Oggetto del Consiglio n. 262 del 20 dicembre 2018 - Resoconto
OGGETTO N. 262/XV - Reiezione di mozione: "Impegno per la revoca della nomina del prof. Stefano Bruno Galli in seno al Consiglio dell'Università della Valle d'Aosta".
Rini (Presidente) - Ora passiamo al punto n. 38 all'ordine del giorno. La parola alla Consigliera Pulz per l'illustrazione.
Pulz (IC) - Per cogliere appieno il senso di questa mozione, anch'essa presentata con troppo ritardo, sempre per via del famoso clima politico controverso, è necessario ripartire da molto lontano, precisamente dal 387 avanti Cristo, quando Platone fonda l'Accademia, cioè la bisnonna dell'università, a seguito della delusione profondissima causatagli dalla politica attiva, dopo aver cercato inutilmente di convincere il tiranno di Siracusa a governare secondo giustizia. Platone si allontana così dalla politica attiva, sempre continuando però a sviluppare il suo pensiero, a partire dalla domanda filosofica "che cos'è veramente fare politica", che cos'è la politica. Platone fonda l'Accademia in fondo per preservare la bellissima figura del suo maestro Socrate, condannato a morte innocente. Il suo maestro era un fuoriclasse, un fuori luogo potremmo dire, ed è in sua memoria che Platone fonda l'Accademia come un luogo fuori luogo dentro la polis, dentro la città, ma libero dal potere della polis.
Adesso qualcuno si chiederà: cosa c'entra questa rievocazione storico-filosofica con la nostra specifica situazione valdostana? Se ne parlo è perché c'entra, nel senso che la filosofia e la storia sono sempre efficacissime chiavi di lettura per il presente e tornare a ragionare sui principi, soprattutto nei momenti asfittici, è fondamentale. Che cos'è infatti un Assessore componente del Consiglio dell'Università, se non il capovolgimento stesso del paradigma della libertà del sapere dal potere, del sapere che vorrebbe non essere dominato dal potere? Poi un Assessore di un partito dichiaratamente antieuropeo nel consiglio di una università che non voglia guardare solo al suo ombelico non è forse un'altra palese contraddizione, una sorta di pugno nell'occhio? O forse qualcuno vorrebbe che questa Università della Valle d'Aosta guardasse solo al suo ombelico? Questo dubbio ci accompagna ed è con queste riflessioni che abbiamo scritto la mozione, richiamando lo Statuto dell'Ateneo che regolamenta il funzionamento del Consiglio dell'Università della Valle d'Aosta del febbraio 2004, considerando poi che l'Università della Valle d'Aosta necessiterebbe di un consiglio in grado di innovarla e di connetterla con le reti del sapere europeo ed internazionale, l'abbiamo già detto più volte, per un sapere libero, per una università di alto livello scientifico aperta al mondo e non soltanto reclinata sul locale. Abbiamo fatto riferimento nella mozione poi alla tradizione antifascista, democratica e autonomista della Regione autonoma Valle d'Aosta. Abbiamo anche richiamato la delibera di Giunta del 30 ottobre 2018, "Nomination, pour la période académique 2018/2021, de trois membres du Conseil de l'Université de la Vallée d'Aoste".
In conclusione, dopo aver richiamato tutto questo, noi riteniamo assolutamente inopportuna questa nomina del professor Stefano Bruno Galli, in ragione del ruolo esplicitamente politico del nominato in quanto organico a un partito di governo: la Lega per Salvini. Poi facciamo riferimento al fatto che si tratta di un Assessore regionale, della Lombardia nel caso specifico, che probabilmente avrà altro da fare che venire in Valle d'Aosta a rilanciare la nostra Università. Inoltre, non ultimo, c'è la sua partecipazione pubblica alla festa di Lealtà Azione, organizzazione che è riconosciuta per essere dichiaratamente fascista. Inoltre evidenziamo il mancato rispetto della parità di genere, poiché tra i nominati non vi è alcuna donna.
Rispetto all'impegno che avevamo scritto, poiché è passato più di un mese dalla consegna di questa mozione, riguardandola vorrei chiedervi se siete d'accordo di modificarla in questo modo: "il Consiglio regionale impegna la Giunta a richiedere le dimissioni volontarie del professor Bruno Galli in ragione del mutato contesto politico istituzionale", perché abbiamo un nuovo governo. In subordine vorremmo verificare la possibilità di procedere alla revoca della nomina con una nuova nomina, più adeguata ai valori della nostra Regione, alle necessità dell'Università, nonché rispettosa dei principi di rappresentanza di genere a partire proprio dalle istituzioni scientifiche e culturali e poi chiederemmo di dare informazione al Consiglio regionale dell'esito delle suddette attività ponendo una tempistica, un termine di sessanta giorni.
Presidente - La parola alla Consigliera Spelgatti.
Spelgatti (LEGA VDA) - Partiamo direttamente dal testo della vostra mozione, dal secondo capoverso là dove dite: "Considerato che l'Università della Valle d'Aosta necessiterebbe di un consiglio in grado di innovarla e connetterla con le reti del sapere europeo ed internazionale per un sapere libero, per una università di alto livello scientifico, aperta al mondo e non soltanto reclinata sul locale". Questa è stata esattamente la linea di pensiero che ci ha guidati nel momento in cui abbiamo effettuato le nomine del Consiglio dell'Università e, in effetti, sono stati nominati: il professor Schmitt dell'Università di Friburgo, dell'Istituto del federalismo, persona conosciutissima in tutta Europa per i suoi studi sul federalismo svizzero, tra l'altro Vicepresidente della Fondazione Émile Chanoux, quindi già legato alla Valle d'Aosta; il professor Annibale Salsa, anche lui già molto legato alla Valle d'Aosta, antropologo, già Presidente del CAI, Presidente del Comitato scientifico dell'Accademia della Montagna del Trentino e professore di Antropologia filosofica e Antropologia culturale presso l'Università di Genova fino al 2007, persona che ha condotto studi e ricerche su tematiche relative alla genesi e alla trasformazione dell'identità delle popolazioni delle Alpi, persona che si occupa di problemi e temi attinenti all'antropologia del turismo montano, con particolare riferimento alle Alpi in generale e svolge attività di docenza in Trentino presso la Scuola per il governo del territorio e del paesaggio a Trento, che è stato coordinatore scientifico del dossier "Ripensare la montagna" della Camera di Commercio Trento e che già collabora con il BREL. Dopodiché abbiamo il professor Stefano Bruno Galli, docente universitario di Storia delle dottrine e istituzioni politiche con un curriculum che va avanti dal 1985 e che non mi metto a leggervi. Ricordo però alcune sue pubblicazioni. Partiamo subito dal fatto che attualmente è l'unica persona che gira tutta l'Italia parlando di Chanoux e portando il libro che ha scritto su di lui "Federalismo e autonomie" (infatti l'avevamo invitato anche ad Aosta a parlare di Chanoux e ricordiamo che in Lombardia è Assessore con delega alle autonomie), poi libri come "Il grande nord", "Di una riforma d'Italia", "Lo scienziato della politica" di Gianfranco Miglio, "Interventi intraprendenti", "Cento bandiere per l'Europa", oltre a "Radici del federalismo" e ad altre pubblicazioni, essendo un convinto europeista e non antieuropeista, come tutti i leghisti, che sono convinti europeisti ma per un'Europa dei popoli e non delle banche. Decidiamo bene che cosa significa essere "antieuropeisti" secondo voi, perché tutta la Lega è convintamente europeista, ma per un'Europa dei popoli, proprio vista la nostra formazione autenticamente autonomista e federalista.
L'intento è stato proprio quello di dare una connotazione strettamente legata a persone che fossero in qualche modo legate alla Valle d'Aosta, legate al sapere e al pensiero autonomista e federalista, con competenze altissime, essendo tutti docenti universitari, e che coprissero tutto l'arco alpino, partendo dalla Svizzera, passando da Trento, passando dalla Lombardia, in maniera tale da permettere all'Università della Valle d'Aosta di avere un collegamento anche con altre realtà, tutte legate all'arco alpino. Tra l'altro il professor Salsa e il professor Galli lavorano tutti con l'Università della Montagna di Edolo. Pertanto queste tre persone hanno tutte quante una comune matrice legata a questi minimi comuni denominatori che li legano.
