Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1032 del 24 ottobre 2019 - Resoconto

OGGETTO N. 1032/XV - Interpellanza: "Concessione di locali dell'istituzione scolastica Émile Lexert di Aosta per lo svolgimento di lezioni private di arabo".

Rini (Presidente) - Punto n. 45 all'ordine del giorno. La parola al collega Manfrin per l'illustrazione.

Manfrin (LEGA VDA) - Anche su questa iniziativa, come faccio spesso, devo attingere alla mia esperienza di Consigliere comunale, poiché avevo già presentato una iniziativa su questo tema ai tempi, ma ai tempi mi dissero che vi era un difetto di competenza, perché è vero che i locali sono di proprietà del Comune di Aosta, però è altrettanto vero che la gestione del plesso scolastico è invece di competenza della Regione autonoma Valle d'Aosta. Oggi mi trovo quindi a potermi rivolgere alla giusta Assemblea per chiedere dei chiarimenti su queste criticità.

Come già detto, parliamo della concessione di locali dell'istituto scolastico Lexert per lo svolgimento di lezioni private di arabo. Da dove si origina questo? Si origina da una segnalazione che arriva da numerosi cittadini del Quartiere Cogne che segnalavano come il mercoledì vi fosse un assembramento di persone di origine araba nei dintorni della scuola. Una mia richiesta di accesso agli atti ai tempi e una reiterata richiesta di accesso agli atti una volta giunto in Regione mi hanno permesso di appurare che c'è una richiesta del Consolato tunisino per poter insegnare la lingua araba agli alunni tunisini residenti nella città, sottolineo "alunni tunisini residenti nella città di Aosta". È una richiesta che ormai si ripete da tempo e che viene accettata da tempo. Io l'ho trovata assolutamente sbagliata, in primis per il concetto di fondo e, secondariamente, per le modalità di esecuzione. Innanzitutto la richiesta è stata accettata come ogni anno, senza che vi fosse alcun rilievo da parte dell'istituzione scolastica e, da quello che ci pare di leggere sulla richiesta di accesso agli atti - poi magari ci sarà un chiarimento da parte dell'Assessore -, senza nemmeno chiedere un euro di rimborso, di pagamento di questi spazi occupati spazi che - ci tengo a renderlo noto - vengono utilizzati ogni mercoledì dalle 14:30 alle 17:30 per tutto l'anno scolastico, da ottobre a giugno, con evidenti spese che si riflettono sulla collettività.

Le incongruenze non finiscono qui. Ad esempio, nel merito di questa scelta ho cercato a lungo, ma non ho trovato fra le linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri emanate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca alcune indicazioni relative all'insegnamento di queste lingue agli studenti, anzi, il tutto viene indicato come facilitare l'apprendimento della lingua italiana agli studenti stranieri. È quindi l'opposto di quello che invece è l'obiettivo del corso organizzato "nella scuola" e non "dalla scuola", ci tengo a chiarirlo. Il concetto è: se si devono integrare degli studenti stranieri, bisogna insegnare loro la lingua del Paese in cui si trovano e non certo continuare a insegnar loro la lingua dei Paesi da cui provengono, questa è integrazione. Dicevo che non c'è alcuna corrispondenza con i programmi ministeriali, ma non c'è neanche concettualmente alcuna attinenza con quella che dovrebbe essere invece la linea che dovrebbe tenere la nostra Regione; anzi, secondo me, si dovrebbe procedere con l'insegnamento delle due lingue ufficiali di questa Regione, quindi l'italiano e il francese. Spesso gli alunni stranieri hanno delle difficoltà nell'apprendere queste due lingue; si potrebbe insegnare anche il patois, ma certo insegnare l'arabo agli studenti stranieri di certo non rappresenta un modello di integrazione. E ancora, visto che ho parlato di patois - il collega Lucianaz mi ha supportato in questo -, è stato divertente sapere che è stato richiesto più volte in passato di insegnare il patois, di utilizzare gli spazi delle scuole per insegnare il patois nelle nostre lingue, ma è sempre stato opposto un secco rifiuto perché gli spazi mancavano, invece quando si chiede di insegnare l'arabo gli spazi magicamente saltano fuori!

Anche l'analisi di questa richiesta che ho effettuato non fuga dei dubbi. Nella richiesta infatti si specifica che l'insegnamento è dedicato esclusivamente agli alunni di origine tunisina, ma come mi è stato già risposto dalla dirigente nel passato - mi ero recato in loco per chiedere informazioni - e come penso mi confermerà anche l'Assessore, in realtà questo è un modo invece per continuare ad insegnare la lingua araba agli studenti di provenienza dei Paesi arabi e non certamente come richiesto invece dal Consolato tunisino esclusivamente agli studenti tunisini. I numeri sono quindi sicuramente molto più ampi di quelli richiesti e con un aggravio di costi sempre per l'istruzione scolastica.

