Oggetto del Consiglio n. 815 del 21 luglio 2021 - Resoconto
OGGETTO N. 815/XVI - Interpellanza: "Azioni finalizzate alla tutela della monticazione delle mandrie valdostane".
Bertin (Presidente) - Punto n. 19. Consigliere Rollandin per l'illustrazione.
Rollandin (PA) - In una precedente discussione avevamo rappresentato le situazioni al momento della inarpa e l'avevamo fatto per cercare di allertare tutte le forze che potevano essere messe in campo per evitare le conseguenze che abbiamo dovuto vedere per l'anno precedente.
Come è stato chiarito, soprattutto per alcune situazioni legate a pecore che dal vicino Piemonte, arrivano nei nostri alpeggi, stanno uno o due giorni alla presenza fisica di uno dei proprietari, dopodiché questi sparisce e le pecore rimangono allo sbando durante tutta la stagione, ma con un'aggravante: oltre alla presenza di queste pecore, in proporzione c'è un rimborso da parte della Comunità Europea.
Questo rimborso, o comunque questo intervento, è collegato a determinate regole che, come avevamo detto, prevedono la presenza, la figura di un pastore che chiaramente sia in grado di gestire in via continuativa le pecore ma soprattutto per evitare che ci siano problematiche - legate anche al lupo in certe occasioni - e tutta un'altra questione di malattie che si diffondono a causa di questa presenza.
Ma dobbiamo tener conto che, senza avere nessun obbligo ufficiale, queste persone, i titolari di queste mandrie di pecore, ricevono degli aiuti molto consistenti da parte dell'Unione Europea.
Allora volevamo capire adesso se, come era stato detto in quel momento, ci siano e ci siano stati dei controlli da parte dei forestali, da parte dell'organizzazione dell'Assessorato all'agricoltura in modo da evitare, da prevenire, ciò che è successo negli anni precedenti.
Quindi siccome adesso ormai tutti sono negli alpeggi, volevamo capire che cosa è stato fatto, dove e in che termini.
Presidente - Per la risposta, l'assessore Sapinet.
Sapinet (UV) - Nell'iniziativa, in sostanza, vengono posti quattro quesiti: il primo relativo alle denunce fatte dai titolari degli alpeggi alle stazioni forestali all'Assessorato all'agricoltura; il secondo quesito è sulle verifiche fatte dagli agenti forestali e se ci siano infrazioni; il terzo: quante sono le mandrie provenienti da fuori Valle e il quarto: quali sono le politiche che l'Assessorato competente sta ponendo o intende porre in essere per evitare, appunto, questi comportamenti.
Quindi snoccioleremo un po' di dati, un po' di numeri aggiornati al 16 luglio 2021.
Primo quesito: per lo spostamento dei capi in alpeggio è necessario compilare il modello 4 per la registrazione delle movimentazioni del database denominato BDN, che gestisce a livello nazionale l'anagrafe del bestiame e la dichiarazione di monticazione, tutto ciò previsto a livello regionale dalla delibera di Giunta regionale 621/2021 dell'Assessorato alla Sanità che, come ogni anno appunto, regola le modalità per lo spostamento negli alpeggi e che contiene le dichiarazioni rese dagli allevatori circa la destinazione del latte prodotto negli alpeggi produttivi.
Come le dicevo, alla data del 16 luglio le dichiarazioni di monticazione verso i codici pascolo di mayen o alpeggio presentate e registrate presso gli sportelli dell'Assessorato all'agricoltura sono nel dettaglio in totale 545, quindi comprensivi delle monticazioni dei bovini produttivi e improduttivi, degli ovicaprini e degli equidi.
Tuttavia è presumibile che tale dato, al termine della campagna di monticazione, andrà ad assestarsi intorno alle 670-680 monticazioni, considerato che nel 2020 le dichiarazioni di monticazione sono state 676. Sempre nel 2020 sono stati 12.532 i capi provenienti da fuori Valle, che erano così suddivisi: 3.298 bovini, 9.092 ovicaprini e 142 equidi.
I dati relativi ai capi monticati vengono poi, di volta in volta, trasmessi dagli uffici dell'Assessorato all'agricoltura al Corpo forestale, in relazione alla zona di competenza e a tutti i Comuni interessati dagli spostamenti delle mandrie.
