative al servizio del concessionario della Cittadella dei Giovani del 2020/2021; se a fronte delle chiusure della mancata o limitata erogazione del servizio previsto sia stato disposto un risparmio nel trasferimento al concessionario e, in caso negativo, se sia intenzione dell'Amministrazione regionale chiedere approfondimenti del gruppo interistituzionale e/o al Comune di Aosta per verificare eventuali economie sui trasferimenti al Comune di Aosta a fronte della mancata o limitata erogazione del servizio.

Presidente - Risponde l'assessore Caveri.

Caveri (VdA Unie) - Purtroppo non ho ancora il potere per far mettere un monumento equestre davanti alla Cittadella che illustri la sua attività ispettiva, ma credo che prima o poi ci si arriverà; dovrà dire quale tipo di cavallo scegliere, se un cavallo bianco o un cavallo nero. Scherzo per sdrammatizzare un po' la pesantezza del pomeriggio.

Assieme all'assessore Guichardaz, sono stato, assieme ai nostri funzionari, il 6 luglio a questa riunione di questo gruppo interistituzionale e devo dire - come lei avrà modo di vedere quando riceverà, appena l'avremo, il testo definitivo - che né l'assessore Guichardaz né il sottoscritto si sono nascosti dietro alle cose e hanno avuto nell'interlocuzione impedimenti nell'esprimere alcune riflessioni.

Vorrei però prima fare una premessa e la premessa è che il protocollo d'intesa, fra CELVA, Comune di Aosta, l'Assessorato del collega Guichardaz e quello di cui oggi ho la responsabilità, serve alla co-progettazione e alla compartecipazione economica a questa Cittadella e prevede all'articolo 4, comma 1 e comma 4 - lo dico solo per chiarezza di responsabilità - che: "il Comune di Aosta, individuato quale ente concedente e quindi incaricato della verifica della qualità del servizio fornito dall'operatore economico aggiudicatario della gestione degli adempimenti contrattuali." Altro comma: "Il Comune di Aosta, al fine di permettere il trasferimento a suo favore della quota degli enti co-finanziatori certifica agli enti stessi in qualità di ente deputato al controllo, verifica il monitoraggio della gestione dei servizi e delle attività del rispetto delle clausole contrattuali che la documentazione prodotta dal concessionario Cittadella dei Giovani di Aosta attesti la corrispondenza agli adempimenti contrattuali previsti anche per quanto attiene il dettaglio del finanziamento inerente alle attività culturali".

Proprio in virtù di quanto appena detto, spetta solo al Comune di Aosta, in qualità di ente concedente, visionare preventivamente anche le fatture relative al servizio reso, facenti parte della documentazione che viene prodotta dalla Cittadella dei Giovani e non all'Amministrazione regionale e neppure al gruppo interistituzionale.

Questo per dire che noi abbiamo preso atto della contabilità che ci è stata presentata, abbiamo contestato - come vedrà dal verbale ma per correttezza non posso anticipare, avendo ancora per adesso un'alea non dico di segretezza ma di riservatezza - abbiamo comunque contestato come Regione il fatto che il piccolo avanzo, perché si tratta di un piccolo avanzo, venisse di nuovo riversato in capo alla Cittadella e, come vedrà, abbiamo espresso dei dubbi sul fatto che la quasi totalità della cifra che viene riversata sulla Cittadella sia stata spesa egualmente, per quanto l'attività sia stata un'attività ridotta, anche se, ovviamente, abbiamo preso atto delle spiegazioni che ci sono state fornite, cioè del fatto che comunque delle attività ci siano state: ci è stato spiegato dei momenti di aggregazione, di svago, di riflessione, di socialità con i giovani non in presenza ma attraverso Webinar e dirette sui vari social - Facebook, Instagram, YouTube - la cui organizzazione ha determinato certamente dei costi. Ripeto, l'autorità che ha predisposto la rendicontazione, il responsabile della rendicontazione, ovviamente, ci ha detto che tutto era in regola ma non spettava a noi il compito di certificare o di votare una rendicontazione di questo genere.

Quindi la destinazione del residuo 2020 è stata oggetto di perplessità da parte della parte regionale così come, devo dire, che abbiamo espresso congiuntamente con l'Assessore Guichardaz qualche dubbio rispetto al fatto di non avere delle notizie sulla programmazione ex ante e non ex post, nel senso che ovviamente esiste una responsabilità in capo al concessionario, non si tratta - come abbiamo detto precedentemente, in una risposta di qualche mese fa - di esercitare nessuna forma di censura, perché esiste da parte del concessionario una logica di programmazione che ha una vasta area di autonomia ma si tratta, come abbiamo detto in precedenza, di fare in modo che non ci siano delle difformità rispetto a quanto previsto come mission da parte della Cittadella stessa.

Quindi, in risposta al punto 3: l'Amministrazione regionale ha, nelle sedi istituzionali, messo molti puntini sulle "I", ha espresso una serie di preoccupazioni, non potremmo mai essere interpreti di una sorta di fumus persecutionis nei confronti della Cittadella il cui ruolo resta importante, però abbiamo chiarito questi due aspetti, e cioè il fatto che la responsabilità sugli aspetti finanziari è in capo al Comune di Aosta, che se ne deve assumere la responsabilità, anche sul fatto che noi si debba erogare il denaro: quindi c'è una certificazione rispetto alla quale poi i nostri funzionari sono autorizzati a erogare questa cifra.

Su questo io credo che ci debba essere un impegno forte nelle verifiche nei prossimi anni, soprattutto perché alcune voci ci hanno molto colpito, come il costo del lavoro nel bar, che sembra rimanere grosso modo quello degli anni precedenti, pur in presenza di una situazione di questo genere, e un deficit fortissimo fra il costo del lavoro del bar e i proventi derivanti da questa attività economica, che dovrebbe essere uno dei capisaldi.

L'altro aspetto che ci ha colpito e che abbiamo manifestato sta nel fatto che, nel momento in cui nasce una situazione di questo genere, ci deve essere una compartecipazione economica da parte del soggetto vincitore, invece parrebbe che il peso gravi prevalentemente sul pubblico, cioè sui due Assessorati, sul Comune di Aosta, sul CELVA, peraltro per attività che vengono svolte prevalentemente fuori dalla Cittadella, e, naturalmente, su quanto proviene dalle fondazioni bancarie.

Quindi uno dei punti interrogativi che noi abbiamo posto e che porremo ancora nelle riunioni successive è: qual è l'apporto economico che dovrebbe mettere il gestore.

Allora io dico tutto questo non in polemica e neanche per lisciarle il pelo, cosa peraltro che non farei per varie ragioni, ma perché secondo me ci deve essere, rispetto a questa vicenda, al di là dei contenuti, anche una chiarezza di tipo amministrativo.

Sui contenuti mi sono già espresso in passato e non ci torno, invece sugli aspetti amministrativi ripeto che nel prendere assolutamente atto della buona fede - quindi non esiste alcuna malizia da parte mia rispetto alla rendicontazione che è stata accettata come tale dal Comune di Aosta - abbiamo fatto presente all'assessore Tedesco la necessità probabilmente di creare - e risulterà nel verbale - una sorta di gruppo di lavoro per capire come le cose possano essere fatte meglio.

Presidente - Per la replica, il consigliere Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) Grazie per la sua risposta, Assessore, giustamente ha voluto esordire con la collocazione di un monumento equestre all'interno della struttura, io sono attentato, anzi, posso dire che rifiuto decisamente, pur ringraziandola di questo omaggio, perché in primis porta male e marmorizzare qualcuno che è ancora vivo e in secondo luogo perché tendenzialmente avrebbe chiesto agli attuali gestori della Cittadella dove piazzare questa statua e sono sicuro che sceglierebbero il posto dove c'è il maggior numero di piccioni presenti, quindi io su questo rifiuterei ovviamente questo tipo di collocazione.

Venendo invece all'oggetto della sua risposta, sono in parte soddisfatto rispetto alle prese di posizione che avete avuto e che ringrazio e che sono ansioso ovviamente di leggere; lei giustamente ha detto che, secondo l'articolo 4 comma 1 del protocollo di intesa, è il Comune di Aosta che è responsabile dei pagamenti; io l'ho ricordato nella mia esposizione relativamente al fatto che il regolamento disciplina il fatto che è proprio il Comune di Aosta che deve provvedere a eventuali contestazioni o a sollevare eventuali questioni, però il punto è uno: se è il Comune di Aosta che certifica, è evidente che anche noi due conti li possiamo fare. Giustamente ha sollevato una nota dolente della Cittadella dei Giovani che è la questione relativa al bar. Ora io ho ripreso quel verbale dove dicevo che segnalavano una perdita di gestione di più di 53 mila euro e il costo della caffetteria veniva riassunto in 188 mila euro.

Ora io mi chiedo: se questa somma di 188 mila euro che assomma a quasi il 50% del contributo che viene erogato alla Cittadella va alla caffetteria, qualcuno dovrebbe spiegarci se le spese, come giustamente lei ha detto, sono rimaste immutate, che cosa è avvenuto nella Cittadella dei Giovani durante il periodo della pandemia, cioè: il carico che è stato fatto di prodotti all'interno della caffetteria è stato identico? Quindi durante i mesi di chiusura si è acquistata merce e si sono pagati i dipendenti come se il bar fosse aperto, o il bar ha lavorato? Perché altrimenti tutto questo non si spiega. Un costo di 188 mila euro - e immagino indicativamente che sia la stessa cosa per quest'anno - mi pare un po' dubbio.

