Oggetto del Consiglio n. 539 del 30 ottobre 1981 - Resoconto
OGGETTO N. 539/81 - CONSEGUENZE DEI PROVVEDIMENTI GOVERNATIVI DI RIDUZIONE DELLA SPESA SANITARIA. (Interpellanza)
Presidente - Do lettura dell'interpellanza:
INTERPELLANZA
Considerato che tra gli orientamenti preannunciati ripetutamente dal Governo vi è quello di fissare un tetto alla spesa sanitaria, tetto che per il 1982 sarebbe stabilito in 26.150 miliardi;
Constatato che soltanto una parte di detta spesa (21 mila 400 miliardi) dovrebbe essere finanziata dal Ministero del Tesoro, mentre la parte rimanente (4.750 miliardi) dovrebbe essere coperta attraverso la maggiorazione dei contributi dei lavoratori, la riduzione o la soppressione di alcune prestazioni sanitarie e l'introduzione di "tickets" di varia natura;
i Consiglieri regionali del Gruppo Comunista:
INTERPELLANO
l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale per conoscere:
1) a quanto ammonta complessivamente la riduzione della spesa sanitaria per la Valle d'Aosta e come tale riduzione risulterà distribuita (spesa ospedaliera, farmaceutica, extraospedaliera, ecc.);
2) se la Giunta Regionale intende introdurre "tickets" regionali per particolari prestazioni (radiografie, analisi, ecc.);
3) quali interventi porrà in atto la Giunta per evitare la cessazione delle prestazioni integrative (cure balneo termali, protesi dentarie, apparecchi acustici, presidi ortopedici, lenti correttive);
4) se è intenzione della Giunta ridurre gli interventi relativi ai servizi sociali per l'infanzia, per le donne e per gli anziani;
5) quali iniziative abbia preso o intenda prendere la Giunta per opporsi agli orientamenti del Governo, così pesantemente indirizzati al taglio di importanti spese sociali.
Presidente - La parola al Consigliere Péaquin per l'illustrazione dell'interpellanza. Ne ha facoltà.
Péaquin (PCI) - Noi crediamo che non ci siano più molti cittadini, oggi, che non abbiano sentito parlare dei tagli fatti per risanare la spesa pubblica del nostro Paese: tagli ai Comuni, alle Regioni, sulla Sanità; crediamo altresì che non tutti abbiano in mente ben chiaro quali saranno i tagli che verranno realmente effettuati, in modo particolare per quanto riguarda la Sanità, e che non tutti condividano questa impostazione data dal nostro Governo.
È abbastanza noto che il fondo sanitario nazionale sia stato fissato nel tetto di 26.150 miliari e che non tutti questi soldi siano disponibili per far fronte alle esigenze. Sono disponibili, infatti, soltanto 21.400 miliardi e mancano, pertanto, 4.700 miliardi che devono essere in qualche modo reperiti. Si propongono a tale scopo degli aumenti dei contributi per i lavoratori, delle riduzioni sulle prestazioni sanitarie - cure termali, protesi, ecc. - sulle proposte di ticket, sui ricoveri ospedalieri per le Regioni ecc.
