Oggetto del Consiglio n. 663 del 16 dicembre 1981 - Resoconto
OGGETTO N. 663/81 - INTERVENTI STRAORDINARI PER LA CASA - CONTRIBUTO A FAVORE DI COMUNI, CONSORZI DI COMUNI E COMUNITÀ MONTANE PER L'ACQUISIZIONE E LA RISTRUTTURAZIONE DI IMMOBILI E COMPLESSI EDILIZI DA ADIBIRE AD ABITAZIONE. (Approvazione di ordine del giorno - Reiezione del disegno di legge)
Presidente - Colleghi Consiglieri, la relazione concernente il d.d.l. 308 ricalca quella che ho fatto per l'oggetto precedentemente trattato e si riferisce in modo particolare all'iter seguito per la predisposizione della discussione odierna del d.d.l. di iniziativa popolare.
Nella relazione, come in quella per il d.d.l. precedente, è detto che le Commissioni non hanno ancora espresso il parere, che viene però distribuito adesso, in quanto - come è già stato detto per l'oggetto precedente - le Commissioni che hanno svolto una serie di riunioni con il Comitato e con i Sindaci per approfondire il problema si erano riservate di formularlo in seguito.
Credo che al Presidente del Consiglio non competa altro che richiamare la procedura seguita per il precedente oggetto: ci sarà la discussione generale e poi il voto su tutti gli articoli e sul complesso della legge. C'è un problema, io ritengo che in sede di discussione generale chi interviene debba tener presente che l'o.d.g. presentato dal Consigliere Lustrissy e votato questa mattina in chiusura dei lavori si riferiva non solo al d.d.l. n. 307 ma anche al d.d.l. che discutiamo adesso. Chiedo quindi al Consigliere Lustrissy se ritiene che l'o.d.g. debba essere nuovamente votato alla fine della discussione generale su questo argomento perché rimanga negli atti del Consiglio regionale, o se basta farne esplicito richiamo. Io direi che, per la forma, potrebbe essere richiamato o anche nuovamente votato, perché il Consiglio anche su questo d.d.l. si è pronunciato tenendo conto dell'o.d.g. che era riferito ad entrambi i d.d.l.
Detto questo dichiaro aperta la discussione generale. La parola al Consigliere Lustrissy.
Lustrissy (DP) - Volevo dire semplicemente che già questa mattina in sede di discussione generale del d.d.l. n. 307, in occasione della presentazione dell'o.d.g., dissi che l'o.d.g. doveva valere per i due disegni di legge; perciò io riterrei sufficiente la prima votazione e superfluo riproporre la votazione dello stesso o.d.g. per questa legge.
Presidente - Quindi, se il Consiglio è d'accordo, la Presidenza fa esplicito richiamo al fatto che al termine della discussione generale deve essere considerato come riferentesi anche a questo argomento l'o.d.g. presentato dal Consigliere Lustrissy e votato nel corso della trattazione concernente il d.d.l. n. 307.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare. Ne ha facoltà.
Carlassare (DPROL) - Io vorrei sottolineare due aspetti secondo me molto gravi e lesivi della dignità dello Statuto: è per lo meno poco dignitoso dover discutere di una iniziativa che viene realizzata per la prima volta con una simile presenza a livello di Giunta, ... (voce fuori microfono) ... No, no, vai fai pure come credi! Io mi rifiuto di discutere questo d.d.l. e me ne vado, in quanto l'o.d.g. annulla di fatto ogni possibile discussione per quanto riguarda il d.d.l. Q uesto o.d.g. lo dà per bocciato prima che sia stato discusso, e questa è una posizione a partito preso e significa che il dibattito che viene fatto qui dentro non ha assolutamente nessun valore e si viene qui non si sa bene a fare cosa, perché è già tutto deciso; qualsiasi cosa venga detta o fatta in merito alle possibili modifiche delle varie leggi, risulta assolutamente inutile in presenza di un o.d.g. che viene riferito sia al d.d.l. discusso prima sia a quello da discutere e che ne dispone il rinvio alla Giunta perché appronti dei provvedimenti legislativi che vanno incontro ai temi che dovrebbero essere di attinenza del d.d.l.
Io non penso che si possa seriamente discutere una proposta di legge in questo modo; vorrei comunque far rilevare, a costo di essere monotono, che questa non è una semplice proposta di legge, ma è la prima realizzazione di una parte ben precisa dello Statuto e quindi non si sta facendo un affronto alla mia persona, ma alla popolazione valdostana che ha sottoscritto questi d.d.l.
Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere Nebbia; ne ha facoltà.
Nebbia (PSI) - Innanzitutto vorrei precisare che per quanto riportato nel parere della Commissione circa le mie dichiarazioni di allora, mi riferivo alla legge regionale n. 73 del 1979 e non alla legge statale come qui riportata.
Per quanto riguarda l'o.d.g., anche se nel I comma è scritto "Preso atto della volontà espressa dai cittadini elettori che hanno sottoscritto due d.d.l." io ritenevo che si riferisse solamente al primo dei d.d.l. di iniziativa popolare in discussione e non al secondo, in quanto la nostra posizione sul secondo d.d.l. è leggermente diversa. Quindi, se il Consiglio ritiene di confermare il proprio parere sull'o.d.g., mi può stare anche bene, però personalmente preferirei che fosse rimesso i votazione perché così esprimerei la nostra posizione in relazione a questo nuovo o.d.g.
Sul d.d.l., in particolare, noi vogliamo far rilevare alcuni aspetti che hanno una notevole, almeno a parer nostro, rilevanza politica. Anche per questo d.d.l. è valido quanto dicevo questa mattina, e cioè che è stato certamente uno strumento di democrazia in quanto ha portato a livello di un gran numero di persone problemi che interessano molti di noi, e ha fatto in modo che dell'attività politica che normalmente viene formata in questo Consiglio, si discuta anche in un ambito molto più ampio. Però voglio rilevare una grossa carenza del Comitato promotore, una carenza che non saprei come meglio definire, in quanto il d.d.l. è la riduzione di una legge già esistente della nostra Regione, ed esattamente quella che avevo già citato nel parere in Commissione, pubblicata il 7 dicembre del '79 con il numero 73. È una legge che ha avuto origine da una iniziativa del nostro partito, che in Commissione è stata in parte modificata e poi votata dal Consiglio quasi all'unanimità; è una legge che tra i molti meriti ha certamente un difetto, quello di non avere una parte finanziaria, in quanto per carenza di fondi non era stato possibile individuare una quota di investimento specifica. Ad una interpellanza che è stata fatta successivamente al Presidente della Giunta, dallo stesso era garantito che in presenza di una felice soluzione del problema del riparto fiscale questa legge sarebbe stata finanziata. Ora, la legge presentata, anzi sostenuta dal Comitato promotore e che ha raccolto più di tremila firme, a parer nostro, non è che una copia ridotta di una legge esistente; da questa constatazione si possono fare due ipotesi: che il Comitato promotore ignorasse completamente l'esistenza della legge n. 73 e, ispirato da buoni propositi volesse fare qualche cosa nel settore dell'abitazione; o che il Comitato promotore conoscesse la legge, però intendesse ridurne la portata proponendo una legge diversa; però ha dimenticato di scrivere un articolo dove fosse scritto che la legge regionale 7 dicembre 1979, n. 73 era abrogata. Questo ci lascia in dubbio su che cosa volesse fare effettivamente il Comitato promotore e il dubbio è piuttosto pesante perché noi propendiamo per l'ignoranza e in un certo senso per la mala fede, piuttosto che per un obiettivo effettivamente lucido e logico.
Adesso dimostro perché la legge presentata da Nuova Sinistra - perché il Comitato promotore si identifica con Nuova Sinistra, rappresentata in questo Consiglio dal Consigliere Carlassare - è un plagio della legge già esistente e un plagio ridotto, limitativo; se confrontiamo l'art. 1 della legge n. 73 con l'art. 1 del d.d.l. n. 308 vediamo che vi sono dette le medesime cose, con una riduzione anzi, perché il d.d.l. n. 308 parla di zone ove sussistono fenomeni di degrado abitativo: ora mi domando perché i Comuni debbano intervenire solo dove esistono fenomeni di degrado abitativo e non anche dove è necessario intervenire perché ci sono dei fenomeni sociali che obbligano a prendere delle decisioni; sappiamo che ci sono delle località in Valle d'Aosta di altissimo degrado abitativo e nessun abitante: non vedo perché si debba intervenire dove non ci sono abitanti e non dove invece c'è una richiesta di alloggi! L'art. 2 parla di contributi mentre la legge n. 73 prevedeva un fondo di rotazione che mi pare sia molto più opportuno perché permette eventualmente di recuperare dei fondi, non escludendo i contributi ma neppure limitandosi solo a questi. Tutti speriamo in questo Consiglio, e particolarmente certe forze di sinistra, contro la politica dei contributi e qui si insiste nella politica dei contributi: beh, mi sembra una contraddizione!
E ancora: il d.d.l. n. 308 vuole investire i Comuni della responsabilità di acquisire e ristrutturare con i benefici della presente legge immobili da assegnare esclusivamente in locazione semplice con precedenza per i nuclei familiari, mentre la legge regionale esistente attribuisce questo compito all'Istituto Autonomo Case Popolari. Ora sappiamo che sull'Istituto Autonomo Case Popolari è ampia la discussione per una sia ristrutturazione; si parla di delegare, anzi di attribuire, ai Comuni le funzioni dell'Istituto Autonomo Case Popolari, però in Valle d'Aosta questa è oggi l'unica struttura efficiente, attrezzata e capace di gestire un patrimonio immobiliare da dare in affitto: non credo che tutti i Comuni della Valle d'Aosta oggi siano capaci di farlo, senza clientelismi oltretutto; sappiamo che nella Commissione di attribuzione degli appartamenti dello I.A.C.P. c'è anche un magistrato: il d.d.l., se voleva proseguire con obiettività e razionalità lo stesso obiettivo, doveva prevedere una Commissione di attribuzione con un magistrato, invece qua si dice solamente che saranno assegnati esclusivamente in locazione semplice: da chi? Come? E con quali criteri? Sarà magari il nipote del Sindaco ad avere l'appartamento mentre quelli che ne hanno necessità non ne potranno usufruire! Mi pare molto più efficiente, logica e quadrata la disposizione che definisce come ente delegato a questo compito l'Istituto Autonomo Case Popolari.
Il d.d.l. n. 308 ha una norma che non era prevista nella legge n. 73, è vero: è l'art. 3, in cui si fa riferimento a 2.000 milioni per il biennio 82-83, 2.500 per il biennio 86-87. Però - ed è lo stesso problema che si è posto per il d.d.l. discusso questa mattina - è inutile presentare dei d.d.l. se non c'è un raccordo con le altre forze esistenti in Consiglio, al di là delle attribuzioni di maggioranza o minoranza, per finanziarle. Se questi 2.200 milioni, anzi in tutto sono 6.700 milioni, non esistono e non ci sono forze disponibili a reperirli e a stornarli da altri fondi, vale quanto è riportato nel parere dell'Assessorato alle Finanze dove è scritto che manca la copertura finanziaria. A questo punto, tutti i vantaggi di un d.d.l., qualsiasi esso sia, cadono in quanto manca il finanziamento, e questo è il difetto della stessa legge n. 73. Noi ci impegniamo, se il Consiglio conferma l'o.d.g. già votato questa mattina, a portare in sede di Commissione Affari Generali, a richiedere alla Giunta o a presentare direttamente un d.d.l. di finanziamento della legge n. 73. A questo punto il d.d.l. n. 308 non ha più nessun senso, perché sarebbe totalmente compreso in una legge esistente che occorre solo far camminare, e quindi caso mai si deve operare in questo senso e non sollevare fumo dicendo che si vogliono delle cose già ci sono.