E proprio questo che fa sorgere una serie d'interrogativi nel merito, io tralascerei il fatto che il Comune di Aosta abbia certificato e abbia pagato, visto i ruoli di certi portavoce che sono attualmente assunti in Comune che prima avevano altre frequentazioni e quindi magari hanno messo anche una buona parola - chi lo sa, non lo so - però la programmazione ex ante che ha sollevato lei invece è effettivamente un elemento importante, perché giustamente, come ha ricordato, sono numerosi gli enti che finanziano la Cittadella e ogni volta altrimenti rischiamo di trovarci in quest'aula a contestare un evento che ha una piuttosto che un'altra connotazione politica a seconda di chi sia il gestore che gestisce quella struttura.

Quella struttura deve servire per aggregare i giovani, quella struttura deve servire per dare servizi ai giovani, quella struttura non deve servire invece per fare della politica mascherata da iniziative culturali dai soliti soggetti che ben conosciamo.

Avremo modo di parlarne anche in questo Consiglio, di tirar fuori alcune questioni relative in maniera proprio marginale alla Cittadella, però fa certo dispiacere, perché io immagino che se ci fosse una gestione domani, incredibilmente, di una cooperativa che non si colloca a sinistra - sarebbe una cosa epocale effettivamente - che comincia a fare iniziative all'interno di quella Cittadella, promuove dei libri che non sono esattamente in linea con quello che il mainstream vuole, io immagino che ci sarebbero delle veementi proteste.

Io ricordo che quando presentai in quella Cittadella un libro sugli Alpini, non stiamo parlando di cose incredibili, venne organizzata una manifestazione di contestazione dentro la Cittadella dei Giovani perché mi ero permesso di presentare un libro sugli Alpini.

Quindi mi chiedo se forse non sarebbe meglio evitare che qualsiasi formula di propaganda, più o meno strisciante, venisse evitata ex ante e non fosse contestata ex post.

OGGETTO N. 823/XVI - Interpellanza: "Analisi in termini di riduzione dei costi e innalzamento della qualità dei servizi offerti dalla società in house Inva S.p.A.".

Bertin (Presidente) - Punto n. 27. Illustra la consigliera Spelgatti.

Spelgatti (LEGA VDA) - Torniamo alla deliberazione della Corte dei Conti di Aosta n. 12 del 29 giugno 2021, deliberazione in relazione sul controllo della legittimità e della regolarità della gestione della società Inva S.p.A. per il periodo 2011/2018.

Appreso che nel periodo in esame la Corte scrive: "La decisione dell'Amministrazione di ricorrere all'out sourcing si rivela scelta strategica che deve necessariamente risultare basata su una visione e una prospettiva integrata di medio-lungo periodo, insensibile alle contingenze del tempo della sua adozione e saldamente ancorata a valutazione e analisi di durata, l'adozione di strategie di esternalizzazione è in linea di principio diretta al conseguimento di benefici potenziali in termini di riduzione dei costi, innalzamento della qualità dei servizi offerti, a parità di costo, reperimento sul mercato di skilling disponibili all'interno dell'ente, maggiore flessibilità, maggiore concentrazione di risorse umane e investimenti sulle attività ritenute strategiche.

Qualora tali benefici in termini di riduzione di costi e di innalzamento della qualità dei servizi offerti non vengano concretamente conseguiti all'esito di una seria ed approfondita analisi di contesto, compete all'Amministrazione regionale l'adozione di ogni conseguente necessaria iniziativa".

Per questo interpelliamo la Giunta regionale per conoscere se sia stata fatta una seria e approfondita analisi di contesto in termini di riduzione dei costi e di innalzamento della qualità dei servizi offerti dalla società Inva S.p.A. rispetto alla concorrenza e, in caso di risposta affermativa, quando sia stata fatta e quali risultati abbia riportato.

Qualora tale analisi non sia stata commissionata, se sia intenzione della Giunta, per il tramite dell'Assessore alle partecipate, di procedere a tale analisi e con quali modalità.

Questa relazione andrebbe letta tutta; prima chiaramente - il tempo stringe - ho potuto leggere soltanto dei pezzetti e anche qui leggerò un altro pezzetto importante perché si affronta un altro tema molto importante. A un certo punto su questo tema la Corte scrive: "Dall'analisi dei dati trasmessi non può non rilevarsi che la società, a fronte dei ricavi derivanti dal contratto di servizio stipulato con la Regione per lo svolgimento delle attività a esso commissionate, sostenga dei costi ritenuti necessari per rispondere alla domanda di servizi regionali. È quindi naturale chiedersi quanti di tali servizi non potrebbero essere acquisiti direttamente dalla Regione, mediante procedure a evidenza pubblica che ad oggi vengono svolte dalla società in house, allo scopo di corrispondere alle proprie necessità e garantire l'atteso output di servizi, evitando di doversi rivolgere a una propria partecipata espressamente costituita per essere dedicata per vocazione statutaria a tale esplicita missione. Per tali riflessioni e per le ricadute operative sulle scelte di mantenimento di organismi partecipati, si rimanda agli approdi già raggiunti dalla giurisprudenza di questa sezione, secondo cui la decisione dell'Amministrazione di ricorrere all'out sourcing si rivela scelta strategica che deve necessariamente risultare basata su una visione e una prospettiva integrata di medio-lungo periodo, insensibile alle contingenze del tempo e della sua adozione saldamente ancorata a valutazione e analisi di durata. L'adozione di strategie di esternalizzazione in linea di principio diretta al conseguimento di benefici potenziali in termini di: riduzione dei costi, innalzamento della qualità dei servizi offerti a parità di costo, reperimento sul mercato di skilling disponibili all'interno dell'ente, maggiore flessibilità, maggiore concentrazione di risorse umane e investimenti sulle attività ritenute strategiche.

Qualora tali benefici in termini di riduzione di costi, innalzamento della qualità dei servizi offerti non vengano concretamente conseguiti all'esito di una seria e approfondita analisi di contesto, l'Amministrazione regionale dovrebbe valutare l'idea di ripensare al modello prescelto e, se del caso, di adottare conseguenti azioni di revisione o razionalizzazione o, al limite, soppressione dell'organismo partecipato.

Sul tema poi s'innesta un'ulteriore considerazione relativa alla possibilità di esternalizzare, da parte delle società partecipate, attività core e non core. Come è noto, infatti, con riferimento alle esternalizzazioni di attività e funzioni pubbliche, si usa tradizionalmente distinguere tra attività di prestazioni di servizio e attività essenziali. Le prime possono e vengono abitualmente gestite da soggetti privati tramite affidamenti e concessioni appalti, le seconde, invece, dato il contenuto autorizzativo, non si prestano a essere esternalizzate, fatte salve espressioni di deroga da parte del legislatore.

Di conseguenza, eventuali servizi rientranti entro il perimetro delle attività core business e che siano stati esternalizzati è bene che siano riportati per un principio di simmetria rispetto all'assetto gestorio proprio dell'Amministrazione conferente in capo alla società medesima".

Ora anche queste affermazioni sono assolutamente molto importanti ed è chiaro che la Regione deve non solo rispondere ma prendere atto di queste contestazioni che sono state fatte e quindi vorremmo proprio sapere se tutte queste valutazioni rispetto a quella che doveva essere l'attività e questi principi, l'analisi costi-benefici e quant'altro sia stata fatta, anche perché è dovuta nel momento in cui ci sono delle scelte strategiche.

Nel caso non sia stata fatta, se la Regione intenda farla, perché noi dobbiamo controllare chiaramente che ci sia efficienza nei servizi e che i soldi pubblici vengano spesi correttamente.

Presidente - Risponde l'assessore Marzi.

Marzi (AV-SA) - La delibera della Corte dei Conti 12/2021 rappresenta un momento di analisi della gestione di Inva nel periodo 2011/2018 che il Governo regionale ritiene di particolare importanza per poter valutare gli effetti della scelta operata con la legge regionale 81/87 di costituzione di una società per azioni nel settore dello sviluppo dell'informatica e successivamente con la legge regionale 16/96 concernente la programmazione e l'organizzazione della gestione del sistema informativo regionale.

In particolare, la legge 16/96 prevede all'articolo 1 che lo sviluppo del sistema informativo regionale sia regolato da un piano pluriennale approvato dal Consiglio Regionale che costituisce pertanto il quadro di programmazione strategica ICT di territorio, volto a promuovere e sostenere lo sviluppo della società dell'informazione e della conoscenza in ambito regionale ai fini di progresso sociale di miglioramento della qualità della vita, favorendo la piena parità di accesso alle tecnologie dell'informazione della comunicazione; favorire il processo d'innovazione organizzativa e tecnologica degli enti pubblici territoriali valdostani in un contesto organizzato di cooperazione istituzionale; sviluppare modernizzazione e diffondere gli strumenti e le tecnologie telematiche, i sistemi informativi nell'ambito dell'Amministrazione regionale.

L'articolo 2 stabilisce che per la realizzazione del piano pluriennale la Regione si avvale della società Inva S.p.A. attraverso un'apposita convenzione. Tale convenzione all'articolo 1 regola i compiti di Inva per la realizzazione delle reciproche obbligazioni tra la Regione e Inva stessa, nonché gli obiettivi operativi e, all'articolo 7, le condizioni che Inva deve rispettare.

