Oggetto del Consiglio n. 505 del 26 ottobre 1979 - Verbale
OGGETTO N. 505/79 - Rinvio esame della proposta di legge statale n. 8 concernente: "Modificazioni della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4".
Faval (U.V.) - Chi chiede la parola? La parola al Consigliere Salvadori.
Salvadori (U.V.) - Questa proposta di legge statale, alla quale noi dell'Union Valdôtaine diamo una grande importanza, deriva non solo da un impegno assunto in campagna elettorale, ma da una mozione approvata all'unanimità dal Consiglio regionale recentemente. Questa proposta, molto semplice nel suo deliberato, si suddivide in due parti: una istituzionale e politica, e una tecnica.
Partirei da quella tecnica che è la più semplice. Quella tecnica riguarda la modifica del secondo comma, cioè quello della data delle elezioni - sapete quali sono stati i problemi grossi che abbiamo vissuto l'anno scorso - per decidere la data e le polemiche politiche che ne sono seguite. Con questo comma eliminiamo una parte di questi dubbi e facciamo in modo che non ci siano successivi problemi. Sempre nella parte tecnica vorremmo, in seguito a questa legge, risolvere tutta una serie di problematiche che riguardano l'eleggibilità, le modalità di elezione, la data di elezione, il momento elettorale, cioè quello di fare l'elezione in una sola giornata.
Abbiamo fatto l'esperienza dell'elezione per il Parlamento Europeo, abbiamo visto che siamo capaci di votare anche in un giorno solo, invece che in due, come d'altronde fanno in tutti i Paesi europei. Non vediamo perché, anche per quanto riguarda le elezioni regionali, non dovremmo fare lo stesso tipo di discorso!
Ma la parte tecnica è la meno importante, evidentemente, la parte politica riguarda il riconoscimento della minoranza Walser. Abbiamo fatto, ieri, una lunga discussione sul concetto della minoranza Walser. Credo che sulla necessità di dare un riconoscimento formale di questa minoranza - anche a livello di Statuto - tutte le forze politiche siano d'accordo. È un principio veramente importante, anche perché richiama l'articolo 6 della Costituzione ed è il primo riconoscimento ufficiale di una minoranza che viene fatto con un atto legislativo di questo tipo.
Abbiamo proposto di portare da 35 a 36 i Consiglieri regionali, in primo luogo per ribadire la diversità e la particolarità della minoranza Walser che, attraverso questo sistema, questa modifica dello Statuto, vede sottolineata la sua necessità di esistere e la sua differenza rispetto alla maggioranza della restante popolazione valdostana. Abbiamo portato da 35 a 36 i Consiglieri regionali dopo un ampio dibattito all'interno del Comité Exécutif del Movimento, anche per rispetto verso quelli che potremmo definire "piccoli partiti". Ora voi sapete benissimo che il quorum è già di 2.100 e rotti voti e se il numero dei Consiglieri scendesse da 35 a 34, essendo nella proposta un seggio destinato alla Comunità Walser, con l'aumento della popolazione porterebbe a un ulteriore aumento questo quorum, quindi con un danno effettivo, ed è evidente, soprattutto per le piccole - ripeto "piccole" - formazioni politiche. Rimane il problema di come eleggere questo trentaseiesimo Consigliere regionale, ma di questo problema riparlerò alla fine, dopo aver parlato del problema istituzionale.
Il problema istituzionale è che, attraverso questa legge di modifica dello Statuto, noi diamo alla Valle d'Aosta la potestà legislativa di deliberare in materia di elezioni regionali. Dobbiamo ricordare che la Valle d'Aosta è l'unica Regione a Statuto speciale che non ha, oggi, questo potere, mentre le altre quattro regioni ce l'hanno. Noi siamo gli unici a non averla, e non vediamo perché questo fatto debba ancora sussistere. Per arrivare a questo discorso - e soprattutto a questa modifica istituzionale molto importante, perché dà al Consiglio regionale e ai Valdostani la possibilità di scegliere il sistema, il modo di fare le proprie elezioni per il Consiglio - abbiamo studiato quale poteva essere il sistema: cioè se modificare l'articolo 16 dello Statuto, oppure se passare attraverso la modifica dell'articolo 2 della legge costituzionale 23 febbraio 1972, che regola comunque il discorso elettorale valdostano.
Dopo un'ampia analisi, avendo sentito anche pareri tecnici, non soltanto dell'Ufficio elettorale, ma anche dei vari uffici a Roma, abbiamo deciso, abbiamo pensato che, se c'è l'accordo e la collaborazione delle forze politiche che sono presenti a livello centrale, a livello di Roma - se c'è questo tipo di accordo - la formula migliore è quella della modifica dello Statuto, perché consentirà di partire immediatamente con la formulazione della legge regionale che riguarda le elezioni. È anche su questa base che, contestualmente all'approvazione di questo progetto, di questa proposta di legge statale, proponiamo la nomina di una commissione - che può essere la Commissione Affari Generali, può essere una commissione ad hoc formata dai Capi Gruppo - che appronti la bozza di un testo legislativo riguardante il sistema elettorale valdostano. Testo valutato in seguito, non soltanto dalle forze presenti in Consiglio, ma da tutte le forze sociali, da tutte le forze politiche non presenti in Consiglio, in modo che diventi legge effettiva.
Noi riteniamo che, se c'è collaborazione da parte delle forze politiche - come ripeto presenti a Roma - una modifica di questo tipo, che dà alla Valle d'Aosta quello che è un suo diritto - cioè la potestà legislativa in materia di elezioni regionali - possa passare con la massima facilità. È questo che chiediamo alle altre forze politiche: di fare in modo che questo disegno di legge, questa proposta di legge estremamente importante dal punto di vista politico, dal punto di vista istituzionale, passi e trovi a Roma una strada lastricata di asfalto molto liscio e non di spine.
Faval (U.V.) - Altri che chiedono la parola? La parola al Consigliere Tonino.
Tonino (P.C.I.) - Noi siamo d'accordo su due principi, due concetti importanti: il primo è che la materia elettorale sia, anche nella nostra Regione, regolata con legge regionale; il secondo è che ci sia questo riconoscimento statutario della minoranza Walser, della nostra Regione.