Per inciso, vorrei ricordare che quando è stato votato il d.d.l. n. 73 tutte le forze politiche si sono dichiarate d'accordo salvo Nuova Sinistra; ora questo giro di 180 gradi che ha fatto Nuova Sinistra a noi risulta incomprensibile, salvo che i motivi non siano quelli dichiarati, ma altri puramente di speculazione politica.
Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere Lustrissy. Ne ha facoltà.
Lustrissy (DP) - Volevo intervenire brevemente dopo le affermazioni fatte dal Consigliere di Nuova Sinistra, Carlassare, sulla validità - secondo lui - dell'o.d.g. che è stato votato dalla maggioranza di questo Consiglio. L'affermazione che è stata fatta mi pare un pochino esagerata e dico esagerata per non dire altro: l'o.d.g., secondo il Consigliere Carlassare, tende ad annullare le due iniziative; ma se fosse vero che l'o.d.g. ha come finalità quello di annullare le due iniziative, bisognerebbe dimostrare perché il Consiglio questa mattina, votando l'o.d.g., ha definito che i principi ispiratori dei due disegni di legge vengono recepiti in un determinato modo en non rinviati sine die. Prendendo atto che esistono diverse iniziative legislative in corso - promosse sia dalla Giunta che dai Gruppi consiliari - giacenti presso la I Commissione, quest'o.d.g. oltre a sancire il principio della validità delle due proposte ha anche stabilito che gli organi a cui sono demandate le iniziative legislative della Giunta , dei singoli Consiglieri o Gruppi Consiliari, cioè le Commissioni consiliari competenti che dovranno esaminare tutte le varie proposte - accelerino un pochino i lavori in modo da poter definire un d.d.l., possibilmente unificato, nel quale trovino posto e spazio le proposte che sono state presentate. Perché il problema del decentramento è, diciamo così, per sua natura complesso, e ci sono delle opinioni diverse, anche dando per scontato che tutti quanti affermano che oggi non è possibile fare a meno di operare un certo decentramento. Sulle modalità del decentramento, a parte il discorso della quantità di denaro necessaria, discorso conseguente al decentramento, esistono delle opinioni diverse.
Avevo detto questa mattina che per evitare di far perdere tempo al Consiglio in lunghe discussioni non avevo presentato emendamenti al disegno di legge, che erano lunghi e articolati, proprio perché ci riproponiamo di fare il discorso in Commissione, di approfondirlo per confrontarci e per dire quale quantità di funzioni e di compiti, oltre a quelli istituzionali, vogliamo affidare ai Comuni ed alle Comunità Montane. Ecco, questo è il senso dell'o.d.g. che si richiama alla sostanza delle due iniziative legislative, richiamando la prima, volta a decentrare finanziamenti per eseguire opere pubbliche, servizi sociali, opere culturali e la seconda in materia di edilizia abitativa. Non c'era e non c'è, alcuna intenzione di troncare una discussione del Consiglio sui due disegni di legge, discussione che sarà utile soprattutto ai membri della Commissione che dovrà esaminare in concreto le iniziative di legge per poter definire un progetto che sia conseguente e coerente con le cose che andiamo dicendo da tempo.
E qui entro anche nel merito del disegno di legge n. 308, perché, voglio ancora ribadirlo, l'o.d.g. non aveva altro scopo che quello di dichiarare la volontà di questo Consiglio di operare in una certa direzione e non voleva certamente troncare la discussione, che comunque doveva essere fatta, sulla questione di merito dei due disegni di legge che arricchiranno senz'altro i lavori di questo Consiglio e potranno essere di aiuto ai Commissari che dovranno esaminare le iniziative giacenti in Commissione. Per quanto riguarda in modo particolare il d.d.l. n. 308 che tende ad attribuire un certo finanziamento a Enti locali, Comuni, Consorzi di Comuni e Comunità Montane dobbiamo dire, oltre a quanto già ricordato dal Consigliere Nebbia, che esiste una legge in attesa di finanziamento, già approvata da questo Consiglio; esistono altre quattro proposte di legge presentate, mi pare, dal Partito Comunista; c'è da riconsiderare poi tutta la problematica della legge n. 457 che pone a carico della Regione non solo certi oneri di tipo normativo, ma anche la possibilità di integrare i finanziamenti della legge sull'edilizia residenziale, volta proprio al recupero del patrimonio dell'edilizia abitativa esistente: questo è proprio il discorso che viene fatto con questa iniziativa di legge popolare n. 308. È necessario quindi chiarire un pochino il senso di queste iniziative; secondo me, il d.d.l. n. 308 fa un discorso di carattere generale che deve essere meglio specificato e meglio approfondito, e non può essere scollegato dalla situazione normativa esistente - mi riferisco in modo speciale alla legge n. 457 - e fare un discorso così per conto suo; cioè noi sappiamo che esistono ormai delle norme che danno la possibilità ai Comuni, anzi impongono quasi ai Comuni, di predisporre i piani decennali per il recupero del patrimonio esistente, però dobbiamo evitare anche, secondo me, di fare confusione sul piano delle competenze. Se è vero, come è vero, che la Regione può delegare proprie funzioni alle Comunità Montane, se è vero come è vero che in base all'ultima legge modificativa della legge n. 1102 sulle Comunità Montane si dà la possibilità ai Comuni di delegare proprie funzioni alle Comunità Montane, teniamo conto che il problema del recupero del patrimonio edilizio esistente è un problema trattato oggi soprattutto sul piano normativo a livello comunale; cioè i Comuni, in prima persona, come enti esponenziali territoriali, sono quelli a cui la legge affida i compiti di predisporre i piani di recupero del patrimonio edilizio esistente e, nell'ambito di questi compiti, di favorire le iniziative dei privati e in carenza di iniziativa privata di intervenire direttamente acquisendo gli edifici e le aree per poter redigere il piano decennale per il recupero del patrimonio edilizio. E se è vero, come è vero, che abbiamo salutato tutti con favore l'approvazione da parte del Parlamento della legge n. 457, bisogna trovare nella logica di questo meccanismo legislativo - che secondo il nostro Gruppo è un meccanismo già di per sé qualificato e abbastanza valido - la possibilità di integrare la carenza dei finanziamenti da parte statale nei confronti dei Comuni, per far sì che questi possano finalmente dare attuazione a questa legge che essendo sul piano concettuale e normativo un'idea abbastanza felice deve trovare applicazione. Perché molte volte - e l'abbiamo dimostrato anche richiamando la legge presentata dal Consigliere Nebbia - facciamo delle leggi che sul piano astratto e concettuale sono delle cose ottime, ma poi non possono trovare applicazione perché mancano i finanziamenti o non si predispongono i relativi finanziamenti.
E dobbiamo badare molto, dicevo prima, a non fare delle confusioni a livello istituzionale tra ente e ente; ed ecco perché volevo anche dire che sarebbe opportuno prima di operare degli interventi di decentramento, arrivare finalmente - e con piacere ho sentito questa mattina dal Presidente della I Commissione che quella proposta di legge che avevamo fatto di istituire una Commissione legislativa che nel breve termine di tre mesi possa presentare al Consiglio due progetti di legge andrà avanti - a statuire esattamente quali sono i ritagli di competenze che noi dobbiamo assegnare sia ai Comuni sia alle Comunità Montane. Ed in questa logica credo che il discorso dell'edilizia abitativa veda in prima fila l'ente locale territoriale Comune, mentre alle Comunità Montane dovranno essere assegnati forse altri compiti, ben differenziati da quelli che possono essere assegnati ai Comuni.
Se noi continuiamo a far finta di aver operato un decentramento perché assegniamo dei fondi ai Comuni o alle Comunità Montane, facciamo anche attenzione a non fare delle duplicazioni di funzioni che vanno poi a detrimento dell'efficacia delle stesse funzioni che vengono assegnate. Quindi, secondo noi, il compito da assegnare alle Comunità Montane può essere anche diverso, anzi dovrà senz'altro essere diverso, da quello previsto da questa legge di intervento nel settore abitativo. I compiti istituzionali delle Comunità Montane non sono questi; esse hanno dei compiti già definiti, purtroppo mancano loro i quattrini per realizzarli e d è lì che dovremo operare un primo intervento, affinché le Comunità Montane possano realizzare quelle funzioni che la legge ha loro assegnato: cioè i piani pluriennali di sviluppo, l'acquisizione dei terreni forestali e agricoli da destinare a certe utilizzazioni, e la cura e la redazione dei piani urbanistici di comunità. Se noi assegnassimo alle Comunità Montane anche dei compiti che oggi sono propri dei Comuni, andremmo a duplicare certe funzioni e a creare successive confusioni; ecco perché, anche nel merito di questo d.d.l. si possono esprimere delle valutazioni e dei giudizi: non è che l'o.d.g. superi i due d.d.l., l'abbiamo detto chiaramente, l'abbiamo scritto anche, credo, in buona lingua italiana; l'o.d.g. è comprensibile, e che i principi si recepiscono con legge o si recepiscono con gli o.d.g. che il Consiglio fa propri credo che non sia sostanzialmente diverso; e il voler interpretare l'o.d.g. come disattesa alle aspirazioni dei presentatori di questi d.d.l., è fare un processo alle intenzioni che noi non consentiamo. Non lo si permetta! Perché non è questa la interpretazione che coloro che hanno votato l'o.d.g., hanno inteso dare all'o.d.g. stesso; d'altra parte esso contiene delle affermazioni che dovranno essere rispettate; stabilisce delle procedure e noi non ci siamo sottratti neanche a questo, anzi vogliamo che esse siano poste in atto nel più breve tempo possibile e vengano in discussione in questo Consiglio.
Come abbiamo sostenuto questa mattina, che per migliorare e perfezionare il d.d.l. n. 307 sarebbe stata necessaria una lunga discussione su una proposizione che realizzasse un'autonomia funzionale e finanziaria meglio articolata, allo stesso modo possiamo dire che per quanto riguarda il d.d.l. n. 308 noi non siamo d'accordo che vengano assegnati alle Comunità Montane i compiti di provvedere al recupero del patrimonio edilizio per destinarlo ad abitazione. Questo è un compito precipuo del Comune, e non può essere sottratto al Comune! Poi c'è da dire anche questo, che dobbiamo prendere atto, perché la realtà è questa, che oggi la legge n. 167 è superata dalla normativa successiva e dalle modificazioni introdotte dalle leggi n. 865 e dalla legge n. 457; dobbiamo anche dire che se noi approvassimo questo d.d.l. così com'è, ci sarebbero dei problemi in ordine all'imposizione alle Comunità Montane, che acquisiscono degli immobili da destinarsi all'edilizia abitativa, ad inserirli nei piani previsti dalle leggi n. 167 e n. 457; quest'ultima, infatti, non prevede a carico delle Comunità Montane nessuna redazione di piano pluriennale per l'edilizia abitativa. Ecco, teniamo conto anche di queste cose, perché se noi volessimo modificare o integrare la legge n. 457 - e come Regione ne abbiamo la facoltà e la potestà - in quel caso dovremmo dire che i piani pluriennali da redarsi in base alla legge n. 457 oltre che dai Comuni possono essere realizzati anche dalle Comunità Montane; ma questo discorso dalla legge non è fatto e quindi bisognerebbe innanzitutto modificare la legge, secondo me; d'altra parte qui stiamo esprimendo dei pareri e come penso che ognuno di noi avrà il suo parere da esprimere in Commissione, tutta la discussione che facciamo oggi non deve scandalizzare nessuno né far scappare nessuno, perché l'intento non è di sottrarsi alla discussione; noi Democratici Popolari soprattutto non ci siamo mai sottratti a questo tipo di discussioni, abbiamo sempre cercato di portare il nostro contributo per la soluzione dei problemi e, lo ripeto ancora una volta, la dimensione di questi problemi è quella che ho detto ma non è intendimento, almeno per quanto riguarda, della maggioranza consiliare, ritardare sine die il problema o rinviarlo alle calende greche; anzi si vuole affrontarlo con una serie di riunioni in Commissione nel più breve tempo possibile, affinché o prima o in occasione della presentazione del bilancio di previsione per gli anni '82 e successivi già ci siano delle proposte concrete da recepire nei bilanci di previsione.
