Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 662 del 16 dicembre 1981 - Resoconto

OGGETTO N. 662/81 - DECENTRAMENTO DI FONDI AI COMUNI DELLA VALLE D'AOSTA PER IL FINANZIAMENTO DI OPERE PUBBLICHE E DI SERVIZI DI CARATTERE SOCIALE E CULTURALE. (Approvazione di ordine del giorno - Reiezione del disegno di legge)

Presidente - Il fatto che sia io il relatore di questo disegno di legge di iniziativa popolare deriva dall'applicazione della procedura stabilita dalla legge regionale che già abbiamo osservato nel corso di questi mesi, cioè da quando il 3 luglio da parte del numero richiesto dalla legge per la presentazione di leggi idi iniziativa popolare, è stato ricevuto dalla Presidenza del Consiglio il D.L. n. 307 concernente il "Decentramento di fondi ai Comuni della Valle d'Aosta per il finanziamento di opere pubbliche e di servizi di carattere sociale e culturale".

Dopo l'istruzione che è avvenuta da parte degli uffici sotto la sorveglianza dei Consiglieri Segretari per la validità delle firme - il riconoscimento quindi del numero sufficiente di queste firme per il prosieguo dell'iter - è stato assegnato, il Disegno di Legge, alle competenti Commissioni che sono la Commissione Affari Generali e Finanze, Programmazione, Decentramento e Partecipazione e la 2° Commissione per l'Assetto del Territorio e la Tutela dell'Ambiente, le quali hanno avuto una serie di incontri con l'Associazione Valdostana dei Sindaci e con il Comitato promotore per la raccolta delle firme, così come prescrive la legge regionale, ed hanno emesso nella riunione congiunta del 14 dicembre il loro parere in proposito. Si fa riferimento specifico al fatto che le Commissioni, malgrado che la Presidenza fosse a conoscenza del loro lavoro, non avevano espresso il parere, che adesso è stato espresso per iscritto e che vi viene distribuito.

Pertanto il Consiglio assume oggi con l'inizio della discussione generale, la responsabilità e la competenza dell'approvazione o meno del dibattito su questa iniziativa legislativa di carattere popolare. Avvalendosi di quanto dice testualmente la legge regionale, la Presidenza ritiene che al termine di questa discussione generale - che apro subito dopo questa mia introduzione - ed all'esame degli articoli, il Consiglio debba esprimere con un voto la sua presa di posizione definitiva.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare, ne ha facoltà.

Carlassare (DPROL) - Mi corre l'obbligo di prendere per primo la parola in quanto - è inutile nascondersi - appartengo a quell'organizzazione politica che si è fatta carico di dare gambe organizzative a quest'iniziativa. Apprendo ora il giudizio dato dalle Commissioni che, esprimendosi favorevolmente nei confronti dei principi ispiratori del D.L., riconoscono la validità dell'iniziativa che ha sollevato in modo estremamente concreto un problema tanto discusso quale quello del decentramento.

Decentramento insieme ed autonomia sono due parole magiche che qui trovano sempre unanimità di consenso; mai nessuno si è dichiarato contro il decentramento o l'autonomia. È necessario chiarire sino in fondo il significato di questi due termini. L'autonomia, rivendicata giustamente da questo Consiglio e dalla popolazione valdostana nei confronti dell'Ente amministrativo e giuridico superiore che è lo Stato., deve trovare applicazione attraverso tutta una serie di provvedimenti che non solo deleghino le funzioni alla Regione, ma che, attraverso un decentramento finanziario, diano la possibilità di avere fondi sufficienti per poter realizzare tutte quelle competenze che l'autonomia ci da. È inutile ricordare che cosa è avvenuto nell'ultimo Consiglio, quando pareva che questi fondi avessero subito un drastico ridimensionamento: nessuno può negare che si era creato il panico fra di noi che dobbiamo amministrare la "Cosa Pubblica" della Regione, in quanto ci saremmo trovati ad avere la capacità d'intervento legislativo ed amministrativo, ma ci sarebbero venuti a mancare i fondi necessari per esercitarla nei confronti dello Stato.

È un giudizio abbastanza unanime che con il passare degli anni la Giunta regionale, al di là della sua competizione e magari non per suo volere espresso, si sia venuta configurando a livello degli Enti decentrati della Regione stessa, come una sorta di Supercomune che ha finito col soffocare sotto il profilo giuridico tutte le capacità e le spettanze proprie di questi Enti periferici. Ci troviamo in una situazione che si è venuta sempre più deteriorando, in quanto i Comuni, le Comunità Montane ed altri Enti periferici, cui la legge ha conferito capacità operativa d'intervento, non possono agire autonomamente perché non hanno i fondi per realizzare le opere di loro stretta competenza, per cui, se vogliono operare, devono necessariamente ricorrere alla Regione quale unico Ente che li può finanziare e che elargisce loro molte volte ad hoc, attraverso sovvenzioni, contributi od altre varie forme, i fondi necessari per poter risolvere problemi di carattere tecnico-amministrativo riguardanti i lavori pubblici, le scuole, le strade, i cimiteri ecc. È sufficiente guardare tutte le delibere di Giunta per vedere quanta parte del bilancio regionale venga utilizzata per soddisfare queste esigenze, giuste o discutibili che siano; la Regione è diventato un Ente distributore di quattrini, che consente ai Comuni di realizzare quello che giuridicamente è di loro competenza.

Questa è la riflessione che dovrebbe guidare il giudizio del Consiglio e su questo piano nessuno ha avanzato obiezioni per quanto riguarda l'iniziativa popolare alla quale sono giunti consensi da parte di Amministrazioni Comunali, Consigli Comunali, e l'appoggio formale - in molti casi anche sostanziale - delle organizzazioni sindacali. Non va dimenticato che la quasi totalità di queste firme è stata raccolta davanti ai luoghi di lavoro. Un parere espressamente favorevole è stato dato dai Congressi di quel partito socialista che all'unanimità ha appoggiato l'iniziativa. Altri Enti hanno espresso delle perplessità per quanto riguarda l'articolato; mi riferisco in particolare al giudizio dato dall'Associazione dei Sindaci che si è dichiarata favorevole all'iniziativa, ma che ha proposto la revisione del meccanismo di ripartizione dei fondi ai Comuni.

Detto questo, devo far rilevare che il Consiglio regionale e le Commissioni competenti non sono stati solleciti a fornire il loro giudizio su un'iniziativa di questo genere, prevista dallo Statuto e realizzata in Valle d'Aosta per la prima volta da quando esiste la Regione Autonoma. Avrebbero dovuto pronunciarsi molto tempo prima e non a trenta secondi dall'apertura della discussione generale; con il loro parere favorevole sul piano dei principi sarebbe stato più facile smussare quegli spigoli che potranno sorgere nella discussione dell'articolato. Non vorrei che questo ritardo fosse dovuto ad una presa di posizione a scatola chiusa verso un'iniziativa che viene - è inutile nasconderci dietro le tremilacinquecento firme - da un'organizzazione politica che è all'opposizione estrema nei confronti di questa maggioranza e della Giunta. Si doveva puntare di più sul fatto che ci sono state tremilacinquecento adesioni in Valle d'A osta, che è una percentuale fortissima, superiore a qualunque altra per quanto riguarda referendum ed iniziative di legge popolare nella nostra Regione. Questa iniziativa era un modo per realizzare in pieno una prerogativa prevista dalla Statuto, che era sempre stata messa nel dimenticatoio, e varrebbe la pena prenderle più spesso iniziative del genere che coinvolgono effettivamente la popolazione. È stato detto che potevamo farla discutere anche ai Sindaci; sfido allora le forze politiche qui presenti a dimostrare che un'iniziativa di legge sia stata tanto discussa e dibattuta come lo è stata questa prima di essere presentata in questo Consiglio, proprio per il fatto di essere un'iniziativa di carattere popolare dove bene o male c'era la possibilità di leggere l'articolato per sapere cosa si andava a firmare.

Detto questo, che è relativo ai principi, vorrei far rilevare come il problema del decentramento sia stato sollevato in modo massiccio in seguito a questa iniziativa di legge popolare, con una serie di leggi e proposte di legge riguardanti il decentramento. Una delle critiche mosse a questa proposta di legge dice che ci troveremo di fronte ad un decentramento di soldi demandati ai Comuni, senza che questi siano stati dotati di strutture adeguate per realizzare le opere con i fondi che vengono messi a loro disposizione. Sono convito che se avessimo presentato una proposta di legge che avesse consentito ai Comuni e alle Comunità montane di realizzare delle strutture tecniche, si sarebbe criticato dicendo che non ci sono i soldi per farle funzionare.

Non illustrerò l'articolato punto per punto perché è stato già abbastanza discusso, vorrei precisare però che nell'intento del Comitato promotore questa non voleva essere una legge perfetta, ma perfettibile, e che si tratta di una legge provvisoria come si può evincere dall'art. 3. L'intento per cui si è voluto presentare una legge a termine, è sia quello di correggere eventuali difetti ed incongruenze che possono emergere solo dalla pratica dell'articolato di legge, sia quello di dare la possibilità ai Comuni, proprio attraverso il decentramento dei fondi, di realizzare quelle strutture che li avrebbero resi autonomi e capaci anche da un punto di vista concettuale, di formulare dei programmi compiuti, difficilmente realizzabili oggi, salvo forse da qualche Comune più grosso. Invito il Consiglio a riflettere molto attentamente sull'importanza che, sul piano della realizzazione dello Statuto, può assumere l'accettazione da parte del Consiglio stesso di questa proposta di legge che può essere migliorata e che non si mette in alternativa ad altre proposte riguardanti il decentramento. Non metto in discussione le decisioni della Giunta che decentrano adesso 2,5 miliardi. Il Presidente ci ha detto che diventeranno 5 con il nuovo bilancio, che riguardano una parte del finanziamento che la Regione demanda ai Comuni per assolvere una serie di funzioni. Questa iniziativa è finalizzata soprattutto la risoluzione di quelle opere che i Comuni possono realizzare - stando all'attuale normativa regionale - solo se la Regione decentra loro di volta, in volta ad hoc, i fondi necessari. Sotto questo aspetto vorrei farvi riflettere, perché i Sindaci e gli Amministratori Comunali hanno fatto rilevare che questa situazione comporta penose processioni di Sindaci, deprecate da tutti, determina un grosso malcontento ed un decadimento sul piano della dialettica che deve intercorrere fra l'Amministrazione regionale e comunale, ed infine favorisce l'insorgere di un sistema clientelare, perché gli Amministratori comunali devono venire a perorare di volta in volta la loro causa per riuscire a soddisfare le esigenze della popolazione. Sarebbe molto più costruttivo invece che questi potessero disporre per legge dei fondi che servono a risolvere i loro problemi, e che il tempo impiegato dal Consiglio ad assolvere le delibere concernenti il decentramento di fondi fosse adoperato per legiferare, per creare una condizione di effettivo, reale rapporto democratico fra Consiglio, Giunta e popolazione valdostana.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Lustrissy, ne ha facoltà.

