Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 574 del 13 maggio 2021 - Resoconto

OGGETTO N. 574/XVI - Interrogazione: "Notizie in merito ai dati sulla base dei quali è stato valutato l'inserimento del divieto di ingresso in Valle d'Aosta per il raggiungimento delle seconde case".

Bertin (Presidente) - Riprendiamo con il punto n. 25. Risponde il Presidente della Regione.

Lavevaz (UV) - Si chiede con questa interrogazione informazioni per sapere sulla base di quali dati siano state operate le scelte di non permettere l'ingresso in Valle d'Aosta per raggiungere le cosiddette seconde case.

Come abbiamo avuto modo di dire a inizio della seduta di ieri, o, meglio, in merito alle risposte ad alcune sollecitazioni arrivate nel corso del dibattito sulle comunicazioni del Presidente, le ordinanze regionali, come è noto, vengono fatte sulla base di diverse considerazioni, in primis, naturalmente, le considerazioni dei dati di riferimento a livello nazionale, quindi le determinazioni della cabina di regia, le ordinanze del Ministero della Salute, le considerazioni del CTS eccetera.

In secondo luogo vengono analizzati in modo approfondito i dati disponibili a livello regionale, i dati a livello regionale sono le proiezioni che la Protezione Civile ha a disposizione anche in merito agli andamenti progressivi e predittivi per le settimane successive e, insieme ai referenti della USL, si elabora una possibile evoluzione delle settimane successive.

Con queste situazioni e con questi dati si va, all'interno dell'unità di supporto, ad analizzare e a fare le considerazioni sulle questioni che si possono inserire all'interno delle ordinanze regionali che, come noto, hanno una possibilità di manovra piuttosto risicata, perché non si possono fare misure ampliative ma soltanto restrittive o quantomeno, come abbiamo sempre detto in questi mesi, "adattative", che è un termine che non esiste ma non potendo dire ampliative diciamo adattative della realtà regionale.

Per quanto riguarda la situazione specifica in quel momento - eravamo agli inizi di marzo - eravamo in una situazione in cui venivamo da una lunga zona gialla iniziata a inizio di febbraio, con dei dati che poi da inizio marzo hanno iniziato a peggiorare in maniera abbastanza importante in tutta Italia e anche in Valle d'Aosta, tant'è che poi vi ricorderete che il D.L. del 12 marzo aveva tout court eliminato la zona gialla in tutta la nazione, anche per la vicinanza delle vacanze pasquali e del periodo delle festività.

La Valle d'Aosta si trovava in quel momento ancora in zona gialla, stava sostanzialmente avvicinandosi in maniera naturale alla zona arancione, ma, come dicevo, comunque dal 12 marzo siamo passati tutti in zona arancione per Decreto Legge.

Quindi ci trovavamo in una situazione abbastanza particolare dove la nostra regione era appunto in zona arancione, peraltro con la deroga che avevamo inserito - come abbiamo sempre inserito in tutte le zone arancioni - di possibilità di spostamento su tutto il territorio regionale, mentre altre regioni, in particolare quelle vicine - Piemonte e Lombardia, notoriamente regioni dalle quali proviene la stragrande maggioranza dei proprietari delle seconde case - si trovavano in una zona rossa, peraltro in un lockdown piuttosto duro: vi ricorderete che in quella fase i contagi correvano in maniera piuttosto importante peraltro con le prime diffusioni sia della variante inglese che della variante indiana.

A fronte di questi elementi, le considerazioni che abbiamo fatto all'interno dell'Unità di supporto sono abbastanza evidenti: avendo una libertà molto maggiore in Valle d'Aosta anche a seguito della nostra ordinanza ed essendo sostanzialmente relegati in casa nelle regioni di provenienza, perché vi ricordo che il lockdown in quel periodo non permetteva neanche la visita ai parenti, quindi non si poteva neanche attraversare la strada per trovare la mamma o la sorella, l'invito a raggiungere le seconde case sarebbe stato troppo "ghiotto" e quindi abbiamo dovuto prendere questa decisione che sicuramente è stata sofferta, perché è chiaro che nessuno voleva mettere dei paletti ai proprietari di seconde case o tanto meno dei paletti all'attività turistica della nostra regione, ma in quel particolare momento ritengo, assolutamente, che quella decisione andasse presa proprio per la situazione diciamo contingente in cui ci si trovava, con la nostra regione arancione con delle libertà ulteriori e le zone rosse intorno con limitazioni molto forti.

Peraltro vi ricorderete che la Lombardia e il Piemonte avevano - seppur in un periodo molto ristretto ossia nel weekend immediatamente precedente - intrapreso delle iniziative simili, perché si trovavano in una situazione simile alla nostra, nel senso che erano anche loro arancioni in fase di rapido peggioramento e avevano sostanzialmente vietato l'accesso alle seconde case, questo nel weekend immediatamente precedente.