Siamo anche d'accordo sull'opportunità di una presenza Walser in questo Consiglio, è indubbiamente un elemento di ricchezza per il dibattito stesso. Siamo egualmente convinti che non si debba ridurre a questa presenza in Consiglio l'attenzione che la Valle d'Aosta deve porre verso i problemi di questa minoranza. Non ripeto cose che già sono state dette ieri, voglio sintetizzare con un paragone qual è il nostro modo di vedere la questione. Abbiamo un parallelismo con la situazione della nostra Regione nei confronti dello Stato e della Nazione. Se noi fossimo ridotti ad avere un solo Parlamentare in Parlamento e non avessimo qui poteri effettivi, reali, quali quelli dati dallo Statuto speciale, conteremmo ben poco! Il problema dei Walser credo vada affrontato con questa convinzione, ben venga la rappresentanza Walser in Consiglio; tuttavia bisogna intervenire maggiormente e meglio in quella zona per favorire momenti di autogoverno, di autodeterminazione, dare possibilità concrete a quella comunità per sviluppare iniziative di carattere culturale, sociale e di aggregazione nelle varie zone. Da questo punto di vista, ripeto, per noi è incomprensibile l'atteggiamento tenuto ieri nel bocciare l'iniziativa di concedere finanziamenti all'Associazione Augusta.
Tuttavia abbiamo presentato anche noi un progetto di legge su questo problema, perché alcune diversità rispetto all'impostazione proposta dall'Union Valdôtaine le abbiamo, la riserva che ho espresso in Commissione vorrei spiegarla meglio, anche se sinteticamente. Quali sono le nostre diversità? Intanto la legge regionale che stabilirà il meccanismo elettorale della nostra Regione - e per certo il modo di elezione del rappresentante Walser - è un fatto importante che va discusso. Può essere un'idea quella della Commissione, però già l'impostazione di questa modifica ne risente.
Noi, ad esempio, non siamo d'accordo nel portare il numero dei Consiglieri a 36, non perché crediamo che 35 sia un numero che non si deve assolutamente toccare perché è stato sancito - magari sarebbe anche opportuno che il Consiglio regionale fosse composto di 40 membri come il Consiglio comunale di Aosta - non è quello il problema. Abbiamo l'impressione - non solo un'impressione, perché ne abbiamo anche discusso in Commissione - che il trentaseiesimo voglia significare che il Consiglio regionale è composto di 35 più uno e che questo rappresentante Walser, sembra di capire, dovrebbe essere eletto in quella zona, creando un piccolo Collegio uninominale in quei Comuni. Se è così, noi non siamo d'accordo. Perché? Perché crediamo che il Collegio uninominale debba essere usato il meno possibile, proprio per rispettare sempre i criteri di rigida proporzionalità tra le varie forze politiche e da non avere mai, in nessun momento, condizioni che facciano venir meno la possibilità di un elettore, anche di Gressoney e anche di Issime, di scegliere un partito che difende certi interessi, certe politiche, quest'opportunità che dobbiamo dare a quelle popolazioni, per noi, è un aspetto irrinunciabile. Se il trentaseiesimo nasconde questa impostazione, dobbiamo dire che noi non siamo d'accordo e che di questo aspetto ne vogliamo discutere. Per questo abbiamo delle perplessità, sul trentaseiesimo!
Altra questione che ha un certo rilievo nelle diversità che ci sono tra la nostra impostazione e quella che è esaminata oggi, è che, se è vero che il meccanismo elettorale deve essere regolato con una legge regionale, è anche vero che deve esserlo con un sistema elettorale approvato con largo consenso. Ora - non mi ricordo più una battuta che Faval fa spesso, quella sul buon senso che abbonda, ma che poi non sempre viene usato, soprattutto quando il buon senso può venire facilmente accantonato per giochi di potere o cose di questo tipo - io credo, comunque, che debba essere scritto e garantito che tutte le modifiche della legge elettorale della nostra Regione debbano essere approvate, perlomeno, con una maggioranza speciale di questo Consiglio; per questo, nella nostra proposta di legge, abbiamo scritto che questa legge deve essere approvata con la maggioranza dei due terzi dei Consiglieri assegnati al Consiglio regionale. Queste sono, in sostanza, le diversità.
L'altra diversità, che è meno rilevante e che tuttavia ha un suo significato, è che noi siamo per definire, in quella modifica costituzionale, che la minoranza Walser della Valle d'Aosta è costituita dalla popolazione residente nei Comuni di Issime, di Gressoney-La-Trinité, di Gressoney-Saint-Jean; è una migliore definizione del problema che crediamo sia opportuno fare. In sede di discussione generale queste sono le cose che volevo dire. Crediamo che questo sia un problema importante e debba essere - se vogliamo avere un consenso largo - meglio approfondito, senza perdere molto tempo; si tratta di pensare un pochino meglio ad alcuni problemi...prima citavo quello del Collegio uninominale che, per noi, è un punto importante.
Credo che questa discussione sul meccanismo elettorale, per grosse linee, debba essere affrontata preventivamente. C'è la necessità, a mio avviso, che questo accordo ampio sia raggiunto, perché trattandosi, tra l'altro, di modifica costituzionale, è necessario che tutte le forze parlamentari siano concordi. Su queste modifiche, da parte nostra, ripeto, abbiamo queste riserve, vorremmo semplicemente chiarirle senza alcuna posizione preconcetta. Se sono accettate queste richieste di approfondimento che ho avanzato, noi chiederemmo che il problema sia rinviato per un breve periodo. Possiamo anche definire un lasso di tempo molto breve in cui affrontare questi problemi, in cui vedere e verificare, ancor meglio, se c'è la possibilità di un accordo largo delle forze politiche presenti in Consiglio.
Faval (U.V.) - Altri che chiedono la parola in sede di discussione generale? La parola al Consigliere Riccarand.
Riccarand (Dem. Prol.-Nuova Sin.) - Io avevo già espresso a grandi linee quello che è il parere mio e del nostro Movimento sulla proposta presentata dai Consiglieri dell'Union Valdôtaine, durante il dibattito svoltosi a Gressoney-Saint-Jean, in occasione del seminario Walser, quindi qui riprenderò brevemente le affermazioni che avevo fatto in quella sede.
