Oggetto del Consiglio n. 764 del 4 luglio 2019 - Resoconto
OGGETTO N. 764/XV - Interpellanza: "Accordo di programma per il rinnovo del complesso funiviario "La Palud" in Comune di Courmayeur".
Farcoz (Président) - Point 37 à l'ordre du jour. Pour l'illustration, la parole au collègue Gerandin.
Gerandin (MOUV') - Parliamo dell'accordo di programma per quello che riguarda il complesso funiviario La Palud. Non è una novità, è un argomento che è stato già trattato in questo Consiglio nel luglio del 2015 su mia iniziativa, ma lo ritrattiamo perché ci sono delle novità, penso, piuttosto importanti.
Ricapitoliamo brevemente la vicenda della funivia Skyway Monte Bianco. In data 11 settembre 2009 la Regione Valle d'Aosta, con una delibera della Giunta regionale, ha rilasciato alla società Funivie Monte Bianco la concessione per la costruzione e l'esercizio della linea di trasporto funiviario Pontal d'Entrèves-Punta Helbronner di proprietà regionale. Il 6 di aprile del 2012, tre anni dopo, la Regione Autonoma Valle d'Aosta, con un'altra delibera di Giunta regionale, su richiesta della società Monte Bianco, ha approvato, in attuazione del richiamato accordo di programma sottoscritto nel 2004, la risoluzione consensuale anticipata della concessione di esercizio di un trasporto pubblico di persone o impianti a fune per la linea Rifugio Torino-Punta Helbronner. Trattasi di un impianto obsoleto e che era chiaramente da smantellare, addirittura con dei costi per chi era in quel momento il concessionario. A seguito, prima di questa autorizzazione e poi della revoca di questa concessione, si va avanti con l'accordo di programma definitivo, che prevede un investimento massimo per la proprietà, che è la Regione, di 60 milioni di euro, costi finali dell'opera. All'atto del consuntivo degli interventi, totalmente pagati dalla Amministrazione regionale e per i quali il socio privato non ha messo un euro, eravamo, da quello che mi è stato risposto nel 2015, a un costo finale all'incirca di 145 milioni di euro.
Qua nasce un po' quella che è una vicenda tutta valdostana, nel senso che la proprietà, il 19 febbraio 2014, con deliberazione del 31 gennaio, sottoscrive con Funivie Monte Bianco la concessione trentennale dei beni mobili e immobili costituenti il complesso funiviario, comprese le relative strutture pertinenti per la gestione, con l'attribuzione al concessionario oltre che degli oneri della gestione, anche degli oneri relativi alla manutenzione ordinaria e straordinaria dell'impianto, chiaramente a fronte dell'incasso dei proventi.
All'epoca feci una domanda all'allora assessore Marguerettaz e chiesi se la Regione riteneva corretto affidare la gestione di un'opera pubblica, finanziata interamente tramite indebitamento di Finaosta, a una società con socio privato che in tutta questa operazione non investe nulla e senza gara di affidamento. All'epoca, proprio in virtù di quello che ho detto, mi fu risposto ribadendo che la proprietà era dell'Amministrazione regionale e che la Funivie Monte Bianco era già la concessionaria precedente dell'impianto, a cui sono state poste in carico la manutenzione straordinaria o ordinaria. Chiesi all'epoca, ma indicativamente, se detratti i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria, questa società avesse degli utili, perché c'era l'obbligo di accantonarne una parte per la manutenzione ordinaria e straordinaria. L'Assessore mi disse che non era ancora in grado di stimare i proventi, i costi e gli accantonamenti, e che comunque, per quello che riguardava la eventuale distribuzione degli utili, era in capo all'assemblea della società controllata Finaosta decidere cosa fare.