Noi abbiamo già avuto modo di dire con la nostra stampa, nei nostri dibattiti, che ci sembra che questi tipi di intervento non siano giusti, perché vanno in contraddizione con dei principi, stabiliti dopo decenni di confronti codificati nella riforma sanitaria, per cui tutti i cittadini devono essere trattati al medesimo modo, senza distinzioni di ruolo e di condizioni sociali, cosa che con questi provvedimenti viene stravolta. Si propone di recuperare, ad esempio, 1000 miliardi con l'aumento della contribuzione a carico dei lavoratori. Da quanto ci risulta, i lavoratori pagano già molto come trattenute che vengono fatte sulle buste-paga e dai conti che abbiamo fatto, presentati dal nostro Partito alla Commissione Sanità della Camera, risulta che non ci sia disavanzo su queste entrate, bensì addirittura avanzo. A questo punto, il Governo non ha dato spiegazioni; viene proposta, ripeto, la sospensione delle cure termali e delle protesi. Questo non ci pare un rimedio - e credo che su questo siamo tutti d'accordo - e proprio nell'anno dedicato dall'ONU, con l'alto patrocinio di illustri personaggi nel nostro Paese, all'handicappato. Ci sembra anche in grosso contrasto, e non sappiamo come spiegarcelo, il fatto di interrompere per un anno le prestazioni termali; nell'art. 36 della 833, si diceva: "in modo da dare un ruolo ben preciso e ben chiaro al termalismo". Sembrava che questa fosse stata, ormai, una meta raggiunta giustamente, ora si propone invece di sospendere per un anno, questo conferma come nel nostro Paese le sospensioni e gli interventi presi per un anno durino nel tempo. E tutto questo viene ad incidere al di là della questione sanitaria, sull'occupazione e l'economia del paese; ed in altra occasione è stata ricordata dall'Assessore Pollicini quale era l'incidenza del termalismo non solo nel nostro Paese, ma anche nella nostra piccola Regione.
Si propone, poi, che a discrezione delle Regioni, vengano istituiti dei ticket sulle analisi, sulle visite specialistiche, sui ricoveri ospedalieri. Non essendo questo un passo obbligatorio per tutte le Regioni non riusciamo a comprendere molto bene quale sia lo spirito, perché ci saranno alcune Regioni che applicheranno questi tickets per risparmiare i famosi 2000 miliardi e altre che non li applicheranno, cosicché non avremo più un servizio sanitario nazionale uguale per tutti, ma probabilmente, 20 servizi regionali diversi mettendo tutti i cittadini nella medesima condizione. Sono esentati dal versamento di questi tickets sulle medicine, almeno per il momento, le persone con un reddito inferiore a 3.600.000 per andare incontro alle categorie economiche più disagiate, ma crediamo però che questa sia solo una burocratizzazione perché a valersi di queste disposizioni non saranno i cittadini che realmente versano in queste condizioni economiche, che hanno sovente maggiori difficoltà a conoscere le norme di legge esistenti perché vivono soprattutto alla periferia, nei villaggi, nei Comuni, e questo accade sia nella Valle d'Aosta che nell'intero Paese, ma quegli evasori che dichiarano redditi bassissimi benché l'opinione pubblica sappia benissimo che appartengono a categorie che fanno lauti guadagni.
Non si è capito bene inoltre di quanto dovrà essere questo taglio. Si dovrebbero recuperare 4.700 miliardi. Il Ministro Altissimo dice che le Regioni potranno applicare o meno questi ticket regionali, con un risparmio del 5%, però portava l'esempio che una Regione con 1.000 miliardi avrebbe dovuto sì e no risparmiare 40 miliardi, che corrispondono, però al 4%. Questo a titolo indicativo per dire quale confusione, quale pressappochismo esiste in questo campo.
Con la nostra interpellanza vogliamo chiedere, perché questo non lo abbiamo capito ancora bene, quale sarà il taglio per la Valle d'Aosta. Vogliamo chiedere se la Giunta Regionale intende introdurre o meno, i ticket nella nostra Regione, quali interventi porrà in atto per evitare la cessazione delle prestazioni integrative, cure balneo-termali, protesi dentarie, ecc.; se i servizi sociali già avviati della nostra regione - mi viene in mente ad esempio la legge 47 - continueranno ad essere finanziati normalmente; e infine quali iniziative la Giunta - io credo che l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale abbia partecipato alla riunione che gli Assessori hanno fatto in più di un'occasione, con i rappresentanti del Governo - ha preso per opporsi a questi orientamenti che sono, a nostro modo di vedere, contrari alla legge di riforma sanitaria, contrari a una difesa della salute reale dei cittadini.
Presidente - Risponde l'Assessore alla Sanità ed Assistenza sociale, Rollandin; ne ha facoltà.