Infine non dimentichiamo un rischio, che è un rischio concreto, che spesso si ignora anche al di là di qualsiasi rassicurazione che può essere fornita, e che non può essere fugato in toto, ovvero: il pericolo della radicalizzazione. Cosa sappiamo noi di quello che viene insegnato all'interno di queste strutture quando si parla in arabo a dei bambini arabi? Certo, voi scrivete che questa richiesta viene trasmessa anche alla Questura. Benissimo, ma noi cosa sappiamo di quello che viene insegnato? Perché non mi pare che ci sia un esperto arabo della Questura che assiste ai corsi e quindi non sappiamo nulla. Ci viene indicato il nome dell'insegnante di arabo, il signor Kamel, però non ci viene detto poi che cosa verrà insegnato, quali sono questi programmi che vengono trasmessi. Insomma, io credo che ci sia anche un concreto pericolo in questo senso.

Io penso di aver comunicato e di aver esposto quelli che sono i dubbi, che sono appunto di carattere sicuramente organizzativo, di aule date senza alcun costo. Sto alla documentazione che mi è stata fornita, ma ripeto, le stesse opportunità non vengono fornite anche agli altri cittadini valdostani, soprattutto non c'è la possibilità di controllare cosa viene insegnato, e poi è anche un concetto sbagliato. È vero che è un corso privato organizzato all'interno di un'istituzione, ma noi, all'interno di un'istituzione, permettiamo che si insegni l'arabo. E che cosa si può comprendere quando si va in una scuola ad imparare l'arabo? Di certo non è un segnale di integrazione, ma si continua a creare della divisione, si continua a mantenere questa suddivisione fra le persone che sono di lingua araba, soprattutto i bambini, e il resto della popolazione. A seguito di questi dubbi, che credo siano legittimi e che è necessario fugare, le chiedo quali siano le motivazioni per le quali è stato deciso di concedere i locali per lo svolgimento delle lezioni di arabo e se i minori che frequentano il corso siano tutti di origine tunisina o provengano da altri Paesi di cultura e lingua araba.

Presidente - La parola all'Assessore Certan.

Certan (AV) - Monsieur collègue Manfrin, je suis contente de pouvoir vous donner finalement une réponse qui concerne en effet ces cours: "Mise à disposition de locaux de l'institution scolaire Émile Lexert pour le déroulement des cours privés d'arabe".

Dans une optique de continuité avec ce qui a été fait au cours des dernières années, l'institution scolaire Émile Lexert, dans le cadre de son autonomie, a autorisé l'utilisation d'un de ses locaux pour le déroulement d'un cours de langue arabe. Cette institution, qui fait partie des écoles du premier cycle de la ville d'Aoste, enregistre une forte présence d'élèves étrangers, principalement d'origine maghrébine et donc arabophones. Grâce au travail mené au fil des ans par les équipes d'enseignants et par les différents dirigeants scolaires qui se sont succédés, les élèves et leurs familles se sont progressivement bien intégrés devenant une ressource précieuse pour la communauté scolaire et le contexte social dans lequel ils vivent.

Je me permets de dire... je vois que vous souriez, monsieur... non, non, vous ne rigoliez pas, vous souriiez et c'est encore pire... Je suis allée dans cette école et je vous assure que cette école est en train de faire des activités d'intégration très importantes, aussi avec les familles. Donc, si vous voulez, la prochaine fois que j'irais vous m'accompagnerez, j'en serais contente. De plus, au cours de ces trois dernières années, trois classes supplémentaires de l'école secondaire du premier degré et deux classes d'école primaire ont été ouvertes dans cette école. Donc, par rapport à d'autres écoles qui perdent des élèves, la qualité de l'enseignement faite dans cette école a quand même fourni la possibilité d'avoir des classes en plus, du fait de la réponse positive des familles à une augmentation de l'offre de formation destinée à tous les élèves du Quartier Cogne. Ce résultat est donc encore plus important si l'on considère que le contexte de ce quartier est parfois considéré comme difficile. Celle-ci est une prémisse, naturellement. Il est important de proposer à ces enfants et à ces jeunes, âgés de 3 à 14 ans et plongés dans un environnement scolaire plurilingue, en sus des activités de soutien de la langue italienne et de la langue française pour les études qui sont destinés principalement à ceux qui viennent d'arriver en Italie, des cours d'arabe pour l'approfondissement de leur langue maternelle du point de vue morphologique, syntactique et lexical.