Ora, gli elementi nuovi sono che, dopo alcuni anni in cui è in esercizio questa società, è stato fatto un conteggio molto rapido degli utili riferiti agli ultimi quattro anni. Questa società prevedeva un accantonamento in quattro anni, mi pare, di circa di 3 milioni 716 mila euro a conti di bilancio, però malgrado questi accantonamenti dovuti in base alla convenzione, questa società in questo momento ha un utile di 9 milioni 827 mila euro. È chiaro che comincia a porsi qualche problema, io immagino, in chi negli anni ha deciso di affidare direttamente a una società la gestione di un bene pubblico, senza gara e dopo aver investito esclusivamente denaro pubblico, denaro della Regione, e affidi direttamente a una società dove - attenzione! - il socio pubblico ha quasi il 50 percento. Il giorno in cui si decidesse la distribuzione degli utili, questo socio, a cui è stata affidata una proroga della concessione, poi revocata sulla base di un accordo di programma, su un impianto obsoleto che avrebbe avuto dei costi per lo smantellamento, la Regione a fronte di un accordo di programma di circa 60 milioni di euro ne spende 145 milioni, tutti soldi pubblici, decide di affidare un impianto nuovo per trent'anni con l'unico onere, oltre a quello degli incassi, della manutenzione ordinaria e straordinaria, che ogni anno mi pare incida con un accantonamento di oltre 900 mila euro, ma malgrado questo c'è un utile di oltre 9 milioni 800 mila euro.
È ovvio che probabilmente qualcuno, sia nel Governo ma anche in Finaosta, si sia preoccupato. Allora nasce quella proposta di fissare un canone, chiaramente per cercare di diminuire gli utili e probabilmente il Governo invita Finaosta a muoversi in questa direzione, per cui quest'ultima chiede una relazione di stima, un parere, un incarico di Finaosta. Un incarico che mi pare dica in una sua parte che "le condizioni di concessione in parola sono state determinate sulla base della situazione di fatto alla data di sottoscrizione di quanto sopra richiamato negli atti" e non prevedevano la corresponsione di un canone di concessione in utilizzo da parte della società del complesso funiviario. Per cui il primo punto che si pone è di provare a mettere un taccone a una cosa che effettivamente sarebbe un po' imbarazzante: dopo quattro anni un socio che non mette un euro di investimento, si troverebbe con una distribuzione, se si decidesse di ripartire l'utile societario, di circa 5 milioni di euro, sulla base non di una gara pubblica, ma semplicemente su un affidamento.
Io volevo proprio capire se qualcuno si è posto questo problema, perché ben sapete che questi tipi di affidamenti sospetti non vanno in prescrizione! Per cui immagino che ci sia un po' di preoccupazione su come è stato fatto questo tipo di affidamento, sul fatto che comunque un socio privato percepisca circa il 50 percento degli utili, senza aver investito un euro e soprattutto sulla base di un affidamento diretto, dopo che comunque la concessione era stata revocata con una delibera di Giunta in data 6 aprile 2012, per cui prima dell'affidamento della concessione trentennale. Sono curioso di sapere se il problema è stato posto e soprattutto come pensate di risolverlo, perché penso che il problema sia piuttosto serio.
Président - Pour la réponse, la parole à l'assesseur Bertschy.
Bertschy (AV) - Caro collega Gerandin, io credo che in quei sei mesi che avete governato, lei abbia avuto talmente tante altre cose da fare, che non ha potuto occuparsi di tutto quello che poi ha riportato in quest'aula nei sei mesi successivi! Però sono convinto che, oltre alla mia risposta, uniremo la sua istruttoria e potremo fare un buon lavoro negli interessi dell'Amministrazione regionale, perché sicuramente in quei sei mesi si è occupato anche di questa vicenda. Lo dico perché lei sa - tra l'altro nessuno di noi ha proposto questi atti e costruito questi percorsi - che tutti questi atti sono stati controllati dall'autorità di vigilanza sui contratti pubblici, oggi ANAC, e tutta questa verifica è stata fatta appunto sull'iter che è stato proposto per arrivare a questa opera. Quindi ci sono state una serie di verifiche e immagino ci sia stato da parte di tutti lo scrupolo per un'operazione così importante. Partiamo dal fatto che questa situazione non nasce come un fungo ed evidentemente, proprio per l'importanza che ha, immagino che chi ha costruito gli atti abbia fatto tutte le attenzioni del caso. Questo non vuol dire che noi non dobbiamo approfondire gli argomenti dei quali veniamo a conoscenza.