Vorrei partire un pochino da quello che è stato il paragone, il confronto proposto da Tonino che mi sembra interessante; cioè vedere in che modo si può concepire il rapporto tra Comunità Walser e Regione Valle d'Aosta, Regione Valle d'Aosta e Stato Italiano. Effettivamente, se noi guardiamo all'interno della Regione Valle d'Aosta, quali sono stati i reali strumenti di autogoverno, di potere di gestione locale, che cos'è che ha contato di più in questi 35 anni in Valle d'Aosta, io credo che possiamo tranquillamente dire che quello che ha contato di più non sono stati il Deputato e il Senatore per quello che hanno fatto nel Parlamento Italiano, in cui evidentemente i rapporti numerici sono sproporzionati e in cui c'è una problematica di un certo tipo. Hanno contato molto di più i poteri che sono stati dati, attraverso lo Statuto, al Consiglio regionale; le scelte legislative, finanziarie, giuridiche, economiche e culturali che hanno fatto lo strumento di potere che si è realizzato in loco. Questa è l'impostazione che a mio avviso è corretta, questo non significa che le cose siano alternative, non significa che chiedere una cosa voglia dire non fare l'altra! Il problema è che vanno fatte entrambe; allora, conducendo questo parallelismo, Regione Valle d'Aosta-Stato Italiano, a Regione Valle d'Aosta-Comunità Walser, il problema prioritario, secondo me, anche se non è alternativo o altro...il problema prioritario non è quello del rappresentante della Comunità Walser nel Consiglio regionale, anche se questa è una cosa che può essere valida e significativa e su cui sono d'accordo, ma il problema principale è quello di sviluppare, dare degli strumenti, perché in loco, all'interno dei Comuni dove vive la popolazione Walser, ci siano degli strumenti di autogoverno, di autogestione. La proposta sull'Associazione Augusta andava in questo senso - se ne possono fare altre di proposte - e proprio in modo ingiustificato è stata respinta dalla maggioranza del Consiglio. Questa è, secondo noi, una grave deformazione ottica, cioè il segno che si tende ad affrontare questi problemi più a livello - diciamo così - ideologico, propagandistico, più che per cercare di affrontare e risolvere i problemi.
Comunque, entrando nel merito della proposta, ci sono, così com'è formulata...anche se in linea di massima, sul discorso di un rappresentante della popolazione dei tre Comuni della Valle di Gressoney in Consiglio regionale e sul discorso di una potestà legislativa della Regione in materia di legge elettorale, siamo d'accordo...la proposta ci pare formulata in modo affrettato, confuso e non soddisfacente, con numerosi elementi di perplessità. Anzitutto, come avevo già detto a Gressoney-Saint-Jean, noi non siamo d'accordo sul fatto di elevare da 35 a 36 i Consiglieri della Regione Valle d'Aosta. Non siamo d'accordo perché io non ho fatto dei calcoli, ma credo che, così, a grandi linee, si possa tranquillamente dire che la Valle d'Aosta è la Regione che ha il maggior numero di Consiglieri in rapporto alla popolazione. È comunque una Regione che ha molti Consiglieri in rapporto alla popolazione e non trovo assolutamente giustificato che la collettività, poiché si tratta di spese a carico della collettività, debba caricarsi delle spese per un altro Consigliere regionale, con tutto quello che comporta!
Inoltre, vorrei sottolineare, nel dibattito che si è svolto a Gressoney-Saint-Jean in occasione del seminario Walser sull'inopportunità di modificare il numero dei Consiglieri regionali, aveva espresso un parere molto chiaro lo stesso Senatore Fosson che, evidentemente, ha presente alcuni rapporti che esistono all'interno del Parlamento e che ha espresso chiaramente un suo parere negativo sulla proposta di elevare dal 35 a 36 il numero dei Consiglieri regionali.
Il Consigliere Salvadori ha detto, nell'illustrazione, che la proposta di portare da 35 a 36 deriverebbe dalla preoccupazione dell'Union Valdôtaine di salvaguardare le piccole forze politiche. È un'affermazione veramente sorprendente quella fatta dal Consigliere Salvadori! Sorprendente se poi, come si sa e com'è stato scritto dall'Union Valdôtaine, com'era scritto nel programma di governo dell'Union Valdôtaine diffuso durante la campagna elettorale, l'Union Valdôtaine si è posta chiaramente come obiettivo quello di introdurre delle limitazioni per l'ingresso delle forze politiche in Consiglio regionale e più volte si è parlato del 2%, del 5% che, queste forze, dovevano raggiungere per entrare in Consiglio regionale.
Potrei dire di più: al primo Congresso nazionale dell'Union Valdôtaine, svoltosi recentemente a Saint-Vincent, gran parte dei membri del Congresso nazionale, dei partecipanti al Congresso nazionale, hanno applaudito la proposta, hanno espresso il loro plauso alla proposta di limitare l'ingresso in Consiglio regionale alle forze che non raggiungono il 5%. Questa proposta non è mai stata ufficializzata dall'Union Valdôtaine, è una proposta che è circolata, che è stata fatta negli incontri al momento della formazione della Giunta regionale, è una proposta che è completamente in contraddizione con quello che ha detto adesso Salvadori. Allora, o l'Union Valdôtaine ha fatto una svolta di 180 gradi su questo problema, oppure si tratta semplicemente di un'affermazione strumentale e tattica per far passare questo discorso di aumentare da 35 a 36 i Consiglieri regionali.
Oggi, per come stanno le cose, io non credo al fatto che l'Union Valdôtaine voglia in realtà difendere la rappresentanza in Consiglio da parte delle piccole forze politiche e questo si è verificato anche nella discussione sul problema del finanziamento pubblico ai partiti, su tutte le proposte che l'Union Valdôtaine è venuta a fare in sede di quella Commissione che poi ha determinato l'arenarsi di questo discorso e che non è più andato avanti, e le cose sono rimaste come lo erano due anni fa.
Un altro punto su cui noi non siamo d'accordo, in questo tipo di formulazione, è che si parla genericamente di minoranza Walser della Valle del Lys. Io dico chiaramente - e l'ho già espresso a Gressoney - che noi siamo contrari a vedere un Consiglio regionale in Valle d'Aosta come espressione, un Consiglio regionale costituito da esponenti di gruppi linguistici. Noi siamo totalmente contrari ad andare in quell'ottica, perché se noi cominciamo ad andare nell'ottica di dire: diamo un rappresentante alla Comunità Walser, alla Comunità Franco-provenzale, alla Comunità Piemontese, alla Comunità Francese e alla Comunità Italiana, questa è un'ottica - secondo noi - di divisione e che non porta ad affrontare i problemi reali.
