Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 627 del 15 dicembre 1981 - Resoconto

OGGETTO N. 627/81 - INIZIATIVE PER LA SALVAGUARDIA DEI BENI CULTURALI. (Interrogazione)

Presidente - Do lettura dell'interrogazione del Consigliere De Grandis:

INTERROGAZIONE

La stampa nazionale ha dato notizia che il Ministro dei Beni Culturali Vincenzo Scotti ha presentato la bozza di legge per i Beni Culturali.

La bozza sarebbe già stata presentata alle Regioni e alle Associazioni Culturali.

Poiché la questione dei Beni Culturali è di primario interesse per la nostra Regione il sottoscritto Consigliere regionale

INTERROGA

l'Assessore al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali per conoscere:

1) se è a conoscenza di quanto riportato dalla stampa nazionale;

2) se gli è pervenuta la bozza di legge da parte del Ministero;

3) se tale bozza tiene conto degli impegni assunti nello scorso mese di aprile dall'allora Ministro Biasini in particolare per il salvataggio del Forte di Bard;

4) se l'Assessorato ha mai provveduto a segnalare un villaggio valdostano tra quelli da salvare, per usufruire delle iniziative dell'UNESCO in questo campo.

Presidente - Risponde l'Assessore al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali, Pollicini; ne ha facoltà.

Pollicini (DP) - Per quanto riguarda il Punto 1, siamo a conoscenza, perché la bozza di legge del Ministro Scotti è stata inviata alle Regioni come documento informativo, ed è poi stata presentata dal Ministro Scotti al Consiglio Nazionale per i Beni Culturali, di cui fa parte il nostro sovrintendente, recentemente, il 1° di questo mese di dicembre. Tutte le Regioni hanno chiesto una revisione del testo e questa richiesta di revisione è stata presentata in una riunione, anche questa recentissima, avvenuta giovedì scorso 10, a Roma. La nostra Regione ha inviato un suo documento in relazione al testo presentato dal Ministro Scotti e il documento in sostanza ribadiva le competenze regionali. Non tutte le Regioni, però, sono state d'accordo su un indirizzo unitario. Per citare un esempio, la Regione Lombardia non è d'accordo che i vincoli siano stabiliti dalle sovrintendenze regionali, ma siano posti dal Ministero. Così come non sono d'accordo nelle sovrintendenze regionali, ma sovrintendenze con dipendenze centralizzate. È una delle sfaccettature che ha un po' diviso la rappresentanza regionale.

Per quanto ci riguarda nel nostro documento, proprio in risposta a quello presentato dal Ministro Scotti - che non è condiviso quasi per niente, tanto per essere espliciti - noi diciamo che occorre stabilire una differenziazione in merito alle competenze amministrative; riconosciamo che lo Stato ha diritto di porre un indirizzo unitario sul piano metodologico per l'impostazione di beni culturali. Un problema che può essere di competenza statale è quello del coordinamento e della unificazione delle procedure. Però, per quanto riguarda il resto, sarebbero, secondo noi, competenze regionali la specifica tutela dei beni culturali, non solo nella loro singolarità, ma anche nel loro complesso, inteso come complesso unitario.

Un'altra affermazione fatta nel nostro documento, ed è stata fatta in maniera categorica, è che i beni culturali costituiscono un bene inscindibile dal territorio e dalla sua gestione, sia come risorsa da valutare nel quadro della programmazione regionale, sia come patrimonio proprio di una comunità che di tale cultura è erede legittima, indipendentemente dalla proprietà giuridica degli oggetti stessi, e che quindi in maniera primaria è chiamata a garantirne la fruizione a sé e per gli altri.

Un altro passo che vorrei sottolineare per dare un po' il quadro degli aspetti del nostro documento è quello che tratta di verificare questo tipo di bozza presentata dal Ministro.

Sembra inoltre prendere ulteriormente le distanze dal problema; differendo ad una successiva sperimentazione organizzativa, la spinosa e nevralgica questione della legge del '39, quella per la protezione dei beni culturali. Si tratta di scelte di fondo e non di sperimentazione, e noi contestiamo duramente questa ulteriore dilazione del problema. Non siamo d'accordo sulla sperimentazione, ed è su queste scelte di fondo che la Regione attende una risposta dallo Stato ponendosi in atteggiamento di collaborazione per affrontare insieme un problema che non è la delimitazione delle reciproche competenze, ma la soluzione di un compito comune quale è la tutela di un patrimonio che non appartiene né allo Stato, né alle Regioni, ma ai privati cittadini tutti quanti.

In effetti noi non condividiamo questo documento e siamo certi che non troverà l'assenso delle Regioni, per cui abbiamo presentato questo tipo di proposta assieme ad altre.