In ordine a quanto riportato dalla collega Spelgatti, si richiama il capitolo 6 delle considerazioni conclusive della delibera 12 della Corte dei Conti quale base di riflessione.: "Dall'analisi dei dati trasmessi si evince che la società, a fronte dei ricavi derivanti dal contratto di servizio stipulato con la Regione per lo svolgimento delle attività a esso commissionate, sostenga costi notevoli ritenuti pertanto necessari per rispondere alla domanda di servizio da parti regionali. Deve quindi ritenersi doverosa un'approfondita analisi su quanti di tali servizi non possano essere acquisiti direttamente dalla Regione mediante procedura a evidenza pubblica - che a oggi vengono svolte dalla società in house - allo scopo di corrispondere alle proprie necessità e garantire l'atteso output, evitando di doversi rivolgere a una propria partecipata espressamente costituita per essere dedicata, per vocazione statutaria, a tale esplicita missione."

In sostanza il giudizio non risulta negativo, ma tende a richiamare l'Amministrazione a valutare l'operato della società alla luce degli orientamenti giurisprudenziali della Corte stessa.

In tale ambito, il Governo regionale intende acquisire favorevolmente l'invito della Corte alla riflessione perché ritiene il ruolo di Inva fondamentale per lo sviluppo informatico della Regione stessa.

È opportuno citare alcune attività d'interesse generale di pubblico interesse svolte da Inva per conto della Regione. In tali attività rientrano quelle relative alla gestione di progetti cofinanziati quale ad esempio il progetto VDA Broadbusiness o il progetto relativo alla realizzazione del Data Center unico regionale.

Per tali iniziative, nelle quali Inva si è occupata di tutte le attività realizzate di rendicontazione, il ruolo svolto dalla in house ha riguardato essenzialmente attività proprie della pubblica Amministrazione, non esternalizzabili ed esternalizzate sul mercato.

Il coinvolgimento di Inva è stato dettato dalla necessità di disporre delle necessarie competenze tecniche nella gestione di progetti di tale complessità difficilmente reperibili all'interno della pubblica Amministrazione nella specializzazione e quantità necessarie nonché da vincoli normativi in quanto la Regione non può gestire direttamente i servizi di connettività aperti al pubblico ma solo attraverso una propria società partecipata, qualificata come operatore di servizi di connettività.

Questi progetti, oltre alla realizzazione delle necessarie infrastrutture messe a patrimonio di tutta la pubblica Amministrazione locale, hanno permesso un utilizzo delle stesse per la veicolazione di servizi a tutta la pubblica Amministrazione locale. Questo a costi ridotti di circa il 50% rispetto a servizi analoghi presenti su Consip, realizzando pertanto risparmi considerevoli a fronte di un servizio migliorativo in quanto realizzato specificatamente per le necessità e le attese del territorio stesso.

Il progetto VDA Broadbusiness ha inoltre permesso alla Regione, per il tramite di Inva, d'intervenire in una situazione di fallimento di mercato al fine di agevolare gli investimenti degli operatori privati sul territorio per portare i servizi di connettività a cittadini e imprese.

Citerei ancora le attività non facilmente reperibili sul mercato, quali, ad esempio, i progetti relativi alla realizzazione di sistemi di videosorveglianza complementari a quelli erogati dal mercato di progettazione e realizzazioni di sistemi di videosorveglianza sul territorio.

Tali attività hanno permesso alle pubbliche Amministrazioni locali di poter usufruire di un servizio di condivisione delle informazioni raccolte dai sistemi di videosorveglianza e dalla loro messa a disposizione in maniera semplice e immediata ad altri enti, per esempio le Forze dell'Ordine, tramite una rete chiusa e pertanto più sicura rispetto all'utilizzo di Internet.

Proprio per l'utilizzo massiccio delle infrastrutture di rete realizzate dalla Regione e dalle capacità elaborative di archiviazione del data center unico regionale, tali servizi difficilmente si sarebbero potuti reperire sul mercato in quanto, a fronte degli importanti investimenti da mettere in campo rispetto alla relativa esiguità degli utilizzatori, difficilmente un privato avrebbe proceduto in maniera autonoma.

Proprio i risultati raggiunti tramite Inva in questi anni impongono che sia effettuata quella valutazione indicata dalla Corte dei Conti alla vigilia della partenza del più grande progetto di digitalizzazione, di informatizzazione mai previsto nel Paese con i fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza. Un'occasione unica per un territorio di montagna come il nostro che ci vede impegnati ad attenuare e superare il gap digitale che ancora oggi caratterizza l'Italia.

Con l'inizio della nuova legislatura, le modalità di gestione dei rapporti con Inva sono stati oggetto di un'attenzione particolare da parte dell'Assessorato, riconoscendo la valenza strategica fondamentale che essi rivestono per lo sviluppo della digitalizzazione in Regione. Un primo aspetto ha, ad esempio, riguardato la funzionalità della rete dei 600 hotspot di wi-fi regionali dei quali Inva svolge una gestione operativa ma che rientra in un affidamento più ampio a TIM che è stata richiamata a passare a una gestione proattiva del sistema. Inva sta valutando le proposte di miglioramento pervenute da parte dell'operatore agli uffici dell'Assessorato.

Nell'ambito infrastrutturale ricordo la quota dei fondi strutturali pari a1.3 milioni di euro per gli interventi di collegamenti in fibra ottica, cablaggio e adeguamento delle reti locali delle sedi delle scuole pubbliche regionali che ci vedono primi in Italia.

Con il CELVA si stanno definendo i contenuti di un accordo quadro per lo sviluppo delle infrastrutture digitali sul territorio sia come rete che come servizi per la pubblica Amministrazione, che vedono Inva come interlocutore tecnologico e fornitore unico di servizi a livello regionale per gli enti locali e in tal senso si sta anche predisponendo un cambio della normativa di riferimento per permettere i lavori sul territorio.

In ambito del tavolo del controllo analogo, le attività sono state orientate a verificare maggiormente i livelli di qualità dei servizi offerti che troveranno nello sviluppo dei prossimi documenti pre e post Inva la loro nuova espressione.

È intenzione, infine, del Governo regionale avviare con il programma pluriennale del triennio 2022/2025 di cui alla legge regionale 16/96 un'analisi complessiva sia dei costi sia della qualità dei servizi erogati da Inva, tenendo presente le integrazioni a livello di sistema che devono essere assicurate in una realtà tutto sommato piccola come quella valdostana. Gli aspetti dei costi e della qualità dei servizi sono comunque considerati.

Il codice dei contratti, ai fini dell'affidamento in house di un contratto avente ad oggetto servizi disponibili sul mercato in regime di concorrenza, stabilisce che per le stazioni appaltanti effettuino espressamente la valutazione della congruità economica dell'offerta sui soggetti in house. Questo con riguardo all'oggetto e al valore delle prestazioni, dando conto della motivazione del provvedimento di affidamento, della ragione del mancato ricorso al mercato nonché dei benefici per la collettività dalla forma di gestione prescelta, anche con riferimento agli obiettivi di universalità e socialità in efficienza di economicità e di qualità del servizio nonché di ottimale impiego delle risorse pubbliche.

Pertanto l'Amministrazione regionale procede, all'interno di ogni singolo atto, a effettuare le valutazioni richieste dall'articolo 192 del codice dei contratti. È da considerarsi, ad esempio, che per le figure professionali il listino di prezzi in vigore risale al 2009 ed è stato approvato nell'ambito della convenzione.

Il programma pluriennale conterrà le modifiche contrattuali: queste valutazioni saranno condotte a livello di sistema complessivo quale ulteriore valore aggiunto del ruolo che la legge regionale 16/96 ha affidato a Inva. Per quanto riguarda le tariffe professionali è stato mantenuto il listino vigente. Nei progetti cofinanziati dall'Unione Europea, inoltre, Inva opera non a tariffa ma a rendiconto dei costi sostenuti più il 15% dei costi generali.

Per questo motivo, collega Spelgatti, visto anche il giusto ruolo ispettivo che lei ha svolto sia con questa iniziativa che con quella precedente, io trovo assolutamente corretto il fatto che il Consiglio si interroghi su questo genere di mandato e trovo anche che ogni sollecitazione da parte della magistratura contabile sia un'occasione di confronto, come abbiamo indicato nella risposta, ma credo anche che sia ruolo della politica quello di prendere spunto e allo stesso tempo non appoggiare ma confrontarsi con gli altri poteri di riferimento, come, nel caso specifico, la magistratura contabile.

Presidente - Per la replica, la consigliera Spelgatti ne ha facoltà.

Spelgatti (LEGA VDA) - Assessore Marzi, parto dalla fine: lei dice bene l'attività ispettiva, però sostanzialmente bisogna confrontarsi con il discorso Corte dei Conti.

Sì, bisogna confrontarsi ma bisogna appunto, come lei ha detto, capire quali sono le problematiche che vengono sollevate. E veniamo un po' alla sua risposta.

Lei sostanzialmente ha impostato tutta la prima parte della risposta raccontando che cosa fa Inva ed è esattamente quello che emerge da tutta l'analisi della Corte dei Conti in tutte le pagine precedenti.

Dopodiché ha letto lo stesso pezzo che ho letto io, in cui sostanzialmente si diceva che vengono sostenuti dei costi ritenuti necessari per rispondere alla domanda di servizio regionale e la domanda che è naturale chiedersi "quali di tali servizi non potrebbero essere acquisiti direttamente dalla Regione mediante procedura ad evidenza pubblica allo scopo di corrispondere... evitando di doversi rivolgere alla proprio partecipata" e si spiega qual è l'analisi che dovrebbe essere fatta per tutto il discorso della "adozione di strategie di esternalizzazione diretta al conseguimento di benefici potenziali in termini di riduzione di costi, innalzamento della qualità dei servizi offerti a parità di costo, reperimento sul mercato disponibile all'interno dell'ente, maggiore flessibilità, maggiore concentrazione di risorse umane e investimenti sulle attività ritenute strategiche".