Quello che invece può essere giusto, ed è secondo me accettabile, è il fatto di riconoscere che effettivamente in quella zona della Valle del Lys, in quei Comuni della Valle del Lys, esiste una problematica di tipo particolare, che è quella di cui discutevamo ieri, che fa sì che quel tipo di popolazione ha delle caratteristiche che la differenziano da tutto il resto della popolazione valdostana e che quindi ha bisogno di iniziative di tipo particolare. Per questo, secondo me, noi dobbiamo essere molto chiari, dobbiamo parlare di tutta la popolazione dei Comuni di Gressoney-Saint-Jean, di Gressoney-La-Trinité e di Issime, non genericamente di minoranza Walser, perché all'interno dei tre Comuni non ci sono solo i Walser! Quelli che attualmente parlano Walser, conoscono il Walser e hanno una competenza attiva o passiva del Walser - l'abbiamo appreso al seminario Walser di Gressoney - nei Comuni di Gressoney è il 40% della popolazione.
Ora, io non credo che noi vogliamo avere un rappresentante in Consiglio regionale per il 40 o 50% degli abitanti di Gressoney-Saint-Jean, Gressoney-La-Trinité e Issime, dobbiamo avere un rappresentante di tutti quegli abitanti, un rappresentante che evidentemente, avrà anche, poiché vive in quella zona, ben presente e sarà espressione, anche in modo particolare, di questa problematica linguistica. Oltretutto, io farei anche un pensierino rispetto alla popolazione di Gaby, perché Gaby storicamente, per moltissimo tempo, è stata legata, facendo parte dello stesso Comune, ad Issime, e quindi la cosa è discutibile; però, proprio anche in conseguenza della collocazione geografica, non è da escludere a priori una "presenza", diciamo, che includa anche la popolazione di Gaby. Comunque è una cosa, questa, molto opinabile...la butto lì, a livello di pensiero, ma non so se sia valida.
Ecco, sostanzialmente questi sono gli elementi di perplessità che fanno sì che, così com'è formulata, la proposta di legge da parte nostra è inaccettabile, noi siamo contrari. Siamo invece favorevoli a discutere e a votare sia una proposta di revisione dell'attuale legge statale che regola le elezioni in Valle d'Aosta...e noi siamo convinti e pensiamo che si possa ottenere sin da adesso, attraverso una modifica della legge statale, comunque da valutare, senza modificare lo Statuto che è una cosa estremamente lunga, che richiede del tempo molto lungo e un'omogeneità di posizione politica a Roma, e che in Parlamento non è facilmente ottenibile..., sia attraverso una modifica della legge statale, prevedere un rappresentante dei 3 o dei 4 Comuni della Valle del Lys in Consiglio regionale mantenendo 35 Consiglieri, studiando un meccanismo per cui sia comunque garantita la presenza di un Consigliere di quella zona. Questo si può fare attraverso una legge statale, secondo me, senza modificare lo Statuto.
Sul discorso di dare potestà legislativa alla Regione in materia di legge elettorale...tendenzialmente noi siamo d'accordo, però siamo molto d'accordo con la proposta che faceva Tonino, cioè questo può essere fatto, ma a patto che ci voglia in Consiglio regionale una maggioranza speciale per stabilire la legge elettorale...non vorremmo che poi la...maggioranza relativa, l'Union Valdôtaine, con la mentalità accentratrice e arrogante che ha, utilizzasse poi questo discorso per imporre una legge elettorale in Valle d'Aosta che faccia sì che i piccoli partiti siano sistematicamente esclusi dal Consiglio regionale.
Faval (U.V.) - Altri che chiedono la parola? La parola al Consigliere Lustrissy.
Lustrissy (D.P.) - Noi, come Gruppo, in linea di massima avevamo già annunciato ieri, nel corso della discussione della proposta di legge sul contributo alla Società Augusta, il nostro voto favorevole a questa proposta di legge.
Vi sono però alcuni problemi che dovrebbero ancora essere chiariti, ammesso che siamo d'accordo sul principio; rimangono, nella tecnica legislativa, alcuni punti da chiarire. Un primo punto da chiarire, secondo me, dovrebbe essere quello della definizione di cosa intendiamo per "minoranza Walser", poiché questa proposta di legge va in sede costituzionale al ramo del Parlamento. In quella sede bisogna che gli Onorevoli Deputati e gli Onorevoli Senatori, per prendere una decisione, sappiano esattamente di cosa si parla.
A me pare che nella relazione allegata al disegno di legge manchi una definizione della problematica Walser, perché un'indicazione fatta in questo modo, se mi permettono i presentatori, mi sembra un pochino generico, bisognerebbe definirla meglio e come contesto geografico, perlomeno era definita meglio come contesto geografico, altrimenti accettiamo la proposta di ieri del collega Riccarand, dove venivano individuati tre Comuni che facevano parte di questa Comunità. Oggi nasce il problema di un quarto Comune...ecco, come se già all'interno del Consiglio regionale non ci siano le idee chiare sull'area geografica di appartenenza in cui questa comunità vive e opera con le sue tradizioni storico-culturali! Dico che questo è un primo problema d'interesse generale, e sarebbe opportuno, se veramente il Consiglio regionale viene nella determinazione di portare avanti questa proposta di legge a livello parlamentare, definire meglio nella relazione e anche nel testo, nella formulazione del testo, il problema Walser; indipendentemente, questo, naturalmente dal numero dei Consiglieri assegnati al Consiglio regionale.
Qui si potrebbe anche aprire una discussione, ma non voglio farlo in questo momento, perché si giocherebbe un pochino a rimpiattino...35 o 36? Bisognerebbe tenere conto anche un pochino della discussione che ha portato all'approvazione dello Statuto regionale, vedere, a proposito della determinazione del numero dei Consiglieri, quale criterio si è seguito, in quel momento, per determinare il numero dei Consiglieri da assegnare al Consiglio regionale della Valle d'Aosta. Cioè, se il criterio era quello della popolazione, se il criterio era riferito a qualche parametro che oggi potrebbe essere modificato e suffragare meglio questa proposta di aumento del numero dei Consiglieri regionali assegnati al Consiglio regionale.