Neghiamo, dunque, nel modo più assoluto che l'o.d.g. che è stato votato sia stato fatto per sottrarsi alle nostre responsabilità. Noi abbiamo ribadito questo impegno, lo vogliamo mantenere e lo vogliamo onorare; nello stesso tempo diciamo che non abbiamo nulla in contrario a che si voti nuovamente l'o.d.g. già approvato in occasione dell'esame del primo d.d.l., perché formalmente nulla vieta che si ribadiscano questi principi e questi concetti. Non vorrei che ancora una volta si discutesse sul valore dell'o.d.g., o che votandolo di nuovo si dica ancora che ci si vuole sottrarre a queste iniziative. Anzi, proprio l'o.d.g. tende a dare concreta soluzione al problema, nel senso indicato; non vedo come possa dire, a meno che non si legga in un altro modo, - e invito il collega Carlassare ad analizzare l'o.d.g. e a leggerlo per quello che è scritto - e a meno che non si negli l'evidenza, che questo o.d.g. tende ad annullare i d.d.l.
Il processo alle intenzioni ognuno lo può fare come vuole, questa è una questione soggettiva, ma posso in buona fede ritenere che quando un Consigliere onora una firma o propone ordini del giorno abbia anche l'intenzione di operare in modo che si concretizzino le cose dette; se così non fosse, il processo si farà, ma non alle intenzioni, bensì alle cose non fatte. Se non ci saranno concretizzazioni delle intenzioni in breve termine, allora sì il collega Carlassare a buon titolo potrà accusarci di aver tentato di eludere il problema con quell'o.d.g. perché non si voleva realizzare il decentramento! Allora sì, il collega Carlassare potrà affermare queste cose, ma fino a prova contraria come io non metto in dubbio le intenzioni del Comitato promotore né le intenzioni serie del collega Carlassare di arrivare ad un discorso del decentramento effettivo e concreto, così non permetto che egli metta in discussione le intenzioni degli altri colleghi che propongono certe cose!
Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere Tonino. Ne ha facoltà.
Tonino (PCI) - Io vorrei entrare nel merito della proposta di legge e fare una considerazione preliminare, diciamo così, che giustifica a nostro avviso la presentazione di questo provvedimento legislativo.
C'è la consapevolezza, ormai molto diffusa in Valle d'Aosta - e non solo in Valle d'Aosta - della necessità di intervenire prioritariamente nel recupero delle abitazioni, soprattutto nelle zone più degradate presenti nella città di Aosta e in tutti i Comuni della nostra Regione. Con l'entrata in vigore della legge n. 457 abbiamo un quadro normativo di carattere nazionale che, secondo noi, dà un modo di programmare nel campo dell'edilizia che è importante e significativo: in particolare, la Regione ha i compiti di individuare le aree prioritarie d'intervento, di definire i finanziamenti per ognuna di esse, di localizzare perciò gli interventi e di fare in modo che i Comuni intervengano secondo un piano che è programmato. Stabilisce la legge n. 457 - ed è una novità importante, secondo noi - che il Comune è il titolare degli interventi di recupero; il Comune può avvalersi anche degli Istituti Autonomi delle Case Popolari, ma ha, se vuole, e mantiene, se vuole, la titolarità di tutti gli interventi nel recupero. Hanno i Comuni, inoltre, una strumentazione urbanistica che è oggi molto semplificata: i piani di recupero possono essere approvati dal Consiglio comunale, entrano in vigore subito dopo la deliberazione del Comitato regionale di controllo e sono immediatamente esecutivi; perciò, si superano le lungaggini che erano tipiche degli strumenti urbanistici particolareggiati.
Questo è il quadro normativo che oggi esiste. Ma quale è stata l'esperienza pratica nell'applicazione della legge n. 457 in Valle d'Aosta in questi primi anni?
Io credo che si debba dire che c'è un aspetto negativo: tutti i Comuni sono intervenuti nel recupero. Qual è la ragione? È quella che sta dietro alla discussione di questi d.d.l., cioè che i Comuni pur avendo anche delle occasioni per acquistare non hanno i fondi per acquisire il patrimonio edilizio esistente; nel primo biennio, lo sanno bene i componenti della Commissione regionale che segue l'attuazione della legge n. 457, c'è stato il caso del Comune di Pont-Saint-Martin, estremamente significativo; la stessa cosa è successa al Comune di Verrès per un altro intervento, e nel biennio successivo al Comune di Champdepraz. L'esperienza è questa, che i Comuni chiedono di fare interventi sul nuovo perché non hanno i fondi per acquisire il patrimonio edilizio esistente. Noi dobbiamo, allora, come Regione, dare un segnale in questo senso, indicare ai Comuni la necessità di intervenire nel recupero e fornire solo immediatamente gli strumenti perché possano acquisire il patrimonio edilizio esistente. Il d.d.l. che oggi discutiamo ha questa finalità, molto limitata se vogliamo, ma è un segnare secondo noi importante; importante perché, i Consiglieri lo sapranno, noi abbiamo presentato il 23 maggio 1980 - è passato un anno e mezzo! - quattro proposte di legge, una delle quali viene ricalcata da questo disegno di legge d'iniziativa popolare; noi restiamo convinti che questo sia un intervento necessario, senza con questo assolutamente voler offuscare l'importanza della legge regionale n. 73 del dicembre '79 che abbiamo votato, e cercherò di spiegare dal nostro punto di vista perché lo riteniamo tanto importante.
Per cominciare, una considerazione che è molto pratica: la legge n. 457 è innanzitutto una legge che istituisce delle procedure di programmazione molto spigliate, che dovrebbero permettere di avere gli investimenti in tempi brevi sulla base delle esigenze effettive e perciò conferisce efficienza all'intervento pubblico; i piani biennali che sono predisposti dalla Regine su indicazione dei Comuni, sono dei piani strettamente legati alla disponibilità di aree e di edifici esistenti nei Comuni. La programmazione regionale tiene conto necessariamente della effettiva disponibilità di immobili nei Comuni e nelle Comunità Montane. Il disegno di legge che discutiamo oggi ha questo compito limitato: nell'ambito della programmazione della legge n. 457, fare in modo che i Comuni programmando i piani biennali previsti da questa legge abbiano lo strumento - ed è questo d.d.l. - per acquisire i vecchi fabbricati e si orientino verso il recupero anziché verso il nuovo. La legge n. 73 mantiene tutta la sua validità, ma è una legge che, come giustamente ricordava il Consigliere Nebbia, ha degli obiettivi più ampi, tant'è che la sua parte più importante riguarda la costituzione di un patrimonio di immobili, di aree, di fabbricati, di aree e fabbricati anche di interesse produttivo, da poter cedere ai privati, ai consorzi, alle cooperative, alle imprese, allo I.A.C.P., in modo che il Comune svolga una funzione di volano per incentivare l'attività edilizia nel Comune; la validità della legge n. 73, dunque rimane; essa resta una legge importante. Ma ripeto, la nostra opinione è che questo d.d.l. ha invece lo scopo di dare un segnale più preciso, che va nella direzione di dire no ad interventi previsti dalla legge n. 457 soltanto nel nuovo, con spreco di terreno agricolo magari, anzi quasi sempre, molto fertile e buono, e di dire invece sì al recupero del patrimonio edilizio esistente. Questo è il senso che, secondo noi, ha questo disegno di legge.
Ci sono delle differenze tra la proposta che abbiamo fatto noi e il d.d.l. di iniziativa popolare; in sostanza le differenze sono marginali, noi comunque avevamo previsto nella nostra proposta di legge il rientro dei contributi assegnati ai Comuni e avevamo stabilito che questo andasse proprio ad alimentare quel fondo di rotazione previsto dalla legge regionale n. 73. In questo senso credo sia chiaro che era un intervento complementare, non sostitutivo, che dava quel segnale di cui parlavo prima e che permetteva anche di attivare il fondo della legge n. 73 in modo che funzionasse. Oggi la proposta è di dare i contributi a fondo perso, si tratta però di contributi che vanno ai Comuni, destinati ad edifici che saranno affittati a canone sociale, perciò si tratta di un intervento anche giustificabile; in questo senso non stiamo a presentare emendamenti a questa norma, perché visto l'importo e vista la destinazione sembra che possa essere anche giustificabile. Rispetto ai criteri per l'affitto, ecco, questa è una cosa giusta che ha sollevato il Consigliere Nebbia: per noi è importante che questa parte eventuale di finanziamenti sia destinata ad abitazioni che siano affittate a canone sociale, per intenderci, secondo i nuovi criteri fissati dalla legge n. 513, finché non ci sarà anche in questo campo, poiché ne abbiamo competenza, una normativa regionale che riguardi l'affitto di tutto il patrimonio pubblico. Mi sembra di ricordare che la legge n. 513 impone ai Comuni ed agli enti pubblici di affittare il proprio patrimonio secondo i criteri e le modalità della stessa legge, che si richiama al D.P.R. n. 1035. Comunque, questo è un aspetto che deve essere curato; la nostra opinione è che, siccome vogliamo fare un intervento di carattere settoriale, questi finanziamenti debbano essere destinati a costituire un patrimonio pubblico di case da affittare a canone sociale, privilegiando il recupero.
Un'ultima questione riguarda le Comunità Montane; in effetti ha ragione il Consigliere Lustrissy quando dice che i titolari sono indubbiamente i Comuni, ma c'è da dire che anche la legge n. 457 prevede interventi di carattere intercomunale.
Nella proposta di legge che noi abbiamo presentato, ed è scritto nella relazione, la nostra opinione è che la Comunità Montana possa essere in alcuni casi anche il momento organizzativo dei Comuni e, conoscendo le difficoltà che ci sono nei Comuni, volevamo lasciare la strada aperta a interventi-pilota ed a interventi significativi che siano di esempio, perché le Comunità Montane dovrebbero avere maggiori strumenti, maggiore personale. La strada di lasciare aperta la possibilità delle Comunità Montane, fatti salvi i diritti dei Comuni, per noi aveva questo tipo di significato. La cosa può, ovviamente, essere discussa.
Ultime considerazioni: riguardano l'o.d.g. votato stamattina. Noi ci siamo astenuti perché crediamo che questi d.d.l. con un minimo di volontà politica potevano essere votati; anche questo può secondo noi essere votato. L'o.d.g., tra l'altro, rinvia e impegna la Giunta a definire provvedimenti in ordine al decentramento, ma poco dice di impegni precisi riguardo a questi disegni di legge che sono importanti ... (voce fuori microfono) ... No, però l'o.d.g. potrebbe impegnare la Giunta a presentare in breve tempo delle proposte in questo senso. Noi aspettiamo da un anno e mezzo il parere della Giunta e in particolare dell'Assessore ai Lavori Pubblici, di pazienza ne abbiamo! Dimostriamo grande pazienza, grande pazienza! Ecco, queste sono comunque delle considerazioni di fronte alle quali nessuno di voi, credo, abbia la pretesa di dire: fidatevi della Giunta, che fra un po' vi porterà dei progetti! Con questa esperienza negativa il minimo che possiamo fare è di dire che di questa Giunta non ci fidiamo, che questa Giunta gli impegni che prende non li mantiene, che questa Giunta sui temi in discussione è stata lungamente assente anche in presenza di iniziative consiliari. Noi non possiamo perciò accettare queste cose ... (voci fuori microfono) ... Sarà sempre troppo tardi per la Valle d'Aosta quando entreremo in maggioranza1
Un'ultima considerazione riguarda la presentazione, anche in questa sede, dell'emendamento relativo al finanziamento della legge; siccome è entrata in vigore la legge n. 690, è possibile oggi, formulando l'emendamento così come l'ho presentato questa mattina, fare in modo che questo d.d.l. sia immediatamente finanziato e perciò diventi immediatamente operante.
Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere Carlassare. Ne ha facoltà.
Carlassare (DPROL) - Io non ho detto che il Consigliere Lustrissy volesse, col suo o.d.g., stroncare la discussione; ho espresso un giudizio di tipo diverso: secondo me, l'o.d.g. votato questa mattina in seguito alla discussione sul precedente disegno di legge n. 307 per il decentramento di fondi ai Comuni, dà per scontato il risultato della votazione, e se anche lo sappiamo tutti che è scontato, mi sembra una grossa forzatura far precedere alla discussione il voto, perché significa dare per certo che questo disegno di legge avrà grosso modo gli stessi risultati di quello esaminato questa mattina.
(Intervento fuori microfono) - ... Potevano essere convinti dal mio intervento.
Carlassare (DPROL) - Questo è il motivo che mi fa essere molto critico sulla possibilità di accettare l'o.d.g. votato in seguito alla discussione di questa mattina sull'altro disegno di legge e di considerarlo senza una ulteriore votazione valida anche per l'oggetto che stiamo discutendo. Se vogliamo, è una questione formale, ma ha la sua importanza. E prendo atto della disponibilità del Consigliere Lustrissy a voler rimettere in votazione lo stesso o.d.g. in seguito alla discussione che avviene su quest'altro disegno di legge. Come ho detto, può anche essere solo una questione formale, però di fatto si dice che questa legge è bocciata e si rimanda tutto alla Giunta affinché raccolga tutto quello che è stato dibattuto e formuli altre proposte di legge. Il che può anche andarmi bene, ma il fatto è che io ho tutti i miei dubbi che si arriverà molto rapidamente a definire delle proposte di legge da parte della Giunta che vadano incontro alle esigenze che erano espresse dai due disegni di legge di iniziativa popolare; comunque resta il fatto - e questo lo verificheremo dopo - che la cosa potrebbe essere valida anche se questa legge viene votata e, per ipotesi, approvata. Si potrebbe ugualmente raccogliere il senso di tutta la discussione e di tutto quello che si è detto in sede di Commissioni e qui nel dibattito generale.
Ecco, per passare alla discussione sulla legge, premetto che questa non vuole esser né una copia di leggi esistenti, né un plagio; probabilmente ha preso elementi di leggi già esistenti e di leggi presentate, ha preso un po' da tutti anche perché è difficile inventare effettivamente delle soluzioni nuovissime: io penso che in tutte le leggi, volendo, si possono trovare le tracce di provvedimenti simili per argomento.
Detto questo, vorrei fare una riflessione e dare un giudizio su questo disegno di legge: questa è una piccola proposta, non è una grande cosa, che ha però lo scopo di affrontare immediatamente un grosso problema: il fatto è che noi ci troviamo di fronte ad un problema enorme che sta esplodendo. Io vorrei ricordare a tutti il Decreto Nicolazzi, con le polemiche che ne sono seguite e ne seguiranno, un decreto criticato a tutti i livelli, che si propone di intervenire in un modo giudicato da molti distorto e distorcente, in un modo anomalo per affrontare immediatamente il problema della casa; questo si presenta in Valle d'Aosta con delle angolazioni a volte differenti e a volte uguali a quelle con le quali si presenta da tutte le altre parti, però per quanto riguarda ad esempio la città di Aosta si pone in un modo drammatico, immediatamente, con la necessità di reperire delle case, degli alloggi per gli sfrattati, alloggi che non sono disponibili nel mercato di Aosta: ci sono decine di famiglie alloggiate negli alberghi o in soluzioni di fortuna, con un grosso dispendio di capitali da parte dell'ente pubblico, il Comune, che riceve sovvenzioni da parte della Regione per riuscire non a risolvere ma ad attenuare il disagio di queste famiglie che si ritrovano a non avere casa. Ci sono nei Comuni della Valle d'Aosta aspetti diversi del problema-casa, perché noi ci troviamo di fronte, soprattutto nei paesi, non all'esigenza di avere una casa in affitto, ma all'esigenza di famiglie che abitano in case assolutamente inadeguate alle esigenze attuali, e questo non è altro che una angolazione diversa del problema-casa; inoltre, ci troviamo di fronte ad un fenomeno, che si inserisce in questa situazione, per il quale i casi dei recuperi di vecchie abitazioni nove volte su dieci sono suggeriti da un interesse di carattere speculativo. La casa che viene recuperata viene affittata al turista o a chi per esso e il vecchio abitante della casa che magari non ha i quattrini per ristrutturarla anche se è sua - e questo è un fenomeno presente da parecchie parti e almeno come linea di tendenza adesso si sta accentuando notevolmente - si trova ad essere espulso da quello che era il suo centro storico, il suo nucleo abitativo. Quindi affrontare il problema della casa, significa affrontare tutte queste sfaccettature e non è vero, come ho sentito dire varie volte, che per il valdostano di origine il problema della casa difficilmente sussiste; molte volte il problema esiste, con un sfaccettatura e in modo diverso rispetto al caso dell'emigrato che non è proprietario di una casa e che non riesce a trovarla in affitto.
Questo disegno di legge, che è a termine, intende dare degli strumenti per intervenire immediatamente, senza annullare nessuna legge in vigore, ma contribuendo a completare una lacuna dello strumento legislativo che in questo momento sortisce più effetti: la legge n. 457. Con essa, l'ha già detto prima il Consigliere Tonino noi ci troviamo di fronte ad una situazione che consente ai Comuni di ristrutturare vecchie abitazioni; ma i Comuni non hanno la capacità finanziaria di acquisire queste case per poter portare avanti poi una ristrutturazione.
A questo punto si è pensato di formulare questo disegno di legge che, come ho detto, non ha grandi pretese, non vuole né stravolgere l'esistente né modificare i piani urbanistici, ma vuole semplicemente intervenire immediatamente con uno strumento efficace per attenuare, se non risolvere, il problema della casa, da una parte limitando il fenomeno degli sfrattati - perché si mettono delle case immediatamente a disposizione di chi ne ha bisogno - e dall'altra, per i Comuni che lo ritengano uno strumento adeguato - i Comuni periferici soprattutto, ma anche il Comune di Aosta - dando la possibilità di recuperare abitazioni da adibire ad uso civile, di carattere popolare, in un tessuto urbano che rischia di essere tutto utilizzato dalla speculazione.
Ieri ad Aosta, abbiamo discusso della fine che fanno certe case, ne abbiamo discusso sotto altri aspetti, però ci sono state polemiche per quanto riguarda l'Hotel Couronne in questo senso. Questo è lo scopo, molto modesto, del disegno di legge; non ci sono altri fini reconditi, semplicemente si vuole dare subito la possibilità ai Comuni di intervenire; e anche se non è precisato nella legge, questi devono necessariamente attenersi nell'assegnazione degli alloggi a quella che è la normativa vigente per tutti gli enti pubblici; qui si intende anche precisare, a differenza della legge richiamata dal Consigliere Nebbia che prevede tutta una serie di interventi molto più vasti e articolati, che questi alloggi non inalienabili, di proprietà comunale che può essere acquisita in vario modo, anche attraverso permute, attraverso requisizioni, attraverso l'intervento a livello di mercato, attraverso meccanismi che possano favorire la formazione di cooperative di carattere misto: la legge n. 457 dà in questo senso ampia possibilità di intervenire ai Comuni, a patto che questi abbiano la capacità di farlo, altrimenti non riescono a risolvere niente.
Qui si è detto - e questa mi sembra proprio demagogia - che noi che ci schieriamo sempre contro i finanziamenti a fondo perduto adesso vogliamo non l'apertura di mutui ma dei finanziamenti appunto a fondo perso. Intanto, questi sono finanziamenti a fondo perso che noi diamo ai Comuni con una finalizzazione precisa, per un lasso di tempo ben stabilito, a condizione che i Comuni abbiano un piano d'intervento che consenta loro di utilizzare immediatamente questi quattrini. E quindi questo mi pare che non si possa considerare uno spreco, né un mezzo che si possa dire clientelare; o per lo meno lo è molto meno di tanti altri. In ogni caso, si tratta di una legge a termine che non consentirebbe altre operazioni di questo genere.
Vorrei poi ricordare - e questo in particolare al Consigliere Nebbia che è stato molto duro, forse ha voluto darmi come mi aveva annunciato in privata sede una risposta alla mia battuta di oggi - che la Commissione Affari regionali del Comune di Aosta, col suo compagno di partito Bich in testa, ha dichiarato parere favorevole all'unanimità, e in prima persona si è dichiarato difensore della validità di questa legge. Questo per richiamare anche la presa disposizione a livello di Congresso da parte del Partito Socialista. Comunque, questo è un inciso.
Per quanto riguarda i Consorzi di Comuni e le Comunità Montane, voglio ricordare che qui si è parlato spesso di dare agibilità al terzo livello, terzo livello intermedio che deve inserirsi tra Regione e Comuni, magari andando ad uno scontro politico per riuscire a realizzare questo; secondo me, bisogna incominciare a dare strumenti economici e ambiti precisi di intervento a questi enti intermedi che sono le Comunità Montane e i Consorzi di Comuni; e in questo senso mi pare che questo disegno di legge, anche se piccolo, può essere un primo passo proprio per dare una reale funzione a queste strutture.
Ecco, io non ho altro da aggiungere; mi pare che non sia il caso di scomodare grandi discorsi; voglio solo ricordare ancora che è necessario creare immediatamente strumenti efficaci per affrontare il problema della casa che sta diventando sempre più assillante: questo disegno di legge ha lo scopo, semplicemente, di creare questi strumenti.
Presidente - È iscritto a parlare il Vice Presidente Faval. Ne ha facoltà.
Faval (UV) - Deux mots seulement. Le premier pour réaffirmer la validité de l'ordre du jour que le Conseil régional a voté ce matin, et donc pour réaffirmer aussi que l'Union Valdôtaine croit à l'utilité de ce qui a été dit dans cet ordre du jour. Le deuxième mot c'est pour dire que tout en appréciant et en partageant les idées qui sont à la base du projet de loi que nous sommes en train de discuter, et tout en tenant compte des plaintes qu'on entend dans ce Conseil envers la Junte - c'est-à-dire que la Junte ne présente jamais des projets de loi et qu'elle a l'incapacité de présenter des projets de loi, puisque finalement il a été annoncé, proclamé par la Junte que sur ces arguments il va présenter au plus tôt son avis et son projet, moi qui appartient à la majorité et qui ai une confiance différente envers la Junte que n'ont pas les appartenants à l'opposition, je coirs qu'il soit utile, plus utile, plutôt que de voter maintenant cette loi, nous abstenir et attendre d'examiner le projet de loi que nous présentera au plus tôt la Junte régionale.
Presidente - È iscritto a parlare l'Assessore ai Lavori Pubblici, Borbey. Ne ha facoltà.
Borbey (DC) - Volevo già prendere la parola questa mattina sulla legge sul decentramento di finanziamenti ai Comuni, ma ho ritenuto di non prenderla così come i miei colleghi di Giunta non l'hanno presa, perché avevamo ritenuto di aver espresso la nostra opinione e il nostro pensiero già a livello di Commissione. E siamo grati ai nostri colleghi del Consiglio regionale che hanno presentato degli o.d.g. con i quali hanno espresso esattamente quello che nella Giunta regionale è in fase di esecuzione; voi sapete benissimo che il Presidente della Giunta ha presentato alla Giunta regionale un disegno di legge sul decentramento a livello finanziario per opere pubbliche dei Comuni; l'argomento è lo stesso del disegno di legge che abbiamo discusso stamattina, presentato da Nuova Sinistra. Oggi invece discutiamo di interventi straordinari per la casa.
