Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 812 del 21 luglio 2021 - Resoconto

OGGETTO N. 812/XVI - Interrogazione: "Mappatura dei bisogni emersi nel corso della pandemia e ambiti prioritari di intervento."

Bertin (Presidente) - Punto n. 16 dell'ordine del giorno. Risponde l'assessore Barmasse, ne ha facoltà.

Barmasse (UV) - La prima domanda è quale sia stata la mappatura dei bisogni emersi durante la pandemia da Covid-19. La mappatura dei bisogni è stata effettuata tramite i dati raccolti dal servizio di sportello sociale, dal servizio sociale territoriale e dalle associazioni di volontariato; l'attività è tutt'ora in corso e in continuo aggiornamento.

In particolare, dai dati pervenuti dal servizio di sportello sociale è emerso l'aumento del numero di nuclei familiari che si rivolgono per la prima volta al servizio, per un sostegno nel far fronte ai bisogni primari connessi a problematiche economiche abitative e lavorative.

Dai dati raccolti dal servizio sociale territoriale è emerso l'aumento delle situazioni che richiedono l'attivazione di interventi di contrasto alla povertà, l'intensificarsi della complessità delle prese in carico, l'aumento delle situazioni che richiedono un intervento sociale urgente. Dalle associazioni di volontariato è confermato l'aumento di nuove richieste di aiuto da parte di famiglie sconosciute prima della pandemia, in particolare relative al soddisfacimento dei bisogni primari e in generale una complessificazione del disagio, disagio economico e abitativo, ai quali si aggiungono disagio relazionale e psicologico.

Altra fonte preziosa di rilevazione dati è rappresentata dalla rete di collaborazione coordinata dal Dipartimento politiche sociali tra il servizio sociale, gli enti locali, il terzo settore e i singoli cittadini per la raccolta e la distribuzione di generi alimentari, che si è ulteriormente strutturata nell'anno 2020 a seguito della pandemia da Covid-19. Da questa attività è emerso l'aumento di almeno un terzo dei nuclei beneficiari dei pacchi alimentari dall'anno 2020 all'anno 2021, per un totale di circa mille fruitori di cui il 63,20 percento appartenenti a famiglie con tre o più componenti e di cui più della metà dei fruitori minorenni.

Come siano state individuate le fasce di popolazione per le quali l'Amministrazione regionale ritiene opportuno promuovere interventi di sostegno nell'ambito della sperimentazione? Al fine di individuare il target di popolazione beneficiario della sperimentazione, l'Amministrazione ha avviato, per il tramite del servizio sociale, una mappatura quantitativa e qualitativa dei nuclei in carico che presentino bisogni relativi all'ambito abitativo. L'analisi è ancora in corso e verrà approfondita e completata nel tavolo di coprogettazione, in collaborazione con gli enti del terzo settore. Tuttavia, a seguito di una prima rielaborazione dei dati, sono state individuate alcune fasce di popolazione, nuclei familiari con figli minori, nuclei familiari e individui in condizioni di marginalità estrema, migranti, nuclei familiari e individui a rischio di marginalità ed esclusione sociale a causa di condizioni lavorative precarie, per le quali l'attuale sistema regionale di aiuti non offre risposte sufficientemente adeguate e integrate.

Quali siano le necessità che hanno portato alla scelta della coprogettazione quale modalità di affidamento? Le motivazioni che hanno determinato la scelta di avviare una procedura di coprogettazione sono coerenti con: il decreto legislativo n. 117 del 3 luglio 2017, codice del terzo settore, in particolare al titolo VII dei rapporti con gli enti pubblici, articoli 55 e 56; il decreto ministeriale n. 72 del 31 marzo 2021, linee guida sul rapporto tra pubbliche amministrazioni ed enti del terzo settore; gli articoli 55 e 57 del decreto legge n. 177 del 2017; la legge 241 del 7 agosto 1990. Nello specifico, in base alla normativa sopra citata, l'oggetto della procedura riguarda il perseguimento in via esclusiva di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale senza alcuno scopo di lucro. Nello specifico l'avviso pubblico in questione riguarda proprio tali attività di interesse generale, che il codice del terzo settore stabilisce all'articolo 5, che siano esercitate in via esclusiva o principale dagli enti del terzo settore.

L'Amministrazione intende anche recepire quanto previsto dal decreto ministeriale 72 del 2021, laddove esprime il principio della cosiddetta sussidiarietà orizzontale, in quanto gli enti del terzo settore rappresentano l'espressione qualificata dell'iniziativa autonoma dei cittadini associati, mediante la predisposizione di una serie di misure adeguate non solo a sostegno delle attività, bensì anche a integrazione delle stesse con quelle della pubblica amministrazione. Tramite la procedura di cui all'avviso l'Amministrazione intende promuovere il coinvolgimento attivo degli enti del terzo settore, al fine di avviare un confronto, una condivisione e una corealizzazione degli interventi connessi al tema dell'housing sociale, che prevede la messa in comune di conoscenze, esperienze e risorse funzionali al progetto. La procedura di coprogettazione, oltre che promuovere interventi per contrastare il disagio abitativo, mira a costruire una rete territoriale che coinvolga il maggior numero di enti del terzo settore, al fine di coordinare in maniera integrata e condivisa le risorse e i servizi istituzionali e privati attivi sul territorio. In tale logica la coprogettazione è ritenuto lo strumento amministrativo adeguato per raggiungere tale obiettivo.