Passando alla partecipazione pubblica alla festa di Lealtà Azione, leggo direttamente il comunicato stampa che aveva fatto il professor Galli stesso, quando era stato attaccato per questa sua partecipazione. Lui dice: "Sono del tutto prive di fondamento le polemiche sulla mia nomina, con voto unanime della Giunta regionale a Consigliere dell'Università della Valle d'Aosta - questo è il comunicato che ha fatto adesso riportando esattamente le parole dette all'epoca - e trovo insensato che alcune forze politiche locali definiscano inopportuna, dal punto di vista ideologico, la scelta di nominare il sottoscritto solo perché l'estate scorsa ho accettato l'invito di partecipare ad un dibattito politico sul tema dell'autonomia organizzato nel Milanese da Lealtà Azione. Accettare l'invito ad un dibattito non significa condividere le idee di chi ti invita o della platea che partecipa all'incontro. Negli ultimi anni, basta andarlo a verificare sui quotidiani nazionali, sono andato a spiegare i contenuti e i vantaggi che porterebbe una maggiore autonomia della Regione Lombardia in ogni sede. Sono andato ovunque, da sinistra a destra, alle feste del PD come di altri partiti o movimenti. Sono andato ovunque mi abbiano invitato per un confronto. Sono uno spirito democratico e, in un quadro democratico, vado ovunque possa illustrare le mie idee, a dare spiegazioni su un tema fondamentale per la vita di dieci milioni di cittadini lombardi quale è l'autonomia. Per questa ragione vado anche ad un evento organizzato da Lealtà Azione e andrò, se vorranno invitarmi, allora come oggi, ad eventi organizzati da movimenti di sinistra o dai centri sociali. Il confronto è il sale della democrazia e della civiltà e, come diceva la scrittrice inglese Evelyn Beatrice Hall, frase poi ripresa e fatta propria dal patriarca dei lumi Voltaire, "non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò con la mia vita il tuo diritto a dirlo". La mia storia personale, di studioso e di politico, parla per me: se c'è qualcuno che, sin da quando portava le braghe corte, ha sempre dimostrato con i fatti e con gli scritti la propria sensibilità per le questioni dell'autonomia, del federalismo, del regionalismo e delle minoranze, quello sono io. Il resto sono solo chiacchiere a vuoto, sterili e strumentali polemiche costruite sul nulla e lasciano il tempo che trovano".
Stefano Bruno Galli ha passato tutta la vita a parlare di autonomia, non per niente è stato nominato Assessore all'autonomia della Regione Lombardia, ed è stata una delle persone che maggiormente ha contribuito all'esito del referendum vinto in Lombardia e in Veneto sull'autonomia. È grazie a questa battaglia se oggi in tutta Italia si sta riparlando fortemente di autonomia ed è grazie soprattutto alla Lega se a Roma si sta parlando e lottando per riuscire a portare maggiori margini di autonomia in Lombardia, in Veneto, a cui si sono accodate tantissime altre Regioni, sia del Centro che del Sud Italia, che vanno a rivendicare ulteriori margini di autonomia. Ricordo inoltre, qui ad Aosta, alla presenza del Ministro Stefani, quando si è parlato di questo importantissimo referendum e del lavoro che lei sta facendo per dare maggiori margini di autonomia a queste Regioni, che la Valle d'Aosta ha chiesto al Ministro di poter avere ulteriori margini di autonomia rispetto a quelli che già abbiamo. Il Ministro Stefani ha chiarito davanti a tutti, una volta per tutte, che le Regioni a Statuto speciale ovviamente rimarranno tali e che i loro Statuti non verranno mai toccati: questo darà loro semplicemente la possibilità di rivendicare ulteriori istanze rispetto a quanto già hanno oggi. È quanto è avvenuto davanti al Ministro Stefani.
Ora, venire a dire che la nomina di Stefano Bruno Galli non sia corretta, venire a dire che non abbia il tempo di partecipare ai Consigli dell'Università, quando oltretutto le ricordo che i Consigli dell'Università - lo chieda all'Ateneo stesso, perché chiaramente mi sono informata - mediamente in un anno non sono più di sei, ma fossero anche dieci o venti non sarebbero un problema, soprattutto per una persona così impegnata nell'università e così convintamente legata alla Valle d'Aosta e ai destini del sapere scientifico... anche perché sta già lavorando alacremente, insieme agli altri membri del Consiglio dell'Università, per dare un'impronta e un respiro interregionale, internazionale a questo Ateneo e, nello stesso tempo - infatti le nomine non sono state fatte a caso -, dando una connotazione strettamente legata al territorio valdostano. Non per niente le persone scelte vivono parlando di autonomia, di federalismo e di problemi legati alla montagna e ai territori della montagna.
In ultimo, per cortesia, quando mi si parla di rappresentanza di genere, e da donna leghista lo posso dire a testa alta, queste battaglie sulla rappresentanza di genere mi offendono pesantemente. Non è così che si portano avanti le battaglie per le donne. Credo fortemente nelle capacità delle donne e, laddove ci sono donne valide, sono assolutamente la prima a sceglierle e a nominarle per le loro capacità, ma mai perché sono donne. In questo caso non c'è una questione di rappresentanza di genere, per cui formalmente ci siamo preoccupati di verificare che fosse tutto corretto, e lo è, quindi non occorreva rispettare questa regola della rappresentanza di genere. E poi soprattutto, visto che i nomi che ci sono venuti in mente e che ritenevamo corretti nell'ottica di questo Consiglio dell'Università - che doveva avere determinate caratteristiche secondo noi per rilanciare l'Università - erano nomi di persone di sesso maschile, è solo un caso, sono saltati fuori questi nomi. La preoccupazione di dire "dobbiamo per forza trovare una donna", cosa che capita molto spesso, è un qualche cosa che a me, da donna, offende, perché noi non siamo persone da dover tutelare sotto questo profilo, siamo persone in grado di andare avanti per le proprie capacità e non perché abbiamo quote di riserva.
Pertanto, come in tutti gli altri casi sulla rappresentanza di genere, sono assolutamente contraria alle motivazioni di queste vostre battaglie che avete portato avanti come Impegno Civico. In Comune eravate rappresentati diversamente, ma questa comunque è questa la vostra area politica. Fate delle battaglie sulle donne che a me sinceramente da donna offendono profondamente. Non dimenticherò mai la battaglia fatta in Comune per modificare tutto il Regolamento comunale declinandolo anche al femminile e quindi con un testo che è diventato letteralmente illeggibile, pensando che così si difendano le donne. Noi della Lega abbiamo fatto in Comune tutta quella battaglia dicendo che questa cosa non aveva nessun senso, e non dimenticherò mai i Consiglieri comunali che nei corridoi dicevano: "questa è una sciocchezza enorme", benché nessuno avesse mai avuto il coraggio di dirlo, perché poi c'era il pericolo di esser tacciati di maschilismo. Queste sono sempre le preoccupazioni dei benpensanti. Non è così che si portano avanti le battaglie sulle donne. Il venire a dire che in un Consiglio dell'Università il problema è che manca la donna, per me è una motivazione inesistente.
Dalle ore 17:11 assume la presidenza il Vicepresidente Rollandin.
Rollandin (Presidente) - La parola al collega Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Ringrazio ovviamente la collega Spelgatti, la quale ha fatto un intervento che, se fosse stato svolto da uomo, avrebbe procurato non pochi problemi, invece da una donna è straordinariamente illuminante.
Collega Pulz, io la ringrazio infinitamente per essere stata, per una volta, molto chiara in questa sua iniziativa e per avere dettagliato il suo pensiero, in maniera che così questo pensiero possa essere giustamente confutato alle sue basi. Come facciamo a confutarlo? Prendendo un dato importante di tutto quello che lei ha inserito, ovvero le motivazioni per le quali lei ritiene inopportuna la nomina del professor Stefano Bruno Galli all'Università. Lei dice sostanzialmente tre cose: che il professor Bruno Galli, nel ruolo esplicitamente politico, non può partecipare in quanto organico ad un partito di governo, che un Assessore regionale non può disporre del tempo necessario da dedicare al rilancio della nostra Università e poi parla di un altro argomento che dirò tra poco. Di questi due capisaldi io potrei quasi anche darle ragione, ma prima dovrebbe prendere coscienza del fatto che a far parte del Consiglio dell'Università, nel ruolo politico in quanto organico ad un partito di governo, ci sono altri tre rappresentanti: il Presidente della Regione, l'Assessore all'istruzione e alla cultura della Regione autonoma della Valle d'Aosta e il Sindaco del Comune di Aosta. Sono tutti e tre rappresentanti organici ai partiti di governo della città e della Regione e quindi questa mozione forse avrebbe dovuto essere diretta anche ad altre persone, oltre che a queste. Per quanto riguarda l'Assessore regionale abbiamo già detto che c'è un Assessore regionale all'istruzione e cultura che partecipa al Consiglio dell'Università e quindi, se non ha tempo un Assessore regionale - non ha specificato di quale Regione - è evidente che non può essere soltanto un Assessore, ma sono tutti, quindi questa questione è mal posta.
In realtà, collega Pulz, quello che lei voleva dire - non giriamoci intorno - è che questa persona è un cattivo e spaventoso fascista: il professor Stefano Bruno Galli è un pericoloso fascista, perché è andato ad una festa di Lealtà Azione. Su questo magari possiamo concordare ma possiamo concordare anche che sia un pericoloso piddino, perché è andato a parlare di referendum e di autonomia in una sezione del Partito Democratico, oppure possiamo dire che è un pericoloso estremista di destra, perché è andato a numerose iniziative di numerosi partiti per parlare di referendum sull'autonomia. Possiamo però anche dire che è un pericoloso estremista di sinistra, perché è andato a parlare, sempre di referendum e autonomia, pure nei centri sociali.
