Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 206 del 13 gennaio 2021 - Resoconto

OGGETTO N. 206/XVI - Interpellanza: "Condivisione della decisione di costituirsi nel giudizio di legittimità costituzionale relativo alla l.r. 11/2020".

Bertin (Presidente) - Alla presenza di 33 consiglieri, diamo inizio ai lavori pomeridiani del Consiglio regionale. Punto all'ordine del giorno n. 19. Per l'illustrazione, la parola al consigliere Manfrin, ne ha facoltà.

Manfrin (LEGA VDA) - Quest'iniziativa arriva, come spesso accade, in un momento quanto mai opportuno, cioè esattamente nello stesso giorno in cui si discute della costituzione in giudizio relativamente appunto alla legge n. 11 elaborata dal nostro Consiglio, votata dal nostro Consiglio, peraltro non tutto, e ci è sembrato quanto mai assolutamente necessario riflettere appunto nel merito di quanto è accaduto in Giunta poco tempo fa.

Abbiamo, come sappiamo tutti, preso atto dell'impugnativa del Governo relativa alla legge regionale n. 11/2020, la cosiddetta "legge anti-DPCM", la legge che con coraggio questo Consiglio ha deciso di approvare e che permetterebbe alla Valle d'Aosta di poter autodeterminare le chiusure e le aperture delle attività commerciali del territorio, e non solo, ma abbiamo anche preso atto che ovviamente alla nostra legge, la legge n. 11/2020, sono seguite numerose - lo ha ricordato anche questa mattina il Presidente - ordinanze che hanno applicato, o in altri casi disapplicato, la legge regionale disponendo aperture ma nella maggior parte dei casi disponendo chiusure relativamente appunto a questa legge. Di tutta questa ordinanza però rimane un dato, cioè che il Presidente ci ha detto che quell'ordinanza è stata condivisa da tutta la Giunta e noi ci fidiamo di quanto dichiarato dal Presidente, peraltro era ovviamente l'unico a poterla promulgare, quindi sono state sue dichiarazioni e noi ovviamente le prendiamo per buone.

Approfitto dell'occasione per esprimere anche tutto lo sconcerto che abbiamo vissuto relativamente all'impugnativa dell'ordinanza di fronte al TAR per un motivo molto semplice: l'ordinanza che si era proposto di impugnare lo Stato sostanzialmente era un'ordinanza che chiudeva le attività e non che le apriva, perché la legge apriva tutte le attività, l'ordinanza le chiudeva. Impugnare l'ordinanza avrebbe significato aprire tutte le attività, quindi ho trovato questo gesto da parte dello Stato un po' incoerente rispetto a quanto aveva dichiarato; mi auguravo quasi che effettivamente l'ordinanza venisse impugnata e quindi si potesse dispiegare l'efficacia della legge n. 11 in tutte le sue previsioni. Al netto di questo lo sconcerto maggiore lo abbiamo vissuto di fronte alla resistenza in giudizio firmata dalla delibera di Giunta. In effetti uno Stato che ricorre contro la legge regionale non fa eccessivamente notizia, accade lo sappiamo con una certa regolarità. In questo caso però specifico le curiosità sono tante, in primis è decisamente curioso che lo Stato ricorra contro una legge, in particolare contro un articolo contro cui, per esempio, non ha ricorso qualche mese fa nella stessa forma quando presentato da una legge provinciale della Provincia Autonoma di Bolzano, e qui si spiegano le motivazioni per le quali abbiamo voluto ricalcare in alcune parti della legge alcuni articoli già approvati, nello specifico gli articoli che riguardano le aperture, esattamente perché nella stessa forma gli stessi articoli sono ad oggi vigenti nella legislazione della Provincia Autonoma di Bolzano. Lì però lo Stato misteriosamente ha deciso di non fare nessuna impugnativa.