Per quanto riguarda un altro problema, secondo me di tecnica legislativa, il discorso della competenza di materia, e qua trattasi di competenza di emanazione di legge in materia elettorale, dovrebbe essere riportata, più che all'articolo 16...è più che altro una dichiarazione di principi sul Consiglio regionale...dovrebbe essere riportata all'articolo 2 della potestà legislativa regionale, o all'articolo 3 della potestà integrativa, dipende da cosa vogliamo. Se vogliamo una competenza esclusiva in materia elettorale, e allora abbiamo le potestà attribuite di competenza esclusiva dell'articolo 2, secondo i principi...e questa è anche la competenza attribuita, secondo me, solo per il momento, al Friuli Venezia Giulia, cioè una competenza che secondo i principi e gli ordinamenti generali dello Stato che ha la competenza elettorale per le elezioni del Consiglio regionale...attribuita alla Regione...ecco, questa è collocazione di materia che dovrebbe essere indicata e formulata in modo preciso... L'articolo 16 invece riguarda, come nello Statuto del Friuli Venezia Giulia, i principi cui deve richiamarsi la legge elettorale, c'è il Consiglio regionale formato da tanti componenti, il Consiglio regionale deve funzionare in determinato modo e, nello stesso Statuto regionale di quella Regione, tutta la materia è trattata in questo modo, cioè competenza in materia elettorale nella zona competenza per materia e principi cui deve uniformarsi la legge elettorale, per cui c'è tutta una graduazione di distribuzione di logica e di tecnica legislativa nel contesto della legge.
Ecco, questi mi pare siano alcuni dei motivi che volevo evidenziare, per cui sarebbe forse opportuno, anche senza rinviarlo troppo a lungo, perché queste procedure costituzionali e revisione di leggi costituzionali sono già abbastanza lunghe, ma si potrebbe in sede di una Commissione, che potrebbe essere quella degli Affari Generali, rivederlo al più presto, nel corso di una riunione, in modo da poter discutere di queste...che sono questioni di tecnica legislativa, da una parte, e solo questione di causa di giustificazione, dall'altra...perché se vogliamo portare avanti il discorso della rappresentanza politica di una minoranza culturale, etnica e linguistica che noi abbiamo nella nostra Regione - perché oserei persino affermare che siamo anche di fronte ad un problema di tipo etnico, non solo linguistico - non è un problema, diciamo, che si può liquidare solo sotto il profilo linguistico, quello della Comunità Walser, è un problema molto più complesso che non un semplice problema linguistico.
Ebbene, se il Consiglio regionale vuole dare, ufficialmente, la rappresentanza all'interno del nostro consesso legislativo a questa minoranza, ebbene il Consiglio regionale ha l'autorità per poterlo dichiarare, però dobbiamo tenere presente che per fare certe cose, trattandosi di norma costituzionale, devono, perlomeno, trovare una giustificazione costituzionale per la loro esistenza, altrimenti si rischierebbe di fare un buco nell'acqua, perché, in seguito, in sede di Commissione parlamentare o di Parlamento, ci troveremo di fronte a mancate giustificazioni che non potremo sopperire al momento.
Poi c'è un altro problema che è stato affrontato e sul quale non ho dubbi - e non credo possano nascere dei dubbi - e ci possa essere, forse, della confusione. Mi riferisco a quanto affermava Riccarand, in rapporto alle dichiarazioni - con questo non è che voglia chiarire il pensiero dell'Union Valdôtaine, lungi da me quest'idea - ma il discorso dell'U.V., in sede di Congresso nazionale, era piuttosto riferito a una legge elettorale, a una rappresentanza numerica di partiti e di movimenti, cioè come percentuale. Il discorso non è di confusione, qui il discorso è chiaro, qui si vuole dare rappresentanza politica a una minoranza, il che è diverso da fissare delle percentuali per avere diritto a una rappresentanza elettorale a partiti e movimenti politici. Mi sembra che bisognerebbe fare attenzione a non creare della confusione - non è che io voglia sposare delle cause o prendere le difese dell'uno o dell'altro - però mi sembra, per obiettività, che si debba, perlomeno, riconoscere che una è la questione partitica e di movimento di rappresentanza partitica, cui oggi...e da qui nasce il grosso discorso di riforme istituzionali che è nato recentemente dalla proposta di Craxi: che dobbiamo riconsiderare, diciamo, le nostre istituzioni, e andare a vedere perché il nostro Paese non è più governabile. Partendo da questa proposta qualcuno dice: "attenzione, bisogna però che questa riforma istituzionale sia gestita dai politici...", facciamo attenzione a non lasciarla gestire ai tecnici, perché ogni tecnico del diritto, ogni giurista, ha la sua ricetta, ed ecco qui il problema importante, cioè distinguere il momento elettorale, rappresentanza istituzionale del partito, del movimento, riferito alla governabilità del Paese e, spostando parallelamente il discorso, il Consiglio regionale si pone alla stessa misura.
La governabilità del Consiglio regionale può essere in funzione di una riforma istituzionale ben più profonda che non una rappresentanza di una comunità presente nella nostra Regione, che, noi riteniamo oggi - credo che sia delineata una maggioranza a favore di questa comunità - che sia rappresentata ufficialmente in questo Consiglio, indipendentemente, diciamo, dalla questione politica, dalla questione partitica e di movimento, come riferita a percentuali e di gruppo. Perché se volessimo esaltare questo discorso, il discorso di Riccarand, veramente sul piano politico verremmo ad uccidere qualsiasi forma di espressione politica, quindi mi permetto di dirlo in toni abbastanza accorati: se noi vogliamo proprio spingere oltre il discorso dovremmo negare qualsiasi espressione culturale o politica a qualsiasi livello.
Se discutiamo di numeri, trattandosi di piccola comunità - non confondiamo la piccola comunità con il problema "partito" - ecco, io vorrei solo, per quanto mi riguarda, aiutare tutti quanti a fare delle riflessioni un po' più precise su tutta questa problematica che non è una cosa da poco. Tutte le volte che si parla di "riforme istituzionali", si toccano dei principi che sono fondamentali, che regolamentano la vita delle nostre istituzioni. Dobbiamo solo fare attenzione a non trasformare la discussione e la proposta di riforma in un qualcosa che sia poi un...senso sul piano politico o sul piano legislativo. Non credo che oggi siamo a questo livello, si tratta solo - come dicevo - di aver presente alcune tecniche, di aver presente l'esigenza di giustificare questa nostra richiesta sul piano generale che, diciamo, più da vicino possa dare almeno la giustificazione a chi dovrà decidere che questa è una riforma che s'ha da fare, perché non solo il Consiglio regionale la vuole, ma perché storicamente, perché culturalmente, questa comunità ha il diritto di fare sentire la propria voce in quest'Assemblea legislativa.