Ora, - e prendo la parola a nome della Giunta regionale, dell'esecutivo - perché noi siamo non contrari a questo disegno di legge?
Perché oggi tutti sono favorevoli nello spirito, ma chi si è dichiarato favorevole nello spirito è stato tacciato di ipocrisia; quindi noi ci guardiamo bene dal dire che siamo favorevoli nello spirito, ma siamo favorevoli praticamente. Essendo però favorevoli praticamente, abbiamo anche un dovere di amministratori e quindi se oggi io ho fatto una battuta al Consigliere Tonino - e dovevo farla forse a chi era più direttamente interessato, quindi al Consigliere Carlassare - era perché noi eravamo preoccupati di approvare quel disegno di legge, perché secondo il nostro punto di vista il disegno di legge di questa mattina non sarebbe stato approvato dalla Commissione di Coordinamento. A questo proposito voglio ricordare che quando presentammo il disegno di legge sugli assistenti regionali, nel quale l'Amministrazione regionale stabiliva un inquadramento in ruolo al quarto livello, dando un premio affinché ci fosse un ricongiungimento di carriera, sebbene si trattasse di un disegno di legge di esclusivo interesse finanziario regionale, la Commissione di Coordinamento ce lo ha rinviato adducendo a motivo il fatto che andava contro l'impostazione del Governo attuale sull'economia, sul risparmio; quindi non possiamo oggi come oggi inquadrare al quarto livello o dare dei concorsi, perché è contro ... (voci fuori microfono) ... Quando abbiamo dimostrato che in effetti gli assistenti con un contratto edile prendono 150-200 mila lire più di qualunque dipendente regionale inquadrato al quarto livello, questo non è servito a niente; a livello statale, non dico a livello politico, ma a livello di funzionari, quando c'è un'impostazione governativa orientata al risparmio in ogni settore, un disegno di legge - con il quale inquadriamo in ruolo personale che era stato assunto a tempo determinato - anche se di esclusivo interesse finanziario regionale, viene bocciato perché non è coerente all'impostazione economica dello Stato. Ora, ho fatto questo discorso anche abbastanza sconclusionato - ma oggi i miei amici di minoranza devono scusarmi: quelli di maggioranza mi hanno già scusato perché sono stati a pranzo con me e quindi mi capiscono! Sarò abbastanza sconclusionato, ma cercherò di essere il più preciso possibile - perché noi siamo contrari al discorso dei 12 miliardi e mezzo; secondo noi, anche perché abbiamo già preso contatti con il Presidente della Commissione di Coordinamento, questo disegno di legge presentato così sarebbe stato bocciato, perché con esso si dava la possibilità agli Enti locali di spendere dei fondi senza controlli sufficienti, quindi contro l'impostazione governativa secondo la quale deve essere controllato tutto. Se poi in sede di controllo dei 50.000 miliardi o del 16% che voi tutti conoscete, più nessuno ci capisce niente, questo è anche possibile, ma a livello di chi deve controllare le nostre leggi è un discorso molto preciso. Qualunque provvedimento fatto da un organo quale è l'ente regionale o il Comune è soggetto a questo controllo, e il funzionario è molto preciso. Noi in Giunta abbiamo avuto un dibattito molto chiaro, io non sto a dilungarmi su questo, però il Presidente della Giunta si era già espresso precedentemente e aveva dichiarato che quel disegno di legge sarebbe stato rinviato dall'organo di controllo e noi come esecutivo non abbiamo ritenuto di verificare questa previsione: mi consentiranno i colleghi Mafrica, Tonino, e Carlassare, quindi tutta la minoranza, che noi abbiamo una responsabilità maggiore della vostra, per forza, perché siamo in maggioranza, quindi quando sbagliamo è colpa nostra e quando facciamo bene non è merito nostro, è perché è dovuto; lo ha detto il Consigliere Mafrica oggi: la Giunta è deficitaria in quello, la Giunta opera settorialmente, non ci presenta delle leggi organiche e così via dicendo! Io oggi ho obiettato dicendo che quando facciamo un provvedimento di Giunta, è ponderato; non dovete pensare che i sette Assessori si ritrovano alle nove del mattino di venerdì col Presidente della Giunta e se il Comune tale ha chiesto questo, va bene, ci è simpatico; il Comune di Issogne chiede quest'altro: per carità, Issogne; P.C.I. , via!
Non è così! Questo è il discorso che oggi il Partito Comunista ha impostato, è un discorso settario, dove assolutamente la Giunta regionale che dal 1978 tiene questi banchi e chi vi parla presiede il Dicastero dei Lavori Pubblici ... (Il Consigliere Lustrissy ride fragorosamente) ... Non accetto la risata che viene da alcuni banchi, perché anch'io avrei potuto ridere quando ha parlato il Capogruppo del D.P.: ho ascoltato attentamente, ma non ho capito niente e mi scuserà l'amico Lustrissy, ma glielo devo dire perché questa risata non mi è piaciuta per niente; quando uno prende la parola e ha anche lui alcuni difetti non si deve permettere di ridere dei colleghi e tantomeno dei colleghi che attualmente sono parte dell'esecutivo, che rappresentano la maggioranza. E se io fossi stato Consigliere dove si era formata quella deprecata maggioranza di Democratici Popolari e Comunisti, mai mi sarei permesso di ridere o di sorridere così ad alta voce: Lustrissy, non mi è piaciuta questa battuta, e mi permetto di dire che quando tu come Capogruppo presenti dei deliberati che sono logici, noi democratici cristiani - perché adesso parlo in veste di Assessore democratico cristiano - li accettiamo, ma non accetto le battute che fai tu perché io non mi sono permesso di sorridere quando tu hai parlato, eppure ne avrei avuto motivo! Ma adesso concludendo, perché tu prenderai nuovamente la parola, e io ti invito a prenderla: se vogliamo amministrare la Regione, anche sportivamente, dobbiamo farlo sempre col cuore aperto, parliamoci ben chiaro; perché abbiamo sempre del pubblico qui davanti, e se vogliamo fare delle battute amichevoli, le facciamo, ma se non sono amichevoli, deliberatamente, le denunciamo. E la tua battuta non è stata amichevole, lo dichiaro, la tua risata è stata un po' troppo alta; forse mi sbaglio, ma è stata un po' troppo alta. Chiedo scusa della parentesi, però ritengo che dovevo farla.
Riprendo il mio discorso su questi disegni di legge che oggi sono stati oggetto di discussione animata e approfondita - stamattina siamo usciti alle 13.15 - discussione alla quale la Democrazia Cristiana è stata deliberatamente assente, perché noi siamo certamente favorevoli ad un decentramento - e qui parlo specificatamente dei due disegni di legge di iniziativa popolare - ma questo deve essere guidato da un organo quale è la Regione. È impossibile che noi avviamo un decentramento soltanto stabilendo che certi Comuni potranno avere le possibilità organizzative, istituzionali e di personale per fare determinati interventi! Noi siamo contrari a queste impostazioni, perché siamo favorevoli a un decentramento guidato, e guidato in questo senso: quando un Comune ha la possibilità di gestire tutto quello che gli compete, la Giunta regionale - e questo l'ha dichiarato espressamente il Presidente della Giunta regionale - è favorevole al decentramento; non vorremmo però che gli Enti locali si trovassero in difficoltà organizzative e siamo contrari a rischiare che una legge presentata o da Nuova Sinistra o dal Partito Comunista o da chiunque altro - e penso alla legge proposta dal Presidente della Giunta regionale, legge con la quale abroghiamo la legge del '65 - possa mettere in difficoltà gli Enti locali disponendo che se l'Ente locale non è all'altezza di svolgere i propri compiti e di spendere i fondi che gli sono stati messi a disposizione dalla Regione, questi fondi ritornano alla Regione e non sono più a disposizione dell'Ente locale. Il nostro punto di vista - e penso che sia il punto di vista di tutto il Consiglio regionale - è di fare un decentramento idoneo affinché tutti possano spendere agevolmente quello che la Regione mette a loro a disposizione.
Per quanto riguarda il disegno di legge sulla casa, perché noi ci dichiariamo non contrari come principio, ma contrari sul piano esecutivo? Perché si parla di 2 miliardi per l'82-83, di 2 miliardi e 200 milioni per l'84-85, e di 2 miliardi e mezzo per l'86-87. Noi fondamentalmente siamo d'accordo su una incentivazione delle leggi per la casa, sia per utilizzare appieno la legge n. 457, sia per verificare l'attualità della legge n. 24, gestita dall'Assessorato alle Finanze, legge che forse è opportuno modificare completamente, i 16 milioni che sono a disposizione portarli a 25-30 milioni; verifichiamo tutte queste cose; dunque, ma siamo contrari a questa legge perché è inutile che noi con questa legge diamo alle Comunità Montane, ai Consorzi dei Comuni e ai Comuni una certa disponibilità finanziaria per l'acquisizione di immobili, in quanto la carenza di alloggi è drammatica in alcune zone, come il Comune di Aosta e i Comuni limitrofi, ma non in altre: voi sapete che il Comune di Bard, dove abbiamo costruito una casa popolare, non riesce neanche con un bando allargato ai Comuni limitrofi ad assegnare gli alloggi. Questa è la realtà: le case popolari costruite a Issogne non riusciamo ad assegnarle, non c'è domanda, non c'è gente che ha i requisiti richiesti!
Questo disegno di legge dispone che qualunque Comune, qualunque Comunità Montana, può richiedere alla Regione il contributo stabilito - che non si sa a quanto ammonta - per acquisire immobili da adibire poi a edilizia popolare. Noi siamo contrari a questa impostazione perché secondo noi la cosa da fare è di definire quali sono le aree e i Comuni che hanno bisogno di alloggi; secondo noi, i Comuni sono: la città di Aosta e i Comuni limitrofi ; ci sono poi alcuni Comuni tipo Courmayeur, La Thuile e alcuni altri i quali hanno fatto richiesta di alloggi in cooperativa. Non vorremmo, cioè una legge che possa essere usata dai Comuni che non hanno bisogno di alloggi, ma hanno interesse ad acquistare vecchi fabbricati e lo possono fare con il pretesto di questa legge dichiarando di adibirli ad alloggi che poi non sapranno a chi assegnare. Questa è la realtà dei fatti.
Quindi noi siamo contrari a questa impostazione; siamo invece favorevoli a quanto detto nell'o.d.g. presentato dal Consigliere Lustrissy, la Giunta regionale sta per presentare un disegno di legge per un decentramento ai Comuni che non sarà soltanto finanziario, ma anche di responsabilità e di attività; stiamo anche preparando una legge speciale per il caso di Aosta: è in atto un discorso aperto con il Consiglio comunale di Aosta e dei Comuni limitrofi, perché qui noi abbiamo il problema di reperire aree, il problema del centro storico e il problema del quartiere Cogne. Sono d'accordo, sì, se mi si dice che i Comuni di Nus e Chambave hanno problemi di alloggi, ma dico di più: Pont-Saint-Martin, Verrès, Donnaz, Morgex, sono Comuni in cui c'è richiesta di case, ma io che sono responsabile dell'Assessorato ai Lavori Pubblici, dove seguiamo queste pratiche, dichiaro ufficialmente che non è lì il punto drammatico! C i saranno delle richieste, certo, ma non è lì il centro del discorso sulla casa in Valle d'Aosta.
La chiave del discorso è nel recupero di vecchie abitazioni, e quindi dobbiamo verificare e finanziare in misura maggiore la legge che è gestita dall'Assessorato al Turismo; è nel disposto della legge n. 24; è anche nella legge n. 457, che può essere potenziata se a un certo punto facciamo un discorso a livello del Comune di Aosta e Comuni limitrofi. È lì il grosso problema e questo lo prova la Commissione - di cui è membro il Consigliere Bajocco e altri Consiglieri - che esamina i casi di sfratto: questi sono numerosi nella città di Aosta, quindi la città di Aosta ha bisogno della legge speciale, poi il quartiere Cogne, il centro storico e le aree nuove. E a questo proposito, non è vero che non ci sono aree nuove per costruire nella città di Aosta, è soltanto un discorso prettamente politico.