In secondo luogo è particolarmente curioso che lo Stato impugni una legge che ha visto un suo richiamo da parte di un'ordinanza condivisa da una Giunta, che vede nella sua composizione un legame con quel Partito Democratico, lo stesso di quel ministro, il munifico Boccia, che si scagliò fin dal primo minuto contro il nostro dispositivo e minacciò assurde e peraltro anche inattuabili ritorsioni, anche questa sicuramente è una curiosità credo più dal punto di vista politico.

Infine è decisamente preoccupante vedere che uno Stato ricorre contro un articolo e facciamo l'esempio di un comma su tutti: quello che disciplina la riapertura degli impianti a fune, dal momento che è proprio il nostro Statuto speciale che assegna tra le competenze primarie della nostra Regione esattamente le disposizioni relative agli impianti a fune. È quindi particolarmente curioso anche questo aspetto, cioè lo Stato decide di ricorrere contro effettivamente le competenze statutarie della nostra Regione e quindi è di tutta evidenza che questo non possa essere che annoverato fra un vile e direi anche vergognoso attacco alla nostra autonomia.

Proprio in quest'ottica quindi è un'occasione questa, quella dell'impugnativa e quella della resistenza, che dovrebbe vedere tutti i Valdostani e ovviamente i loro rappresentanti uniti nel difendere ciò che i padri dell'autonomia ci lasciarono in eredità e mi ha fatto particolarmente specie leggere o non leggere forse nel voto della resistenza in giudizio i nomi degli assessori Minelli e Guichardaz, rappresentanti proprio di quella Sinistra governativa che mal tollera che una Regione possa autonomamente decidere quali siano le misure che può applicare sul proprio territorio. Proprio a seguito di questo abbiamo poi letto le indiscrezioni giornalistiche che hanno presentato questo atto, questo mancato voto e questa mancata presenza della resistenza in giudizio proprio con un incasellamento politico, cioè l'assenza dei due Assessori sarebbe stata effettivamente meditata ed eseguita per evitare di dare il proprio apporto alla resistenza in giudizio e quindi al contrasto con lo Stato. Noi però non ci nutriamo di indiscrezioni giornalistiche, quindi proprio sulla base di questo abbiamo deciso di venire qui in quest'aula e chiedere a questo punto delle spiegazioni direttamente al Governo per vedere effettivamente se da questo punto di vista ci sia condivisione o meno da parte della Giunta sull'atto che è stato votato dalla Giunta e quindi se la Giunta condivide nella sua interezza la decisione di costituirsi nel giudizio di legittimità costituzionale contenuto nella delibera n. 1393/2020.

Presidente - Ha chiesto la parola il Presidente della Regione, ne ha facoltà.

Lavevaz (UV) - Aspettando notizie da Roma in merito all'impugnativa della nostra legge n. 11, che, come ricordato, cade proprio oggi, quindi questa interpellanza è effettivamente "a fagiolo" per quanto riguarda la tempistica.

Concordo anche con il collega Manfrin ovviamente sui dubbi sulla tempistica dell'impugnativa, in particolare sul fatto che sia stata impugnata prima l'ordinanza rispetto alla legge, perché effettivamente quel passaggio se il TAR Valle d'Aosta avesse accettato la sospensiva richiesta dal Governo, sarebbe stato un passaggio pericoloso dal punto di vista sanitario, perché comunque in un momento in cui la situazione è abbastanza delicata, saremmo paradossalmente andati verso un'apertura indiscriminata e senza controlli, senza protocolli, insomma in una situazione delicata da gestire.

In questa interpellanza però si chiede se la Giunta nella sua interezza condivida la decisione di costituirsi nel giudizio di legittimità costituzionale contenuta nella delibera citata n. 1393/2020. È cosa nota che l'approvazione della legge n. 11/2020 abbia avuto una genesi all'interno delle Commissioni, che, una volta arrivata in Consiglio, questa stessa legge abbia avuto una condivisione trasversale tra maggioranza e opposizione e che al contrario abbia visto una parte della maggioranza non condividere l'impianto normativo della citata legge n. 11.

