Oggetto del Consiglio n. 218 del 14 gennaio 2021 - Resoconto
OGGETTO N. 218/XVI - Interpellanza: "Azioni volte a migliorare gli indicatori valutativi dei servizi dell'Università della Valle d'Aosta".
Bertin (Presidente) - Il punto n. 31, in ragione dell'assenza dell'assessore Barmasse, è rinviato a più tardi. Punto n. 32 all'ordine del giorno. Consigliere Sammaritani ha la parola per l'illustrazione.
Sammaritani (LEGA VDA) - Torniamo sul tema dell'università. Questa interpellanza intende appunto fare una valutazione complessiva del nostro ateneo.
Esaminata la classifica Censis delle Università italiane annualmente elaborata sulla base di una valutazione che considera cinque tipologie di indicatori: i servizi, l'internazionalizzazione, le borse e contributi, la comunicazione ai servizi digitali e le strutture; considerato che la nostra Università è inserita nel gruppo delle università piccole, cioè quelle che hanno fino a mille iscritti; preso atto del fatto che il nostro ateneo nel 2018 si era piazzato al terzo posto suo nove, dietro solo a Bolzano e al LIUC di Varese, e in particolare che UniVdA si era classificata al secondo posto nei servizi, al secondo posto nella internazionalizzazione, al quinto posto nelle borse e contributi, al sesto posto nella comunicazione e servizi digitali, al settimo posto nelle strutture; valutato quindi che ci si possa ritenere soddisfatti dei punteggi ottenuti nei servizi e nell'internazionalizzazione e moderatamente soddisfatti delle borse e contributi, sicuramente carenti risultano i due settori della comunicazione, dei servizi digitali e delle strutture.
I sottoscritti consiglieri regionali interpellano quindi il Presidente della Regione o l'Assessore competente per conoscere se dal 2019 in poi siano state messe in opera azioni per porre rimedio alle evidenti carenze nei settori sopra evidenziati e, in caso positivo, quali e con quali risultati.
Presidente - Per la risposta l'assessore Caveri.
Caveri (VDA UNIE) - La ringrazio molto di queste domande e soprattutto mi permette anche di dire in aula alcune cose che ho avuto l'opportunità di sostenere nella Commissione consiliare che si occupa della materia. Durante l'audizione della settimana scorsa, ho affrontato alcune tematiche concernenti l'Università e credo che l'aspetto più importante sia il fatto che in primavera, se sarà consentito anche dalle condizioni dell'epidemia, ritengo che sarebbe utile avere una sorta di consultazione pubblica sul futuro dell'Università della Valle d'Aosta. Quando nacque l'Università, noi speravamo in un'università con duemila studenti, oggi noi ci situiamo attorno ai mille studenti, abbiamo nei due dipartimenti una serie di problematiche, ma di certo quel che conta oggi è capire quali saranno le scelte future che guideranno la nostra università. Noi sappiamo che l'Università gode dell'autonomia universitaria, ma essendo che noi trasferiamo circa 7 milioni e mezzo di euro, a fronte dei 600 mila euro annui dello Stato, è del tutto evidente che se la governance è in mano agli organi dell'università, è anche vero che, a mio avviso, sia giusto discutere di questi argomenti in Consiglio Valle e soprattutto - come dicevo - con quella che viene definita in maniera un po' pomposa ed è un termine che talvolta è un po' ambiguo, la cosiddetta società civile.
Vengo al merito. La classifica Censis del 2020, che è relativa al 2019, vede l'Università della Valle d'Aosta collocata al sesto posto nella valutazione generale, dopo lo scivolone che è stato evocato all'ottavo posto nel 2019. In questa più recente classificata l'Università si colloca, per essere più precisi, al sesto posto per i servizi, al terzo posto per l'internazionalizzazione, al secondo posto per le borse, all'ottavo posto per la comunicazione, al settimo posto per le strutture. I punteggi dunque in crescita, in confronto all'anno precedente, sono principalmente le borse, secondo posto al posto del sesto dell'anno precedente, risultato che evidenzia la proficua collaborazione con la Regione e anche gli sforzi che si sono fatti, ad esempio, in una collaborazione con il Rotary di Aosta e il Rotary Courmayeur-Valdigne, per l'erogazione di dieci borse di studio destinate a studenti meritevoli che siano iscritti al primo anno dei percorsi triennali. Resta confermato il terzo posto nella internazionalizzazione ed è un bene pensando alla vocazione iniziale della nostra università, e il settimo posto per le strutture, sappiamo anche il perché.