Ci sono quindi due dati che si ripetono: il professor Stefano Bruno Galli è pericoloso e parla di autonomia. Sulla pericolosità io direi che possiamo, per senso del ridicolo, evitare di parlarne e possiamo invece parlare del punto. L'elenco che ha fatto la collega Spelgatti leggendo il curriculum del professor Stefano Bruno Galli credo sia sufficiente per fugare qualsiasi dubbio, e non solo sul pensiero politico, perché, collega Pulz, dovrebbe saperlo: se uno scoiattolo va nel nido di un'aquila non diventa un uccello. Credo che ad oggi proprio nessuno possa vantare una conoscenza così estesa e approfondita sul tema dell'autonomia e del federalismo della nostra Regione; credo che anche il libro su Chanoux di cui si stupiva pure la collega Morelli sia un benchmark importante.
Il contributo positivo può arrivare davvero da qualsiasi parte, e sa perché glielo dico? Perché lei, e la ringrazio ulteriormente per aver specificato in questa sua iniziativa molto del suo pensiero, cita lo Statuto dell'Università della Valle d'Aosta. Deve sapere che questo Statuto è stato scritto da un pericoloso leghista sovversivo che risponde al nome di Andrea Manfrin, il quale, da rappresentante degli studenti allora dell'Università della Valle d'Aosta, scrisse lo Statuto dell'Ateneo. Oggi la ringrazio per averlo citato all'interno di questa iniziativa, significa che forse a volte il contributo positivo arriva da tante parti diverse.
Io però vorrei lasciarla, visto che lei è solita fare delle citazioni, con due citazioni che credo potranno andare a confutare la connotazione fascista che lei ha provato a dare ad uno studioso di provate capacità, nonché di cultura e conoscenza della Valle d'Aosta, del tema dell'autonomia, del federalismo e di quello che è il principale esponente, ovvero del nostro Chanoux. La prima è questa: "Il più bell'esemplare di fascista in cui ci si possa imbattere, e raccomandiamo agli esperti la più accurata descrizione e catalogazione, è quello del sedicente antifascista unicamente dedito a dare del fascista a chi fascista non è". Questo lo disse il buon Sciascia che fu anche Consigliere comunale del PCI.
Altra cosa ancora importante che io credo si possa dire sul tema è scritta in uno stralcio di una lettera scritta da Pierpaolo Pasolini nel 1973 ad Alberto Moravia, in cui diceva: "Mi chiedo, mio caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi, a fascismo finito, non sia in fondo un'arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per vincolare il dissenso. Spingere le masse per combattere un nemico inesistente, mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda. Non c'è dunque differenza apprezzabile al di fuori di una scelta politica come schema morto da riempire gesticolando tra un qualsiasi cittadino italiano fascista e un qualsiasi cittadino italiano antifascista. Essi sono culturalmente, psicologicamente e, quel che è più impressionante, fisicamente interscambiabili". Oggi ovviamente la distrazione di massa impone di cavalcare l'allarme fascista, unico collante di una sinistra che forse stava iniziando a morire fin dai tempi di Pasolini.
Dalle ore 17:28 riassume la presidenza la Presidente Emily Rini.
Rini (Presidente) - La parola alla Consigliera Morelli.
Morelli (ALPE) - Je prends la parole juste pour un petit éclaircissement, parce que pendant que la collègue Spelgatti intervenait j'étais en train de relire le texte d'une résolution, mais j'écoutais et j'ai entendu que Stefano Bruno Galli est l'auteur du livre "Federalismo e autonomie. Émile Chanoux". Comme je suis une vieille bibliothécaire, je suis également une vieille autonomiste: Stefano Bruno Galli n'a pas écrit un livre sur Émile Chanoux qui a comme titre "Federalismo e autonomie". Si celui-ci est le critère pour lequel vous choisissez un candidat à une place comme celle-ci, et bien, je crois que ce n'est pas le bon critère, parce que Stefano Bruno Galli est curatore della ripubblicazione del libro di Émile Chanoux "Federalismo e autonomie", che è una cosa un po' diversa, me lo consenta, collega Spelgatti. Il libro "Federalismo e autonomie" non è stato scritto da Stefano Bruno Galli, ma è stato scritto da Émile Chanoux, Stefano Bruno Galli ne ha curato una ripubblicazione. C'è una piccola differenza, perché quello che ha detto lei è un'altra cosa. Volevo semplicemente precisare questo, perché tra l'altro è stato ulteriormente ribadito dal collega Manfrin.
Presidente - La parola al collega Distort.
Distort (LEGA VDA) - Raccolgo due stimoli, uno ovviamente proveniente dalla proponente e l'altro emerso dall'intervento appena svolto dalla collega Morelli.
Parto dal secondo e vorrei ricordare che non stiamo a disquisire sul ruolo nella redazione di un testo, stiamo a disquisire sul pensiero di una persona. Qualcuno di voi, qua presente, ha scritto un testo sull'autonomia? E qualcuno di voi non si sente per questo autonomista? Qualcuno di voi non si riconosce negli ideali dell'autonomia valdostana? Qualcuno di voi non è pronto a combattere una battaglia in nome di questi valori? Permettetemi, ma è questo l'elemento fondamentale, questa è la differenza tra la sostanza e gli aspetti formali.
Per quanto riguarda questo testo e per quanto riguarda la conoscenza di Chanoux e il rispetto profondo del pensiero di Chanoux come studioso di Chanoux, il professor Bruno Galli è stato invitato a redigere, a tenere un incontro su Chanoux e sul federalismo durante la campagna elettorale per le politiche, in cui io e il collega Sammaritani correvamo l'uno per la Camera e l'altro per il Senato; abbiamo voluto dedicare un incontro esclusivamente dedicato alla conferenza, all'ascoltare le parole di Stefano Bruno Galli. Da parte di simpatizzanti e anche di alcune persone della stampa ci è stata fatta una critica, ci è stato detto: "perché voi consumate - o sprecate, per essere ancora più chiari - uno spazio così importante per svolgere un comizio di campagna elettorale con l'ascolto di una persona che viene da fuori a raccontarci di Émile Chanoux, voi che siete i candidati della Lega per Salvini? (era quella era la dicitura della nostra lista)". La nostra risposta è stata molto chiara: perché la Lega ha un DNA che è l'autonomia della Valle d'Aosta, declinata nei temi ricordati ieri dal Presidente Fosson, temi che discendono dall'incontro tra Bruno Salvadori e Umberto Bossi. La Lega ha una madrina, è esattamente nel pensiero trasmesso da Bruno Salvadori. Questo legame, questo cordone ombelicale che lega la Valle d'Aosta è l'espressione del Lega Valle d'Aosta e dei suoi leader in tutto il territorio nazionale, questo sia chiaro. Pertanto, per noi, per me e Sammaritani, quell'incontro ha avuto un effetto più che positivo e noi ci siamo sentiti assolutamente coerenti in questa linea, ma non solo dal punto di vista della forza politica, perché adesso sarebbe facile il sillogismo e, visto che la collega parte con Platone, io evoco un termine coniato da Aristotele. Sarebbe facile pensare a questo sillogismo: "se voi l'avete usato nella vostra campagna elettorale vuol dire che è uno dei vostri, vuol dire che è uno schierato, che è un politicizzato, che è un servo del partito". Assolutamente no! Il pensiero che avevamo era quello di spalancare gli orizzonti culturali, perché era un messaggio che noi volevamo trasmettere alla Valle d'Aosta, a chi crede nell'autonomia, a chi si batte per l'autonomia. Era questo lo spirito.
Ora, spostando l'attenzione sull'intervento della collega Pulz, è chiaro che il suo stimolo per me è veramente da intendersi in senso positivo, perché iniziare con una citazione filosofica, tra l'altro citando Platone - figura che io amo addirittura più di Aristotele - e la fondazione dell'Accademia, sicuramente parte con il piede giusto per quella che potrebbe essere una captatio benevolentiae. Lei lo sa bene, perché da questa parte dei banchi, dai banchi della Lega, c'è una persona letteralmente innamorata della filosofia ed è il sottoscritto. Io sono innamorato della filosofia. Filosofia significa amore per il sapere, sapere vuol dire andare ad indagare la verità e io alla verità ci credo, perché sono un tomista; quindi, per quanto riguarda il discorso sulla verità, io le dico che lo stesso Platone, in uno dei suoi due dialoghi ("Il politico"), dice: "il buon politico deve essere in grado di unificare e mescolare gli elementi che compongono una comunità ".