Ecco, con questi motivi, per cui sarebbe forse prudente compiere rapidamente un confronto di questo tipo e poi proseguire, dato che abbiamo dichiarato di essere disponibili ad approvare la proposta, proseguire rapidamente sull'inoltro della proposta di legge ai nostri Parlamentari, affinché segua la via ufficiale.
Faval (U.V.) - La parola al Consigliere Fosson.
Fosson (D.C.) - Il punto fondamentale di questa proposta è che le norme per l'elezione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta siano di competenza regionale, siano stabilite con legge regionale. Questo, secondo noi, è importante perché ci possono essere delle variazioni di condizione e possono avvenire con l'evolversi del tempo e che il Consiglio regionale può seguire più da vicino, più velocemente, senza dover ricorrere tutte le volte a una modifica di legge costituzionale.
E naturalmente per evitare che in sede consiliare ci possano essere delle prevaricazioni, perché può essere per tutti, per tutte le forze rappresentate, può esserci la tentazione di forzare la legge elettorale per avere maggiore rappresentanza o maggiore potere. Forse dovrebbe essere introdotto un termine, una norma che preveda una maggioranza qualificata per modificare la legge elettorale, perlomeno, stabilire dei termini di tempo entro i quali non si possa modificare la legge elettorale. Questo per quanto riguarda il fatto che l'elezione del Consiglio regionale debba essere stabilita con norma regionale.
Quanto al trentaseiesimo Consigliere Walser, in linea di principio, noi siamo d'accordo, anche...soprattutto perché la minoranza Walser è una minoranza etnica, ben definita, anche se abbiamo delle perplessità di ordine generale. Il discorso può essere questo, il tema fondamentale può essere questo, cioè le forze, i Consiglieri presenti in Consiglio regionale, debbano essere qualificati per la loro idea politica, per la loro linea politica, per il loro programma politico, per la lingua che parlano e per la popolazione che rappresentano. Ci sono ovviamente dei limiti in tutte e due le situazioni, né d'altra parte l'una può esistere senza l'altra, cioè si compenetrano le due situazioni; ma, d'altra parte, il voler identificare delle minoranze interno della Valle d'Aosta, il discorso di voler identificare delle minoranze etniche all'interno della Valle d'Aosta, può, al limite, per assurdo, essere anche pericoloso se portato alle estreme conseguenze. Perché se la minoranza Walser è definita in maniera precisa, si possono trovare all'interno della Valle d'Aosta delle altre minoranze, si possono identificare volendolo, e allora ci si troverebbe in difficoltà, ci potrebbero essere una rappresentanza politica e un'altra rappresentanza in funzione delle parlate locali. Questo semplicemente per dire che è un discorso che può avere dei limiti.
Quindi, pur essendo d'accordo in linea di principio sulla proposta, riteniamo forse opportuno avere un altro lasso di tempo di ripensamento per definire un pochino meglio tutti i particolari e osservare meglio tutti gli angoli, tutte le particolarità di questo tipo di proposta. Quindi chiederemmo anche noi un rinvio, un rinvio a tempi brevi però, per definire in Commissione Affari Generali, o in una Commissione apposita, tutti i particolari di questo tipo di proposta.
Faval (U.V.) - Altri che chiedono la parola? La parola al Consigliere De Grandis.
De Grandis (P.R.I.) - Vorrei solo aggiungere qualche considerazione su quanto è già stato detto nei precedenti interventi; mi sembra che il tema comune intanto sia, non tanto l'avversione a questo tipo di provvedimento, quanto la preoccupazione sul genere di provvedimento e sul genere di scelte che dobbiamo fare. Questa mi sembra una preoccupazione condivisibile, perché la materia è alquanto delicata. Non penso che sussistano problemi, ne sono emersi nei precedenti interventi sul fatto che la Regione Valle d'Aosta debba darsi le proprie leggi elettorali come le altre Regioni a Statuto speciale, su questo assolutamente non ci piove, come non ci piove sul fatto che abbiamo la necessità di darci determinati tipi di norme che sono caratterizzate da determinate situazioni locali che non si riscontrano altrove.
Dove invece comincia a nascere qualche perplessità è sulla situazione della rappresentanza della popolazione Walser. La preoccupazione nasce perché l'inserire un trentaseiesimo Consigliere sembra non riconoscere il diritto ai Walser di essere rappresentati, di essere presenti in questo Consiglio, sembrerebbe quasi di trattarli come un'appendice a questo Consiglio, e questo non mi va più bene. Mi va bene, invece, che siano parte integrante di questo Consiglio, come sono parte integrante della popolazione valdostana. Ecco, questo è un punto che dovremo senz'altro approfondire per vedere qual è la formula migliore perché questa rappresentanza sia garantita, così come mi preoccupa il fatto che, ad esempio, una soluzione del Collegio uninominale possa essere quella prescelta, perché subiremmo gli stessi traumi che subiamo per mandare il Parlamentare a Roma e avremmo lo stesso, nella stessa identica condizione, un rappresentante qui che ha un peso del tutto relativo, del tutto nominale.
Le altre cose che sono da chiarire sono che cosa intendiamo per "minoranza linguistica", che cosa intendiamo per "minoranza culturale", che cosa intendiamo per "minoranza etnica", perché definendo questi quadri avremo le idee più chiare su come operare per risolvere il problema di questi tre. L'ultimo è quello che mi lascia alcune perplessità: quando diciamo minoranza etnica, che cosa intendiamo esattamente? Intendiamo un popolo? Allora sono d'accordo. Intendiamo parlare di una razza? Allora comincia a nascermi qualche preoccupazione, perché se i diritti e doveri nascono in funzione di una razza, allora a me tremano addirittura le vene dei polsi! Mi tornano alla memoria situazioni non molto lontane, che la storia tiene lì per farci vedere che cosa è successo!
