Oggetto del Consiglio n. 123 del 2 dicembre 2020 - Resoconto
OGGETTO N. 123/XVI - Interrogazione: "Accordi organizzativi tra Assessorato Istruzione e Assessorato Sanità per la gestione delle situazioni di quarantena scolastica".
Marguerettaz (Presidente) - Punto n. 10 all'ordine del giorno. La parola all'assessore Caveri.
Caveri (VdA Unie) - Riprendendo nell'inizio di questa risposta la questione di Ponzio Pilato, figura che non mi appartiene, " è giusto non governare a furor di popolo altrimenti c'è il rischio di scegliere Barabba al posto di Gesù", tuttavia è nostro compito in certe occasioni capire qual è il furor di popolo. In questo caso il furor di popolo si è manifestato alle ore otto del mattino del 20 novembre, quando improvvisamente il mio telefono è esploso, perché noi viviamo in un periodo in cui la politica non è più l'incontro del martedì ma sono i WhatsApp a qualunque ora del giorno e della notte, e lo avete vissuto anche voi quando eravate al Governo e a tutti noi oramai le persone si rivolgono ad personam. Cos'è successo quel giorno? È successo semplicemente che tutti gli alunni e i docenti della scuola San Francesco si sono trovati di fronte a una difficoltà che nasce però qualche giorno prima. Sarò esatto nella risposta e spiegherò anche perché poi l'Amministrazione regionale è stata costretta a presentare un esposto firmato dall'Avvocatura regionale presso il Tribunale di Aosta per lo svolgimento degli opportuni accertamenti, anche perché ha dovuto affidare alla Sovrintendente agli Studi un incarico ispettivo rispetto agli avvenimenti che sono capitati, quindi un'indagine amministrativa da una parte e, dall'altra, invece un esposto, che non è una denuncia, per capire che cos'è successo.
Allora, facendo un passo indietro, in data 10 novembre 2020 tutti gli alunni e i docenti della Scuola primaria San Francesco di Aosta sono stati posti in quarantena a seguito di comunicazione da parte del Dipartimento di prevenzione dell'USL in quanto erano entrati in contatto stretto con un caso di Covid-19 che si era verificato all'interno della scuola. La circolare del Ministro della salute del 12 ottobre 2020 prevede che i contatti stretti asintomatici di un caso di Coronavirus devono osservare un periodo di quarantena di 14 giorni dall'ultima esposizione al caso oppure un periodo di quarantena di 10 giorni dall'ultima esposizione con un test antigenico o molecolare negativo effettuato in decima giornata. Queste due opzioni sembrerebbero - uso il condizionale - dare la possibilità di scelta al lavoratore per una soluzione o per l'altra. Peraltro la ratio della circolare era di rispettare le indicazioni del Comitato scientifico sulla riduzione dei tempi di quarantena e nel contempo prevedere l'eventualità, in caso di particolare diffusività della pandemia, che le strutture sanitarie non fossero in grado di offrire in decima giornata e nemmeno nei giorni successivi tamponi a tutti i contatti stretti da liberare dalla quarantena.
In considerazione dell'importanza che riveste la didattica in presenza, che è disposta da tutta la normativa attuale che prevede che l'attività didattica ed educativa per la scuola dell'infanzia, per il primo ciclo d'istruzione, quelle che noi chiamavamo le elementari, e per i servizi educativi per l'infanzia continui a svolgersi in presenza, il Dipartimento di Prevenzione dell'Azienda sanitaria ha comunicato in data 18 novembre, con una mail delle ore 17:12, che alunni e docenti delle istituzioni scolastiche coinvolte, fra le quali anche appunto l'Istituzione scolastica San Francesco avrebbero potuto effettuare il test antigenico rapido in modalità drive-in il giorno 19 novembre fornendo gli orari di convocazione. La Dirigente scolastica ha conseguentemente informato, mediante il registro elettronico, le famiglie degli alunni e gli insegnanti che erano stati posti in quarantena. È stato detto loro che avrebbero potuto svolgere questo tampone rapido e che, a fronte dell'esito negativo dei tamponi, gli alunni avrebbero potuto usufruire nuovamente della didattica in presenza da venerdì 20 novembre.
Da quanto segnalato, come ho già detto nella mattina del 20, sono risultati essersi sottoposti a tampone solo 6 docenti su 27 e, di conseguenza, solo alcune classi, che erano la I A e B, la II B e la IV A e B, seppure con un contingente minimo di insegnanti, hanno potuto accogliere i rispettivi alunni. Per i restanti 21 docenti non si è verificata la condizione per il rientro il 20 novembre, vale a dire il tampone in decima giornata con esito negativo e i docenti non si sono presentati a scuola. Conseguentemente agli alunni delle classi cui tali docenti sono assegnati non è stato erogato il servizio didattico in presenza pur essendo una parte degli alunni stessi presentatasi regolarmente a scuola, di qui l'arrabbiatura ovviamente dei parenti che avevano accompagnato i bambini e se li sono dovuti riportare a casa. La maggior parte dei docenti ha comunicato alla scuola la propria assenza dal servizio per la giornata del 20 inviando nel pomeriggio del 19 novembre una mail alla Segreteria della scuola, come risulta dalle mail di cui abbiamo conoscenza che riportano gli orari di queste comunicazioni.