Lustrissy (DP) - Il Gruppo dei Democratici ha accolto con favore questa iniziativa di proposte di disegni di legge popolari, anche perché ormai su questa esigenza di un decentramento di attività e di finanziamenti in favore degli Enti intermedi si è formata una larga opinione, sia a livello di opinione pubblica, sia a livello di Amministratori locali, sia a livello dello stesso apparato regionale. Dopo l'approvazione del riparto finanziario affrontiamo con più tranquillità la trattazione del problema che ci sta di fronte, che è quello di organizzare un sistema di apparati funzionali all'interno dell'Amministrazione regionale e negli Enti locali, i quali - soprattutto sul versante della spesa - provvedano ad effettuare interventi più rapidi e più aderenti alle esigenze reali della popolazione amministrata in ordine ad alcuni settori dove l'intervento da parte dell'Amministrazione regionale è più massiccio, come ad esempio quello dei Lavori Pubblici o della Protezione del Suolo, o dei Servizi Sociali. Questo sistema di decentramento invocato - come ben diceva il collega Carlassare - dalla Regione nei confronti dell'Ente sovraordinato, lo Stato, deve essere attuato anche nei confronti degli Enti locali della nostra Regione, con dei criteri adeguati a questi bisogni di rapidità e di efficacia d'intervento. Oggi, dopo tante discussioni con gli Amministratori locali, dobbiamo passare dalle parole ai fatti, dobbiamo assumere cioè quei provvedimenti concreti che ci permettano di realizzare compiutamente queste aspettative. Allora, nel merito delle proposte di legge presentate o in corso di presentazione o che già da tempo sono all'esame delle Commissioni competenti, dobbiamo dire che sarebbe opportuno, fatti salvi i principi ispiratori sui quali tutti quanti abbiamo concordato, approfondire ulteriormente la tecnica del decentramento, per definire quale tipo di decentramento vogliamo realizzare e quale percentuale del bilancio regionale dobbiamo mettere a disposizione degli Enti intermedi per le loro esigenze. Da qui la duplice necessità di individuare da una parte, queste esigenze sul piano burocratico e dall'altra, la quantità di denaro necessario a farvi fronte. Si richiede pertanto questo ulteriore approfondimento in Commissione affinché l'articolato del sistema legislativo che si dovrà portare all'esame del Consiglio, tenga conto di queste necessità. Questi Enti devono essere messi in condizione di avere un'organizzazione funzionale, che non può derivare solo da uno spogliamento di funzioni da parte dell'Ente regionale nei loro confronti. Per questo motivo e per quanto è stato detto anche dal Consigliere di Nuova Sinistra che fu uno dei promotori dei due D.L., riteniamo che, trattandosi di proposte aperte a miglioramenti per essere meglio finalizzate a questi obiettivi, si renda necessario operare una scelta fra le due proposte. Procedere con degli emendamenti potrebbe anche voler dire improvvisare delle soluzioni non ancora concretamente verificate; infatti il nostro Gruppo aveva già predisposto una serie di emendamenti da presentare ad integrazione delle due proposte di legge, ma abbiamo preferito soprassedere per non dilungare la discussione in sede consiliare, e riservarci nel contesto del prosieguo della discussione in sede di Commissione, di concordare le nostre proposte. Alcune di queste le abbiamo presentate già in Commissione, insieme a quelle di altri Gruppi consiliari, sia concernenti il problema del decentramento in termini finanziari ed operativi, sia per la soluzione di alcuni problemi, quali la casa, la funzionalità delle Comunità Montane. È per questo motivo che, dopo aver consultato i Capigruppo presenti in questo Consiglio, propongo per accelerare i lavori, un o.d.g. con l'adesione di coloro che ne hanno potuto prendere visione, affinché in Consiglio lo si voglia tenere nella debita considerazione e, se lo ritiene opportuno, esprimere un voto favorevole. L'o.d.g. avrebbe questo tenore:

IL CONSIGLIO REGIONALE

Preso atto della volontà espressa dai cittadini elettori che hanno sottoscritto due disegni di legge di iniziativa popolare riguardanti il decentramento finanziario a favore degli Enti locali per l'assolvimento di funzioni nei settori dei lavori pubblici, servizi sociali, culturali ed abitativo;

invita la Giunta regionale a definire nel più breve termine possibile le iniziative legislative in corso concernenti la soluzione dei problemi del decentramento;

dà mandato alla Commissione consiliare permanente per gli Affari Generali, Finanze, Programmazione, Decentramento e Partecipazione di esaminare in apposite riunioni tutte le proposte legislative presentate al riguardo con la consultazione dei rappresentanti delle Associazioni degli Enti locali interessati.

Se in una serie di riunioni riuscissimo a mettere a punto questi D.L. nel senso indicato, tenendo conto dei principi già enunciati, potremmo produrre un lavoro efficace nei confronti di queste richieste di decentramento. È anche per questo motivo che come Gruppo di Democratici Popolari annunciamo la nostra astensione sulle due proposte di legge presentate, sia la n. 307 che la n. 308, abbiamo in questo senso la discussione per non rifarla in un secondo momento.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

Mafrica (PCI) - Comincio con il sottolineare la scarsa attenzione della Giunta a questa discussione. Stamani l'Assessore Ramera lamentava la caduta del dibattito consiliare, e dopo aver fatto questa giusta osservazione, proprio ora che si discute di leggi di grande importanza per la vita della nostra Regione, anche lui è assente. Il Presidente della Giunta ha fatto una comparsa per riferirci la notizia dell'accoglimento del dono da parte del Presidente Pertini e poi è sparito. Fra i Consiglieri della Maggioranza in tutta una serie di Consigli, il via vai è pressoché continuo, e alle volte se non ci fossero i Gruppi d'Opposizione, mancherebbe anche il numero legale.

Ad ogni modo in questo Consiglio il dibattito politico non si può svolgere per ragioni più elevate e meno contingenti di quelle che ho detto adesso. Innanzitutto manca da parte della Giunta regionale la capacità di proposta; se andate a vedere l'o.d.g. del Consiglio di ieri, troverete su 32 punti, 3 mozioni della minoranza, 14 interpellanze ed interrogazioni, alcuni punti presentati dal Presidente del Consiglio, due concorsi presentati dalla Giunta regionale, una modifica alla legge sulla Flora, delle comunicazioni di variazione di bilancio, una variazione del nome di una Ditta, la modifica al regolamento per la possibilità della Giunta di lavorare in economia con cifre superiori e - unica cosa importante - il piano di riparto per i Comuni. La Giunta regionale tende ad evitare il dibattito in Consiglio regionale, ed è questo un danno per lo svolgimento della vita politica in Valle d'Aosta. Il secondo elemento che danneggia il dibattito è la logica interna alla maggioranza che mi trovo costretto a denunciare, perché non si può accettare di andare avanti così. Ci sono all'interno della maggioranza non so se partiti o uomini che contano più di altri, per cui decisioni concordate nel corso di riunioni di Commissioni di Capigruppo, vengono spesso ribaltate e mutati gli orientamenti non appena arriva un "Vir Super Partes" che decide in nome di tutti. Sul decentramento una proposta della Giunta non c'è ancora, si parla di una discussione all'interno della maggioranza che non si presenta in modo chiaro rispetto al Consiglio; pertanto questa scarsa capacità di proposta della Giunta influiscono negativamente sull'andamento del dibattito. Questa è un'osservazione di carattere politico che ho voluto premettere.

Quanto al decentramento, si è discusso molto e molti si discuterà ancora; è una battaglia lunga con numerose tappe. All'interno delle Amministrazioni comunali la coscienza dell'importanza del decentramento è emersa in modo chiaro in numerosi convegni ed anche nella richiesta esplicita da parte degli amministratori comunali di interventi diretti, di somme rilevanti da mettere a loro disposizione. Ma il presupposto per un decentramento effettivo è quello di intendere la funzione della Regione in modo diverso, altrimenti, al di là degli ordini del giorno che potremo votare, non cambierà assolutamente niente. Se la Giunta regionale continua ad impegnarsi anche nella soluzione di problemi marginali ed a pensare all'Amministrazione diretta, non farà quel lavoro, che le compete, di proposta sui grandi temi che la nostra Regione deve affrontare. Non per niente siamo una delle Regioni che non ha ancora il piano di sviluppo, il piano urbanistico regionale, né quello per i trasporti. Se la Giunta potesse invece concentrare la sua attenzione sui grandi problemi che abbiamo, quello dell'occupazione ad esempio o della crisi dell'industria, o della grande viabilità, dell'organizzazione dei servizi, allora potrebbe dare insieme al Consiglio quegli indirizzi che servono a tutti. Buona parte delle funzioni amministrative che oggi sono nelle mani dell'esecutivo, possono essere delegate ai Comuni ed alle Comunità Montane, aumentando così la loro efficienza e la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni, perché vedrebbero che i loro Comuni e le Comunità Montane non sono più solo degli Enti di passaggio per arrivare fino alla Regione. Si rispetterebbe anche il principio di autonomia tanto valido per noi valdostani, che non deve limitarsi solo alla Regione, ma deve valere anche per gli altri Enti. È soprattutto in questo senso che deve essere affrontato il problema del ruolo delle Comunità Montane, delle quali non si deve discutere solo quando se ne devono designare i Consiglieri o quando si avvicinano le elezioni per il Direttivo, e si scatena la battaglia perché ci sia la maggioranza di un colore piuttosto che di un altro. Una volta che questi organismi sono eletti, non sanno poi cosa fare, perché non hanno soldi né personale disponibili, né vengono stimolati a funzionare.