Quindi io sono favorevole a un rinvio, perché ritengo che questo sia un argomento da approfondire con molta serenità, ma con molto impegno, prima di fare una scelta definitiva.
Faval (U.V.) - La parola al Consigliere Pedrini.
Pedrini (Ind. P.L.I) - Io sono piuttosto preoccupato perché non vorrei che si arrivasse a un voto che ci veda già divisi in partenza e quindi con delle ripercussioni negative sul problema. Penso che di fronte allo schieramento che si è pronunciato per un breve rinvio, i presentatori potranno anche essere d'accordo.
Quello che io, invece, vorrei ben chiarire è che non sono affatto d'accordo con chi dice di portare il problema in sede di Commissione Affari Generali, non vedo perché vari Gruppi politici, che non sono rappresentati in detta Commissione, non possano essere rappresentati e non possano dire la loro parola su un problema di questo...
(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
... no, dico...io sono preoccupato!
Ecco, ad esempio, io sono d'accordo, però, che sia una Commissione che rappresenti tutti i Gruppi, perché ritengo che su un disegno di tale importanza ogni Gruppo politico abbia non solo la voglia e il desiderio, ma abbia il dovere di pronunciarsi, perché da questo dipende una certa legislazione che poi dovrà approvare o portare pertanto all'approvazione.
Pertanto, io non vorrei continuare perché la discussione mi pare sia già stata abbastanza ampia, Lustrissy e Tonino l'hanno illustrata molto bene; direi soltanto questo: pregherei l'amico Salvadori di vedere un momentino se non è il caso di - se si vuole fissare una data, oppure di dire...in un breve tempo di cui lo stesso Salvadori si fa portavoce - fare questa riunione e vedere un pochino che cosa ne esce, per riportarla in Consiglio e arrivare a una conclusione. Grazie.
Faval (U.V.) - Altri che chiedono la parola in sede di discussione generale? Nessuno chiede la parola? I presentatori intendono replicare? La parola al Consigliere Salvadori.
Salvadori (U.V.) - Sembra un po' la storia del gatto che si mangia la coda! Perché se non approviamo una legge di questo genere, è inutile che facciamo discussioni sulla legge elettorale; d'altronde si dice: prima discutiamo la legge elettorale, poi vediamo un discorso di questo genere.
Nessun problema per il rinvio, anche se questa legge giace nei cassetti della Presidenza del Consiglio dall'8 agosto. Capisco la necessità delle altre forze politiche di vivere, non dico il dramma, ma le battaglie, che all'interno del Comité Exécutif dell'U.V. ci sono state quando questo tipo di proposta è pervenuto, cosa rappresenta un discorso di questo genere, ma diciamolo francamente: rappresenta comunque una piccola rivoluzione per quanto riguarda i rapporti all'interno della Regione. In definitiva, una conquista abbastanza grossa, perché finalmente riusciremo a darci un sistema legislativo che sia a immagine e somiglianza - se così si può dire - della popolazione valdostana.
Quindi sul discorso del rinvio, che sia un rinvio breve, perché già molti hanno detto, hanno paventato o hanno fatto capire che potranno esserci delle opposizioni e dei blocchi perché questo tipo di legge non vada avanti. Sappiamo che i tempi romani sono già abbastanza lunghi di per sé...se a questi tempi romani aggiungiamo, anche, dei tempi nostri, rischiamo che passi questa legislatura - che finisce abbastanza in fretta, nel 1983 - e di ritornare a parlare di Walser nella legislatura che andrà a finire al 1988, sperando che nel frattempo non ci siano ulteriori crisi a Roma e scioglimenti vari che impediscano che questo discorso vada avanti.
È anche necessario, sulla base di quello che i Capi Gruppo intervenuti hanno detto, che faccia alcune brevissime precisazioni. Tonino diceva che non riesce a capire il "no" all'Associazione Augusta, quando tutti sono d'accordo che non è con il Consiglio regionale che si risolve il problema della rappresentanza Walser, su questo, penso, siamo tutti d'accordo; cioè ieri dicevamo: c'è il discorso del Museo, c'è il discorso dei rapporti con le altre zone di lingua tedesca che deve essere approfondito, c'è il discorso della scuola, e così via. Come noi non comprendiamo perché il Partito Comunista...quando all'inizio dell'intervento di ieri sull'Augusta avevo proposto quel piccolo quiz, si trattava di un articolo apparso su L'Unità ...la posizione che il Partito Comunista ha, a Bolzano, di difesa spietata del bilinguismo e della lingua tedesca come strumento di promozione culturale. Non riusciamo a capire come il Partito Comunista, che a Bolzano dice una cosa, qui accetta una tesi come quella di Riccarand che è in alternativa - lo ribadisco ancora una volta - a quella che è la lingua tedesca!
Diceva sempre Tonino: "non vorremmo che il discorso del trentaseiesimo diventasse un trentacinque più uno"...bene, noi vogliamo che diventi un trentacinque più uno, lo vogliamo perché nella nostra concezione federalista siamo convinti...come diceva giustamente Lustrissy, al quale il nostro Capo Gruppo Voyat, sentendo la parte finale dell'intervento, diceva: "qui siamo obbligati a dargli la tessera, perché parla come noi", quindi...noi vogliamo che sia trentacinque più uno perché, se facciamo un conto numerico, la popolazione dei tre Comuni della Valle del Lys non arriva alle mille anime votanti; quindi, dal punto di vista puramente numerico, non avrebbe diritto di essere rappresentata in consiglio regionale.
Se noi abbiamo fatto una legge di questo genere, è perché riteniamo che la minoranza Walser debba avere il diritto, qualunque sia il numero, di essere rappresentata in Consiglio regionale e rappresenti qualche cosa di diverso dell'insieme degli altri Consiglieri regionali. Siamo federalisti e crediamo debba essere la minoranza Walser a dover scegliere il sistema con il quale eleggere il suo rappresentante, perché se arrivassimo all'assurdo che l'abitante di Courmayeur, o l'abitante di Cogne, o di Etroubles - facciamo il caso di tutti gli altri Comuni - votasse e scegliesse, lui, il rappresentante Walser, non avremmo fatto che un patereccio che non gioverebbe assolutamente né al Consiglio regionale, né alla minoranza Walser. Noi diciamo che sarà la minoranza Walser a proporre a noi - e per questo ci facciamo garanti come forza politica - il sistema elettorale che preferirà per essere meglio rappresentata e, noi, su questa strada, andremo fino in fondo.
