Oggetto del Consiglio n. 231 del 14 gennaio 2021 - Resoconto
OGGETTO N. 231/XVI - Petizione popolare promossa dal Comitato "La Valle non è una discarica". (Approvazione di tre risoluzioni)
Bertin (Presidente) - Riprendiamo i lavori. Siamo al punto n. 40.03 dell'ordine del giorno. Consigliere Manfrin per mozione d'ordine, ne ha facoltà.
Manfrin (LEGA VDA) - Solo per chiederle, visto che il presidente Lavevaz ci ha messo al corrente di quanto è emerso nel dibattito e soprattutto di quanto appunto è accaduto nel merito della discussione della legge, se è possibile eventualmente fare alcuni interventi anche nel merito visto che questa mi pare sia una questione che può interessare tutta l'Aula e visto che abbiamo appena appreso le notizie che sono emerse sarebbe anche necessario un minimo di posizionamento politico.
Presidente - Presidente Lavevaz.
Lavevaz (UV) - Solo per comunicare che a prescindere da quello che decide il Presidente del Consiglio in merito alla giusta richiesta del collega Manfrin, volevo solo comunicare che io alle ore 18:00 dovrò assentarmi perché è stato convocato un COSP urgente sempre per quella questione. Quindi eventualmente se volete che io sia presente per poter eventualmente rispondere a delle sollecitazioni, magari la rimandiamo. Poi se non c'è bisogno che io sia presente, volevo solo avvisare.
Presidente - Facciamo anche una Capigruppo per capire come organizzare questa discussione perché non è prevista di per sé una discussione in questo momento. Consigliere Chatrian.
Chatrian (AV-SA) - Se i colleghi sono d'accordo, potremmo eventualmente fare una capigruppo al termine del punto 40.03, così almeno affrontiamo la tematica "La Valle non è una discarica".
Presidente - L'idea era quella, così, finito questo punto all'ordine del giorno che di fatto abbiamo già iniziato, si organizzano anche i lavori che restano da fare.
In data 23 luglio scorso è stata presentata alla Presidenza del Consiglio, ai sensi del Regolamento del Consiglio stesso, una petizione popolare promossa dal Comitato "La Valle non è una discarica" per evidenziare i disagi e i rischi che lo smaltimento delle discariche nei pressi dei centri abitati comportano.
Questa petizione è stata sottoscritta da 13.245 cittadini. Alla data del deposito della petizione, come ho ricordato anche per quelle precedenti, i poteri del Consiglio regionale erano prorogati solo per l'adozione di atti indifferibili e urgenti, pertanto il percorso è stato interrotto.
Con la nuova legislatura, l'Ufficio di Presidenza, con deliberazione n. 85 del 29 ottobre, ha dichiarato ricevibile e ammissibile la petizione popolare in questione, che è stata trasmessa pertanto al Presidente della Regione e all'Assessore competente, l'Assessore all'ambiente, nonché alla III Commissione "Assetto del territorio" per i lavori di approfondimento e per i chiarimenti necessari alla predisposizione della relativa istruttoria.
Il Presidente della III Commissione consiliare permanente con lettera dell'8 gennaio ci ha comunicato le risultanze degli approfondimenti svolti. La petizione è ora sottoposta all'esame del Consiglio e vi informo anche che su tale petizione sono collegate tre risoluzioni.
Il Presidente della III Commissione consiliare Chatrian ha richiesto d'intervenire, ne ha facoltà.
Chatrian (AV-SA) - Abbiamo ricevuto l'incarico come III Commissione, insieme ai Commissari, dall'Ufficio di Presidenza il 29 di ottobre 2020 e da subito abbiamo calendarizzato numerose audizioni in modo da avere la possibilità di acquisire tutti gli elementi e soprattutto di aggiornare la situazione a seguito di una proposta che ha avuto comunque 13.000 persone che hanno firmato la petizione che il Presidente Bertin ha poc'anzi illustrato.
La petizione chiede all'Amministrazione regionale di non consentire l'apertura della discarica per i rifiuti inerti di Chalamy e di chiudere la discarica per i rifiuti inerti di Pompiod, di bonificarne l'area e di sottoporla al recupero ambientale.
Prima farò qualche riflessione, poi cercherò di fare una sintesi della relazione redatta dalla III Commissione, da tutti i Commissari e da numerosi Consiglieri che non fanno parte della III Commissione ma che hanno seguito e approfondito la materia in Commissione.
Nel gennaio 2020, praticamente a larga maggioranza - tranne ADU e i 5 Stelle - questo Consiglio regionale ha approvato una nuova norma, norma che ha praticamente cercato di dare una risposta alle sollecitazioni che arrivavano dal territorio partendo dal presupposto che c'è una normativa vigente europea che stabilisce che le merci e anche i rifiuti devono circolare su tutto il territorio europeo. L'articolo che è stato approvato, come dicevo quasi all'unanimità, tranne ADU e i 5 Stelle, era andato a limitare questi spostamenti. Questa è stata una modifica sostanziale che un anno fa il Consiglio regionale ha fatto dopo numerosi incontri, dopo un ampio dibattito, dopo giornate intere nel cercare di modificare il nostro impianto normativo.
La Commissione ha audito il dottor Franzoso, il dottor Bianchetti e il dottor Jans, insieme all'Assessore competente, i firmatari della petizione e tutti i Sindaci coinvolti o Giunte comunali coinvolte, quindi: Comune di Aymavilles, Comune d'Issogne e il Comune di Champdepraz.
Oltre agli enti locali, abbiamo audito anche il direttore dell'ARPA, dottor Agnesod, e il coordinatore del dipartimento che si occupa di questioni idrogeologiche, che è l'ingegnere Rocco.
A seguito di queste audizioni è stata portata all'unanimità anche la scelta di rendere pubblici tutti gli otto allegati che le varie strutture regionali ARPA e tutte le istituzioni comunali ci hanno fatto pervenire, quindi le 13.000 persone che hanno sostenuto questa petizione avranno la possibilità non solo di documentarsi rispetto alla relazione approvata all'unanimità dalla Commissione ma hanno la possibilità anche di documentarsi di tutti quegli atti che sono stati forniti ai Commissari e ai Consiglieri regionali: atti importanti che hanno definito e che vanno a definire il percorso giuridico-amministrativo che la pubblica Amministrazione ha fatto dagli anni 2010-2012-2014 fino ai giorni nostri e le modifiche che sono state fatte negli ultimi anni.