Dal 1973, anno in cui sono state istituite, le prime proposte di legge che fanno riferimento alle Comunità Montane sono state le nostre, presentate qualche tempo fa per la delega di funzioni ai Comuni ed alle Comunità Montane nel campo della Forestazione e dei Lavori Pubblici. Il decentramento si può operare non solo con il trasferimento di funzioni ai Comuni, che fino a prova contraria, è l'orientamento della Giunta, ma con l'assegnare un ruolo ai due livelli di Comune e Comunità Montana.

Dev'essere un decentramento sia finanziario che di competenze e di personale: il decentramento finanziario deve essere fatto in forma limitata ma con la certezza delle entrate. La nostra proposta, su cui occorrerà lavorare ancora, è che si assegni ai Comuni ed alle Comunità Montane, una quota percentuale delle nuove entrate del riparto, consentendo di avere un finanziamento certo e sicuro al tempo stesso dei fenomeni d'inflazione.

Pensiamo in questo modo di servire ai Comuni ed alle Comunità Montane ed abbiamo fiducia nella capacità degli Amministratori dei Comuni e delle Comunità Montane valdostane, perché non è vero che i migliori Amministratori si trovano solo all'interno di questo Consiglio. Per quel che riguarda il decentramento di funzioni, a questo deve accompagnarci anche la messa a disposizione di personale.

Diceva prima il Consigliere Carlassare, che queste proposte di iniziativa popolare hanno messo in moto altre proposte di legge; al tema del decentramento siamo sempre stati sensibili e lo resteremo. Le prime proposte sono state fatte dal nostro Gruppo prima ancora che la Giunta decidesse di andare a quel decentramento finanziario di due miliardi e mezzo, avevamo promosso una campagna per un riparto finanziario nei confronti dei Comuni, ed ogni volta in occasione del bilancio abbiamo sollevato il problema. Dico questo non per affermare una primogenitura - che penso non spetti a nessuno - ma per attestare la nostra volontà politica, in virtù della quale siamo perché tutti i contributi vengono esaminati e possano poi per la loro parte favorire un effettivo avanzamento del decentramento.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Tamone, ne ha facoltà.

Tamone (UV) - Très brièvement pour exprimer l'opinion de l'Union Valdôtaine sur le projet de loi n. 307.

Il est évident que M. Mafrica a voulu rappeler à l'ordre ce Gouvernement régional, qui est très bien représenté aujourd'hui par quatre Assesseurs présents. Il faut rappeler toutefois qu'il y a aussi des questions humaines ou personnelles qui ne peuvent pas permettre à tous les Assesseurs d'être toujours présents aux discussions dans ce Conseil.

Pour ce qui concerne la question de gouverner, Conseiller Mafrica, on ne peut pas qualifier un Gouvernement seulement par le volume des lois qu'il produit. On dit en français: "Gouverner bien c'est gouverner peu". A mon avis, cela est vrai.

En Italie on prépare beaucoup de lois, et ensuite, ou on ne sait pas les appliquer, ou bien tout le monde ne peut pas les connaître. Pour nous, ce qui compte, c'est la présentation des projets de loi réels ; aujourd'hui, on discute un projet de loi sur lequel nous sommes complètement d'accord en ce qui concerne la validité de l'initiative, et nous nous battrons afin que les principes inspirateurs à la base du projet de décentralisation, qui font partie de nos idées fondamentales, puissent avancer encore. Nous l'avons dit maintes fois sur nos journaux et dans les différentes Commissions à tous les niveaux.

Mais quand même, là aussi, il y a un petit défaut dans ce projet de loi n. 307, qui a été signalé par l'Assessorat aux Finances : le manque de financement. Il est très facile de faire des propositions mais, s'il n'y a pas l'argent pour pouvoir réaliser ce qu'on propose, c'est vraiment mettre début des choses qui n'ont pas la possibilité de marcher. M. Lustrissy l'a déjà dit, le problème est assez complexe et nous devrions approfondir la discussion sur ce thème. Nous sommes convaincus que la décentralisation financière doit être faite, mais en même temps on doit décentraliser aux Communes les compétences qui en découlent. On ne peut pas décentraliser des fonds, comme on veut le faire à ce point, sans prévoir ensemble des compétences.

Le Président du Gouvernement régional a déjà dit à l'occasion de la discussion d'une motion, quelle est notre position, la position de cette majorité. Nous sommes d'avis de maintenir et améliorer la loi qui est déjà en vigueur, en la passant de 2 milliards et demi à 5 milliards et pour en proposer une autre plus complète, concernant le financement et la décentralisation des compétences. On sait que ce projet de loi a déjà été présenté à la Junte par le Président du Gouvernement régional et sera discuté dans ce Conseil avec la loi financière. Mais il y a aussi un projet présenté par les Démocrates Populaires, sur lequel nous nous appuyions, qui établit un plan global de décentralisation dans tous les domaines, après avoir examiné les compétences des différents niveaux administratifs de notre Région. A notre avis, elle est indispensable, mais elle doit venir après la décentralisation que nous pouvons déjà réaliser dès maintenant.

Il faut réaliser quand même la décentralisation vis à vis des Communes et étudier ensuite ce plan qui nous permettra de mieux discuter sur les différents niveaux d'Administration, qui doivent exister en Val d'Aoste.

Deux niveaux d'Administration en Val d'Aoste, pour le nombre d'habitants que nous avons à administrer, sont - à notre avis - plus que suffisants ; mais si on arrivera à nous convaincre de la nécessité d'avoir trois niveaux dans notre Région, nous ne nous y opposerons pas, mais serons prêts a en discuter. Il est évident que la Commune doit disposer des moyens financiers et techniques pour pouvoir agir, cela est indiscutable.

Nous voterons l'ordre du jour présenté par le Conseiller Lustrissy, qui résume au fond nos idées et quant au projet de loi n. 307, nous préconisons dès maintenant notre abstention.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Fosson, ne ha facoltà.

Fosson (DC) - La posizione del nostro Gruppo è stata già espressa nella riunione dei Capigruppo con gli Amministratori dei Comuni e delle Comunità Montane, e con l'Associazione dei Sindaci valdostani, per cui ripeto che in linea di principio siamo d'accordo sul decentramento ai Comuni ed alle Comunità Montane, ma siamo del parere che il discorso debba essere approfondito. Ovviamente è un problema molto complesso, di cui si potrebbe parlare per delle ore, riprendendo anche molti argomenti svolti già in questa seduta ed in altre. Tutti conosciamo la capacità dei nostri Sindaci ed Amministratori comunali e le difficoltà cui vanno incontro; in effetti mentre i Consiglieri regionali, dato il loro voto, rispondono solo nei confronti degli elettori, i Sindaci rispondono personalmente delle loro azioni, rischiando molte volte anche la prigione.

Accettiamo l'o.d.g. proposto dal Consigliere Lustrissy e le sue considerazioni e siamo disponibili pertanto ad approfondire il discorso.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Martin, ne ha facoltà.

Martin (UVP) - Il mio movimento riconosce il merito dell'iniziativa popolare, soprattutto per quanto riguarda il tema del decentramento, che abbiamo sempre difeso e che riteniamo, con l'attuazione definitiva del riparto fiscale, debba essere nuovamente affrontato con concretezza per permettere ai Comuni di svolgere con efficacia il loro ruolo di Enti di programmazione e di realizzazione di opere pubbliche, sociali e di interesse comunale.

Al momento attuale i Comuni si trovano senza soldi e sono arrivati a questa situazione perché nell'arco degli anni sono state delegate ai Comuni sempre maggiori competenze, mentre le cosiddette entrate sostitutive sono rimaste pressoché sempre le stesse, perché il loro aumento annuale non ha seguito la svalutazione della moneta. Per altro le entrate sostitutive hanno premiato alcuni Comuni e danneggiato altri, perché sono state collocate su una quota che si riferisce all'anno 1972; quei Comuni che in quell'anno hanno avuto la fortuna di avere delle entrate maggiori rispetto agli anni precedenti hanno avuto un certo premio, mentre altri che a quell'epoca hanno registrato una flessione nelle entrate, sono stati ulteriormente penalizzate. Una questione da discutere con la Giunta riguarda la possibilità di fare un'azione verso lo Stato italiano, per rivedere il meccanismo di ripartizione delle entrate sostitutive verso i Comuni, il cui aumento percentuale di anno in anno non rispecchia la reale svalutazione della moneta.

Dicevo che i Comuni si sono trovati via via sempre più in difficoltà ad investire, se non addirittura a coprire le spese correnti, per cui il ruolo del Comune si è andato svalutando fino a diventare un semplice Ente burocratico che alla fine del mese paga i propri dipendenti, la bolletta della luce e del telefono, ma non riesce ad investire, a fare delle scelte, a realizzare quei programmi che aveva elaborato all'atto della sua costituzione. Dobbiamo invece permettere ai nostri Comuni di funzionare meglio, ed anche se il problema non è di competenza della Regione, in quanto la Finanza locale è di competenza dello Stato, il quale in questo settore è molto carente, la Regione deve agire come valido supporto, decentrando ai Comuni quelle quote necessarie per permettere loro di svolgere efficacemente il loro ruolo.