Evidentemente abbiamo bisogno di ulteriori interventi a livello ministeriale, poiché si è notevolmente modificata quella che era la primitiva proposta fatta dall'allora Ministro dei Beni Culturali, il Ministro Biasini.

Per quanto riguarda poi un altro aspetto dell'interrogazione del Consigliere De Grandis, cioè il problema che concerne il Forte di Bard, non si può certamente pensare che in una legge quadro sia considerato come punto da risolvere un fatto regionale. Si tratta di una legge quadro, una legge di principi, in cui non è previsto nulla: la legge non entra certamente in argomento per il Forte di Bard. Esiste la richiesta avanzata del trasferimento alle Regioni dei beni culturali, ma d'altra parte la situazione in questo campo è ancora da risolvere, anche se il passaggio alla Regione dei beni notificati è, fra l'altro, previsto dal nostro Statuto Speciale, che all'art. 5 dice che i beni del Demanio dello Stato situati nel territorio della Regione, eccettuati quelli che interessano la difesa dello Stato o servizi di carattere nazionale, sono trasferiti al Demanio della Regione.

Il Forte di Bard è stato smilitarizzato nel 1975; il Ministero delle Finanze lo ha lasciato in uno stato di deplorevole abbandono e nominalmente oggi è affidato all'Intendenza di Finanza di Aosta, che fra l'altro non vi ha messo neanche un custode, ma solo la buona volontà del Comune consente ancora di avere un minimo di fruibilità di quel forte. Qui si tratta di far trasferire dal Ministero delle Finanze, che oggi appunto ne è il titolare, al Ministero per i Beni Culturali il Forte di Bard.

Dal Ministero dei Beni Culturali dovrebbe essere trasferito poi alla Regione. Occorre dire che attualmente - e mi è stato comunicato a mezzo telefono il 30 novembre dal Sen. Mezzapesa, sottosegretario per i beni culturali - il Forte di Bard è ancora descritto come ex deposito per munizioni, quindi il problema è fermo da epoca imprecisata. So che di interventi la Regione ne ha fatti molti, ma ha trovato sempre un muro.

Nel giugno dello scorso anno due ispettori generali del Ministero dei Beni Culturali hanno fatto un rapporto dello stato del Forte rilevando l'esigenza di provvedere quanto prima almeno alla sistemazione del tetto, che altrimenti rischia di far diventare irreversibile il degrado del forte stesso. Anche il Ministro per i Beni Culturali Sen. Biasini aveva assunto un certo impegno per la sistemazione del tetto con un intervento del Ministero dei Lavori Pubblici, però tutto questo non è avvenuto. Certamente i costi di sistemazione sono elevati; il tetto ha una superficie di 10.000 metri quadrati e l'ubicazione richiede costi decisamente più alti di un normale tetto. È previsto da una relazione fatta proprio da quegli architetti e in mano al Ministero che per sistemare il tetto occorreranno 3 miliardi e 5 miliardi per la sistemazione di larga massima. Nella parte superiore vi sono 284 locali disponibili, mentre complessivamente i locali di questi cinque complessi sono 534. La previsione era di utilizzarli come museo per la castellografia nella nostra regione ed altri episodi salienti della vista del castello.

La realtà è che oggi lo Stato non prende nessuna decisione, mentre noi riteniamo necessario trovare una forma per cui lo Stato, nel trasferire, trasferisca anche i mezzi per poterlo ristrutturare e renderlo agibile.

La rapidissima evoluzione ministeriale cui assistiamo ogni 8 - 10 mesi fa sì che non si riesca mai a impostare un discorso e portarlo a termine. Quando era praticamente raggiunto questo accordo col Ministro Biasini, il Ministro Biasini non era più Ministro; col nuovo Ministro si è cambiato addirittura la proposta in ordine al piano che il Ministro stesso ha voluto presentare, nettamente diverso dalla legge sui beni culturali che aveva presentato il precedente Ministro. Chiaramente non è facile in questa situazione avere dall'altra parte un contraddittore in grado di portare a termine un discorso che dovrebbe essere già da tempo definito.

Come dicevo, alla fine del mese scorso ho parlato col sottosegretario per i beni culturali, e l'unico sforzo che stanno facendo è quello di convincere il Ministero delle Finanze a trasferire al Ministero per i Beni Culturali il Forte di Bard, ma ancora senza risultati positivi.

L'ultimo punto della interrogazione è quello che concerne l'intervento dell'UNESCO per salvare uno dei villaggi.

Qui va detto che si era parlato qualche anno fa di presentare il caso Bard all'UNESCO; però era necessario affrontare una spesa di oltre un miliardo, rappresentato da un rilievo particolareggiato di tutto il borgo e di tutto il castello, per cui non si è ritenuto, almeno al momento, di avere la possibilità di affrontare un tema così lungo e così ampio e anche così costoso.

