Oggetto del Consiglio n. 771 del 8 luglio 2021 - Resoconto
OGGETTO N. 771/XVI - Interpellanza: "Azioni in favore del Consorzio regionale pesca a seguito delle mancate aperture delle riserve.".
Bertin (Presidente) - Punto n. 19 dell'ordine del giorno. Per l'illustrazione, ha chiesto la parola il consigliere Aggravi, ne ha facoltà.
Aggravi (LEGA VDA) - Questa interpellanza viene a seguito dell'iniziativa consiliare che il mio gruppo aveva presentato il 9 giugno scorso inerente la promozione del settore della pesca e anche - così lo mettiamo agli atti - un incontro informale che c'è stato con l'Assessore e i dirigenti proprio sul tema e la volontà è quella di cercare di fare un po' di chiarezza e dare soprattutto contezza all'esterno di una situazione che preoccupa notevolmente non soltanto chi di pesca ne fa il suo passatempo, ma anche chi vi lavora e soprattutto delle iniziative private che gravitano intorno alla realtà delle riserve di pesca e alla pesca in generale, quindi parliamo di un indotto principalmente di natura turistica.
Già in parte nella scorsa risposta dell'Assessore erano emerse le problematiche connesse all'evoluzione della normativa relativa alla conservazione della flora e della fauna e, in particolare, si citava il DPR n. 356/1997, ovvero il collegato decreto del Ministero del 2 aprile 2020 e la circolare del 24 maggio con cui il Ministero della transazione ecologica ha fornito chiarimenti rispetto alle disposizioni riguardanti i ripopolamenti ittici. Oggi l'attività - e ci concentriamo sul discorso delle riserve di pesca del Consorzio regionale, che, tra l'altro, ha concluso la procedura di rinnovo dei propri vertici, quindi riserve sia turistiche che speciali - è sospesa e ad oggi non è possibile individuare una data certa di riapertura ed è questo un elemento che preoccupa notevolmente chi gravita intorno a questo mondo come dicevamo. Tra l'altro, l'importanza della pesca sportiva, oltre a essere un dato di fatto, era stata giustamente oggetto di specifica e di dettagliata descrizione da parte dell'Assessore nello scorso Consiglio.
L'interpellanza chiede appunto quali siano le azioni che l'Assessorato ha posto in essere al fine di poter rispondere alle esigenze normative citate riguardanti il ripopolamento ittico dei nostri torrenti, se siano perseguibili deroghe o soluzioni temporanee che possano consentire l'apertura delle riserve di pesca sia turistiche che speciali, in questo senso è vero, c'è una preoccupazione generale, ma la richiesta di molti operatori è dire: "ma possiamo proseguire, possiamo individuare una deroga che permetta in una situazione già complessa come quella che stiamo vivendo di poter operare?". Qui sappiamo che c'è il discorso, anche un po', a mio giudizio, ipocrita delle trote sterili; perché lo dico? Perché per altri tipi di animali si fa un gran vociare soprattutto da parte di... adesso non voglio citare sempre i comitati, ma da associazioni che si occupano di tutela degli animali, invece i pesci - lo dice un ex pescatore: ex perché non ho più tempo di pescare - sono degli animali come tutti gli altri. Ci concentriamo quindi su chi ha quattro zampe, ma anche chi nuota nei torrenti è un animale e forse merita rispetto.
"Se siano state condotte stime in merito alle perdite che il Consorzio regionale pesca registrerà a fronte della mancata apertura delle riserve con riferimento all'anno scorso"; perché questo? Perché giustamente si pensa: bene, l'indotto avrà sicuramente delle problematiche, ha già sicuramente delle problematiche per mancati incassi, mancate visite, sappiamo che c'è un grande richiamo di turismo francese e svizzero in questo ambito, vorremmo capire appunto qual è il rischio che il consorzio può passare anche in termini numerici tenuto conto che oggi non è che le vasche del consorzio sono vuote, anzi, è vero che ci sono anche tanti cormorani che ci girano intorno, ma le vasche sono piene e quindi, per chi si occupa di numeri, è un valore bloccato.
