Oggetto del Consiglio n. 73 del 18 novembre 2020 - Resoconto
OGGETTO N. 73/XVI - Interrogazione: "Informazioni in merito all'utilizzo dello smart working da parte dei dipendenti pubblici regionali".
Bertin (Presidente) - Punto 13 all'ordine del giorno. Si è prenotato il Presidente della Regione, ne ha facoltà.
Lavevaz (UV) - Ringrazio i proponenti per questa interrogazione. Occorre premettere che la scorsa settimana, con la deliberazione n. 1115, la Giunta regionale ha ritenuto urgente e necessario adeguare le disposizioni in materia di organizzazione delle attività d'ufficio presso la sede di lavoro in modalità agile al rinnovato contesto normativo sanitario, sociale ed economico. L'adeguamento ha mantenuto fermi due principi cardine: il primo le esigenze di salute pubblica e la sicurezza sui luoghi di lavoro, il secondo la necessità di dare risposte efficaci ed efficienti ai cittadini, imprese e altri enti. I tempi di adozione dell'atto sono stati brevissimi, poiché all'indomani dell'adozione delle misure relative alla cosiddetta zona rossa sono state sentite le organizzazioni sindacali e sono state approvate le nuove disposizioni che impongono una nuova, ancorché parziale, riduzione della modalità tradizionale di lavoro in presenza.
Il decreto del Ministero della funzione pubblica del 19 ottobre 2020, pubblicato il 28 ottobre e i recenti Dpcm del 3 novembre, hanno infatti nuovamente incoraggiato il lavoro agile per ridurre la presenza di pubblici dipendenti presso la sede di lavoro, a loro tutela e anche al fine di ridurre le occasioni di contagio per l'intera comunità. La nuova disciplina prevede dunque che si ricorra al lavoro agile nella percentuale più elevata possibile del personale preposto alle attività che possono essere svolte secondo tale modalità, compatibilmente con le potenzialità organizzative e l'effettività del servizio.
Dato che per il momento la Valle d'Aosta è, come sappiamo, caratterizzata da uno scenario di elevata gravità e ha un livello di rischio alto, come da recente ordinanza del Ministero della salute del 4 novembre scorso, la presenza del personale nei luoghi di lavoro è limitata per assicurare esclusivamente le attività ritenute indifferibili e che richiedono necessariamente l'attività in presenza, in particolare per la gestione dell'emergenza.
Per garantire un buon funzionamento degli uffici la nuova disciplina adottata dalla Giunta mantiene gli istituti ordinari sulla flessibilità oraria e per la prima volta individua i profili che non possono svolgere il lavoro in modalità agile e chiarisce le modalità di gestione di tali lavoratori. I dirigenti, salvo i casi previsti dalla legge, dovranno svolgere il lavoro in presenza. Al personale scolastico ATA si applica la modalità di lavoro agile nei casi di quarantena, con sorveglianza attiva, isolamento domiciliare fiduciario e sospensione dell'attività didattica in presenza a seguito dell'emergenza epidemiologica.
La nuova disciplina regola poi in maniera più chiara come deve essere svolto il lavoro in modalità agile nell'amministrazione, garantendo il diritto alla disconnessione in precise fasce orarie, ma richiedendo esplicitamente a tutti i dipendenti di rendersi rintracciabili negli orari di funzionamento degli uffici.
Infine, bisogna ricordare che queste disposizioni in materia di lavoro agile in fase emergenziale non sono conformi a quelle previste per il lavoro agile strutturale e ordinario, che segue logiche e modalità in taluni casi ben diversi da quelli oggi adottati. Ad esempio, si prescinde dall'accordo individuale con il dipendente in cui sono prefissati i tempi, gli obiettivi e il sistema di misurazione e di valutazione degli stessi del lavoro agile. È altrettanto erroneo associare il lavoro agile al telelavoro, che ha un luogo e un orario prestabilito nell'accordo individuale con il lavoratore.
Si chiede quali siano i dati dell'utilizzo dello smart working per i dipendenti pubblici regionali. Venendo ai numeri, il dipartimento personale organizzazione ha adottato un sistema di monitoraggio pressoché quotidiano del personale che presta l'attività lavorativa in modo agile. Al primo maggio 2020 i dipendenti della Regione, inclusi due corpi, quello Forestale valdostano e quello dei Vigili del fuoco, oltre che il personale del Consiglio regionale e delle istituzioni scolastiche, escluso il personale docente, erano 1106 uomini e 1460 donne pari a 2566 unità. A quella data, cioè alla fine della prima ondata, erano in modalità di lavoro agile 396 uomini e 952 donne pari a 1348 unità, cioè circa il 70 percento di lavoratori che possono svolgere il lavoro agile e circa il 52 percento sul totale. Nei mesi successivi il numero è calato a 132 uomini e 362 donne, pari a 499 unità.