La relazione dell'ARPA, che è molto più tecnica, va a declinare dal punto di vista tecnico il tutto e ha aggiornato lo stato dell'arte, anche da un punto di vista tecnico e ambientale.
Poi ci sono tutte le sollecitazioni arrivate invece dal territorio, dai Comuni interessati: c'è chi ha deciso, come il Comune d'Issogne, di approvare delle delibere di Consiglio o chi, come i Comuni di Jovençan e di Aymavilles che invece ha fatto una memoria per tutti i Consiglieri e per i Commissari della III Commissione.
Ieri pomeriggio abbiamo ricevuto, io in qualità di Presidente della Commissione insieme a tutti i Commissari della III Commissione, ai capigruppo, all'Assessore competente e al Presidente Lavevaz, una rappresentanza dei firmatari della petizione, firmatari che ci hanno inoltrato un documento, per iscritto, e che hanno richiesto nuovamente al Consiglio regionale la revoca per i seguenti motivi, punto uno: secondo i firmatari l'autorizzazione è in contrasto con il piano regionale dei rifiuti di cui alla delibera 3188 del 15/4/2013; punto 2: secondo i firmatari non è stata aggiornata la valutazione d'impatto ambientale che risale all'anno 1995 e che doveva essere rinnovata in relazione alle modifiche volumetriche tecnico progettuali e punto tre: la collocazione del sedime in una zona pericolosa per il pericolo di frane e di inondazione.
Praticamente, sulla base dei contenuti della lettera che è stata depositata, per i primi firmatari vi è un'unica strada, che è quella della revoca.
Per quanto riguarda la relazione, che è stata approvata all'unanimità, c'è il cronoprogramma di cosa è successo dal 1998 ai giorni nostri e vi leggo i passaggi salienti, per non leggere tutta la relazione che, come vi dicevo, è pubblica.
È stato reso noto che il Consiglio regionale ha approvato la legge regionale 3/2020, come dicevo poc'anzi, e che in applicazione della stessa è stata adottata nel marzo 2020 una delibera del Governo regionale, la 187, che prendeva atto della revoca dell'autorizzazione della vecchia delibera 1381 del 2014.
Ci è stato riferito in Commissione che diversi sono i ricorsi pendenti innanzi al Tar per l'annullamento della succitata deliberazione e per gli altri atti.
L'Assessore ha rammentato infine che la legge 3/2020 ha fissato per il principio secondo cui nel futuro saranno conferibili nelle discariche per rifiuti inerti della Valle d'Aosta esclusivamente rifiuti inerti della tabella 1 dell'articolo 5 del Decreto ministeriale 27 settembre 2010. Questo è frutto della legge approvata a larga maggioranza nel gennaio 2020.
Il dottor Jans ha riferito che attualmente sono in corso diversi contenziosi anche presso il Tar ma ritiene che il punto centrale siano le censure dello Stato e che pertanto sarà dirimente l'esito del giudizio della Corte Costituzionale, esito che ci sarà il 23 di marzo 2021.
La Commissione ha chiesto - questo è il passaggio che noi pensiamo importante e fondamentale - una nota scritta da parte di tutti i dirigenti dell'Assessorato all'ambiente, in modo da acquisire tutti gli elementi utili per la sostenibilità tecnica e giuridica, al fine di essere documentata quando sarebbe stata calendarizzata l'audizione dei firmatari.
Abbiamo audito i firmatari, che ci hanno ribadito praticamente quello che ho letto poc'anzi e successivamente abbiamo audito i vari Sindaci.
Per quanto riguarda invece l'ARPA, il direttore dell'ARPA ha fornito alcune precisazioni in merito alle categorie dei rifiuti, che possono essere considerati rifiuti inerti in senso stretto e che possono essere conferiti in discarica senza alcun test.
Ha precisato che vi sono alcune categorie di rifiuti speciali non pericolosi i quali possono essere conferiti in discarica per inerti a patto che, effettuando il test di cessione, si riscontrino nell'eluato delle concentrazioni di determinati inquinanti inferiori ai livelli previsti dalla normativa e inoltre non contengano tutta una serie di categorie d'inquinanti organici.
Sempre il direttore Agnesod ha ricordato che nel 2019, per quanto riguarda la discarica di Pompiod, è stata fatta una campagna di monitoraggio sulla qualità dell'aria e che i dati riscontrati sono simili a quelli rilevati in contesti civili e ha pure ricordato che sono stati effettuati anche dei controlli sulla qualità delle acque.
Ha sottolineato altresì che a seguito delle indagini della Procura per gli aspetti specifici riguardanti gli impianti ambientali sul territorio circostante non sono emerse anomalie.
Il direttore dell'ARPA ha inoltre fatto presente che a Chalamy è stata effettuata una campagna di caratterizzazione del bianco ambientale delle acque circostanti.
Abbiamo audito il coordinatore del dipartimento che si occupa di tali competenze, il dottor ingegner Rocco, che ha premesso di conoscere le osservazioni formulate dal Comitato nell'ambito della conferenza dei servizi in merito al pericolo di esondazione e ha evidenziato che l'attività di discarica nell'area è autorizzata dal '98 con una procedura di "VIA" che si è conclusa nel '95 e che tali provvedimenti erano stati assunti in base alla normativa allora vigente.
Ha ricordato che la disciplina di salvaguardia degli ambiti in base alla normativa allora vigente è entrata in vigore successivamente all'autorizzazione all'attività di discarica e che pertanto non esiste una norma che impedisca la realizzazione della discarica, mentre da un punto di vista tecnico si può valutare se la presenza di una discarica in quella zona sia ammissibile o meno.
Ha riferito che nella redazione degli ambiti - da parte sia del Comune di Issogne sia di quello di Champdepraz - sono state fatte delle verifiche idrauliche del torrente Chalamy che hanno portato a individuare una possibilità molto remota di esondazione, pur rientrando in un ambito di inedificabilità.