"Quali azioni si intendano perseguire a favore del Consorzio del settore della pesca per contemperare gli effetti negativi generati dalle mancate aperture delle riserve"; questo perché? Perché, da un lato, c'è un problema, ovvero quello di cercare di rispettare una normativa, che sinceramente personalmente ritengo un po' strana perché fino ad oggi le attività si sono condotte e non mi pare che i nostri fiumi si siano contaminati di pesci estranei rispetto all'ambiente in cui viviamo, penso che di pesci siluro non ne abbiamo visti nelle nostre Dore, ma, detto questo, dobbiamo capire effettivamente, al di là dell'attuale situazione, per quanto questa situazione può durare, per quanto il Consorzio pesca può proseguire la sua attività senza registrare delle notevoli perdite e soprattutto quali azioni si vogliono portare avanti per evitare appunto che, oltre al danno, ci sia una beffa ulteriore e quindi una perdita ulteriore.
Lascio la parola al collega cofirmatario Brunod.
Presidente - La parola al consigliere Brunod per i minuti restanti.
Brunod (LEGA VDA) - Volevo integrare le premesse che ha fatto il collega Aggravi, che sono già molto dettagliate e molto ben precise, solamente con alcuni dati. Guardando anche dal sito del Consorzio pesca, si vedono tanti comunicati nella sezione "Notizie ed eventi" di questo continuo rinvio dell'apertura delle riserve turistiche di pesca. Come ha detto il collega Aggravi, quello che ci lascia un po' perplessi e titubanti è il fatto che c'è una notizia, mi pare del 28 gennaio, una news: "Tesseramento 2021". Si parla del tesseramento e in questo articolo non c'è nessuna notizia di comunicazione ai pescatori e a tutti gli appassionati di questo settore, che ha delle grandi potenzialità, circa queste problematiche relative alle chiusure, le problematiche relative al ripopolamento dei pesci, che, come sappiamo, non è una cosa che è accaduta all'improvviso ma, dalle notizie che ha detto prima nelle premesse il collega Aggravi, si sa che da più di un anno ci sono queste problematiche. Sarebbe quindi stato professionale e più corretto informare tutti gli utenti di queste possibili problematiche in quanto c'è questo grande malcontento, ovviamente tutti sappiamo che è bello andare a pesca se tiro su i pesci. Vendere un tesseramento, andare a pesca e non tirare su niente, ovviamente è una brutta immagine per il settore pesca e per il settore della Valle d'Aosta, quindi questo è un punto.
L'altro discorso è che, sempre apprendendo da notizie stampa, pare che negli ultimi anni il bilancio del consorzio sia sempre più in positivo, sembrerebbe che quest'anno sia di 300 mila euro e l'ultimo dichiarato l'anno precedente era di 134 mila euro. In più da altre notizie si apprende che il Consorzio sta beneficiando, a partire dall'anno 2020, di un contributo di oltre 440 mila euro dovuti a sovracanoni idroelettrici che assicurano anche il futuro e l'autonomia gestionale della struttura. Ci chiediamo: visto che è da tempo che si sa di queste problematiche, perché non si è partiti per tempo per non arrivare all'improvviso con questo stop, che sicuramente non fa bene al settore pesca e non fa bene al settore della Valle d'Aosta: diciamo questo perché vediamo che al momento sono partiti tanti studi, c'è il progetto "Life Marble", che vuole portare avanti e risolvere nel tempo la problematica, però se si partiva precedentemente, magari riuscivamo a trovare una quadra che permettesse comunque di valorizzare meglio tutto il settore.
Presidente - Risponde l'assessore Sapinet.
Sapinet (UV) - C'è consapevolezza e grande attenzione alla problematica. Intanto ringrazio dell'attenzione, ma ringrazio anche del confronto formale e informale i colleghi, confronto costruttivo e ringrazio anche di questa iniziativa.