L'organo esecutivo di quest'Aula ha deciso di scegliere il professor Bruno Galli per svolgere un ruolo culturale e lei mi insegna, come ognuno di noi sa, che la cultura non è un fatto che prescinde completamente dai risvolti, dalle indicazioni ideologiche e dal tessuto storico identitario di una comunità; la cultura ne è l'espressione e ne è altrettanto la guida, soprattutto la guida in un'epoca in cui un pensiero unico omologante mette in difficoltà la nostra identità di un piccolo popolo che si riconosce nelle parole che noi abbiamo affisso sulla parete di quest'Aula. Se vogliamo essere flambeau, dobbiamo avere il coraggio di sostenere dei lottatori per questo flambeau. Stefano Bruno Galli è un lottatore e quindi io apprezzo e accetto la sua posizione politica in quanto posizione politica. È chiaro - le faccio anche i miei complimenti, e questo lo dico con sincerità - che questa non è captatio benevolentiae ma è obiettività, perché lei è coerente al suo pensiero e alla forza politica in cui si riconosce, quindi è giusto che sia così. Da lei io me l'aspetto una posizione di questo tipo. Quello che questa sera mi aspetto altrettanto dalle forze autonomiste, di cui noi Lega Valle d'Aosta ci sentiamo parte, da chi ha a cuore l'autonomia della Valle d'Aosta, è uno schieramento ideologico chiaro, senza compromessi, senza giochi partitici, ma esclusivamente nello spirito di quello che costruisce la storia dell'autonomia della Valle d'Aosta. Stefano Bruno Galli è un lottatore, è un uomo di cultura che merita questo ruolo, è un uomo che lotta con noi attraverso una cultura che proviene da un vivaio diverso dal nostro e, proprio per questo, è un lottatore che si unisce a noi con una forza in più.
Questa sera dovremo esprimerci in conseguenza della sua mozione e dovremo far emergere due punti: o la coerenza o l'incoerenza. La ringrazio, collega Pulz, perché con questa sua mozione lei mette in condizione quest'Aula di poter esprimere, affermare con orgoglio, con fierezza, la solidarietà e il riconoscimento del ruolo di Stefano Bruno Galli nell'ambito dell'Ateneo in Valle d'Aosta, per essere una voce dell'autonomia, degli ideali che contraddistinguono la storia, l'identità del nostro popolo che lui conosce bene e in cui crede tanto quanto noi. Lui è affascinato da questa nostra idea al punto da diventare uno studioso di Chanoux, quindi lascerei innanzitutto che Stefano Bruno Galli possa fare il suo lavoro.
Come ha detto il Presidente Fosson in fase di insediamento della nuova maggioranza ("lasciateci lavorare"), io direi: lasciamolo lavorare e noi, che crediamo ai valori dell'autonomia, lasciamo che un lottatore dell'autonomia possa svolgere il suo ruolo.
Presidente - La parola alla collega Spelgatti per il secondo intervento.
Spelgatti (LEGA VDA) - Vorrei solo rispondere alla collega Morelli. Il professor Stefano Bruno Galli ha scritto moltissimo su Chanoux e, mentre leggevo velocemente le copertine che riportano il suo nome, non sono stata precisa; avevo semplicemente stampate le sue copertine; ho specificato che ha scritto il libro, ma intendevo dire che ha fatto l'introduzione al libro "Federalismo e autonomie". Non sono stata precisa mentre leggevo, perché ho letto velocemente i titoli delle sue copertine.
Tra l'altro specifico che Stefano Bruno Galli in tutti questi anni è forse l'unica persona - a mia conoscenza l'unica, poi probabilmente sono ignorante sul tema - che gira ancora l'Italia facendo delle conferenze su Chanoux, visto che oltretutto abbiamo fatto serate monotematiche su Chanoux e abbiamo portato vari valdostani a seguire le sue conferenze in Lombardia, piuttosto che in altre città e in altre regioni. Ribadisco l'importanza di uno Stefano Bruno Galli e chiudo l'argomento dicendo che comunque la nomina di un membro del Consiglio dell'Università non può essere assolutamente revocata. Voi potete chiedere le dimissioni quando volete, ma mi pare che tutto questo sia realmente inopportuno, perché persone di questo livello per la Valle d'Aosta sono assolutamente fondamentali.
Presidente - La parola alla collega Minelli.
Minelli (IC) - Non voglio aggiungere tante cose a quelle già dette e all'illustrazione svolta dalla collega Pulz. Io non ho una visione ideologica nei confronti della figura del dottor Bruno Galli, così appassionatamente difesa dai colleghi Spelgatti, Distort e Manfrin, e rilevo una questione. Io però non ho mai visto che un Assessore di un'altra Regione faccia parte del Consiglio dell'Università di una regione che non sia la sua. A me questa sembra un'anomalia e ritengo anche - questa è una visione mia, ma credo non solo mia - che gli accumuli di cariche in questo senso non siano comunque da salutare in maniera positiva. Il dottor Bruno Galli lo troverà senz'altro il tempo, e immagino sarà anche adeguatamente retribuito per quello che dedicherà all'Università della Valle d'Aosta, ma io ritengo comunque che un Assessore della Regione Lombardia nel Consiglio dell'Università della Valle d'Aosta sia quantomeno un'anomalia.
La seconda cosa che volevo dire è che non siamo stati i soli, e nemmeno i primi, a rilevare questa strana nomina e a darne un giudizio negativo. Infatti la prima è stata l'Union Valdôtaine, che ha emesso un comunicato stampa in cui si diceva: "L'Union Valdôtaine apprend avec grand étonnement les noms des nouveaux membres, avec nomination de compétence de l'Administration régionale, du Conseil d'administration de l'Université. Tout en remarquant l'incontestable compétence des professeurs nommés, le Comité veut stigmatiser la nomination de Monsieur Bruno Galli. Il s'agit d'un choix qui n'est pas opportun d'un point de vue politique, en considérant que Monsieur Bruno Galli occupe la charge d'Assesseur régional de la Lombardie, mais il n'est surtout pas approprié du point de vue idéologique. En effet il était présent à des initiatives du mouvement néofasciste Lealtà d'Azione tout juste il y a quelques mois". È curioso che, per una volta, siamo in linea con quanto evidenziato dall'Union Valdôtaine; pertanto non credo sia una visione così ideologica e che ha soltanto una parte di quest'Aula.
L'altra cosa, permettetemi brevemente, riguarda l'intervento della collega Spelgatti sulla questione di genere. Anch'io vorrei che non esistessero quote rosa, né in politica, né nei luoghi di lavoro, né nell'Amministrazione in generale, ma purtroppo ho la maturità sufficiente per rendermi conto che nel mondo del lavoro e anche nel mondo della politica - e la fotografia di quest'Aula ne è un chiaro esempio - ci sono delle discriminazioni; non parlo di discriminazioni fatte nei nostri confronti qui dentro, ma in generale. Nel momento in cui si è discusso e si è proposto di avere una rappresentanza di genere 60/40 per le competizioni elettorali ci è stato risposto da molte persone che questa è cosa difficile. Le quote rosa di per sé non dovrebbero esistere, ma prendendo atto della situazione del nostro Paese - e non solo, purtroppo - bisogna avere misure che garantiscano la partecipazione.
Secondo me, avere consapevolezza della questione di genere e della differenza di genere, è un valore aggiunto per chiunque, soprattutto per chi occupa cariche pubbliche e istituzionali. Il 26 giugno, al momento dell'insediamento della sua maggioranza, io avevo detto qui, in quest'Aula, che l'avrei chiamata al femminile; credo anche che usare un linguaggio che ricordi che in quest'Aula come in altre aule siedono delle donne sia rispettoso, perché cominciare a nominarle e a non includerle in un linguaggio tutto al maschile secondo me sarebbe già un passo avanti.
Concludo con un'ultima cosa. Lei ci ha detto che siamo rappresentate in Consiglio comunale ad Aosta da qualcuno che ha fatto una "questione" della questione di genere: le ricordo che la lista civica in cui sono stata eletta non ha rappresentanze al Comune di Aosta.
Présidente - La parole à l'Assesseur Viérin.
Viérin (UVP) - J'interviens des bancs du Conseil en qualité de Conseiller. L'initiative de la collègue reprend un thème qui n'est pas d'aujourd'hui et qui a animé la politique valdôtaine il y a déjà quelques semaines.
Je n'aurais pas voulu intervenir, mais je le fais. Je ne veux pas rentrer dans le mérite d'un débat qu'on veut transférer de la Commune d'Aoste ici, nous croyons qu'il s'agit de deux institutions différentes, à chacun son rôle. Souvent, un peu comme pour les acteurs de cinéma ou de téléfilm, quand on ne sait pas sortir d'un rôle on dit qu'on a le rôle qui colle sur la peau, tandis qu'ici je crois qu'il y a un rôle complètement diffèrent: laissons à la Commune d'Aoste les discussions liées à leur instance. De la même façon je ne rentrerais pas dans le mérite du débat sur les sensibilités qui doivent être représentées à l'intérieur des institutions. De toute façon, collègues, je crois que, par contre, le débat a été enclenché sur une question dont par ailleurs l'Assesseur nous dira, une question qui va avoir des possibilités de vérification et dont les attitudes à tenir sont encore à vérifier. Il s'agit quand même de question de principe: dans cette Salle, dans différentes interventions, on a rappelé le nom d'Émile Chanoux en l'utilisant probablement un peu trop, donc il est fondamental que j'essaie au moins de l'apporter aux collègues.