Ha precisato che gli ambiti sono stati approvati nel 2004 con una relazione dove si indicava chiaramente che non vi erano problemi di esondazione e che questa ha costituito il punto di riferimento tecnico per tutte le volte che sono stati adottati dei provvedimenti successivi.
Ha fornito informazioni in merito a quanto emerso nel corso del 2014 nella conferenza dei servizi convocata per l'aggiornamento dell'autorizzazione, nel corso della quale gli uffici regionali hanno chiesto una nuova verifica per rischio di esondazione dell'area, adottando criteri estremamente cautelativi.
Ha riferito che dalla relazione finale predisposta dal geologo incaricato si evince che la differenza che esiste tra il pelo liquido della portata massima e l'altezza dell'argine non è pari a quella di legge, un metro, ma è leggermente ridotta e che in ogni caso i valori sono contenuti all'interno dell'alveo. Venivano comunque puntualmente prescritti degli interventi a protezione dell'area di discarica.
Ha affermato che in base a tale risultanze gli uffici hanno ritenuto che la presenza della discarica da un punto di vista idraulico è del tutto compatibile con i fenomeni idraulici che possono manifestarsi o originarsi all'interno dell'area.
Ha riferito quanto potrebbe accadere in caso di esondazione evidenziando che una colata di detrito non provoca erosione, pertanto qualsiasi materiale abbancato nel buco della discarica non potrebbe essere scavato e portato in superficie.
Ha fornito ulteriori informazioni in merito alle sistemazioni fatte nel corso degli anni sul torrente Chalamy e si è soffermato sul funzionamento del sistema delle briglie che sono oggetto di regolari interventi di manutenzione, facendo rilevare che nell'evento atmosferico d'inizio ottobre 2020 il sistema delle briglie ha funzionato.
Ha poi affrontato il tema della manutenzione delle opere idrauliche, ha concluso che comunque è buona norma non escludere mai la possibilità di un evento di dissesto che potrebbe verificarsi a causa del crollo dell'argine, che porterebbe ovviamente a una esondazione del conoide e ha fatto presente che il famoso rischio zero non è ovviamente conseguibile.
Ha analizzato infine due scenari ipotizzabili in caso di esondazione dello Chalamy: con la presenza dell'invaso questo si riempie d'acqua ed evita l'ingrossamento della Dora Baltea, mentre con l'invaso riempito, ripristinata la planimetria del terreno, si avrà una colata di detrito che deposita del materiale mentre l'acqua scorrerà in diversi punti del territorio d'Issogne e di Champdepraz.
Ha inoltre precisato che nell'eventualità di una esondazione generalizzata - come quella dell'ottobre del 2000 quando l'acqua in bassa valle andava da versante a versante - si riscontrerebbe una forte circolazione d'acqua con un notevole rimescolamento e conseguentemente il rischio d'inquinamento diventerebbe piuttosto remoto.
Ha concluso ritenendo maggiormente preoccupante la presenza dell'invaso vuoto in quanto se si dovesse riempire potrebbe costituire un problema da gestire.
Detto questo, ho cercato di riassumere quattro o cinque concetti principali delle audizioni portate avanti dalla Commissione in questo mese e mezzo.
La Commissione tutta riconosce che i temi sollevati dalla petizione popolare devono essere inquadrati in un contesto pianificatorio che analizzi gli aspetti della gestione dei rifiuti su tutto il territorio regionale, contrariamente ai rifiuti urbani il cui ciclo deve di norma essere chiuso in ambito regionale - questo è un passaggio fondamentale - i rifiuti speciali possono essere oggetto di conferimento in impianti extraregionali.
La Regione Valle d'Aosta non costituisce dunque in sé un'eccezione, ma rientra in una dinamica comune a tutte le Regioni italiane.
A gennaio 2020 il Consiglio regionale a larga maggioranza con la legge 3 ha approvato un intervento normativo della legge 31/2007 di cui si riporta il testo, praticamente le modifiche fatte un anno fa, disincentivando in maniera robusta la realizzazione e l'utilizzo delle discariche per il conferimento di rifiuti speciali provenienti da altre regioni.
Come vi dicevo la norma approvata è stata impugnata dal Governo innanzi alla Corte Costituzionale per contrasto con l'articolo 117 secondo comma afferente alle competenze statali esclusive in materia di ambiente con l'articolo 120, afferente alla libertà di circolazione delle merci.
Sono altresì pendenti innanzi al Tar della Valle d'Aosta il ricorso del proprietario e del gestore della discarica di Chalamy che hanno sollevato in via incidentale analoghe questioni di costituzionalità della disposizione regionale, il ricorso della società che gestisce la discarica di Pompiod avverso la sospensione del procedimento di rinnovo dell'autorizzazione a gestire l'impianto nonché un ricorso del comitato che impugna una serie anche risalente di provvedimenti regionali e che contesta la scelta del sito di Chalamy.
La Commissione nella riunione tenuta in data 8 gennaio 2021 all'unanimità - visti i contenuti, considerate le varie audizioni, analizzata tutta la documentazione, considerato l'intervento importante fatto da questo Consiglio a gennaio 2020, consapevole che lo smaltimento dei rifiuti in siti idonei è una necessità ed un obbligo di legge e che le disposizioni europee nazionali prevedono la tutela ambientale alla salute dei cittadini, che riteniamo sia fondamentale - auspica che l'intervento normativo avvenuto con la legge regionale 3 - volto a contenere la movimentazione dei rifiuti di provenienza extra regionale nel territorio valdostano a tutela della salute in modo da prevenire e ridurre l'inquinamento ambientale sul quale pende un contenzioso innanzi alla Corte Costituzionale -sia riconosciuto dalla consulta stessa come legittimo, affinché possa continuare a trovare puntuale applicazione nella nostra regione.