Sono d'accordo con l'o.d.g. presentato dal Consigliere Lustrissy, perché un problema come questo deve essere ulteriormente discusso dalle Commissioni competenti e dichiaro la mia astensione sui due D.L.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Nebbia, ne ha facoltà.

Nebbia (PSI) - Molto brevemente perché la nostra posizione è già stata più volte illustrata. Abbiamo detto che eravamo pienamente d'accordo e sulla procedura con cui questi due D.L. sono stati presentati, in quanto espressione di una domanda popolare, e sul contenuto in generale, in quanto riteniamo che una maggiore podestà di autonomia ai Comuni sia utile. Abbiamo alcuni dubbi sulle modalità di applicazione della legge, o meglio sui parametri, in quanto ci sembra che questi non corrispondano sempre alle effettive necessità di questi Enti, e - su un piano generale - sull'organizzazione dei Comuni stessi, nel senso che saremmo favorevoli al loro costituirsi in un Consorzio - un ipotetico terzo livello, come aveva accennato il Consigliere Tamone in precedenza ma in senso negativo - al quale delegare alcune delle funzioni dei Comuni; ma questo è un problema istituzionale che non riguarda la proposta di legge.

Comunque riteniamo opportuno che la legge venga approvata dal Consiglio e che sia inutile una posizione di bandiera per affermare che la tale forza politica è favorevole mentre l'altra non lo è; siamo pertanto favorevoli all'approvazione dell'o.d.g. presentato, in quanto un approfondimento ulteriore ed un confronto fra i diversi D.L. può portare all'approvazione definitiva di una norma indispensabile per l'autonomia comunale.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Tonino, ne ha facoltà.

Tonino (PCI) - Non voglio riprendere i concetti di fondo enunciati prima dal Consigliere Mafrica a nome del nostro Gruppo, tuttavia è sbagliato non dare oggi a questa iniziativa che è tale da ben cinque o sei mesi, una risposta concreta, non entrare nel merito di questo progetto di legge di iniziativa popolare per poter passare - come dice il Consigliere Lustrissy - dalle parole ai fatti. Indubbiamente il problema del decentramento ha necessità di un serio approfondimento, ed in tal senso anche noi avevamo votato a favore della proposta dei Democratici Popolari, per uno studio complessivo del decentramento, per individuare cioè le funzioni dei Comuni e delle Comunità Montane e della Regione. Tuttavia oggi è necessario un primo momento che è quello di un decentramento finanziario, dopodiché ci sono ormai Gruppi politici che si sono espressi per un secondo livello, che abbiamo individuato come il momento della delega e che l'Union Valdôtaine ha definito come una prima responsabilizzazione dei Comuni nell'esecuzione delle opere pubbliche, e comunque un ulteriore passo in avanti nella politica del decentramento.

Questo mi fa dire che oggi, se tutti sono d'accordo, possiamo dare una risposta positiva alla necessità di aumentare il decentramento finanziario ai Comuni.

Sono abbastanza ipocrite le argomentazioni portare qui oggi per contestare la legge. Il Consigliere Tamone dice di essere d'accordo nella sostanza, peccato però che non ci sia il finanziamento, e questa è veramente un'assurdità perché tutti sanno che è stata approvata, promulgata e pubblicata la legge con il n. 690. Comunque sta di fatto che le entrate tributarie della Regione a partire dall''81-'82, sono decisamente aumentate anche se non saranno i 340 miliardi che diciamo che sono. Per cui se modifichiamo l'art. 8, che era stato formulato in modo generico dai promotori della legge di iniziativa popolare, e scriviamo (abbiamo pronto l'emendamento che presentiamo): "Agli oneri di cui alla presente legge si fa fronte con le maggiori entrate tributarie, di cui alla legge 26/11/81, n. 690", abbiamo risolto se vogliamo il problema del finanziamento. Questa formulazione permette alla legge di passare, ne siamo profondamente convinti. Abbiamo già approvato a suo tempo altri provvedimenti che prevedevano il finanziamento con le maggiori entrate dimostrate dall'Assessorato alle Finanze, e mi si deve provare che l'Assessorato alle Finanze oggi è in grado di dimostrare l'opposto. Questa è la prima argomentazione che ci sembra effettivamente non valida; la seconda riguarda la suddivisione dei fondi ai Comuni. I Consiglieri che hanno partecipato agli incontri con l'Associazione dei Sindaci sanno che in effetti la ripartizione proposta dal Comitato promotore non è stata accettata ed in effetti il problema che il Consiglio regionale ha di fronte nel momento in cui distribuisce questi fondi ai Comuni, è duplice. In primo luogo c'è la necessità di fare in modo che i Comuni abbiano un minimo di finanziamento che permetta loro di chiudere il bilancio e di fare piccoli interventi.

Questa funzione in sostanza è quella di sopperire, come Regione, ad una deficienza dello Stato, il quale non ha mai affrontato il problema della Finanza locale in modo serio; la seconda funzione, implicita però nel decentramento finanziario, è quella di tentare un riequilibrio territoriale, favorendo quei Comuni che hanno problemi di carattere economico rilevante. Per questo probabilmente i criteri di ripartizione debbono ogni anno essere valutati in base a variabili non sempre uguali.

Durante l'approvazione dell'ultima legge di decentramento di 2,5 miliardi, mentre tutti assieme si valutava il parametro dello Stato che riguardava le entrate sostitutive delle imposte soppresse, abbiamo notato che questa entrata creava delle disparità fra i Comuni e abbiamo introdotto di conseguenza un correttivo nel nostro intervento regionale. Ogni anno probabilmente le variabili possono modificarsi, per cui il Consiglio è soggetto a scelte diverse; queste ragioni ci fanno essere dell'avviso che l'art. 4, dove si fissa in un modo un po' troppo schematico la ripartizione dei fondi ai Comuni, debba essere modificato e che la ripartizione avvenga secondo un piano che sia annualmente approvato dal Consiglio regionale, il quale in quell'occasione fissa i criteri ed autorizza un dibattito politico su come sono stati spesi i fondi e sugli effetti che ha avuto il decentramento finanziario. Con una modifica come questa si rispetta la volontà del Comitato promotore e si fanno salve anche le esigenze di valutare di anno in anno il finanziamento più opportuno.

Presentiamo perciò questo due emendamenti al D.L. approvando i quali si rispetta prima di tutto la volontà degli elettori che si sono fatti carico di presentare una proposta e si da una risposta immediata alle esigenze dei Comuni, e preannunciamo fin d'ora il voto favorevole del nostro Gruppo.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Voyat, ne ha facoltà.

Voyat (UV) - Certo che qui essere accusati di ipocrisia, di qualunquismo o di contare poco, è all'o.d.g.. Sappiamo anche da che parte vengono le accuse e non è che ce la prendiamo molto. Per l'ennesima volta ripetiamo che se da una parte si parla, dall'altra non si vuole sentire e se non si vogliono ascoltare le motivazioni della maggioranza e la si vuole coercire ad accettare quello che vuole l'opposizione, non la si troverà mai disponibile a degli accordi. Lo abbiamo detto ai Sindaci dove il PCI non c'era, ma ce n'era un numero abbastanza grande nel dibattito con l'Associazione dei Sindaci, lo abbiamo detto in diverse Commissioni e lo ripetiamo oggi in Consiglio dopo quanto ha già detto il Consigliere Tamone: la nostra proposta è di due leggi per il finanziamento ai Comuni, una per il finanziamento normale, ordinario, statutario addirittura, con la quale i Comuni prendono i soldi e li destinano come meglio credono, l'altra finalizzata per certi settori dove le necessità dei Comuni sono maggiori. Questa proposta è stata accettata dai Sindaci, a differenza di quanto è successo per questa legge che invece viene proposta al Consiglio oggi, sulla quale nemmeno i Sindaci erano d'accordo in quanto anche loro hanno detto di volere una legge finalizzata. A questo punto non c'è da meravigliarsi se il Consigliere Tamone dice che per il 1981 non ci sono i finanziamenti e che tutto partirà dall'anno 1982, vedendo in tutti i casi di farlo al più presto possibile e secondo le iniziative di cui abbiamo già parlato.

Sulla bontà o meno di questa iniziativa dico come il Consigliere Carlassare che ognuno ha i suoi diritti: posso anche giudicarla dettata più dalla strumentalizzazione politica che dalla necessità, perché una legge poteva essere presentata benissimo da un Consigliere senza bisogno di andare in giro a dire cose on giuste e non vere, perché la maggioranza ha sempre affermato di essere favorevole al decentramento finanziario e di aspettare solo di avere la possibilità di farlo. Ed è quello che è successo, perché non appena si è avuto sentore d'avere il riparto fiscale da Roma, subito la maggioranza ha deciso di portare avanti questa proposta.

Sollevato il problema tutti ne discutono - dice il Consigliere Carlassare - il quale, se non sbaglio, si interessa di politica in Valle d'Aosta da poco tempo, altrimenti saprebbe che per vedere da quando è partito un certo decentramento nella nostra Regione bisogna risalire al 1964 - maggioranza l'Union Valdôtaine - anno in cui c'è stata la prima legge di intervento a favore dei Comuni, perché lo stato non interveniva. Adesso riproponiamo la ristrutturazione e l'ampliamento di una legge di questo genere dove, ad un certo punto, si ricalca un centro di decentralizzazione. Il Consigliere Mafrica ci viene a dire che il suo Gruppo è sempre stato favorevole al decentramento, ma - aggiungo io - per fare delle leggi o per dare delle competenze senza dare dei finanziamenti. Non avete mai fatto un decentramento finanziario per aiutare questi Enti pubblici che ne hanno bisogno. Ne è una prova il rifiuto che la maggioranza di allora - di cui faceva parte il PCI - oppose ad una richiesta di finanziamento per i Comuni, avanzata dall'Associazione dei Sindaci, che in quegli anni si andava costituendo. È vero che si può cambiare idea nel giro di otto anni, ma in questo caso il PCI dimostra di cambiarla a seconda che si trovi in maggioranza o meno.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Faval, ne ha facoltà.