Al primo novembre, ancorché lontano per dimensioni dalla situazione di inizio del mese di maggio, si è registrato ovviamente un nuovo incremento pari a 344 uomini e 766 donne e in totale a 1110 unità, cioè circa il 58 percento sui lavoratori che possono svolgere il lavoro agile e circa il 43 percento sul totale.
È bene precisare che il dato risulta inferiore a quello di maggio, perché allora eravamo in situazione di lockdown totale con l'arresto di quasi tutte le attività, mentre ora l'amministrazione pubblica, pur permanendo la situazione di emergenza, è comunque chiamata ad adeguare la sua operatività alle esigenze dei cittadini e delle imprese, in un contesto sociale economico e produttivo diverso da quello di marzo e aprile scorsi.
Si chiede poi quali siano le dotazioni minime che i dipendenti regionali hanno per il lavoro in smart working e se sia stato previsto di implementarle. In merito al secondo punto, le dotazioni richieste nell'ambito del lavoro agile in fase emergenziale sono quelle in disponibilità del lavoratore, sia la connettività sia la telefonia sono messe a disposizione da parte del dipendente. La motivazione è di tutta evidenza e risiede nel massimo e improvviso ricorso al lavoro agile che prima delle norme emergenziali era previsto al massimo per il 15 percento.
L'Amministrazione si è invece attivata con una serie di interventi, necessari per rendere disponibile ai dipendenti l'accesso durante il lavoro in smart working a tutti i principali servizi, come la posta elettronica e i servizi collegati, i sistemi di videoconferenza, i servizi presenti nella Intranet regionale, le applicazioni trasversali all'amministrazione, rendendole accessibili da Internet, oltre che l'accesso remoto al proprio PC dell'ufficio tramite connessione sicura VPN, quindi a tutte le risorse di rete e agli applicativi specifici del dipendente. Queste attività hanno richiesto l'adozione di specifiche misure di sicurezza informatica, per tutelare ovviamente la sicurezza delle informazioni gestite. L'Amministrazione ha comunque provveduto a fornire dei portatili e dei sistemi di connettività in alcuni casi specifici, per garantire il corretto funzionamento di applicativi specifici di settore, come ad esempio il protocollo o il sistema di gestione delle retribuzioni e in alcuni casi, circa una cinquantina, per venire incontro ad utenti che ne fossero sprovvisti a livello personale. Con il rientro negli uffici si è provveduto inoltre alla fornitura di webcam, circa 200 negli ultimi due mesi, al fine di supportare il personale che necessita di effettuare frequenti videoconferenze dalla propria postazione di lavoro. Al momento attuale non sono previste particolari evoluzioni delle dotazioni hardware legate allo smart working, fatti salvi ovviamente gli interventi puntuali per risolvere eventuali situazioni di criticità.
È chiaro peraltro che l'Amministrazione regionale, una volta terminate le norme particolari sul lavoro agile connesse alla fase emergenziale, nel predisporre il piano operativo sul lavoro agile previsto dall'articolo 263 della legge 77 del 2020, dovrà adottare anche le necessarie indicazioni per rafforzare la dotazione di apparecchiature da assegnare al personale preposto, provvedendo altresì a progettare anche aree di coworking, anche perché il lavoro agile non è il lavoro a domicilio. Occorrerà inoltre investire su altri ambiti per rendere operativa la prospettiva del lavoro agile strutturato e sicuramente sarà necessario investire massivamente sugli applicativi in un'ottica di servizi via web. Occorrerà digitalizzare i flussi da e verso la pubblica amministrazione, nonché quelli interni a essa, oltre che sulla formazione della dirigenza, al fine di transitare definitivamente verso forme di lavoro per obiettivi e per risultati, intervenendo quindi anche sui sistemi di misurazione e di valutazione delle performance.
Presidente - Per la replica il Consigliere Lavy ne ha facoltà.
Lavy (LEGA VDA) - Grazie presidente Lavevaz per le puntuali risposte. Specifico il perché ho voluto chiedere queste informazioni: per il semplice fatto che da diversi uffici mi sono giunte voci che, per esempio, i dirigenti non abbiano scritto, non abbiamo organizzato i cosiddetti piani di rotazione del personale, per cui ci sono solamente certe persone che fanno il lavoro in smart working, altre solamente in presenza e che poi anche certe norme o abitudini che dovrebbero essere prese negli uffici, come portare le mascherine, non so se siano effettivamente rispettate, visto che ho ricevuto certi tipi di segnalazione.
La invito comunque ad approfondire la questione e poi le voglio ricordare che comunque adesso a livello nazionale c'è questo comitato organizzativo per il lavoro agile che ha individuato i cosiddetti POLA, i piani organizzativi per il lavoro agile, che sono una sorta di metodo, di strumento per capire l'efficienza del lavoro agile, perché ovviamente il lavoro che viene fatto da casa deve avere alti standard di produttività, perché alla fine non si deve pensare che i dipendenti pubblici che stanno a casa devono lavorare meno, anzi, questo - il metodo dei POLA - sono sicuramente uno strumento per capire l'efficienza. La invito dunque ad approfondire ancora la questione.