Sul secondo quesito - come abbiamo già detto in altre occasioni, nelle precedenti interpellanze svolte sull'argomento - il Corpo forestale, nell'ambito dell'attività di controllo sul territorio - tra cui la verifica della percorribilità dei sentieri, il controllo faunistico e tutte le altre attività - porta avanti un'azione continua di monitoraggio della frequentazione degli alpeggi e dei pascoli da parte di aziende zootecniche valdostane o provenienti da fuori Valle.
In particolare - anche sulla base di quanto emerso dalle indagini sui cosiddetti "Pascoli d'oro" o comunque indagini svolte negli anni passati e condotte dal Corpo nello scorso biennio - sono state date ulteriori indicazioni puntuali sul monitoraggio circa il periodo di monticazione e consistenze di animali in generale, rafforzando anche la collaborazione con gli uffici del Dipartimento agricoltura.
Tutto ciò per far emergere, puntualmente e in tempo reale, situazioni particolari che meritano approfondimenti e, se nel caso, avviare autonome azioni di Polizia amministrativa e giudiziaria per reprimere eventuali comportamenti illegittimi.
Per quanto riguarda l'attuale periodo di monticazione, quindi l'estate 2021, sono in corso alcune verifiche puntuali, anche avvalendosi del nucleo droni, per verificare eventuali profili di responsabilità rispetto a condotte non corrette, così da evitare i problemi che abbiamo avuto in passato. Solo al termine degli accertamenti necessari sarà appunto possibile determinare la sussistenza di infrazioni, le varie violazioni rispetto agli obblighi e alle prescrizioni disposti dalla normativa comunitaria e nazionale.
Per quel che riguarda il terzo quesito - quindi quante mandrie provengono da fuori Valle, sempre aggiornato al 16 luglio - per la campagna monticazione 2021 - risulta che gli alpeggi/mayen condotti da aziende i cui titolari non sono residenti in Valle d'Aosta ammontano a venti. Sono invece sessantuno i codici pascolo nei quali sono presenti animali provenienti da fuori Valle, di cui quarantacinque esclusivamente con bovini, due con ovicaprini, uno esclusivamente con equidi e diciotto misti.
Delle sessantuno aziende in argomento, sono ventisei quelle che monticano esclusivamente capi provenienti da fuori Valle, nove di queste sono gestite da conduttori residenti in Valle d'Aosta.
Da quanto sopra riportato, si evince quindi chiaramente che
molte mandrie che provengono da fuori valle, composte per una buona
parte da capi improduttivi, sono monticate in alpeggio
condotti da allevatori valdostani.
Per quanto riguarda l'ultimo quesito - quindi le politiche che l'Assessorato intende portare avanti - sappiamo bene che non esiste una stretta correlazione fra la provenienza extraregionale degli animali monticati ed episodi di mancato rispetto delle normative sulla corretta gestione degli animali al pascolo e il loro benessere, abbiamo dei precedenti, è chiaro, però non c'è un automatismo.
Si precisa che talune situazioni di potenziale malgoverno del bestiame sono ormai note agli organi di controllo territoriale: Procura, Corpo forestale, Uffici regionali, veterinari eccetera, per cui la loro presenza è immediatamente segnalata e posta sotto osservazione.
Non di rado è attivata una fattiva collaborazione fra gli organi di controllo e le Autorità di Gestione degli organismi pagatori regionali con le Regioni di provenienza.
Inoltre, a partire dai primi mesi del 2020 è stato attivato un accordo di collaborazione tra CELVA, Dipartimento agricoltura e AREA VDA finalizzato alla simulazione preventiva dei carichi animali relativi ai comprensori d'alpeggio oggetto di gara pubblica. Tale collaborazione permette di determinare la consistenza animale il più possibile adeguata alla effettiva capacità produttiva dei pascoli, anche grazie allo sviluppo di modelli territoriali che, utilizzando dati satellitari, consentono di considerare parametri quale l'esposizione, la pendenza e serie storiche specifiche del comprensorio in esame.
L'ulteriore sviluppo di questi modelli in collaborazione con Institut Agricole Régional e ARPA VDA, permetterà di dare importanti indicazioni anche sulla modalità del pascolamento, destinando le superficie più produttive al bestiame da latte e quelle meno produttive e con maggiori pendenze al bestiame improduttivo, con il doppio vantaggio di migliorare la qualità del benessere degli animali da produzione e di sfruttare appieno le superfici pascolive in base alla loro reale produttività.
In vista della nuova programmazione della Politica agricola
comune, quindi 2023-2027, come parlavamo questa mattina, l'Autorità
di gestione del PSR ha promosso e partecipa attivamente a diversi
tavoli tecnici che studiano un nuovo sistema premiale della PAC
2023-2027, con particolare riguardo ai cosiddetti eco-schemi.