La prima domanda: "perché sulla base di un accordo di programma che prevedeva un investimento massimo per la Regione di 60 milioni di euro, visti i costi finali dell'opera, non si è provveduto a modificarne i contenuti, tenuto conto che gli oneri sono a totale carico della Regione ed i benefici ad una società partecipata da privati al 49,99 percento". L'accordo di programma non è l'unico documento che definisce i rapporti tra le parti e nemmeno il più significativo. Il successivo atto di concessione dei beni, approvato con delibera di Giunta n. 85 del 31 gennaio 2014, ha meglio specificato i rapporti tra le parti. L'accordo di programma per sua natura definisce le opere di carattere pubblico che comportino una pluralità di atti amministrativi o di azioni rientranti nella competenza di enti e di amministrazioni pubbliche diverse, o rendano comunque opportuno il coinvolgimento di più soggetti pubblici ed eventualmente di soggetti privati, permettendo il coordinamento delle azioni e conglobandole in un'unica procedura più efficiente. L'atto di concessione dei beni regola invece i patti e le concessioni tra le parti. Significativa è questa premessa dell'atto di concessione, nella quale si rammenta che la Regione, in qualità di azionista di controllo per il tramite di Finaosta S.p.A. e della società Funivie Monte Bianco, può esercitare attraverso la direzione e il coordinamento, di cui all'articolo 2497 del codice civile, un'influenza dominante sulle strategie della società, in modo da garantirne la coerenza con quelle dell'Amministrazione. Significativo è anche che nel frattempo la società non ha mai proceduto alla distribuzione di dividendi, proprio per il fatto che, ultimata la fase di realizzazione dell'impianto e con l'evidenza di circa tre anni di esercizio, la Regione ha deciso di avviare l'iter per la riforma dei patti contenuti nell'accordo di programma e nell'atto di concessione di questo attuativo, prevedendo l'introduzione di un congruo canone concessorio con effetto retroattivo, così come è previsto dall'articolo 21 della legge n. 241 del 1990, citata anche all'articolo 5 dell'atto di concessione dei beni.
La Regione ha dunque inteso introdurre un canone che tiene conto del fatto che la società genera una redditività in misura superiore rispetto a una redditività media normale che ci si può aspettare nel settore in cui opera. Tale canone è stato determinato sulla base di stime consulenziali richieste da Finaosta e trasmesse alla Regione. Seguiranno gli atti conseguenti. C'è stato anche, mi pare, un approfondimento all'atto della presentazione della legge di bilancio in discussione e nelle Commissioni e credo che su questo sarà corretto continuare ad approfondire. Quella scelta politica a noi era sembrata addirittura contestata da parte delle opposizioni. A noi invece sembrava corretto introdurre un canone che rispettasse anche i procedimenti che la Regione aveva messo in corso.
La seconda domanda: "se la Regione ritiene ancora corretto l'iter di affidamento della gestione di un'opera pubblica finanziata interamente tramite indebitamento di Finaosta, ad una società con socio privato al 49,99 percento e che in tutta questa operazione non ha investito nulla e senza gara pubblica di affidamento". È bene ricordare che l'accordo di programma prevedeva all'articolo 2 diversi impegni per i soggetti firmatari: Regione, Comune e società. Occorre tener conto che l'accordo di programma e i successivi atti di attuazione hanno posto a carico di Funivie Monte Bianco da subito alcuni oneri non indifferenti quali: la rinuncia anticipata della concessione del terzo tronco, la messa a disposizione dei terreni di sua proprietà a Punta Helbronner e a La Palud, l'attività di realizzazione dell'opera per conto della Regione, tutti gli oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria. Segnalo che le spese per la costituzione sono state a carico della Regione perché ne è proprietaria, che la provvista è stata reperita attraverso la gestione speciale di Finaosta e solo una parte deriva dall'indebitamento, circa 42 milioni di euro.