Faval (UV) - Je ne veux pas entrer dans les questions de loi, parce que les Conseillers qui m'ont précédé, ont tous dit ce que l'Union Valdôtaine pense à cet égard. Toutefois, on a entendu ce matin différentes thèses et une longue philosophie sur les mots "décentralisation" et "autonomie". Le Conseiller Carlassare a dit que ceux-ci sont des mots magiques; d'après ce que j'ai entendu, je dirais qu'il s'agit là de mots trop élastiques, car on les emploie et les utilise de la façon qu'on préfère, et ainsi il pense présenter les choses les plus drôles dans ce Conseil et même ailleurs. Je dis ceci, parce que je n'ai pas compris quelle est l'opinion de la nouvelle gauche, du parti communiste et d'autres, au sujet de ces deux mots. Nous de l'Union Valdôtaine, en ce qui concerne tout au moins la signification politique de ces deux mots, nous n'acceptons pas de leçons aussi bien dans ce Conseil qu'ailleurs.

On a entendu dire ce matin que la cause des difficultés des Communes c'est l'Administration régionale, et spécialement la Junte régionale. Il est faux et en même temps puéril que des groupes politiques comme Parti Communiste, puissent faire de telles affirmations. On ne peut pas continuer ici a chercher de brouiller les cartes et confondre les idées. Il faut répéter d'une façon très claire qu'aussi bien les Communes de la Vallée d'Aoste que celles du restant territoire de la République ont d'énormes difficultés, qui sont fondamentalement à attribuer à l'Etat. On ne peut pas donner à la Junte et à l'Administration régionale les responsabilités que ces deux organismes n'ont pas. Autonomie - du grec autos vonos - signifie la liberté de se gouverner pas ses propres lois. L'Administration régionale possède cette capacité législative d'après les articles 2 et 3 du statut spécial. Dans aucune des matières indiquées aux articles 2 et 3 il est dit que le Conseil régional a la capacité de légiférer en ce qui concerne les Communes. Voilà un point ferme : le Conseil régional a voté une loi d'intégration pour le traitement des Syndics et cette loi a été rejetée. De ce fait on nous a dit, que n'ayant pas la capacité législative en cette matière, les Communes de leur côté, n'ont pas la possibilité de se donner des lois ; il existe "Un Testo Unico, Legge Comunale e Provinciale" qui date de longtemps et qui limite la capacité d'intervention des Communes dans les différents domaines administratifs de la Commune elle-même. Il ne faut pas confondre ces choses, parce que on a dit à quelqu'un de l'Union Valdôtaine qu'il a été hypocrite en disant ce que, moi - par exemple - je partage entièrement.

Il est bien plus hypocrite de chercher de brouiller les cartes de cette façon et de ne pas avoir la capacité, la volonté et le sérieux d'attribuer à chacun ses responsabilités.

Après le mot "autonomie" je veux passer au mot "décentralisation". Là aussi on suit des slogans qui viennent d'ailleurs, car de temps en temps les partis nationaux lancent des mots d'ordre et alors il faut parler de certaines questions. Nous de l'Union Valdôtaine, nous nous sommes battus depuis toujours pour obtenir une véritable décentralisation de pouvoir de l'Etat à la Région et nous voulons en faire autant envers les Communes.

Pour faire un travail comme il faut, nous devons tenir compte de la situation orographique, géographique, météorologique, culturelle, sociale et économique du Val d'Aoste, et aussi du fait qu'il y a, chez nous, soixante-quatorze Communes, dont l'une est différente de l'autre; en ce sens un plan de décentralisation doit tenir compte des différentes situations réelles dans lesquelles chacune de ces Communes doit agir.

Si nous demandons à Rome de faire des lois en tenant compte des différences qui existent entre Palermo, Rome et Bolzano, alors nous devons nous-mêmes considérer qu'en Val d'Aoste il y a soixante-quatorze Communes bien distinctes et dont la décentralisation de la façon qu'elle a été proposée, pourrait, dans certains cas, être un poids.

A notre avis, la meilleure décentralisation consiste à organiser en Val d'Aoste le systeme, le plus rapide et le plus efficace, de dépenser l'argent qui appartient aux Valdôtains.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare, ne ha facoltà.

Carlassare (DPROL) - Come ho avuto già occasione altre volte di dire, il Consigliere Faval ha messo il dito nel punto giusto: in effetti siamo di fronte a delle prese di posizione ipocrite, mentre non è stato ipocrita il Consigliere Faval. Quello che c'è in discussione qui oggi, è il concetto stesso di decentramento. Cosa si intende per decentramento? Quale funzione si vuole far svolgere alla Regione in rapporto ai Comuni, alle Comunità Montane ed agli Enti decentrati? Questo è il senso vero della discussione politica, al di là dei parametri e delle virgole che si vogliono spostare, di una discussione fatta su leggi di iniziativa popolare o su leggi presentate dalla Giunta o dal singolo Consigliere. Vorrei chiarire perché è falso affermare che questa proposta manca di finanziamento per il 1981: la presente legge avrà valore per gli anni 1982-83-84, per cui è quantomeno ovvio e pretestuoso sostenere che per l'anno 1981 non c'è la copertura finanziaria; e volendolo, il finanziamento lo si può ottenere dal momento che è ancora da discutere il bilancio del 1982.

Un altro discorso poco chiaro è dire che questa legge non è finalizzata perché non è vero. Nell'art. 2 si dice: " Tali somme dovranno essere utilizzate solo per finanziare la costruzione, il completamento, o la ristrutturazione di opere pubbliche e per l'avviamento e la gestione di servizi di carattere sociale e culturale, d'interesse comunale o intercomunale". Non si può specificare opera per opera, perché questa è una funzione che dev'essere svolta dai Comuni, ma risulta chiaro che è finalizzata in quanto queste non possono essere utilizzate per esempio per le spese correnti. In questo senso non si vuole assolutamente andare in contraddizione ed essere una legge che sostituisce ad esempio quelle dei 2,5 miliardi. Per me la legge è finalizzata e difficilmente questa - o qualsiasi altra legge - potrà essere finalizzata in modo migliore.

Si può semmai aggiungere: "Previa presentazione di progetti da parte del Comune", ma si deve considerare che c'è anche tutta una serie di interventi nelle opere pubbliche che non può essere preventivata, come ad esempio in caso di sinistri, di disgrazie, calamità ecc. Ed anche questo rilievo risulta dunque abbastanza pretestuoso.

E così arriviamo al nocciolo della questione di cui ha già detto il Consigliere Faval. Bisogna riconoscerlo: tutto il resto si sarebbe potuto aggiustare e si può ancora aggiustare, cos'è allora che non si può aggiustare? È il tipo di decentramento.

Sono d'accordo che nel 1964 è stata fatta una legge in favore del finanziamento da parte della Regione verso i Comuni e che c'è la legge dei 2,5 miliardi, ma non sono d'accordo su come viene fatto questo decentramento. Questi soldi, se prendiamo l'elenco dei Lavori Pubblici appaltati nel corso del 1981, vediamo che sono già stati quasi tutti spesi. E poi si potrebbe discutere se i 2,5 miliardi e mezzo possono essere sganciati dalla cifra in se stessa, e adottare il sistema di agganciarli in qualche modo in percentuale al bilancio. Il problema è che qui si vuole decentrare nei confronti dei Comuni, è vero,ma lo si vuol far ad hoc, di modo che di volta in volta il Sindaco viene qui a dirci la motivazione della necessità finanziaria del suo Comune. Questo comportamento sfalsa e devia la funzione reale che deve svolgere questa Assise, che è quella di legiferare e non di distribuire di volta in volta il denaro; ed è questa in sostanza la funzione che non si vuol mollare perché permette alla struttura politica che gestisce la maggioranza, di controllare i fondi che vengono distribuiti.

È chiaro che il bilancio dev'essere speso, ma la Regione sta diventando l'Ente che distribuisce più soldi di tutte le altre strutture occupazionali in Valle. È chiaro che di fatto l'occupazione regionale non è più dell'ordine dei 1500 dipendenti regionali ma delle migliaia di persone che di fatto prendono uno stipendio perché la Regione di volta in volta distribuisce i soldi. È chiaro che questo è un decentramento, ma proprio questo tipo di decentramento noi vogliamo combattere con questa proposta di legge. Il decentramento, se vuole essere tale, deve assolvere ad alcune prerogative fra cui quella che sia fissato per legge - e non perché si hanno più conoscenze - che questi soldi arrivano: la processione dei Sindaci sta a significare soprattutto questo.

Questa proposta di legge non vuole essere esaustiva del problema del decentramento; il nocciolo vero della questione che bisogna risolvere è se questo Consiglio ha la volontà o no di modificare un andazzo ormai in vigore da molti anni. Occorre la volontà di fare assumere all'Ente Regione nel suo complesso, al Consiglio, alla Giunta, una funzione diversa che diventerà essenziale per uno sviluppo corretto della nostra Regione. Occorre superare un concetto di conduzione della "Cosa Pubblica" che si basa quasi esclusivamente sui favori - magari anche giusti - per instaurare un decentramento attraverso delle leggi-quadro, che diano la possibilità agli Amministratori di intervenire di volta in volta secondo il loro bisogno.