Vedete, colleghi - lo dico soprattutto ai colleghi della Lega - abbiamo un ruolo politico ma ne abbiamo anche uno amministrativo. Tante volte in questi mesi quello che ha contraddistinto i vostri interventi è stata spesso una commistione tra ruolo partitico e amministrativo. Secondo me non è per forza è negativo, ma, se esasperato, probabilmente lo diventa nel portare a commettere qualche leggerezza nelle scelte che uno fa. Mi spiego. Nessuno mette in discussione le qualità di un professore universitario, di un professionista o di persone che portano un pensiero politico, magari anche al quale siamo affini, visto che si fa anche appello ad un'ideologia autonomista. Credo che l'ideologia sia un qualcosa che appartiene ad ogni persona e che faccia parte delle azioni che si mettono in campo più che delle enunciazioni di principio. Ci ha però stupito che è Assessore di un'altra Regione. Non abbiamo messo in discussione le qualità di un professore, di uno studioso, di un filosofo e io non mi permetterò di dire se amo più un filosofo o un professore, se amo più Platone rispetto al professor Galli, ma dico solo che nel Comitato di una Università, che è un comitato tecnico, secondo noi la prudenza o, meglio, l'etica, i valori a cui tante volte la Lega si rifà, avrebbero suggerito di non nominare un eletto che ricopre il ruolo di Assessore, perché l'Assessore di un'altra Regione nominato in un ruolo tecnico crea confusione, a nostro modesto parere, tra il ruolo partitico e il ruolo politico.
Ci fa piacere che questo professore abbia partecipato alle vostre campagne elettorali, ma era in un altro ruolo ed era legittimo. Non pensiamo che sia stato nominato nel Consiglio dell'Università perché ha partecipato alla vostra campagna elettorale, però il dirlo ci fa dubitare che sia così, anche se siamo certi che non sia così. Facciamo però attenzione, anche proprio per quelle battaglie che voi, come noi, abbiamo fatto ad un certo momento, dicendo e denunciando tante volte che bisogna separare i ruoli e le appartenenze politiche dai ruoli che si ricoprono. Lo dico perché quando si è Consiglieri si ha più possibilità di avere un ruolo anche più politico, mentre quando si siede tra i banchi del Governo si ha una rappresentanza rispetto alla comunità ancora meno connotata politicamente o partiticamente rispetto al ruolo che si assume. Lo dico perché ci ha stupito. Siamo felici che sia un lottatore e per me può essere un lottatore, può essere un filosofo, può essere qualsiasi cosa; l'importante è che faccia bene il suo lavoro, e lo farà sicuramente, ma mette in imbarazzo un mondo scientifico allorquando ricopre un ruolo politico nel governo di un'altra Regione.
Altra cosa, mi permetta collega Spelgatti, è per legge regionale la presenza del Presidente e dell'Assessore nel Consiglio dell'Università: qui non si ricopre un ruolo tecnico, ma di indirizzo. Qui, in quest'Aula, abbiamo discusso spesso sull'opportunità di mantenere il ruolo degli eletti all'interno del Consiglio dell'Università e ci siamo anche detti, quando abbiamo tolto il ruolo di Presidente all'interno dell'Associazione Forte di Bard, che per quanto riguardava l'Università c'è comunque una linea amministrativa che è la politica dell'istruzione, della formazione e della ricerca della Regione autonoma Valle d'Aosta, al di là dell'appartenenza politica. Nessuno di noi, quando ha fatto parte del Consiglio dell'Università, ha portato le proprie idee politiche: le ha lasciate fuori dalla porta, ha portato le proprie sensibilità amministrative, come in ogni ruolo che si ricopre.
Quello che personalmente ha suscitato qualcosa in me nei tanti interventi di questi mesi è questo approccio che, secondo me, a volte è risultato invasato rispetto alle proprie idee partitiche, che secondo noi sono legittime in qualsiasi lotta politica e partitica, fuori da qui, ma anche in quest'Aula, su certi temi ideologici. Però, quando si esercita il proprio ruolo amministrativo portando avanti ed esponendo anche persone molto valide aventi altri ruoli, si rischia veramente di esporre queste persone ad un dibattito forte. Lo dico veramente con la sensibilità che sento e credo che l'intervento di ciascuno di noi su questo tema faccia parte di ciò che sentiamo. Non sarei intervenuto, però mi permetto di dire che noi tra l'altro siamo tra quelli che hanno preso posizione, perché la cosa ci aveva turbato, ma non perché voi della Lega avevate avanzato questa proposta, bensì per le motivazioni che ho cercato di spiegare: secondo noi non era opportuno, andava bene se non avesse ricoperto dei ruoli. Non entro nemmeno nel merito, a quali eventi ha partecipato. Le idee sono legittime, ci mancherebbe, sono le idee di questa comunità. Dalla lotta per le idee questa comunità ha saputo ripartire dopo la guerra, e non solo in questa epoca di storia contemporanea, anche in altre epoche.
Noi crediamo che ogni idea sia degna di essere riconosciuta e rispettata, ma altra cosa è quando non si ha quella sensibilità per evitare che ci siano sovrapposizioni. Ci permettiamo di dire che queste leggerezze o questi atti, che secondo noi non sono stati valutati fino in fondo, non sono in linea con quello che può fare del bene ad un ente come l'Università, perché il messaggio è che la politica voglia entrare non perché si è eletti, perché poi un Consiglio regionale elegge un Assessore che è a pieno titolo legittimato a gestire quel settore, bensì nella lettura collettiva l'eletto viene designato perché appartiene a quella forza che lo ha nominato. Secondo noi è questo l'errore di fondo, pur mettendoci anche la buona fede in ciò che è stato fatto. Diversamente non perderemmo tempo a discutere su quanto è stato fatto, soprattutto in un momento in cui si cercano delle sintesi e dove giustamente c'è un dialogo che è sul tappeto, dialogo nel quale crediamo, ma che non ci fa rinunciare a dire quello che pensiamo, perché, se vogliamo andare d'accordo, pur nella nostra diversità, dobbiamo comunque cercare di non buttare sempre via ciò che rappresenta l'Amministrazione in termini di sensibilità.
Noi veniamo da esperienze comunali ed è da lì che abbiamo imparato. Non siamo stati nel Comune di Aosta, ma nei nostri piccoli Comuni abbiamo appreso, da chi veniva prima di noi, come ci si approcciava ad un certo dossier; non ce lo siamo inventati, pur con i nostri errori, con i nostri limiti e con le nostre sensibilità, ma lì abbiamo fatto una palestra che è poi servita a trasportare delle sensibilità in altre assise. Tante volte l'improvvisazione di chi si trova da un giorno all'altro a gestire certi ruoli è quella che a volte porta a compiere leggerezze che rischiano di creare problemi amministrativi ricadenti poi su tutti.
Presidente - La parola al collega Sammaritani.
Sammaritani (LEGA VDA) - Il tema credo sia stato già abbastanza sviscerato, ma prendo spunto proprio dalle ultime cose dette dal collega Viérin con riferimento ad un panorama un pochino più ampio. Lo dico adesso, ma sono cose che mi tengo dentro fin dal primo Consiglio, quando per esempio il Consigliere Bertin parlava di "bandierine della Lega"; mi ha dato estremamente fastidio, perché mi sento profondamente valdostano, profondamente autonomista e quindi profondamente leghista. Credo che queste cose non siano inconciliabili.
Detto questo, sicuramente c'è un po' di confusione quando si cerca di sostenere teorie senza un eccessivo fondamento. Questa confusione si è vista un po' meno nell'intervento del collega Viérin, molto di più nell'intervento della collega Pulz. Sono d'accordo che la prima polemica che fece la collega Pulz, a proposito della nomina del professor Galli, fu quella di avere partecipato a questa manifestazione organizzata da una cellula, da un partito di destra, era questo il fondamento della sua opposizione a tale nomina, ma adesso pian pianino le motivazioni vanno sfumando su altri temi che sono quelli della rappresentanza di genere o magari del tempo che potrebbe avere questa persona. Sono palesemente delle scuse, perché il problema di genere non si risolve sicuramente facendo dimettere il professor Galli o piuttosto che qualcun altro del Consiglio, tanto per far posto ad una donna: lo Statuto dell'Ateneo non lo prevede, quindi così è stato. Per quanto riguarda il tempo, già si è detto: è evidente che il professor Galli troverà il tempo, visto che con coscienza e con la sua professionalità che noi conosciamo bene non avrà certo problemi a partecipare a quelle poche o tante riunioni del Consiglio dell'Università che si terranno. Oltretutto poi, solo per una piccola parentesi a proposito dell'intervento della collega Minelli, il rimborso spese per le riunioni del Consiglio dell'Università corrisponde a 240 euro lordi, quindi mi sembra che per un professore universitario impiegare una giornata del proprio tempo per 240 euro lordi, che si tramutano praticamente nella metà, sia più un fatto di passione che non di scopo lucrativo.
