Oggetto del Consiglio n. 814 del 21 luglio 2021 - Resoconto
OGGETTO N. 814/XVI - Interpellanza: "Avvio di uno studio scientifico finalizzato alla definizione dello stato quantitativo e qualitativo della pernice bianca e della lepre variabile".
Bertin (Presidente) - Alla presenza di 32 Consiglieri, possiamo riprendere l'ordine del giorno. Punto n. 18. Per l'illustrazione, il vice presidente del Consiglio Sammaritani ne ha facoltà.
Sammaritani (LEGA VDA) - Riprendiamo i lavori parlando di un tema che molto spesso è delicato e quindi vedremo come verrà trattato.
Si fa riferimento a una mozione che fu presentata dai consiglieri Pulz e Vesan all'adunanza del Consiglio regionale del 6 e 7 novembre del 2019, con la quale si approvò un'impegnativa con cui il Consiglio regionale impegnava il Governo regionale ad assumere gli opportuni provvedimenti affinché "sia immediatamente sospesa la caccia della pernice bianca e della lepre variabile fino all'effettuazione di un adeguato studio scientifico finalizzato alla definizione dell'attuale stato quantitativo e qualitativo delle specie e comunque per un periodo di almeno cinque stagioni venatorie e a voler relazionare in sede di capigruppo entro novanta giorni dalla sua approvazione sullo stato di attuazione del presente provvedimento".
Risulta che il Governo regionale abbia ottemperato all'impegnativa predetta, sospendendo la caccia alle specie in questione, ma non ci sono notizie dello studio scientifico che doveva essere avviato e tantomeno della relazione che il Governo avrebbe dovuto condividere in sede di conferenza dei capigruppo, è vero anche che c'è stata la questione della fine della legislatura però in ogni caso abbiamo una mozione a cui in parte è stato dato seguito e in parte invece no.
Osservato altresì che il Tar della Valle d'Aosta ha avuto modo di pronunciarsi a seguito del ricorso proposto dal Comitato regionale per la gestione venatoria, Federazione Italiana della caccia, e, con sentenza 16/2021 pubblicata il 9 marzo di quest'anno, ha avuto modo d'indicare il principio secondo il quale, seppur legittima in ossequio al principio di precauzione, la sospensione temporanea del prelievo venatorio di una specie cacciabile debba essere supportata e giustificata da elementi scientifici che valutino la compatibilità del prelievo con la conservazione della specie medesima.
Questo premesso, interpelliamo il Presidente della Regione o l'Assessore competente, per sapere se sia stato avviato lo studio scientifico di cui alla mozione approvata, e, in caso positivo, in quale stadio esso si trovi, e, in caso contrario, se sia intenzione del Governo regionale avviare detto studio e quali siano gli intendimenti del Governo medesimo, con riferimento alla ripresa del prelievo venatorio sugli animali in questione.
Presidente - Risponde l'assessore Sapinet, ne ha facoltà.
Sapinet (UV) - Grazie, collega Samaritani, per l'iniziativa che ci permette di fare il punto su questa questione arrivata in Consiglio regionale il 6-7 novembre 2019 con questa mozione che venne allora approvata; in seguito la crisi politica, prima, e la pandemia e l'appuntamento elettorale, dopo, hanno inevitabilmente ritardato i tempi e posticipato l'iter per quanto riguarda lo studio e per quanto riguarda i contenuti della mozione, sulla quale adesso le darò un preciso aggiornamento.
Per quel che riguarda il reinserimento, giustamente, ha ricordato la sentenza del 9 marzo successiva al ricorso n. 47/20, che chiedeva, appunto, l'annullamento della delibera di Giunta 638 del 20 luglio 2020; anche alla luce dei contenuti di questa sentenza è importante proseguire nella direzione indicata dalla mozione.