Je regrette que vous n'avez trouvé rien sur le Ministère à l'instruction par rapport à des études de sociolinguistique, mais en effet les études de sociolinguistique affirment que le processus d'acquisition par les enfants de la langue 2 est très semblable à celui de la langue maternelle. Le renforcement de cette dernière ne peut donc que favoriser l'acquisition de la langue italienne et de la langue française. C'est pour cette raison qu'il avait été estimé qu'un cours de langue arabe plutôt que favoriser des formes de séparation - comme vous voulez de quelque façon insinuer - pouvaient effectivement contribuer à l'intégration linguistique des jeunes élèves. Aujourd'hui de nombreux élèves étrangers de deuxième et troisième génération parlent l'italien couramment avec leurs camarades et enseignants, non seulement à l'école, mais aussi dans des contextes extrascolaires, par exemple dans des cours d'activités sportives et pendant leur temps libre. Pour ces enfants ou jeunes le cours de langue arabe a une signification différente, car il leur donne la possibilité de perfectionner et de valoriser leur langue d'origine en leur permettant éventuellement de se réinsérer dans le système social et scolaire dont ils proviennent si leur famille décide de rentrer dans son propre Pays pour des raisons professionnelles ou personnelles.

Deuxième question: l'origine des mineurs fréquentant ces cours. Les cours en question ne sont pas à considérer comme des cours privés d'arabe organisés à la demande des familles, mais ils sont inscrits dans le cadre des initiatives organisées par le Consulat de Tunisie de Gênes, il y a plus de 10 ans, pour leurs citoyens. Ces cours ont été ensuite ouverts également aux élèves d'autres Pays de langue arabe. Chaque année environ 20 élèves provenant de différentes institutions scolaires suivent ces cours. Ils se tiennent - comme vous l'avez dit - normalement entre octobre et juin, le mercredi après-midi de 14 heures 30 à 17 heures 30, dans une salle de cours mise à disposition par l'institution scolaire Lexert au n° 8 rue du Majeur Joseph Cavagnet. Aucun équipement ou matériel didactique n'est fournis par l'institution sinon la classe, les bancs et les chaises. Les enseignants du cours sont nommés par le Ministère de l'éducation de la République tunisienne et ils sont placés sous la responsabilité du Consulat de la Tunisie de Gênes qui souscrit également une police d'assurance de responsabilité civile pour la couverture éventuelle d'accidents ou de dommages subis par les mineurs suivant lesdits cours. Au début du cours la liste des élèves et le nom de l'enseignant sont transmis par l'institution scolaire à la Commune d'Aoste, propriétaire de l'immeuble, et au Commissariat de Police d'Aoste. Le cours de l'année scolaire 2019/2020 a été autorisé par la dirigeante scolaire le 27 septembre 2019.

Je tiens à préciser que depuis plus de 10 ans ces cours se déroulent régulièrement et ils sont appréciés par les familles, même par les familles d'enfants qui ne fréquentent pas mais qui ont des amitiés, et ne comportent aucun coût pour l'administration publique. Par rapport au fait qu'il n'y a pas de contrôle sur ce qu'ils apprennent, disons sur le contenu de l'apprentissage fait, permettez-moi une provocation, ce n'est pas une blague: si vous voulez, Conseiller Manfrin, je vous délègue en mon nom d'aller suivre les cours; je suis sûre que vous en profiterez et vous auriez, vous aussi, un avantage et sûrement pas un désavantage.

Presidente - La parola al collega Manfrin per la replica.

Manfrin (LEGA VDA) - Ringrazio l'Assessore per l'intervento in francese e non in arabo, innanzitutto, la ringrazio davvero di cuore.