Quindi questo è quello che io gli ho chiesto: "se è stato fatto e se avete intenzione di fare", lei sostanzialmente mi ha raccontato tutto quello che fa Inva con tutti dei dettagli specifici che non sono oggetto di questo, perché sul ruolo generale di Inva lo sappiamo e c'è scritto anche nella relazione della Corte dei Conti. No, eh no!

Sul discorso delle esternalizzazioni, la domanda è specifica e, attenzione, la Corte dei Conti ha valutato queste cose, per carità, nessuno sta dicendo che sta demonizzando Inva, si sta dicendo: "stiamo facendo noi, come Regione Valle d'Aosta, visto che i soldi sono pubblici e sono nostri, una valutazione rispetto a tutto questo e ai dubbi che ha sollevato la Corte dei Conti, analizzata tutta l'attività che fa Inva?"

È una domanda lecita, legittima, ripeto, tra l'altro non sollevata da noi, perché qui non è una questione di demonizzare Inva e non è una questione di dire che Inva su certi aspetti non stia lavorando assolutamente in maniera corretta, ma su tutti gli aspetti?

Questo si sta chiedendo, ed è una domanda che è giustissimo porsi e, visto e considerato che non la stiamo ponendo noi ma la pone la Corte dei Conti, la politica, o comunque il Governo, dovrebbe interrogarsi sotto questo aspetto, perché comunque come vengono spesi i soldi pubblici va assolutamente valutato e bisogna fare l'analisi costi-benefici, perché poi se ci sono delle possibilità di ottenere delle ottimizzazioni, come è indicato dalla Corte dei Conti, tutto questo va assolutamente controllato. Se poi il risultato di un'analisi specifica di questo tipo porta a dire "Assolutamente, tutto è perfetto così", bene, allora assolutamente tutto è perfetto così e continuiamo così.

Quindi è chiaro che, ripeto, non bisogna preoccuparsi nel momento in cui ci viene data un'indicazione rispetto alla fotografia fatta dalla Corte dei Conti, ai dubbi che ha sollevato la Corte dei Conti rispetto a tutta la situazione che ha fotografato e quindi l'invito che fa alla Regione. Se poi la Regione non ottempera all'invito e dice: "No, va già tutto bene così perché è stato tutto perfetto così e fino adesso quello che è stato fatto è tutto perfetto", allora la Corte dei Conti avrà preso una cantonata nel sollevare determinati problemi specifici su cui invita il Governo regionale a fare delle verifiche.

Quindi non è una questione di parti, è questione che voi dovreste avere un ruolo terzo come Governo, visto e considerato che siete l'azionista, e sostanzialmente verificare cosa facciamo.

Le procedure sono tutte perfettamente corrette? Non è che bisogna a priori dire: "Ah no, la Corte dei Conti ha detto bene, la Corte dei Conti ha detto male".

È chiaro che però se la Corte dei Conti solleva delle questioni, bisogna analizzarle molto seriamente, e poi va tutto a favore dell'Amministrazione regionale. Nel momento in cui l'Amministrazione regionale fa queste verifiche, verifica e poi sceglie e prende delle decisioni.

È questo l'invito che fa la Corte dei Conti ed è questo l'invito che bisognerebbe fare, non bisogna mettersi sulla difensiva, dovrebbe essere una cosa normale fare questo tipo di verifica.

OGGETTO N. 824/XVI - Interpellanza: "Definizione di misure volte a calmierare l'effetto degli aumenti in Valle d'Aosta della tassa sui rifiuti".

Bertin (Presidente) - Punto n. 28. Per l'illustrazione, il consigliere Aggravi.

Aggravi (LEGA VDA) - Questa interpellanza prende spunto da notizie apparse su organi di stampa che in parte erano anche state già preannunciate da iniziative portate avanti anche dal nostro gruppo relative a prospettati aumenti tra il 25 e il 30% della Tari, dovuti, si dice, sia alle nuove direttive di Arera ma anche, se vogliamo dire, dall'evoluzione che il mondo dei rifiuti, il mercato dei rifiuti se vogliamo chiamarlo così, sta prendendo: pensiamo, ad esempio, al costo della plastica oppure, anche per effetto molto probabilmente dell'evoluzione del commercio on-line, al costo del cartone, che ha subito pesanti aumenti.

A fronte di questo c'era stato un parere non positivo da parte del Consorzio permanente degli enti locali che a febbraio si era astenuto all'unanimità sulla delibera della Giunta regionale che vedeva le tariffe di conferimento in discarica a Brissogne aumentare complessivamente di circa 1.200.000 euro. Ovviamente i Sindaci rischiano di venire chiamati con il, un po' il brutto, appellativo di "Sindaci esattori", come è stato anche detto a livello di stampa.

In particolare, si sottolineava il fatto che principalmente l'Amministrazione regionale ha aumentato il costo di conferimento dei rifiuti in discarica ed è stato una delle cause dell'aumento delle tariffe, poi è emersa la nuova definizione dell'imputazione di alcuni costi da parte dell'autorità di regolamentazione per l'energia Reti Ambiente, che è andata a modificare la parte fissa della tariffa che non è soggetta a riduzioni, insomma tutti questi elementi messi insieme hanno concorso a un aumento e concorreranno purtroppo, da quelle che sono le prospettive, a un aumento delle tariffe che in ultima analisi poi, per arrivare al quid della situazione, peserà sulle utenze domestiche.

Tra l'altro, un effetto per cui sappiamo benissimo che le utenze non domestiche possono beneficiare di agevolazioni, cosa che invece non avviene a diverso titolo sulle utenze dirette e domestiche.

A tale riguardo, l'interpellanza vuole chiedere al Governo regionale quali siano le cause degli aumenti della Tari così come prospettate da notizie di stampa, in maniera tale da fare chiarezza riguardo alla situazione e alle prospettive; se vi siano state interlocuzioni specifiche sul tema con i rappresentanti degli enti locali e i gestori del servizio di smaltimento dei rifiuti e capire anche se sia intenzione dell'Amministrazione regionale definire misure d'intervento volte a calmierare l'effetto degli aumenti nei confronti degli utenti finali, perché - a fronte della pessima definizione purtroppo un po' giornalistica e semplicistica dei Sindaci esattori -ricordiamo che abbiamo gli utenti finali, che sono poi, in ultima battuta, coloro che devono far fronte a queste tariffe e a questi rincari, che purtroppo poi capitano - e capiteranno - purtroppo in un momento anche non facile della nostra economia e della nostra situazione.

Presidente - Risponde il presidente della Regione Lavevaz.

Lavevaz (UV) - Ringrazio il collega Aggravi per questa iniziativa, che permette di far chiarezza effettivamente su un argomento spinoso e oggetto di discussioni anche all'interno del Consiglio permanente degli enti locali, a dire il vero non da quest'anno ma da parecchi anni. Come è noto, il servizio, o meglio, la gestione dei rifiuti, rientra nell'ambito dei cosiddetti servizi a rilevanza economica, cioè i servizi per i quali il costo deve essere completamente coperto dalle entrate derivanti dalle tariffe degli utenti. La tariffa dipende sostanzialmente dal costo del servizio reso.

Come è noto, anche la tariffa è composta da una parte fissa che tiene conto in qualche modo di tutta la parte più strutturale del servizio, quindi la parte di investimenti, la parte di ammortamenti degli investimenti iniziali sempre in relazione al servizio, degli investimenti anche strutturali sempre per la gestione di tutta la filiera del rifiuto.

La parte variabile, invece, è più legata, in linea di principio, alla quantità di rifiuto che ogni famiglia o attività produce, quindi è rapportata a diverse componenti, quali la quantità dei rifiuti, la metratura e quant'altro.

Come giustamente ricordato dal collega Aggravi, facendo riferimento anche all'articolo apparso sugli organi di stampa, a partire dal 2020 effettivamente sono state inserite alcune novità dall'ARERA, l'autorità di regolazione per l'energia reti e ambiente, il cosiddetto metodo MTR, cioè il metodo tariffario servizio integrato di gestione dei rifiuti, e questo ha effettivamente imposto delle nuove iniziative anche a livello di gestione contabile del piano finanziario che le Unités nel nostro caso devono fare e nello specifico la differenza più importante è che all'interno del PEF, il piano economico finanziario, non sono più inseriti i corrispettivi dovuti ai gestori, cioè le fatture pagate ai gestori del servizio di raccolta, bensì i costi operativi e di capitali effettivi che si possono desumere dai bilanci di gestione delle ditte e delle imprese.

Quindi questo fa sì che, essendoci un sistema diverso fino al 2020, anche i PEF avessero una connotazione diversa e il rischio effettivo che ci siano delle discrepanze anche sullo stesso servizio gestito quindi dalla stessa società, dalla stessa azienda, ci può essere, perché, laddove non ci sia un effettivo rispecchiarsi delle dinamiche dei costi efficienti sul PEF, da un anno all'altro ci possono essere anche delle significative differenze. Questo ha fatto sì che anche la locazione di alcuni costi possa essere in qualche modo motivo di differenze di costi anche importanti da un anno all'altro.