Con il provvedimento dirigenziale n. 634 dell'11 febbraio 2021 è stato affidato, ad un raggruppamento di tecnici con specifica conoscenza del territorio valdostano, il servizio per la revisione del Piano regionale faunistico-venatorio per l'espletamento della relativa procedura di Valutazione Ambientale Strategica, quindi il discorso del Piano regionale faunistico comprende, tra l'altro: l'analisi dei dati faunistici dell'ultimo decennio della vigente pianificazione faunistico-venatoria; il regime di tutela della fauna selvatica e le attività tese alla conoscenza delle risorse naturali e delle consistenze faunistiche, anche con la previsione di modalità omogenee di rilevazione e di censimento.
Lo studio per la revisione del Piano fornirà quindi indicazione sullo stato delle popolazioni di pernice bianca e lepre variabile. Al fine però di implementare i dati faunistici attualmente in possesso della Regione, si ritiene opportuno affiancare, alle attività di revisione del Piano azioni mirate per monitorare in modo specifico le due specie, proprio come chiesto dalla mozione.
Non si tratta di un compito banale e automatico, perché è necessario mettere in piedi metodologie di monitoraggio speditivo differenti per le due specie e innovative rispetto a quelle utilizzate sinora, inoltre, tali metodologie devono necessariamente essere validate dall'ISPRA.
Per quanto attiene alla lepre variabile, grazie alla collaborazione con la Federazione Italiana della caccia, in accordo con il Comitato regionale per la gestione venatoria, è stata messa a punto nei mesi scorsi un'ipotesi di monitoraggio specifico della specie per il territorio regionale, validata dall'ISPRA nello scorso mese di giugno.
Il monitoraggio prevede il rilevamento della presenza di lepri variabili in alcune decine di aree di saggio poste sopra i 2.500 metri da parte di operatori formati, quindi operatori del Corpo Forestale, cacciatori eccetera. Sono attualmente in corso le procedure per l'individuazione del soggetto a cui affidare il coordinamento delle attività, quindi individuazione delle aree campione, formazione degli operatori, coordinamento del monitoraggio, raccolta ed esame dei dati, elaborazione dei risultati.
Per la pernice bianca, i cui censimenti sono effettuati con l'ausilio dei cani utilizzati anche per l'attività venatoria, il grosso limite della raccolta dei dati è costituito dal ridottissimo numero di cacciatori e di ausiliari che si dedicano alla caccia dei galliformi alpini e che possono svolgere adeguatamente il monitoraggio, sono circa meno di trenta.
Si sta dunque provvedendo a mettere a punto una diversa strategia operativa. A tal fine si è ipotizzato il ricorso a un soggetto tecnico esterno, di comprovata esperienza, che provveda a delineare un'ipotesi di monitoraggio che possa essere validata dall'ISPRA e per il quale sono in corso le procedure di individuazione; quindi si sta andando in quella direzione con delle tempistiche che sono state dilatate da quanto detto in precedenza. Anche da questo si prende atto che c'è la necessità assolutamente di rafforzare l'ufficio fauna, un rafforzamento sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista amministrativo, tenuto conto del notevole aumento del carico di lavoro; più volte le tematiche legate anche all'attività dell'ufficio fauna sono state discusse e affrontate in questo Consiglio.
Aggiungo che dell'oggetto dell'iniziativa - proprio al fine di aggiornare il comitato e il mondo venatorio - si è discusso anche durante la riunione della consulta del 25 maggio 2021, prendendo degli impegni precisi. In quell'occasione ho informato i presenti e i partecipanti dei vari passaggi, delle iniziative poste in essere, quelle già concluse e quelle da portare avanti in un tempo relativamente breve. Saranno poi gli esiti di questi studi che definiranno l'eventuale reinserimento del prelievo venatorio sulle specie citate.
Presidente - Per la replica, il consigliere Sammaritani a cui passo la parola.