Nelle settimane successive, invece, vi ricorderete che tante altre Regioni hanno un po' seguito la nostra iniziativa, vado a memoria: la Liguria, la Provincia autonoma di Bolzano, la Toscana, la Sardegna e mi sembra anche la Campania, questo a sostegno del fatto che, in quel momento particolare, in cui si diffondevano queste varianti e non si sapeva ancora bene quale fosse la ricaduta anche sanitaria delle stesse, la nostra era un'iniziativa che - seppur difficile da prendere dal punto di vista politico o comunque dell'immagine turistica della regione - andasse assolutamente presa e ne sono tuttora assolutamente convinto.

Presidente - Per la replica, il consigliere Planaz.

Planaz (LEGA VDA) - Da quando ci siamo insediati in quest'aula, di comunicati e ordinanze ne abbiamo visti di tutti i colori: Mi scusi questo passaggio ironico però mi è saltato all'occhio questo passaggio delle seconde case, tanto per fare una piccola analisi, non specialmente su questo specifico argomento ma per vedere come alla fine sono andate le cose.

Il 15 marzo noi non eravamo, come ha detto lei, in una situazione così critica, diversamente dal resto d'Italia, soprattutto Piemonte e Lombardia, e questo stupisce, però si capisce: per cercare di prevenire sia i contagi che tutte le crisi ospedaliere, questa ordinanza vietava l'ingresso nelle seconde case o ai non residenti, perché ci sono anche Valdostani non residenti in Valle d'Aosta che però hanno la casa e che avrebbero piacere di potervi accedere.

La cosa che mi ha stupito è che il 26 aprile - sempre con suo comunicato seguito da un'ordinanza - si lasciava entrare i proprietari delle seconde case e i Valdostani non residenti nella nostra regione, però, se noi ci basiamo su dei dati epidemiologici, il 12 marzo avevamo 247 positivi, 12 ricoverati, 2 in terapia intensiva e 233 persone in isolamento a differenza del 26 quando, all'emissione dell'ordinanza, avevamo 781 positivi attuali, 41 ospedalizzati e 11 in terapia intensiva.

Capisce che forse certe criticità poi sopravvengono di fronte a certe decisioni? Perché cosa è successo? Se andiamo a vedere tutto il quadro di come è andata la situazione, nel periodo in cui le altre regioni avevano più che criticità noi avevamo avuto anche i dati quasi per andare nella cosiddetta zona bianca. Abbiamo mantenuto delle restrizioni per tutelarci ma oggi ci troviamo con le regioni vicine che hanno dei colori migliori dei nostri, degli indizi RT migliore dei nostri e noi ci vediamo di nuovo isolati. È su questo che bisognerebbe ragionare un attimo, forse sarebbe meglio fare un ragionamento di ampia scala anche sulle regioni vicine, perché sennò ci vincoliamo sempre, perché adesso è successo così. Adesso nelle regioni vicine hanno tolto le limitazioni e forse - chiedo scusa, Presidente, io sono della bassa Valle e magari me ne accorgo di più - se uno si reca a Carema oggi può mangiare il pranzo e qui vicino invece non si può farlo.

So che non è facile, ma bisognerebbe cercare di fare più attenzione quando mettiamo delle restrizioni sul nostro territorio, perché non abbiamo limitato i contagi, li abbiamo solo rimandati, avendo una ricaduta di nuovo negativa su tutte le attività perché in questo momento se la nostra regione fosse della stessa fascia di colore del Piemonte e della Lombardia, sia i proprietari di seconde case sia chi vuole recarsi nella nostra Regione per una passeggiata avrebbe più possibilità e invece siamo sempre più isolati e anche per chi deve far rispettare le regole non è sempre facile.

Presidente - Consigliera Foudraz, per il minuto restante.

Foudraz (LEGA VDA) - Sarò brevissima. Credo solo che ci sia un po' di confusione fra i comunicati stampa del Presidente e le ordinanze: così come l'ordinanza 117 del 13 marzo all'articolo 2 non consentiva lo spostamento in entrata nel territorio della Regione a coloro che non vi risiedevano per recarsi presso le proprie abitazioni diverse da quelle principali, quindi le cosiddette seconde case, così anche l'ordinanza 181 del 24 aprile non recava tale possibilità, perché citava espressamente il D.L. 52/2021.

L'articolo 1 di questo D.L. prevede infatti che tali spostamenti in entrata e in uscita dai territori collocati in zona arancione o rossa - e la Valle d'Aosta si trovava in zona arancione - sono consentiti solo per comprovate esigenze lavorative, per situazioni di necessità o per motivi di salute, nonché per il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.

Il comunicato stampa del 23 aprile invece citava proprio in grassetto la possibilità di recarsi presso le seconde case.

Vorrei solo dire che un turista che è proprietario di casa in Valle il 23 aprile scorre il sito della Regione e vede che può raggiungere la seconda casa, però poi magari non torna a rivedere l'ordinanza il giorno dopo, permettetemi, ma un pochino di confusione questo lo genera.

La legge, è vero, non ammette ignoranza, su questo siamo tutti concordi, però se si potesse evitare di generare ulteriore confusione nella confusione sarebbe cosa buona e giusta.

Presidente - Il Presidente della Regione ha dovuto assentarsi un momento, per cui passiamo alle interrogazioni riguardanti l'Assessorato all'ambiente.