Inoltre il metodo MTR ha modificato anche alcuni costi sulla parte variabile, anche questo può incidere in maniera più o meno significativa da un anno all'altro. Perché dico questo? Perché, come è noto, si è deciso a fine 2019-inizio 2020 di prorogare le tariffe di riferimento del 2019 anche per il 2020. Questo fa sì che tutte queste modifiche normative, e comunque contabili, vadano a ricadere in un unico scaglione, in un unico gradino nel 2021, quindi questi sono alcuni degli aspetti per i quali ci troviamo nel 2021 con un passaggio che è oggettivamente più significativo rispetto all'andamento di aumento che c'è stato negli ultimi anni.

Vi sono anche altre cause che concorrono all'aumento della tariffa che vengono riportate anche in maniera più o meno diretta all'interno dell'articolo di stampa citato, che sono, ad esempio, l'incremento dei costi sia di smaltimento che di raccolta, ad esempio, del verde, della plastica, del cartone - che lei ha giustamente citato - visto probabilmente anche il grande aumento di ordini on-line che c'è stato durante la pandemia; sono tanti gli aspetti che possono essere conteggiati all'interno di un aumento più generale.

Per quanto riguarda invece l'aumento dei costi di smaltimento finale lato Regione, quindi lato gestione anche della discarica, è stato effettivamente riscontrato un aumento a preventivo dovuto principalmente all'aumento dei costi di trasporto di conferimento delle frazioni differenziate la cui valorizzazione, come è noto, dipende ovviamente dalla quantità del rifiuto differenziato ma anche e soprattutto dalla qualità di questo rifiuto. L'esempio più facile da fare è quello del vetro: il vetro come sapete viene valorizzato con la rifusione del materiale raccolto, però per essere rifuso e riutilizzato deve essere suddiviso per colore.

Questa suddivisione viene fatta con dei metodi ottici in cui dei macchinari suddividono il vetro verde da quello giallo da quello trasparente, in modo che possa essere rifuso e riutilizzato. Il problema è che quando la raccolta frantuma il vetro con delle frazioni troppo piccole, questa suddivisione non è più possibile e quindi quella quantità, quella porzione di rifiuto non può essere valorizzata e quindi portato l'effettivo recupero.

Questo fa sì che i costi aumentino, o diminuiscano i ritorni dalla vendita del materiale da recuperare, però, per dare un ordine di grandezza di incidenza sulla Tari dell'aumento dovuto alla gestione regionale, si stima su circa il 5% di quella percentuale che è stata citata.

Si chiede poi "se vi siano state interlocuzioni specifiche sul tema con i rappresentanti degli enti locali": naturalmente sì, nel senso che, come è noto, da gennaio del 2020 è subentrata una nuova gestione del centro di trattamento regionale dei rifiuti e da metà anno in poi ci sono state diverse interlocuzioni tra l'Amministrazione regionale, il nuovo gestore, i tecnici dei sub Ato e il CELVA proprio per cercare di definire delle attività propedeutiche a permettere anche al nuovo gestore di mettere in atto delle iniziative volte a migliorare la qualità della raccolta differenziata. Come dicevo prima, è veramente l'aspetto fondamentale per evitare l'aumento dei costi.

Questo è un aspetto che diventerà importantissimo - e lo stiamo analizzando nei dettagli anche in queste settimane in cui io ho preso un poco in mano anche l'Assessorato - rispetto al nuovo piano regionale di gestione dei rifiuti nel quale la questione dell'effettiva valorizzazione dei rifiuti differenziati sarà un punto centrale viste anche le nuove normative a livello europeo.

Si chiede infine "se sia intenzione dell'Amministrazione regionale definire misure di intervento volte a calmierare l'effetto degli aumenti nei confronti degli utenti finali", la risposta sta nell'inizio del mio intervento, nel senso che, essendo un servizio di rilevanza economica, la Regione non può mettere in atto azioni di tipo economico; quello che si può fare, come dicevo prima, è cercare di stare nell'ambito delle azioni volte a migliorare la percentuale di raccolta da un lato, quindi la quantità di rifiuto differenziato, ma soprattutto la sua qualità.

Presidente - Per la replica, il consigliere Aggravi, al quale passo la parola.

Aggravi (LEGA VDA) - Ringrazio il presidente Lavevaz per aver fatto un po' di chiarezza, soprattutto con la risposta alla vera domanda che era poi la prima, rispetto alle altre due che erano un poco più a corollario e, se vogliamo, scontate, soprattutto la seconda, ma bene così.

Io quello che vorrei sottolineare è un po' il contrappasso al quale stiamo assistendo e in realtà l'ha dato anche lei con due elementi: il costo del trasporto e la qualità del differenziato.

Spesso e volentieri parliamo soltanto della percentuale del differenziato ma poi, come spesso capita, dobbiamo andare a vedere la qualità, e citavo proprio prima, non a caso, il mercato dei rifiuti, perché sappiamo benissimo che il differenziato ha un valore non soltanto perché è migliorativo rispetto ad altre gestioni, ma perché può essere valorizzato e quindi venduto, però - come lei rappresentava sul discorso vetro - ovviamente deve essere di qualità, altrimenti alla fine della fiera il contrappasso è che era meglio il pirogassificatore, nel senso che se non riusciamo - non me ne vogliano dall'altra parte dell'aula, sanno benissimo qual era la mia posizione all'epoca e non l'ho cambiata - ma al di là di questo dobbiamo stare molto attenti, perché presa questa scelta dobbiamo evitare che poi il contrappasso ovviamente si presenti.

E sul costo di trasporto, vorrei sottolineare anche qui questo aspetto, perché stiamo dando per scontato un altro problema che ci sarà soprattutto sul trasporto pesante o medio pesante, ovvero il costo della transizione ecologica, lo stiamo vedendo; purtroppo, nel bene o nel male, un costo c'è perché oggi certe forme di propulsione dei mezzi costano di più e costeranno di più in prospettiva rispetto a quelle tradizionali.

Questo non vuol dire che non dobbiamo andare in quel senso, ma dobbiamo ovviamente migliorare ed efficientare questo tipo di evoluzione, perché altrimenti la Old Economy la vince dal punto di vista dei costi perché sono tecnologie rodate, sono tecnologie per cui c'è un altro bacino di utenza e soprattutto c'è un'altra percentuale di conoscenza e soprattutto di parco macchine o di parco mezzi, come in questo caso.

Per quanto riguarda poi - lei lo citava - il piano dei rifiuti e, se vogliamo, le misure, è vero, misure economiche dirette non se ne possono disporre, considerato il fatto - l'ha detto lei - della rilevanza economica, ma forse misure indirette non economiche possono essere fatte e in particolare sul discorso della qualità del differenziato e magari anche degli incentivi che singolarmente si potranno fare.

Lo dico, mi preoccupa moltissimo il tema del costo del trasporto e soprattutto anche del peso che gli investimenti avranno in questi primi anni di attività, ma poi, soprattutto, il discorso anche più generale della qualità del rifiuto differenziato e soprattutto dell'evoluzione del mercato dei rifiuti ovviamente avranno delle ricadute che purtroppo non possiamo oggi prevedere, se non in quota parte.

Quindi proseguiremo come sempre l'attività di valutazione, di monitoraggio e soprattutto anche capire in prospettiva, già c'era un'iniziativa nello scorso Consiglio sul piano dei rifiuti, sono contento che questa volta ho sentito da parte sua il fatto che si è addentrato di più nei dettagli dell'Assessorato, la volta scorsa su quell'interpellanza era un po' meno pronto, chissà magari s'innamora dell'ambiente e si tiene la delega, questo non lo possiamo sapere, però al di là di questo avremo occasione di approfondire questo tema.

OGGETTO N. 825/XVI - Interpellanza: "Elaborazione, congiuntamente alle altre regioni alpine, di un protocollo per la riapertura in sicurezza degli impianti sciistici per la stagione invernale 2021-2022.".

Bertin (Presidente) - Punto n. 29. Per l'illustrazione, il consigliere Lavy ne ha facoltà.

Lavy (LEGA VDA) - Con questo caldo fa un po' strano parlare già di prossima stagione invernale, ma io credo che ci si debba muovere per tempo per evitare soprattutto che magari possano capitare certi scherzi che sono capitati nella stagione passata.

Sappiamo benissimo che per la Valle d'Aosta - una regione che si basa in grandissima parte sul turismo anche soprattutto invernale - una stagione come quella dell'anno scorso sarebbe assolutamente catastrofica e non ce lo potremmo assolutamente permettere.

Questa è un'interpellanza che nasce dalla notizia della visita qui ad Aosta del ministro del turismo Garavaglia, Ministro - che ovviamente ho avuto il piacere anche di ascoltare - che è stato molto chiaro, perché comunque ha dato, bene o male, delle certezze per cui ha detto che la stagione invernale si farà. Questa stagione invernale però deve essere comunque coordinata con dei protocolli molto accurati che devono essere studiati e soprattutto ci deve anche essere un'azione da parte degli enti territoriali - e non solo, anche da parte delle associazioni di categoria - per sensibilizzare il Governo nazionale o almeno una parte di esso. Sappiamo benissimo che le forze che lo compongono sono assolutamente eterogenee, abbiamo delle forze che potremmo definire amiche della montagna e altre nemiche della montagna e questo purtroppo sono i fatti a dimostrarlo.

Ecco perché per combattere questo pregiudizio che c'è verso la montagna e per evitare anche che, ripeto, ci possano essere situazioni come l'anno scorso, perché oggi se andiamo a vedere sulle spiagge ci sono dei casi di affollamento assolutamente incommentabili che se capitassero in una nostra stazione sciistica uscirebbe un putiferio che la metà basta - ma questo semplicemente perché la lobby del mare è più forte di quella della montagna - ecco perché è fondamentale che il Governo regionale - di concerto con le varie associazioni, i maestri di sci, che comunque stanno già lavorando a una sorta di bozza di protocollo, e le altre Regioni - si muova per dialogare con il Governo nazionale per stabilire delle date certe per le riaperture per il prossimo inverno, al di là delle varie varianti Delta, Epsilon, Zeta, Eta, Theta e ne avremo anche altre, chi ne ha più ne metta.