Sammaritani (LEGA VDA) - Capisco che naturalmente non ci sarebbero state particolari notizie in merito. Ci sono due ambiti da tenere separati, uno è quello delle modalità con le quali a volte l'Amministrazione agisce, e in questo caso purtroppo dobbiamo rilevare che seppur dopo un atto d'indirizzo politico di questo Consiglio che ricordo, perché c'ero, dove si votò in modo segreto su questo tema, ci fu un po' una piccola sorpresa perché la volontà dell'Aula sembrava orientata in un senso, poi in realtà si arrivò a una decisione opposta ma va beh, questo fa parte del gioco, ci mancherebbe, però abbiamo visto che c'è stata un'immediata volontà di dare esecuzione a quella mozione per quanto riguarda l'aspetto della sospensione immediata della caccia a queste specie e d'altra parte invece c'è stata molta più lentezza nell'avviare gli studi che sempre quella mozione auspicava venissero avviati al fine di valutare la situazione di quelle singole specie.
Devo dire che si è un pochino cavalcata una certa emotività, forse, perché questa Aula all'epoca, ricordo il dibattito, non aveva grandi dati, nel senso che dati oggettivi non ce n'erano, non è che ci hanno detto "Abbiamo le prove che queste specie sono più in sofferenza di altre o sono in particolare sofferenza", è stata una cosa un poco così, appunto come ho detto, non trovo altri sistemi per definirla un po' emotiva, quindi è molto importante dire questo perché anche la decisione del Tar che io ho letto con attenzione dice una cosa importante, cioè: va bene, tutto questo è legittimo - lo ha ritenuto così il Tar, poi uno può condividere o meno - è legittimo nel momento in cui c'è un principio di precauzione presente, nel senso che si sa con assoluta certezza che è bene sospendere il prelievo venatorio di certe specie perché c'è una sofferenza conclamata. Qui invece abbiamo un po' buttato la palla avanti, abbiamo detto; "prima sospendiamo e poi dopo andiamo a valutare in che stato è questa specie", paradossalmente potremmo rilevare che non sono per niente in sofferenza, anzi, non dico come i cinghiali, per carità, sicuramente si tratta di numeri molto inferiori, ma il prelievo che viene fatto su questi animali - diciamolo fuori qui da quest'aula - sono pochi elementi, nove, dieci, undici, cioè siamo a livello di questi numeri di questo genere, quindi stiamo veramente parlando di numeri infinitesimali.
Quindi questa modalità di azione, cioè quella che qualcuno spinto probabilmente da motivazioni ideologiche lancia la questione e ne fa una questione un po' populista, se vogliamo, visto che spesso siamo noi accusati di questo, bisognerebbe stare un attimo attenti: ricordiamoci sempre che comunque i cacciatori in Italia sono l'1% della popolazione - quindi tutto sommato non proprio un numero trascurabile - e lo 0,8% del PIL italiano è legato alla caccia e al prelievo venatorio.
In questo momento in Parlamento si discute - in Senato, in particolare - dell'Iva proprio sugli animali vivi, che servono a ripopolare le riserve di caccia eccetera, quindi un aspetto anche dal punto di vista commerciale e imprenditoriale molto importante per il nostro Stato che è - attenzione - il paese con la più alta concentrazione di fauna selvatica in Europa.
Quindi direi che si parla di cose comunque importanti e non vorrei che si trascurasse un poco una categoria che qualche volta viene demonizzata quando invece magari spesso sono soggetti che hanno a cuore lo stato della fauna, naturalmente, ma anche dell'intero territorio perché lo presidiano, lo percorrono e lo amano, naturalmente, perché altrimenti un cacciatore sarebbe come quello che taglia il ramo su cui sta seduto, sembra veramente abbastanza paradossale.
Quindi faremo attenzione, staremo attenti a quello che succederà, mi raccomando che appunto questi studi, visto che ormai si devono fare, spero non siano anche eccessivamente costosi per la comunità e vengano fatti, vengano fatti in modo molto oggettivo e si possa stabilire effettivamente se queste specie possono tranquillamente continuare a subire un prelievo, peraltro un prelievo in misura veramente molto, molto limitata.
Quindi non facciamoci portare dalle emozioni su questi temi, guardiamo le cose in modo realistico e corretto perché la pubblica Amministrazione deve essere corretta e se la caccia è consentita, deve essere esercitata nel modo corretto ma esercitata.