Darò risposta quindi ai quattro quesiti facendo anche un po' un aggiornamento rispetto all'ultima iniziativa del mese di giugno, una situazione che comunque è in evoluzione con un confronto continuo insieme alle altre Regioni, soprattutto le Regioni dell'arco alpino. L'attuale normativa sull'immissione in natura di specie e popolazioni autoctone è disciplinata, come ricordava il collega Aggravi, dal decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del settembre 1997, che è stato poi in seguito modificato con il decreto n. 102 del 5 luglio 2019, proprio questa modifica per permettere, a seguito di una specifica procedura autorizzativa da parte del Ministero competente, la possibilità di derogare al divieto di immissione di specie non autoctone, che è poi il problema che abbiamo. I criteri per le immissioni in deroga sono stati successivamente emanati con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare il 2 aprile 2020 e, infine, solo il 24 maggio 2021 è stato trasmesso dal Ministero della transazione ecologica, suddiviso regione per regione, l'elenco delle specie ittiche e autoctone e non autoctone, questo il 24 maggio del 2021.
Si sottolinea che attualmente non risultano disponibili esemplari di specie ittiche autoctone geneticamente certificate per effettuare immissione in natura e anche per questo motivo l'Amministrazione regionale, unitamente al Consorzio pesca e ad altri soggetti, ha presentato appunto un apposito progetto "Life" denominato "GrayMarble", che citava anche il collega Brunod, che è stato già approvato anche dalla Commissione europea. Tale progetto ha come finalità la reintroduzione in natura di esemplari autoctoni di trota marmorata e temolo appositamente allevati. Nel frattempo il Consorzio pesca, quale Ente pubblico non economico istituito dalla Regione, su richiesta naturalmente anche dell'Assessorato competente, ha dato incarico ai professionisti per redigere un piano per le immissioni in natura di specie di popolazioni ittiche non autoctone che rivestono un rilevante interesse pubblico, accompagnato da contestuale valutazione del rischio che tali immissioni possono comportare per la conservazione delle specie e degli habitat naturali.
Tale documento, che è la base per la richiesta di deroga che l'Amministrazione regionale intende presentare al Ministero competente, redatto e revisionato sulla scorta delle indicazioni fornite dal Consorzio regionale pesca e dalla struttura regionale competente, è in fase di stesura definitiva e verrà sottoposto a brevissimo termine al nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio regionale pesca e successivamente trasmesso all'Amministrazione regionale. Si precisa che la richiesta di deroga deve specificare sia il contesto temporale che spaziale della sua validità e, se approvata dal Ministero, è attualmente l'unica possibilità per poter immettere specie ittiche non autoctone. Per questo motivo, anche a seguito delle analisi delle prime richieste presentate da altre Regioni e valutate negativamente dal Ministero, al momento lo studio prevede la richiesta di deroga per l'immissione di specie ittiche non autoctone alle sole riserve di pesca turistiche speciali e in acque libere in base alle tempistiche dettate dal progetto "Life".
Il documento che verrà presentato al Ministero conterrà anche una valutazione economica della pesca e indicativamente delle perdite dovute alla mancata emissione dei permessi di pesca nelle riserve, che possono essere stimate intorno ai 210 mila euro lordi. Al momento si ritiene che il Consorzio regionale pesca possa far fronte economicamente alla mancata apertura delle riserve grazie ai contributi versati annualmente dai concessionari di derivazione d'acqua pubblica introdotti dall'articolo 2, comma 1, della legge regionale n. 5 del 24 aprile 2019.
Nel frattempo il Consorzio pesca, come avete ricordato anche voi, ha rinnovato il proprio Consiglio di amministrazione in data 2 luglio; fin da subito si sta adoperando, di concerto con le strutture regionali, per intraprendere ogni iniziativa utile alla soluzione della problematica. Colgo l'occasione ovviamente per augurare un buon lavoro al nuovo Consiglio e chiaramente il confronto e la collaborazione sono continue anche sin dai primi giorni.