Il secondo punto invece è il punto più sfidante delle prossime settimane e dei prossimi mesi, perché? Perché qualche mese fa l'Amministrazione regionale ha incaricato dei tecnici per rivedere tutto il piano regionale della gestione dei rifiuti e quindi secondo la Commissione competente, quindi tutti i Commissari, dalla maggioranza all'opposizione... ci sarà spazio, in maniera unitaria e a tutti i livelli, d'intervenire in fase di aggiornamento e la Commissione ritiene fondamentale che nella revisione di tale piano, quindi pianificazione e programmazione, si prosegua nel solco del tracciato dell'articolo 16 bis della legge regionale 3/2020.
Per dare forza e contezza a un auspicio - perché la relazione che è stata approvata dalla Commissione non viene votata in Aula - abbiamo presentato una risoluzione dove il Consiglio regionale impegnerà il Governo regionale, in sede proprio di revisione del suddetto piano, a proseguire nel solco del percorso tracciato dalla legge 3 con l'inserimento dell'articolo 16 bis, al fine di limitare sul territorio regionale il conferimento dei rifiuti speciali di provenienza extra regionale, nel rispetto delle indicazioni dei territori comunali coinvolti.
Poi avremo modo eventualmente anche di illustrare forse meglio ancora la risoluzione che poi sarà l'atto di indirizzo a seguito del lavoro che è stato fatto in Commissione per dare corso e gambe alle richieste che 13.000 persone avevano già fatto a questo Consiglio regionale.
Vorrei ancora mettere in evidenza qualche passaggio importante che le strutture dirigenziali della nostra pubblica amministrazione ci hanno fatto pervenire.
Un passaggio importante dell'Avvocatura è questo: "Di non secondaria importanza risultano infine i riflessi di natura economica di un eventuale provvedimento di revoca. L'adozione di questo atto di ritiro infatti farebbe sorgere un obbligo d'indennizzo, consistente nel danno emergente, in capo alla pubblica Amministrazione nel caso di revoca legittima; laddove invece il provvedimento dovesse essere ritenuto illegittimo, l'Amministrazione risulterebbe esposta con ogni evidenza a pretese risarcitorie, danno emergente oltre al lucro cessante da parte del gestore.
Incidentalmente ciò era proprio la conseguenza che s'intendeva evitare quando si è scelto lo strumento legislativo rispetto a quello "provvedimentale", penso che questi siano dei passaggi comunque importanti che il legislatore, l'esecutivo, la pubblica amministrazione, nell'affrontare un tema così delicato, devono avere contezza del percorso che è stato fatto.
C'è un altro passaggio che vorrei condividere con voi tutti, sempre dalle strutture regionali, ci hanno fornito queste conclusioni: "Le questioni poste dal Comitato trovano una giusta collocazione in ambiti di programmazione generale sia a livello regionale che comunale, afferenti alla gestione dei rifiuti. In particolare si ritiene che le tematiche sollevate dal Comitato debbano essere considerate e gestite nell'ambito del processo in corso di costruzione del nuovo piano regionale per la gestione dei rifiuti, traguardando anche i nuovi obiettivi di economia circolare disposti dalla normativa comunitaria. "Deve inoltre considerarsi" - penso che questo sia un altro passaggio importante - "che la legge 3/2020 ha già individuato delle soluzioni ai problemi posti. Tale legge è stato oggetto d'impugnativa ed è pertanto opportuno attendere la sentenza della Corte Costituzionale per poter considerare ulteriori interventi normativi o amministrativi regionali".
Cosa ci dicono i nostri responsabili dirigenti regionali? C'è una scadenza, che è quella della Corte Costituzionale, diciamo che c'è una data sui cui noi speriamo che si vada nella direzione della nostra legge, la legge 3/2020, ma nel mentre, oltretutto, noi stiamo modificando anche il nostro piano regolatore delle discariche.
"Si ritiene inoltre necessario attendere nell'adozione di atti regionali o comunali l'esito del procedimento penale in corso per la discarica di Pompiod e le sentenze del Tar relative ai tre ricorsi presentati dai proprietari dello stesso Comitato "La Valle non è una discarica". L'esito dei procedimenti testé citati potrà fornire un quadro entro il quale l'azione normativa amministrativa regionale potrà muoversi. Una diversa destinazione e riqualificazione delle aree dovrà necessariamente essere considerata all'interno di un quadro pianificatorio comunale che contemperi le diverse esigenze dei soggetti coinvolti e individui delle soluzioni concertate e partecipate per lo sviluppo locale".
Io penso che queste ultime considerazioni tirino bene le somme del percorso che è stato fatto dal punto di vista sia amministrativo che legislativo e la sfida dei prossimi 6/9 mesi sarà sicuramente quella della modifica e della prossima pianificazione e programmazione del nuovo Piano dei rifiuti che determinerà sicuramente le scelte e i prossimi posizionamenti dell'Amministrazione regionale, tenendo conto - come dicevo poc'anzi - e nel rispetto delle indicazioni che i territori e le comunità ci hanno fornito in questi giorni.
Termino dicendo che gli otto allegati sono pubblici, sono corposi, ma la gente, le persone, le comunità che ci stanno magari ascoltando hanno la possibilità di documentarsi e quindi aggiornarsi sullo stato dell'arte rispetto alla petizione presentata nel mese di luglio ma che fino al 23-24 ottobre 2020 non abbiamo potuto prendere in mano in quanto eravamo in ordinaria amministrazione, come diceva il Presidente Bertin.
Ringrazio ancora tutti i Commissari della III Commissione e i numerosi Consiglieri non Commissari che hanno partecipato alle numerose audizioni che abbiamo fatto nei mesi di novembre e di dicembre e i primi giorni di gennaio.
Presidente - Invito chi volesse intervenire a prenotarsi. Nel caso in cui non ci siano prenotazioni, passiamo direttamente alle risoluzioni. Le risoluzioni sono tre come accennavo in precedenza. Qualcuno intende illustrarle? Consigliere Ganis ne ha facoltà.