Infatti il tema dei prati permanenti e dei pascoli è al centro
degli indirizzi dell'Unione Europea per la nuova
programmazione, perché queste superfici sono strettamente
connesse ad un'agricoltura di tipo tradizionale, estensiva e
conservativa della biodiversità.
Il confronto interregionale permette poi di rilevare criticità da risolvere e potenzialità da ottimizzare fra le prime, i referenti regionali, insieme a quelli di altre Regioni dell'arco alpino, hanno rilevato con forza il grave fenomeno speculativo che il sistema premiale euro-unionale ha determinato nella programmazione attuale e il rischio che potrebbe determinare ancora in futuro, soprattutto con riferimento alle ampie superficie prato-pascolive caratterizzanti molte agricolture regionali.
Lo studio di nuovi modelli premiali si pone come obiettivo primario proprio quello di contenere e possibilmente eliminare questi fenomeni speculativi, garantendo al tempo stesso la congruità dei premi ed il giusto riconoscimento delle tradizionali pratiche estensive dell'allevamento tipico alpino.
Presidente - Per la replica, il consigliere Rollandin ne ha facoltà.
Rollandin (PA) - Sicuramente emerge che c'è l'esigenza e c'è anche la disponibilità per migliorare quello che è avvenuto negli anni precedenti, però non siamo all'attività preventiva, perché il problema vero nasce nel momento in cui c'è la monticazione, è il momento delicato perché arrivano in Valle, come lei sa, i camion carichi di pecore, manzi, ovini di altra natura e il fatto di sapere dove questi vadano, in quale alpeggio e in che forma, è la base poi per riuscire a capire che cosa succede.
Invece questo non succede ancora, è questo il punto delicato perché non è il problema di arrivare dopo eventualmente ad individuare delle situazioni che conosciamo ma è di prevenire questo.
Alcuni di noi che frequentano in questo momento gli alpeggi, a vari livelli per fare una passeggiata, si rendono conto di quello che sta succedendo: in molti di questi pascoli non vedi anima viva, se non "l'anima" di pecore e capre che tranquillamente se la spassano ma senza che ci sia nessuno che le guardi.
Il punto dolente è lì, perché questo porta malattie, porta difficoltà nel gestire le eventuali situazioni di partenza e in più, come dicevamo, c'è anche una frode, bella e buona, a livello di sussidi dell'Unione Europea - come sappiamo, non sto a ripetere le stesse cose - però rispetto a quello che si è detto, già i numeri che lei ha detto, a passare dai 545 ai 900, lei capisce che è raddoppiato, che sono raddoppiate rispetto a prima e così per tante altre situazioni.
Ora noi tra l'altro vogliamo giustamente difendere i prodotti locali, ma i prodotti locali devono essere in qualche modo collegati e collegabili agli animali sani, ad animali che siano sotto controllo, per poter poi dire che i prodotti conseguenti sono di alto livello e quindi possono essere garantiti per quanto riguarda la vendita che viene fatta non solo in Valle d'Aosta, perché noi questi prodotti li esportiamo anche.
Ora insisto su questo, perché o vi è un controllo preventivo oppure non si riesce più a distinguere da dove arriva l'uno o da dove arriva l'altro, se non si parte prima a fare questi controlli. È già tardi, ma comunque si può ancora fare parecchio per evitare di trovarci noi in difficoltà, perché il controllo, tra l'altro, è anche un altro obbligo che spetta ai componenti dell'Assessorato all'agricoltura, oltre alla Sanità che in qualche modo segue l'aspetto fisico degli animali che vengono in questa valle.
Quello che lei mi ha detto che si sta facendo sicuramente va nella direzione giusta, ma non possiamo dire che in Valle siamo nella situazione di garantire che cosa succeda agli animali che vengono da fuori valle, come naturalmente per il controllo degli animali di proprietari che sono già in Valle d'Aosta, questa però è già una situazione tutta diversa: sono controllati sanitariamente, sono controllati anche durante la fase invernale mentre le mandrie di pecore e capre che vengono qui poi se ne vanno giù in pianura nessuno le vede più se non per scaricare il numero che serve per portarle alla macellazione.
Ora si capisce come questo aspetto che sembra secondario non lo è, perché la gente che frequenta la montagna e vede questo, si chiede "Ma cosa sta succedendo?", si fa le domande che ci stiamo facendo noi e non ci sono risposte.
Quindi la pregherei di intensificare questa attività perché è un problema molto delicato.