Per tornare invece all'intervento del collega Viérin, è evidente che, se si sostiene che chi è amministratore della Regione - quindi chi è Presidente della Regione o Assessore della Regione - ha evidentemente una sua connotazione politica, io sono il primo a dire che bisogna distinguere i due ruoli: quando si è politici si fanno e si dicono certe cose, quando si è amministratori se ne fanno e se ne dicono altre. Questi due ruoli devono essere sempre ben distinti ed è giusto lasciare fuori il ruolo politico nel momento in cui ci si va a sedere nel Consiglio dell'Università. Non vedo perché si dovrebbe ritenere che una persona di levatura intellettuale, quale è il professor Galli, non faccia altrettanto essendo amministratore anche lui, essendo un Assessore della Lombardia, quando andrà a sedersi al suo posto nel Consiglio della nostra Università. Il professor Galli è persona di grande levatura e lo abbiamo scelto proprio per questo: perché può dare all'Università della Valle d'Aosta un'apertura diversa, più nazionale, più internazionale, e io non sono certo per un'autarchia culturale, non è sicuramente questo lo scopo della nostra Università.
Scopo della nostra Università è quello di aprirsi anche alle altre realtà universitarie, di entrare in sinergia con loro e di far sì che i nostri interscambi siano sempre più ampi. Per questo abbiamo fatto nomine come quelle che prima ha richiamato la collega Spelgatti: non soltanto orientate in persone che possono avere una simpatia o una connotazione politica vicino alla nostra, ma anche a persone che non ce l'hanno per nulla, che però hanno queste caratteristiche da noi ritenute indispensabili per poter far crescere la nostra Università. Questa levata di scudi contro questa nomina mi pare solamente e prettamente politica, perché è così che deve essere letta. Se non si può mettere in discussione la levatura culturale e intellettuale del professor Galli, è evidente che questo scagliarsi, questo opporsi a detta nomina è di natura prettamente politica. Posso sbagliarmi, ma temo che, se la nomina fosse andata a finire su un Assessore di un'altra Regione a connotazione diversa da quella della Lega come orientamento politico, probabilmente questa polemica non sarebbe nata.
Il professor Galli, quando ha replicato a queste prime accuse che gli erano state mosse, ha affermato che lui è un intellettuale, diffonde il suo pensiero, si confronta con tutti e in tutti i luoghi. Credo sia questo il motivo principale che oggi ci deve condurre a ragionare su tale tema. Proprio perché la collega Pulz ha parlato di Socrate - sappiamo che fine ha fatto e perché ha fatto quella fine - credo sarebbe invece il caso di pensare un pochino di più che, se oggi andassimo anche noi sulla linea di questo ostracismo nei confronti di questa persona soltanto perché ha il coraggio di dire quello che pensa in tutti i luoghi e ovunque lo invitino, sia a destra, sia a sinistra che al centro, non finiremo sui libri di storia come Socrate. Nel nostro piccolo, però, sarebbe bene che pensassimo magari ad un piccolo tentativo di evitare di ledere, ancora una volta, la libertà intellettuale di un libero pensatore.
Présidente - La parole au collègue Bianchi.
Bianchi (UV) - Non pensavo di intervenire su questa risoluzione ma, visto il dibattito, mi è sembrato opportuno in quanto dal movimento dell'Union Valdôtaine c'era già stato un comunicato stampa, che la collega Minelli ha letto, quindi la posizione dell'Union Valdôtaine su questa nomina era chiara dall'inizio. La riflessione che però volevo fare, e intervengo proprio per questo, è il fatto che la collega Spelgatti ad un certo punto dice "tanto non può essere tolto"; il principio mi sembra quasi un "noi l'abbiamo messo e lui deve rimanere lì".
Il professor Galli ha un curriculum di una certa levatura e nessuno sta mettendo in dubbio le sue professionalità, ma evidenzio l'inopportunità di nominare all'interno del Consiglio scientifico dell'Università, e non parlo neanche della rappresentanza di genere, una persona che in questo momento ricopre - che poi sia della Lega, di sinistra o di una forza politica autonomista - il ruolo di Assessore di una Regione diversa dalla Valle d'Aosta. È quindi una questione di inopportunità. Nessuno mette in dubbio la professionalità e la persona, questo lo voglio evidenziare, ma è l'inopportunità di quella nomina. Dall'altra, permettetemi - e sicuramente non parlo né di Socrate, né di Platone - vorrei pensare se solamente l'Union Valdôtaine fosse stata al governo e avessimo nominato un qualche rappresentante del movimento... non vorrei pensare ai comunicati che sarebbero arrivati da parte della Lega!
Presidente - La parola all'Assessore Certan.
Certan (ALPE) - Credo sia un momento di confronto serrato, al di là del ripasso storico e filosofico che la collega Pulz ci ha offerto e per la quale la ringrazio, poiché ci porta a pensieri più alti. Quindi, al di là delle considerazioni di natura politica di opportunità o inopportunità elencate nei vari interventi e di tutte le varie posizioni emerse dalla discussione, dalla lettura dei vari curricula, dalle bibliografie, come Giunta e come maggioranza - l'ha già anticipato il collega Viérin - riteniamo di dover fare valutazioni più approfondite sull'argomento. Siccome ci siamo insediati da una settimana, crediamo sia giusto fare un confronto che non è avvenuto fra di noi, perché è stato principalmente messo in primo piano il documento di bilancio in questo periodo; abbiamo richiesto degli approfondimenti legali sulla nomina specifica, ma anche relativamente alla sua eventuale revoca.
Chiederei pertanto alla Consigliera Pulz, a nome di tutto il Governo regionale e della maggioranza, di ritirare la mozione ed eventualmente di ripresentarla, se lo riterrà opportuno. Vorrei anche precisare, perché credo sia importante e non è una questione di coerenza, né di incoerenza, né di primauté che si voglia avere, che nel mezzo di una bella discussione anche serrata sia importante ricondurre alcuni passaggi nella loro dimensione.
Vorrei solo ricordare che lo Statuto dell'Università della Valle d'Aosta non ha un unico relatore: lo Statuto dell'Università viene approvato dal Consiglio, dal Senato dell'Università, viene anche modificato e le modifiche possono essere fatte da questi organi. È stato redatto anche dalla componente degli studenti, ma non unicamente. Gradirei quindi che si riportassero correttamente le notizie in Consiglio, nella loro giusta dimensione, e non per eccesso di protagonismo. Lo Statuto non è stato stilato sicuramente da una persona sola. Credo sia importante ricordarlo, così come è giusto portare avanti le proprie convinzioni, ma è anche giusto essere corretti e umili.
Collega Pulz, al di là della modifica al testo che con gli emendamenti lei apporterebbe, noi oggi le chiederemmo di soprassedere alla votazione; in caso contrario, la maggioranza si asterrà.
Presidente - La parola alla collega Pulz.
Pulz (IC) - Vorrei ringraziare di cuore tutti i Consiglieri che hanno preso parte a questo dibattito che è stato arricchente, come lo è ogni occasione di confronto.
Mi scuso, ma non ritengo opportuno ritirare questa mozione e chiedo quindi che venga messa ai voti, perché questa nomina è davvero inopportuna, come diceva il collega Bianchi, e ripeto le motivazioni per il collega Sammaritani che mi diceva di essere confusa, così magari tutti insieme le possiamo ripercorrere velocemente. Sono per noi fatti gravi la scelta per il Consiglio della nostra Università di questo Assessore della Regione Lombardia, malgrado il suo curriculum di pagine e pagine che nessuno mette in dubbio, perché, nonostante questo curriculum, non ha dimostrato la capacità di selezionare gli inviti da parte di movimenti non di destra, ma di estrema destra, per una stravagante idea di democrazia e di libertà di pensiero che mi permetto di non condividere, richiamandomi anch'io al grande Voltaire.
Inoltre ci sembra che si possa qui parlare di lesione del rapporto di fiducia tra rappresentante e rappresentato, perché il professor Bruno Galli non ha ritenuto di dover informare la Giunta preventivamente rispetto a questi suoi rapporti con l'organizzazione neofascista Lealtà Azione. È evidente poi che sul concetto di autonomia rispetto ai leghisti abbiamo posizioni diverse, non facilmente conciliabili e, anzi, sarebbe molto interessante se avessimo un'occasione di confronto aperto anche su questo tema, perché autonomia e federalismo sono concetti molto ampi e dovremmo sviscerarli meglio per capire che cosa vogliamo dire quando li nominiamo. Inoltre questo mutamento del contesto politico istituzionale con il nuovo Governo sembrerebbe legittimare una revoca del cambiamento di indirizzo dell'ente dominante, quindi credo che richiedere da parte del professore le dimissioni volontarie sia legittimo. In ultimo, la questione di genere non è assolutamente da trascurare, come diceva la collega Minelli, proprio perché le più alte istituzioni culturali hanno una precisa "missione educativa" - sono un'insegnante e mi piace parlare così - rispetto alle donne del domani, perché è proprio così, collega Spelgatti, che si portano avanti le battaglie delle donne.