I membri di Giunta che il collega Manfrin ha citato, che fanno ovviamente parte del Progetto Civico Progressista, che non avevano condiviso come movimento i contenuti della legge n. 11, hanno deciso, direi coerentemente con il percorso di approvazione della legge, di non partecipare alla votazione in Giunta. Senza entrare nel merito della questione, ritengo che la non partecipazione al voto di una delibera, che è comunque legata a un atto normativo consiliare che il gruppo di riferimento di due Assessori non ha sostenuto, sia da ritenersi comunque un passaggio coerente e che quindi non ritengo particolarmente da stigmatizzare, ecco molto semplicemente.

Presidente - Per la replica, la parola al consigliere Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - La ringrazio, Presidente, anche per la franchezza della sua risposta, però alcuni ragionamenti li condivido, alcuni li condivido un po' meno. Andiamo con ordine: innanzitutto lei ha detto, secondo me, un'inesattezza nel merito della questione sull'impugnativa dell'ordinanza rispetto alla legge, ovvero che se l'ordinanza fosse decaduta, avremmo avuto dispiegati gli effetti della legge "senza protocolli"... no, senza protocolli, perché lei sa benissimo che ogni singola attività commerciale, culturale e quant'altro ha precisi protocolli che ha ovviamente dovuto, dovrebbe e deve, se vuole riaprire, rispettare, quindi non sarebbe stato un salto senza protocolli ma sarebbe stata un'apertura in sicurezza, che era esattamente l'obiettivo della legge: applicare le aperture con i protocolli di sicurezza previsti dalla legge, che sono quelli che sono stati utilizzati durante tutta l'estate. Evidentemente quindi non sarebbe stata un'apertura così libera, senza protocolli, senza sicurezza, assolutamente no.

Detto questo, però rimane un problema politico, quindi, come giustamente le ho elencato, ci sono stati degli atti susseguenti rispetto a quella legge e uno di questi atti è stato quello dell'ordinanza, l'ordinanza con la quale lei chiudeva gran parte delle attività che invece venivano aperte e poi decretava l'apertura però tre giorni prima che in realtà poi si passasse nella zona gialla e quindi potessero aprire tutte regolarmente, lei ci ha assicurato essere stata condivisa con tutta la Giunta, quindi questa ordinanza che apriva le attività in parte era condivisa da tutta la Giunta ma questa ordinanza si poteva fare solo in forza della legge n. 11 approvata da questo Consiglio. Allora io mi chiedo sinceramente come mai c'è una parte politica che fa parte della maggioranza e della Giunta che utilizza le leggi quando le piacciono ma solo il pezzettino che le piace ma poi se ne allontana quando invece è il momento di difenderle, perché lo stesso atteggiamento - e lo ricordo all'Aula e lo ricordo anche a chi è fuori - è stato tenuto dalla stessa forza politica che lei ci ha appena citato, perché abbiamo votato tutto un testo di legge e in tutto questo testo di legge abbiamo visto che questa forza politica ha votato o contro, o si è astenuta su tutto, tranne che su un emendamento: quello che istituiva una Commissione nella quale dare linee di indirizzo alla Giunta incredibilmente fatta esattamente dal PCP, cioè dalla stessa forza politica che diceva che era contro la legge: "io quindi sono contro la legge ma faccio un emendamento a quella legge e lo approvo anche". Troppo comodo comportarsi così, disconoscere le responsabilità, disconoscere le cose che magari possono creare delle difficoltà e invece prendere soltanto le cose che ci piacciono.

Mi dispiace, ma noi non condividiamo questa impostazione, prendiamo atto ovviamente della divisione e della volontà specifica che questa forza politica, ovvero PCP, in questo momento porta avanti, ovvero quello dell'attacco alla nostra autonomia e nel rifiutarsi di difendere quella che è una legge che la nostra autonomia invece va a tutelarla e va a difenderla, quindi prendiamo atto di questo e mi auguro che prenda atto anche questo Consiglio e le persone che sono fuori da qui e stanno ascoltando.