Quindi con questa interpellanza chiedo - è il punto basilare - se ci siano già state delle interlocuzioni con il Governo nazionale, proprio per elaborare dei protocolli che possano garantire l'apertura delle stazioni sciistiche ed eventualmente se dopo questo incontro ci sia già una bozza e quali siano, ovviamente a grandi linee, non nei particolari, i contenuti di essa.

Presidente - Risponde l'assessore Bertschy.

Bertschy (AV-SA) - Come è già stato detto l'altra volta, parlare con questa frequenza della prossima stagione invernale è sinonimo dell'attenzione politica che un po' tutti abbiamo verso quello che succederà nei prossimi mesi e di qui all'autunno.

Come ha ben detto il Ministro Garavaglia, bisogna dare delle certezze, anche noi siamo qui per dare delle certezze, la stagione invernale si deve tenere e soprattutto si deve poter svolgere.

Come ha ben detto però il Ministro Garavaglia, ci sono alcune questioni sulle quali lo sci, come tutti gli altri settori, dovranno essere parte di una visione politica differente da quella del precedente inverno e speriamo che questa visione politica sia quella che accompagna questa estate, soprattutto l'utilizzo degli stabilimenti balneari e tutto quello che sta un po' succedendo. Ce lo siamo già detti la scorsa volta, è necessario avere un approccio in sicurezza in termini di utilizzo delle infrastrutture, dei servizi, però allo stesso tempo è necessario imparare a convivere con la pandemia, sapendo che le attività economiche non possono più cedere il passo.

Per questo la prima cosa che dobbiamo fare è ricordarcelo sempre e tutti i giorni cercare di segnalarlo a quelli che ancora sono un po' restii a farlo: bisogna vaccinarsi, bisogna completare la vaccinazione, bisogna fare in modo che la regione, la popolazione italiana vada in questa direzione e non solo, perché è solo attraverso la vaccinazione che possiamo garantire ancora maggiori certezze a tutti quanti e a noi in particolare.

Per venire al tema specifico, io mi fermo alla prima domanda perché nella prima domanda "se abbia preso contatti con le associazioni e le altre Regioni alpine per elaborare un protocollo che possa garantire l'apertura in sicurezza degli impianti per la stagione invernale 2021", ci sta una risposta che però non prevede poi la seconda: oggi non esiste un protocollo per nessuna Regione alpina.

Tra l'altro in queste ore eravamo in contatto con la Regione Lombardia, con la Regione Trentino, con il Veneto e con il Friuli proprio a parlare di queste cose come dei ristori, ed è bene segnalare che la Regione Valle d'Aosta e la Regione Trentino sono partite mentre le altre Regioni devono ancora partire per dare una risposta ai propri operatori economici.

Quindi ci si sta anche allineando su alcune delle misure che sono state messe in campo e la riunione di oggi è stata utile per parlare sia di questo che per fare alcune valutazioni che però verranno riprese nei prossimi giorni, in attesa di capire cosa succederà tra Governo nazionale e la Conferenza delle Regioni a riguardo dell'applicazione di una serie di misure rispetto all'utilizzo del Green Pass e a tutte le cose che fanno parte del dibattito del momento.

In questo momento il contatto con le Regioni alpine c'è, come c'è il contatto con le associazioni di categoria a livello nazionale e a livello locale: l'ANEF per quello che riguarda gli impianti a fune, le Associazioni maestri di sci, la FISI e sul livello locale ovviamente l'AVIF, i nostri maestri di sci, le stesse guide e l'ASIVA.

È prevista la prossima settimana, mercoledì, una riunione di coordinamento per mettere insieme le informazioni che ogni settore ha nelle interlocuzioni all'interno della propria categoria e nell'interlocuzione con il Governo.

Come Regioni ci raccorderemo nelle prossime settimane proprio per definire un protocollo, o forse non più protocollo, perché l'obiettivo deve anche essere - una volta che si definiranno delle linee guida generale - di permettere di utilizzare le infrastrutture sportive come oggi si utilizzano altre infrastrutture. In questo senso ci stiamo confrontando riguardo alla gestione della stagione perché ognuno ha una sua organizzazione sui propri comprensori, non tutti i comprensori hanno livelli di servizi avanzati, per esempio per l'on-line, noi su questo siamo già sicuramente più avanti di tante altre regioni.

Quindi c'è un'azione di coordinamento in atto, c'è un'azione di valutazione sui nostri protocolli attuali, sapendo che il decreto che ha definito la riapertura poggia la sua base normativa su una situazione che di qui a qualche giorno verrà modificata, per esempio, per la definizione dell'applicazione della colorazione delle zone.

Noi ci siamo impegnati con le associazioni di categoria locali a mantenere una regia e a mantenere un coordinamento anche per quello che riguarda la risposta su una delle cose più importanti. Oggi più o meno tutte le categorie hanno avuto delle risposte in termini di ristori, manca invece ancora la risposta alle società di impianti a fune.

È uno dei temi che abbiamo trattato qualche minuto fa, si è in attesa del lavoro fatto da parte del Governo nazionale di notifica dell'impianto di risposta al ristoro degli impianti a fune, però a oggi questa condizione non vede ancora una soluzione definitiva.

L'ANEF nazionale e noi Regione stiamo sollecitando il Governo a lavorare in questa direzione, perché è una pendenza forte, questa, non di tipo organizzativo sanitario ma di tipo finanziario: per tutte le società d'impianti da fune in Italia la possibilità di avere questi ristori è importante soprattutto perché in Francia sono arrivati, in Svizzera non ne hanno avuto bisogno perché hanno sciato e qui in Italia invece siamo in questa condizione.

Ci sarà durante il mese di agosto un'attività continua in questa direzione sui tre livelli: livello con le Regioni, livello con le associazioni di categoria del settore nazionale e livello locale; ci sarà un'interlocuzione continua con il Governo nazionale, cercando di dare continuità al lavoro per garantire - già dalla fine del mese di agosto ai primi di settembre - tutte le condizioni necessarie per organizzare i servizi di apertura, di vendita e di gestione dei comprensori.

Presidente - Per la replica, il consigliere Lavy.

Lavy (LEGA VDA) - Io mi metto nei panni di un membro della filiera di somministrazione, che oggi ha appena mandato una mail, nell'interpretare la sua risposta. "Non ho certezze, non ci sono certezze", io mi aspettavo che comunque lei venisse qui e dicesse: "No, ma perché comunque abbiamo già questo pronto, questo e quest'altro, questo deve essere discusso" però mi aspettavo qualcosa di più dai tavoli di coordinamento: è come se l'anno scorso questo problema della riapertura degli impianti di sci non ci sia stato, sembra quasi che quest'anno, per la prima volta, ci troviamo ad affrontare questo problema.

Ora può immaginare che anch'io stesso mi trovi in difficoltà: come è possibile che dopo più di un anno di pandemia, dopo mesi in cui sappiamo benissimo che ci sono dei problemi riguardo all'apertura degli impianti di sci, si è ancora qui a parlare di tavoli di coordinamento. Che si farà, si farà... quando ci sono troppi verbi coniugati al futuro questo mi mette un po' di paura, perché sappiamo benissimo quali sono i tempi della politica, sappiamo benissimo quali sono i tempi del Governo nazionale e, se già non si è stati ascoltati l'anno scorso, il dubbio che anche quest'anno possa avvenire la stessa cosa c'è, pur essendo cambiate delle parti politiche perché, lo ripeto, ci sono parti amiche della montagna - per fortuna! - ma, purtroppo, non è detto che riescano sempre a imporsi.

Se ci fossero delle Regioni... e io non vedo perché la Valle d'Aosta non possa essere per una volta capofila, visto che la sua intera economia si basa sulla montagna e la stagione invernale è assolutamente fondamentale... non si possa lavorare in maniera molto più spedita.

Poi per carità, lo so che non è semplice, lo so che non è immediato, lo so che non è tutto fatto però, ripeto, il materiale c'è già, non usciamo da una fase in cui tutto era normale: problemi ce ne sono stati, materiali ci sono stati, i problemi ci saranno di nuovo; le associazioni sono state coinvolte, bene, però cosa portiamo a livello nazionale? Roma è lontana, purtroppo, e la stagione invernale sembra anch'essa lontana, ma si sta avvicinando in maniera molto veloce e, se non facciamo qualcosa oggi, ci ritroviamo magari nel mese di ottobre a dire: "Eh no, bisogna trovare un protocollo perché magari quelli che abbiamo elaborato non vanno bene al Governo nazionale" quando sono ora i momenti per dialogare proprio con il Governo nazionale, per far passare certe linee.

Quindi io la invito, Assessore, in un certo senso ad accelerare anche con le altre Regioni, perché per una volta la Valle d'Aosta potrebbe essere una Regione capofila in questo senso.

OGGETTO N. 826/XVI - Interpellanza: "Valutazioni in ordine alla fattibilità del collegamento intervallivo di Cime Bianche".

Bertin (Presidente) - Punto n. 30 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la consigliera Minelli.

Minelli (PCP) - Prima di entrare nel merito dei quesiti di quest'interpellanza, voglio ricapitolare brevemente i passi che hanno portato fino a qui.