Come lei ben sa purtroppo ci sono ancora dei ritardi che speriamo di colmare per l'apertura almeno della prima trance dell'Università, vale a dire la Testafochi, e poi ci saranno la Giordano e la Beltricco speriamo in tempi ragionevoli. Purtroppo, l'esperienza di far fare da strutture esterne i lavori non ha sortito gli effetti che noi pensavamo.
Per quanto riguarda le strutture, tornando appunto a bomba, l'ateneo oggi è suddiviso purtroppo ancora in quattro sedi: due sedi per la didattica e in parte per gli uffici, cioè Aosta, via Cappuccini e Saint-Christophe, una sede per una parte degli uffici amministrativi, ex Hotel Ambassador, e lo studentato a Montfleury. Le aule attuali sono venti con capienze abbastanza limitate e questo numero aumenterà con la nuova struttura, mentre evidentemente non basteranno gli uffici se non dopo la ristrutturazione della Giordano e della Beltricco.
Nel corso del 2020 è stata attrezzata nella sede di Saint-Christophe un'aula tecnologica con dotazioni informatiche di avanguardia. Le soluzioni tecnologiche individuate sono poi state cambiate in periodo di emergenza sanitaria, per dotare anche le restanti aule di attrezzature informatiche per la didattica mista, cioè parte degli studenti in presenza e parte a distanza, agevolando gli studenti nell'interazione con il docente e con i colleghi studenti.
Nel 2019 era in corso un aggiornamento tecnologico dell'ateneo. La situazione dell'emergenza sanitaria ha contribuito alla messa in campo di tutte le attrezzature tecnologiche in tempi molto rapidi e bisogna dare atto all'Università di come tutte le attività didattiche e amministrative sono passate online senza subire alcun rallentamento. Questo non è capitato in università più grandi.
Per quanto riguarda la comunicazione, che è sempre uno dei punti deboli, si segnala che nel 2018-2019 è stato messo finalmente online un nuovo sito web dell'ateneo e sono state anche modificate e informatizzate una serie di procedure amministrative. La classifica Censis per il settore comunicazione, quindi la parte più carente nell'attuale graduatoria, analizza quasi settanta sottoparametri di dettaglio e mette in luce la mancanza di alcuni aspetti legati a questioni tecniche ed informatiche e altri di carattere più di contenuto. Nel corso del 2020 il personale assegnato all'ufficio comunicazione ha seguito dei corsi di formazione che mirano proprio a valutare le implementazioni necessarie da apportare sia al sito web di ateneo che alla comunicazione più in generale. È stato anche redatto un piano di intervento a breve e medio periodo per porre rimedio alle lacune individuate dagli indicatori del Censis. L'ateneo ha anche affidato delle collaborazioni per supportare questo ufficio comunicazione nella predisposizione di materiali video e anche per avere un utilizzo più intelligente dei social, che risulta uno dei punti deboli e sappiamo benissimo come, in particolare i giovani studenti, abbiano nei social un evidente punto di riferimento.
Nella classifica Censis, oltre a questi settori, viene anche analizzata la didattica. Vorrei a questo proposito dare, per concludere, alcuni dati: il corso di laurea triennale in lingue e comunicazione per le imprese e turismo per il quinto anno consecutivo si colloca al primo posto fra gli atenei non statali di piccole dimensioni e, con un risultato di 104 punti, si posizionerebbe addirittura al quarto posto nella classifica nazionale, considerando anche gli atenei statali. La laurea triennale in Scienze dell'economia della gestione aziendale si colloca invece al sesto posto con 92,5 punti, mentre la laurea magistrale a ciclo unico in Scienza della formazione primaria si colloca al secondo posto dopo Bolzano con 86,5 punti.