Rollandin (UV) - Corrisponde al vero l'affermazione che i cittadini sempre meno possono essere a conoscenza di che cosa li aspetti per quanto riguarda le contribuzioni che dovranno essere fatte per venire incontro alla spesa sanitaria, ma quello che è più grave è che questo aspetto è legato, a filo diretto, con le indecisioni e le imprecisioni che si richiamavano a livello programmatico. A giustificare questo tipo di impostazione sta l'affermazione ricorrente che i tagli e le spese previste non sono incluse in un provvedimento quale può essere un decreto, bensì sono parte integrante di una legge ordinaria, il disegno di legge 1583, che è la relazione della legge finanziaria per l'anno 1982. Cosa vuol dire? Che l'aspetto economico a cui si riferiva Péaquin nell'illustrazione, è contenuto in uno degli articoli della legge finanziaria, legge che ha avuto un iter molto travagliato già per la sua preparazione. Si sono fatte infatti diverse riunioni anche con gli Amministratori pubblici, in particolare con gli Assessori alla Sanità per illustrare qual'era la linea di condotta per arrivare a questa impostazione che vuole, da una parte risparmiare sulle erogazioni e, dall'altra, far rientrare una certa somma con la partecipazione e l'imposizione di nuovi tickets, quindi arrivare, da una parte, contenendo quel famoso tetto di 50.000 miliardi come limite di spesa, fra cui rientra la spesa sanitaria con il tetto fissato a 26.150 miliardi.
Per quanto riguarda espressamente la sanità, è solo un progetto, una prospettiva su cui già ci sono dei punti di vista estremamente divergenti. Non si è ancora arrivati innanzitutto ad accertare ufficialmente qual è la spesa annua sanitaria, perché non esistano ancora i rendiconti, tranne che per tre Regioni, per l'anno passato. Tutti i conti si fanno sulla spesa storica del '67, con le successive rivalutazioni. Ci sono inoltre delle posizioni diverse circa la spesa, al Ministero della Sanità, al Ministero del Tesoro e alla Regioni. In particolare, per quanto riguarda la spesa legata ai conti che sono stati fatti dal Gruppo interregionale finanziario che lavora su questi problemi, non risulta infatti che, come si vuol far credere, la parte sanitaria incida così pesantemente sul bilancio dello Stato, perché la contribuzione dei lavoratori, a cui si richiamava prima Péaquin, è molto più alta della spesa effettiva, quindi siamo sui 27.000 miliardi, senza considerare quella parte di contributi che non risultano nella questione sanitaria perché vengono diversificati fra industria e prevenzione. Questo progetto iniziale che tra l'altro, non è nemmeno previsto dalla nuova legge sanitaria - nuove imposizioni ai lavoratori - è già stato quindi scartato. Questo mi sembra molto corretto perché la condizione dei lavoratori è estremamente pesante, soprattutto per quelli dipendenti. I lavoratori autonomi infatti in Italia sono circa 40.000 - non paganti. Questo è detto pubblicamente, ci sono affermazioni che non lasciano dubbi sulla inesistenza di una contribuzione da parte di tutte queste persone che, si sono trovate ad avere l'assistenza senza pagare una lira. C'era stata quindi, anche ultimamente una polemica a questo proposito perché non si condivideva il fatto che si volesse aggravare la contribuzione di quelli che già pagano, mentre tutta una forte schiera di "portoghesi" che non pagano una lira, e che col loro contributo avrebbero fatto salire l'entrate a 800 miliardi.