A tal proposito la Dirigente scolastica ha precisato che le stesse sono transitate sulla segreteria digitale molto dopo l'orario riportato, cioè quando la Segreteria della scuola non era più presidiata. Non è stato pertanto possibile chiamare il numero di sostituti di docenti che potevano sostituire questi 21 insegnanti che non c'erano. In ogni caso anche quand'anche si ritenesse che la scelta fra la quarantena breve senza tampone e la quarantena di 14 giorni sia esclusivamente in capo al lavoratore, il lavoratore non è esentato da darne tempestiva comunicazione al datore di lavoro trattandosi di obbligo che discende dal generale dovere di correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto di lavoro.
Nella seconda domanda si diceva quali siano state le comunicazioni effettuate dalla scuola alle famiglie e se queste fossero concordate con l'Assessorato. Le comunicazioni sono state effettuate dalla Dirigente alle famiglie secondo le modalità che sono stabilite fra il Dipartimento di Prevenzione dell'Azienda USL e le scuole.
Terza domanda: per quanto attiene agli accordi organizzativi fra Assessorati e Aziende USL, si precisa che seguono le disposizioni fornite dal rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 agosto del 2020 e che vengono riportate anche nella precedente interrogazione, delibera di Giunta regionale del 31 agosto 2020.
Vorrei concludere però con un'osservazione interessante spero per chi ha posto la domanda, cioè noi avremo nelle prossime ore un'apposita riunione con le Autorità sanitarie per chiarirci un dubbio definitivo, cioè, nel momento in cui i docenti vengono chiamati a effettuare il tampone, esiste effettivamente una libera scelta di non andarci, come dicono, ad esempio, le organizzazioni sindacali nella lettera che ci hanno inviato? Oppure l'altra soluzione, cioè quella di far trascorrere il tempo, com'è avvenuto nel caso dei 21 insegnanti, è una situazione diversa da quella ordinaria di svolgere il tampone? Io non sono in grado di sciogliere la questione, la scioglieranno per noi le Autorità sanitarie e l'Avvocatura della Regione, perché è chiaro che prima o poi bisognerà capirlo perché casi come questi comunque non si ripetono, è vero che c'è stata la didattica a distanza quel giorno, ma quel giorno la scuola è stata largamente chiusa.
Un'ultima osservazione riguarda invece l'atteggiamento che hanno avuto i genitori che è stato un atteggiamento di autentica rabbia nei confronti del mondo della scuola di incomprensione. Noi non abbiamo fatto l'esposto per reagire all'arrabbiatura dei genitori: abbiamo fatto l'esposto perché riteniamo che l'inchiesta amministrativa non sia in grado di farci capire, di farci comprendere esattamente quel giorno che cos'è successo. Noi non abbiamo parlato dell'esistenza di reati in un esposto molto equilibrato, abbiamo semplicemente dato atto che esistono difformità di interpretazione sugli eventi e quindi è giusto, tenendo conto che la scuola è un servizio pubblico essenziale, che ci sia piena chiarezza su questa questione.
Presidente - La parola al collega Carrel.
Carrel (PA) - Il nostro intento era proprio questo, cioè capire come possiamo in qualche modo evitare quanto è successo. Dalle notizie che abbiamo ricevuto e che ha ben citato dei genitori, è mancata una comunicazione tempestiva tra scuola e genitori, docenti e scuola, quindi ovviamente si è creato un corto circuito, che ha, di fatto, creato il problema: un problema che ovviamente comprendiamo bene per le famiglie è un problema molto importante, perché sapere se i figli vanno a scuola in presenza o a didattica a distanza è importante, perché ovviamente la differenza è sostanziale per l'organizzazione della giornata e dell'attività lavorativa di ognuno. Come ha detto lei, non abbiamo gli elementi per capire se gli insegnanti erano obbligati oppure no e non credo che sia questo il vero e proprio problema di questo caso specifico, nel senso che è giusto chiarire quali siano gli obblighi degli insegnanti, è giusto chiarirlo per il futuro, però in questo caso specifico credo sia proprio mancata la comunicazione, quindi è giusto fare luce su quanto è successo e cercare di capire per evitare che ciò non accada ma mi sembra di aver capito dalle parole dell'Assessore che vi stiate già muovendo in questa direzione, quindi mi ritengo soddisfatto della vostra risposta.