Noi quindi siamo contrari a questo disegno di legge, perché è un disegno di legge che può dare la possibilità di spendere denari per alloggi dove non c'è bisogno; siamo favorevoli invece ad investire fondi nelle zone in cui le case sono poche e quindi in particolare, Consigliere Carlassare, lei lo sa benissimo, nella città di Aosta. Questo è il discorso di fondo.
Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere De Grandis. Ne ha facoltà.
De Grandis (PRI) - Stamattina io non sono intervenuto sul disegno di legge n. 307, perché si era avuta più volte l'occasione di parlare in Consiglio di quel tipo di decentramento; in particolare, discutendo del bilancio, c'era stata un'appendice che aveva riguardato proprio questo disegno di legge d'iniziativa popolare. Già allora io avevo espresso tutta una serie di perplessità, che il Consigliere Viberti, allora presente in quest'aula come rappresentante di Nuova Sinistra, non solo non aveva respinto, ma aveva dichiarato che il d.d.l. era aperto a tutti i contributi che potevano venire dai vari Consiglieri per essere modificato, ampliato, migliorato. Oggi, invece abbiamo sentito il Consigliere Carlassare dire che non aveva delega per spostare nemmeno una virgola di questo d.d.l.: è una contraddizione che non ho capito e che mi ha lasciato alquanto perplesso, perché io ribadisco che il principio sancito da quel disegno di legge ci trova concordi, come ha trovato concordi tutti, ma è sul modo di applicazione e di realizzazione del decentramento che bisogna discutere. E non solo occorre discutere, ma occorre discutere a fondo e credo per parecchio tempo, se è vero come è vero che questo disegno di legge di iniziativa popolare, che pure conosciamo ormai da parecchio tempo in via ufficiosa se non in via ufficiale, ha determinato da una parte che il Partito Comunista elaborasse una sua proposta che però ha presentato agli Assessori dal giugno scorso, ma sulla quale ancora si discute. Evidentemente il grosso nodo da sciogliere è quello del modo di realizzare questo decentramento.
Io vorrei ricordare ai Consiglieri come proprio discutendo di bilancio avessi richiamato che alcuni bilanci di Regioni governate da Giunte di sinistra che avevano attuato un certo tipo di decentramento, molto rapido e molto semplice, come pure indica questo tipo di legge, avevano realizzato soprattutto il trasferimento dei residui passivi dalla Regione ai Comuni; e questo mi sembra un errore che noi dobbiamo cominciare a non fare. In più vorrei ricordare ai colleghi Consiglieri, molti dei quali erano presenti al congresso dell'Associazione dei Sindaci tenutosi a Saint-Vincent, come in quella occasione molti Sindaci lamentarono le enormi difficoltà che avevano ad espletare il loro mandato perché ovviamente obbligati ad una attività lavorativa per mantenere se stessi e le loro famiglie, avevano ben poco tempo da dedicare al Comune e quel poco tempo era ritenuto insufficiente: tra l'altro non è pagato, perché non si può parlare di indennizzo a livello di Comuni periferici della nostra Regione. Avevano dunque rappresentato con molta forza l'esigenza che si risolvesse il problema dei permessi retribuiti per poter accudire agli obblighi derivanti dalla carica di Sindaco nei nostri Comuni, Comuni piccoli, dove il Sindaco tra l'altro deve gravarsi di tutta una serie di compiti che non può delegare ad altri perché il Comune non ha strutture. Perciò, non vorrei che con un decentramento realizzato troppo rapidamente e troppo semplicemente noi finissimo per scaricare tranquillamente responsabilità che sono del Consiglio regionale sui Sindaci, mettendoli in difficoltà di fronte ai loro elettori nel caso non fossero in grado di realizzare quanto potrebbero se avessero a disposizione i fondi.
Non è un caso che nel maggio scorso il Consiglio votò una mozione presentata da me per la revisione di tutte le leggi di spesa della Regione, nel cui allegato si parlava di decentramento e della necessità di rivedere anche le leggi di spesa in quella funzione. I primi risultati di questa analisi che si sta facendo alle leggi di spesa per revisionarle cominciano a fare uscire alcuni dati che sono abbastanza interessanti ... (voci in Aula) ... il loggione è più interessante della platea, evidentemente! Dicevo, l'incidenza delle somme non pagate - qui si parla di lavori pubblici, quindi legge n. 8 del '64 - che io sono andato a verificare rispetto agli stanziamenti finali, dividendo le somme non pagate che riguardano gli investimenti diretti della Regione e quelle relative ai trasferimenti ai Comuni, risulta nell'ultimo triennio da questi dati: anno 1978, investimenti diretti, somme non pagate: 52%; trasferimenti, somme non pagate; 81%; anno 1979, per gli investimenti diretti, le somme non pagate salgono al 54%; per i trasferimenti scendono al 75%; anno 1980, nei diretti scendono al 49%, nei trasferimenti salgono all'81%. Questo è già un dato che ci dimostra come ci siano delle grosse difficoltà di spesa a livello periferico; di queste difficoltà ci dobbiamo far carico se vogliamo che il decentramento rappresenti effettivamente la realizzazione di una maggiore autonomia per i Comuni e di una democrazia maggiormente partecipata. Non si può scivolare rapidamente su un problema come questo e io credo che non se ne possa discutere oggi in Consiglio per approvare un d.d.l. di iniziativa popolare come questo proprio perché non abbiamo ancora sufficientemente approfondito e analizzato tutti i problemi che stanno dietro a un decentramento realmente voluto e realmente efficace, che raggiunga cioè l'obiettivo che ci si propone. Ecco i motivi per cui io stamattina non ho ritenuto di intervenire, perché avrei dovuto dire le cose che ho detto oggi pomeriggio e che avevo già detto in Consiglio in altre occasioni; qualcuno mi ha tirato un po' le orecchie in privata sede e così ho preso la parola.
Parlando poi del disegno di legge n. 308 ho qualche perplessità in più, perché mi sembra che giustamente l'Assessore Borbey abbia detto che il problema della casa è ben diverso nella città di Aosta rispetto agli altri Comuni, perché la situazione di Aosta effettivamente presenta delle difficoltà e delle esigenze che altri Comuni non conoscono: le case popolari costruite a Issogne , ne avanzano sette, figuriamoci! Evidentemente ci sono situazioni obiettivamente diverse delle quali dobbiamo tener conto.
Questo disegno di legge che bene o male ricalca in qualche modo la legge n. 73 che abbiamo votato nel '79, che io per lo meno ho votato con la maggioranza del Consiglio, non mi sembra necessario; mi sembra invece che la grande funzione di stimolare e di richiamare l'attenzione del Consiglio a dibattere questi problemi per affrontarli in maniera compiuta e per poterli risolvere, questi due d.d.l. di iniziativa popolare l'abbiamo avuta, ed è stata recepita proprio nell'o.d.g. che ha presentato il Consigliere Lustrissy. Con questo o.d.g. si vuole non accantonare il problema, ma affrontarlo compiutamente, affrontarlo soprattutto responsabilmente, perché mi sembra sia stato detto più di una volta in quest'Aula che autonomia non significa solo potersi gestire da soli, significa innanzitutto responsabilità nel sapersi gestire; bisogna essere responsabili: questo significa soprattutto essere autonomi. E c'è questa necessità. Essere responsabili significa affrontare questi due problemi, ma affrontarli in maniera corretta, compiuta e non con faciloneria - forse la parola è forte - o con troppa superficialità. Io capisco anche la delusione del Consigliere Carlassare, perché presentare un disegno di legge che ha raccolto 3000 firme chiaramente è una cosa abbastanza importante; tra l'altro è il primo caso di un disegno di legge di iniziativa popolare nella nostra Regione e certamente un po' di attenzione per queste cose bisogna averla; però diciamo pure che questo disegno di legge di iniziativa popolare è sottoscritto da circa 3000 cittadini mentre il Consiglio ne rappresenta 114 mila! Diciamoci anche questo, mettiamo tutte le cose nella loro giusta luce e allora riusciremo ad affrontare questi problemi e a risolverli nella maniera più compiuta e più efficiente.
Presidente - Colleghi Consiglieri ha chiesto la parola il Consigliere Carlassare, per il secondo intervento, io chiedo proprio per l'organizzazione dei lavori, se ci sono Consiglieri che non hanno fatto il primo intervento in sede di discussione generale e intendono prendere la parola. Non è che non possono prenderla anche dopo, ma ... Anche per il Consigliere Tonino si tratta del secondo intervento.
Allora è iscritto a parlare il Consigliere Carlassare. Ne ha facoltà.
Carlassare (DPROL) - Una precisazione sul rilievo fatto dal Consigliere De Grandis circa la contraddizione tra quanto detto dal mio predecessore Viberti, che aveva affermato che questi disegni di legge erano discutibili e vi si potevano apportare delle modifiche e delle migliorie, e quanto io questa mattina ho detto, cioè che non avevo il mandato per modificare niente. Non è una contraddizione; semplicemente a questi provvedimenti dei quali il Consigliere rappresentante della forza politica che di fatto è stata promotrice non è un elaboratore, non sono mai state fatte proposte precise per migliorarli, nonostante che il dibattito su questi disegni di legge sia stato lungo: c'è stato un dibattito quando non erano ancora ufficiali perché si stavano raccogliendo le firme, ma informalmente erano già conosciuti; c'è stato poi il dibattito in Commissione, c'è stato il dibattito al momento della convalida delle firme raccolte; ma appunto, proposte precise, emendamenti, modifiche o aggiunte in effetti non sono state fatte; si è detto che questi disegni di legge hanno dei difetti e che vanno ridiscussi in un'altra sede; di conseguenza il Comitato promotore che è l'unico a cui ci si può rivolgere, visto e considerato che è impossibile andare ad interpellare 3400 firmatari, ha ritenuto, visto che questi disegni di legge sono arrivati al dibattito consiliare in questo modo, di non darmi mandato di modificare, in quanto sarebbe un giudizio solo mio, non verificato con nessuno. In questo senso mi pare non ci sia contraddizione tra quanto affermato dall'ex Consigliere Viberti e quanto ho affermato io questa mattina.
Ecco, io ero intervenuto perché volevo fare rilevare ai titolare del Dicastero dei Lavori Pubblici della Regione Valle d'Aosta, che però non c'è, non so, l'hanno chiamato fuori?
Presidente - Colleghi, siamo in sede di discussione generale, quindi le argomentazioni sono di carattere politico generale! Cercherei anche di evitare la risposta a singole osservazioni; manteniamoci dunque su un piano di dibattito politico generale.
Carlassare (DPROL) - Sì, è giusto questo rilievo, ma volevo fare riferimento ad una critica rivolta dall'Assessore Borbey. In pratica, l'Assessore Borbey dice che qui rischiamo di dare quattrini ai Comuni che non ne hanno bisogno. Ora io vorrei leggere testualmente il 1° comma dell'art. 2 che stabilisce che: "I contributi sono erogati dalla Regione Autonoma Valle d'Aosta ad integrazione dei finanziamenti previsti dalla legge 5 agosto 1978, n. 457 e a favore dei Comuni, Consorzi di Comuni, e Comunità Montane che abbiamo fatto richiesta di usufruire dei finanziamenti previsti da tale legge." Cosa vuol dire questo? Che nessuno obbliga i Comuni ad utilizzare questi fondi, ed è presumibile che se un Comune avvia la procedura in questo senso abbia la necessità nell'ambito del suo territorio di risolvere dei problemi inerenti la casa, le abitazioni popolari.