Uno dei rilievi fatti dai Sindaci era anche che certe colpe - come dice il Consigliere Faval - non sono della Regione ma dello Stato. Dal momento che c'è un decentramento finanziario di notevole importanza che va alla Regione, essi chiedono che nonostante tutte le carenze dello Stato, questo sia decentrato a sua volta dalla Regione nei loro confronti. Ed a questo punto mi pare sia chiarito qual è il vero senso della votazione che si va a fare, ed inviterei le forze politiche che si asterranno, bocciando così la legge, a fare una riflessione sul fatto che non è in discussione solo la legge, ma una volontà politica, cioè se si vuole che i cordoni della borsa continuino ad essere nelle mani di chi ci siede sopra.

Per quanto riguarda le modifiche proposte dal PCI, accetto in pieno la modifica portata all'art. 8, che non modifica per niente il senso della legge, anzi ne facilita l'iter nel caso - molto improbabile, viste le dichiarazioni che ci sono state - che la legge venga approvata; per il resto non mi sento di accettare perché ho avuto da parte del Comitato promotore una disposizione di attenermi rigidamente all'articolato di questa proposta.

Infine, vorrei dire che l'o.d.g. presentato dal Consigliere Lustrissy non fa che cancellare tutta la discussione fatta e rimette nelle mani della Giunta il problema del decentramento, per cui le proposte di legge che ne verranno fuori con ogni probabilità altro non saranno che la ripartizione di quelle già esistenti, magari in versione migliorata ma con lo stesso criterio di mantenere alla Giunta ed alla maggioranza il cordone della borsa e senza mettere in moto quel meccanismo di un reale decentramento di potere, funzioni e fondi nei confronti delle strutture decentrate.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Tonino, ne ha facoltà.

Tonino (PCI) - Ho chiesto di fare un secondo breve intervento, perché, pur avendo anch'io apprezzato la schiettezza del Consigliere Faval, devo dichiarare che ha - spero non volutamente - travisato le nostre posizioni. Intanto si è sbagliato nel dire che qui si vogliono imbrogliare le carte, senza spiegarne meglio il perché. Ha detto che è infantile non fare riferimento alle deficienze dello Stato e si dimentica che proprio io ho sottolineato che l'intervento della Regione nel campo del decentramento finanziario va a surrogare una deficienza dello Stato nei confronti di un nuovo ordinamento della Finanza locale da anni in discussione, ma non ancora realizzato. Su questo punto vogliamo dire al Consigliere Faval che siamo disponibili a fare battaglia allo Stato con delegazioni, o.d.g., manifestazioni; ma a parte questa, che pure resta una battaglia da fare, si tratta di vedere cosa fare nella Regione perché i Comuni superino le difficoltà che incontrano oggi, e non faccio più riferimento allo Statuto perché è irrilevante. Si tratta di rivalutare la funzione che hanno i Comuni e le Comunità Montane senza confondere i ruoli, che è fondamentale per un riferimento al concetto di autonomia.

Per noi autonomia è rendere possibile l'autogoverno nella nostra Regione a tutti i livelli e una più larga partecipazione della popolazione alle scelte, ma le esperienze di questi ultimi anni ci insegnano che se si fanno solo le leggi senza i finanziamenti, la partecipazione cade, per cui dobbiamo fare in modo che le Comunità locali abbiano funzioni e finanziamenti adeguati.

Voglio aggiungere anche ci si tratta di "restituire" alla popolazione locale quella capacità di autogoverno che una volta aveva e che è venuta meno col crescere d'importanza della Regione ed insieme di una concezione per la quale è più comodo delegare alla Regione. Vogliamo allora invertire la tendenza, per cui la questione fondamentale diventa molto semplice: stanno arrivando dei nuovi finanziamenti, continuiamo a spenderli con il vecchio metodo o vogliano invece modificare il modo di essere della Regione nel suo complesso, per far partecipare a questo momento di scelta e di spesa anche altri livelli?

Sul decentramento mi permetta di dirle, Consigliere Faval, che slogans sono i suoi, altrimenti le affermazioni sulle differenze di funzionamento fra i diversi Comuni non sono forse anche questi degli slogans? Si tratta di innestare un processo graduale che mette nel più breve tempo possibile questi Comuni in grado di spendere - su questo siamo d'accordo con il Consigliere Faval - in tempi brevi e nel modo migliore, ma non siamo convinti come probabilmente lo è lui, che la Regione sia oggi l'Ente che spende bene e presto; anzi potremmo fare molti esempi per dire che è vero l'esatto contrario. Si tratta di abbandonare gli slogans e di smettere di cavalcare una moda, siamo i primi ad essere d'accordo; occorre discutere delle cose e fra non molto ne avremo l'opportunità.

Per quanto riguarda l'affermazione di ipocrita, mi sono fatto portare il vocabolario della Lingua Italiana, dove si dice che è ipocrita colui che simula atteggiamento o sentimenti esemplari. Non volevo offendere nessuno, dire: "Non si può trovare perché nell'82 non ci sono i soldi" non è simulare un atteggiamento esemplare, ma non vero, perché è indubbiamente falso che nel 1982 non ci sarà la possibilità di mettere dieci miliardi a favore del decentramento ai Comuni.

Ho voluto dire queste cose perché non mi piace passare per uno che cerca di imbrogliare; abbiamo le nostre idee e siamo disposti a confrontarle con tutti.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

Mafrica (PCI) - In tutti gli interventi, compresi quelli di questo tipo, c'è sempre una parte - per così dire - polemica che si riferisce alle argomentazioni sollevate dalle altre forze politiche, ed una parte più strettamente inerente al problema e pertanto effettiva e fondata, e credo che tutti i Consiglieri abbiano la capacità di distinguere nei diversi interventi fra queste due parti. Cominciamo con il considerare il punto in cui il Consigliere Voyat nel suo intervento dice che l'Union Valdôtaine nel 1964 ha fatto la prima legge di decentramento. Questo modo di presentare i fatti evidenzia due aspetti di un atteggiamento mentale: da una parte l'orgoglio di partito che certamente tutti posseggono e che dal mio punto di vista è legittimo e lodevole, dall'altra un atteggiamento di prevaricazione che invece noi dell'Union Valdôtaine riteniamo in questa fase storica abbastanza forte. Infatti, ricordarsi del 1964 senza ricordarsi che nello stesso anno assieme all'Union per la prima volta in Italia, e non è cosa da poco, c'erano in Giunta anche i Comunisti, significa voler mettere sempre e comunque in primo piano il proprio Gruppo; è poi quanto avviene oggi con maggioranze diverse, com'è risultato anche dalle discussioni che abbiamo avuto ieri. Ma alle argomentazioni portate il Consigliere Tonino credo abbia già risposto. Effettivamente dire che non si può andare al decentramento finanziario oggi perché non ci sono i soldi, è un'affermazione che non sta in piedi. Il Ragioniere capo ci ha detto il 3 dicembre nella Commissione Affari Generali che le previsioni nel bilancio formale presentato per avere l'esercizio provvisorio sono di centoventi miliardi di riparto fiscale, ma che questo corrisponde ad 1/3 delle entrate effettive del riparto fiscale per il 1982, che quindi dovrebbe essere di 360 miliardi, di cui almeno 140 sono di arretrati, ovviamente per il 1981. Ora, si può sostenere tutto, anche che non ci sono i soldi, ma non corrisponderebbe al vero.

È stato detto che la legge non sarà approvata perché non abbiamo competenza in materia di Finanza locale; questa legge ha caratteristiche analoghe a quella, annuale, che ogni anno approviamo per dare i 2,5 miliardi ai Comuni, per cui anche questa argomentazione risulta pretestuosa.

Ed arriviamo all'argomentazione di fondo, che il Consigliere Faval ha sostenuto anche nella riunione con i Sindaci ed alla quale i Sindaci hanno già risposto. L'argomentazione è che non possiamo fare un decentramento generico, omogeneo per tutti i Comuni, perché i Comuni sono settantaquattro e sono diversi e fra questi ce ne sono anche di piccoli. Viene fatto sempre lo stesso esempio, ormai tirato fuori direi decine di volte, che giustifica il fatto di non voler andar ad un decentramento. Innanzitutto dice il Consigliere Faval che non è serio prendersela con la Giunta regionale, è pura polemica, bisogna mettere in evidenza le responsabilità dello Stato. Noi le responsabilità dello Stato e dei Governi le mettiamo in evidenza ad un punto tale che il Governo Spadolini, qualche settimana fa, prima che purtroppo il dibattito politico fosse spostato sulla Polonia, era stato messo in difficoltà perché i Comunisti avevano ottenuto dal Presidente del Consiglio un impegno per sfondare il tetto prefissato e concordato con le altre forze per il finanziamento ai Comuni. Certo; perché siamo dell'idea che i Comuni debbano avere le loro finanze garantite. Cinquantamila miliardi - lo ha detto il Ministro Formica - potrebbero essere cinquantatremila, ma non facciamo i tabù con una cifra, i problemi sono di natura politica; quindi se vale per il Ministro componente del Governo, il discorso può essere fatto anche da una forza di opposizione. Le responsabilità dello Stato non solo noi le riconosciamo, ma costantemente, in Parlamento e nelle Associazioni in cui siamo presenti - come l'A.N.S.I. e altre - ci battiamo perché i Comuni abbiano quanto loro spetta. Sono convinto che effettivamente le accuse importanti da muovere alla Giunta riguardano il suo modo di governare; la scelta per noi è una delle due scelte principali e qualificanti. Nell'operato della Giunta regionale si deve procedere ad un cambiamento soprattutto in queste due direzioni: il modo di programmare e di prefigurare cosa si vuole fare, ed il modo di atteggiarsi rispetto ai Comuni ed alle Comunità Montane. Alla Giunta muoviamo una accusa di natura politica e non polemica, che è quella di avocare funzioni e compiti che potrebbero essere esercitati altrettanto bene - forse meglio, ma va verificato - da parte dei Comuni e delle Comunità Montane. In questo senso noi diciamo che non si vuole il decentramento.