Per quanto riguarda la relazione che si riferisce al monte di 26.150 miliardi che è stato il tetto per il 1982, come viene suddiviso nella legge finanziaria per risalire alla spesa originaria dei 20.400 miliardi, che risulta essere spesa disponibile per il quantum a cui può far riferimento lo Stato? Si prevedono provvedimenti quantificabili sul versante dell'offerta: revisione, prontuario, adozione protocolli terapeutici, con un rientro di 275 miliardi. Questo è un punto importante, perché ad esempio, sul consumo farmaceutico si è visto che, malgrado tutto, la riduzione è pochissima e gli sprechi in questo settore sono estremamente elevati; tutto questo è dovuto anche al fatto che le specialità medicinali che dovrebbero essere ritirate dal commercio continuano invece ad essere vendute perché altrimenti si andrebbe ad intaccare gli interessi delle industrie farmaceutiche che devono smaltire i resti di magazzino e che sono sempre opposte alla procedura prevista dalla 833, e cioè rivedere le specialità e ridurre i doppioni che, chiaramente, non servono e che continuano a gravare sul bilancio dello Stato.
C'è inoltre la parte relativa alla sospensione dei livelli di prestazione, di inserimento e di linee di intervento. Qui si parla di sospensione assistenza integrativa con un risparmio di 475 miliardi, sospensione visite occasionali, 80 miliardi, rinvio e spese destinazione vincolata e qui si riferisce al capitolo relativo ai progetti obiettivo con un risparmi di 400 miliardi, rinvio dell'ipotesi di intervento, a livello di integrazione dei servizi, 520 miliari. Con queste voci si arriverebbe a un risparmio di 750 miliardi, facendo, quindi, scendere la spesa definitiva a 24.400 miliardi.
Tra queste voci qual è la più preoccupante? Quella relativa all'assistenza integrativa. Il prevedere una riduzione in questo campo è assolutamente impensabile. Si è fatto cenno prima all'incidenza in questo capitolo delle cure termali. Per quanto riguarda le cure termali, va detto chiaro che su un risparmio calcolato di 80 miliardi, c'è un indotto che è 10 volte superiore. Dalle riunioni che si sono avute con i rappresentanti della Federterme, si è chiaramente capito che questo tipo di impostazione non può essere seguito, perché porterebbe ad un notevole decremento dell'indotto, senza contare il problema occupazione, e che questa parte deve essere senz'altro rivista. L'unico punto reale e vero quindi su cui intervenire è l'eliminazione di tutti quegli interventi a livello termale che sono vere e proprie ferie retribuite, cioè gli abusi effettivi per andare ad una medicalizzazione corretta dell'uso delle terme, secondo quanto è previsto a fini terapeutici, dell'art. 36, come richiamava prima Péaquin. È vero che incide pesantemente e in modo sostanzioso sul bilancio dell'indotto, però non è pensabile che tutto gravi sui fondi dello Stato in questo modo; l'intervento pubblico deve essere chiaramente indotto sotto questa voce. Lo stesso non si può dire per quanto riguarda la parte protesica. A parte il paradosso, infatti su quella che è, da una parte, la dichiarazione a livello di principio, dall'anno internazionale dell'handicappato e, dall'altra, la riduzione su questa voce e la cancellazione dei progetti obiettivi di intervento in questo campo, teniamo conto che già nella relazione della legge finanziaria e negli articoli specifici - l'art. 30 - sono fatte salve le prestazioni specifiche, ortopediche e protesiche, nonché le prestazioni idrotermali erogate a favore degli invalidi per cause di guerra, di servizio, invalidi del lavoro, che si trovino nelle condizioni di cui all'art. 29, dove si enuncia le categorie che già godevano di queste possibilità. Su queste voci, già questa parte che abbiamo visto, andrà ridimensionata, per quanto concerne le voci di introito e rideterminata la possibilità effettiva di arrivare alla cifra prima definita.