Ganis (LEGA VDA) - Evidenziata l'importanza della questione relativa alla petizione popolare promossa dal Comitato "La Valle non è una discarica" concernente il sito di Issogne denominato Chalamy, tenuto conto del fatto che la priorità è mettere in sicurezza il sito per il bene dei cittadini e la salvaguardia dell'ambiente circostante, rimanendo in attesa degli esiti dei ricorsi al Tar e della Corte Costituzionale, come ha ricordati il collega Chatrian, il nostro Gruppo, dopo un incontro con esperti in materia sulla gestione dei rifiuti, ha considerato opportuno sottolineare l'importanza di installare prima dell'ingresso ai siti di Chalamy, Pontey e di Pompiod, un portale radiometrico; quest'ultimo avrebbe la funzione di fare una scansione automatica del carico trasportato dagli automezzi in ingresso al sito e la funzione di rilevare l'eventuale contaminazione radioattiva.
Questo sistema escluderebbe la possibilità che vengano conferiti all'interno del sito rifiuti radioattivi. Eventuali carichi con radioattività critica potranno essere preventivamente individuati, gestiti e nel caso respinti a tutela della salute e della sicurezza dei cittadini.
Non è escluso che anche i rifiuti inerti quali terre, rocce e materiali da costruzioni, possano anche naturalmente presentare delle soglie critiche di radioattività.
Il portale radiometrico da posizionarsi in prossimità dell'unico accesso all'impianto, potrebbe essere abbinato a un sistema di videosorveglianza.
Questo servizio di supporto garantirebbe la registrazione continua e automatica del traffico in ingresso. Non si tratta soltanto di rispettare un obbligo normativo, ma di impegnarsi in una maggiore prevenzione che non risulterebbe neppure troppo onerosa, in vista di un possibile investimento da utilizzare eventualmente per i controlli, ad esempio ai trafori, infatti come da noi verificato con una ditta specializzata, a seguito di una nostra richiesta di preventivo, i costi si aggirerebbero intorno ai 30 mila euro per un singolo portale radiometrico, investimenti finalizzati a tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini valdostani, rispettando le generazioni di oggi ma soprattutto a vantaggio di quelle future.
In base a queste considerazioni, il Consiglio regionale impegna il Governo regionale, in particolare l'Assessore competente, a definire un percorso amministrativo atto a richiedere l'implementazione di un sistema di controllo radiometrico finalizzato alla rilevazione della radioattività di rifiuti che giungano agli impianti di Chalamy, Pontey e Pompiod che, anche naturalmente, possano presentare criticità per concentrazioni di radioisotopi.
Presidente - Consigliere Brunod, ne ha facoltà.
Brunod (LEGA VDA) - Intervengo per presentare la nostra seconda risoluzione.
Questa risoluzione ha lo scopo di portare avanti maggiori azioni di controllo e di trasparenza sul tema legato alle discariche di rifiuti.
Preso atto dei contenuti della petizione popolare promossa dal Comitato "La Valle non è una discarica" e delle considerazioni formulate nella relativa relazione oggetto di presentazione nell'odierno Consiglio regionale, alla luce di quanto emerso nel corso delle audizioni con i portatori d'interesse locali; analizzata la documentazione fornita dai firmatari della petizione, dalle strutture regionali competenti, dall'Avvocatura regionale, dall'ARPA e dai Comuni d'Issogne, Aymavilles e Jovençan; tenuto conto del fatto che il piano regionale di gestione dei rifiuti è in fase di aggiornamento e prossimamente sarà avviato il confronto in III Commissione consiliare, con questa risoluzione si vuole impegnare il Governo regionale, e in particolare l'Assessore competente - anche in considerazione della citata revisione del piano regionale di gestione dei rifiuti - a definire uno specifico piano di monitoraggio e sorveglianza regionale, coordinato dalla Regione autonoma, che preveda, disciplini e programmi le attività future che le strutture regionali, l'ARPA, il Corpo Forestale e ogni altro ente, agenzia e organismo competente, potranno mettere in atto per il controllo delle modalità con le quali vengono svolte le attività di esercizio delle discariche dei rifiuti speciali, site in regione e in tutte le sue relative fasi.
A titolo esemplificativo, il piano di monitoraggio e sorveglianza regionale dovrebbe riportare, a titolo indicativo e non esaustivo, le attività di controllo delle modalità di conferimento dei rifiuti all'impianto, le attività di controllo delle procedure di accettazione dei rifiuti conferiti, le attività di controllo delle modalità di messa in dimora dei rifiuti, le attività di controllo delle misure di riempimento e coltivazione, le attività di controllo della gestione del percolato, le attività di controllo dei sistemi di protezione ambientale e di sicurezza adottati dal gestore.
Il piano di monitoraggio e sorveglianza regionale proposto - finalizzato a contribuire a una maggiore garanzia che tutte le sezioni impiantistiche assolvano alle funzioni per le quali sono state progettate in tutte le condizioni operative previste e più in generale finalizzato affinché vengano adottati tutti gli accorgimenti per ridurre i rischi per l'ambiente e la salute della popolazione - è da intendersi integrativo rispetto a quanto già previsto dal piano di sorveglianza e controllo e dal piano di gestione operativa che il gestore deve mettere in atto ai sensi del Decreto legislativo 13 gennaio 2003, numero 36. Tale piano prende spunto dagli impianti autorizzati con AIA, Autorizzazione Integrata Ambientale, dove sono previsti un numero minimo di controlli fatti dagli enti preposti esterni. Il piano proposto andrebbe strutturato e discusso da parte degli enti preposti negli aspetti tecnici e programmatori.
In sintesi, si tratta d'impegnarsi in una sorveglianza superiore che consenta la piena operatività degli enti preposti alla tutela dell'ambiente e della salute pubblica e di dotarli delle risorse economiche necessarie allo svolgimento di attività programmate definite.
Presidente - Il consigliere Cretier si è prenotato, ne ha facoltà.
Cretier (PCP) - Sulla base della risoluzione presentata dal Presidente di Commissione volevo enunciare alcune cose.
Intanto anche io ringrazio il Presidente per il lavoro fatto in Commissione e anche tutti i Commissari e i colleghi Consiglieri che hanno partecipato. Ritengo opportuno di farlo perché eravamo sempre più di dodici, quindi credo che l'interesse sia trasversale all'Aula, alle componenti politiche, e che vi sia un interesse specifico dei Consiglieri.