Per concludere, al di là dell'aridità dei dati e direi anche dello stimolo che deriva dalla comparazione con università che abbiano caratteristiche simili alle nostre, resta davvero una visione importante di prospettiva, cioè capire esattamente che cosa fare dell'Università. Avremo modo, cari colleghi, di poter discutere di questo argomento. Noi, con il presidente Lavevaz che presiede il consiglio di amministrazione, abbiamo avuto sino a oggi due consigli di amministrazione più legati a ordinaria amministrazione, ma nei mesi a venire è indubbio che bisognerà affondare il colpo e capire sempre meglio le cose che noi dobbiamo fare di questa università. Noi abbiamo due dipartimenti che talvolta, come capita nelle piccole realtà, si fronteggiano soprattutto nella spartizione in senso positivo delle disponibilità finanziarie, soprattutto dell'accesso di nuovi professori alla carriera ordinaria. Sono cose che capitano e io credo che questa università, anche se talvolta criticata all'esterno, debba invece essere un fiore all'occhiello. Lo ripeto, l'idea è quella di avere un dibattito pubblico, un confronto fra tutti, per capire come meglio affinare le strategie per avere una università all'altezza della situazione.
Presidente - Per la replica il vicepresidente Sammaritani, ne ha facoltà.
Sammaritani (LEGA VDA) - Ringrazio l'assessore Caveri per questi dati che ci ha fornito: sono importanti e a volte sono - come diceva lei - dati che possono apparire aridi. In effetti non sono la rappresentazione di tutta quella che è un'entità così complessa come l'università, questo è indubbio, però è giusto anche confrontarsi con gli altri, anche se comprendiamo tutti immagino che al di là del fatto che si stia parlando di piccoli atenei, piccole università, in realtà forse fa i piccoli siamo ancora i più piccoli. Questo è importante e va sempre tenuto in conto, perché sicuramente Bolzano che quasi sempre è là davanti e costituisce un po' un faro, ma anche il LIUC di Varese che citavo prima, sicuramente hanno dei bacini di utenza ben diversi dal nostro e anche una collocazione geografica, come Varese, che sicuramente li favorisce, questo è indubbio. È importante però appunto capire dove stiamo collocati per certi tipi di attività e di servizi. Come abbiamo visto, sono cinque gli indicatori, ma poi ci sono i sottoindicatori, quindi c'è tutta una ramificazione, come in tutti questi casi molto, molto complessa.
Fa piacere, per alcuni versi, che certi indicatori siano comunque buoni. Sapevamo sicuramente che quello relativo alle strutture, per le vicende ormai stranote, quindi è inutile ripeterle, sicuramente ci penalizza un pochino. Fa un po' più specie l'ambito invece della comunicazione, che oggigiorno è un tema invece fondamentale, perché puoi essere anche il più bravo del mondo, ma se non lo dici agli altri di fatto non serve a nulla, quindi quello è sicuramente un settore invece in cui si dovrà sicuramente intervenire e lo si potrà fare probabilmente anche con tutto sommato risorse e complicazioni anche meno gravose rispetto a quelle relative alle strutture.
Giustamente, senza dilungarmi troppo su questi temi che credo dibatteremo, come lei stesso ha detto a breve, quindi questo ci fa molto piacere, è importante sapere cosa fare di questo strumento. Lo strumento dell'università, che è nato sicuramente con delle aspettative particolari non deve essere abbandonato, non deve essere trascurato e sicuramente io immagino che da parte degli organismi dell'Università, così come da parte degli operatori o dei cittadini che se ne interessano, questa sensazione un pochino ci sia, dovuta forse soprattutto al tema, torniamo a bomba, delle strutture. Questo sparpagliare le strutture, sparpagliare l'università in varie sedi sicuramente non è un dato positivo per tanti aspetti, ma anche proprio dal punto di vista dell'immagine dell'Università.
Però noi sappiamo che tutte le università hanno tre missioni principali, che sono quelle chiaramente della didattica, quella della ricerca, ma è molto importante, io credo, proprio per far credere anche i cittadini in questo strumento, quindi per convincerli che è uno strumento fondamentale per chi probabilmente ancora non lo sa, implementare quella che è la terza missione, cioè il rapporto tra l'università e il territorio, perché più si radica l'università sul territorio e più sarà facile che tutti i cittadini valdostani credano in questo strumento e siano disponibili a investire del denaro, che già oggi è tanto ma che comunque non dovrà mai essere meno, perché è uno strumento fondamentale per la crescita dei nostri giovani, dei nostri cittadini e di conseguenza della società valdostana. Quindi la parola d'ordine è crederci, investire e investire nel modo adeguato e intelligente.