C'è l'altro punto, poi, estremamente delicato, che riguarda la compartecipazione alla spesa, quindi maggiorazioni ulteriori del ticket farmaceutico e contributo alle visite mediche. La maggiorazione ulteriore del ticket farmaceutico è previsto che dia un introito di 150 miliardi e la compartecipazione di visite mediche 1000 miliardi. Sul problema del ticket farmaceutico va detto, anzitutto, la grossa confusione che ha determinato l'emanazione di provvedimento a catena che hanno per prima cosa cambiato il limite del reddito: basti pensare che il ticket, precedentemente, era legato ad un reddito imponibile di 12 milioni, mentre successivamente, è stato abbassato a 3 milioni e 600 mila con un milione e 680 mila di differenza per le spese, quindi 3 milioni e 6 più uno sei e ottanta. Già questa procedura ha dato adito ad un'impostazione per la riscossione di queste cifre che è stata maggiore di quello che si è ricavato con l'introito di questi tickets. Alcune Regioni che avevano preparato dei servizi ad hoc, hanno visto che costava più mettere in piedi il servizio di quello che era il quantitativo che si introitava con questi tickets, la stessa cosa vale come principio per i tickets che sono stati messi ultimamente. I tickets hanno mostrato essenzialmente due cose: il ticket farmaceutico non ha ridotto assolutamente il consumo dei farmaci che era uno degli obiettivi, inoltre va a gravare sulle categorie che già pagano abbondantemente.
Ci sono inoltre gli effetti indotti della compartecipazione alle visite mediche, il contenimento delle prescrizioni farmaceutiche - quel 5% di cui si parlava prima - e contenimento delle prestazioni specialistiche - 10% - con un risparmio di 125 miliardi e 275 miliardi. Queste ulteriori voci avranno effetto soprattutto per quanto riguarda gli specialisti se ci saranno i famosi protocolli che dovrebbero evitare che per una determinata visita mirata si faccia ricorso a tutta una serie di visite specialistiche che non hanno nessun motivo di essere, come succede con gli esami di laboratorio per cui mancando attualmente il protocollo diagnostico, succede che per un esame legato all'individuazione di un certo tipo di patologia si ricorre a tutta una serie di esami che non hanno nulla a che vedere con quel tipo specifico, però si fanno fare ugualmente. Questo è un dispendio inutile oltre che un aggravio delle finanze. Per quello che riguarda la specialistica, poi, c'è da dire che facendo pagare la visita medica ci sia un minor ricorso al primo livello, e di conseguenza un minor effetto indotto sulla specialistica. Questo ragionamento dovrebbe portare a un risparmi, per un totale di 1560 miliardi in queste ultime voci, per cui verrebbe abbassato già il tetto della spesa, e si avrebbe una somma complessiva di 22.840 miliardi. Rimane una cifra di 675 miliardi che viene messa sotto la voce di perequazione contributiva, e qui entra in ballo il discorso dei tickets regionali. Questa proposta è stata scartata da tutti indistintamente, anche le forze politiche a questo proposito si sono dichiarate contrarie, perché andrebbe a ledere gravemente uno dei principio innovativi della riforma, cioè il trattamento unico per tutta la Nazione. Nel caso, infatti, che una Regione imponga il ticket ospedaliero e l'altra no, in caso di ricovero in ospedale di un residente in una certa zona della Regione limitrofa, si può arrivare a degli assurdi, che già succedono, ad esempio, in alcune Unità Sanitarie Locali della Regione Liguria, per cui si fa pagare o non si accetta più il principio di libero scambio; spese che non sono rimborsabili perché non è previsto un rimborso per le spese sostenute in altre Regioni. Teniamo conto inoltre che c'è una procedura che vanifica di fatto, la riscossione da parte delle Regioni di una certa entrata, perché se io faccio pagare un quid, questo non lo posso utilizzare a livello locale, perché in base all'art. 52 della 833 i soldi che rientrano devono essere versati sul conto speciale che va direttamente alle casse dello Stato. Quindi, tutto questo, diventa un giro vizioso che non ha alcun senso. Sono chiaramente delle sbavature, per non dire delle imprecisioni molto gravi che diventano pesanti sull'assistenza del cittadino che si trova in altre Regioni e, creando anche un certo stato di disagio nell'interessato.