Vorrei inoltre precisare che la problematica è relativa all'intero arco alpino, e non solo, diverse Regioni infatti si stanno adoperando affinché possano essere adottate soluzioni che permettano il ripopolamento dei corsi d'acqua. Al momento dal Ministero e da ISPRA le indicazioni sono state piuttosto stringenti incentrate sulla protezione ambientale più che ad altri aspetti e non lasciano, ahimè, molti spazi di manovra; tuttavia, sono in corso interlocuzioni tra Assessori delle Regioni per sollecitare delle soluzioni. A tal fine la Commissione politica agricola provvederà a elaborare un documento di posizionamento politico a supporto del confronto con i Ministeri interessati.
Come dicevo, la situazione è in evoluzione quotidianamente, anche questo pomeriggio avremo un incontro tra più Regioni proprio sulla questione. Questo è il percorso intrapreso che stiamo proseguendo, è chiaro che nel caso stiamo valutando anche le altre alternative dettate dalle nostre competenze.
Presidente - Per la replica, ha chiesto la parola il consigliere Aggravi.
Aggravi (LEGA VDA) - Sa cos'è la cosa che mi lascia sempre perplesso e davvero stupito di tutto questo? È che sono cresciuto pescando fario e iridee e un bel giorno apprendo che le fario e le iridee non sono più autoctone: questa è una roba che mi lascia davvero perplesso e mi chiedo, ma ripeto, non sono un tecnico del settore, a volte che cosa passi per la testa di chi genera certi provvedimenti e certe leggi, perché improvvisamente scopriamo che queste due specie sono inquinanti o comunque appestanti i nostri fiumi quando invece siamo cresciuti con questi due tipi. La marmorata e il temolo sembra che passino da essere delle prede rare, perché erano delle prede rare, almeno così era... da essere quelle che sono specie autoctone, quando poi il temolo chi pesca sa non arriva a certe altezze ma principalmente popola più la Bassa Valle rispetto ad altre realtà.
Quello che ci mette in tranquillità è sicuramente la risposta che riguarda il discorso della sostenibilità economica del Consorzio pesca dovuto però ovviamente a un'entrata fissa o comunque sicura che è quella dei canoni. Quello che ci preoccupa notevolmente, e io immagino che la quantificazione dei 210 mila euro sulle perdite di mancata apertura in realtà vada moltiplicata per "N" riguardo alle ricadute sul nostro e sui territori soprattutto dell'arco alpino, siano molte e molte di più visto l'indotto che viene generato...
Capendo che quest'anno l'attività non riaprirà perché, conoscendo le tempistiche di studi di valutazione e di quant'altro, quest'anno l'abbiamo io temo persa, dobbiamo lavorare sul prosieguo, invito anche lei e il Governo regionale a fare pressione anche nei confronti dei nostri rappresentanti a Roma visto che ultimamente soprattutto uno è particolarmente attivo perché si avvicinano le elezioni e quindi che si occupi magari anche dei pesci.
Una cosa che trovo ulteriormente assurda, ma tant'è, è quella, ripeto: davvero questa delle trote sterili che non generano ripopolamento, perché la preoccupazione è questa, è una cosa che mi lascia perplesso, perché, ripeto, l'attenzione di certi soggetti non c'è e mi chiedo perché i poveri pesci debbano essere trattati in questo senso. Dall'altro lato io mi auguro che le strutture anche dell'Assessorato e chi è competente per quanto riguarda questi studi possa anche tenere conto ogni tanto non soltanto della problematica tecnica specifica, ma anche delle ricadute dell'intero ecosistema, perché lo voglio sottolineare c'è chi perderà notevolmente in tal senso, ma questo lo dico non a fronte di una novità, ma di una situazione che c'è sempre stata. Ripeto: scopriamo oggi che le iridee e le fario non sono delle specie locali.
Ogni tanto abbiamo reintrodotto delle specie di altri animali o qualcuno vorrebbe reintrodurle, forse anche in quel caso dovremmo farci degli studi per capire come era il mondo di una volta, io spero che poi un giorno non ci diranno che dobbiamo reintrodurre anche i dinosauri perché popolavano la Terra, lo dico per ridere ma c'è ben poco da ridere.