Se l'Amministrazione abbia previsto, oltre allo studio demografico, anche la possibilità di condurre uno studio specifico sulla povertà in Valle d'Aosta per intercettare necessità e bisogni preesistenti e/o sorti a seguito della pandemia da Covid-19? In previsione dell'aggiornamento del piano regionale per la lotta alla povertà 2018-2020, di cui alla DGR 244 del 2019, la cui redazione seguirà all'approvazione degli indirizzi ministeriali contenuti nel nuovo piano nazionale degli interventi sociali e della lotta alla povertà che verrà approvato dal Governo entro fine anno, si rende certamente necessario promuovere un'analisi dettagliata del processo di impoverimento sul territorio regionale, al fine di pianificare e attuare strategie atte a contrastarlo. In tale logica il Dipartimento politiche sociali individuerà, come già avvenuto in occasione della redazione del piano 2018-2020, le modalità operative più opportune ed efficaci per mappare i bisogni, anche in relazione agli indirizzi statali che saranno indicati, intercettando le nuove problematiche emerse a seguito della pandemia.

Presidente - Per la replica consigliere Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - La ringrazio, Assessore, soprattutto per l'ultimo punto di cui ha parlato, che va ad integrare una proposta che avevamo già allegato a una risoluzione per quanto riguardava la realizzazione di uno studio sulla povertà in Valle d'Aosta. Non sono però soddisfatto delle risposte alle altre domande e le spiego subito.

Per evitare di essere frainteso, ho deciso di affidarmi alle definizioni che vengono previste all'interno del vocabolario. Quando viene descritto il sistema di housing sociale - io queste terminologie inglesi le detesto - io sono andato a cercare la definizione corretta di housing sociale. La definizione è: edilizia sociale che fornisce soluzioni abitative per quei nuclei familiari i cui bisogni non possono essere soddisfatti alle condizioni di mercato e per le quali esistono regole di assegnazione; in poche parole: edilizia residenziale pubblica, una cosa che già esiste. Allora mi chiedo: c'è bisogno di mettere in piedi un problema di housing sociale per realizzare qualcosa che in realtà già esiste, cioè edilizia residenziale pubblica alla quale tutti possono fare domanda per accedere? È una domanda che non so se avrà risposta.

Il secondo dubbio che mi viene riguarda, invece, i destinatari di questo housing sociale perché, come giustamente lei ha detto, ci sono varie categorie. A parte il fatto che io fatico a distinguerle: per esempio, che differenza c'è fra i nuclei familiari e individui in condizioni di marginalità estrema e i nuclei familiari e individui a rischio di marginalità ed esclusione sociale a causa delle condizioni lavorative precarie? Secondo me, tendenzialmente si sovrappongono e tra questi ci sono anche i nuclei familiari con figli minori; ci saranno sicuramente, visto che lei ha detto che i componenti sono mille fruitori con tre o più componenti e sicuramente fra questi si trovano anche quelli con figli. Quindi è un po' un qualcosa che si sovrappone.

C'è però una definizione che esula da queste differenze e sovrapposizioni e non è sovrapponibile a nessun'altra: è la parola "migranti". Voi avete detto che i destinatari del housing sociale devono essere i migranti. Ora, io siccome non voglio essere frainteso soprattutto dall'ordine dei giornalisti che mi ha già dedicato numerose attenzioni, sono andato a cercare la definizione di migrante sul glossario 2.0 sull'asilo e la migrazione scritto dall'Unione europea, così almeno non ci possiamo sbagliare. Cosa viene definito sotto la parola migrante? C'è scritto: "vedi cittadino di paese terzo presente irregolarmente". Allora vado alla definizione e cosa viene detto? "Cittadino di paese terzo del quale è stata ufficialmente constatata la presenza sul territorio di uno stato membro e che non soddisfa o non soddisfa più le condizioni di soggiorno di residenza per quel determinato stato membro", cioè una persona che è qui irregolarmente. Io non so se questa definizione è stata scritta in maniera erronea, ma posso ipotizzare che forse qualcuno volesse intendere che si voleva coinvolgere nel cohousing sociale i richiedenti asilo. Il problema è che i richiedenti asilo, a oggi, avendo fatto domanda di asilo, sono già ospitati lautamente pagati e ripagati dalle generosissime cooperative sociali prorogate dagli atti della Presidenza e quindi non hanno bisogno di housing sociale. Allora mi dico: forse intendevano i rifugiati? Ma i rifugiati non sono migranti, perché i rifugiati hanno ottenuto un permesso e quindi hanno uno stato giuridico per cui possono accedere e ci sono delle quote specifiche nell'edilizia residenziale pubblica nelle quali possono fare domanda.

Allora torniamo alla domanda di prima: ma qualcuno, escludendo i richiedenti asilo e i rifugiati a questo punto, vuole davvero andare a dare delle case popolari a gente che è qui irregolarmente? Io mi auguro che questa voce venga espunta, perché sarebbe molto grave arrivare a una definizione di questo tipo. Significa che io constato che c'è la presenza di una persona che non dovrebbe stare qua, che non ha un alloggio e gli do una casa popolare e la faccio passare sopra le cinquecento famiglie, che già ho ricordato prima, che aspettano da una vita.

Sulla questione del codice del terzo settore, Assessore, come sa io sono ferocemente contrario alla coprogettazione. In questo caso c'è un motivo in più. Oltre ovviamente alle consuete poco trasparenti procedure di assegnazioni, nelle quale si fa una relazioncina e poi si assegnano questi soldi, io non vedo l'esigenza di dover dare 238 mila e rotti euro a delle simpatiche cooperative che pagano i loro dipendenti per occuparsi di cohousing sociale, invece che dare questi soldi direttamente al settore delle politiche sociali della nostra Regione che si occupa di assistere le persone che hanno dei problemi. In quel caso non dissipo le risorse andando a pagare i dipendenti delle cooperative, ma le do direttamente a chi è in difficoltà, perché se quelli in difficoltà sono quelli delle cooperative, allora abbiamo un problema.