L'argomentazione di fondo del Consigliere Faval riguarda i settantaquattro Comuni che non possono essere trattati in modo omogeneo, in quanto ce ne sono alcuni che non saranno mai in grado di gestire delle somme perché privi di personale e di strutture tecniche adeguate. Nessuno può negare che i Comuni siano fra loro diversi, ma allora perché per quel che riguarda la ripartizione annuale fra i Comuni, la stessa Union Valdôtaine è d'accordo sul fatto che si debba distribuire una grossa parte in modo omogeneo fra tutti i Comuni. Uno dei principi fondamentali dell'attuale criterio di ripartizione è quello di privilegiare i Comuni piccoli rispetto ad altri; dare di più nella quota che si da in parti uguali, che non in quella che si da in riferimento alla popolazione, perché c'è evidentemente da questo punto di vista l'idea che comunque i piccoli Comuni quei soldi li sanno utilizzare e ne hanno bisogno. Quindi cominciamo a stabilire un aumento delle somme che diamo ai Comuni, perché questa legge in sostanza non è altro che la legge annuale che funziona per un più prolungato numero di anni ma che ha gli stessi fini, e successivamente con altre normative ed altri provvedimenti diamo la possibilità di utilizzare personale e di disporre di strutture proprie, per coloro che hanno l'Ufficio tecnico, o di avvalersi di quelle delle Comunità Montane, affinché anche i piccoli Comuni possano avere autonomia nelle proprie decisioni, invece di presentare un elenco di dodici opere, tra cui è la Giunta o l'Assessore che scelgono quale verrà eseguita. Se si da oggi, con gli emendamenti che abbiamo proposto, una quota più rilevante ai Comuni, non si commette nessuna azione contraria ad indicazioni che a parole si dicono voler dare da parte delle diverse forze politiche.

Ancora un'argomentazione è stata sollevata e cioè quella che la Regione non ha competenze in materia di Finanza locale. Questo è vero ma ci si appiglia ad un elemento formale. Se lo Stato ha ripartito somme di questo genere nei confronti della Valle d'Aosta, è perché ha riconosciuto nella Regione non dei compiti formali, ma una rappresentatività complessiva della popolazione valdostana. Credo pertanto che l'entità del riparto fiscale non venga solo per le funzioni proprie della Regione, ma perché si vuole dare al Consiglio regionale, che è l'Ente che meglio rappresenta la collettività valdostana, la possibilità di decidere autonomamente. Di conseguenza, se decide di decentrare ai Comuni e Comunità montane studiando le forme di intervento necessarie, rispetta sostanzialmente il discorso anche nei confronti dello Stato. Crediamo che già con le condizioni attuali si possa fare molto e che si possa procedere.

Vogliamo fare un'ultima osservazione: non riteniamo la proposta di legge popolare perfetta ed abbiamo detto che la voteremo non per motivi di schieramento e neppure perché la riteniamo la migliore possibile, tanto è vero che abbiamo proposto un emendamento per superare la questione del finanziamento.

Si tratta di un secondo emendamento che toglie la parte relativa al riparto. Ripetiamo ancora che ai Comuni deve andare, per la parte finanziaria, una quota percentuale delle entrate del nuovo riparto fiscale e ci adopereremo perché si arrivi a un provvedimento definitivo di questa natura. Intanto ci sembra che distribuire comunque queste somme oggi, provvisoriamente, equivalga a dare un segno che si vuole percorrere la strada del decentramento concreto. Potremmo anche votare l'o.d.g. che impegna la Giunta ed il Consiglio a fare meglio in futuro, però bisogna vedere cosa concretamente si fa quando si tratta di decidere.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Nebbia, ne ha facoltà.

Nebbia (PSI) - Solo per dichiarazione di voto perché è opportuno precisare meglio la nostra posizione. Dal punto di vista generale, visto che questa mattina si sono illustrate le posizioni di diversi movimenti sul problema del decentramento, credo non sia il caso di chiarire ulteriormente qual è stata negli anni e qual è ancora oggi quella del nostro partito; mentre invece ritengo opportuno che in questo Consiglio si chiarisca bene che cosa si vuole e mi riferisco ad alcune osservazioni che ha fatto il Consigliere Carlassare. Distinguo due posizioni: una di queste è la linea sostenuta dalla Nuova Sinistra, dal PCI, che vuole a tutti i costi un decentramento e che vuole affermare che il decentramento è per principio da sostenere, per cui è opportuno arrivare ad una votazione in Consiglio dove i buoni votano a favore ed i cattivi contro il provvedimento. Personalmente la considero una posizione errata, nel senso che le posizioni di principio sono note, e che a volte il principio perché si affermi, dev'essere reso effettivo con degli atti concreti. Il primo atto, al quale siamo sempre stati favorevoli perché ci è parsa una conquista di democrazia, è stato quello di affermare di fronte all'elettorato ed alla popolazione, l'importanza di ben determinati problemi. È anche vero che l'aver raccolto un certo numero di firme su provvedimenti di legge e proposte ha portato molte forze politiche ad affrontare direttamente il problema, a fare a loro volta altre proposte. Però direi che da questa fase in poi bisogna arrivare alla soluzione del problema, facendo sì che i Comuni abbiano questi fondi. Mi pare di aver capito che questa è la volontà unanime del Consiglio, sia pure con delle differenti valutazioni sugli aspetti di applicazione del provvedimento. In questo senso avevo affermato la nostra volontà di votare a favore dell'o.d.g. perché i Comuni devono vedere confermate le loro giuste esigenze e tutto il Consiglio deve votare a favore di un D.L. di finanziamento dei Comuni.

Voler affermare una questione di principio ed utilizzare strumentalmente dei voti espressi in Consiglio per dire chi era favorevole e chi no, ci sembra una posizione sbagliata, che potrà permettere ad alcune forze politiche di incarnarsi in paladini di certe idee, ma che non avvicina certamente i Comuni alla soluzione dei loro problemi ed al finanziamento. È più utile allora - ed in questo senso valutiamo importante il terzo comma dell'o.d.g. - che si arrivi in sede di Commissione consiliare permanente per gli Affari Generali, a discussioni concrete, a delle conclusioni, piuttosto che fare una battaglia come si sta facendo oggi in Consiglio, passata la quale tutto resta come prima.

Presidente - È chiusa la discussione generale. Ai sensi dell'art. 61 chiedo che il Consiglio si pronunci mediante votazione palese sull'o.d.g. presentato dal Consigliere Lustrissy, sul quale già nei vari interventi ci sono state dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto sull'o.d.g. del Consigliere Lustrissy, il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

Mafrica (PCI) - Vorrei sapere se per regolamento è necessario votare questo o.d.g. prima della votazione della legge.

Presidente - All'art. 61, 4° comma, si dice: "Gli ordini del giorno sono votati subito dopo la chiusura della discussione generale". Ovviamente prima dell'esame dell'articolato.

Mafrica (PCI) - Vorremmo spiegare qual è la difficoltà di fronte alla quale ci troviamo. Come facciamo a votare un o.d.g. che di fatto da per scontato che le leggi saranno respinte, quando intendiamo votare a favore? Se il regolamento dice che è necessario votarle adesso, ci asteniamo.

Presidente - Faccio una brevissima spiegazione. Risalendo nel tempo, nella prassi, proprio perché si tratta di o.d.g. che debbono poi dare un orientamento, devono essere presi in considerazione nel momento in cui passando all'esame dell'articolato, chi ha votato a favore o contro l'o.d.g., si comporta nella votazione per quella che è la sua posizione.

Metto in approvazione l'o.d.g. presentato dal Consigliere Lustrissy, che non rileggo perché è stato distribuito a tutti i Consiglieri.

Esito della votazione:

Presenti: 29

Votanti: 23

Astenuti: 6 (PCI ad eccezione di Carral)

Favorevoli: 22

Contrari: 1

Il Consiglio approva.

Presidente - Passiamo alla trattazione dell'articolato.

Do lettura dell'art. 1:

Art. 1

Al fine di rafforzare le autonomie locali e promuovere il decentramento del pubblico potere, la Regione Autonoma della Valle d'Aosta eroga, con la presente legge, ai 74 Comuni della Valle d'Aosta, fondi da utilizzare nel quadro degli indirizzi economico-sociali della Regione.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare, ne ha facoltà.

Carlassare (DPROL) - La dichiarazione di voto sull'art. 1 è scontata per le mie dichiarazioni di prima. Vorrei solo aggiungere alcune precisazioni su quanto è stato detto dopo il mio intervento. L'art. 1 è un articolo di carattere generale, che esprime dei principi, i quali ben poche volte trovano un'attuazione immediata. E mi pare sia una posizione assolutamente errata quella espressa dal Consigliere Nebbia, che va contro una nettissima presa di posizione del suo Congresso.

Presidente - Consigliere Carlassare, nella dichiarazione di voto la pregherei di evitare riferimenti ad altre affermazioni di colleghi Consiglieri, i quali non hanno più la possibilità di rispondere o dovrebbero richiedere la parola per una dichiarazione di voto che non sarebbe tale.

Carlassare (DPROL) - Si tratta di una battaglia condotta non su principi utopici, ma su principi sui quali bisogna poi impostare una giusta e corretta amministrazione, una azione politica avvalendosi della quale il Consiglio regionale riesca a rendere più funzionale e confacente ai tempi il suo comportamento attuale, affinché la Giunta, che in effetti è l'elemento che gestisce la volontà espressa dal Consiglio, sia capace di andare incontro alle giuste esigenze della popolazione valdostana.