In effetti, non abbiamo ancora avanzato nessuna proposta, perché la burocrazia dell'UNESCO sembra addirittura superiore a quella del nostro Governo.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere De Grandis; ne ha facoltà.

De Grandis (PRI) - Condivido quanto ha affermato l'Assessore Pollicini nella prima parte della sua risposta, e sono anche d'accordo su alcune affermazioni circa la posizione presa dall'Assessorato nei confronti della proposta Scotti.

Sul problema della proprietà del Forte evidentemente non è che mi illudessi che si potesse risolvere con la legge quadro; mi interessava la legge quadro per capire se stabiliva dei passaggi precisi della proprietà dei beni culturali dallo Stato alle Regioni e quindi, una volta risolto il passaggio dal Ministero delle Finanze a quello dei Beni Culturali del Forte di Bard, la cosa sarebbe andata poi su un binario abbastanza diritto.

Certo che il rapido cambiamento dei Ministri crea delle difficoltà notevoli. Io chiedo all'Assessore che mantenga l'impegno che ha dimostrato finora per i beni culturali, senza cedere su questo punto, perché io sono convinto che sono una delle ricchezze del nostro patrimonio e che, se utilizzati e valorizzati nel modo opportuno, rappresentano non solo un fatto culturale di estrema importanza per tutti noi che attraverso i nostri avi li abbiamo prodotti, ma soprattutto per le generazioni a venire, e anche per il riflesso che hanno di carattere turistico e quindi il valore commerciale.

Per quello che riguarda il villaggio, la domanda è stata fatta perché avevo letto un articolo su una rivista, "L'Airone" dell'agosto '81, che l'allora Ministro dei Beni Culturali Biasini aveva segnalato all'ONU tutta una serie di bellezze dell'Italia da salvare, e tra queste aveva incluso per la Valle d'Aosta il Parco Nazionale del Gran Paradiso e un villaggio tradizionale ancora da identificare. Se è vero che la planimetria richiesta o gli studi richiesti sul villaggio di Bard e sul forte possono rappresentare un costo non indifferente, è altrettanto vero che nella concezione di villaggio si potrebbero far rientrare altre forme di strutture da salvare. La Valle d'Aosta è ricchissima di vecchi villaggi che meriterebbero un certo tipo di attenzione. Ce ne sono alcuni che se visitati oggigiorno lasciano ancora con la bocca aperta dalla meraviglia, provocando in noi visioni che sono addirittura fuori del tempo, perché si sono conservati attraverso i secoli in maniera così pura che sembrano conservati apposta.

Recentemente con il Consigliere Tonino abbiamo visitato il villaggio di Mascogna in quel di Ayas, villaggio che si raggiunge con una mezzoretta di strada a piedi su una mulattiera tra l'altro estremamente suggestiva in mezzo ai boschi, e l'apparire di questo villaggio, che è di struttura medievale, rimasto integro, perfettamente conservato, è stato una sorpresa, una notevole meraviglia. Evidentemente questa Valle d'Aosta è tutta ancora da scoprire, soprattutto a piedi. E a me pare particolarmente interessante che noi concentriamo l'attenzione su queste cose, perché riuscire a conservare un villaggio come quello, in quelle condizioni, fruibile esclusivamente a piedi o eventualmente con un mezzo pubblico limitatissimo che può condurre sul posto, può essere uno dei modi particolarmente interessanti di salvare la nostra cultura che esercita - non dimentichiamolo - un fascino enorme non solo su di noi che ci siamo dentro, ma su quanti vengono da fuori la Valle d'Aosta. Scoprire un paesaggio di quel genere per questa gente credo significa riscoprire effettivamente quali sono i veri e fondamentali valori della vita, della natura, al cui contatto si può ancora vivere. Non si può vivere più nelle megalopoli che abbiamo costruito noi, ma in Valle d'Aosta si può ancora; e questo credo sia una cosa che dobbiamo valutare con particolare importanza e che io indico all'Assessore Pollicini. Penso non abbia alcuna difficoltà a raggiungere questi villaggi a piedi, e come quello di Mascogna ce ne sono tanti, anche se questo mi ha sinceramente colpito per la bellezza architettonica. Mi ricordo che il collega Tonino è rimasto incantato come architetto, per l'architettura che hanno realizzato i valligiani in quel luogo e si è sentito in dovere di dire: "Qui non sono stati gli architetti di oggi", ma è un'architettura nata da un tipo di cultura valligiana che sciupare e lasciare decadere è veramente un delitto.

Questa è la mia raccomandazione all'Assessore al Turismo.