Circa il rispetto delle norme che regolano gli affidamenti di beni e servizi si segnala che l'accordo di programma, come ho detto prima, le attività successive, la convenzione, l'appalto di progettazione dell'ADL, i servizi tecnici, gli aggiornamenti dei costi di progetto, l'appalto delle opere, il contratto di appalto e tutte le attività di cantiere e collaudo, sono state oggetto di una specifica ispezione disposta dalla sede centrale dell'autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, attuale ANAC, ad aprile del 2013 mediante un gruppo ispettivo appositamente inviato da Roma, che al termine della verifica non ha dato luogo ad alcuna osservazione. Si rammenta che ANAC è il soggetto deputato al controllo prevenzione della corruzione nell'ambito delle amministrazioni pubbliche e nelle società partecipate e controllate, anche mediante l'attività di vigilanza nell'ambito dei contratti pubblici, degli incarichi e comunque in ogni settore della pubblica amministrazione che potenzialmente possa sviluppare fenomeni corruttivi. Anche sulla base di quanto risultato dall'ispezione, si può considerare a oggi che non vi siano elementi che giustifichino la modifica dell'iter adottato. Come le ho detto, la sua segnalazione però verrà correttamente osservata, raccolta e sarà ancora oggetto di ulteriori approfondimenti, perché riteniamo che su un investimento così importante non ci debbano essere dubbi e ombre.
Président - La parole au collègue Gerandin.
Gerandin (MOUV') - Grazie Assessore. Mi fa piacere che comunque ci sia l'intenzione di approfondire la questione perché, al di là di tutto, a me pareva anomala nel 2015 e mi pare ancora più anomala tenuto conto dei risultati economici di questo tipo di accordo. Per carità, io non ho posto un dubbio che ci fossero fenomeni di corruzione o quant'altro, ma almeno qualche dubbio su questo iter - me lo permetta - ci sarà, perché non ha molto senso rinnovare una concessione nel 2009 per poi nel 2012 revocarla. Lei mi dice che hanno rinunciato in anticipo al terzo tronco, ma sappiamo tutti che si parla di un impianto obsoleto, per il quale chi aveva la concessione avrebbe avuto addirittura degli oneri a carico, perché gli costava pure smantellarlo quell'impianto, altro che costruirlo nuovo! Se la Regione gli smantella l'impianto, voglio vedere se io non rinuncio a un lotto e se non do qualche terreno in concessione gratuita! Mi smantellano un impianto vecchio, me ne fanno uno nuovo, dopodiché me lo danno in esercizio per trent'anni quando è nuovo e mi porto a casa il 50 percento degli utili. Immagino che sia sicuramente un affare!
Ripeto che io non voglio dire che ci fossero stati dei fenomeni di corruzione, ci mancherebbe ancora, ma non sono neanche convinto che basti solo una verifica dell'ANAC, perché poi sappiamo che l'ANAC verifica la regolarità delle gare di appalto e di affidamento. Qua la cosa è un po' diversa, perché qualcuno ha pensato bene di rinnovare una concessione, di revocarla tre anni dopo, di investire 145 milioni di euro, invece di 60 milioni come era nell'accordo di programma, dopodiché di dare in gentile concessione per trent'anni un impianto nuovo, dove io mi porto a casa gli utili.
Sul fatto che sono stato assessore per poco meno di sei mesi, per la carità ci mancherebbe ancora: io non ho la presunzione di essere così bravo a risolvere in sei mesi tutti i problemi della Valle d'Aosta. Era uno di quei problemi che mi ero riproposto comunque di approfondire. Poi, come tutte le cose, uno dura davvero poco. Lei durerà sicuramente di più, visto che comunque c'è stato questo aiutino esterno, per cui sicuramente avrà più tempo di me per risolvere questo problema. Ma io quel poco che so glielo metto a disposizione per cui, ci mancherebbe, mi auguro che assieme facciamo davvero luce su questa cosa qua. Torno a dire che io, per i valdostani e per chiunque faccia impresa in Valle D'Aosta, ritengo una vergogna affidare senza gara a una società privata, a un socio privato senza gara, il 50 percento degli utili di una società che in quattro anni ha fatto, oltre agli accantonamenti di legge, circa 10 milioni di euro di utile. Poi lei mi dirà che Finaosta non ha ancora distribuito gli utili: ci mancherebbe, però io penso che, tenuto conto che trattasi di un socio privato, abbia l'obbligo di accantonarli. Per cui Finaosta non può neanche utilizzarli questi proventi, oltre quella che è la quota di partecipazione di Finaosta del 50 percento; per legge io immagino che sia così.