Le discariche sono un tema molto delicato che deve essere affrontato nel giusto modo, sulla base della conoscenza delle norme in vigore che hanno delineato la situazione attuale, e sul quale potremo in futuro intervenire ancora.
Vorrei enunciare alcuni elementi, non sono in ordine di importanza: la necessità principale di salute pubblica; un controllo garantito dagli organi preposti; la necessità del sistema di localizzare aree per dislocare i rifiuti prodotti principalmente in loco, questa è una visione personale ma, come ha già detto il Presidente, purtroppo siamo in un sistema nazionale; le richieste delle comunità locali e non solo, fortemente preoccupate sia per la quantità che per le tipologie dei CER conferiti: la richiesta degli enti locali in cui ricadono le aree e quelli posti anche a confine, credo che l'interesse dei firmatari non sia limitato a questa zona ma che si estenda almeno a livello regionale. Il quinto punto sono gli ambiti in cui ricadono le aree interessate, quindi nei piani regolatori degli specifici comuni e chiaramente sottolineo anche l'interesse dell'imprenditore, che si assume il rischio di impresa.
In effetti non si tratta solo di smaltire ma di trovare altre soluzioni per creare un'economia circolare che alla fine del percorso differenzi i materiali, riduca le quantità e minimizzi o azzeri la pericolosità di certi materiali inquinanti, destinati ai centri tecnologicamente preparati.
Certo bisogna agire sulla coscienza dei cittadini, soprattutto quelli che hanno una maggiore sensibilità al problema, e nel rispetto di coloro che giornalmente s'impegnano e si preoccupano di differenziare.
Vi sono ancora troppi esempi e lo possiamo vedere percorrendo le nostre strade: malgrado la gratuità del conferimento, è più facile buttare in modo incivile i materiali. Alcuni pretenderebbero orari di apertura impensabili, ma è solo una scusante per non impegnarsi. Credo che bisogni agire sulla prevenzione e anche a volte dare qualche esempio per cui certi comportamenti andrebbero giustamente valutati, repressi e perseguiti.
Non si tratta di una sola porzione del territorio valdostano come si legge ogni tanto, ma di tutta la Valle d'Aosta. Ogni tanto si legge sui giornali che viene menzionata una porzione del territorio regionale, bassa valle per esempio, ma credo che sia un problema generale.
Bisogna dare delle risposte efficaci ai bisogni del territorio, magari non immediatamente, usando gli strumenti legislativi opportuni o utilizzando il Piano dei rifiuti regionali che andrà aggiornato tenendo in considerazione gli aspetti legati alle audizioni, alle leggi e ai regolamenti in vigore.
Certo dobbiamo occuparci del tema, credo trasversale ai Gruppi, ai cittadini che hanno firmato la petizione ma anche a coloro che per inerzia non l'hanno firmata ma sono consapevoli del problema. Insomma, dobbiamo prendere in carico i problemi, a tutti i livelli: la politica, i tecnici, la Commissione, l'Assessorato competente e la Giunta, tutti insieme.
La tecnologia innovativa e la progettazione ci possono aiutare in questo senso, in particolare sui più disparati e pericolosi materiali. Le nostre conoscenze sono limitate, lo sviluppo delle tecnologie ha fatto passi da gigante e questo ci permetterebbe di ridurre i conferimenti sia in volumi che in tipologie, valorizzando l'economia circolare spinta.
Certo tutti siamo consapevoli che l'obiettivo è non produrre rifiuti, ma al momento dipendiamo da un sistema di vita commerciale che ne produce ancora troppi.
Pensare a una destinazione di soli inerti non piace a tutti, ma se esiste un futuro, una ripresa delle attività economiche, in particolare nel settore edile, recuperando le vecchie strutture ormai superate, la demolizione di infrastrutture obsolete o pericolose - e cito ad esempio la demolizione della diga di Valgrisenche - il materiale di risulta del cantiere da qualche parte dobbiamo, sotto controllo, dislocarlo e destinarlo.
L'opzione recupero è interessante anche dal punto di vista della riduzione del consumo di suolo, avvicinarsi allo zero è un bell'obiettivo da mettere a fattor comune. L'uso di strutture esistenti sia private che pubbliche, spesso citato in quest'aula, sarebbe un passo avanti soprattutto se riusciamo a richiamare attività che creino occupazione e reddito e aspetti fiscali non indifferenti; lascerei agli esperti le valutazioni.
Certo non attività pericolose di cui non si conoscono i flussi in entrata e in uscita, ma con l'attento controllo dei mezzi in entrata e in uscita, come proposto da alcuni.
Sarebbe anche più ambizioso destinare aree ad altre attività, riferendosi allo Chalamy, ad altre funzioni economiche che soddisfino la proprietà e la gestione, visto che le dimensioni permetterebbero lo sviluppo di tutta una serie di obiettivi ludico-sportivi integrati in un bell'ambiente agro-silvo-pastorale e lacustre, passatemi il termine, alle porte di un parco naturale in un'area che potrebbe essere un "Carrefour territoriale" che colleghi l'entrata del parco stesso e le direttrici di fondovalle (autostrada e ferrovia) con una tappa collegata a tante altre iniziative che per gli spazi permettono tante idee, anche di grandi dimensioni.
Certo non voglio sostituirmi alla scelta della proprietà, ci mancherebbe, essa ha pieno titolo e diritto di farlo, sono dei pensieri personali che volevo esprimere in questa Assise per sostenere in futuro le scelte politiche del tema rifiuti che purtroppo non a tutti i cittadini sta a cuore, come dimostra anche solo il gesto di gettare i rifiuti dal finestrino.
Quindi la risoluzione proposta ha come obiettivo di prendersi in carico il tema e di prospettare qualche soluzione legislativa condivisa.
Presidente - Altri? Ricordo che per le risoluzioni può intervenire uno per Gruppo. Assessora Minelli ne ha facoltà.