In questo senso penso che un'operazione assolutamente scorretta sia quella di mettere sullo stesso piatto della bilancia una legge, che seppure con tutti i difetti di questo mondo decentra effettivamente dei soldi, con un'altra ipotetica e tutta da formulare, che analizzeremo quando ci sarà, ma che per il momento non c'è. E tutta una serie di posizioni che si sono modificate nel corso del dibattito, in quanto da una accettazione sui grandi principi - e questa sì che è demagogia - si passa poi al demandare ad una legge che nessuno ha visto la risoluzione del problema del decentramento, altro non sono che un voler salvare capra e cavoli: un non volersi schierare contro un'esigenza ormai generalizzata di arrivare ad avere un effettivo decentramento ed una conduzione della "Cosa Pubblica" diversa da quella attuale e, nello stesso tempo, non volersi assolutamente inimicare la maggioranza, perché si ambisce in qualche modo a voler trovare il posticino. Per cui dichiaro il mio voto favorevole al 1° articolo della legge.

Presidente - Metto in approvazione l'art. 1 testé letto.

Esito della votazione:

Presenti: 28

Votanti: 7

Astenuti: 21 (Andrione, Borbey, Bordon, Chabod, Clusaz, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Lustrissy, Mappelli, Maquignaz, Marcoz, Martin, Nebbia, Rolando, Tamone, Tripodi, Viglino e Voyat)

Maggioranza: 21

Favorevoli: 7

Il Consiglio non approva.

Presidente - A questo punto la prassi ed il buon senso fanno sì che quando non è approvato l'art. 1 di un D.L., questo dai presentatori si intende ritirato. In questo caso però non c'è nessuno delegato in questo Consiglio dagli oltre 3000 sottoscrittori a ritirare il D.L., per cui per correttezza la Presidenza ritiene di mettere in votazione tutti gli articoli e relativi emendamenti, ed anche la votazione finale, in quanto nessuno può sostituirsi ai sottoscrittori.

Do lettura dell'art. 2:

Art. 2

Tali somme dovranno essere utilizzate solo per finanziare la costruzione, il completamento o la ristrutturazione di opere pubbliche e per l'avviamento e la gestione di servizi di carattere sociale e culturale, di interesse comunale o intercomunale.

Presidente - Metto in approvazione l'art. 2 testé letto.

Esito della votazione:

Presenti: 29

Votanti: 7

Astenuti: 22 (Andrione, Borbey, Bordon, Chabod, Clusaz, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Lustrissy, Mappelli, Maquignaz, Marcoz, Martin, Nebbia, Ramera, Rolando, Tamone, Tripodi, Viglino e Voyat)

Favorevoli: 7

Il Consiglio non approva.

Presidente - Do lettura dell'art. 3:

Art. 3

La presente legge avrà valore per gli anni 1982-83-84-85 e 86. I fondi destinati ai Comuni ammonteranno a £ 12.500.000.000 per l'esercizio finanziario 1982 e, a partire dal 1983, verranno annualmente incrementati del 10% rispetto all'anno precedente.

Presidente - Metto in approvazione l'art. 3 testé letto.

Esito della votazione:

Presenti: 29

Votanti: 7

Astenuti: 22 (Andrione, Borbey, Bordon, Chabod, Clusaz, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Lustrissy, Mappelli, Maquignaz, Marcoz, Martin, Nebbia, Ramera, Rolando, Tamone, Tripodi, Viglino e Voyat)

Favorevoli: 7

Il Consiglio non approva.

Presidente - Do lettura dell'art. 4:

Art. 4

I fondi dovranno essere regolarmente iscritti tra le entrate dei singoli bilanci comunali e verranno ripartiti annualmente tra i Comuni della Valle d'Aosta secondo i seguenti parametri:

- 50% in proporzione al numero degli abitanti che risultano residenti in ogni singolo Comune in base all'ultimo rilievo ufficiale;

- il 30% diviso in quota uguale tra tutti i Comuni;

- 20% in proporzione all'estensione chilometrica delle strade comunali esistenti in ogni singolo Comune.

Presidente - All'art. 4 c'è l'emendamento sostitutivo presentato dai Consiglieri comunisti, di cui do lettura.

"I fondi dovranno essere regolarmente iscritti tra le entrate dei singoli bilanci comunali e verranno ripartiti tra i Comuni della Valle d'Aosta secondo un piano annuale approvato dal Consiglio regionale.".

Presidente - Metto in approvazione l'emendamento testé letto.

Esito della votazione:

Presenti: 29

Votanti: 6

Maggioranza: 15

Astenuti: 23 (Andrione, Borbey, Bordon, Carlassare, Chabod, Clusaz, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Lustrissy, Mappelli, Maquignaz, Marcoz, Martin, Nebbia, Ramera, Rolando, Tamone, Tripodi, Viglino e Voyat)

Favorevoli: 6

Il Consiglio non approva.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Nebbia, ne ha facoltà.

Nebbia (PSI) - Ci asterremo su questo articolo perché ritenevamo con il nostro emendamento di aver modificato sostanzialmente la legge stessa, perché questo articolo prevede il riparto fra i Comuni.

Presidente - Metto in approvazione l'articolo 4 nel testo originario.

Esito della votazione:

Presenti: 29

Votanti: 1

Astenuti: 28 (Andrione, Bajocco, Bordon, Borbey, Chabod, Clusaz, Cout, De Grandis, Dolchi, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Lustrissy, Mafrica, Mappelli, Maquignaz, Marcoz, Martin, Nebbia, Péaquin, Ramera, Rolando, Tamone, Tonino, Tripodi, Viglino e Voyat)

Favorevoli: 1

Maggioranza: 15

Il Consiglio non approva.

Presidente - Do lettura dell'art. 5:

Art. 5

Il Piano di riparto predisposto dalla Giunta, e sottoposto all'approvazione del Consiglio regionale entro il 15 ottobre di ogni anno precedente l'utilizzo dei fondi, dovrà essere corredato di una tabella contenente le singole voci del riparto per permettere un adeguato controllo da parte dei Comuni.

Presidente - Metto in approvazione l'art. 5 testé letto.

Esito della votazione:

Presenti: 29

Votanti: 7

Astenuti: 22 (Andrione, Borbey, Bordon, Chabod, Clusaz, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Lustrissy, Mappelli, Maquignaz, Marcoz, Martin, Nebbia, Ramera, Rolando, Tamone, Tripodi, Viglino e Voyat)

Favorevoli: 7

Il Consiglio non approva.

Presidente - Do lettura dell'art. 6:

Art. 6

Entro il 31 gennaio di ogni anno tutti i Comuni dovranno presentare alla Giunta regionale e alla Commissione regionale di controllo un rendiconto delle spese sostenute con le somme ricevute nel precedente anno in base alla presente legge e delle somme eventualmente non impegnate.

Le somme non impegnate saranno automaticamente considerate a disposizione della Giunta regionale che provvederà ad approvare un riparto supplementare tra tutti i Comuni secondo i parametri stabiliti dalla presente legge. Tale eventuale nuovo riparto dovrà essere messo a disposizione dei singoli Comuni entro il 31 marzo dello stesso anno.

Presidente - Metto in approvazione l'art. 6 testé letto.

Esito della votazione:

Presenti: 29

Votanti: 7

Astenuti: 22 (Andrione, Borbey, Bordon, Chabod, Clusaz, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Lustrissy, Mappelli, Maquignaz, Marcoz, Martin, Nebbia, Ramera, Rolando, Tamone, Tripodi, Viglino e Voyat)

Favorevoli: 7

Il Consiglio non approva.

Presidente - Do lettura dell'art. 7.

Art. 7

Il Comune di St. Vincent, finché usufruirà della quota del 5% degli introiti annui netti derivanti alla Regione dalla gestione della Casa da gioco, è escluso dai benefici della presente legge.

Presidente - Metto in approvazione l'art. 7 testé letto.

Esito della votazione:

Presenti: 29

Votanti: 7

Astenuti: 22 (Andrione, Borbey, Bordon, Chabod, Clusaz, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Lustrissy, Mappelli, Maquignaz, Marcoz, Martin, Nebbia, Ramera, Rolando, Tamone, Tripodi, Viglino e Voyat)

Favorevoli: 7

Il Consiglio non approva.

Presidente - Do lettura dell'art. 8.

Art. 8

Gli oneri previsti dalla presente legge saranno iscritti in apposito capitolo istituito a partire dal bilancio di previsione per l'esercizio 1982.

Presidente - All'art. 8 è previsto l'emendamento sostitutivo presentato dai Consiglieri comunisti, di cui do lettura.

"Agli oneri di cui alla presente legge si fa fronte con le maggiori entrate tributarie di cui alla legge 26.11.1981, n. 690.

Per gli anni successivi si provvederà con la legge di bilancio.".

Presidente - Metto in approvazione l'emendamento testé letto.

Esito della votazione:

Presenti: 29

Votanti: 7

Astenuti: 22 (Andrione, Borbey, Bordon, Chabod, Clusaz, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Lustrissy, Mappelli, Maquignaz, Marcoz, Martin, Nebbia, Ramera, Rolando, Tamone, Tripodi, Viglino e Voyat)

Favorevoli: 7

Il Consiglio non approva.

Presidente - Metto in approvazione l'art. 8 nel testo originario.

Esito della votazione:

Presenti: 29

Votanti: 7

Astenuti: 22 (Andrione, Borbey, Bordon, Chabod, Clusaz, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Lustrissy, Mappelli, Maquignaz, Marcoz, Martin, Nebbia, Ramera, Rolando, Tamone, Tripodi, Viglino e Voyat)

Favorevoli: 7

Il Consiglio non approva.

Presidente - Il Consiglio è chiamato a pronunciarsi per votazione segreta sul complesso della legge.

Esito della votazione:

Presenti: 29

Votanti: 7

Astenuti: 22 (Andrione, Borbey, Bordon, Chabod, Clusaz, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Lustrissy, Mappelli, Maquignaz, Marcoz, Martin, Nebbia, Ramera, Rolando, Tamone, Tripodi, Viglino e Voyat)

Maggioranza: 15

Favorevoli: 7

Il Consiglio non approva.

Presidente - Il Consiglio sospende i suoi lavori che riprenderanno oggi pomeriggio alle ore 16.

La seduta è sospesa.

La seduta termina alle ore 12,57