Basandosi sull'osservazione circa gli interventi che vengono introdotti per un anno, poi, come si sa, spesso vengono di fatto rimandati, c'è il fondato dubbio che questo tipo di intervento non passi per l'anno in corso, però dobbiamo tener presente che è un provvedimento legato ad una legge specifica, quale la legge finanziaria, per cui non può essere prorogato, ipso facto, senza ritornare ad una discussione nelle Camere e quindi senza che ci sia la possibilità di intervenire per modificare questo stato. Circa la richiesta: "che cosa si intende fare per il ticket" diciamo chiaramente che anche nell'ultima riunione degli Assessori a Bolzano, dove erano presenti, tra l'altro, i rappresentanti del Ministero, si è chiaramente espresso il rifiuto di questa logica, mentre si è insistito sulla necessità di arrivare a dei risparmi effettivi legati ad una migliore gestione della parte sanitaria, soprattutto dove gli sprechi sono ancora pesanti. Condizionamento esterno e quindi utilizzo dei presidi privati incidono in modo evidente e tangibile sulla spesa globale; vi è l'impossibilità di arrivare a controllare il flusso di informazioni tra medico, struttura poliambulatoriale e struttura ospedaliera, senza poter incidere quindi dove le spese sono reali.
Queste sono alcune delle note che volevo far presente per chiarire la posizione della Giunta. La Giunta non si è ancora espressa su questi provvedimenti per vari motivi. C'è innanzitutto l'osservazione generale per cui tutte le Regioni su questo tipo di impostazione si sono dichiarate contrarie e non essendo questo ancora un provvedimento definitivo e fino a quando non sarà legge ordinaria non sappiamo in che modo conciliarlo. Nella stessa legge inoltre, si dice che le metodiche dovranno essere concordate e studiate assieme, dopo aver sentito il parere del Consiglio sanitario e quindi con l'approvazione dei Ministeri, quindi, un provvedimento a livello locale non avrebbe senso. Vale, poi, l'osservazione che viene spontanea su quanto è previsto sempre nell'articolato della 1583. Si dice infatti che ci dovrà essere il ripianamento dei debiti da parte delle Regioni, laddove non c'è stato questo contenimento entro le spese autorizzata, cioè il tetto della quota parte che spetta ad ogni Regione - per la nostra la quota per il 1982 sarà di 43.200 milioni sul tetto di 26.150 - e sempre qui, all'art. 27, si dice: per quanto concerne le Regioni a Statuto Speciale l'eventuale ripiano sarà realizzato a valere sulle quote di entrata erariale a qualsiasi titolo ad esse dovute. Ora, sappiamo che nella nostra Regione, con l'unica Unità Sanitaria Locale, questa situazione non si creerà, ma teniamo conto che solo la parcellizzazione delle Unità Sanitarie Locali a livello della nostra Regione è costato 100 miliardi solo per l'organizzazione della parte burocratica. Queste sono spese che incidono più di tutte le spese termali, che sono erogate solo per il pagamento dei Consigli di Amministrazione e dei nuovi organismi che sono stati messi in atto per gestire in modo diverso la parte sanitaria.
Per quanto riguarda le domande più specifiche, ad alcune penso di avere già dato risposta nel corso di questa illustrazione.
Per quanto riguarda, invece, l'interesse della Giunta di ridurre gli interventi relativi ai servizi sociali per l'infanzia, per le donne e per gli anziani, va detto che la spesa sanitaria non comprende le spese legate alla parte assistenziale, ci sono capitoli a parte, finanziamenti ad hoc - per quanto riguarda sia il finanziamento dei servizi per l'infanzia che la tutela materno-infantile - che non rientrano nel finanziamento globale del fondo sanitario continuano ad essere finanziate su un proprio capitolo, e non sono quindi interessati a questo tipo di taglio. È ferma intenzione della Giunta comunque non fare alcun taglio a questo proposito. Vale la pena di ricordare che, in particolare, per quanto riguarda l'area materno-infantile c'è da portare avanti il grosso discorso preventivo che si sta attuando da due anni, con un utilizzo di schede ad hoc, per riuscire ad avere una fotografia della parte epidemiologica della nostra Regione, utilizzando le stesse metodiche su tutta l'area. Con questo tipo di impostazione di lavoro, si potrà effettivamente avere, prima di tutto, un coordinamento tra il lavoro sanitario e l'educazione sanitaria da fare assieme alla scuola e, secondo, si potrà vedere come attivare quel lavoro coordinato distribuito su tutta la Regione, come si sta facendo a livello dei distretti.