Minelli (PCP) - La petizione del Comitato "La Valle non è una discarica", sottoscritta da oltre 13.000 cittadini, ha avuto il merito d'intercettare un disagio che dura da anni e di trasformarlo in protesta contro la trasformazione di discariche nate per raccogliere degli inerti in discariche di rifiuti speciali industriali, discariche che erano diventate interessanti e attrattive per aziende operanti fuori valle con difficoltà a smaltire i propri rifiuti industriali.
Le 13.000 firme hanno reso evidente una preoccupazione diffusa e sono state una spinta perché anche le amministrazioni comunali si esprimessero, infatti il Comune d'Issogne si è ora espresso negativamente all'unanimità sulla discarica di Chalamy nonché sull'apertura di un impianto di frantumazione di batterie al piombo acido. Mi risulta che sempre il Comune d'Issogne abbia attribuito un incarico tecnico per rivedere il piano regolatore e per modificare la destinazione delle aree per attività industriali e commerciali.
Nei giorni scorsi è pervenuta anche un'articolata memoria dei Comuni di Aymavilles e di Jovençan circa la contrarietà al mantenimento in esercizio della discarica di Pompiod, ora sotto sequestro da parte della magistratura; è una memoria che conferma questa preoccupazione.
Ritengo che la III Commissione abbia fatto un buon lavoro nell'analisi della petizione ricevendo in audizione vari soggetti: dal Comitato promotore, al Comune, all'ARPA, ai dirigenti e alle strutture dell'Amministrazione.
La relazione conclusiva dei lavori di Commissione è stata votata all'unanimità ed è in gran parte condivisibile, tuttavia personalmente ritengo che il Consiglio la dovrebbe integrare con l'indicazione di alcuni interventi operativi.
Indicherò questi interventi che, a mio avviso, bisognerebbe prevedere, ma prima voglio fare una considerazione di fondo: dobbiamo essere consapevoli che le due discariche di cui stiamo parlando e che hanno dato origine alla petizione popolare non sono degli impianti abusivi, ma delle attività che hanno avuto formali autorizzazioni e che hanno superato il vaglio dei vari tecnici degli uffici regionali e della conferenza dei servizi. Non è possibile asserire che ci siano stati anche errori di valutazione e d'interpretazione nell'iter autorizzativo, ma quello che è certo è che la normativa di riferimento -nazionale, prima di tutto, e poi anche regionale - è una normativa lacunosa e farraginosa, una normativa che - è di tutta evidenza - non è risultata adeguata.
Allora, se così è, bisogna intervenire sull'impianto normativo - su quello regionale per quanto è possibile e per quanto ci compete - infatti, con l'articolo 16 bis della legge 3 approvata nel gennaio del 2020, la Regione si è data alcuni strumenti per contrastare discariche in cui affluiscono rifiuti speciali provenienti da fuori valle. Questo è stato un passaggio molto importante a cui personalmente e anche come Gruppo politico lo scorso anno abbiamo dato un convinto contributo, ma sappiamo anche purtroppo che tale articolo di legge - che non era risolutivo ma era un importantissimo passo avanti - è stato impugnato dal Governo di fronte alla Corte Costituzionale e, come ha ricordato il collega Chatrian, la discussione nel merito è fissata per marzo 2021.
Il primo impegno della Regione deve essere difendere tale norma in sede giudiziaria, ma ho sentito i legali e purtroppo c'è il rischio di annullamento, di conseguenza potremmo trovarci a marzo nella situazione di un anno fa, senza più una norma per limitare fortemente l'afflusso di rifiuti speciali con destinazione le due discariche oggetto della petizione.
È necessario quindi, a mio avviso, studiare urgentemente come intervenire nuovamente e, se possibile, in maniera più mirata sulla normativa regionale.
Per questo ritengo che fare riferimento, come avviene nella parte conclusiva della relazione, esclusivamente al nuovo piano dei rifiuti che è in corso di elaborazione sia appunto non sufficiente, perché il Piano è uno strumento molto complesso che non sarà certamente pronto nel mese di marzo; se, come si spera, se tutto va bene, arriverà all'esame del Consiglio per l'estate, poi dovrà seguire l'iter di esame.
Per questo vi è la necessità, come ho compreso anche dal confronto che ho avuto con il supporto legale, c'è la necessità di valutare come comportarci per avere pronte alcune mirate norme regionali che limitino le tipologie di rifiuti da conferire e la possibilità di utilizzare le discariche valdostane per rifiuti speciali di origine industriale provenienti da fuori valle.
Ho chiesto agli uffici di approfondire, di avviare questo lavoro, ma ritengo personalmente che sarebbe opportuno un mandato del Consiglio in modo che ci sia un'opzione chiara e condivisa a sostegno di un intervento legislativo ben studiato che, se sarà ritenuto necessario, anticipi normative che successivamente si potranno inserire nel Piano regionale dei rifiuti.
Sarebbe bene che si valutasse questa prospettiva, altrimenti il rischio è di trovarsi a breve con le mani legate e con difficoltà a dare risposte efficaci alle attese dei cittadini.
C'è poi un problema che è stato evocato ma di fatto non esaminato nel lavoro della Commissione che è quello dell'impianto di frantumazione delle batterie al piombo acido, che si vuole installare sempre a Issogne in località Mure, in una zona vicina a quella della discarica.
Queste batterie per la loro composizione, una volta esaurita la funzionalità, risultano - da quello che ho potuto approfondire - dei rifiuti tossici per l'ambiente, in quanto il piombo è un metallo pericoloso che non deve essere disperso.
Ora la situazione è questa: l'iter di esame per la richiesta di autorizzazione integrativa ambientale da parte degli uffici e dei servizi regionali è in fase avanzata; se non c'è una richiesta di approfondimento dell'organo politico, l'impianto a breve verrà autorizzato e ciò nonostante il Comune d'Issogne in data 25 novembre 2020 all'unanimità abbia espresso la sua contrarietà all'installazione dell'impianto sul proprio territorio e nonostante il fatto che nell'audizione della Commissione il Comitato abbia espresso la diffusa preoccupazione degli abitanti della zona sulla realizzazione dell'impianto per le criticità ambientali derivanti dallo stesso.