I propositi di realizzazione di una serie d'impianti funiviari per collegare Ayas con Cervinia hanno una storia ormai lunga, che ha visto un'accelerazione nell'ultimo decennio.

Nel 2013 l'avvio del progetto Interreg Italia-Svizzera AlpLinks con la formulazione nel 2015 di un Masterplan che prefigurava l'attestamento del collegamento a Monte del Colle superiore delle Cime Bianche con due impianti funiviari.

Due anni dopo, nel 2017, il Servizio impianti a fune della Regione Valle d'Aosta butta alle ortiche questo costoso studio precedente e prospetta un collegamento che prevede una successione di quattro telecabine con il principale obiettivo di abbattere i costi; un documento che non è mai approdato in Consiglio. La proposta del servizio è quella che poi è alla base del disciplinare di gara e del capitolato messi a bando dalla società Monte Rosa.

Comune a tutte queste ipotesi è la sottovalutazione, se non il tentativo di nascondere, il regime di tutela a cui è sottoposto buona parte del Vallone delle Cime Bianche, perché è inserito nella ZPS ZSC, ambienti glaciali del gruppo del Monte Rosa, facente parte della rete europea Natura 2000.

A livello politico, la discussione è entrata nel vivo nel corso del 2019, lo ricordiamo, in occasione dell'impostazione del DEFR per il 2020, quando è emersa una divergenza molto evidente, una divergenza di vedute, tra le forze autonomiste, convinte di voler forzare i tempi nella realizzazione del collegamento, e le forze progressiste di sinistra, allora rappresentate da Rete Civica, dal Movimento 5 Stelle e da ADU, che invece valutavano negativamente il progetto.

Il risultato di quel confronto è stato poi l'inserimento di una scheda nel DEFR - DEFR che ho votato - che aveva previsto degli studi preliminari per valutare la realizzabilità del collegamento attraverso approfondimenti sulla sua sostenibilità ambientale, urbanistica ed economica, riservando al Consiglio regionale il compito di assumere una decisione definitiva alla luce di questi approfondimenti.

Questa stessa impostazione, dopo le elezioni del settembre 2020, era stata sostanzialmente ribadita, anche in sede di definizione dell'accordo di maggioranza siglato a ottobre.

Subito dopo però erano emersi degli importanti elementi di novità, che hanno messo in discussione anche questo punto di equilibrio e di mediazione. Anzitutto la società Monte Rosa nel pubblicare in data 19 ottobre 2020 - un giorno prima dell'inizio ufficiale della legislatura- il bando di gara per un importo di 742 mila euro più I.V.A., al fine di acquisire questo studio preliminare per la valutazione della fattibilità del collegamento, non si è limitata a richiedere gli approfondimenti che erano previsti nel DEFR, ma si è spinta oltre, chiedendo anche la progettazione definitiva di alcuni impianti di risalita e della relativa pista per sci da discesa. Una progettazione che riteniamo fuori luogo e che potrebbe essere commissionata solo al termine degli studi preliminari e dopo la valutazione di merito del Consiglio regionale, quindi non prima di questi studi e valutazioni.

La pubblicazione del bando da parte della società Monte Rosa ha determinato la reazione delle associazioni ambientaliste del comitato in difesa di Cime Bianche e il 3 dicembre del 2020 un avvocato rappresentante di sette associazioni di tutela ambientale, locali e nazionali, ha diffidato la società Monte Rosa e la Regione Valle d'Aosta, che ha il controllo della società, a dar corso ad affidamento degli incarichi per lo studio, essendo vietata dalla normativa europea, nazionale e regionale la realizzazione d'impianti a fune e piste da sci in zone di protezione speciale nei siti di rete Natura 2000.

Il 21 dicembre 2020, in qualità di allora Assessore all'ambiente e co-destinataria di quella diffida, ho investito della questione l'ufficio legale della Regione. Nel frattempo, una problematica assai simile a quella del Vallone di Cime Bianche si stava manifestando anche nel Lazio dove la Regione, al termine di un'istruttoria e una valutazione di incidenza ambientale, aveva ritenuto di poter autorizzare l'ampliamento di un comprensorio sciistico ricadente in una zona di protezione speciale.

In data 14 maggio 2021, poco tempo fa, il Ministero della transizione ecologica ha ritenuto tale progetto di ampliamento degli impianti non conforme alla normativa di tutela ambientale di una ZPS, una vicenda che interessa, secondo noi, direttamente la questione delle Cime Bianche, perché le due aree si trovano in una situazione analoga. Entrambe sono infatti caratterizzate dalla presenza di una ZPS in cui è espressamente ed esplicitamente vietata la costruzione d'impianti di risalita e piste da sci, anzi, a differenza del Terminillo il Vallone delle Cime Bianche non è mai stato oggetto, né prima né dopo il 2007, di una pianificazione urbanistica che prevedesse la realizzazione degli impianti a fune.

Appresa la notizia dell'intervento del Ministero, in data 25 maggio, ricoprendo ancora quella carica di Assessore, ho chiesto alla società Monte Rosa dei chiarimenti in merito a valutazioni e ad atti compiuti, tenuto conto del provvedimento del Ministero, che si aggiungeva alla diffida del mese di dicembre 2020.

Quindi, riassumendo: il tentativo di accelerare non solo negli studi, perché erano previsti, ma anche nella progettazione degli impianti per il collegamento intervallivo, appare inopportuno, perché si scontra non solo con delle valutazioni critiche nel merito della validità, dell'opportunità del progetto, ma soprattutto perché si scontra con delle specifiche stringenti normative di carattere europeo, nazionale e anche regionale.

È un quadro giuridico da studiare con attenzione, di cui occorre tener conto, evitando di procedere a testa bassa e pensando, come direbbe qualche collega, di essere infallibilmente nel giusto.

A fronte di questi fatti e avvenimenti, abbiamo dovuto registrare l'assenza totale di risposte, di comunicazioni sia dirette sia indirette da parte della società Monte Rosa che, lo ricordo, è una società controllata, una società partecipata della Regione.

Nel documento che abbiamo consegnato oltre un mese fa al Presidente, un documento di PCP con i punti per il confronto per la verifica politica, è presente il tema del collegamento intervallivo di Cime Bianche e quello delle valutazioni sulla sua realizzabilità, anche alla luce della vicenda del Terminillo.

A quel documento a noi a tutt'oggi non è stata data nessuna risposta, da qui la necessità di avere un chiarimento non più rinviabile da parte della Giunta, tramite questa interpellanza in cui chiediamo innanzitutto a che punto è l'affidamento dello studio per valutare la fattibilità del collegamento intervallivo di Cime Bianche: ricordo che la scadenza per la ricezione delle domande per l'affidamento di questo studio era fissata al 14 dicembre 2020; sono passati sette mesi, non ne abbiamo più saputo niente. Oggi finalmente sapremo, ma a nostro avviso è un modo di procedere quantomeno sconcertante, perché la pubblica Amministrazione dovrebbe avere una sua prassi di trasparenza e di comunicazione.

Vorremmo poi sapere se e quale risposta è stata fornita e in che data dalla società Monte Rosa alla lettera che avevo inviato il 25 maggio 2021.

Inoltre ci interessa sapere quali pareri legali sono stati richiesti o si intendono richiedere da parte della Regione a seguito del provvedimento del Ministero della transizione ecologica del 14 maggio 2021.

Infine, se è stato posto dalla Regione, oppure se s'intenda porre, uno specifico quesito al Ministero della transizione ecologica in merito alla possibilità di realizzare impianti a fune e piste di sci in una zona di protezione speciale come quella delle Cime Bianche rientrante nella rete Natura 2000.

Presidente - Per la risposta il presidente della Regione Lavevaz.

Lavevaz (UV) - Per rispondere ai diversi quesiti posti dall'interpellanza, parto un po' dal fondo, cioè da una delle ultime domande, cioè quale sia la risposta e quando sia stata inviata da parte della società Monte Rosa. La risposta è arrivata in data 13 luglio scorso, rispetto appunto alla nota che lei ha inviato il 25 maggio. Con tale nota si fa presente che la procedura è stata regolarmente affidata e che i servizi previsti sono in corso di esecuzione.

La società Monte Rosa S.p.A. inoltre comunica di aver adempiuto sostanzialmente al mandato ricevuto come individuato dal DEFR 2020-2022 - che lei ha giustamente ricordato e citato, quindi non sto a rileggere - e ha anche giustamente ricordato di averlo anche votato, quindi la società Monte Rosa ritiene di continuare ad adempiere al mandato che le è stato affidato.

Ancora la società precisa che il capitolato speciale di appalto è molto chiaro nell'indicare che il fine della procedura non è la progettazione definitiva, bensì quello di comparare le soluzioni possibili, tra le quali anche la possibilità di una soluzione zero che non preveda la possibilità di realizzazione del collegamento e, in particolare, quelle individuate dal Masterplan che lei ha giustamente citato, prodotto dallo studio urbanistico ambientale nell'ambito del progetto europeo AlpLinks, che lei ha giustamente citato.

Per quanto riguarda invece le altre due domande, la società Monte Rosa nella lettera citata esprime il proprio parere che non sussista il paragone con la situazione che ha portato alla nota del Ministero della transizione ecologica in merito all'ampliamento degli impianti sciistici del Terminillo, in quanto sia il grado di avanzamento della procedura sia le normative regionali di riferimento risultano essere differenti.