Devo dire, Assessore, che ero convinto di essere deluso dalla sua risposta, ma non così. Assessore, io ero convinto - perché cerco di vedere nel futuro - che lei, punta sul vivo, si sarebbe limitata a dire: "Guardi, questa è una legittima richiesta che hanno fatto, noi non ne possiamo nulla, non l'abbiamo chiesto noi e quindi non ci compete". Glielo giuro, Assessore, sarebbe stata una risposta piratesca, ma sarebbe stato meglio. No, lei addirittura si impegna nel difendere quella scelta, che è quattrocento volte peggio! Lei davvero difende la scelta di insegnare l'arabo all'interno delle istituzioni scolastiche del Comune di Aosta e della Regione Valle d'Aosta? E poi con quali motivazioni a supporto? Ci dice che praticamente è giusto perché facciamo passare un messaggio positivo, cioè noi mandiamo i bambini ad imparare l'arabo in una scuola pubblica della Valle d'Aosta e questo è un ottimo messaggio per tutti i cittadini. Ci dite che sono persone che sono ben integrate, che sono ben integrate a tal punto da voler andare ad imparare l'arabo per rinfrescarselo perché sono integrate, perché tutti coloro che sono integrati cercano di imparare le lingue dei Paesi di origine! E ancora: lei ci dice che le scuole perdono alunni, ma quella no. Collega Certan, forse lei non si ricorda del caso dell'Einaudi, perché all'Einaudi perdono gli studenti grazie al fatto che voi non date disponibilità di poter coprire le sale perché altri studenti da fuori dell'Einaudi potevano andare, voi non mettete a disposizione insegnanti, però siete contenti perché molti più alunni vanno in una scuola in cui si insegna l'arabo. Io le faccio veramente i miei complimenti! E ancora: Assessore, lei sostiene che lo studio dell'arabo favorisce l'apprendimento dell'italiano? Studiare l'arabo favorisce l'apprendimento della lingua dell'arabo e del francese? Ma lei è seria quando dice queste cose oppure è in preda ad alcuni raptus di follia per i quali va bene tutto quello che diciamo? Glielo ripeto, visto che lei fa l'Assessore all'istruzione, io le chiedo di istruirsi leggendo le linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri emanate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Se lei dovesse leggere queste linee guida, che sono quelle ufficiali emanate dal Ministero, scoprirebbe che il Ministero non fa menzione dell'insegnamento della lingua dei Paesi d'origine ma, anzi, dice di insegnare la lingua del Paese che ospita per cercare di integrare questi alunni. Ma sarà mai possibile che questi alunni, che arrivano da Paesi...

Presidente - Collega Manfrin, un attimo, non si riesce a seguire quello che dice. Per cortesia, se avete qualcosa da dire, chiedete la parola per fatto personale. Assessore, lasci terminare il collega Manfrin. Prego, collega.

Manfrin (LEGA VDA) - Grazie Presidente, ho continuato a parlare perché è giusto che la gente a casa, che non sente la voce dell'Assessore, sappia invece cosa sta combinando l'Assessore, che appunto ci racconta che l'insegnamento dell'arabo favorisce l'apprendimento dell'italiano. Le ripeto, lei legga le linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri, si chiamano così, e se vuole cercare su Google le trova: "Linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri". L'accoglienza e l'integrazione si fanno insegnando la lingua del Paese in cui sono ospitati e si trovano.

Poi ci racconta anche che le famiglie italiane apprezzano i corsi di arabo. Questa è un'altra straordinaria affermazione - della quale, mi spiace, mi permetto di dubitare - e ci dice anche che non ci sono assolutamente costi a carico della comunità. Certo, una struttura scolastica che viene utilizzata tutti i mercoledì, tutte le settimane da ottobre a giugno in cui c'è la luce, il riscaldamento, l'utilizzo dei servizi e quant'altro... se mi dice che poi effettivamente non c'è usura poiché non ci sono spese, allora mi dovrebbe giustificare e spiegare perché quando invece qualcuno chiede di utilizzare una palestra gli viene chiesto un canone per utilizzarla. La palestra della scuola è altrettanto lì, non vengono messe attrezzature di più, non viene consumato niente, eppure loro pagano un canone, mentre invece chi utilizza le aule per l'insegnamento dell'arabo non paga nulla. Questo è un messaggio secondo me sbagliatissimo, soprattutto in una Regione che ha una particolarità linguistica che va tutelata, e non l'arabo, ma l'italiano, il francese e, se vogliamo, anche il patois!

Presidente - Punto n. 47 all'ordine del giorno. Prego, collega Aggravi, espliciti la mozione d'ordine.

Aggravi (LEGA VDA) - Posso chiedere una brevissima sospensione per una camomilla? Cinque minuti.

Presidente - Ce ne sarebbe bisogno. La sospensione è per una riunione dei gruppi di minoranza? Prego.

La seduta è sospesa dalle ore 12:25 alle ore 12:31.

Rini (Presidente) - La parola al collega Aggravi.

Aggravi (LEGA VDA) - Presidente, chiedo scusa, ho proposto questa sospensione semplicemente perché ogni tanto abbiamo degli argomenti che ci scaldano un po' ed è meglio tirare la riga e ricominciare il lavoro in maniera più tranquilla, al di là delle reciproche parti.

Presidente - Possiamo quindi continuare, colleghi.