Per quanto riguarda la legge 47, la legge sugli anziani, non vi sarà riduzione ma vi sarà un'integrazione proporzionale per tenere conto sia della necessità delle strutture, che non sono solo per gli anziani, perché la 47 si riferisce anche agli inabili e quindi anche agli handicappati, che tutti i giorni vediamo non essere più idonee che delle spese ordinarie, cioè l'assistenza domiciliare.
Con queste osservazioni riteniamo di dover incidere in modo corretto sulla spesa sanitaria con una migliore organizzazione ed un miglior utilizzo delle strutture esistenti. Utilizzando, da una parte, l'integrazione delle attività che già esistono e, in modo corretto, la mobilità del personale, evitando le mutue, quelle strutture stantie che erano prima le singole parti di questo sistema, con un'integrazione, quindi, e un miglior utilizzo anche del personale.
Presidente - Il Consigliere Péaquin intende replicare? Ne ha facoltà.
Péaquin (PCI) - La mia non è una replica; ma soltanto una dichiarazione di soddisfazione per la risposta avuta dall'Assessore in questo senso. Erano così evidenti e contrastanti i provvedimenti presi dal Governo che credo pochissimi amministratori, pochissimi responsabili degli Enti Pubblici, ma anche cittadini avrebbero potuto condividerli con tutta quella serie di enormi guasti a catena che andavano a provocare. Mi viene in mente l'affermazione del Consigliere Pedrini di ieri che proprio in questo caso si sta mettendo la testa nel buco, ma tutto diventa ancora più grosso e più difficile.
Credo che ci siano dei momenti, dei metodi per recuperare il deficit del nostro Paese anche per quanto riguarda la sanità e sarebbe auspicabile che venisse al più presto chiarito quale è la reale spesa sanitaria, per fare dei conti corretti. Sono d'accordo sul fatto di far pagare a tutte quelle categorie di persone che fino ad oggi non lo hanno fatto pur usufruendo delle prestazioni sanitarie. Bisogna lavorare nel senso di fare approvare anche il piano sanitario nazionale nel nostro Paese, in modo che vengano stabiliti correttamente quali sono i livelli di prestazione e gli interventi che si dovranno fare; approvare il prontuario farmaceutico, per andare alla diminuzione di farmaci in eccedenza, - e l'Assessore mi pare che abbia abbastanza bene prima evidenziato gli interessi che stanno dietro a queste cose e che ci portano a non riuscire mai a definire fino in fondo la situazione; andare a colpire tutti gli sprechi che ci sono, visto gli scandali che vengono costantemente fuori. Mi è successo di vedere soltanto due giorni fa alla televisione il fatto delle fustelle contraffatte, dei medicinali più cari che venivano ritirati e poi rimessi in commercio, che ha provocato un danno per il momento non quantificabile. È indispensabile altresì andare a vedere, laddove sono state istituite, le Unità Sanitarie Locali come funzionano perché sembra che sprechi enormi esistano anche, ad esempio, sulle assunzioni indiscriminate fatte da alcune Unità Sanitarie Locali; in quelle Regioni ci sono sicuramente gravi problemi occupazionali però non crediamo che siano questi i metodi da adottare. A questo proposito ho avuto addirittura notizia, occasionalmente, da organi di stampa, che una Unità Sanitaria Locale ha finanziato una squadra di calcio. Non so se si possa intravedere la prevenzione attraverso lo sport, comunque mi sembra che questa sia una spesa completamente al di fuori della spesa sanitaria.