Considerazione questa che è già stata fatta anche dall'Avvocatura regionale che giustamente - come ricorda l'interpellanza e come ha ricordato anche lei - lei stessa ha interessato in merito alla questione, in particolare in merito alla questione della diffida presentata da alcune associazioni.

Nel riscontro a questa sua richiesta - che peraltro lei nelle premesse della sua interpellanza ha dimenticato di citare, questo riscontro; credo che i pareri vadano considerati anche quando danno delle risposte che magari non sono quelle che ci si aspetta - questo riscontro sostanzialmente, nel riscontrare la sua comunicazione, dopo aver ricapitolato il quadro normativo regionale italiano ed europeo, ha rappresentato come il bando in questione non abbia la finalità di aggiudicare attività riconducibili alla progettazione definitiva in nessun modo e che il livello di progettazione è in una fase che si può definire iniziale e di solo studio e che quindi i documenti di gara contengono correttamente ogni riferimento normativo utile, descrivendo nello specifico i vincoli delle diverse aree protette. Rileva anche in particolare in questo senso - come osservato anche dall'Avvocatura regionale nella considerazione che è stata fatta - che l'impianto normativo definito dalla direttiva europea 92/43, relativa in particolare alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali della flora e della fauna selvatiche, prevede sicuramente dei divieti ma anche in determinati specifici casi delle deroghe.

Come è noto, la direttiva 92/43 e le norme di recepimento statali e regionali prevedono che qualsiasi programma, piano, attività o intervento che interessi un sito Natura 2000 debba essere sottoposto alla procedura di valutazione d'incidenza e in Valle d'Aosta l'applicazione della procedura è disciplinata dalla legge regionale 8/2007 e da successive deliberazioni applicative che riprendono esattamente quanto previsto dalla direttiva 92/43.

Quindi - come è chiaro e come sempre è stato detto, come è stato inserito ancora sull'ultimo DEFR - sarà lo studio stesso a definire "se" e "come" tale impianto sarà realizzabile, eventualmente derogando a quali norme, se sarà il caso e senza che nessuno si ritenga di avere la verità in tasca.

Ricordo anche, perché ci sono stati dei comunicati stampa di alcune forze politiche in cui si è addirittura parlato di un investimento di 900 mila euro su questo studio, in realtà la base d'asta era di 700 e qualcosa, il ribasso è stato del 45%, quindi con un affidamento definitivo di 403 mila euro, solo per la precisione.

Presidente - Per la replica, la consigliera Minelli.

Minelli (PCP) - Grazie, presidente Lavevaz, per le risposte che riusciamo finalmente ad avere. Io vado nell'ordine...

Interruzione fuori microfono.

Minelli (PCP) - No no, mi lasci parlare, io ho il tempo che sta scorrendo e vorrei che lo bloccaste se devo interrompermi per ascoltare le parole di chi non ha il microfono in questo momento.

La ringrazio per le risposte che abbiamo finalmente e da cui emerge una importante novità; solo grazie all'interpellanza finalmente abbiamo delle risposte, non solo noi, ma il Consiglio e tutta l'opinione pubblica. Quello che non si è saputo dalle fonti ufficiali o dalle fonti giornalistiche ce lo dice lei, quindi è un'informazione importante: è stato affidato l'incarico. Finora questa informazione era riservata a poche persone e sul sito della Monte Rosa il bando risulta in essere, mentre gli altri sono chiusi, ma la pagina è aggiornata al 31 maggio 2021.

Io ravviso una mancanza di trasparenza e mi chiedo come mai non si è comunicato nulla, perché bisognava tenere nascosta una cosa del genere? Non ci sono degli obblighi di pubblicazione? C'è una preoccupazione per eventuali ricorsi? Stiamo parlando di un affidamento d'incarico che vale più di 700 mila euro, non sono mica delle quisquiglie.

La risposta alla lettera che io avevo scritto alla Monte Rosa - dice il Presidente - è arrivata il 13 luglio, l'avevo fatta il 25 di maggio; i tempi evidentemente sono lunghi, ma nelle cose che lei ha detto non ci sono le risposte alle domande che avevo fatto perché io chiedevo se, alla luce delle nuove evidenze, si erano fatte delle valutazioni diverse.

Le chiederò comunque se è possibile avere la risposta.

Riguardo ai pareri legali che sono stati richiesti sulla questione del Terminillo, lei fa riferimento a una lettera dell'Avvocatura della Regione che è di aprile. Faccio notare che io ho chiesto formalmente con lettera questo parere sulla diffida il 21 di dicembre, e ho ricevuto la risposta a inizio aprile. I tempi anche lì sono lunghi, ma sappiamo che c'è molto da fare - e non lo dico ironicamente perché so che è così - ma forse quattro mesi sono tanti. In ogni caso, quella era la risposta alla mia richiesta sulla diffida, io qui ho chiesto una cosa diversa, ho chiesto se si intendono avere dei pareri legali sulla questione del Terminillo.

In buona sostanza quello che lei ha detto - e cioè la questione della valutazione d'incidenza e il fatto che si tratta di due procedimenti e di due situazioni diverse - non lo ritengo personalmente, con le valutazioni che ho potuto fare approfondendo in questi mesi, una cosa giusta, perché la tesi del Ministero sul Terminillo è che nelle ZPS non si possono realizzare impianti e piste se non già previsti da strumenti di pianificazione vigenti prima del DM del 2007.

Il divieto non si aggira semplicemente con la valutazione d'incidenza. Nel caso del Terminillo, tra l'altro, la valutazione d'incidenza era stata positiva, ma il Ministero lo ha bloccato lo stesso, sulla base del DM del 2007.

Ma c'è di più: oltre al provvedimento del Ministero relativo al Terminillo, pochi giorni fa, il 16 di luglio, il Tar dell'Abruzzo ha accolto il ricorso di quasi tutte le stesse associazioni ambientali contro la realizzazione d'impianti di sci all'interno di una zona protetta, nonostante ci fossero sia la valutazione d'incidenza ambientale sia la VIA e questa mi sembra una cosa da tenere in considerazione.

Io credo che si continui a trattare il problema con superficialità, siamo di fronte a una normativa sulla rete Natura 2000 che non ha una valenza solo regionale e nemmeno solo nazionale ma ha una valenza europea. Io non credo che alla luce delle novità che ho citato si possa limitarsi a un parere interno.

In questi mesi ho cercato di approfondire - perché mi si dice che bisogna studiare e allora è questo che si fa - la normativa di tutela delle aree 2000: il disposto dell'articolo 5 lettera M del DM 184/2007 ci pare insuperabile. Lo stesso disposto, e non poteva essere diversamente, è stato recepito dalla DGR 1087, laddove al punto 2 del deliberato recita di stabilire che le misure di conservazione - di cui al punto C dell'allegato A, che fa parte integrante della presente deliberazione - qualora più restrittive, superino le norme contenute in provvedimenti regionali o locali e il punto C dell'allegato A richiama esattamente quella lettera M dell'art. 5 del DM 184/2007.

Riprendo i secondi che mi sono stati tolti. L'unica deroga è prevista al capoverso 4 del decreto stesso, che recita che, per ragioni connesse alla salute dell'uomo e alla sicurezza pubblica o relative conseguenze positive di primaria importanza per l'ambiente, si può provvedere all'autorizzazione, previa valutazione d'incidenza, ma non mi pare che sia questa la ragione contenuta nel bando della società Monte Rosa, non vedo problemi connessi alla salute dell'uomo, alla sicurezza pubblica.

Quindi, prima ancora di ogni altra valutazione, va chiarita la percorribilità o meno del collegamento funiviario da un punto di vista normativo.

Io credo che non si possa continuare a proseguire cercando di fare delle fasi progettuali che comportano spreco di risorse pubbliche, alimentazione di false aspettative da parte degli operatori della zona interessata, alimentazione di attese, anche speculative legate alla rendita immobiliare.

Rispetto al DEFR e rispetto all'accordo di legislatura, ci sono dei dati e degli elementi nuovi che inducono a mettere in discussione anche questa opportunità di spendere 742 mila euro per degli studi.

Molto meglio un serio approfondimento legale da fare subito.

Presidente - Si è prenotato l'assessore Bertschy se è per una precisazione, un minuto. La risposta è già stata data dal Presidente.

Bertschy (AV-SA) - Una velocissima precisazione, anche perché la Consigliera per tre secondi si è presa un minuto e mezzo, quindi...

Voglio solo dire che nell'iniziativa presentata la consigliera Minelli ha ricordato che il 21 dicembre ha scritto all'Avvocatura ma si è ben guardata dallo scrivere che l'Avvocatura le ha risposto ad aprile, soprattutto si è ben guardata di dire ai colleghi della Giunta regionale... non mi interrompa sennò mi prendo un minuto anche io... si è ben guardata di dire ai colleghi della Giunta regionale che aveva ricevuto una risposta. Noi l'abbiamo saputo pochi giorni fa.

Presidente -Consigliere Aggravi, per mozione d'ordine.

Aggravi (LEGA VDA) - Chiedo una breve sospensione per una riunione dei gruppi di opposizione.

Presidente - Concessa.

La seduta è sospesa dalle ore 19:19 alle ore 19:30.

Bertin (Presidente) - Possiamo riprendere. Si è prenotato il Consigliere Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Per chiedere una riunione della conferenza dei capigruppo a nome dei gruppi di minoranza.

La seduta è sospesa dalle ore 19:31 alle ore 19:48.

Bertin (Presidente) - Come convenuto nella capigruppo, considerata l'ora, sono le otto meno dieci, il Consiglio è aggiornato a domani mattina. Buona serata.

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La seduta termina alle ore 19:48.