I Comuni che non hanno queste necessità non sono certo obbligati a intraprendere questa procedura, tanto più che è previsto nel testo di legge che, se non vengono utilizzati, questi fondi ritornino nell'ambito regionale. Quindi il problema sollevato dall'Assessore Borbey mi pare che proprio non esista: i Comuni che hanno necessità in questo senso possono usufruire di quanto previsto da questo articolato; quelli che non hanno bisogno, non metteranno in moto tutto il meccanismo, a meno che non vogliamo considerare assolutamente disonesti tutti i Sindaci che vogliono utilizzare i fondi anche quando non ne hanno bisogno!
Presidente - È iscritto a parlare per il secondo intervento il Consigliere Tonino. Ne ha facoltà.
Tonino (PCI) - Non entro più nel merito della validità del disegno di legge di stamattina sul decentramento e credo che sia opportuno trovare la sede per fare questa discussione in modo approfondito visto che il Consiglio questa mattina ha respinto un primo passo che secondo noi era importante.
In questo secondo intervento che è anche una dichiarazione di voto voglio ribadire perché questo disegno di legge che oggi discutiamo è secondo noi valido e perché deve essere approvato oggi. Intanto, una cosa che mi ha stupito nel dibattito sia di questa mattina che di oggi, è che da quando sono arrivati questi due disegni di legge si è levato un coro di richieste di approfondimenti, di programmazione; dobbiamo studiare meglio, si è detto, dobbiamo fare interventi più equilibrati. Noi lo abbiamo sempre richiesto che questo Consiglio e questa Giunta spendessero secondo i piani, impegnassero i fondi secondo scelte equilibrate e calibrate. Però, oggettivamente, questi discorsi che sono validi sul piano del principio ci sembrano oggi fuori luogo, perché noi insistiamo sul fatto che il disegno di legge che oggi discutiamo ha una finalità limitata, ma importante ed urgente se effettivamente crediamo nella necessità di fare in modo che si eviti un ulteriore spreco di territorio e si vada invece nella direzione del recupero del patrimonio edilizio esistente. Questo è il punto, e oggi credo che il Consiglio si debba esprimere su questo concetto fondamentale, che è di una semplicità incredibile. Qui si tratta di dire: ai Comuni glieli diamo i soldi per acquisire delle vecchie case, o no? Questo è l'interrogativo di fondo! E noi diciamo che occorre dare subito ai Comuni la possibilità di acquisire delle vecchie case. Questo è in sostanza, semplicemente, lo spirito del disegno di legge di iniziativa popolare, che perciò condividiamo.
Per quanto riguarda alcune osservazioni che faceva l'Assessore Borbey circa la diversità che c'è tra Aosta e altri Comuni, questi sono concetti che ripetiamo ormai fino alla nausea; quello che noi dobbiamo fare come Consiglio regionale e che voi dovete fare come Giunta regionale è spendere i soldi sulla base di piani che siano delle scelte; in quella sede poi, si affronta il problema della diversità tra Comune e Comune, delle esigenze diverse tra Comunità Montana e Comunità Montana, del problema particolare di Aosta rispetto agli altri Comuni! Altrimenti diventano discussioni vuote, che in questo Consiglio io sono stufo di fare, perché diventano inutili. Facciamoli questi programmi! Aosta ha delle esigenze importanti? Siamo d'accordo! Non siamo d'accordo che s'intervenga solo ad Aosta, perché vorrebbe dire perpetuare una logica di accentramento, di congestionamento del centro urbano di Aosta, mentre oggi può essere una politica interessante quella di creare condizioni abitative in altri Comuni, decongestionare il polo di Aosta e far funzionare i trasporti. Queste sono opinioni nostre, dopodiché ... (voce fuori microfono) ... A Issogne ci sono richieste in più rispetto ai Comuni.
Intervento - Ci sono 8 richieste in più!
Tonino (PCI) - Lì si tratta, se vuoi una nostra opinione, di modificare - e ne abbiamo le possibilità - dei bandi che sono oggi non attuali, che stabiliscono dei redditi che sono incredibilmente bassi, per cui entrano ... (voci ) ... No, noi abbiamo le nostre idee, voi agite in un altro modo, questa è la sostanza! ... (voce) ... La pratica è anche quella di fare delle modifiche, di dare spazio alle nostre possibilità legislative; voi farete tante cose, ma non brillate certo per capacità legislative!
Si tratta dunque, secondo noi, di fare questi piani, si tratta di avere una politica d'intervento per la casa e si tratta quando si spendono i fondi di localizzarli secondo un certo criterio. Queste sono le cose che vi chiediamo! E il disegno di legge che oggi discutiamo è importante perché dà queste prime possibilità.
Per ribadire il fatto che secondo noi oggi è importante soprattutto limitarsi a questo tipo d'intervento, e visto che è intenzione della maggioranza di questo Consiglio astenersi e perciò non approvare in sostanza questo disegno di legge, noi abbiamo presentato alla Presidenza del Consiglio un emendamento, che prevede di modificare l'art. 3 del disegno di legge nel senso di autorizzare il finanziamento dell'art. 7 della legge del 1979 n. 73, di cui abbiamo discusso prima e di cui tutti riconoscono la validità, in modo che ci sia un primo impegno finanziario - visto che a partire dall'82 i fondi ci saranno - finalizzato, come abbiamo scritto nell'emendamento, al recupero. Se questo d.d.l. d'iniziativa popolare è troppo impegnativo, per lo meno finanziamo con quella destinazione le leggi che già esistono.
Presidente - Colleghi Consiglieri, nessuno altro è iscritto a parlare. Io comunico che oltre agli emendamenti presentati dal Consigliere Tonino e relativi all'art. 3 e all'art. 7, alla Presidenza è stato ripresentato l'o.d.g. del Consigliere Lustrissy che già è stato oggetto di discussione, di dichiarazioni di voto e di votazione questa mattina.
Per il secondo intervento la parola all'Assessore Borbey.
Borbey (DC) - Ci asteniamo su questo d.d.l. come ci siamo astenuti questa mattina.
Il problema è sentito, c'è carenza di alloggi, ma non può essere impostato in questa maniera, deve essere approfondito; noi diamo atto a Nuova Sinistra di aver preso l'iniziativa in questo settore, ma questo d.d.l. deve essere approfondito, non possiamo approvare uno stanziamento di 2 miliardi per il biennio 1982-83, 2 miliardi e 200 milioni per il biennio 1984-85, e 2 miliardi e 500 milioni per il biennio 1986-87 senza aver verificato quali sono le zone carenti di alloggi; noi dobbiamo fare uno sforzo finanziario preciso, con leggi precise, nelle zone in cui il problema scotta; e, l'ho detto precedentemente, la zona in cui sta esplodendo la questione della carenza di alloggi è quella di Aosta e dei Comuni limitrofi. E poiché quando la Commissione preposta agli sfratti nella città di Aosta dice agli sfrattati che ci sono degli alloggi liberi a Issogne nessuno vuole andarci, perché dovremmo dare al Comune di Issogne la possibilità di acquistare un fabbricato vecchio beneficiando di questa legge se lì non c'è richiesta di alloggi?
(Il Consigliere Tonino interviene fuori microfono).
Ma no, un momento, Tonino, perché tu hai detto una cosa ben precisa: sarà la Giunta regionale, sarà la Commissione preposta che dovrà intervenire per definire le zone alle quali dovremmo dare questi fondi; ma io ti dico di più: la Regione Valle d'Aosta è proprietaria nella città di Aosta di tanti immobili, devo descriverteli? Mi sembra di no, perché tu hai visto l'elenco che ha presentato l'Assessore alle Finanze in base allo studio e al lavoro che ha fatto l'Ufficio dell'assicurazione! Noi abbiamo tanti immobili di proprietà regionale che hanno bisogno di essere ammodernati e ristrutturati; quindi non abbiamo bisogno di fare leggi per acquistare, abbiamo bisogno invece di trovare un'adeguata sistemazione per alcune famiglie e di sistemare questi alloggi. Il problema cardine è nella città di Aosta e nei Comuni limitrofi. Ve l'ho detto, a Pont-Saint-Martin non ci sono più problemi; se Tonino mi guarda in faccia, è obbligato a darmi ragione, perché a Pont-Saint-Martin non c'è problema di alloggi e così a Donnas, a Verrès, a Issogne, a Champdepraz!
Problemi di alloggi ce ne sono ad Aosta e cintura, parliamoci chiaro! E poi in alcuni Comuni ad alto livello turistico, tipo Valtournenche, Cervinia, Courmayeur, La Thuile: qui i dipendenti che operano negli impianti di funivie non trovano alloggi da affittare se non per 300-400 mila lire al mese, e poiché gente che guadagna 600-700 mila lire al mese non hanno la possibilità di trovare case in queste zone ad alto livello turistico. È lì il dramma, ed è il dramma della Valle d'Aosta!
Però basta con questo dramma della Bassa Valle o non Bassa Valle perché a Donnas, a Bard, non si trova da assegnare un alloggio, parliamoci chiaro! ... (voci) ... No, no lo dico e lo ripeto, signor Presidente, perché è bene che ci chiariamo le idee: il dramma è a livello dei Comuni ad alto potenziale turistico, dove chi opera ha stipendi di 500-700 mila lire mentre gli affitti sono di 300-400 mila lire al mese perciò non riesce ad avere una casa. Oltre a questi, il punto caldo è la città di Aosta ed i Comuni limitrofi: a Charvensod, a Saint-Christophe, a Quart, a Pollein, a Gressan, a Jovençan, a Sarre, nessuno ha intenzione di prevedere nel proprio strumento urbanistico un'area destinata alle case popolari! Ecco il discorso di fondo, quindi poiché la responsabilità è nostra perché siamo noi l'esecutivo, siamo noi la maggioranza, non ci stiamo a questi discorsi che, come ha detto giustamente stamattina il Consigliere Faval Capogruppo dell'Union Valdôtaine, sono discorsi elettoralistici: firmate qui una legge per la casa a tutti e una legge per il decentramento! No, è un discorso profondo; noi ce lo accolliamo e abbiamo detto che come Giunta regionale, sia a livello di decentramento ai Comuni, sia sul problema della casa, presenteremo entro gennaio o febbraio delle leggi, ma delle leggi precise e, per la casa in particolare, delle leggi che tengano conto dei punti "caldi".
Presidente - Colleghi Consiglieri non c'è nessuno iscritto a parlare. Possiamo considerare chiusa la discussione generale?
Il Consiglio è chiamato ora a votare, o rivotare se volete, l'o.d.g. presentato dal Consigliere Lustrissy e del quale do lettura:
IL CONSIGLIO REGIONALE
Preso atto della volontà espressa dai cittadini elettori che hanno sottoscritto due disegni di legge di iniziativa popolare riguardanti il decentramento finanziario a favore degli Enti locali per l'assolvimento di funzioni nei settori dei lavori pubblici, servizi sociali, culturali ed abitativo;
invita la Giunta regionale a definire nel più breve tempo possibile le iniziative legislative in corso concernenti la soluzione dei problemi del decentramento;
dà mandato alla Commissione consiliare permanente per gli Affari Generali, Finanze, Programmazione, Decentramento e Partecipazione di esaminare in apposite riunioni tutte le proposte legislative presentate al riguardo con la consultazione dei rappresentanti delle Associazioni degli Enti locali interessati.
Presidente - Metto in approvazione l'o.d.g. testé letto.
Esito della votazione:
Presenti: 26
Votanti: 19
Astenuti: 7 (Gruppo Comunista e Socialista)
Maggioranza: 14
Voti favorevoli: 18
Voti contrari: 1
Il Consiglio approva.
Presidente - Passiamo all'esame dell'articolato del disegno di legge di iniziativa popolare n. 308.
Presidente - Do lettura dell'art. 1.