Ci sono molti sistemi per consentire la presenza anche agli altri, diciamo, ai partiti tradizionali, c'era la doppia scheda - ne abbiamo discusso in Commissione - ci sono molte formule. È un discorso che vedremo dopo, l'importante è che oggi, o quando discuteremo la legge, ci sia il riconoscimento formale, di fronte allo Stato, che non ha mai voluto riconoscere questo tipo di discorso...l'errore nel '48 l'abbiamo fatto noi, l'ha fatto lo Stato, perché lo Statuto che abbiamo avuto era leggermente diverso da quello che era stato proposto dalla Valle d'Aosta...e quindi devono essere loro a decidere come essere presenti.
I dubbi su...quale potrà essere l'iter della legge elettorale? Ma l'hanno detto tutti, ci vorrà molto tempo perché passi al Parlamento, con le Camere riunite, e così via. Se domani mattina, il giorno dopo l'approvazione della legge, la Commissione speciale - che io avevo proposto, che può essere composta di tutti i Capi Gruppo o da loro rappresentanti - prosegue nell'elaborazione della legge, sono convinto che finiremo prima noi di approvare o di presentare una bozza di legge, che non il Parlamento Italiano ad approvare questo nostro disegno di legge.
Su quanto diceva Riccarand: Riccarand è abituato a interpretare ad uso e consumo personale le dichiarazioni, ci siamo abituati (quindi non ci faccio molto caso): Vorrei soltanto dire che mai è stato scritto nel programma dell'Union Valdôtaine che noi vogliamo discriminare le altre forze politiche. Noi siamo contro l'assurdo che in Valle d'Aosta siano state presentate diciassette liste, per noi non è un metodo, non è un modello di democrazia; vedremo poi tutti insieme quali formule adottare, perché, allora, non vedo perché altre forze non abbiano contestato al Comune di Aosta il fatto che abbia un metodo elettorale che non garantisce la proporzionalità pura. Al Comune di Aosta siamo andati avanti, per esempio, per trent'anni, con la massima tranquillità, mai nessuno ha detto che era antidemocratico e antipopolare il fatto che sia il "metodo d'Hondt" e non il proporzionale puro. Dove Riccarand ha però raggiunto l'apice all'assurdità, è quando dice: "devono essere i tre Comuni, non bisogna insistere sulla problematica Walser, devono essere i tre Comuni, di Gressoney...", eccetera, eccetera, perché questo comportamento ricorda quella tesi corporativa del Parlamento di qualche anno fa, e non della Repubblica, per cui non vedremmo come Cogne non potrebbe avere lo stesso diritto di essere rappresentata. Perché Cogne ha delle particolarità culturali, sociali, dialettali, economiche - e chi più ne ha, più ne metta - per cui gli darebbero tutti i diritti, secondo la tesi di Riccarand, di essere rappresentata, come i tre Comuni di cui stavamo parlando.
Lustrissy faceva il discorso della definizione della "minoranza Walser". È chiaro che la relazione di questo progetto di legge, è un semplice momento tecnico, ma, nel momento in cui questa legge fosse approvata e presentata al Parlamento, dovrebbe avere, dietro, un memorandum estremamente ponderoso per permettere a tutti, al di fuori della Valle d'Aosta, di capire questo tipo di problematica; perché, lo ripeto, è una grossa, grossissima occasione che abbiamo anche noi, come minoranza all'interno dello Stato Italiano, di portare avanti certi tipi di discorsi. Non doveva essere inserito nella relazione perché questa legge presenta le cose in una maniera tale...puntando essenzialmente sul concetto della potestà legislativa alla Regione in materia elettorale, ma, accanto a questo, dovremmo fare una grossa opera di, diciamo, propaganda se vogliamo - per insistere su questo concetto e sul fatto che rappresenta come dicevo all'inizio - una vera e propria rivoluzione nel campo dei rapporti delle minoranze etnico-linguistiche nell'intero territorio italiano.
Per quanto riguarda Gaby, vorrei solo ricordare che è stato costituito in Comune autonomo, proprio perché, nell'abitato di Gaby, vi era una parlata nettamente diversa da quella di Issime, per cui, quando è stato istituito negli anni '50, uno dei motivi è stato proprio questo.
Sul numero: trentacinque non l'ha prescritto nessun medico. Caso mai, se il legislatore avesse voluto richiamarsi alla storia, avrebbe dovuto parlare di venticinque, come i membri del Conseil des Commis; quindi, sul numero possiamo tranquillamente passare a trentasei - che tra l'altro dà anche maggiori garanzie di maggioranza, perché su trentasei bisognerà arrivare a diciannove per avere la maggioranza e non a diciotto -, quindi potrebbe anche garantire una maggiore stabilità all'interno del Consiglio regionale e, quindi, questo è un ulteriore motivo per cui abbiamo pensato di arrivare a questo tipo di discorso.
Sulla maggioranza speciale: per arrivare all'approvazione della legge elettorale noi non abbiamo nessun problema, non vorremmo soltanto che questo strumento fosse utilizzato per bloccare qualunque tipo di legge elettorale in Valle d'Aosta.
Concludo dicendo che siamo favorevoli a un rinvio, che sia un rinvio però molto breve, e che una Commissione - decida il Consiglio se Capi Gruppo, o una Commissione ad hoc fatta per questa legge - si convochi, sia convocata immediatamente, in modo da arrivare nel giro...o del prossimo, o al massimo dell'altro Consiglio, ad approvare questa legge, perché, ripeto, i tempi legislativi sono già molto lunghi a Roma...non dovremmo essere noi ad allungarli ulteriormente!
Faval (U.V.) - Quindi il proponente mi pare abbia accettato il rinvio, con l'impegno che la Commissione Affari Generali voglia esaminarlo al più presto possibile, però si tratterebbe di stabilirlo...direi i Capi Gruppo, a questo punto, in modo tale che tutte le forze politiche siano rappresentate...d'accordo, comunque facciamo una Conferenza dei Capi Gruppo.
Allora anche questo punto all'ordine del giorno è stato rinviato.
Il Consiglio prende atto del rinvio.
Passiamo all'esame del punto n. 46 dell'ordine del giorno.