Credo che il Governo regionale, se lo riterrà opportuno e vorrà procedere legalmente, lo potrà fare senz'altro, al di là del fatto che non mi sembra giusto ritirare la mozione e quindi chiedo che venga votata. Grazie davvero a tutti.
Presidente - La parola al collega Rollandin.
Rollandin (UV) - Je crois qu'avoir choisi, de la part de l'ancienne majorité, le professeur Galli à la charge du Conseil d'administration n'a pas été un cadeau de Noël; bien loin d'être un cadeau. Malheureusement et de toute évidence le débat l'a démontré: on risque de parler du professeur Galli en tant que professeur, avec ses qualités et tout le reste, par rapport à la charge à laquelle il a été invité. Je crois qu'il faut tenir en considération que le rôle que le professeur ou le délégué dans le Conseil d'administration doit exercer n'est pas celui de défendre l'un ou l'autre, mais de donner un apport dans ce Conseil d'administration, là où il y a une série de personnes et de professeurs qui, en quelque sorte, portent de l'avant le but de notre Université. Notre Université de la Vallée d'Aoste, qui est une université privée, a comme caractéristique celle de présenter de plus en plus des innovations, des cours qui aillent dans la direction de préparer nos jeunes comme les jeunes d'autres Régions - heureusement ils sont en train d'arriver en Vallée d'Aoste - compte tenu de la spécificité des cours qui se passent.
La discussione rischia di essere questa: vogliamo fare uno spoil system, vogliamo togliere tutto, vogliamo cambiare per cambiare? Non deve essere questo l'argomento, non può esserlo. A nostro avviso il discorso è di aver fatto una scelta che rischia di sminuire un ruolo che il professore può correttamente svolgere in altri settori e da altre parti, con in più il fatto che oggettivamente, essendo in una posizione anche partitica e politica, rischia di essere mal interpretato. Questo rischia di svilire e sminuire il ruolo che deve avere il Consiglio dell'Università, che è un ruolo costruttivo ma "con un certo connotato". Non stiamo discutendo sul fatto che il professore non possa svolgere quel ruolo, non lo può svolgere in quanto ricopre una veste politica, quella che in generale rischia sempre di inquinare quanto viene poi detto. Il rischio è di questa natura, non il resto. Io non sono preoccupato che ci sia il professor Galli in quanto Assessore, non è quello. Abbiamo avuto professori che giustamente hanno le loro idee ma portano avanti un programma dell'Università con lo sviluppo che rimarcavo, quindi il rischio è quello di confondere sempre, che qualsiasi cosa detta dal professor Galli venga vista come l'emanazione di un certo tipo di valutazione più partitica e politica che non professorale.
Personalmente ritengo che il professor Galli, che non ha bisogno di questi posti, potrebbe fare un beau geste e ritirare la propria candidatura dando le dimissioni. Lo troverei un gesto apprezzabile per quello che sto dicendo io e che altri hanno detto, proprio per non svilire il suo ruolo, che è di altro tipo e che gli riconosciamo. Personalmente ho ascoltato e anche letto dichiarazioni del tutto sottoscrivibili. Se mi permettete una battuta, parlo del professor Miglio: all'inizio era colui che nella Lega aveva dato tanti suggerimenti, aveva preparato del materiale, poi di colpo è caduto un po' di disgrazia e del professor Miglio più nessuno ne ha parlato. Purtroppo la politica divora molto di più che la filosofia, l'ingranaggio politico trita tutto: basta fare un errore in politica e sei condannato. Il filosofo può anche dire qualche battuta in più o in meno, si può sbagliare il filosofo di riferimento e ci fanno un articoletto, ma se lo fa un politico, vedi chi ha confuso le ferrovie che non ci sono con quanto deve essere fatto con l'autostrada, tutte queste cose diventano titoloni così. È normale.
Personalmente non mi sento di dire nulla di male, ci mancherebbe, anzi, ma il professore in quel posto a nostro avviso non sta bene. Possiamo invitarlo qui a fare una conferenza, però in quel ruolo oggettivamente è un po' più difficile far capire che quanto afferma lo dice nell'ottica di una certa valorizzazione. Trovo che queste considerazioni siano oggettive. Pertanto credo che voi, come gruppo, possiate fare una riflessione su questo che deve essere in linea con quello che abbiamo detto noi con sincerità, senza alcun astio nei confronti di nessuno, ma deve essere considerata, poiché ritengo che questo possa fare bene a voi e all'Università.
Presidente - La parola alla collega Spelgatti per dichiarazione di voto.
Spelgatti (LEGA VDA) - La Lega voterà convintamente contro.
Nel frattempo colgo l'occasione per ringraziare il collega Rollandin per la sua preoccupazione nei confronti dello stimato professor Galli, però le ricordo che il professor Galli non ha bisogno di essere difeso e non potrà essere male interpretato, perché il suo sarà un ruolo assolutamente tecnico. Non ha importanza cosa accadrà in politica, perché lui nella vita fa il professore universitario; è Assessore alla cultura e all'autonomia solo occasionalmente, in questo momento. La Valle d'Aosta comunque ha bisogno di avere persone profondamente legate alla Valle d'Aosta con una formazione profondamente autonomista di altissimo livello, che però diano anche un respiro di collegamento con le altre università di tutto l'arco alpino, ed è stato questo l'obiettivo di dette nomine.
Noi non chiederemo al professor Galli di dare le sue dimissioni, anche perché ha le spalle larghe e non avrà problemi nel Consiglio dell'Università.
Presidente - La parola al collega Lucianaz.
Lucianaz (LEGA VDA) - Merci Presidan. N'ayò promettù que devan que la feun de l'an n'ario predjà la lenva di valdoten. Si euntenchonó de la predjì. I et quarquen dedeun l'Aula que compren pa lo patoè... levèye la man? Bon, tceut compregnon, merci!
(traduzione dal patois: "Grazie Presidente. M'ero ripromesso di fare un intervento utilizzando la lingua dei valdostani, prima di fine anno. Sono intenzionato a parlarla. C'è qualcuno nell'Aula che non capisce il patois...alzi la mano? Bene, tutti capiscono, grazie!").
Presidente - Collega Lucianaz, le chiedo scusa... mé, prèdzo lo patoé é lo comprègno bièn (traduzione dal patois: "io parlo il patois e lo capisco bene"), però per una questione di resoconti dell'Aula consiliare, non si può parlare...
Lucianaz (LEGA VDA) - La legge 482 del 1999 del Governo D'Alema prevede che nei locali pubblici ci si possa esprimere...
Presidente - Infatti, con me sfonda una porta aperta...
Lucianaz (LEGA VDA) - Si possa... posso finire?
Presidente - Le chiedo questo solo per i resoconti e per i lavoratori, per il resto ha tutta la nostra solidarietà. Prego.
Lucianaz (LEGA VDA) - Pouì contenevé? Adon, selon la loè quattro ouet dou... (traduzione dal patois: "Posso continuare? Dunque, a norma della legge 482...").
Presidente - L'ho interrotta solo per dirle che non vi sarà la resocontazione di questa parte, non per interromperla.
Lucianaz (LEGA VDA) - Selon la loè quatro ouet dou mè si disponiblo a la traduchon, comme n'i travaillà i Guichet linguistique, si itoù lo premì a partecipé i Guichet linguistique, e messieu l'Assesseur Viereun l'éye Assesseur de mè a l'époque e donque sa come martse... Si dispouniblo mè a la traduchon euntegrala, merci.
Adon, so pe diye que i et eun per de poueun que voillò remarquì. Adon... "Professor Miglio caduto in disgrazia", messieu Rollandeun, perquè lo Presidan de la Repobleuca Scalfàro que l-at pa voulu-lo Ministre, l-a fé de tot pe pa beté-lo Ministre, tan que l-a finque betó Bossi i Reforme costituchonelle pe pa beté Miglio, perquè voillè tsandjì ceta Italie que va pa, e no pe premì, le valdoten, no sen què, que va pa, va fran pa bien. Donque so l-et la beurta feun que l-a fè eun omo capablo comen Miglio.
Quant à "selezionare le partecipazioni", chère collègue Pulz... eh, "selezionare le partecipazioni ai dibattiti"... non commento, punto a capo.
"Inopportuna la nomina", cher Luca, ma acoutade, mè n'i le pei blan... ma veo de tessere de l'Union son serviye pe avei deus euntsardzo tecnique, veo de cou... ma vo rappellade que Alexis Bétemps l-iye presidan de l'Union Valdôtaine, quan l-iye presidan di Centre de St. Nicolas e pe veunt an...
(traduzione dal patois: "A norma della legge 482, mi rendo disponibile alla traduzione, considerato che ho lavorato allo Sportello linguistico francoprovenzale, sono stato il primo a parteciparvi, e il signor Assessore Viérin era il mio Assessore a l'epoca e quindi sa bene come funziona... Mi rendo disponibile personalmente alla traduzione integrale, grazie.