Art. 1
Al fine di migliorare le condizioni abitative della popolazione valdostana attraverso interventi di ristrutturazione e risanamento del patrimonio edilizio esistente, la Regione Autonoma Valle d'Aosta concede contributi ai Comuni, Consorzi di Comuni e Comunità Montane per l'acquisto e la ristrutturazione di immobili o complessi edilizi situati in zone ove sussistono fenomeni di degrado abitativo.
Presidente - Metto in approvazione l'art. 1.
Esito della votazione:
Presenti: 26
Votanti: 7
Astenuti: 19 (Nebbia, De Grandis, Martin, Faval, Voyat, Clusaz, Lustrissy, Maquignaz, Lanivi, Lanièce, Mappelli, Fosson, Bordon, Ramera, Viglino, Andrione, Marcoz, Borbey, Tamone)
Maggioranza: 14
Favorevoli: 7
Il Consiglio non approva.
Presidente - Do lettura dell'art. 2:
Art. 2
I contributi sono erogati dalla Regione Autonoma Valle d'Aosta ad integrazione dei finanziamenti previsti dalla legge 5 agosto 1978, n. 457 e a favore dei Comuni, Consorzi di Comuni e Comunità montane che abbiano fatto richiesta di usufruire dei finanziamenti previsti da tale legge.
Gli immobili ed i complessi edilizi per la cui acquisizione e ristrutturazione sono concessi i contributi devono essere inclusi i piani di zona formati ai sensi della legge 18 aprile 1962, n. 167 o far parte dei piani di recupero del patrimonio edilizio esistente previsti dall'art. 28 della legge 5 agosto 1978, n. 457.
Presidente - Metto in approvazione l'art. 2.
Esito della votazione:
Presenti: 27
Votanti: 7
Astenuti: 20 (Nebbia, De Grandis, Martin, Faval, Voyat, Clusaz, Lustrissy, Maquignaz, Lanivi, Lanièce, Mappelli, Fosson, Bordon, Ramera, Viglino, Andrione, Marcoz, Borbey, Tamone, Chabod)
Voti favorevoli: 7
Il Consiglio non approva.
Presidente - Do lettura dell'art. 3:
Art. 3
Per gli interventi di cui ai precedenti articoli è autorizzata la spesa di 6.700 milioni così ripartita:
- 2.000 milioni per il biennio 1982-1983
- 2.000 milioni per il biennio 1984-1985
- 2.000 milioni per il biennio 1986-1987
Presidente - A questo articolo è stato presentato un emendamento da parte del Consigliere Tonino, al quale do la parola perché lo illustri.
Tonino (PCI) - Non voglio ripetermi. L'emendamento ha questo scopo: siccome in questa occasione si discute della opportunità di finalizzare dei fondi all'acquisto del patrimonio edilizio esistente e siccome c'è stato in questo Consiglio unanime riconoscimento della validità della legge che abbiamo già approvato nel 1979, la legge n. 73, noi proponiamo che almeno si finanzi questa legge dato che non c'è problema di disponibilità finanziarie. L'unica remora è che probabilmente la Giunta e l'Assessore Borbey dovranno studiare il problema, ecco, dovranno approfondire, dovranno fare i piani, dovranno fare tutte quelle cose che normalmente questa Giunta fa! Essendo io molto convinto della necessità dei piani e dell'approfondimento, sono costretto a capire anche l'esigenza dell'Assessore Borbey. Tuttavia credo che si possa, una volta tanto, fare a meno dei piani e degli studi e dire: diamo un po' di fondi per il recupero del patrimonio edilizio esistente, diamoli subito! Questa è un'occasione, attraverso una legge che esiste e che aspetta da due anni e più il finanziamento, per finanziare questo art. 7.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Nebbia. Ne ha facoltà.
Nebbia (PSI) - Evidentemente darò voto favorevole a questo emendamento, perché è in linea con una legge che avevamo presentato; e ciò giustifica anche la nostra astensione, a differenza di questa mattina, sulla votazione dell'o.d.g. Noi infatti intendevamo il mandato alla Commissione consiliare permanente per gli Affari Generali come un mandato per finanziare la legge n. 73, e non per rivedere e riesaminare il disegno di legge n. 308. È chiaro che se questo emendamento non verrà approvato faremo la richiesta di finanziamento della legge n. 73 nell'ambito della Commissione.
Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare. Ne ha facoltà.
Carlassare (DPROL) - Per le motivazioni che ho edotto prima sulla differenza fra una affermazione fatta dall'ex Consigliere Viberti e una fatta dal sottoscritto, io mi astengo dal voto su questo emendamento proprio perché il mandato che mi è stato dato è di presentare in modo rigido questo disegno di legge.
Presidente - La Presidenza fa una precisazione perché rimanga agli atti. Ho già detto questa mattina che non c'è nessuno in questo Consiglio che sia delegato dai 3000 e oltre sottoscrittori a parlare per conto loro; quindi i Consiglieri, nel momento in cui hanno avuto a disposizione dal 3 luglio del 1981 questi due disegni di legge, sono diventati i protagonisti e sono loro che possono presentare emendamenti, respingerli, approvarli; sono cioè arbitri di due disegni di legge che hanno come caratteristica quella di provenire dall'iniziativa popolare, anziché dalla Giunta o dai singoli Consiglieri.
Detto questo per la chiarezza, do lettura dell'emendamento presentato dal Consigliere Tonino:
"Qualora siano respinti gli articoli 1 e 2 della proposta di legge, l'art. 3 è così modificato:
Art. 3
Per l'attuazione dell'art. 7 della legge regionale 7 dicembre 1979, n. 73 è autorizzata la spesa di 6.700 milioni, finalizzata al recupero del patrimonio edilizio esistente, così ripartita:
- 2.000 milioni per il biennio 1982-1983
- 2.200 milioni per il biennio 1984-1985
- 2.500 milioni per il biennio 1986-1987"
Presidente - Metto in approvazione l'emendamento testé letto.
Esito della votazione:
Presenti: 27
Votanti: 7
Astenuti: 20 (Carlassare, De Grandis, Martin, Faval, Voyat, Clusaz, Lustrissy, Maquignaz, Lanivi, Lanièce, Mappelli, Fosson, Bordon, Ramera, Viglino, Andrione, Marcoz, Borbey, Tamone, Chabod)
Maggioranza: 14
Voti favorevoli: 7
Il Consiglio non approva.
Presidente - Metto in approvazione l'art. 3 nel testo originario.
Esito della votazione:
Presenti: 27
Votanti: 7
Astenuti: 20 (Nebbia, De Grandis, Martin, Faval, Voyat, Clusaz, Lustrissy, Maquignaz, Lanivi, Lanièce, Mappelli, Fosson, Bordon, Ramera, Viglino, Andrione, Marcoz, Borbey, Tamone, Chabod)
Maggioranza: 14
Voti favorevoli: 7
Il Consiglio non approva.
Presidente - Do lettura dell'art. 4.
Art. 4
I Comuni, Consorzi di Comuni o Comunità Montane che intendono beneficiare dei contributi di cui alla presente legge dovranno presentare formale domanda al Presidente della Giunta regionale entro il 30 marzo del primo anno di ogni biennio.
La domanda dovrà essere corredata di tutti gli elementi del piano di zona o del piano di recupero concernenti le strutture edilizie per la cui acquisizione e ristrutturazione viene formulata la richiesta di contributi e di tutti gli elementi atti a documentare l'aderenza della proposta d'intervento alla finalità di cui all'art. 1 della presente legge, nonché tutti gli ulteriori elementi atti a definire l'entità del finanziamento necessario.
Presidente - Metto in approvazione l'art. 4.
Esito della votazione:
Presenti: 27
Votanti: 7
Astenuti: 20 (Nebbia, De Grandis, Martin, Faval, Voyat, Clusaz, Lustrissy, Maquignaz, Lanivi, Lanièce, Mappelli, Fosson, Bordon, Ramera, Viglino, Andrione, Marcoz, Borbey, Tamone, Chabod)
Maggioranza: 14
Favorevoli: 7
Il Consiglio non approva.
Presidente - Do lettura dell'art. 5
Art. 5
La Giunta regionale, entro novanta giorni dalla data di scadenza della presentazione della domanda, e in stretta connessione con i progetti biennali di intervento formulati ai sensi dell'art. 1 della legge 5 agosto 1978, n. 457, predispone un programma biennale di intervento che dovrà essere approvato dal Consiglio regionale.
Presidente - Metto in approvazione l'art. 5.
Esito della votazione:
Presenti: 27
Votanti: 7
Astenuti: 20 (Nebbia, De Grandis, Martin, Faval, Voyat, Clusaz, Lustrissy, Maquignaz, Lanivi, Lanièce, Mappelli, Fosson, Bordon, Ramera, Viglino, Andrione, Marcoz, Borbey, Tamone, Chabod)
Maggioranza: 14
Favorevoli: 7
Il Consiglio non approva.
Presidente - Do lettura dell'art. 6:
Art. 6
Gli immobili acquisiti e ristrutturati con i benefici della presente legge saranno assegnati esclusivamente in locazione semplice con precedenza per i nuclei familiari che eventualmente occupino attualmente gli alloggi oggetto di intervento.
Presidente - Metto in approvazione l'art. 6.
Esito della votazione:
Presenti: 27
Votanti: 7
Astenuti: 20 (Nebbia, De Grandis, Martin, Faval, Voyat, Clusaz, Lustrissy, Maquignaz, Lanivi, Lanièce, Mappelli, Fosson, Bordon, Ramera, Viglino, Andrione, Marcoz, Borbey, Tamone, Chabod)
Maggioranza: 14
Favorevoli: 7
Il Consiglio non approva.
Presidente - Do lettura dell'art. 7:
Art. 7
Gli oneri previsti dalla presente legge saranno iscritti in apposito capitolo istituito a partire dal bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 1982.
Presidente - A questo articolo è stato proposto un emendamento da parte del Consigliere Tonino. Ne do lettura:
"L'articolo 7 è così sostituito: " Agli oneri di cui alla presente legge si fa fronte con le maggiori entrate tributarie di cui alla legge 26 novembre, n. 690.
Per gli anni successivi si provvederà con la legge di bilancio."
Presidente - Metto in approvazione l'emendamento testé letto.
Esito della votazione:
Presenti: 27
Votanti: 7
Astenuti: 20 (Nebbia, De Grandis, Martin, Faval, Voyat, Clusaz, Lustrissy, Maquignaz, Lanivi, Lanièce, Mappelli, Fosson, Bordon, Ramera, Viglino, Andrione, Marcoz, Borbey, Tamone, Chabod)
Maggioranza: 14
Favorevoli: 7
Il Consiglio non approva.
Presidente - Metto in approvazione l'art. 7 nel testo originario.
Esito della votazione:
Presenti: 27
Votanti: 7
Astenuti: 20 (Nebbia, De Grandis, Martin, Faval, Voyat, Clusaz, Lustrissy, Maquignaz, Lanivi, Lanièce, Mappelli, Fosson, Bordon, Ramera, Viglino, Andrione, Marcoz, Borbey, Tamone, Chabod)
Maggioranza: 14
Favorevoli: 7
Il Consiglio non approva.
Presidente - Il Consiglio è chiamato ora a pronunciarsi per votazione segreta sul complesso del disegno di legge.
Votazione segreta
Esito della votazione:
Presenti: 27
Votanti: 7
Astenuti: 20
Maggioranza: 14
Favorevoli: 7
Il Consiglio non approva.
Presidente - Colleghi Consiglieri, ci sono ancora quattro oggetti, di cui due di notevole rilevanza, iscritti all'o.d.g.. Sono le 18,41; la Presidenza propone, se volete concedermi un attimo di attenzione, di continuare i lavori ed eventualmente di sospenderli nel momento in cui il Consiglio si riterrà stanco da non poter più continuare; come prevede la convocazione, in questo caso il Consiglio potrà riunirsi ancora domattina. Questa è la proposta della Presidenza. Il Consiglio è d'accordo?
Passiamo allora alla trattazione dell'oggetto successivo.