Io come Assessore all'ambiente penso che quelle voci importanti del Comune e delle persone che hanno firmato vadano ascoltate e che sarebbe opportuna una presa di posizione che esprimesse la volontà di esaminare a fondo il dossier e di arrivare a un giudizio politico sull'opportunità o meno dell'impianto.
Io credo che sarebbe bene che la Commissione sentisse i proponenti, i dirigenti dei servizi regionali, l'ARPA, il Comune e formulasse su questo una valutazione.
Se verrà autorizzato questo impianto dagli uffici, inizierà il via vai dei camion che arrivano da varie parti d'Italia per portare a Issogne delle batterie esauste, frantumarle, separarne le componenti e poi ricaricarle su altri camion con varie destinazioni per ulteriori fasi lavorative.
Io mi chiedo se abbia senso un tale impianto, tra l'altro a bassa occupazione, mi chiedo perché farlo in Valle d'Aosta, non certo per le batterie esauste di produzione locale.
Non credo che questo sia il modello di economia circolare che la Valle d'Aosta vuole perseguire.
Dal punto di vista giuridico e amministrativo, può essere tutto a posto, ma io chiedo se non sia il caso di fare un approfondimento sull'opportunità politica, ascoltando anche il territorio, come credo che sia compito di chi siede in quest'aula, come abbiamo fatto anche per la petizione relativa a Weissmatten.
Anche per le discariche di Pompiod e di Chalamy era tutto a posto, poi abbiamo visto che cosa è successo.
Quindi oggi, secondo me, dobbiamo decidere, come Consiglio, se intervenire o meno.
Se posso soltanto dire una cosa sulle due risoluzioni che sono state presentate e che sono interessanti...
Presidente - Assessore, molto brevemente...
Minelli (PCP) - Sì, mi riferisco alle due risoluzioni della Lega che sono state presentate che sono interessanti ma che, per essere accettate così come sono formulate, richiedono un'interlocuzione con ARPA e con i suoi uffici per comprendere se sia in grado di assicurare un percorso di questo tipo.
Quindi la proposta che si fa per queste due risoluzioni è per entrambe di scrivere dopo "Impegna", "il Governo regionale, in particolare l'Assessore competente, a verificare la possibilità di definire il percorso amministrativo", sia per l'una che per l'altra, "a verificare la possibilità di definire uno specifico piano di monitoraggio e sorveglianza regionale".
Presidente - Si è prenotato il consigliere Aggravi, ne ha facoltà.
Aggravi (LEGA VDA) - In realtà non sapevo se chiedere una mozione d'ordine perché non ho ben capito, cioè noi stiamo discutendo la petizione e tre risoluzioni; se ho intuito, l'intervento dell'Assessore - magari mi sono perso io - propone (secondo lei sarebbe meglio) di modificare alcune parti della risoluzione che riguarda l'articolo 16 bis.
Poi il discorso dello stabilimento e delle batterie sicuramente è interessante, però vorrei ricordarle che lei è l'Assessore quindi noi, per carità, possiamo discuterne ma vorrei capire anche in quel senso in che termini, oggi, perché, per quanto sia sicuramente importante, stiamo discutendo la petizione.
Vado sul terzo problema che è più semplice e che riguarda le nostre due risoluzioni: la formulazione ci trova anche concordi se però definiamo una tempistica affinché sia un'impegnativa un poco più forte e non sia blanda. Poi possiamo trovare sicuramente la forma corretta, però che ci sia almeno un lasso di tempo entro il quale ricevere una risposta, perché altrimenti succede un po' come nel primo caso, cioè abbiamo fatto un percorso di audizioni, c'è stata anche un'audizione interessante in apertura con lei e con i tecnici, si pensa che ci sia anche un coordinamento tra il Presidente della Commissione di riferimento, che è della sua stessa maggioranza, e poi arriviamo qui e adesso io mi trovo un po' in imbarazzo.
Non ho capito: la risoluzione che andiamo a votare mantiene quel testo, è diverso o ne propone un altro? Perché oggettivamente, non so i colleghi, ma io non ho...
Voce fuori microfono.
Quindi le proposte dell'Assessore sono eventuali, cioè io ho sentito che lei diceva "Bisognerebbe aggiungere delle altre cose" quindi non sono proposte. Volevo capire soltanto questo.
Presidente - Possiamo passare alla votazione delle risoluzioni. Consigliere Aggravi, immaginavo che le modifiche fossero state accettate. Ne ha facoltà.
Aggravi (LEGA VDA) - Solo per mettere in ordine le cose, per non fare confusione: abbiamo la petizione e quella rimane così, abbiamo la risoluzione presentata dal Presidente della III Commissione che nel testo non è modificata, è una domanda la mia e chiedo conferma; nel caso delle nostre due petizioni siamo concordi a definire una modifica definendo un lasso di tempo che non è stato concordato.
Quindi prima di passare al voto io vorrei capire: la petizione non si tocca, la risoluzione del Presidente della III Commissione rimane tale, se ho capito, e sulle altre due se c'è il tempo di definire il testo troviamo un accordo sennò noi lo portiamo avanti così.
Presidente - Va bene, invito a fare prontamente tutto in tempi i più stretti possibili.
...ci scusiamo per la breve interruzione. Le proposte di modifica alle quali si accennava in precedenza sono state concordate ora, pertanto sia in un caso che nell'altro si prevede che la tempistica sia di tre mesi per verificare le procedure in questione. Possiamo passare alla votazione.
Risoluzione n. 1 presentata dalla Lega con modifica, come concordato.
Apriamo la votazione. Chiudiamo la votazione.
Presenti, votanti e favorevoli: 35
Il Consiglio approva all'unanimità.
Passiamo alla votazione della seconda risoluzione della Lega, come da modifica concordata.
La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti, votanti e favorevoli: 35
Il Consiglio approva all'unanimità.
Passiamo adesso alla terza risoluzione presentata dalla maggioranza.
Apriamo la votazione. Chiudiamo la votazione.
Presenti, votanti e favorevoli: 35
Il Consiglio approva all'unanimità.
Come d'accordo sospendiamo per una capigruppo al fine di organizzare il prosieguo dei lavori del Consiglio.
La seduta è sospesa dalle ore 19:00 alle ore 19:11.