Dunque, ciò per affermare che ci sono alcuni punti su cui avevo intenzione di porre l'accento. Allora... "Professor Miglio caduto in disgrazia", signor Rollandin, ma perché il Presidente della Repubblica Scalfaro non lo ha voluto Ministro, ha fatto di tutto per non volerlo Ministro, tanto che ha nominato persino Bossi al Ministero delle Riforme costituzionali, pur di non piazzare Miglio, perché voleva concretamente modificare questa Italia che non funziona, e noi per primi, noi valdostani, lo sappiamo bene che non funziona, che non va proprio bene. Ecco dunque qual è stata la brutta fine che ha fatto un uomo capace come Miglio. Quanto a "selezionare le partecipazioni", cara collega Pulz... eh, "selezionare le partecipazioni ai dibattiti"... non commento, punto a capo.
"Inopportuna la nomina", caro Luca, ma ascoltate, io ho i capelli bianchi... ma quante tessere dell'Union sono servite per ottenere incarichi tecnici, quante volte... ma vi ricordate che Alessio Bétemps era Presidente dell'Union Valdôtaine, e al tempo stesso era Presidente del Centre d'Études de Saint-Nicolas e per vent'anni...").
Presidente - Collega Lucianaz, va bene il patois, ma la invito a tenere un linguaggio consono a quest'Aula e ad evitare di citare persone che non sono in Aula con questi riferimenti.
Lucianaz (LEGA VDA) - E pe veunt an... (traduzione dal patois: "E per venti anni...").
Presidente - Collega Lucianaz, le chiedo di portare rispetto a quest'Aula.
Lucianaz (LEGA VDA) - L-iye Presidan, messieu lo Presidan, e l-iye i mémo ten Presidan de l'Union Valdôtaine e pe veunt an n'en u... n'en trebelló avoé lo francoprovençal pe ste, pe si mécllo de situachon, vo compregnade? E aprì te di que l-et inopporteun?... Pardon? Na, predzo di Président di Centre d'Études francoprovençales, sen daccor? Di Presidan de l'Union, sen daccor? Bon. L-iye lo Presidan... llu l-iye lo Presidan...
(traduzione dal patois: "Era Presidente, signor Presidente, e al tempo stesso anche Presidente dell'Union Valdôtaine e per vent'anni abbiamo avuto... abbiamo penato con il francoprovenzale a causa di questo coacervo di situazione, capite? E tu mi parli di inopportuno?... Prego? No, parlo del Président del Centre d'Études francoprovençales, siamo d'accordo? Del Presidente dell'Union, siamo d'accordo? Bene. Era il Presidente... lui era il Presidente...").
Presidente - Un po' di rispetto per quest'aula! La invito a intervenire nel merito, collega Lucianaz, ma non ad andare oltre il merito di questa risoluzione che stiamo trattando.
Lucianaz (LEGA VDA) - Adon, la risoluzione... eh, eun tren de predjì "inopportuno", si dessù lo poueun "inopportuno"... (traduzione dal patois: "Certo, la risoluzione... eh, cercavo di parlare di "inopportuno", sono sulla precisazione di "inopportuno"...).
Presidente - Non citi persone che non sono in quest'aula. Gliel'ho già spiegato, portiamo rispetto all'Aula e al ruolo che rappresentiamo. Se poi vogliamo fare folklore, lo facciamo fuori da quest'Aula.
Lucianaz (LEGA VDA) - N'i predjà de Miglio? (traduzione dal patois: "Si è parlato di Miglio?").
Presidente - Un po' di rispetto.
Lucianaz (LEGA VDA) - N'i predjà de Bruno Galli? N'i predjà de Chanoux? (traduzione dal patois: "Si è parlato di Bruno Galli? Si è parlato di Chanoux?").
Presidente - Non certo nel modo in cui sta parlando lei, si contenga, collega Lucianaz!
Lucianaz (LEGA VDA) - Adon, Chanoux, que... ah, vouì rapellé que... euna baga de Chanoux. Ereusamente que predzen de Bruno Galli, perquè deun ceta Aula ceilla, tellamen eunportanta, la fei deun céce meis n'en jamé sentù predjì de Émile Chanoux. Ereusamente que se predze de Émile Chanoux. Fodrie nen predjì tcéca pi choèn. E donque lo souè que n'en no, valdoten, bien cheur, belle se si iscrì a la Lega... e catso pa que mè si eundepandantiste, si pa otonomiste, ma deun la Lega te pou diye cen que t'a voya, e di ten queun dedeun la Lega i et la libertoù, e pa la fermeture culturelle e ideologique, que te imagine tè, de diye le bague que no pensen, e i et eun débà libro e fran, restade tranquilo que dedeun la Lega no conteneven a fée la noutra bataille, pe lo "Bien du Peuple valdôtain". Merci.
(traduzione dal patois: "Pertanto, Chanoux, che... ah, volevo ricordare che... un aspetto di Chanoux. Per fortuna che parliamo di Bruno Galli, perché in quest'Aula, qui, così importante, credo che in tutti questi mesi non si sia mai sentito parlare di Émile Chanoux. Per fortuna che si parla di Émile Chanoux. Dovremmo parlarne un po' più spesso. E quindi, l'auspicio di noi valdostani, certo, anche se iscritti alla Lega... e non nascondo il fatto che io sia un indipendentista, non autonomista e che nella Lega tu possa dire ciò che ti pare, e finché nella Lega ci sarà la libertà e non la chiusura culturale e ideologica, che tu immagini, ma di dire le cose che pensiamo, e c'è un confronto libero e franco, state tranquilli che nella Lega continueremo a fare la nostra battaglia, per il "Bien du Peuple valdôtain". Grazie.").
Presidente - La parola al collega Bianchi.
Bianchi (UV) - Merci Madame la Presidante. Prezo co me en patois, te crio Diego vi que co te ta criamme pe num. Me fi pleisi pregi en patois un Consegle regional, pe me le lo premi cu e me suetto que dei ara se puscisse fie. Collega Lucianaz, le pa una questiun de parti u de muvemen ma una questiun de oppotunitu. Te diffen lo patois, e te fi bien, ma ti cunten que lo Professer Bruno Galli sie lo Presidan de la nutra Universitè, gnen bette un dute le competanse professionelle ma lo fe que l-e pas valdotain e surtout lo fe que l-e l'Assesseur de la Publecca Istrusciun de la Regiun Lombardia le li l'inoportunitu de cetta nomina.
(traduzione dal patois: "Merci Madame la Présidente. Parlo anch'io in patois, mi rivolgo chiamandoti Diego visto che anche tu ti sei rivolto così. Mi fa estremamente piacere intervenire in patois in Consiglio regionale, spero che in futuro si possa fare.
Collega Lucianaz, non è questione di partito o di movimento, bensì una questione di opportunità. Lei collega difende giustamente il patois e questo lo condivido, ma difendere la nomina di Bruno Galli come Presidente della nostra Università, dove nessuno mette in dubbio le sue competenze professionali, ma il fatto che non sia un valdostano (residente) ma soprattutto il fatto che oggi ricopra l'incarico di Assessore alla Pubblica istruzione della Regione Lombardia è lì l'inopportunità di questa nomina.").
Presidente - Invito i colleghi ad alzare un pochino l'asticella di questa discussione, torniamo sul tema; cerchiamo di essere seri e rispettosi per l'Aula e per il ruolo che rappresentiamo.
La parola al Presidente della Giunta.
Fosson (GM) - La ringrazio, anche per questo richiamo.
Forse siamo entrati in una polemica che non voleva fare nessuno, perché nessuno vuole andare a fare scontri ideologici su questo, ma su un'opportunità. Non è il fatto che uno che rappresenta delle idee più o meno sieda nella sede dell'Università, ma che un Assessore della Lombardia, uomo di grandissima cultura con un ruolo pubblico ben specifico, chiaro, determinato da compiti e da obblighi, sieda nell'Università della Valle d'Aosta, votato per di più da Consiglieri regionali della Valle d'Aosta, può apparire una situazione poco opportuna. Nessuno mette in discussione la grande professionalità, che cosa ha scritto o non ha scritto, però è chiaro che sono emersi dei fatti nuovi di una carica pubblica precisa in una Università e in un Consiglio regionale della Lombardia.
La maggioranza, proprio perché sono emersi questi fatti nuovi, senza nessuna voglia di scontro ideologico e di intervenire su altre scelte fatte in precedenza, vuole fare degli approfondimenti. Confermo quindi che noi, come ha detto l'Assessore, su questa mozione ci asterremo.
Presidente - Non ci sono altre richieste di intervento. Metto in votazione la mozione presentata dalla Consigliera Pulz. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Esito della votazione:
Presenti: 33
Votanti : 12
Favorevoli: 3
Contrari: 9
Astenuti: 21 (Baccega, Bertschy, Bianchi, Borrello, Certan, Chatrian, Daudry, Farcoz, Fosson, Marquis, Morelli, Mossa, Nasso, Nogara, Restano, Rini, Rollandin, Russo, Sorbara, Testolin, Vesan)
Il Consiglio non approva.
